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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 487 del 18/01/2011


BUGNANO (IdV). Signor Presidente, signor Ministro, anche quest'anno nella sua relazione, riprendendo esattamente lo stesso incipit della relazione del 2009, lei è tornato sul tema della lentezza dell'affermazione giudiziaria delle ragioni e dei torti. Già nella sua relazione del 2009, appunto, lei iniziava con questa stessa preoccupazione, dicendo che nel nostro Paese vi è una «durata eccessiva dei processi» che «disincentiva gli investimenti stranieri» e che «la lentezza è nemico insidioso» per la giustizia; diceva altresì che il Governo sarebbe stato in grado di vincere questo nemico e affermava avere la strategia per riuscirvi.

Entrando nel dettaglio della progettualità del Dicastero da lei guidato e del Governo Berlusconi sull'amministrazione della giustizia, lei nella relazione del 2009 proponeva azioni volte ad adottare misure organizzative nuove, innovazioni legislative in materia sia ordinamentale che procedurale, e prevedeva un programma fitto di impegni per il 2010. Quest'anno, come ho già detto, lo stesso incipit, la stessa preoccupazione, quasi come se lei ci leggesse la relazione del 2009.

Non c'è dubbio, signor Ministro, che la lentezza dei processi mini la credibilità del sistema giudiziario e svuoti i diritti costituzionali di cui dovremmo essere titolari.

Le ricordo la frase citata in una sentenza del 1999 della Corte suprema degli Stati Uniti: «Giustizia tardiva, giustizia negata».

Anche la Banca mondiale, nel rapporto Doing Business 2009, ci dice che l'Italia si classifica al 156º posto come lentezza della giustizia, senza dimenticare che recentemente la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha inflitto all'Italia una maxicondanna per i ritardi con cui vengono pagati gli indennizzi legati alla lentezza dei processi.

Signor Ministro, come ha ricordato molto bene il collega Li Gotti, che mi ha preceduto, questo Governo non ha portato avanti né le riforme strutturali che in questi anni aveva promesso, né gli obiettivi a breve e medio termine che erano indicati nella sua relazione del 2008 e del 2009. Insomma, un nulla di fatto.

Allora, le farò due brevissimi esempi. Nella sua relazione del 2009 lei individuava nella digitalizzazione del sistema giudiziario uno degli strumenti atti a snellire le procedure e ad accelerare i tempi processuali, e teoricamente credo che avesse ragione. Peccato che il drastico taglio delle risorse, che è stato operato dal Governo Berlusconi nel comparto giustizia, abbia fatto sì che qualche settimana fa l'assistenza ai programmi informatici sia stata bloccata per la mancanza di risorse. Devo dire che il ministro Tremonti ci ha poi messo una pezza sopra quasi immediatamente, reperendo un po' di risorse per il primo semestre, come lei stesso ha ricordato. Prima, Ministro, ci ha detto che proprio oggi ha trovato altre risorse per concludere il 2011 per l'assistenza informatica. La cifra che ci ha comunicato qui in Aula mi sembra assolutamente insufficiente. È verosimile che dovranno essere trovate ulteriori risorse, ma comunque meglio che niente.

È chiaro, però, che questa digitalizzazione, che sicuramente può essere uno strumento utile per accelerare i processi, senza risorse farà poca strada. Quindi, possiamo affermare che anche in questo caso ‑ come spesso capita nella politica di Berlusconi ‑ la sua azione è stata più di annunci che di sostanza.

Le voglio fare poi un secondo esempio, e mi avvio alla conclusione. Sempre negli obiettivi da lei posti nella relazione del 2010 compariva il piano dello smaltimento dell'arretrato civile. Anche in tal caso credo che possiamo dire che l'obiettivo è stato fallito, almeno per quest'anno. Al di là dei dati che ci ha sciorinato e che in qualche modo ci hanno ubriacato, voglio portarle un esempio concreto che conosco molto bene. Gli uffici giudiziari torinesi, considerati tra i più rapidi ed efficienti d'Italia anche in tema di smaltimento dell'arretrato, sono passati quest'anno dal secondo al quinto posto nella classifica stilata dal quotidiano «Il Sole 24 Ore». Si tratta di una perdita di efficienza legata non certo all'inefficienza degli uffici - mi scusi il gioco di parole - ma al taglio di risorse e ai problemi di organico che iniziano a produrre i loro effetti.

Allora, signor Ministro, la legalità di questi tempi non è un processo facile. C'è molta sfiducia e insicurezza. L'articolo 3 della Costituzione ribadisce che tutti i cittadini hanno pari dignità davanti alla legge. Se è vero che in Italia la giustizia non funziona sempre bene, dobbiamo anche dire che spesso abbiamo la sensazione che si pretenda una giustizia per i potenti e una per la gente comune. Quando vengono toccati certi interessi, qualcuno non accetta di stare al controllo della legalità come qualunque altro cittadino. Le campagne di attacco alla magistratura hanno un unico obiettivo: il capovolgimento delle regole. L'intreccio della legalità con la questione morale nel nostro Paese è una grande questione democratica e istituzionale. Purtroppo, però, l'esempio che stiamo avendo in questi giorni dal premier Berlusconi va in una altra direzione. Ma questa è un'altra storia. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Astore, D'Ambrosio e Marini).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Russo. Ne ha facoltà.