Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (13710 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 487 del 18/01/2011


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente SCHIFANI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,08).

Si dia lettura del processo verbale.

STIFFONI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 12 gennaio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Sull'uccisione di un militare italiano in Afghanistan

PRESIDENTE. (Il Presidente si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, abbiamo appreso questa mattina la dolorosa notizia della morte di un soldato italiano e del ferimento di un altro presso la base italiana di Bala Murghab, distretto afgano strategico per il controllo del traffico di oppio e di armi, dove opera l'8° Reggimento alpini di Cividale del Friuli. Ancora una volta l'Italia piange un caduto per la libertà e la pace e paga con il sangue il suo impegno per la democrazia e la sicurezza internazionale.

Desidero rinnovare i sentimenti del più profondo e affettuoso cordoglio mio personale e della nostra Assemblea già espressi alla famiglia del caduto e alle Forze armate, insieme agli auguri di pronta guarigione al soldato ferito.

Sono in contatto con il Governo per avere al più presto informazioni in Aula su questo tragico avvenimento.

In segno di lutto e di vicinanza ai familiari dei soldati colpiti, invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).

SCANU (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Se è sull'uccisione di un militare italiano in Afghanistan la pregherei di essere molto sintetico perché poi terremo un dibattito su questo tema.

SCANU (PD). Signor Presidente, mi limiterò a formulare una richiesta che per il Gruppo del Partito Democratico costituisce non soltanto la manifestazione di un dovere politico ma anche una precisa manifestazione di vicinanza alla famiglia.

Il soldato che è stato ucciso si chiamava Luca Sanna. Era sardo, essendo nato ad Oristano; aveva 32 anni, e dal 2004 svolgeva questo delicato compito.

Signor Presidente, dalle informazioni in nostro possesso, acquisite indirettamente con i tradizionali strumenti di comunicazione e in maniera ancora più diretta da una conferenza stampa resa qualche minuto fa dal Ministro della difesa, risultano elementi alquanto contraddittori in merito alla dinamica che ha portato alla morte di un nostro militare e al ferimento di un altro.

Desideriamo augurarci che almeno in questa circostanza non debbano manifestarsi le contraddizioni che purtroppo hanno contrassegnato il triste episodio precedente. Ed è anche per questo, signor Presidente, che, in conformità a quanto lei ha appena anticipato, le chiediamo di disporre affinché nel più breve tempo possibile il Ministro della difesa venga in quest'Aula per riferire al Parlamento.

PEDICA (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PEDICA (IdV). Signor Presidente, l'Italia dei Valori è vicina alla famiglia del militare morto oggi.

Conosco le regole che sottendono all'esposizione della bandiera italiana, in occasioni tristi e non, ma la morte del militare Luca Sanna, che suscita estremo dolore, rende ormai tangibile la sensazione che ai nostri morti, ai caduti, alle bare questo Paese e questo Parlamento si stiano abituando, e ciò non può essere.

In questo giorno drammatico chiedo quindi ai nostri colleghi, e a lei, signor Presidente, che il Senato della Repubblica porga un tributo al militare caduto in Afghanistan esponendo sul balcone di Palazzo Madama la bandiera italiana a mezz'asta. Lei ha già anticipato che ci sono delle regole cui bisogna attenersi e che per questo tale iniziativa potrebbe non essere accoglibile, ma le chiediamo come cittadini un gesto di sensibilità che credo possano apprezzare tutti i colleghi.

Sarebbe un gesto di vicinanza, visibile anche dall'esterno, che questo ramo del Parlamento - e auspico anche quello della Camera - potrebbe fare nei confronti di tutti i caduti, ricordando in questo caso specifico che un altro soldato italiano è morto, non per colpa sua, ma per motivi che il Governo poi ci spiegherà. Ritengo che questo sarebbe un gesto di umanità che esula dalla politica, un gesto di vicinanza alla famiglia di Luca Sanna, che sta vivendo una tragedia che anche oggi ci vede vicini.

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore Pedica. Condivido e apprezzo la sua sensibilità, che faccio mia, credo anche a nome dell'Assemblea.

Prenderemo contatti con la Presidenza del Consiglio per conoscere la data fissata per i funerali e in quella occasione daremo seguito all'iniziativa che lei ha proposto.

SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signor Presidente, manifesto dolore e solidarietà alla famiglia del soldato ucciso.

È un altro giorno doloroso per il nostro Paese. Sono assolutamente d'accordo con il collega Scanu perché il Ministro della difesa venga a spiegare in Parlamento la dinamica di quanto è accaduto: anch'io avanzo una richiesta in tal senso.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. La Conferenza dei Capigruppo, riunitasi questa mattina, ha approvato integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 27 gennaio.

Per questa settimana restano confermati il dibattito sulla Relazione del Ministro della giustizia - che avrà luogo oggi pomeriggio - nonché l'esame del decreto-legge in materia di rifiuti che si svolgerà a partire dalla seduta antimeridiana di domani.

Inoltre, nella seduta antimeridiana di giovedì 20 gennaio il Ministro della salute renderà un'informativa su contaminazioni alimentari da diossina. Su tale argomento i rappresentanti dei Gruppi potranno intervenire per cinque minuti ciascuno.

Il calendario della prossima settimana prevede l'esame dei disegni di legge recanti norme in materia di condominio, sull'ordine della Stella della solidarietà italiana e sul personale di uffici consolari.

Programma dei lavori dell'Assemblea, integrazioni

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi questa mattina con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 53 del Regolamento - le seguenti integrazioni al programma dei lavori del Senato per i mesi di gennaio, febbraio e marzo 2011:

- Disegni di legge nn. 71 e connessi - Modifiche al codice civile in materia di disciplina del condominio negli edifici

- Disegno di legge n. 2384 - Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 9 marzo 1948, n. 812, recante nuove norme relative all'Ordine della Stella della solidarietà italiana (Approvato dalla Camera dei deputati)

- Disegno di legge n. 1843 - Modifiche al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in materia di diritti e prerogative sindacali di particolari categorie di personale del Ministero degli affari esteri (Approvato dalla Camera dei deputati).

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. Nel corso della stessa riunione, la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari ha altresì adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 27 gennaio:

Martedì

18

gennaio

ant.

h. 11-13

- Mozioni sull'estradizione di Cesare Battisti

Martedì

18

gennaio

pom.

h. 16

- Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia e conseguente dibattito

Mercoledì

19

gennaio

ant.

h. 9,30-14

- Disegno di legge n. 2507 - Decreto-legge n. 196, in materia di gestione ciclo integrato rifiuti (Approvato dalla Camera dei deputati - scade il 25 gennaio)

- Informativa del Ministro della salute sulla contaminazione da diossina di uova e carni (giovedì 20, ant.)

"

"

"

pom.

h. 16,30

Giovedì

20

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

20

gennaio

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Gli emendamenti ai disegni di legge nn. 71 e connessi (Modifiche codice civile in materia di condominio) dovranno essere presentati entro le ore 13 di venerdì 21 gennaio.

Gli emendamenti ai disegni di legge n. 2384 (Ordine della Stella della solidarietà italiana) e n. 1843 (Personale uffici consolari) dovranno essere presentati entro le ore 15 di lunedì 24 gennaio.

Martedì

25

gennaio

pom.

h. 16,30-20

- Disegni di legge nn. 71 e connessi - Modifiche al codice civile in materia di condominio degli edifici

- Disegno di legge n. 2384 - Nuove norme sull'Ordine della Stella della solidarietà italiana (Approvato dalla Camera dei deputati)

- Disegno di legge n. 1843 - Norme relative a personale uffici consolari (Approvato dalla Camera dei deputati)

Mercoledì

26

"

ant.

h. 9,30-13

"

"

"

pom.

h. 16,30-20

Giovedì

27

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

27

gennaio

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Ripartizione dei tempi per la discussione
delle mozioni sull'estradizione di Cesare Battisti

Gruppi: 10 minuti ciascuno, comprensivi di interventi per illustrazione, discussione generale e dichiarazioni di voto.

Ripartizione dei tempi per la discussione della Relazione
del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia
(3 ore e 45 minuti, escluse dichiarazioni di voto) (*)

Governo

40'

Gruppi 3 ore e 5 minuti, di cui:

PdL

50'

PD

44'

LNP

20'

UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE

17'

Misto

17'

IdV

20'

FLI

16'

Dissenzienti

5'

Ripartizione dei tempi per la discussione del disegno di legge n. 2507
(Decreto-legge n. 196, in materia di gestione ciclo integrato rifiuti)
(9 ore e 40 minuti, escluse dichiarazioni di voto) (*)

Relatore

30'

Governo

30'

Votazioni

2 h.

Gruppi 6 ore e 40 minuti, di cui:

PdL

1 h.

41'

PD

1 h.

57'

LNP

40'

UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE

34'

Misto

34'

IdV

40'

FLI

31'

Dissenzienti

5'

(*) La ripartizione dei tempi, secondo un criterio non strettamente proporzionale, tiene conto di richieste avanzate da alcuni Gruppi.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,19).

Sulle recenti notizie di stampa
riguardanti il Presidente del Consiglio dei ministri

FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, non crediamo che la giornata di oggi possa essere una giornata ordinaria. Non lo è certamente per la tragica notizia che è arrivata dall'Afghanistan, ma non lo è perché questa è la prima seduta del Senato dopo giorni di notizie di stampa, fondate su atti giudiziari, sempre più diffuse e precise, che riguardano il presidente del Consiglio, l'onorevole Silvio Berlusconi. Ora, quale che sia e sarà la rilevanza penale di quei fatti infamanti qui assolutamente poco importa: essi pesano però come un macigno sulla vita politica, sul decoro delle nostre istituzioni, sulla sicurezza nazionale e sull'immagine e l'autorevolezza del Paese.

I colleghi della maggioranza tacciono, ed è comprensibile, anche se noi lo valutiamo, nella nostra responsabilità, come poco responsabile, ma noi non possiamo tacere. Troppo forte è l'umiliazione, e insopportabile la mortificazione che nasce da quelle cronache: l'Italia è diventata un Paese alla berlina dell'opinione pubblica internazionale. Bastava leggere i titoli dei giornali di tutto il mondo di stamattina per capirlo, e non è un caso che per tutto il Governo e la maggioranza a balbettare - mi perdoni il ministro Frattini - sia solo il nostro Ministro degli affari esteri.

Mi chiedo se il presidente Berlusconi si renda conto che il potere che egli esercita, e che gli viene, certo, dal voto ma, insieme, dalla Costituzione, è un potere che non gli appartiene: non è il suo, e il fatto che non sia il suo comporta che egli eserciti quel potere con dignità e con onore. Come non si comprende che una persona che appare incapace di darsi dei limiti, in preda a istinti e pulsioni incontrollabili, soggetta ai ricatti più incresciosi, non possa esercitare con dignità ed onore le funzioni di Presidente del Consiglio?

Ma può un Presidente del Consiglio ricorrere nelle conversazioni tra giovani prostitute, o comunque tra giovani donne che sulle sue senili e - lasciatelo dire a me, che sono una vecchia signora - patetiche smanie lucrano e, insieme, da lui dipendono, asservite, sfruttate e, allo stesso tempo, portatrici di ricatto e di intimidazione, pericoli vaganti, incontrollabili e infatti incontrollate?

Ma può un Presidente del Consiglio telefonare alla questura di Milano e mentire perché una minorenne, senza il consenso dei genitori e dei tutori, senza un'indagine sui suoi documenti, venga consegnata a una persona, che l'abbandona pochi minuti dopo, solo perché la sua permanenza in questura è rischiosa per la reputazione del Presidente del Consiglio?

Il Presidente del Consiglio maneggia poteri e funzioni che non gli appartengono e quindi non ne può approfittare, perché se Silvio Berlusconi appartiene a se stesso, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, no. Non gli appartiene nemmeno la sua immagine, perché essa compone grandemente l'immagine dell'Italia e dunque non è disponibile da parte sua. Egli la può riscattare, quell'immagine, per tentare di pareggiare quella che sembra avere di se stesso e che in ogni occasione ci magnifica: si dimetta il Presidente del Consiglio, liberi l'Italia e insieme liberi anche il suo partito e la sua maggioranza, che gli italiani hanno votato con tanta fiducia. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Astore, Colombo e Pardi).

BELISARIO (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signor Presidente, è con un velo di tristezza che intervengo in Aula. Il mondo della politica non può fare a meno di denunciare la fragilità istituzionale causata dai comportamenti del Presidente del Consiglio. Non parlo di problemi sul piano penale. Voglio qui rilevare l'etica dei comportamenti di un uomo pubblico, che assume rilevanza proprio nella sua persona, che afferma di essere credente, padre, nonno, ufficialmente difensore della famiglia fondata sul matrimonio. I comportamenti del nostro Presidente del Consiglio, al netto delle fattispecie contestate in altra sede, sono sconcertanti dal punto di vista valoriale: a maggior ragione, lo ribadisco, per chi vanta di essere cattolico praticante e, ad ogni piè sospinto, amicizie nelle alte gerarchie vaticane.

Noi riteniamo che egli non sia più nelle condizioni di esercitare la funzione di Presidente del Consiglio. Ci faremo dunque portatori di un documento, che i Regolamenti parlamentari ci consentono di presentare, con il quale chiederemo le sue dimissioni per incompatibilità con lo svolgere le funzioni delicate di Capo del Governo di un Paese moderno, democratico, che si deve relazionare, sempre più e sempre meglio, a testa alta, nei consessi internazionali e, soprattutto, con i cittadini di questo Paese, che non meritano di essere mortificati come sta accadendo in queste ore per quanto emerge dal carteggio di cui tutti voi e tutti noi, purtroppo, stiamo venendo a conoscenza. (Applausi dal Gruppo IdV).

GASPARRI (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (PdL). Signor Presidente, gli organi parlamentari competenti, in questo caso della Camera dei deputati, verificheranno sotto il profilo procedurale se, come a noi sembra, ci siano state violazioni.

Ricordo in quest'Aula l'intervento - visto che si è fatto cenno a specifici episodi - del ministro dell'interno Maroni che, con precisione e compiutezza, descrisse la vicenda della questura e delle telefonate. Ricordo anche le pubbliche dichiarazioni rese dal procuratore della Repubblica di Milano Bruti Liberati, con le quali ha affermato di ritenere quell'episodio circoscritto e non soggetto più ad alcun atto investigativo. Non so perché non ci sia la sua firma sulle carte in circolazione, se per una divergenza di opinioni o per non smentire le pubbliche dichiarazioni che fece. So che dal 1994 nei confronti di Silvio Berlusconi è in corso un'aggressione giudiziaria che non ha precedenti nella storia italiana. È inutile che ricordi a quest'Aula episodi, circostanze, mezzi, udienze e quant'altro.

Proprio oggi, guarda un po', sono spuntati due pentiti, due collaboratori di giustizia di mafia, che hanno riproposto il teorema secondo il quale Berlusconi avrebbe dovuto cancellare il 41-bis, avrebbe dovuto recare non so quali benefici alla criminalità organizzata. Ebbene, mentre a Milano si sono dispiegati mezzi ingenti e spese colossali per un'indagine, di cui non si capisce ancora la logica e se ci siano notizie di reato - francamente abbiamo assistito con sconcerto all'intercettazione sistematica di chiunque abbia avuto contatti, incontri o riunioni con il Presidente del Consiglio, con procedure che la pubblica opinione e gli organi competenti poi giudicheranno - oggi spuntano due pentiti.

Vi ricordate Spatuzza dopo gli attacchi a Berlusconi imprenditore e successivamente, sempre a Berlusconi, per collusioni mafiose? Però poi qual è stata la verità? I pentiti di comodo sono stati smentiti nelle aule di giustizia e si è scoperto - oggi si parlerà proprio di giustizia in quest'Aula - che le maggioranze di centrodestra e i Governi di Berlusconi hanno rafforzato il 41-bis e lo hanno applicato con ancora maggiore forza. Proprio oggi il Ministro della giustizia ha firmato altri 41-bis nei confronti di criminali. (Applausi dal Gruppo PdL). Poi si è scoperto in Parlamento che, negli anni 1993 e 1994, altri Governi cancellavano il 41‑bis. Con sconcerto si è sentito Conso, allora Ministro della giustizia, affermare di aver cancellato il 41-bis per centinaia di criminali perché sperava in tal modo di frenare - erano i tempi dei Governi Amato e Ciampi - l'offensiva stragista della mafia. (Applausi della senatrice Rizzotti).

Allora parliamo di legalità in questo Paese. Lo faremo di fronte all'opinione pubblica. Per quanto attiene alle dimissioni del Presidente del Consiglio, si tratta di una decisione che spetta al Parlamento, il quale si è pronunciato a settembre e a dicembre, confermando la fiducia al Presidente del Consiglio e agli elettori che gli hanno dato quel consenso che voi pensate di avere non per via democratica, ma per via giudiziaria.

Siamo con il presidente Berlusconi e con il Governo in questa ulteriore battaglia di verità e di libertà. (Applausi dal Gruppo PdL).

Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia e conseguente dibattito (ore 16,30)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia».

Vi ricordo, colleghi, che dopo l'intervento del ministro Alfano, avrà luogo il dibattito, i cui tempi sono stati stabiliti dalla Conferenza dei Capigruppo e già resi noti.

Ha facoltà di parlare il ministro della giustizia, onorevole Alfano.

ALFANO, ministro della giustizia. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per il terzo anno consecutivo sono chiamato a riferire dinanzi ai rappresentanti eletti dal popolo dei risultati conseguiti dal Governo nel delicatissimo tema dell'amministrazione della giustizia, a dare conto cioè a tutti i cittadini della corrispondenza o meno, nell'attività di governo, del programma politico che, attraverso il voto, la maggioranza degli italiani ha condiviso.

Mi sia consentito, prima di ogni cosa, di rivolgere un deferente ossequio al signor Presidente della Repubblica, garante dell'unità nazionale voluta dai Padri del Risorgimento e consacrata anche nell'unità del sistema giudiziario del Paese, della quale ricorre quest'anno il 150° anniversario. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Bugnano).

L'anno appena trascorso ha visto il Ministero della giustizia impegnato a fondo nella decisiva battaglia dell'efficienza, volta a contrastare la lentezza del sistema processuale italiano che impedisce al cittadino di fruire della giustizia quale servizio di uno Stato moderno e democratico.

Nei mesi scorsi, su questo fronte, molti sono stati i risultati conseguiti dal Governo, sui quali a breve mi soffermerò. Ma un dato su tutti è per me motivo di orgoglio e di incoraggiamento nel proseguire la strada già tracciata. Per apprezzarlo meglio è utile ricordare che esattamente trent'anni fa, nel 1980, l'arretrato civile, già allora considerato grave, era pari a 1.394.826 procedimenti. Nel 1990 arrivava a ben 2.414.050 procedimenti, incrementato in media da circa 100.000 fascicoli in più ogni anno. Nel 2000 l'arretrato raggiungeva il traguardo dei 4.896.281 procedimenti ed infine, al 31 dicembre 2009, si avvicinava pericolosamente alla soglia dei 6 milioni, segnando il record assoluto di 5.826.440 procedimenti pendenti.

Ebbene, dopo lustri di inesorabile aumento della pendenza dell'arretrato, gli uffici statistici del Ministero hanno registrato quest'anno un risultato clamoroso e straordinario che, negli ultimi trent'anni, si è manifestato una sola volta, in modo analogamente marcato, e cioè il numero dei processi civili pendenti, nel giugno 2010, è sceso del 4 per cento, arrivando a 5.600.616: un 4 per cento appunto in meno rispetto all'anno precedente, pari cioè a 223.824 procedimenti civili in meno. Ciò marca finalmente una decisiva inversione della tendenza negativa che ho appena ricordato.

Il risultato raggiunto è stato più roseo di ogni ottimistica aspettativa, considerato che dopo trent'anni di inarrestabile incremento anche soltanto il blocco della corsa al rialzo poteva considerarsi un buon traguardo. Dunque, l'inversione di tendenza rappresenta la più gradita e piacevole delle novità che - si badi - non è per me una sorpresa, ma una scommessa vinta, che lascia ben sperare per il futuro e conforta sulla bontà delle scelte operate. Infatti, lo studio disaggregato dei dati consente di ritenere non occasionale né fortuito questo evento che, al contrario, trova la sua spiegazione nella convergenza di almeno tre fattori positivi introdotti dal Governo Berlusconi: le riforme in materia di processo civile, la sempre più completa informatizzazione degli uffici giudiziari, le modifiche normative delle spese di giustizia ed in particolar modo della disciplina del contributo unificato che ha abbattuto sensibilmente il numero delle opposizioni alle sanzioni amministrative. In questo modo abbiamo dimostrato che il nemico mortale della giustizia italiana - la sua lentezza - sul quale mi ero soffermato a lungo lo scorso anno in quest'Aula può e deve essere sconfitto con un disegno chiaro ed un'adeguata strategia.

Ciò posto, nel settore penale i dati segnalano una stabilità della pendenza, con un modesto decremento (si passa, infatti, da 3.335.039 procedimenti pendenti al 31 dicembre 2009 a 3.290.950 al 30 giugno 2010): segno evidente della necessità di una maggiore incisività degli interventi sul processo penale che dovrà essere espressa nella seconda parte della legislatura in corso. E tuttavia almeno un dato in notevole aumento non mi dispiace affatto, perché fa il riferimento alla sopravvenienza dei procedimenti penali iscritti presso le procure della Repubblica contro indagati noti per reati di competenza delle direzioni distrettuali antimafia, che registra un incremento del 10,5 per cento, perché, oltre all'impegno encomiabile dei magistrati e delle forze dell'ordine nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata, parte del merito va attribuito anche agli innovativi ed efficaci strumenti garantiti con i numerosi interventi legislativi e amministrativi in materia di antimafia da parte di questo Governo.

Il complesso di questo impegno della "squadra Stato" e di questi interventi ha consentito infatti di mettere in campo il più robusto sistema di contrasto alla criminalità organizzata, il più alto numero di detenuti sottoposti al regime del 41-bis dalla sua introduzione nel nostro ordinamento giuridico, il più alto numero di provvedimenti ministeriali di riapplicazione del citato regime dopo l'annullamento disposto in sede giudiziaria dai tribunali di sorveglianza, il più basso numero di provvedimenti ministeriali di revoca del 41-bis da parte del Ministro della giustizia, la gestione del tragico record di presenze nelle carceri senza che si sia fatto ricorso ad indulti o provvedimenti generalizzati di clemenza, il più alto numero di posti di magistrati messi a concorso in soli due anni (ben 713, cui si aggiungono i 253 magistrati già assunti nel 2010, per complessive 966 unità); il più alto numero di posti di agenti di polizia penitenziaria banditi in un solo concorso, cioè 1.800; il più alto numero di nuovi posti nelle strutture carcerarie, cioè 2.000 in due anni, equivalenti al numero di nuovi posti che erano stati istituiti nei 10 anni precedenti.

L'attività del Ministero ha avuto come primo obiettivo nel 2010 il miglioramento dell'efficienza del sistema giudiziario e penitenziario del nostro Paese, ed in questo senso, nonostante i tagli determinati a livello globale dalla contingente crisi economica sui bilanci di ciascuna amministrazione pubblica, nei 12 mesi scorsi sono stati raggiunti significativi risultati in materia di organizzazione dei servizi e di potenziamento del sistema carcerario.

Quanto alla organizzazione, una citazione merita la positiva evoluzione del progetto "Diffusione dibest practice presso gli uffici giudiziari italiani" finanziato dal Fondo sociale europeo per 23 milioni di euro stanziati dalle Regioni con la programmazione 2007-2013 e riguardante la diffusione delle prassi virtuose che possono garantire un percorso di change management, e che già riguardano 96 uffici giudiziari, diversi per tipologia e grandezza, cui il progetto è stato esteso nel 2010 con la specifica formazione impartita a 200 dirigenti degli uffici giudiziari candidati che hanno partecipato ai seminari organizzati dal Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria.

Ciò premesso, passerò a descrivere per singoli punti le attività maggiormente rilevanti. Ma prima desidero fornire un dato che, pur se da tempo noto e divulgato, non è mai stato considerato a sufficienza ai fini della giusta valutazione e del rilievo dei modelli organizzativi rispetto a quelli meramente finanziari. La regola è ben nota agli economisti ed agli analisti di organizzazione: la sola immissione di risorse economiche aggiuntive non risolve alcun profilo di inefficienza di qualsiasi organizzazione complessa. Questa regola è puntualmente confermata anche dai dati relativi al sistema giudiziario. Basti solo un clamoroso esempio: dal 1996 al 2007, sono stati spesi complessivamente nel settore dell'informatica più di 2 miliardi di euro, con una media di circa 170 milioni di euro all'anno, mentre nello stesso periodo l'arretrato, sia nel settore civile che in quello penale, aumentava inesorabilmente. In sostanza, più si è investito e più sono cresciuti i flussi e le pendenze, soprattutto dell'arretrato civile, senza che si sia determinato - come tanti dicono - un nesso di proporzionalità inversa. In questo ultimo triennio scarso, questa voce di spesa è scesa sensibilmente, ma una corretta programmazione ed organizzazione dei servizi ha consentito di ottenere migliori risultati rispetto al passato.

Nel corso del 2010, è proseguita l'attività di informatizzazione e razionalizzazione dell'amministrazione giudiziaria, malgrado - come ho appena detto - la costante contrazione delle risorse finanziarie disponibili. Al riguardo, come è a tutti noto, per ragioni tecniche questa contrazione aveva determinato uno stop provvisorio ai servizi di assistenza informatica, che ha generato, insieme ad una fondata preoccupazione, anche catastrofismi tanto eccessivi quanto fuori luogo ed il consueto rosario di polemiche e strumentalizzazioni.

Ebbene, con urgenza e tempestivamente si sono recuperate le risorse, pari a circa 5 milioni di euro, per assicurare l'immediata ripresa del servizio per il primo semestre di quest'anno, mentre proprio oggi ho provveduto a stabilizzare - e così si risponde all'obiezione per la quale trattavasi di un provvedimento tampone - la situazione per l'intero 2011, integrando gli stanziamenti con risorse fresche pari a 6 milioni di euro, peraltro non sottratti ad altri servizi.

L'impegno del Governo in questo settore è stato imponente ed i risultati positivi sono misurabili oggettivamente con la semplice esposizione di alcuni numeri di rilievo, in particolare nel settore civile. Il processo civile telematico è attivo con valore legale per i decreti ingiuntivi in 25 tribunali, in 12 per le esecuzioni, in otto per il settore fallimentare ed in cinque anche per i pagamenti elettronici. Questo è un servizio che consente di pagare con moneta elettronica il contributo unificato e tutti i diritti previsti. All'atto del mio insediamento, invece, questi numeri erano pari a zero, sostenuti - se così si può dire - da investimenti per soli 600.000 euro nel processo civile telematico. Tali investimenti sono stati più che decuplicati da questo Esecutivo, con un investimento che negli ultimi due anni ammonta ad oltre 15 milioni di euro.

I sistemi web di gestione dei registri informatici per la cognizione ordinaria, vera e propria precondizione per un effettivo processo di informatizzazione efficiente, sono stati avviati in 18 distretti di corte d'appello su 26 ed in 127 tribunali su 165, mentre a metà del 2008 si era fermi ad un solo distretto e dieci tribunali.

I sistemi web di gestione dei registri informatici per le esecuzioni sono stati attivati su tutto il territorio nazionale, mentre a metà del 2008 risultavano attivi soltanto 12 distretti e 58 tribunali.

Desidero inoltre rivendicare con una punta di orgoglio che, a metà del 2008, il sistema giudiziario poteva ben dirsi all'anno zero nel settore civile per quanto attiene la consultazione via Internet di dati e/o documenti processuali, con un solo punto di accesso abilitato alla consultazione.

Ebbene, un serrato programma di razionalizzazione dei sistemi e degli investimenti ha consentito di attivare punti di accesso in 157 tribunali su 165, mentre in 151 uffici sono possibili le consultazioni da remoto dei registri della cognizione e in 81 anche quelli delle procedure esecutive.

In numerosi uffici, è stato messo inoltre a disposizione un servizio di consultazione evoluta, che consente agli utenti avvocati di consultare, sempre tramite Internet, il fascicolo digitale appositamente creato, che raccoglie gli atti e i documenti del processo. In particolare, il servizio è attivo per il processo di cognizione in 10 corti di appello e in 89 tribunali, nonché, per il processo di esecuzione, in 78 tribunali. È quasi inutile al riguardo ricordare quanta inefficienza e perdita di tempo comporta la consultazione manuale ed in ufficio di questi dati, mentre le innovazioni introdotte consentono un significativo incremento della possibilità per l'utente di conoscere informazioni processuali, e si sostanziano in un aumento dell'accessibilità dei servizi, con conseguente riduzione delle code agli sportelli. In particolare, gli utenti esterni registrati presso un punto di accesso autorizzato al processo telematico possono accedere in tempo reale al fascicolo informatico, ossia agli atti in formato elettronico depositati dalla parte o dal giudice e ai documenti scansionati e fare ricerche giurisprudenziali.

Non meno rilevanti i progressi in materia di comunicazioni telematiche introdotte - è bene ribadirlo - all'esordio di questo Governo con l'articolo 5 del decreto-legge n. 112 del 2008. Le comunicazioni telematiche sono cresciute nel 2010 del 350 per cento e sono passate dalle oltre 100.000 del 2009 - già quello era un risultato più che positivo stante la partenza - a quasi 500.000 comunicazioni inviate nello scorso anno.

Il servizio consiste, come ben sapete, nella automatica esecuzione delle comunicazioni di cancelleria agli avvocati e prevede altresì l'inserimento automatico della ricevuta elettronica nel fascicolo informatico, all'interno del quale è conservata a fini di valore legale. Se si considera che oggi gli avvocati telematici - chiamiamoli così - sono oltre 23.000, rispetto ai meno di 10.000 del 2009, si coglie appieno lo spazio di crescita che è lecito attendersi per il 2011, con riferimento al numero complessivo degli iscritti all'Albo, anche solo mantenendo l'attuale trend di crescita. Desidero ricordare che più comunicazioni telematiche significa più risparmio di risorse economiche e umane, più velocità, meno cause di nullità. Ed in questo quadro vanno richiamati anche gli interventi normativi e regolamentari di sostegno alle scelte di innovazione tecnologica dell'amministrazione: mi riferisco in particolare alle norme relative alla informatizzazione delle procedure esecutive ed alla possibilità di svolgere per via telematica le aste giudiziarie.

In questo sforzo per l'informatizzazione mi sento di ringraziare in quest'Aula in primo luogo il ministro per l'innovazione tecnologica, Renato Brunetta, che ha sostenuto gli sforzi del Ministero con una collaborazione operosa. Si è poi dato corso a numerosi ed importanti atti dell'Amministrazione centrale, tra i quali vanno segnalati l'estensione del protocollo informatico alla Direzione generale dei magistrati e la gestione informatizzata delle autovetture del Ministero, evitando abusi ed arbitri.

Anche la gestione informatizzata del personale amministrativo è stata resa possibile agli uffici periferici che ne hanno fatto richiesta, e sono state informatizzate le nuove piante organiche di nuovi profili professionali, individuati dal nuovo contratto collettivo integrativo, sottoscritto il 29 luglio 2010.

Queste innovazioni, grazie anche ad un servizio interno di call center per l'assistenza agli utenti, hanno consentito - giusto per fare qualche esempio concreto - di mettere a regime la compilazione della domanda on line per il concorso in magistratura, la presentazione on line del ricorso in opposizione a sanzioni amministrative e a decreto ingiuntivo presso gli uffici del giudice di pace, la compilazione e l'invio delle domande on line per la progressione economica del personale, che ha riguardato oltre 40.000 dipendenti, la registrazione al portale degli stipendi della pubblica amministrazione per l'accesso al cedolino e al CUD.

Nel 2010 è stato potenziato il servizio di documentazione degli atti processuali penali mediante un apposito portale web che rende possibile scaricare le trascrizioni delle udienze penali. In particolare, si è proceduto ad un ampliamento contrattuale finalizzato a permettere alle procure, e non soltanto ai giudici, l'accesso informatico a tali dati. In tal modo, l'accesso diretto al portale del Ministero agevolerà l'attività delle procure, evitando la richiesta del formato cartaceo dei verbali agli uffici giudicanti, con un notevole risparmio delle spese e l'azzeramento dei tempi per il cosiddetto rilascio copie. Analogamente, si è potenziato il servizio di multivideoconferenza, che consente la partecipazione a distanza ai processi penali per i detenuti più pericolosi e per i collaboranti e testimoni protetti.

L'intero sistema è stato profondamente innovato, con il progressivo passaggio dal sistema analogico alla tecnologia digitale su rete IP. Nel piano di esecuzione dei lavori è stata inserita anche la realizzazione in via sperimentale di quattro sale con particolare tecnologia evoluta denominata telepresence, che consente la trasmissione di dati audio - video ad alta definizione. Ad oggi, è stata realizzata una delle quattro sale, presso il tribunale di Napoli, e le altre tre saranno realizzate nel corso del 2011 nei siti di Parma, Milano-Opera e Roma - Rebibbia (in termini di istituti penitenziari).

Inoltre, la modalità di telepresence in alta definizione è stata estesa al tribunale di sorveglianza di Roma, il quale, a seguito dell'entrata in vigore della legge n. 94 del 2009, è stato investito della competenza in via esclusiva a livello nazionale, come voi ben sapete, dei reclami avverso i decreti di sottoposizione al regime del 41-bis.

Onorevoli senatori, queste innovazioni e questi miglioramenti di sistema già esistenti non sono che una parte dell'impegno governativo e amministrativo per migliorare il servizio giustizia che, sotto il profilo organizzativo e informatico, ha sofferto nel passato di una preoccupante carenza di disegno strategico e di una sorta di anarchia decisionale ed operativa, che ha reso particolarmente impegnativo e severo il compito di razionalizzare i vari sistemi, ridurre sensibilmente i costi di gestione, ricondurre ad unità le varie esperienze maturate nei singoli uffici, vincere le inevitabili resistenze, quando non i sospetti, rispetto alle novità che si sono proposte.

Non meno rilevanti le innovazioni nel settore penale, dove il 2010 è stato caratterizzato per lo sviluppo e la diffusione di tre importanti strumenti: lo strumento "Calendar", cioè il calendario delle procure; il SIDIP, cioè il sistema informativo dibattimentale penale; il package procura, che è finalizzato a garantire un significativo snellimento delle attività istituzionali svolte nelle procure della Repubblica. Si tratta in particolare di un sistema di applicazioni informatiche che gestiscono elettronicamente i flussi informativi in entrata e in uscita dalla procure, con l'obbiettivo finale di creare il fascicolo elettronico.

Rendo inoltre noto che sono in fase di prossima emanazione le regole tecniche per il processo telematico civile e penale previsto dall'articolo 4, commi 1 e 2, della legge sopra citata.

In questa autorevole sede desidero rassicurare tutti coloro che hanno avuto modo di esprimere le proprie perplessità in ordine alla sicurezza del sistema, dando garanzie sull'adozione di strumenti che consentiranno il pieno ed esclusivo controllo da parte dell'autorità giudiziaria di tutti i dati relativi ai procedimenti penali, attraverso l'adozione di tutte le cautele tecniche indispensabili per garantire l'osservanza del più rigoroso segreto istruttorio.

Desidero ancora precisare che il regolamento attuativo di prossima emanazione consentirà anche di adottare la posta elettronica certificata standard per tutte le trasmissioni da e per il dominio "Giustizia", così consentendo ai professionisti ed ai cittadini di utilizzare un unico canale di comunicazione elettronica, il cui ricorso è già obbligatorio per i professionisti in virtù del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, nell'ambito dei rapporti con la pubblica amministrazione ed è stato ulteriormente potenziato dal recentissimo decreto-legge n. 235 del 2010.

Il complesso di questi sforzi, onorevoli senatori, non esaurisce di certo il compito di razionalizzare ed ammodernare il servizio giustizia anche sotto il profilo tecnologico e digitale, ma il cambio di passo e di strategia ha già dato frutti concreti e, pur nelle difficoltà conseguenti al calo delle dotazioni ordinarie di bilancio e malgrado le consuete resistenze a tutti i processi di innovazione e riorganizzazione dei servizi, rappresenta per l'Italia una positiva ed assoluta novità di cui magari poco si parla ma che fa già sentire i suoi effetti nel rilevamento statistico nazionale, in modo più marcato nel settore civile, dove più imponenti sono stati gli interventi.

Alla data del 21 dicembre 2010 risultano presenti in organico 9.036 magistrati togati, con una scopertura, come già detto, di 1.115 posti. Per rimediare a questa situazione, l'impegno del Ministero è stato particolarmente rilevante, tanto che nell'agosto 2010 sono stati nominati 253 magistrati ordinari, vincitori di un concorso a 500 posti bandito nel 2008. È in corso la correzione delle prove scritte di un concorso a 350 posti bandito nel 2009, che pare terminerà nella prossima primavera; altri 373 posti sono stati banditi nel 2010 (le prove scritte sono previste a partire dal 15 giugno prossimo) e sono già previsti nuovi concorsi, da espletare, prevedibilmente, nell'agosto 2012 e nel febbraio 2013. Ho inteso così riprogrammare, dopo una lunga stasi, una serie di concorsi straordinari, restituendo altresì ai nostri giovani giuristi interessati all'ingresso nella magistratura ordinaria una cadenza tendenzialmente annuale di questo importante concorso.

Questo impegno si aggiunge agli interventi in materia di aumenti delle piante organiche di uffici giudiziari di particolare rilievo - mi riferisco a Reggio Calabria, Roma, Perugia, L'Aquila, Bari, Santa Maria Capua Vetere, e altri potrei citarne - nonché di proroga di magistrati onorari, in attesa che sia varata la riforma organica del settore.

È poi fin troppo noto l'impegno del Governo in materia di funzionalità del sistema giudiziario, con la previsione di norme straordinarie per la copertura dei posti vacanti negli uffici giudiziari meno richiesti dai magistrati, soprattutto al Sud, che consentono al Consiglio superiore della magistratura fino al 31 dicembre 2014 di trasferire d'ufficio magistrati da altri uffici vicini, norma ahimé non ancora adeguatamente utilizzata dal Consiglio stesso.

Rivendico infine di avere previsto, con la legge n. 24 del 2010, proprio per evitare la minacciata desertificazione delle procure, una deroga al divieto di destinare agli uffici requirenti i magistrati che non abbiano ancora conseguito la prima valutazione di professionalità, divieto, come è noto, introdotto nella precedente legislatura.

Nell'anno 2010 ho espresso il concerto in ordine al conferimento di 75 uffici direttivi, mentre nel quadro della programmazione predisposta dall'ispettorato generale, l'ispettorato stesso ha eseguito 58 ispezioni ordinarie e 16 inchieste. Ho altresì ritenuto di dover esercitare l'azione disciplinare nei confronti di 59 magistrati per violazione dei doveri di diligenza, correttezza e laboriosità relativi a diverse ipotesi, tra le quali spiccano quelle relative a gravi e reiterati ritardi nel deposito delle motivazioni delle sentenze, che talvolta hanno determinato inaccettabili scarcerazioni di pericolosi criminali per decorrenza dei termini massimi di custodia cautelare. E questo, anche nell'ottica di contrastare ogni possibile fonte di lentezza o rallentamento dell'iter processuale.

In data 29 luglio 2010 è stato sottoscritto, dopo quasi 10 anni di attesa, il contratto collettivo nazionale integrativo del Ministero della giustizia, che contempla un nuovo ordinamento professionale del personale non dirigenziale del Ministero della giustizia in osservanza dei criteri stabiliti dal contratto collettivo nazionale di lavoro del 2007. Si tratta di un'importante innovazione che, nell'attuale situazione di insufficienza degli organici, offre uno strumento più moderno, flessibile ed innovativo per le attività di supporto alla giurisdizione quotidianamente svolta dal nostro personale amministrativo cui, anche in questa sede, va il mio sentito ringraziamento per l'impegno di cui ogni giorno dà prova, talvolta in condizioni operative di considerevole difficoltà.

Per questo considero soltanto un primo passo di valorizzazione della loro professionalità le procedure concorsuali che, in applicazione del nuovo contratto, attribuiranno le fasce economiche superiori nell'ambito di procedure che si sono concluse con tempi record grazie, ancora una volta, alla già citata informatizzazione della procedura di presentazione e valutazione delle domande relative a circa 40.000 dipendenti interessati.

Oltre a questo, l'amministrazione è impegnata nella realizzazione di un sistema di valutazione delle performance, coerente con il decreto legislativo n. 150 del 2009, che ha sostituito in tutto il comparto Ministeri il servizio di controllo interno con i nuovi organismi indipendenti di valutazione. Da una più precisa e misurabile valutazione ci attendiamo, nel prossimo futuro, ulteriori strumenti di analisi che possano consentire di individuare e superare le criticità della struttura ministeriale.

Con riguardo alla giustizia minorile, nel corso del 2010 si è assistito ad una sempre crescente propensione all'assimilazione, da parte dei minori, di comportamenti devianti diffusi, a volte particolarmente gravi, che suscitano allarme sociale nell'opinione pubblica. La conseguenza è stata che nel settore penale, accanto ai reati contro il patrimonio, si è registrata una significativa percentuale di reati legati all'uso e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Tale fenomeno ha reso necessaria una gestione trattamentale specifica ed ulteriori garanzie di sicurezza all'interno degli istituti.

I centri di prima accoglienza su tutto il territorio nazionale hanno raggiunto i 2.422 ingressi, con un decremento pari al 17 per cento rispetto all'anno precedente. Tale fenomeno costituisce un ennesimo effetto positivo del controllo delle politiche di immigrazione adottato dal Governo nel corso di questi due ultimi anni. Ed infatti, in relazione alla provenienza dei soggetti, secondo le categorie maggiormente rappresentate nelle statistiche, il decremento si riscontra in particolar modo per quanto riguarda i minori stranieri provenienti dal bacino del Mediterraneo. Una specifica va fatta per quanto concerne i minori romeni. Anche per essi si interrompe il trend in costante aumento degli ultimi decenni, registrandosi nell'anno appena trascorso una significativa flessione di presenze nei centri di prima accoglienza.

Negli istituti penali si è registrata una sostanziale stabilità degli ingressi, confermandosi così la progressiva diminuzione degli ingressi totali che persiste già da qualche anno, dovuta anche in questo caso al calo del numero di ingressi dei minori stranieri.

Per quanto riguarda il rapporto uomo-donna, calcolato sulla presenza media giornaliera, i dati indicano una netta prevalenza del genere maschile, con circa il 93 per cento sul totale.

Sul fronte dell'edilizia penitenziaria in ambito minorile, nell'ambito dell'attività di gestione degli immobili destinati ai servizi minorili, il Ministero della giustizia ha proseguito gli interventi di revisione e riattamento dei propri beni immobiliari al fine di razionalizzare gli spazi ed elevare gli standard di igiene e sicurezza, nonché di aumentare la funzionalità dei servizi attraverso la ristrutturazione degli immobili e la riattivazione di locali ed immobili in disuso.

Nel corso del 2010 il Dipartimento per la giustizia minorile ha acquisito una nuova struttura penitenziaria che da casa circondariale è diventata Istituto penale per i minori di Pontremoli. Tale istituto sarà l'unico ad accogliere l'utenza esclusivamente femminile e l'obiettivo sul quale si sta lavorando in progress è quello della definizione di un modello trattamentale imperniato sulla peculiarità dell'utenza e sul riconoscimento e cura della persona, con un'attenzione specifica alla funzione genitoriale e alla dimensione della legalità.

Inoltre, sono proseguiti i lavori per la ristrutturazione del tribunale per i minorenni di Caltanissetta, del centro polifunzionale minorile di Bologna, mentre sono in via di ultimazione i lavori che hanno interessato nel corso degli anni passati la scuola di formazione del personale di Messina e gli istituti penali per i minorenni di Lecce, Catanzaro e L'Aquila.

Negli obiettivi per l'anno 2011, assume primaria importanza la prosecuzione delle ristrutturazioni dei complessi minorili Ferrante Aporti di Torino e Cesare Beccaria di Milano e l'acquisizione della progettazione esecutiva relativa alla ristrutturazione dell'istituto penale Meucci e del centro di prima accoglienza di Firenze.

Nel settore internazionale, l'attività di questo anno si è sviluppata sulla scia della politica intrapresa con la Presidenza italiana del G8 giustizia del 2009 nella quale sono state valide, secondo i nostri interlocutori internazionali, le indicazioni e le strategie per la lotta alla criminalità organizzata.

Particolare attenzione è stata attribuita al Programma di Stoccolma, un programma di azione pluriennale dell'Unione europea approvato, come previsto, durante la Presidenza svedese del 2009, anche alla luce dei cambiamenti apportati dal Trattato di Lisbona. In tale ambito, nel contesto europeo, è stato posto l'accento sul problema del sovraffollamento carcerario e sulle sue possibili soluzioni; l'opportunità di affrontare tale tema a livello europeo ha riscosso consensi tra diversi Stati membri dell'Unione europea ed è stato approfondito nel corso di un incontro bilaterale con la vice presidente e commissario alla giustizia Viviane Reding, che ha fatto seguito ad una serie di incontri con gli omologhi ministri della giustizia dei Paesi europei, tra cui il ministro romeno Preodiu, il ministro belga De Clerck, il ministro britannico Clarke e il ministro ungherese Navracsics, nonché con i rappresentanti delle istituzioni europee e con il presidente della Commissione libertà civili, giustizia e affari interni dell'Unione europea López Aguilar. Non meno importante l'incontro con il neo nominato segretario generale del Consiglio d'Europa Jagland.

A livello bilaterale, ho inteso dare particolare risalto a Paesi quali gli Stati Uniti, la Federazione Russa, la Cina e Israele. L'ottimo rapporto creatosi con l'Attorney General Eric Holder prosegue sulla scia di una stretta cooperazione tra i due Paesi, concretizzatasi anche tramite contatti ed incontri negli Stati Uniti.

Intensi anche i rapporti con il ministro della giustizia russo Konovalov, rappresentante speciale del Presidente russo per i rapporti giuridici con l'Unione europea, nella prospettiva di sostenere la transizione della Russia verso una struttura organizzativa e legislativa più vicina al modello di Stato delle migliori democrazie occidentali.

Di rilievo la visita nei Territori palestinesi, a Tel Aviv e Gerusalemme, segno della politica di presenza dell'Italia nei due Paesi e dell'intenzione di sostenere le relazioni bilaterali nel settore della giustizia in una fase internazionale particolarmente delicata per il processo di pace in Medio Oriente. In particolare, gli incontri con gli omologhi Neeman e Khashan, organizzati d'intesa con il ministro Frattini, hanno gettato le basi per una maggiore intesa nel settore della giustizia con la definizione di memorandum di collaborazione con entrambi i Paesi.

Molto importanti i risultati raggiunti con le nuove potenze dei Paesi emergenti, e cioè Cina ed India. Con la Cina, in occasione della visita del premier cinese Jiabao, sono stati sottoscritti a Roma un trattato di estradizione ed un trattato di assistenza giudiziaria, ed è stato ottenuto un risultato straordinario, posto che il Governo cinese ha sottoscritto pochissimi accordi estradizionali.

Con l'India sono in via di definizione fra i nostri Ministeri della giustizia analoghi trattati di assistenza e di estradizione. Numerosi e proficui anche gli altri incontri bilaterali svolti, tra i quali merita una particolare citazione quello con l'alto commissario per i diritti umani Navi Pillay.

Particolare importanza hanno assunto anche i rapporti con il Messico, Paese con il quale sono stati sottoscritti accordi in materia di estradizione e di assistenza giudiziaria.

Di rilievo anche la partecipazione alla sessione plenaria delle conferenze di revisione dello statuto della Corte penale internazionale, che ha avuto luogo a Kampala, in Uganda, a fine maggio 2010.

Ho infine considerato un grande onore rappresentare il mio Paese alla sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sulla lotta al crimine organizzato tenutasi a New York nel giugno di questo anno, occasione che mi ha consentito di partecipare anche alle celebrazioni del decennale dell'adozione della Convenzione di Palermo sulla criminalità organizzata transazionale e relativi protocolli: un evento di alto livello dedicato alla figura del giudice Giovanni Falcone, alle cui idee ci siamo spesso ispirati per proporre le riforme che hanno trovato unanime condivisione in quest'Aula e positivo riscontro nelle attività di contrasto alla criminalità organizzata posta in essere dalla magistratura e dalle forze dell'ordine.

Riguardo agli interventi legislativi, parto dalla giustizia civile sottolineando che dell'inversione di tendenza registratasi nel corso del 2010 ho già riferito in apertura del mio intervento per assicurare il giusto rilievo ad una notizia così importante e positiva e frutto degli interventi già a regime, ma ulteriori miglioramenti mi aspetto in esito all'intensa attività svolta nel corso del 2010 per dare attuazione alle deleghe conferite al Governo per completare il quadro delle riforme della giustizia civile.

Con il decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, il Governo ha dato attuazione alla delega relativa all'introduzione in via generalizzata della mediazione come strumento di risoluzione alternativa delle controversie civili e commerciali. Si tratta di un'importante riforma, che ha introdotto per la prima volta nel nostro sistema giuridico un effettivo strumento generale alternativo alla via giudiziale per risolvere le controversie dei cittadini. È un'innovazione che ci ha chiesto l'Europa, e che introduce un diverso approccio culturale per la risoluzione delle liti. Sono convinto in tal maniera di avere creato uno strumento che possa anche ridurre i flussi di entrata delle controversie nel sistema giudiziario.

Sempre nel 2010, si è data attuazione alla delega prevista dall'articolo 65 della riforma del processo civile approvando il decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 110, che ha disciplinato l'atto pubblico informatico che consente ai notai di erogare atti mediante l'esclusivo utilizzo delle tecnologie informatiche. Contiamo sulla collaborazione del notariato italiano per realizzare un importante passo in avanti nella modernizzazione del sistema giuridico attraverso la dematerializzazione dei documenti comprovanti i traffici giuridici.

Sono lieto di annunciare infine che è imminente la presentazione al Consiglio dei ministri dello schema di decreto legislativo sulla semplificazione dei riti, che darà compiuta attuazione anche all'ultima delle deleghe conferite dal Parlamento al Governo in materia di riforma del processo civile. Grazie all'esercizio della delega, sarà possibile ricondurre le diverse decine di fattispecie previste dalla legislazione speciale ai tre riti contemplati dalla legge delega e disciplinati dal codice di procedura civile. Lo scopo è ovviamente quello di consentire all'interprete di individuare facilmente le regole applicabili, senza perdersi nei meandri della legislazione speciale e restituendo centralità al codice di procedura civile.

Abbiamo così completato, sostanzialmente nei tempi previsti, l'esercizio delle deleghe che in materia il Parlamento ha conferito al Governo, e con ciò abbiamo smentito tutte le Cassandre che si erano esercitate nell'affermare che, data la vastità del compito, non saremmo riusciti ad adempierlo.

Il Ministero della giustizia ha condiviso fattivamente la proposta contenuta nel disegno di legge n. 2364 sulla cosiddetta insolvenza civile, con la finalità di gestire al meglio le crisi di sovraindebitamento dei debitori civili e degli imprenditori non assoggettabili al fallimento. Si tratta di una platea molto ampia di imprese medio-piccole esposte alle esecuzioni individuali e senza alcuna possibilità di ristrutturazione del debito attraverso accordi assistiti o concordati di cui dispongono le imprese assoggettabili alle procedure fallimentari. La bontà della proposta è testimoniata dall'approvazione all'unanimità, sia del Senato che della Commissione giustizia della Camera dei deputati, dove attende di essere calendarizzata in Aula. L'obiettivo è quello di agevolare il superamento della crisi da sovraindebitamento dei soggetti non fallibili, deflazionando fortemente le pendenze delle procedure esecutive individuali e creando un circuito virtuoso in grado di recuperare importanti quote di mercato frequentemente gestite dal fenomeno dell'usura.

Nel 2010 è proseguito l'impegno straordinario del Ministero della giustizia, in perfetta sinergia con il collega Maroni, e quindi con il Ministero dell'interno, sul fronte della legislazione antimafia. Giova ricordare, infatti, che l'anno 2010 si è aperto con la seduta straordinaria del Consiglio dei ministri a Reggio Calabria e ha visto tra i primi provvedimenti un decreto-legge che ha scongiurato la scarcerazione di numerosi boss mafiosi quale conseguenza di un contrasto interpretativo sulla competenza per materia che rischiava di determinare l'annullamento di numerosissimi processi e la conseguente decorrenza dei termini di custodia cautelare per tutti gli imputati.

Il decreto-legge 12 febbraio 2010, n. 10, ha infatti introdotto disposizioni urgenti in ordine alla competenza per procedimenti penali a carico di autori di reati di grave allarme sociale. La norma ha chiarito che la competenza per la trattazione dei processi relativi ai reati di associazione di tipo mafioso, cioè il 416-bis, comunque aggravati, appartiene al tribunale e non alla corte d'assise, consentendo pertanto la serena trattazione dei processi in questione anche ove già incardinati innanzi alla predetta autorità giudiziaria.

L'aggressione ai patrimoni mafiosi è per il Governo lo strumento più efficace di lotta alle mafie, unitamente all'effettivo e rapido utilizzo dei patrimoni per finalità istituzionali e sociali. In questo quadro si inserisce in primo luogo l'istituzione dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, ad opera della legge n. 50 del 2010. L'Agenzia sta già operando per garantire una migliore amministrazione dei sempre più numerosi beni sottoposti a sequestro e consentirà una più rapida ed efficace allocazione e destinazione dei beni confiscati.

Con la legge n. 136 del 2010 è stato varato il Piano straordinario contro le mafie, contenente la delega al Governo per l'adozione del codice delle leggi antimafia, delle misure di prevenzione e delle certificazioni antimafia. La legge delega impegna infatti il Governo ad adottare il primo codice della legislazione antimafia e delle misure di prevenzione per portare a soluzione numerose questioni quali la pubblicità dell'udienza nel procedimento di prevenzione antimafia, la revocazione delle misure di prevenzione, i rapporti tra sequestro penale e sequestro di prevenzione, la tutela dei terzi, i rapporti tra la procedura di prevenzione e le procedure concorsuali, il regime fiscale dei beni sequestrati.

La legge contiene, inoltre, altre disposizioni immediatamente efficaci, quali quelle che inaspriscono la pena per il reato di turbata libertà degli incanti e introducono il nuovo reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente ed estendono e razionalizzano le operazioni sotto copertura.

Inoltre, i decreti legislativi 4 febbraio 2010, n. 14, e 9 settembre 2010, n. 162, attuando le deleghe conferite al Governo nel 2009, hanno istituito rispettivamente l'albo degli amministratori giudiziari e i ruoli tecnici della polizia penitenziaria. In riferimento all'albo degli amministratori giudiziari, noi attribuiamo particolare significato etico a ciò, perché afferma il principio che la mafia, la camorra e la criminalità organizzata non danno il lavoro, e lo Stato non lo toglie con i sequestri e le confische, ma vogliamo che le aziende sopravvivano al sequestro e alla confisca stessa dell'azienda.

In particolare, il provvedimento si segnala perché contempla la disciplina della banca dati nazionale del DNA e del laboratorio centrale del DNA, consentendo al dipartimento dell'amministrazione penitenziaria del Ministero della giustizia di dotarsi delle professionalità necessarie al funzionamento appunto del laboratorio centrale della banca dati nazionale del DNA, istituito presso il medesimo dipartimento. Le attività del laboratorio centrale permetteranno l'identificazione degli autori di delitti attraverso il semplice confronto dei reperti rinvenuti sulla scena del crimine con il DNA conservato all'interno della banca dati nazionale, nella quale affluiranno i dati relativi ai soggetti detenuti in via cautelare o definitiva per i reati di maggiore gravità.

Sarà così possibile una rapida identificazione del colpevole ed una maggiore speditezza delle attività d'indagine, con l'obiettivo di raggiungere un elevatissimo grado di sicurezza sociale. In Inghilterra, ad esempio, Paese che dispone di una banca dati del DNA fin dal 1995, proprio per effetto dell'operatività della predetta banca dati, la percentuale di identificazione di autori di reato è salita rapidamente dal 6 al 60 per cento del totale.

L'anno appena concluso ha segnato un decisivo avanzamento altresì delle tre linee di intervento su cui si articola l'azione del Governo nella delicata materia della gestione delle carceri: la deflazione dei flussi d'ingresso nel sistema carcerario e le misure alternative alla detenzione, il piano di interventi di edilizia penitenziaria, la rideterminazione della pianta organica della polizia penitenziaria.

Con la pubblicazione dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 marzo 2010 è stato nominato il commissario delegato per l'esecuzione degli interventi di edilizia penitenziaria di cui al cosiddetto piano carceri. Il 30 giugno 2010 il comitato interministeriale da me presieduto e composto dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e dal capo della Protezione civile, organo di vigilanza sull'attuazione del piano carceri, ha approvato il piano degli interventi che prevede la realizzazione di undici nuovi istituti carcerari e di venti nuovi padiglioni in ampliamento delle strutture carcerarie esistenti. Si è dato così avvio ad un intervento infrastrutturale senza precedenti nella storia della Repubblica, sia per l'entità degli investimenti - 675 milioni di euro - sia per la tempistica della loro esecuzione, l'arco di un triennio, e per la portata strategica volta a soddisfare un bisogno carcerario pari a circa 9.150 posti, in esecuzione della sola prima parte del piano.

Tra il mese di luglio 2010 ed oggi, sono state concluse quattro intese istituzionali tra il commissario delegato, le Regioni ed i Comuni interessati, intese che coprono circa il 75 per cento del volume complessivo degli investimenti previsti nel piano carceri, e nei prossimi giorni saranno finalizzate le residue intese con le altre Regioni interessate. Tali intese consentono la realizzazione degli interventi carcerari con le deroghe e varianti ai vigenti strumenti urbanistici che si rendono necessari. Il tutto secondo tempistiche e procedure di massima celerità e snellezza, sempre nel rispetto del dialogo con le autorità locali ed i soggetti cui è affidata la tutela dei regimi vincolistici del territorio. Senza tale regime derogatorio sarebbe stato impossibile, come lo è stato in passato, provvedere alla localizzazione dei nuovi interventi ed alle necessarie varianti propedeutiche all'esecuzione degli ampliamenti in tempi così straordinariamente ristretti.

In attuazione del piano carceri il commissario delegato, esercitando i poteri straordinari conferitigli, ha potuto richiedere ed ottenere la collaborazione di tutte le amministrazioni interessate, e in particolar modo del DAP, ed il Dipartimento provvederà entro la fine di questo mese alla progettazione definitiva di 19 nuovi padiglioni sui 20 previsti, senza ricorrere a professionalità estranee all'amministrazione e, quindi, con una straordinaria valorizzazione e ottimizzazione delle risorse in house e con un notevolissimo risparmio di spesa.

A partire dal prossimo mese di febbraio verranno attivate da parte del DAP le attività per le progettazioni preliminari dei nuovi istituti. Lo stesso ufficio del commissario delegato, articolato sulle figure dei soggetti attuatori e dei loro collaboratori diretti, è una struttura snella che opera secondo criteri di efficienza, economicità e per obiettivi.

Entro il primo semestre dell'anno 2011 verranno stipulati gli affidamenti per la realizzazione dei nuovi 20 padiglioni previsti dal piano carceri con relativa consegna dei cantieri ed avvio dei lavori. L'accelerazione delle procedure amministrative ha consentito altresì di raggiungere i primi obiettivi già nel 2010, ed altri ne verranno raggiunti già nel 2011.

Il 31 gennaio 2011 verrà ufficialmente inaugurato il nuovo carcere di Trento, già dal mese di dicembre in parziale attività, con una capienza di 250 posti, a fronte della dismissione di strutture carcerarie limitrofe ormai inidonee e prive dei requisiti di economicità e di efficienza, e dopo verrà posta la prima pietra di un nuovo padiglione a Piacenza; si tratta di un incremento di circa 1.100 posti carcerari. Un ulteriore incremento di 2.900 posti conseguirà dalla ultimazione dei lavori - lavori in corso - negli istituti di Ariano Irpino, Carinola, Modena, Cremona, Terni, Frosinone, Pavia, Santa Maria Capua Vetere, Nuoro, Agrigento, Voghera, Biella, Saluzzo e Gela, e sul piano della riprogettazione della pianta organica della polizia il DAP ha portato a termine i concorsi pendenti e ha dato corso all'immissione dei vincitori in graduatoria nell'amministrazione penitenziaria.

Come già detto, con la legge n. 199 del 2010 è stata autorizzata l'assunzione di nuove 1.800 unità di polizia penitenziaria a copertura dell'aumentato fabbisogno connesso al fisiologico avvicendamento ed alla apertura delle nuove strutture carcerarie. Per altro verso, la Cassa ammende ha finanziato fondamentali progetti mirati al recupero dei ristretti anche tramite l'attività di nuovi posti di lavoro presso le case circondariali, consentendo così l'attuazione della funzione della pena in chiave di rieducazione, risocializzazione e recupero dei ristretti. E non va sottaciuto neanche l'impegno nella gestione delle misure di esecuzione esterna, che coinvolgono complessivamente 16.084 detenuti, con un incremento del 29,5 per cento rispetto al 2009, destinato ad una ulteriore crescita per gli effetti della legge n. 199 del 2010, e che sono sottoposti a misura alternativa alla detenzione.

Di rilievo nel settore anche due interventi legislativi, e cioè quello relativo all'esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori ad un anno - e ribadisco che per i detenuti stranieri il beneficio sarà concedibile solo in presenza di un domicilio effettivo - e il decreto legislativo 7 settembre 2010, n. 161, che attua la decisione europea in materia di trasferimento delle persone condannate. L'Italia è il primo Stato ad avere dato attuazione a questo importante strumento di cooperazione giudiziaria, che consentirà di trasferire le persone condannate dal nostro Paese verso lo Stato membro di cittadinanza e viceversa per l'esecuzione delle pene detentive.

Grazie al principio del mutuo riconoscimento delle decisioni delle autorità giudiziarie degli Stati dell'Unione europea, per la prima volta il trasferimento potrà avvenire senza un previo accordo con lo Stato estero di cittadinanza del condannato e senza il consenso della persona. Si realizza così un duplice obiettivo: da una parte, si consente al condannato di scontare la pena detentiva in un contesto, e cioè lo Stato di cittadinanza, che ne agevola il reinserimento sociale, familiare e lavorativo; dall'altra, insieme alle altre misure contenute nel piano carceri, si avvia a soluzione lo storico problema della tensione detentiva, riducendo il numero degli stranieri detenuti in Italia.

Nell'avviarmi alle conclusioni, onorevoli senatori, mi sia consentito di ringraziare i miei sottosegretari, il senatore Caliendo e la senatrice Alberti Casellati, per la collaborazione che mi hanno dato, e il Parlamento, per il sostegno che ha voluto concedermi. Le considerazioni che vi ho appena esposto offrono sinteticamente il quadro complessivo dell'azione del Governo, riferito sia alle iniziative normative che all'impegno organizzativo e esecutivo. Il complesso di questi interventi ha già determinato, non senza fatica e difficoltà, positivi risultati, che devono essere ulteriormente rafforzati e consolidati con la prosecuzione delle iniziative finalizzate alla razionalizzazione e all'innovazione, per garantire quel cambio di passo che il Paese ormai attende da troppo tempo.

Tanto abbiamo fatto in questi due anni e mezzo di governo del Paese anche in materia di efficienza e miglioramento del servizio giustizia. Riconosco tuttavia che non c'è ancora stata quella riforma radicale del sistema giustizia che pure in questo anno avevamo intenzione di fare: lo hanno impedito l'evoluzione del quadro politico nel secondo semestre dell'anno appena trascorso e le tensioni dell'ultima parte del 2010, che hanno ritardato la presentazione in Parlamento di una serie di proposte di legge che continuiamo a sostenere per perseguire gli obiettivi dell'efficienza del sistema giudiziario, della competitività del Paese e della trasparenza delle dinamiche commerciali. Ma non abbiamo certamente rinunciato alle nostre idee: in questa sede propongo oggi un'agenda alternativa che ritengo possa essere ampiamente condivisa, e che vede tra gli obiettivi da raggiungere lo smaltimento dell'arretrato civile, la riforma della magistratura onoraria, la riforma delle associazioni non lucrative, cioè del no profit, senza certo abdicare sulla riforma delle intercettazioni e su quelle costituzionali (ma quelle non ritengo possano essere ampiamente condivise).

L'attuale congiuntura economica - che ha già imposto l'adozione di misure finanziarie di particolare rigore - rende ormai indilazionabile un'inversione significativa della tendenza all'aumento della durata dei procedimenti civili, durata che va ricondotta entro tempi ben più ridotti di quelli attuali, consolidando i risultati ottenuti con le iniziative legislative ordinarie, che hanno determinato quella storica inversione di tendenza cui ho fatto già riferimento: questo lo definirei il tema principale. Tutti questi progetti sono stati e sono spesso ostacolati fisiologicamente dall'estrema complessità delle questioni da affrontare, dalle difficoltà economiche e di bilancio e dallo schema di un bilancio troppo rigido e vetusto, ma sono anche contrastati patologicamente da un clima di eccessiva polemica politica, da sospetti, reticenze e resistentza all'innovazione ed al cambiamento, che promanano anche dall'interno del sistema giudiziario, che in numerose sue componenti è apparso arroccato nella difesa dell'esistente.

Noi oggi di questo siamo ancor più consapevoli, così come sappiamo che le attuali tensioni del quadro politico aggiungeranno ulteriori difficoltà ed altri ostacoli sul cammino già tracciato delle riforme necessarie. Ma siamo anche consapevoli che il processo di revisione del sistema giudiziario deve proseguire nel solco già tracciato, poggiando le sue basi sul senso di responsabilità di tutti i parlamentari, che in più di un'occasione hanno votato a larga maggioranza, e qualche volta all'unanimità, gli interventi proposti in materia dal Governo, nella certezza che ridare efficienza al sistema giudiziario è e rimane una priorità costituzionale, sociale e anche economica per il nostro Paese, per l'Italia intera. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP e dai banchi del Governo. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Colleghi, avverto che le proposte di risoluzione dovranno essere presentate entro la fine della discussione generale.

Dichiaro aperta la discussione sulla relazione del Ministro della giustizia.

È iscritta a parlare la senatrice Della Monica. Ne ha facoltà.

DELLA MONICA (PD). Signor Ministro, le sue prime comunicazioni furono accolte con uno spirito di apertura, con la speranza che davvero potesse cambiare il clima e soprattutto che un cambiamento di clima potesse favorire le necessarie realizzazioni di concreti interventi sul terreno della giustizia. Ora tutti in questa Aula sanno che il bilancio di questi anni è in rosso, che presenta un pesantissimo saldo negativo e che quindi amministrare giustizia in modo efficace nell'interesse dei cittadini e delle imprese è diventato ancora più difficile. C'è spesso un abisso, in questo caso una divaricazione, che - mi sia consentito - rasenta la schizofrenia, tra le comunicazioni del Ministro sulla giustizia e le asprezze sulla realtà quotidiana della giustizia ordinaria. Basta la descrizione in termini oggettivi delle condizioni in cui versano gli uffici giudiziari, cui non servono certamente soluzioni di emergenza che tengono insieme, com'è stato detto, con spago e chiodi, la struttura organizzativa degli uffici giudiziari.

Il Partito Democratico ha avanzato, e ripresenta oggi, proposte meditate sulla geografia delle sedi giudiziarie, sull'organizzazione, sull'informatizzazione e sulla destinazione di personale in mobilità, che, se accolte, sarebbero certamente capaci di far utilizzare al meglio le limitate risorse di cui l'amministrazione dispone e anche di recuperare soldi attualmente spesi male a dispetto della crisi economica del Paese, crisi di cui, signor Ministro, noi siamo profondamente consapevoli. Per questo le chiediamo di rispondere effettivamente a ciascuna delle nostre proposte.

Il sistema giustizia e la disfunzionalità che lo caratterizza continuano a rappresentare per l'Italia un pesante costo. La giustizia è al collasso e imprese e sviluppo ne risentono profondamente. Richiamo al riguardo non solo il Rapporto CENSIS del 2010, ma anche quello della Banca mondiale del 2011 che indica i Paesi in cui è attualmente vantaggioso investire, e che colloca ancora l'Italia all'80º posto su 183: scalata a metà classifica dal 156º posto, che non può certo consolare. Zambia, Mongolia, Ghana e Ruanda continuano a precederci. L'Italia infatti figura tra le pratiche pessime quanto a durata della procedura: 1.210 giorni necessari per recuperare un credito, con una stima di Confartigianato che calcola che i ritardi costino alle imprese circa 2,3 miliardi di euro. Una tassa occulta pari a 371 euro per azienda, che ricade su imprenditori, fornitori, clienti e consumatori, con una disomogeneità dei processi su tutto il territorio nazionale.

Una giustizia ritardata, signor Ministro, equivale a giustizia denegata, ed è anche un costo per lo Stato.

Presidenza della vice presidente MAURO (ore 17,25)

(Segue DELLA MONICA). Basti pensare che vengono destinati circa 250 milioni di euro per le richieste di indennizzo per violazione del termine di ragionevole durata del processo avanzate in base alla legge Pinto, importo che registra una crescita media annua del 40 per cento, con un aumento del contenzioso dai circa 5.000 ricorsi del 2003 agli oltre 34.000 del 2009.

Le cause che hanno determinato, e che tuttora determinano, una situazione di crescente giacenza di processi e di arretrato sono molteplici: dall'eccessiva litigiosità a procedure farraginose; da inutili formalismi ad un enorme numero di procedimenti, sia nel penale che nel civile, che non riesce ad essere smaltito; dalla carenza di organico alla cattiva dislocazione e organizzazione degli uffici; dall'eccessivo numero di avvocati in Italia ad una non sempre adeguata organizzazione di taluni uffici giudiziari.

L'eccessiva litigiosità è confermata dalle ricerche del CEPEJ del 2008 e del 2010, da cui risulta che l'Italia ha il maggior numero di controversie per abitante. In particolare, i magistrati italiani devono dare risposta ad un contenzioso civile che è il terzo in Europa ed è quasi il doppio rispetto a quello degli altri Paesi dell'Unione europea, mentre la produttività pro capite dei giudici italiani è ai primi posti in Europa, pari a circa il doppio di quella degli altri grandi Paesi e ai primissimi posti anche nel settore penale, malgrado la diversità dei sistemi europei e le problematiche relative alla loro comparabilità.

Le numerose e gravi patologie che affliggono la giustizia in Italia impongono di fissare delle priorità, di trovare soluzioni e rimedi ormai indifferibili che, aggiunti alle riforme sostanziali e processuali, possano ricondursi a linee strategiche, che il Governo inspiegabilmente rifiuta di adottare, facendo sospettare più che fondatamente che vi sia un interesse a non voler restituire efficienza alla giustizia. Finora il Governo, ad oltre due anni e mezzo dal suo insediamento, nonostante gli annunci e le molte promesse, non ha affrontato alcun problema, dimostrando di non disporre di una strategia e comunque di non voler dotare il comparto giustizia delle risorse ad esso necessarie. Ne è prova la legge di stabilità, che non prevede misure specifiche per l'amministrazione della giustizia. Manca una proposta anche parziale che faccia intravedere ai cittadini, così come al personale del comparto giustizia, che il Governo ha un concreto indirizzo politico per il miglioramento della sicurezza pubblica e per la risoluzione delle gravi inefficienze che ancora caratterizzano l'amministrazione della giustizia nel nostro Paese.

La legge di bilancio, per quanto concerne gli stanziamenti che insistono sullo stato di previsione del Ministero della giustizia, ha operato un taglio per il 2011 di oltre 231 milioni di euro, che si accentua per le previsioni concernenti il 2012 e il 2013: riduzione significativa suscettibile di determinare un forte decremento dello standard qualitativo dell'amministrazione della giustizia, se solo si considera che a tale missione sono ricondotti quattro programmi cruciali, come quelli dell'amministrazione penitenziaria, della giustizia civile e penale, della giustizia minorile e dell'edilizia giudiziaria penitenziaria e minorile.

Signor Ministro, la drammatica sequenza dei tagli imposti dal Governo alle risorse della giustizia (20 per cento nel 2009, 30 per cento nel 2010, 40 per cento nel 2011), secondo gli impegni presi dal Ministero della giustizia, avrebbe dovuto essere compensata dalla creazione del cosiddetto Fondo unico giustizia. In occasione dell'approvazione del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito nella legge n. 133 del 6 agosto 2008, a fronte dei tagli subìti e delle drammatiche prospettive per il futuro, lei, signor Ministro, insieme al ministro Maroni, ha assicurato che i tagli dei rispettivi Ministeri sarebbero stati riassorbiti tramite la creazione di un fondo di cui all'articolo 61 del citato decreto-legge n. 112 del 2008, quantificato, in sede di dichiarazione fatta da voi Ministri, in oltre un miliardo di euro, in cui avrebbero dovuto confluire tutte le somme di denaro sequestrate e i proventi derivanti dai beni confiscati.

Il Governo, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 aprile 2010, sulla base delle entrate affluite all'esercizio 2009, ha determinato in 158 milioni di euro la quota delle risorse del Fondo unico giustizia. Nel frattempo, un decreto interministeriale ha provveduto alla ripartizione dei 158 milioni di euro disponibili; avendo il Ministero dell'economia per il 2009 rinunziato alla sua quota, 79 milioni di euro sono stati assegnati al Ministero della giustizia e altrettanti al Ministero dell'interno.

Peraltro, il decreto di ripartizione dei fondi dell'aprile 2010 non è stato approvato dalla Corte dei conti. Si è resa necessaria una rielaborazione, con la previsione del 49 per cento a testa per Giustizia e Interno e del 2 cento all'Economia. Ancora oggi - come ha affermato il capo dipartimento dell'organizzazione della giustizia nell'intervista rilasciata a «Il Sole 24 ORE» del 10 gennaio 2011 - Equitalia, che gestisce il FUG, sta aspettando che la Ragioneria dello Stato emetta l'ordine di accredito per incassare la sua quota di spettanza del Governo. Del miliardo di euro di cui parlarono i Ministri restano, quindi, solo 158 milioni di euro che ancora devono essere spesi. Resta una vicenda che molto racconta dell'inefficienza amministrativa e legislativa di questo Governo.

Signor Ministro, sto per preannunziare la presentazione di una risoluzione del Partito Democratico che affronta tutti i problemi, quali i tempi del processo, l'organico degli uffici giudiziari, l'organico del personale amministrativo, l'organizzazione, la magistratura ordinaria, l'informatizzazione, l'avvocatura, l'atteggiamento del Governo e della maggioranza, la giustizia civile, le controversie del lavoro, la media conciliazione, la corruzione, la criminalità organizzata, il carcere. Di fronte a tutti questi gravissimi problemi le sue dichiarazioni, Ministro, non ci hanno convinto. Non c'è nulla che consenta di comprendere che si è messo mano, con una buona politica, ai meccanismi processuali, all'organizzazione, ai numeri, alla qualificazione del personale. Non solo non sono state fatte grandi cose e non sono state messe in cantiere, ma non sono state neppure fatte piccole cose. Le sue iniziative, signor Ministro, hanno una ispirazione che riflette priorità che ci sembrano assai diverse dalla celerità e dall'efficacia del processo. Ed è proprio per questo, per la loro distanza e per la loro eccentricità rispetto alle questioni reali della giurisdizione penale, che alcuni progetti di legge, invece di porre riparo al disastro, sono finiti anch'essi in un pantano.

Signor Ministro, questo è ciò che intendevamo sottolineare, e lo faremo con una nostra risoluzione. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Pardi).

PRESIDENTE. Colleghi, sospendo la seduta per qualche minuto.

(La seduta, sospesa alle ore 17,34, è ripresa alle ore 17,53).

Onorevoli colleghi, riprendiamo i nostri lavori.

Informo l'Assemblea che la senatrice Della Monica ha avuto un malore, ma si è ripresa ed è stata affidata alle cure dei nostri medici. A nome di tutta l'Assemblea, formulo i migliori auguri di pronto ristabilimento.

Riprendiamo la discussione sulla relazione del Ministro della giustizia sull'amministrazione della giustizia.

È iscritta a parlare la senatrice Allegrini. Ne ha facoltà.

ALLEGRINI (PdL). Signora Presidente, onorevole Ministro, esprimerò poche essenziali considerazioni, nei brevi minuti che mi sono stati concessi. La sua relazione cade in un momento politico in cui il livello di polemica tra magistrati e maggioranza è talmente alto da non consentire a nessuno di esimersi dal supporre e anzi dal convincersi che se non si mette la parola fine a questo stato di tensione e di interferenza tra poteri dello Stato si rischia seriamente di compromettere definitivamente l'impianto della democrazia italiana e, con esso, la fiducia del popolo nella politica e nelle istituzioni.

Chiunque abbia rispetto del popolo (sia che abbia conquistato il mandato vincendo le elezioni o vincendo un concorso e percependo uno stipendio pubblico) non può partecipare a questo barbaro esercizio che porterà inevitabilmente all'amara constatazione che l'uso improprio della politica e della giustizia aprirà un'autostrada a poteri economici forti, non controllabili, che magari trovano sponda nella illegalità delle mafie internazionali, che rischiano di affermare il proprio primato se la politica e la magistratura continueranno a valicare ogni limite consentito. Questo proprio nel momento in cui, ministro Alfano, grazie a lei e al ministro Maroni, si è inferto un colpo letale alle organizzazioni criminali italiane storicamente organizzate e ramificate. Grazie, per esempio, alla conferma di tanti 41-bis: sanno bene la Bicamerale antimafia e le procure interessate come in passato, viceversa, si sia allentata la presa con la cancellazione di centinaia di misure di carcere duro, forse alla luce della ormai tristemente famosa trattativa tra Stato e mafia. Grazie, ancora, alla confisca di milioni di euro di patrimonio illecitamente costituito da tali organizzazioni (altro che deriva della riforma dello scudo fiscale!). Grazie alla meravigliosa opera delle forze dell'ordine e di magistrati capaci che, essendo quelli di prima, evidentemente aspettavano solo di essere meglio indirizzati, sollecitati e organizzati.

La verità è che, per dirla brutalmente, ogniqualvolta - spesso con qualche goffaggine di troppo, va riconosciuto - si è messo mano ad una riforma scomoda (processo breve, intercettazioni, legittimo impedimento), puntualmente coloro che sono tenuti ad applicare la legge e che si dovrebbero astenere dal resto, si sono viceversa dati da fare per influenzare il contenuto della stessa prima ancora che le Camere la approvassero. (Applausi della senatrice Rizzotti).

La nostra Costituzione contiene saldi meccanismi e figure di garanzia. Io, da parlamentare e da cittadina, ho piena fiducia nel Presidente della Repubblica e nella Corte.

Giocando sull'equivoco della questione morale, da una parte il Parlamento a causa di pochi si è indebolito e, dall'altra, una fascia ristretta ma rumorosa di magistrati (che dovrebbero invece far tesoro delle sublimi doti del silenzio e della riservatezza) ha cercato di affermare il potere della giustizia e non la giustizia in quanto tale contro i corrotti o presunti tali.

Colleghi senatori, siamo stati noi a ridurci stipendio e privilegi che erano agganciati a quelli dei magistrati quasi pervasi da un senso di colpa. La stessa cosa, vale la pena di ricordarlo, non è stata fatta per i magistrati. Del resto, colleghi, non basta diminuirsi lo stipendio o un'auto blu per riacquisire la credibilità che qualcuno, pochi dal di dentro con comportamenti esecrabili e qualcun altro da fuori, strumentalmente sta minando. Il Parlamento, che al contrario dei magistrati, deve parlare il più possibile al popolo, ha il dovere di fare le riforme attese e fare le scelte indifferibili.

Una riforma complessiva della giustizia, quindi, che contenga tutti i temi da lei sapientemente trattati nella relazione, signor Ministro. Una riforma vera, che tenga conto innanzi tutto delle esigenze del cittadino (semplificazione dei riti, brevità dei processi, certezza della pena) e che, in parallelo, dispieghi i suoi effetti nei campi contigui a cominciare dalla magistratura onoraria, fino ai problemi del personale e dell'edilizia carceraria. Una riforma che tenga decisamente conto, in fase preparatoria, delle esigenze degli attori: magistrati, avvocati, personale amministrativo, forze dell'ordine e Polizia penitenziaria ma che, alla fine, consista in una vera e propria scelta politica, intesa come le politiche in materia di giustizia che questo Governo intende proporre e la maggioranza parlamentare approvare.

Il punto di mediazione deve essere il più alto possibile, ma non deve pregiudicare la identità e la riconoscibilità della scelta. Intendo dire che una mediazione ben fatta diminuirà la tensione e lo scontro sociale nel Paese, ma anche che, essendo su alcuni temi, quali ad esempio la separazione delle carriere o la riforma del CSM, la posizione della maggioranza diametralmente opposta a quella della sinistra, ci aspettiamo (gli italiani si aspettano) che la scelta finale sarà riconoscibile ed identificabile, cioè quella che abbiamo indicato nel programma ai nostri elettori che anche per questo ci hanno portato in maggioranza in Parlamento e al Governo del Paese.

Signor Ministro, va dato atto che lei sta lavorando, come mai era stato fatto, alla digitalizzazione della giustizia, all'informatizzazione del processo e alla soluzione, valutando ogni opportunità, dei problemi dell'edilizia carceraria ai quali annetto grande importanza come premessa (non corollario) della riforma complessiva. Quanto alle immunità, tutto ciò che si può dire provoca scandalo, ma ho sempre pensato, comunque, che nessuno si scandalizzerebbe se ripristinassimo le norme previste dai Padri costituenti.

Voglio fare infine un accenno, in questo brevissimo intervento, alla necessità di responsabilizzare i giudici. Non mi riferisco solo agli errori, ma alla scansione dei tempi dei processi. Bene lei ha fatto ad inviare in diverse occasione degli ispettori, ma è altrettanto vero che la necessità di personale nei tribunali, unita ad una redistribuzione e organizzazione del lavoro e degli uffici, è una esigenza primaria e non pretestuosa anche se non generalizzata.

Infine, la ringrazio sinceramente, signor Ministro, per la lucidità e l'onestà della sua relazione che fotografa una realtà che necessita di un intervento forte e radicale che lei non ha mai negato e che sono certa non mancherà in questa legislatura, come non è mai venuto meno in questi mesi (i risultati sono sotto gli occhi di tutti) il suo impegno e quello del Governo in un Ministero chiave per la sicurezza del cittadino, per l'unità del Paese e la coesione sociale nell'affermazione di quei valori che caratterizzano, come in passato, l'intera azione del centrodestra. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Boldi. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Benedetti Valentini. Ne ha facoltà.

BENEDETTI VALENTINI (PdL). Signora Presidente, onorevole Ministro, l'esiguità dei tempi a disposizione e il temperamento di franchezza mi inducono ad affrontare immediatamente i quattro - cinque temi che più mi stanno a cuore. Prima però desidero premettere la piena solidarietà politica e la condivisione rispetto ai toni, all'impostazione e alla filosofia che hanno ispirato e stanno ispirando la conduzione del suo Ministero, sia sotto il profilo della giustizia strettamente intesa, sia sotto il profilo del sistema penitenziario e carcerario, in particolare, che rappresentano una parte molto importante, delicata ed avvertita dei nostri problemi.

Questa affermazione può sembrare scontata da parte di un collega di maggioranza, e forse lo è; anzi, desidero che lo sia in un momento in cui le analisi e gli approcci divergono fortemente ed in cui una parte, ormai non marginale, della magistratura sta facendo - a quanto pare - tutto il possibile per diminuire il proprio tasso di credibilità e di affidabilità da parte dell'opinione pubblica. Dico ciò con particolare dolore ma con franchezza.

Le riforme di sistema, dunque, assurgono ad una priorità - piaccia o meno - anche se non sono quelle che influiscono direttamente sulla quotidianità della vita giudiziaria del singolo ufficio e dei problemi.

Per comodità e sintesi dico che nelle settimane scorse l'Associazione nazionale magistrati, per la quale parlano sempre le stesse persone (loro che criticano il ceto politico di essere sempre uguale a se stesso e di non volere avvicendamenti), che prendo ad esempio per comodità di contrapposizione, ha proposto delle medicine che sono il contrario di quello che io, modestamente, sostengo. Il Presidente di quella organizzazione ha semplificato brutalmente i problemi proponendo il taglio delle cause inutili, il taglio dei tribunali inutili, il taglio delle spese inutili. Tutti tagli: ma guarda un po'! Di solito si fa polemica contro questo Governo per tale motivo, e invece, in questo campo, si invocano tagli.

Ebbene, io affermo tutto il contrario: sì alle cause utili, perché sono utili le cause, quando arrivino ad un risultato e siano eseguibili nelle pronunce che le concludono. Quindi sì, senz'altro, alla semplificazione dei riti, che rappresenta la vera sfida. In anni passati e con altri Governi, invece, si è fatto esattamente il contrario. Oggi ci troviamo a dover semplificare drasticamente la giungla dei riti, mentre in passato si andavano invocando riti differenziati e sezioni specializzate su sezioni specializzate. Sono tutti errori gravissimi, ai quali oggi dobbiamo porre rimedio.

È necessario mutare profondamente la disciplina dell'esecuzione, perché non vale niente una sentenza che alla fine arrivi, se non può essere eseguita, e studiare nuove garanzie preventive del sistema contrattuale, perché non si vada ad invocare una tutela che poi la giustizia non è in grado umanamente di assicurare e anche -perché no? - sistemi di certificazione del fatto che sia stato cercato prima il componimento.

Signor Ministro, al riguardo richiamo la sua attenzione, perché vi è un punto soltanto sul quale l'analisi dell'intera Commissione giustizia del Senato (e quindi non solo la mia) diverge da quella che ci è stata porta, vale a dire quello relativo alla obbligatorietà della media-conciliazione. Nel merito, mi affido alla sua comprovata attenzione: mentre si invoca un rinvio congruo (che anche io sicuramente chiedo) dell'entrata in vigore della norma che specificamente attiene all'obbligatorietà della media-conciliazione, si pone un insieme di richieste di modificazione che anche per brevità sono sintetizzate in un mio disegno di legge, largamente condiviso da molte categorie di operatori giudiziari e credo da larga parte - non voglio dire dalla totalità - della Commissione giustizia del Senato. D'altra parte, in sede di parere, la 2a Commissione permanente si era chiaramente espressa per la non obbligatorietà della media-conciliazione, che peraltro non ci viene imposta da alcuna norma europea e neanche dalla legge delega.

Dunque, dico sì alle cause utili: il fatto di «ramazzare via» le cause, impedendo che esse si radichino, è semplicemente un modo di denegare giustizia senza trovare forme alternative. Mentre lodo moltissimo l'azione del Ministro che studia il possibile e l'impossibile, con sforzi di fantasia, per l'abbattimento dell'arretrato, senza eliminare il quale ogni nostra riforma non avrebbe prospettiva di successo.

Contrariamente all'Associazione nazionale magistrati, dico invece sì ai tribunali (come è noto, questa è la mia filosofia) che sono utili non agli avvocati o ai giudici, ma ai territori ed alle popolazioni perché c'è bisogno di prossimalità al cittadino. Vero è che, se si avesse coraggio e senso del territorio, bisognerebbe riequilibrare le competenze demografiche e territoriali scorporandole da quelli troppo grandi ed oberati ed accorpandole a quelli minori finitimi, così da creare una corretta e razionale distribuzione del carico mantenendo la prossimalità ai cittadini ed anche il patrimonio istituzionale dei territori.

Dico sì alla circuitazione dei magistrati, che ben possono svolgere il loro ufficio, in maniera anche mobile, e anche allo studio (con tutte le garanzie costituzionali del caso), a cura dell'organo di autogoverno, di un metodo per il quale si possano prevedere assegnazioni e destinazioni d'autorità sulla base di criteri prestabiliti ed oggettivi. Si è già verificato il tipo di abusi cui si è arrivati, con conseguenti ingiuste scoperture di uffici non graditi o per i quali non vi sono le domande.

Ancora, dico sì alle spese che sono investimenti utili: plaudo al coraggioso programma di informatizzazione che si sta estendendo, con una rapidità mai registrata, a tutti gli uffici giudiziari italiani, naturalmente in attento ed oculato equilibrio rispetto alla documentazione tradizionale per tutelarsi di fronte ai pericoli che, come noto, oggi l'informatica può innescare con conseguenze addirittura ingovernabili.

Dico sicuramente sì anche al fatto di dotare gli uffici giudiziari o gli uffici del giudice (potete definirli come volete) con l'apporto di laureati, di praticanti, che vengano ad irrobustire le forze, che diano una mano negli uffici. Ben vengano! Recentemente gli avvocati, nei loro congressi, si sono dichiarati disponibili. Si tratta di una cosa virtuosa che può servire alla formazione professionale e a dare un'ulteriore spinta al buon funzionamento degli uffici.

Sottolineo anche la grande responsabilizzazione dei responsabili e dei dirigenti degli uffici sul piano dell'organizzazione e del management: ormai chi è a capo di un ufficio giudiziario deve essere soprattutto un organizzatore, che mette a verifica la produttività della propria struttura.

Dico sì ad una magistratura onoraria, rivista nelle normative, nell'organizzazione, nell'utilizzo e nella distribuzione. Anche sotto questo profilo, il ceto forense ha dato la più ampia disponibilità, perché ormai tutti siamo convinti che i ranghi della magistratura onoraria, se verificata, controllata, incentivata, selezionata, possono rappresentare un ausilio insostituibile sul piano quantitativo e qualitativo alla risposta di giustizia che dobbiamo dare.

Infine, è tempo, nonostante tutte le nostre polemiche, che sia varata la riforma forense, rispetto alla quale, se ho letto bene le proposte di risoluzione dei Gruppi nostri avversari, vedo una grande e palese contraddizione, dal momento che vanno blaterando contro l'eccessivo numero di avvocati, che sarebbe una delle cause del malfunzionamento della giustizia, e poi hanno fatto polemica durante tutta la discussione relativa alla legge forense perché si diceva che si volevano chiudere i ranghi e fare una chiusura corporativa dei ranghi dell'avvocatura medesima.

Concludendo, come ha potuto notare, signor Ministro, con grande franchezza, con spirito che ci proviene da esperienza vissuta oltre che da dibattito approfondito in anni di confronto politico, diciamo un sì a tutte le sue indicazioni e, soprattutto, ai primi importanti risultati che lei, il nostro Governo, sta ottenendo, pur rispetto e di fronte alle enormi difficoltà che dobbiamo fronteggiare per arrivare all'effettività della sanzione e del sentenziato, che le pronunce siano non soltanto dei pezzi di carta, ma siano, in tempi ragionevoli, delle risposte reali alle controversie che i cittadini vogliono risolvere civilmente, come in ogni Paese avanzato, e non affidandosi ad altri strumenti che farebbero fare un salto all'indietro alla nostra civiltà. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Galperti. Ne ha facoltà.

GALPERTI (PD). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli senatori, mi sembra che la relazione di rito, annuale, sullo stato della giustizia sia inversamente proporzionale, nella sua lunghezza, ai fatti, agli obiettivi, alle cose concrete conseguite. Mi pare quest'anno che anche la difesa dell'ottimo senatore Benedetti Valentini mostri qualche difficoltà, e la stessa baldanza del Ministro - lo dico con rispetto - che avevamo riscontrato negli anni scorsi registri qualche cenno di disincanto. D'altronde, potrebbe essere diversamente quando una maggioranza fortissima in un anno si scioglie come neve al sole, evidenziando talune difficoltà che, al di là del dibattito sulla politica, quando ci si misura sui fatti concreti, dimostrano tutta la gravità della situazione?

Al di là dell'azione di governo meramente amministrativa dei tanti che credo lavorino al Ministero (ci associamo in un ringraziamento per il lavoro svolto), è fuori dubbio che veniamo da un anno in cui il Parlamento e il Governo sono stati ancora stressati su alcuni temi quali la sospensione del processo, il legittimo impedimento, la costituzionalizzazione del lodo Alfano, mentre purtroppo tutte le questioni che elencava il senatore Benedetti Valentini in precedenza, dopo tre anni, sono al palo e vengono ripetute di anno in anno con una cadenza che non ci fa però pensare a nulla di buono.

Mi riferisco alla riorganizzazione degli uffici giudiziari, su cui abbiamo un'idea diversa da quella sentita prima; mi riferisco al disegno di legge sulla corruzione, peraltro d'iniziativa della maggioranza; mi riferisco alla semplificazione dei riti, che per l'ennesima volta è stata citata in una relazione; mi riferisco alla più volte annunciata iniziativa della maggioranza in materia di diritto di famiglia; mi riferisco alla riforma della magistratura ordinaria, nuovamente riproposta come indicazione delle cose da fare in futuro (e siamo - credo - alla quarta o quinta proroga). Persino la riforma della professione forense, dopo essere stata approvata dal Senato, resta al palo. Per non parlare del piano carceri, circa il quale forse oggi si è appreso che siamo in prossimità della stesura di un progetto preliminare, tant'è vero che anche quest'anno abbiamo dovuto varare un provvedimento che, andando ad intervenire sulla parte finale della pena, cercava in qualche misura di lenire una situazione davvero insopportabile.

Quindi, questo è, a mio avviso, quello che appare: una ripetizione di cose in relazione alle quali ci si propone di raggiungere gli obiettivi ed un risultato, un fatturato di azioni d'iniziativa politica davvero poco soddisfacente, tant'è vero - e questa può essere, forse, la buona notizia - che le grandi riforme (che riguardano il rapporto tra autorità giudiziaria e polizia giudiziaria, la separazione delle carriere e, infine, l'altro terzo cardine più volte invocato, la discrezionalità dell'azione penale) quest'anno le abbiamo viste - se non ho ascoltato male - espunte dalla relazione del Ministro. Ci auguriamo che questa possa essere una buona notizia, nel senso che l'auspicio è che ci possiamo magari avviare - anche se il clima e i numeri della situazione politica dicono altro - ad un anno di lavoro sugli aspetti condivisi (e ve ne sono) ed importanti relativi al funzionamento della giustizia, distogliendoci dai temi che in questi anni hanno contraddistinto l'azione del Governo e della maggioranza parlamentare. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Gallone. Ne ha facoltà.

GALLONE (PdL). Signora Presidente, signor Ministro, signori del Governo, onorevoli colleghi, desidero innanzitutto ringraziare il ministro Alfano per la sua puntuale relazione, associandomi al suo ossequio al Presidente della Repubblica in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, e nelle cui prerogative di garante confidiamo.

Questo Governo, la nostra maggioranza, ha da tempo avviato una nuova fase nella storia della giustizia italiana: un settore afflitto da problemi strutturali e dall'eccessiva invadenza di settori politicizzati della magistratura. Ora, con gli interventi messi a punto dal ministro Alfano, comincia a profilarsi una nuova connotazione. Il traguardo che stiamo perseguendo e che comincia palesemente a delinearsi è quello di arrivare ad avere una giustizia finalmente in linea con gli standard dei Paesi dell'Occidente più progredito: una giustizia all'avanguardia, sempre più informatizzata, più rapida, che non consentirà più a nessuno di perdersi nei labirinti burocratici come avveniva nel passato.

Forse qualcuno fa fatica ad accorgersene, o meglio ancora preferisce bendarsi gli occhi, tapparsi le orecchie - e ci dispiace, ci dispiace veramente - ma i cambiamenti descritti nella relazione del ministro Alfano sono già una realtà. Non è propaganda: i numeri lo testimoniano, piaccia o non piaccia. E bene fa il Ministro a sottolineare con vigore e soddisfazione i risultati conseguiti, dalla riduzione del numero dei processi civili pendenti, grazie anche al proficuo lavoro della stragrande maggioranza dei magistrati italiani, tra i più diligenti d'Europa, come li ha definiti lei stesso, signor Ministro, ad una normativa più efficace per la lotta alla criminalità organizzata, passando dalla riforma del processo civile ai nuovi concorsi per l'accesso di forze fresche nella magistratura, ad una maggiore sicurezza nelle carceri e ad un inasprimento del regime di 41-bis.

Non solo: questo Governo ha dato il via alla costruzione di nuove strutture carcerarie; ha dato il via libera all'assunzione di circa 2.000 agenti di Polizia penitenziaria, con un provvedimento approvato qui al Senato alla fine del 2010; ha dato la possibilità ai detenuti che non avevano commesso reati gravi di scontare l'ultimo anno della pena agli arresti domiciliari. Sono ben 2.000 i nuovi posti nelle carceri e non mi sembra poca cosa, non mi sembra mancanza di strategia; mi sembra invece che l'indirizzo politico sia ben chiaro.

Come si evince dalla relazione del Ministro, non si tratta di chiacchiere ma di fatti: un'opera che merita la fiducia dei cittadini e del Parlamento. In particolare, sono d'accordo con il Ministro quando, parlando di lotta alla criminalità organizzata, fa riferimento alla grande squadra-Stato. Noi, infatti, crediamo fortemente nella forza delle istituzioni, nella presenza dello Stato e nella cooperazione fra chi, a vario titolo, se ne fa interprete.

La sfida che ci aspetta, e che lei, signor Ministro, ci ha ricordato, è ambiziosa, e dobbiamo portarla a buon fine. Mi riferisco a tutte le riforme cui ha fatto riferimento, in primis a quella costituzionale, la più importante delle riforme, per garantire ai cittadini un sistema equo. In buona sostanza, parliamo di una riforma completa, pensata affinché i cittadini ritornino ad avere piena fiducia nella giustizia e vi si affidino serenamente e, nello stesso tempo, di una riforma pensata perché gli operatori della giustizia possano lavorare con strumenti adeguati.

Accanto a questa, fra le più rilevanti riforme da intraprendere, mi consenta caro Ministro, di sottolineare con una nota personale l'importanza dell'istituzione di un tribunale particolare, il tribunale della famiglia, cui il sottosegretario Alberti Casellati sta lavorando da lungo tempo. In questi due anni ho avuto l'opportunità di occuparmi come componente della Commissione giustizia di provvedimenti relativi ai minori ed al loro nucleo familiare, cosa che mi ha confermato quanto sia urgente intervenire per dare vita a questa nuova realtà specializzata. Essa, tra l'altro, aiuterebbe non poco a snellire la mole di cause che attualmente giacciono nei tribunali civili, ma di sicuro sarebbe enorme il beneficio derivante da una maggiore qualità e competenza di giudizio su un tema che è il più delicato della nostra società, trattandosi del suo nucleo fondamentale, quello che dovremmo proporci di difendere e sviluppare il più possibile. Un'istituzione, la famiglia, sempre più minacciata dal degrado dei costumi, da una violenza cieca e assurda, come, ahimè, la cronaca recente purtroppo non manca mai di ricordarci.

Consentitemi una chiosa riguardo alla questione dell'immunità. Concordo pienamente con chi ha affermato che nessuno dovrebbe scandalizzarsi se ci si rifacesse semplicemente, attualizzandola e adattandola, alla volontà dei Padri costituenti. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Gustavino. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Maritati. Ne ha facoltà.

MARITATI (PD). Signora Presidente, signor Ministro, credo che ancora una volta oggi si sia perduta un'occasione importante per affrontare il tema della giustizia a livello parlamentare in maniera adeguata. La prima critica che le rivolgo è relativa al sistema con cui lei prepara e offre a noi il suo lavoro. Lei, Ministro, deve fare in modo che la sua relazione pervenga qui, a nostra disposizione, in tempo utile perché la si legga e la si approfondisca, in modo che si possa dare sul piano critico, ma critico-costruttivo, anche a lei e alla maggioranza, un contributo; altrimenti, i dibattiti sono come quello di oggi, in cui lei sciorina cifre e dati con velocità sorprendente, tale da non poter essere seguito da nessuno, ad eccezione di chi conosce la materia, e pure con molta fatica.

Quindi, questa è un'occasione perduta, perché non possiamo dibattere sulla relazione sulla situazione giudiziaria, uno dei nodi e dei punti fondamentali e più importanti della vita civile del nostro Paese. Mi auguro che lei accolga questa richiesta e questa nostra critica e che l'anno venturo lei possa relazionare, se dovessimo restare tutti qui nel Parlamento, in modo più costruttivo e politicamente civile e corretto.

Lei ha parlato, con enfasi, di statistiche di alto livello; ci ha detto che per la prima volta in trent'anni cala il numero dei provvedimenti civili; ma lei sa benissimo che le statistiche vanno lette, vanno spiegate, commentate: di che natura è il numero dei procedimenti civili che sono calati? Avrei voluto sapere la natura di questi procedimenti civili: sono procedimenti routinari, procedimenti di cognizione o speciali? Lei questo non ce lo dice, o ci dice che c'è un aumento, sia pure limitato, nel penale; poi tira fuori ancora una volta, come ormai è solito fare, la stella o la primula dell'informatizzazione e parla, anche in questa sede, mi consenta Ministro, in maniera impropria, di processo civile telematico che lei, il suo Governo e il suo Ministero avreste realizzato.

Ma, scusi Ministro, quale processo civile telematico lei ha realizzato? Lei ha realizzato semplicemente alcune tessere di un sistema integrato giudiziario informatizzato, questo grande risultato che noi - parlo del vecchio Governo Prodi (ricorderà con quanto zelo e correttezza ci presentammo a lei) - le offrimmo, auspicando che avreste realizzato questo progetto: lei ha fatto realizzare piccole, singole tessere di un sistema che resta ancora irrealizzato.

La prova di quel che dico sta nei fatti. Lei parla di grandi vittorie, però alla fine ha uno sprazzo di lealtà quando dice che il nuovo sistema giustizia non lo avete potuto realizzare. Io ho avuto un sussulto di gioia, perché il ministro Alfano stava dicendo una cosa vera, obiettiva, leale dal punto di vista politico. Poi lei è ricaduto improvvisamente nel settarismo, che non le compete. Dice che non lo avete potuto realizzare per il contesto e per l'opposizione. Come per il contesto? Ma scusi, Ministro, perché in Commissione giustizia non gli avete dedicato pari zelo, pari impegno e pari ore di lavoro rispetto a quelli dedicati alle leggi che servivano semplicemente agli interessi di una persona? Perché non avete dedicato pari tempo ai progetti di legge sulla riforma penale o sul sistema informatizzato che vi abbiamo offerto, o sulla riforma della geografia giudiziaria, che langue, senza la quale non è possibile risolvere i problemi della giustizia?

La lungaggine del processo resta un male endemico. Oggi in Italia, sia in civile che in penale, siamo nell'ordine degli anni, e finché i cittadini non avranno una risposta in termini accettabili di vero processo rapido non ci potrà essere giustizia. Quindi, lei potrà venire qui a raccontarci di grandi obiettivi e di grandi riforme che in realtà non avete realizzato. Quando mi parla di due miliardi in due anni, io sono contento, però le chiedo: perché si era fermata l'assistenza all'informatizzazione? Lasciamo stare le speculazioni, come le chiama lei. Si era fermato questo momento importantissimo. Perché non sono state realizzate le sale server? Lei ci dice - e chi la può seguire al di fuori di chi ha studiato queste cose? - che sono state realizzate 4 sale server. Ma guardi che le sale server devono essere 26, pari ai distretti: quindi siete terribilmente indietro.

Quando mi dice che il sistema web è partito, io le dico che quando siete arrivati al Governo il sistema web era già stato realizzato. Due anni e mezzo ci avete impiegato per attuarlo? Poi ci sono tanti altri aspetti del sistema informatizzato che le potrei ancora rammentare, ma visto che l'ho fatto già per iscritto, senza che lei però prendesse in considerazione quei testi, non ci torno.

Tutto il resto non è stato realizzato. Quando tratta delle carceri ci parla di qualcosa di irreale. Parla di edilizia penitenziaria, però non ci ha detto, a meno che non mi sia sfuggito, quale sia il numero dei detenuti e quanti siano i posti previsti dal sistema penitenziario: i primi sono almeno 20.000 in più dei secondi, quindi le carceri in Italia scoppiano. Se anche lei ed il suo Ministero riusciste a realizzare nuove carceri, si è posto il problema della natura della popolazione carceraria e delle cause del suo incremento costante? Che cosa si sta facendo affinché l'incremento della popolazione penitenziaria si fermi e ci sia una sua diminuzione? Altrimenti, dopo le nuove carceri, ammesso che riusciate a realizzarle, ci sarà bisogno di altre carceri.

Ministro, questi ed altri aspetti io e la mia parte avremmo gradito che lei li avesse esaminati in una posizione di confronto civile. Non ci venga più a dire che il contesto vi ha impedito di affrontare i veri problemi della giustizia, perché il contesto è quello che voi avete imposto al Paese. Il contesto è quello che voi realizzate. In che modo? Lo realizzate stabilendo l'agenda dei lavori parlamentari, agenda che fa il Governo. Se ha deciso di portare per due anni e mezzo alla Commissione giustizia una serie di norme che nulla hanno a che fare con la riforma del sistema giudiziario, che giammai avrebbero potuto agevolare il disbrigo dei milioni di processi civili e penali, questa è colpa vostra. Quindi, non ci venite a dire che il contesto vi ha impedito di realizzare qualcosa.

Qui siamo ancora fermi. Siamo davanti ad una situazione a dir poco drammatica. Il cittadino non ha nel sistema giustizia una risposta adeguata: non di livello europeo, ma di livello accettabile. Si sarebbe potuto fare molto, ministro Alfano. Si potrebbe ancora fare, se dovessimo ancora disporre degli anni della legislatura. Questo, però, dipende da voi; dipende dal fatto se volete cessare di barricarvi a difesa di interessi e di privilegi, o se volete fornire al Paese riforme vere, utili per far sì che il cittadino possa ricevere una risposta all'istanza di giustizia che continua a mancare. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Fleres. Ne ha facoltà.

FLERES (PdL). Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, desidero ringraziare il ministro Alfano per la sobrietà dei toni che ha utilizzato nella sua relazione e per l'alto contenuto tecnico del documento che ha voluto fornire a questa Aula parlamentare.

Signor Ministro, credo che la migliore risposta riguardante l'azione amministrativa e di governo da lei posta in essere sia data dalle cifre che ha fornito relativamente ai tempi e all'efficacia dell'azione giudiziaria. Voglio fare un riferimento solo alla mia città, Catania, dove nel 2008 sono state emesse 3.498 sentenze e 5.338 nel 2010. Credo che queste due cifre costituiscano l'emblema di una macchina della giustizia che certamente si è rimessa in movimento, ma che ha bisogno di una profonda rivisitazione e riconsiderazione.

Signor Ministro, lei non ha il dovere di ufficio di difendere l'indifendibile prodotto da certi suoi predecessori e da certa politica. Non ha il dovere di ufficio di sostenere quanto è capitato negli anni nel mondo della giustizia e quanto sta capitando in questo momento.

Presidenza del vice presidente CHITI (ore 18,31)

(Segue FLERES). Certo, l'opposizione non sopporta che qualcuno riesca a fare qualcosa di buono; e questo è comprensibile per quello che accade nel nostro Paese. (Applausi delle senatrici Rizzotti e Bonfrisco). Ma quando qualcosa di buono che viene fatto è testimoniato da dati, cifre, circostanze, numeri e risultati, ebbene anche il pessimismo più acuto, quello che assale talvolta l'opposizione nel nostro Paese, deve spegnersi e lasciare il passo ad una serie di risultati che certamente confermano la correttezza dell'azione svolta. Nel nostro Paese, onorevoli colleghi, dalla politica ci si allontana anche perché c'è chi dice che tutto va bene e c'è chi dice che tutto va male, sfuggendo al cuore di ciascuna questione e di ciascun problema, che è il confronto sul dato reale delle cose che accadono.

La ringrazio Ministro - dicevo in apertura del mio intervento - per la sobrietà dei toni. Diceva San Bonaventura che la giustizia si nutre di silenzio. Dovremmo far imprimere questa frase sui muri di tutti i palazzi di giustizia e di tutte le procure della Repubblica d'Italia. La giustizia si nutre di silenzio (Applausi dal Gruppo PdL), di considerazione, di approfondimento, di rispetto reciproco, di impegno, di professionalità, e non certo di flash di fotografi, di telecamere e passerelle di vip più o meno indagati e successivamente più o meno prosciolti, a fronte di costosissime inchieste compiute sulla pelle e con il danaro dei contribuenti.

Signor Ministro, onorevoli colleghi, la giustizia nel nostro Paese ha bisogno di essere riconsiderata e soprattutto deve tornare a fare il suo mestiere, che non è la politica, ma è l'amministrazione del diritto. Lo ripeto: non la politica. (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Boldi). Invece, questo non accade, e in questi giorni avvertiamo sempre di più il tentativo di invertire l'equilibrio costituzionale che vuole allo stesso livello di responsabilità e di funzioni i poteri dello Stato. In questo momento ci troviamo, onorevole Ministro, nelle condizioni che un magistrato può stabilire se nell'agenda del Governo o del Parlamento debba esserci un'audizione in tribunale o un incontro internazionale, una riunione del Consiglio dei ministri oppure una testimonianza. Non credo che fosse questo ciò che i Costituenti avevano intenzione di dire quando furono scritte le norme della Costituzione e furono sancite le disposizioni a salvaguardia del principio dell'equilibrio dei poteri.

Onorevole Ministro, onorevole colleghi, voglio dedicare la seconda parte del mio intervento ad un'altra questione che mi sta molto a cuore: quella riguardante l'amministrazione della giustizia penitenziaria. Credo che la sensibilità verso il rispetto dei diritti umani non possa appartenere a nessuna specifica cultura politica.

Signor Ministro, credo che dobbiamo guardare in faccia la realtà della giustizia penitenziaria, che è drammatica non soltanto per il sovraffollamento (a fronte di una capienza di 45.000 posti attualmente sono 68.000 gli ospiti delle carceri italiane) e non soltanto relativamente alle carenze drammatiche della polizia penitenziaria, che devono essere colmate rapidamente, ma soprattutto per i casi di suicidio, tentato suicidio, autolesionismo e scioperi della fame, che segnalano e denotano uno stato di malessere complessivo.

Signor Ministro, onorevoli colleghi, voglio concludere il mio intervento con questa frase di Calamandrei: «Io le dico, signor Ministro, che se ella riuscisse, nel periodo in cui ella rimarrà Guardasigilli, a cancellare dalla vita carceraria e dai metodi investigativi i ritorni di barbara crudeltà, questo basterebbe per darle gloria nella storia della nostra civiltà e delle nostre leggi». Credo che la sua funzione in questi giorni debba essere particolarmente dedicata al mondo penitenziario, perché ogni errore che si compie dentro il carcere riverbera, elevato a potenza, nella società. Il carcere costituisce una borsa di studio, signor Ministro, che può essere utilizzata dallo Stato per recuperare alla civiltà un cittadino che ha sbagliato, o dalla criminalità per specializzare un cittadino che ha sbagliato. Noi abbiamo il dovere di consentire che il recupero avvenga a favore dello Stato.

Concludo con un'ultima annotazione. I casi Cucchi, purtroppo, nel nostro Paese possono essere tanti, e ce n'è uno, in particolare, per il quale ho presentato ben tre interrogazioni. La nostra giustizia, signor Ministro, è quella che perseguita il Premier con un dispiegamento massiccio di forze e poi archivia con crudeltà un caso di presunto suicidio di un ragazzo che si sarebbe impiccato alla spalliera di un letto alto... (Il microfono si disattiva automaticamente).

GRAMAZIO (PdL). Lo faccia terminare, signor Presidente.

PRESIDENTE. Termini pure, senatore Fleres.

FLERES (PdL). ... 170 centimetri. Lui che era alto 175 centimetri!

Pertanto, colgo l'occasione per sollecitare la risposta alle mie interrogazioni. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il senatore Fleres ha avuto un minuto in più. In ogni caso avverto che, poiché vi sono moltissimi iscritti a parlare e questo argomento deve essere concluso questa sera, farò rispettare a tutti rigorosamente i tempi. Quando mancheranno 50 secondi, suonerò la campana e chi non ha terminato è autorizzato a consegnare il testo affinché venga allegato agli atti. Questo, in quanto è stato deciso in sede di Conferenza dei Capigruppo che comunque la discussione della relazione sullo stato della giustizia debba concludersi stasera, affinché la Camera dei deputati la possa esaminare nella giornata di domani.

È iscritto a parlare il senatore Chiurazzi. Ne ha facoltà.

CHIURAZZI (PD). Signor Ministro, devo confessarle che ho apprezzato di più la sua relazione dell'anno scorso, che ho avuto modo di leggere e raffrontare a quella di quest'anno: l'ho trovata un po' più realistica, anche un po' più problematica, con maggiori spiegazioni e approfondimenti. La relazione di quest'anno mi è sembrata un po' forzata, con toni ottimistici che, traggono la forza da qualche lieve ma scarsamente significativo elemento di novità, che risiederebbe nella riduzione degli arretrati del processo penale e civile. A parte il fatto che questa differenza, calcolata in poche migliaia, costituisce algebricamente un dato irrilevante, tenuto conto che nel nostro Paese i processi arretrati sono milioni nell'uno e nell'altro ambito, in quello civile e in quello penale, e costituiscono una patologia non relativa ma grave, considerato che, secondo le statistiche, l'Italia si trova dopo Paesi poco noti, in una graduatoria che ci vede persino dopo Paesi africani come il Ghana e il Ruanda, quegli elementi non dimostrano che c'è un'inversione di tendenza, sono assolutamente insufficienti. E tuttavia la loro analisi, probabilmente, Ministro, meritava un approfondimento. Bisogna infatti vedere da dove provengono quei numeri, per poterli apprezzare e valutare. I processi si possono ridurre per tante ragioni, perché i procedimenti sono stati più snelli, perché c'è stato un numero maggiore di prescrizioni, oppure perché i termini sono trascorsi con più facilità. Sarebbe stato interessante, inoltre, capire in quali sottosettori delle macroaree si è verificata questa riduzione. Nel frattempo, però, registriamo elementi in controtendenza. Per esempio, le richieste di indennizzo per violazione dei termini di ragionevole durata del processo che discendono dalla cosiddetta legge Pinto si incrementano del 40 per cento ogni anno.

Concludo, per rispettare le indicazioni del Presidente, sottolineando che il sistema può viaggiare meglio se ha più risorse e più riforme. Io registro meno risorse, e che le riforme fondamentali del settore non sono state affrontate, sebbene sia trascorso un tempo, non relativamente breve, ma relativamente ampio dall'inizio della legislatura, che è iniziata non ieri ma ben tre anni fa. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bonfrisco. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, esprimo personalmente grande apprezzamento per la relazione del ministro Alfano. La situazione prospettata presenta diversi e indubbi miglioramenti (uno per tutti, la gestione del regime ex articolo 41-bis dell'ordinamento penitenziario), ma anche questioni che sono oggetto di attenzione, di fattiva preoccupazione, come le numerose cause civili pendenti di fronte ai tribunali.

Lo stato dell'arte delineato dal Guardasigilli, che - vorrei ricordare - ha presentato una relazione corposa, di 30 pagine, 28 delle quali dedicate al lavoro già fatto e due alle cose che stanno davanti a noi, contiene significativi elementi di innovazione, di tipo sia retrospettivo sia prospettico, che testimoniano tutti a favore di un'indispensabile prosecuzione del cammino che questo Governo ha già intrapreso con la riforma del processo civile: è una riforma che va completata, nell'interesse dei cittadini e del sistema Paese.

Ho posto particolare attenzione ai passaggi riguardanti il sistema carcerario e mi unisco alle parole del senatore Fleres che mi ha preceduto. Sì, perché il cosiddetto pianeta carcere è un'emergenza del Paese. Lo dicono innanzitutto i numeri, anche quelli che lei ha esposto o quelli che sono pubblici - lo voglio ricordare al senatore Maritati - poiché pubblico è il dato che i detenuti presenti nelle nostre carceri al 31 dicembre scorso erano circa 70.000, a fronte dei 45.000 posti disponibili: quindi, quasi 25.000 persone in più. Approfitto, però, per ricordare, a proposito dell'amministrazione della giustizia, che 14.000 di questi sono in attesa di primo giudizio. Ma questo è uno dei punti che impegnerà pro futuro le forze politiche per una valida soluzione, ne sono certa. Un'emergenza - dicevo - che è figlia del sovraffollamento e che sfocia nel disagio di chi vive la condizione di recluso e ne denuncia le inaccettabili conseguenze, non solo sulla propria salute ma soprattutto sulla propria dignità: ma anche su questo il senatore Fleres è stato ancora più preciso di me. Una condizione che ho potuto di recente verificare di persona all'inizio di quest'anno: il giorno di Capodanno mi sono recata in visita al carcere di Verona con monsignor Zenti, vescovo della mia città.

Ci troviamo di fronte ad una condizione che viene da lontano. Di questo siamo tutti consapevoli. Dieci anni fa, con 53.000 reclusi, il rapporto non era affatto diverso. E si è riproposta questa situazione in questi anni, grazie ad un trend crescente di ingressi, che solo l'anno scorso si contavano a 700 persone al mese: un'emergenza costante, potremmo dire, che mi è sembrata una fonte di sterili polemiche, essendo stata annunciata, cavalcata, utilizzata per diversi scopi più che come un momento di riflessione per la ricerca di adeguate soluzioni, e che l'anno scorso ci è costata anche una condanna della Corte europea dei diritti di Strasburgo. Il nostro Paese ha dovuto risarcire un detenuto bosniaco per i danni morali derivanti da quello che è stato considerato un trattamento inumano e degradante, perché è stato eseguito su una scarsa superficie detentiva, inferiore a quella degli standard previsti dal Comitato per la prevenzione della tortura.

Con il senno di poi si può dire che è stato quantomeno ingenuo pensare che l'indulto votato nel 2006, quel piccolo provvedimento dagli effetti illusori, potesse contrastare quel potente ossimoro dell'emergenza costante. Ma oggi siamo in grado di affrontare questo problema in maniera diversa, con strumenti legislativi e ideali diversi. E questo è uno dei meriti del Governo Berlusconi e suoi, ministro Alfano. In tal senso, l'emergenza carceraria è stata riconosciuta come tale non solo astrattamente, ma nei fatti, con un atto ufficiale: lo stato di emergenza sancito dal Governo all'inizio del 2010, e che è terminato il 31 dicembre scorso. Un provvedimento che ha costituito il presupposto del cosiddetto piano carceri, un programma di edilizia penitenziaria per un importo complessivo di 660 milioni di euro, che tra giugno e dicembre del prossimo anno porterà alla costruzione di 11 nuovi istituti penitenziari ed intanto all'allargamento di 20 edifici esistenti, già realizzando così 2.000 nuovi posti. E pensare che lo stesso numero di posti è stato realizzato nell'arco temporale di anni che va dal 1998 al 2008.

Per il solo Veneto, la mia Regione, è prevista la costruzione di un nuovo istituto a Venezia con oltre 400 posti e l'allargamento di uno esistente, quello di Vicenza, che dovrebbe aumentare la capienza di ben 200 unità. Un atto di civiltà innanzitutto, dato che il sovraffollamento delle 10 strutture esistenti nel territorio veneto ha abbondantemente superato il livello di guardia, fissato a quota 3.000. Complessivamente, come ricordava il Ministro all'apertura dell'anno giudiziario, tali interventi porteranno alla creazione di 21.700 nuovi posti negli istituti penitenziari ed al raggiungimento di una capienza totale di 80.000 unità.

Ma col piano carceri questo Governo e la maggioranza che lo sostiene non hanno inteso costruire solo un programma di edificazione penitenziaria per diminuire il sovraffollamento carcerario, dando vita ad un progetto invece più ampio che ingloba misure deflattive. Accanto all'investimento edilizio infatti è necessario aggiungere quello umano: questa è la differenza. Solo così è possibile dare seguito concreto all'articolo 27 della Costituzione, secondo il quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Lo ha ben spiegato la sottosegretaria Casellati, che di questo piano è l'anima e che si è attivata, non solo dal punto di vista normativo e giuridico, per comprendere la realtà del pianeta carceri: è necessario riformare l'intero sistema, rivedere il concetto di carcere, magari limitandolo alle ore notturne, dare spazio alle attività fuori cella, quelle cioè finalizzate al lavoro, dove si gioca la scommessa del reinserimento dei detenuti.

Infine, non va dimenticata - mi avvio a concludere, signor Presidente - la positiva azione che il Governo sta realizzando per definire un altro aspetto delicato di questa emergenza costante: il rapporto tra sovraffollamento e detenuti stranieri. Un'azione che continua su piani giudiziari e diplomatici per giungere ad una soluzione che appare di buon senso, ovvero far scontare a quei detenuti la pena prevista nei rispettivi Paesi di origine, per favorire l'integrazione vera e il reinserimento e rafforzare la legalità.

Legalità e umanità sono la cifra che distingue l'azione di questo Governo in materia di amministrazione della giustizia; legalità e umanità sono l'unica risposta possibile. Pertanto, il nostro consenso e la nostra ampia soddisfazione al lavoro del Ministro Alfano sono totali.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Perduca. Ne ha facoltà.

PERDUCA (PD). Signor Presidente, lei ha concluso il suo intervento dicendo che sospetti e reticenze all'innovazione non hanno consentito le riforme radicali che pure il Governo si era impegnato a fare nel 2009 e nel 2010, e che però continuerà a mantenere le proprie idee. Ebbene, per ricordare quali sono le idee (ammesso e non concesso che queste siano state enucleate nel modo con cui le abbiamo raccolte in una risoluzione firmata dalle senatrici Bonino e Poretti, preparata insieme ai nostri colleghi della Camera, Rita Bernardini in primis e all'avvocato Alessandro Gerardi del Centro radicale per l'iniziativa sulla giustizia «Piero Calamandrei»): sono quello che non era presente oggi all'interno della sua relazione. Gliele voglio ricordare, anche se sono in quel documento: l'abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale, in modo da non assoggettare più la stessa all'arbitrio delle procure della Repubblica; una modifica ordinamentale basata sul principio dell'effettiva separazione delle carriere; la responsabilizzazione del pubblico ministero per l'osservanza delle priorità fissate; una riforma del CSM che riconduca tale consesso all'originario ruolo attribuitogli dai Costituenti, sottraendolo ai giochi e ai sindacati della magistratura; la reintroduzione di severi vagli della professionalità dei magistrati nel corso dei 40-45 anni della loro permanenza in carriera; la modifica della legge sulla responsabilità civile dei magistrati.

Ancora: tutto ciò che attiene alla revisione delle modalità di collocamento fuori ruolo dei magistrati e di attribuzione degli incarichi extragiudiziari, salvaguardando le contrapposte esigenze per non disperdere forza lavoro né, per contro, preziose professionalità; l'incompatibilità tra la permanenza nell'ordine giudiziario e l'assunzione di incarichi, elettivi e non, in rappresentanza di formazioni politiche. Ancora: in occasione e del 2009 e del 2010, si era dato parere favorevole rispetto alla riforma della custodia cautelare preventiva e alla tutela dei diritti dei detenuti, di esecuzione della pena e più in generale di trattamenti sanzionatori e rieducativi, che prevedano la riduzione dei tempi di custodia cautelare, per lo meno per i reati meno gravi, nonché del potere della magistratura nell'applicare misure cautelari personali a casi tassativamente previsti dal legislatore, previa modifica dell'articolo 280 del codice di procedura penale; rispetto all'introduzione di meccanismi in grado di garantire una reale ed efficace protezione del principio di umanizzazione della pena e del suo fine rieducativo, nel senso di assicurare al detenuto un'adeguata tutela giurisdizionale nei confronti degli atti dell'amministrazione penitenziaria lesivi dei suoi diritti, ricordati da molti altri colleghi durante il dibattito; rispetto al rafforzamento sia degli strumenti alternativi al carcere previsti dalla così detta legge Gozzini, da applicare direttamente anche nella fase di cognizione, sia delle sanzioni penali alternative alla detenzione intramuraria, a partire dall'estensione dell'istituto della messa alla prova, previsto dall'ordinamento minorile anche nel procedimento penale ordinario. In più, la detenzione domiciliare come strumento dell'esecuzione penale relativa a condanne di minore gravità, anche attraverso l'attivazione di serie ed efficaci misure di controllo a distanza dei detenuti; l'istituzione di centri di accoglienza per le pene alternative degli extracomunitari; la creazione di istituti a custodia attenuata per tossicodipendenti, realizzabili in tempi relativamente brevi anche ricorrendo a forme di convenzioni e intese con il settore privato e il volontariato che già si occupa della questione; la piena attuazione del principio della territorialità della pena previsto dall'ordinamento, in modo tale da esercitare al meglio tutte le attività di sostegno e trattamento del detenuto che richiedono relazioni stabili e assidue sul territorio, con i propri familiari e i servizi territoriali della regione di residenza; e, via via, tutte le cose che si trovano nella proposta di risoluzione.

Lei ci ha detto che un minimo successo è stato il decremento del 4 per cento dei processi civili - che comunque vanno ben oltre i cinque milioni e mezzo - e ha detto che invece sono addirittura aumentati i processi penali, anch'essi oltre i tre milioni e mezzo. Stiamo parlando della vita di nove milioni di italiani e relative famiglie, quindi molto probabilmente qualcosa che attiene ad un terzo o a metà della nostra popolazione: tutto questo non può essere giudicato positivamente, all'interno della sua relazione.

Non solo: si è addirittura compiaciuto del fatto che è stato firmato un accordo bilaterale con la Cina per l'estradizione. Ora, noi sappiamo che, se al mondo c'è un Paese che rispetta la legge in un modo antidemocratico e antiliberale, questo Paese è la Cina.

Inoltre, per quanto concerne la questione relativa al decreto che porta il suo nome, uno studio portato a termine da Irene Testa, segretaria dell'associazione «Il detenuto ignoto» rivela che in cinque Regioni (Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Campania), dove ci sono 20.000 detenuti, solo 93 hanno ottenuto le detenzioni domiciliari, a un mese dall'entrata in vigore del cosiddetto svuota-carceri.

Questa è la fotografia, e non la propaganda della nostra giustizia. Tutto questo oggi può essere affrontato non più con riforme radicali, ma soltanto con un'amnistia e un indulto, affinché si possa poi, nel 2011, iniziare a parlare di idee, se ancora esistono all'interno della maggioranza, capaci di portare a vere e proprie riforme radicali. (Applausi del senatore D'Ubaldo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Li Gotti. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, io e il mio Gruppo siamo consapevoli che il problema del sistema della giustizia nel nostro Paese non è indubbiamente di facile e immediata soluzione. Si scontano problemi antichi come il mancato ammodernamento, le mancate e parziali riforme o il fallimento di alcune riforme del passato. Pertanto, non è pensabile che un sistema complesso e in crisi per una serie di ragioni possa trovare delle soluzioni nel corso di un anno. È evidente che ci vogliono tempi più ampi per valutare l'efficacia degli interventi, e sempre che gli interventi poi si facciano, perché, se alla fine del suo intervento odierno lei dice che purtroppo non si sono potuti fare gli interventi strutturali, il problema è proprio quello. Se non si avviano gli interventi strutturali, i risultati non si vedranno mai.

Oggi non ci si può venire a dire che siamo in ritardo in materia di interventi strutturali, perché il decennio che ci siamo lasciati alle spalle ha visto al Governo il centrodestra per otto anni. Il decennio che abbiamo alle spalle è stato quindi per la gran parte governato da questa o simile maggioranza. Come mai, allora, le riforme strutturali non sono state fatte in tanti anni di presenza al Governo, e oggi si viene a dire che purtroppo le suddette riforme non si sono potute fare?

In una relazione c'è sempre un momento in cui si coglie la freschezza di ciò che si viene a dire rispetto alla vetustà di argomenti ripetitivi ed inutili. Lei si è lungamente diffuso sulla bontà dell'istituzione della banca dati del DNA. Ha elogiato il sistema e ci ha portato l'esempio dell'Inghilterra, che avendo una banca dati contenente oltre 3 milioni di profili genetici ha visto l'abbattimento dei processi caratterizzati da violenza contro ignoti dal 60 al 6 per cento, ma lei sa benissimo che la legge sull'istituzione della banca dati del DNA è stata approvata oltre un anno e mezzo fa: non ce ne deve illustrare la bontà, queste cose le sapevamo. Abbiamo approvato il provvedimento che è diventato la legge n. 85 del 2009 il 30 giugno di quell'anno. Lei, semmai, doveva venire a spiegarci come è possibile che dopo un anno e mezzo dall'approvazione della legge, a causa della mancanza di 8 milioni di euro, non si riescono ad aprire i laboratori per l'estrazione del profilo genetico. Questo era il problema che doveva affrontare. Non può venirci a decantare le lodi della legge che, peraltro, sapevamo benissimo essere un'ottima legge. Oltretutto, si tratta di un disegno di legge di mia iniziativa (Atto Senato n. 585), quindi sono ben soddisfatto di ciò che ho proposto, ma non è questo che ci aspettavamo. E, ascoltando la sua relazione, signor Ministro, in cui è contenuto il richiamo alla legge istitutiva della banca dati e relativa spiegazione, ho avuto la sensazione che ciò che ci ha proposto è un po' vetusto. È cioè che si trattasse della vecchia relazione con qualche innesto e qualche altra omissione.

Prima omissione. Lei ha riferito che il numero dei processi civili è diminuito ed ha affermato che il dato disaggregato dimostra l'abbattimento delle opposizioni alle sanzioni amministrative, che è la conseguenza del pagamento del contributo unificato che si versa ora in sede di opposizione, e non in passato. Indubbiamente, ciò ha determinato questo risultato. Quindi, rileviamo un risultato positivo per il civile condizionato dall'abbattimento del numero delle opposizioni alle sanzioni amministrative, mentre nel penale si registra un incremento che, anche se lieve, risulta essere costante.

Allora, questi, purtroppo, non sono segnali positivi perché se il sistema, così come lei ha cercato di dire, avesse cominciato a funzionare, l'inversione di tendenza lo avrebbe investito nel suo complesso e gli effetti non sarebbero rimasti circoscritti a un settore del contenzioso che è stato condizionato in positivo dal fatto che sono diminuite le opposizioni alle sanzioni amministrative perché i cittadini devono pagare il contributo che prima non si pagava.

Il sistema nel suo complesso cioè non ha subito, purtroppo - lo ripeto - degli effetti migliorativi, né venga a dirci, signor Ministro, che ai maggiori investimenti non sempre coincide un miglior prodotto, perché questo sembra più un alibi tendente a giustificare il fatto che la giustizia ha visto decrescere in questi anni gli stanziamenti. Ma questo non è vero. Noi sappiamo che non è vero.

Sappiamo per esempio, signor Ministro (e questo non può ignorarlo), che nei tribunali non si riescono a fare gli straordinari per cui non si può assicurare il personale per le udienze pomeridiane. Questo accade perché non ci sono i soldi. Quindi, non ci venga a dire che meno investimenti portano benessere: in realtà, meno soldi portano malessere. Se non si riesce a fare lo straordinario, significa che non si può fare il processo; se non si fanno i processi, le pendenze non possono essere eliminate e, anzi, inesorabilmente aumentano.

In questi anni, anche nell'ultimo, si è molto enfatizzato sul Fondo unico giustizia. Abbiamo sentito dire che sarebbero stati stanziati 2,5 miliardi di euro. Signor Ministro, lei doveva dirci come mai dei 2,5 miliardi di euro sono arrivati alla giustizia soltanto 79 milioni di euro, grazie ad un'elargizione straordinaria che ha attribuito il 49 per cento alla giustizia, il 49 per cento all'interno e il 2 per cento all'erario. Perché ciò è avvenuto? Il Fondo unico giustizia è stato implementato di 2,5 miliardi di euro, ma poi alla giustizia sono arrivati straordinariamente solo 79 milioni di euro. Per quale motivo è accaduto? (Applausi dal Gruppo IdV).

In realtà, si è partiti prevedendo che il Fondo unico giustizia dovesse consentire risorse all'interno e alla giustizia, ma poi nel giro di due mesi è stata cambiata la legge e si è deciso di dare un terzo all'interno, un terzo alla giustizia ed un terzo all'erario, peraltro non di tutta la somma ma solo del 30 per cento. Quindi, in sostanza, alla giustizia è stato attribuito il 10 per cento. Inoltre, i 2,5 miliardi di euro si sono ridotti a circa 800 milioni di euro, per cui alla fine si è arrivati a quella «straordinaria elargizione». Sottolineo che il Fondo unico giustizia doveva servire alla giustizia, proprio per risolvere gli annosi problemi esistenti.

Noi volevamo sentire queste risposte: qualcosa di nuovo, non qualcosa che si è evoluto, ma qualcosa di nuovo. (Richiami del Presidente). Signor Presidente, concludo in pochi secondi.

Signor Ministro, da due anni le chiediamo se è vero che dal 2001 stiamo ancora pagando dieci milioni di euro l'anno (sono trascorsi dieci anni) per gestire un braccialetto elettronico. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Perduca). Vorremmo sapere se è vero che abbiamo speso 110 milioni di euro e continuiamo a spenderli per un braccialetto elettronico. È possibile che da questo scandalo non si riesca ad uscire? Vorremmo una sola risposta: il Ministro della giustizia è in grado di darla?

Queste erano le cose che volevamo sentire di nuovo per poter affermare che è cambiata la tendenza e che anche i brutti andazzi sono stati spazzati via.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.

LUMIA (PD). Signor Presidente, colleghi signor Ministro, anche in questa relazione sono presenti toni trionfalistici: ancora una volta lei non è sfuggito allo stile un po' "tardo-berlusconiano". Signor Ministro, non ci è sfuggito però che il tono è un po' più dimesso. Possiamo dipingerlo in modo più colorito - appunto - «trionfalismo dimesso». Si avverte un certo cedimento nell'esprimere le sue convinzioni; lei sente, signor Ministro, che le cose non vanno, ma non riesce a cambiare lo spartito.

La realtà è nota: la giustizia è ancora in crisi, lontana dall'essere moderna, qualificata, efficiente; sono drammaticamente in crisi l'economia, lo Stato e, dentro di esso, il sistema giustizia.

Signor Ministro, alla fine lei ha fatto riferimento alle grandi riforme che effettivamente sono quelle che mancano e non sono certo quelle a cui alludete da alcuni anni a questa parte, cioè la separazione delle carriere, la cancellazione delle intercettazioni ed il venir meno dell'obbligatorietà dell'azione penale. Ci sono piccole e grandi cose che negli ultimi mesi ed anni abbiamo posto all'attenzione del Parlamento: il mio Gruppo in Commissione giustizia le ha più volte rappresentate. Signor Ministro, vi sono però anche grandi riforme. Sono convinto che il Paese non si possa più permettere mille parlamentari, sei Forze di polizia, e forse neanche tre gradi di giudizio come li conosciamo. Dovremmo avere - lo accenno - un solo grado sostanziale di giudizio, un secondo grado dove l'accusa o la difesa possono accedere solo per nuovi elementi non valutati in primo grado, una Cassazione che si pronuncia solo strettamente sulla legittimità formale del processo. Ministro, grandi riforme, un colpo d'ala!

Sul regime di cui all'articolo 41-bis vorrei sfatare un mito: è stato il Parlamento che ha voluto fare una scelta coraggiosa; siamo stati noi dell'opposizione a chiedere più rigore e più stabilità; c'è stato un concerto con alcuni esponenti della maggioranza. Vorrei sentire a questo proposito la testimonianza del presidente Vizzini, ma vorrei denunciare qui, Ministro, a lei, un'omissione che le appartiene della legge sul regime di cui al 41-bis. La legge recita che i detenuti sottoposti al regime speciale di detenzione devono essere ristretti all'interno di istituti a loro esclusivamente dedicati, collocati preferibilmente in aree insulari, cioè nelle isole minori (cosa non fatta, Ministro), comunque custoditi all'interno di sezioni speciali (e qui c'è la seconda omissione), gestiti e custoditi da reparti specializzati della polizia penitenziaria, che hanno enormi difficoltà.

Ministro, si dedichi anche agli organici, non ci dia quei numeri perché fra tre anni saremo punto e a capo con altri mille magistrati che mancheranno. In Sicilia la condizione è disperata; così in Calabria, dove la 'ndrangheta è l'organizzazione criminale più potente del mondo. Si dedichi a livello internazionale, Ministro, per fare le squadre investigative comuni nella lotta alla mafia e nella magistratura comune europea. Faccia in modo che il Fondo unico sulla giustizia non diventi una barzelletta, Ministro. Infatti in questa relazione non ha avuto il pudore di chiamarlo in causa per la questione dei beni confiscati.

In sostanza, Ministro, volti pagina, ritorni in Parlamento fra qualche giorno, ci presenti un altro rapporto, cambi spartito, abbandoni quello che le hanno preparato... (Il microfono si disattiva automaticamente). (Applausi del senatore Pistorio).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mazzatorta. Ne ha facoltà.

MAZZATORTA (LNP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Ministro, mi limiterò ad una breve considerazione, vista la tarda ora e la necessità di rispettare i tempi che ci siamo dati.

Questa mattina il ministro Alfano, assieme al ministro Brunetta, ha stipulato un protocollo importante con il CSM sull'efficienza dell'organizzazione giudiziaria, e questa notizia sicuramente è un primo passo verso la soluzione di quello che io chiamo il problema dei problemi, che spesso nascondiamo dietro battaglie ideologiche, i contrasti tra la politica e la magistratura, che forse ci fanno perdere l'essenza del problema della giustizia, che è un servizio.

Mi ricordo che all'università, all'esame di diritto costituzionale, sul tema delle norme costituzionali in materia di giustizia il professore mi disse: guardi che la giustizia in primo luogo è un servizio, non se lo dimentichi mai; ci sono norme di rango costituzionale e ordinamento giudiziario, ma lei deve ricordarsi che il servizio giustizia è indirizzato al cittadino e alle imprese. Quindi il problema di questo servizio è come viene gestito.

Questa mattina il ministro Brunetta, a margine della sottoscrizione del protocollo, diceva che l'80 per cento dei problemi della giustizia è di tipo organizzativo. Al di là della quantificazione percentuale, anche noi crediamo che il problema della giustizia sia l'inefficienza gestionale nell'erogazione di questo servizio e nel fatto che - come diceva anche il ministro Alfano - non esista un rapporto direttamente proporzionale fra nuove risorse, migliore performance del servizio giustizia e migliore qualità del servizio. Anzi, accade spesso e volentieri l'esatto contrario: c'è un rapporto inversamente proporzionale, per cui vengono date più risorse, ma queste vengono immesse in un circuito gestionale inefficiente.

Il problema è presto detto: in una relazione molto interessante, passata un po' sotto silenzio, ossia la relazione di apertura dell'anno giudiziario 2010 del primo presidente della Corte suprema di cassazione, che è un altissimo giurista, Vincenzo Carbone, si parla del rapporto spesa-performance dei diversi uffici giudiziari. Dice testualmente il presidente della Corte di cassazione in quella relazione: «Delle spese dei 29 distretti, il 34 per cento sono inutili, con prevalenza nei distretti del Sud: parliamo di 800 milioni di euro, da spendere in meno o meglio». Credo che questo passaggio di una relazione del primo presidente della Corte di cassazione meriterebbe di essere scolpito nella roccia. Il problema della giustizia è tutto qui: vengono date risorse a uffici giudiziari che non hanno manager, non hanno persone in grado di gestire quelle risorse.

Un procuratore della Repubblica, un presidente di tribunale o un procuratore generale presso la corte d'appello può essere, e lo è, un grande giurista, un uomo di grande cultura, ma non ha alcuna competenza manageriale e gestionale e andrebbe tenuto lontano dai problemi di gestione di una macchina giudiziaria così difficile quale quella attuale italiana.

E per fare un esempio banale che può capire anche un bambino, faccio presente che nel Servizio sanitario nazionale, nelle nostre Regioni, in Piemonte, in Lombardia, in Veneto, nessuno penserebbe mai di affidare la gestione di un'azienda ospedaliera o di un'azienda sanitaria locale al primario o al medico luminare di turno; nessuno penserebbe mai di affidare la gestione di un'azienda che eroga un servizio così delicato e importante quale quello ospedaliero ad una persona che non ha competenze gestionali. Nel settore giustizia, invece, abbiamo tribunali, procure, oltre 2.000 uffici giudiziari nei quali non esiste una figura gestionale al pari del direttore generale di un'azienda ospedaliera che sia in grado di far girare quella macchina, con il risultato che le risorse vengono sprecate.

Nel rapporto della Commissione europea per l'efficienza della giustizia, che andrebbe letto sempre (è uscita la nuova versione ad ottobre 2010) e sul quale si è tenuto un convegno - credo purtroppo l'unico sul tema - organizzato dal vice presidente Chiti, è contenuto un dato paradossalmente in contrasto con la vulgata nazionale: tra i 47 Paesi membri del Consiglio d'Europa l'Italia è quello che ha la più alta spesa globale in materia di giustizia. Abbiamo quindi la spesa più alta nel sistema giustizia tra tutti i 47 membri del Consiglio d'Europa ma anche maggiore inefficienza. Indichiamo quindi al Ministro anche questa peculiarità.

Si parli di grandi riforme ordinamentali, ma si guardi anche alla gestione quotidiana dell'azienda giustizia che eroga quello che è e deve essere il servizio giustizia. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vizzini. Ne ha facoltà.

VIZZINI (PdL). Signor Presidente, sono abbastanza soddisfatto del fatto che il Ministro si sia preso tutto il tempo necessario per svolgere una relazione compiuta davanti al Parlamento. Quando, infatti, si opera nel mondo della giustizia e si cerca di far funzionare bene una macchina che certamente bene non ha funzionato nel passato difficilmente questi temi si leggono e vengono riferiti sui media, restando all'interno di un dibattito.

È giusto, quindi, che il Parlamento abbia avuto piena contezza di tutti gli sforzi che il Ministro della giustizia ha fatto per raggiungere obiettivi che sono significativi e che la gente, invece, riconosce e apprezza nel suo rapportarsi quotidiano con il mondo della giustizia. Mi riferisco, innanzitutto, alla riforma del processo civile, all'informatizzazione, a quella velocità che renderà le cause un fatto più umano e che già sta dando i primi risultati, che pure abbiamo visto, nell'ambito delle pendenze che vanno diminuendo nel settore dei processi civili.

Voglio però utilizzare il mio breve intervento per proseguire nelle considerazioni che già ebbi modo di fare lo scorso anno in questo stesso dibattito a proposito della parte penale e della parte antimafia della giustizia, sottolineando che l'antimafia della ragione, quella combattuta giorno per giorno, senza le emozioni dei grandi eventi disastrosi messi in atto dalla mafia, ha continuato i suoi passi avanti. Nell'anno che ci siamo lasciati alle spalle abbiamo costituito con l'azione del Governo e del Parlamento l'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alle mafie, abbiamo approvato con l'unanimità dei consensi un piano straordinario contro le mafie, che per la prima volta ha previsto una delega per scrivere il codice delle leggi antimafia, delle misure di prevenzione e di tutta la documentazione antimafia, e abbiamo anche approvato un altro provvedimento, questo di iniziativa parlamentare, che prevede il divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione. Continuiamo dunque lungo una strada difficile e complessa con una serie di cose che vanno sicuramente migliorate.

Quello dei beni confiscati è un problema del quale dovremo occuparci di nuovo e tra breve, poiché i beni confiscati vanno tolti ai mafiosi per restituirli alla società civile per una serie di scopi previsti dalla legge e ci vuole un attento compito di vigilanza sull'uso che di essi si fa. Credo che nel provvedimento che abbiamo in atto dobbiamo introdurre norme che sanzionino coloro che utilizzano malamente i beni confiscati o che li destinano ad altra utilità. Dobbiamo anche creare poteri sostitutivi per l'Agenzia, che le consentano di intervenire quando gli enti locali non riescono nel termine previsto ad affidare i beni confiscati, anche perché più piccolo è il centro più forte è la pressione della mafia sui sindaci nel loro difficile compito.

Dobbiamo inoltre fare ancora uno sforzo nel settore delle estorsioni. Credo sia arrivato il momento di varare un provvedimento che istituisca il reato di omessa denuncia dell'estorsione. Oggi lo Stato dispone di una formidabile squadra, composta da appartenenti alle forze dell'ordine e da magistrati, che riesce ad arrestare giorno dopo giorno i capi delle cosche e a fare sequestri incredibili. Tanto è veloce il ritmo delle catture che è accaduto a Palermo, nella mia città, la scorsa settimana che un mafioso condannato si è visto confiscare beni per 278 milioni di euro avendo l'età di 36 anni; questo la dice lunga su come le giovani generazioni, visto che c'è stata un'ondata incessante di arresti, si stanno facendo sotto.

Credo che nessun genio umano all'età di 36 anni possa avere accumulato, svolgendo attività lecite, 278 milioni di euro di patrimonio immobiliare e di aziende; questo avviene nella quinta città d'Italia. In tale direzione dobbiamo ancora andare avanti, premiando le professionalità, trovando le risorse che servono perché le forze dell'ordine possano compiere sempre maggior lavoro e con quell'ammodernamento tecnologico che il Ministro della giustizia sta portando avanti. Credo che dovremo operare su questo terreno, affrontando questo aspetto in Parlamento con le aperture che vi sono state sino a qui.

Non ho difficoltà a dire che l'intervento sul 41-bis nasce una notte, nelle Commissioni congiunte 1a e 2a, nell'ambito della discussione di un emendamento proposto dal sottoscritto, dal presidente Berselli, dal senatore Lumia e da altri, ovviamente con il consenso del Governo e con una collaborazione del Ministro e del Sottosegretario alla giustizia (della quale sono orgoglioso, non soltanto a titolo politico ma anche a titolo personale). Questo è proprio il segnale che il Ministro più volte ha cercato di dare. C'è una squadra di soggetti che si muovono per contrastare la criminalità organizzata e in questa squadra c'è lo Stato, quindi il potere legislativo e quello esecutivo. Dobbiamo avere il coraggio e la capacità di andarci a collocare in prima linea per arrivare al risultato che si può racchiudere in due semplici parole: poveri ed in galera. Poveri perché le ricchezze della mafia sono rubate alla gente. In galera, perché in terre come la Sicilia, la Calabria, la Campania e la Puglia debbono viverci i giovani siciliani, calabresi, campani e pugliesi, e i mafiosi, i camorristi, gli 'ndranghetisti e quant'altri debbono andarsene da quel territorio e finire nelle patrie galere a scontare le pene che derivano dal loro modo di essere; debbono lasciare a questi pezzi del Paese una possibilità di sviluppo economico perché con l'oppressione della mafia, che forse oggi in Sicilia non uccide più gli uomini, ma continua ad uccidere la libertà degli uomini, la libertà di impresa ed il futuro delle giovani generazioni, essi non possono progredire.

Noi riteniamo che il Governo debba andare avanti con il coraggio che ha avuto in questi mesi e che già nelle prossime settimane si possa arrivare ad altri provvedimenti, studiati insieme, con una maggioranza parlamentare che corrisponda alla volontà di tutte le forze politiche, perché vincere questa guerra che ci impegna da tempo immemorabile è una vittoria di civiltà, è una vittoria di progresso, è una vittoria di una democrazia ferita da mascalzoni e malviventi che ancora pensano di poter controllare, al posto dello Stato, pezzi del territorio del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Pistorio).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bugnano. Ne ha facoltà.

BUGNANO (IdV). Signor Presidente, signor Ministro, anche quest'anno nella sua relazione, riprendendo esattamente lo stesso incipit della relazione del 2009, lei è tornato sul tema della lentezza dell'affermazione giudiziaria delle ragioni e dei torti. Già nella sua relazione del 2009, appunto, lei iniziava con questa stessa preoccupazione, dicendo che nel nostro Paese vi è una «durata eccessiva dei processi» che «disincentiva gli investimenti stranieri» e che «la lentezza è nemico insidioso» per la giustizia; diceva altresì che il Governo sarebbe stato in grado di vincere questo nemico e affermava avere la strategia per riuscirvi.

Entrando nel dettaglio della progettualità del Dicastero da lei guidato e del Governo Berlusconi sull'amministrazione della giustizia, lei nella relazione del 2009 proponeva azioni volte ad adottare misure organizzative nuove, innovazioni legislative in materia sia ordinamentale che procedurale, e prevedeva un programma fitto di impegni per il 2010. Quest'anno, come ho già detto, lo stesso incipit, la stessa preoccupazione, quasi come se lei ci leggesse la relazione del 2009.

Non c'è dubbio, signor Ministro, che la lentezza dei processi mini la credibilità del sistema giudiziario e svuoti i diritti costituzionali di cui dovremmo essere titolari.

Le ricordo la frase citata in una sentenza del 1999 della Corte suprema degli Stati Uniti: «Giustizia tardiva, giustizia negata».

Anche la Banca mondiale, nel rapporto Doing Business 2009, ci dice che l'Italia si classifica al 156º posto come lentezza della giustizia, senza dimenticare che recentemente la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo ha inflitto all'Italia una maxicondanna per i ritardi con cui vengono pagati gli indennizzi legati alla lentezza dei processi.

Signor Ministro, come ha ricordato molto bene il collega Li Gotti, che mi ha preceduto, questo Governo non ha portato avanti né le riforme strutturali che in questi anni aveva promesso, né gli obiettivi a breve e medio termine che erano indicati nella sua relazione del 2008 e del 2009. Insomma, un nulla di fatto.

Allora, le farò due brevissimi esempi. Nella sua relazione del 2009 lei individuava nella digitalizzazione del sistema giudiziario uno degli strumenti atti a snellire le procedure e ad accelerare i tempi processuali, e teoricamente credo che avesse ragione. Peccato che il drastico taglio delle risorse, che è stato operato dal Governo Berlusconi nel comparto giustizia, abbia fatto sì che qualche settimana fa l'assistenza ai programmi informatici sia stata bloccata per la mancanza di risorse. Devo dire che il ministro Tremonti ci ha poi messo una pezza sopra quasi immediatamente, reperendo un po' di risorse per il primo semestre, come lei stesso ha ricordato. Prima, Ministro, ci ha detto che proprio oggi ha trovato altre risorse per concludere il 2011 per l'assistenza informatica. La cifra che ci ha comunicato qui in Aula mi sembra assolutamente insufficiente. È verosimile che dovranno essere trovate ulteriori risorse, ma comunque meglio che niente.

È chiaro, però, che questa digitalizzazione, che sicuramente può essere uno strumento utile per accelerare i processi, senza risorse farà poca strada. Quindi, possiamo affermare che anche in questo caso ‑ come spesso capita nella politica di Berlusconi ‑ la sua azione è stata più di annunci che di sostanza.

Le voglio fare poi un secondo esempio, e mi avvio alla conclusione. Sempre negli obiettivi da lei posti nella relazione del 2010 compariva il piano dello smaltimento dell'arretrato civile. Anche in tal caso credo che possiamo dire che l'obiettivo è stato fallito, almeno per quest'anno. Al di là dei dati che ci ha sciorinato e che in qualche modo ci hanno ubriacato, voglio portarle un esempio concreto che conosco molto bene. Gli uffici giudiziari torinesi, considerati tra i più rapidi ed efficienti d'Italia anche in tema di smaltimento dell'arretrato, sono passati quest'anno dal secondo al quinto posto nella classifica stilata dal quotidiano «Il Sole 24 Ore». Si tratta di una perdita di efficienza legata non certo all'inefficienza degli uffici - mi scusi il gioco di parole - ma al taglio di risorse e ai problemi di organico che iniziano a produrre i loro effetti.

Allora, signor Ministro, la legalità di questi tempi non è un processo facile. C'è molta sfiducia e insicurezza. L'articolo 3 della Costituzione ribadisce che tutti i cittadini hanno pari dignità davanti alla legge. Se è vero che in Italia la giustizia non funziona sempre bene, dobbiamo anche dire che spesso abbiamo la sensazione che si pretenda una giustizia per i potenti e una per la gente comune. Quando vengono toccati certi interessi, qualcuno non accetta di stare al controllo della legalità come qualunque altro cittadino. Le campagne di attacco alla magistratura hanno un unico obiettivo: il capovolgimento delle regole. L'intreccio della legalità con la questione morale nel nostro Paese è una grande questione democratica e istituzionale. Purtroppo, però, l'esempio che stiamo avendo in questi giorni dal premier Berlusconi va in una altra direzione. Ma questa è un'altra storia. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Astore, D'Ambrosio e Marini).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Russo. Ne ha facoltà.

RUSSO (Misto-ApI). Signor Presidente, onorevole Ministro, la giustizia in Italia è fortemente malata ed ha bisogno di una forte e rapida cura per restituire ai cittadini il necessario servizio giustizia, elemento essenziale di una democrazia reale, e allo Stato la sua potestà e il suo diritto-dovere di esercitarla. Senza di ciò il contratto sociale si rompe e l'illegalità, l'abuso, la legge del più forte prendono rapidamente il posto della legalità e della giustizia.

Due sono le accezioni più comuni del termine giustizia. Per quanto riguarda la prima, si tratta dell'insieme dei valori e dei principi che sono alla base del comune sentire della società, al di là del principio filosofico del giusto e ingiusto, e che forma l'etica civile e connota i comportamenti pubblici e quelli privati. La seconda si riferisce a quella parte di pubblica amministrazione che provvede al funzionamento delle liti tra privati, e tra privati e lo Stato. Ambedue le categorie in Italia vivono un momento di grande crisi.

In termini più generali oggi il Paese è condizionato da un forte tasso di illegalità che rischia di invadere le sfere più importanti della vita sociale e la morale di ogni cittadino; i riferimenti al quotidiano sono d'obbligo. Il ritorno al principio della centralità delle regole, del loro rispetto e della loro efficienza è prioritario per il superamento dell'attuale crisi e per il ritorno ad un'etica civile che consolidi le basi della convivenza. Per fare ciò è necessario che ognuno faccia la sua parte; ogni cittadino deve far proprie le regole comuni e comprendere che i costi dell'illegalità sono di gran lunga maggiori dì quelli della legalità. La legalità garantisce tutti, l'illegalità solo pochi.

Dobbiamo prendere atto che la giustizia intesa nel suo reale funzionamento quotidiano è vicina al collasso e la certezza del diritto oggi non è più tale, con evidenti riflessi negativi sulle persone, sugli agglomerati sociali e sulle imprese. Questa seconda malattia esige una risposta politica, nel senso che è compito della politica analizzare le cause e trovare le soluzioni. Per fare ciò la giustizia deve uscire dal campo dell'agone politico e entrare nel mondo delle idee e il Parlamento deve assumere una responsabilità primaria che è quella di agire, e presto, nell'interesse dei cittadini e della Repubblica.

In primo luogo, a nostro giudizio, è necessario affrontare il tema delle risorse finanziarie da destinare alla giustizia. Quelle attuali, compreso il taglio operato dall'ultima legge finanziaria, sono al di sotto della media europea e, comunque, insufficienti per avviare un percorso riformatore. Non affrontare ora questa emergenza significa anche ipotizzare ulteriori spese e maggiori disfunzioni per il futuro e rallentare la crescita economica e sociale del Paese.

Attrezzare la giustizia per una società che è cresciuta, cambiata, globalizzata, divenuta più complessa. Bisogna cioè adeguare lo strumento normativo e la «macchina giustizia» alle sfide della modernità: meno regole, più semplici e di certa attuazione.

Secondo l'indagine conoscitiva disposta dal Governo nel 2007 le leggi in Italia alla fine del 2006 sarebbero 21.600, ma il numero delle leggi può essere poco significativo se solo si pensa che ci sono norme con più di 700 commi; bisogna tener conto poi dei decreti ministeriali, delle ordinanze, dei regolamenti, delle leggi regionali, delle delibere degli enti locali e delle normative europee. È una foresta di regole in cui è molto difficile districarsi, che rendono difficile la vita dei cittadini e delle imprese e sappiamo tutti che, quando una legislazione è eccessiva, troppo complessa e a volte contraddittoria, la "regola" perde efficacia.

Quindi, sono necessarie procedure più semplici e più rapide. È interessante quanto sottolineato sull'indice di complessità procedurale del sistema Italia che ci dice che l'Italia è tra i Paesi più sovraccarichi di procedure tra quelli della UE (si colloca al 23° posto su 29), penultima per il tempo, terzultima per il costo delle procedure. Dunque, una delle prime e vere riforme è quella di ridurre l'impatto legislativo sulla vita dei cittadini e delle imprese e di semplificare le regole. Abbiamo imparato che procedure lente e farraginose aumentano lo spazio della illegalità, frenano la crescita economica e si risolvono complessivamente in aumenti di costi legali e illegali.

La risposta alle domande di giustizia dei cittadini e delle imprese è fondamentale per un corretto esercizio della vita civile e quando ciò non avviene, o avviene con tempi eccessivamente dilatati, viene minato il principio di certezza del diritto. I cittadini sono meno protetti e le imprese privilegiano altri mercati o strade alternative per la tutela dei loro interessi; il commercio rallenta.

Non è pensabile mantenere i tempi attuali del processo civile e una organizzazione per lo più affidata alla buona volontà di singoli magistrati e funzionari o impiegati particolarmente dediti; è necessario modificare lo stato delle cose e dotare la giustizia civile di risorse umane, finanziarie, logistiche e organizzative al passo con la domanda. Il processo civile è processo eminentemente scritto e accompagnato da un lavoro delle cancellerie composto di numerosi atti.

È necessario progressivamente dotare il processo di una completa informatizzazione in grado di ridurre i tempi e razionalizzare il lavoro per adeguarlo agli standard minimi della vita lavorativa e organizzativa.

Occorre poi abbandonare la tendenza alla processualizzazione di ogni lite ripristinando l'istituto dell'arbitrato e della conciliazione presso gli studi legali in modo da deflazionare il carico dei tribunali.

Per quanto attiene alla giustizia penale, occorre, in primo luogo, ricondurre il processo penale al disegno del Costituente che ha voluto accusa e difesa sullo stesso piano e un giudice terzo e imparziale. Questo disegno è tuttora inattuato poiché non vi è identità tra separazione di carriere e separazione di funzioni; solo percorsi professionali separati e distinti tra giudice e pubblico ministero possono garantire l'effettiva terzietà del giudice. O si cambia la Carta costituzionale o si adegua il processo alla Costituzione stessa.

Sempre il costituente ha voluto che la persona accusata di un reato sia messa nelle condizioni di affrontare il processo disponendo di tutti gli strumenti processuali disponibili; ebbene, oggi non è così ed è necessario, per ottemperare al dettato costituzionale affrontare il tema di una legge efficace sul gratuito patrocinio che eviti che il processo sia un "privilegio" per alcune fasce sociali e rappresenti, invece, una garanzia per tutti i cittadini e non solo per alcuni. Oggi le fasce di reddito per cui si ha accesso all'istituto del gratuito patrocinio sono troppo basse e le procedure lente, per non parlare poi dei tempi di pagamento, che sono inaccettabili. Sarebbe finanche un'opportunità per molti giovani professionisti, che oggi vivono condizioni assai difficili.

Va difesa l'obbligatorietà dell'azione penale, a garanzia dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura e a garanzia dei cittadini.

Vi è poi il tema delle sanzioni penali e del sistema delle pene in generale, su cui sarebbe opportuno fare attente riflessioni, a proposito della effettività delle pene, della loro efficacia e dei costi. È un tema complesso, che coinvolge aspetti diversi e istituzioni diverse (necessità di sicurezza dei cittadini, diritti umani, certezza ed efficacia della pena), compreso il sistema penitenziario italiano, su cui mi soffermerò più avanti. Si potrebbe immaginare una più ampia fascia di sanzioni alternative e, sulla scorta del cosiddetto patteggiamento, ipotizzare per reati di modesta entità che l'imputato che rinunci alla celebrazione del processo e ad eventuali impugnazioni sia immediatamente sottoposto a svolgere lavori di pubblica utilità per un tempo limitato. Allo stesso imputato sarebbero così evitate le più gravi sanzioni pecuniarie e detentive, nonché il processo: potrebbe perfino ipotizzarsi una causa estintiva del reato, a sanzione esaurita. Avremmo più certezza della pena, più efficacia e meno processi.

La grave situazione degli istituti penitenziari italiani si trascina ormai da moltissimi anni, senza che il legislatore la affronti con normative strutturali; anzi, si scelgono continuamente soluzioni tampone, spesso demagogiche, che non fanno che rinviare il problema, senza che si intraveda una seria via di uscita.

Al 30 luglio 2009, il Ministero della giustizia ha reso noti i dati sugli istituti penitenziari, che confermano l'eccessivo sovraffollamento, con il numero dei detenuti che aumenta di 700 unità al mese, arrivando ad un totale di circa 63.500 detenuti; di questi, 30.500 sono in attesa del processo, 31.200 sono già stati condannati e circa 1.800 risultano internati per motivi psichici. La prima considerazione da fare è sull'eccessivo uso della carcerazione preventiva, che coinvolge circa il 50 per cento della popolazione carceraria, una percentuale incompatibile con l'attuale situazione.

Più in generale, come già detto, è necessario ampliare la tipologia e l'uso di misure alternative alla detenzione fondate su criteri di giustizia riparativa e di programmi di pubblica utilità. Solo ciò consentirà di ridare efficacia al principio della certezza della pena e di affrontare il tema della violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea, per il quale più volte l'Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, principalmente per la mancanza di spazio nelle carceri, a fronte dei 7 metri quadrati stabiliti dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura.

In conclusione, molti dei temi trattati sinteticamente in questa sede, dei problemi sollevati e delle soluzioni proposte sono di antica memoria, riguardano questioni mai definitivamente risolte. Basta leggere gli atti sui lavori parlamentari per l'approvazione del nuovo codice di procedura penale (il dibattito fu animato in primis da due grandi giuristi come Giovanni Leone e Giuliano Vassalli), per rendersi conto quanto sia necessario uscire dall'emergenza politica e affrontare - con la partecipazione di tutto il Parlamento, senza distinzioni e senza logiche di parte, ma solo con il concorso delle idee - a tutto tondo il tema della giustizia.

È quindi opportuno che il Parlamento dia vita ad una commissione speciale in cui siedano con una qualificata rappresentanza magistratura, avvocatura, Parlamento e Governo, per dare vita ad un progetto sulle linee portanti di una riforma condivisa.

Non abbiamo trovato tutto questo nella sua relazione, o l'abbiamo trovato in parte, e per questo motivo non potremo aderire con un voto favorevole alla sua relazione. (Applausi dal Gruppo Misto-ApI e del senatore Serra).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serra. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signor Ministro, la ringrazio per la sua relazione e le riconosco di avere portato avanti provvedimenti importanti in materia civilistica. Le riconosco anche l'impegno difficile, un lavoro quasi da trapezista, per cercare di mantenere in piedi quella divisione dei poteri che è alla base della democrazia.

Ho però il dovere di ricordare la conclusione della sua ultima relazione, quando asserì che il 2010 sarebbe passato alla storia come l'anno della compiuta riforma ordinaria e costituzionale del sistema giudiziario italiano. Chiedo a lei, cui riconosco onestà intellettuale: è veramente questa la riforma della giustizia? No. Ma è un no che non pronuncio io, lo pronuncia il Presidente del Consiglio, se è vero che due giorni fa, in uno dei suoi ormai consueti assolo televisivi (questa volta ha parlato per un quarto d'ora, quindi in termini ridotti), dopo avere insultato i magistrati, attribuendo loro tutte le colpe di questo mondo, e dopo avere assolto evidentemente se stesso, perseguitato, egli ha concluso dicendo che bisogna mettere mano alla riforma della giustizia. Ciò significa che non è neanche iniziata, questa riforma della giustizia!

Io credo che bisogna fare ben altro, molto di più; e lo dico con assoluta oggettività perché, come sa, l'Unione di centro non ha mai pensato ad un'opposizione preconcetta, ma è stato sempre disponibile a concorrere alla formazione di quei provvedimenti finalizzati al bene del Paese. Mi riferisco a quei provvedimenti quali il piano straordinario contro le mafie, all'istituzione dell'Agenzia per i beni sequestrati alla mafia o al divieto di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misura di prevenzione.

Ha ragione il presidente Vizzini: tutte queste cose dobbiamo farle ancora di più e tutti insieme. Infatti, la lotta alla criminalità organizzata è la testimonianza di come, anche in materia di giustizia, sia possibile trovare la condivisione quando il dibattito parlamentare è animato da spirito costruttivo. Al contrario, continuare a parlare di riforme e declinarle solo in termini di interesse del singolo, di un singolo, rispetto al resto dei cittadini non porta da nessuna parte. È però impensabile continuare a propagandare arresti di mafiosi, sequestri di beni in ogni occasione, senza quasi mai ricordare che le norme hanno visto la condivisione delle forze dell'opposizione tutte, e che quegli arresti - tanti, peraltro, sono avvenuti anche nel passato - sono il frutto in realtà di indagini che vengono da lontano e che hanno visto protagonisti assoluti forze di polizia - e sia ben chiaro - signori magistrati.

Mi rendo conto che il problema economico - finanziario è alla base delle grandi difficoltà non solo nella realizzazione della riforma della giustizia ma anche delle altre riforme. Penso al federalismo, che sarà certamente varato ma che molto probabilmente non troverà poi conferma nella realtà, visto che non c'è un soldo, e alla riforma Gelmini, che già è stata approvata, ma che probabilmente non troverà conferma nella realtà, visto che non c'è un soldo!

Ma allora perché - mi chiedo - non dirlo pubblicamente? Chiedere uno sforzo a tutte le componenti parlamentari per condividere un concreto, graduale progetto di riforma. È veramente possibile pensare di risolvere i problemi impegnando il legislatore per mesi e mesi sul processo breve retroattivo, e quindi improponibile? È possibile impegnarlo per mesi sul legittimo impedimento o sul restringimento inaccettabile delle intercettazioni? È necessario togliere un alibi alla maggioranza: quello di un'opposizione preconcetta che non avanza proposte.

Per questo, provo ad elencarne solo alcune, visto il poco tempo a mia disposizione, e penso proprio di iniziare dal processo breve, che credo sia uno dei provvedimenti più urgenti che la gente attende. Chi nel nostro Paese non vorrebbe che un processo non si prolungasse per anni, considerato che in tutti Paesi occidentali è impensabile la lungaggine del modello italiano. Occorre, però, un processo che non preveda la cancellazione del passato, pensato secondo un unico obiettivo, ormai chiaro a tutti.

È necessario riflettere ad una revisione urgente in tema di intercettazioni, perché venga salvaguardata la privacy di ciascuno di noi. Ma la tutela della privacy non può essere confusa con un restringimento del sistema investigativo. Occorre quindi prevedere una redistribuzione sul territorio dei magistrati, l'accorpamento di alcuni palazzi di giustizia e, soprattutto, proseguire sulla strada della informatizzazione. È vero: l'abbiamo rischiato il blocco dell'assistenza ai servizi informativi. Ciò è avvenuto per assenza di adeguate risorse finanziarie per il 2011, reperite con dolorose variazioni compensative di bilancio per tamponare l'emergenza.

Questa realtà dei tagli sembra duramente scontrarsi con la politica degli annunci sulla piena modernizzazione della giustizia. A che scopo parlare di progetti ed investimenti futuri per uscire dalla fase della sperimentazione a macchia di leopardo quando si è costretti a discutere del taglio delle risorse minime per la sopravvivenza del sistema? Contemporaneamente, però, è altrettanto necessario rilegittimare il potere giudiziario che da anni viene vilipeso ed offeso, prevedendo anche interventi duri per quei magistrati che, per colpa o per incapacità, sbagliano clamorosamente.

E che dire, poi, del provvedimento sulla corruzione che giace nei polverosi cassetti parlamentari?

Riteniamo altresì urgente mettere mano al problema carcerario. Ho seguito quello che diceva la senatrice Bonfrisco, cui attribuisco grande lealtà e capacità di credere in ciò che dice. Ma la storia delle costruzioni di nuove strutture io l'ho ascoltata nel 2001, nel 2002, nel 2003, nel 2004 e così via negli anni successivi. L'allora ministro Castelli sosteneva che per mettere in efficienza una struttura carceraria, se si iniziamo oggi, ci vogliono cinque anni. Perché allora illudiamo la gente, perché?

L'organico della polizia penitenziaria è carente di 6.000 unità. Ci sono concorsi in atto, di cui voglio dare atto a lei, signor Ministro, ma quando saranno attuati e resi efficienti, quando? Non c'è un soldo.

E che dire delle strutture carcerarie? Lo hanno detto prima di me e molto più egregiamente i colleghi: in esse sono rinchiusi 69.000 detenuti a fronte dei 45.000 che ne possono contenere. Si è proceduto dapprima a vari condoni, poi a provvedimenti svuota carceri, con il consenso di tutti noi, ma appare evidente che queste soluzioni non possono in alcun modo risolvere il problema in concreto. E allora è inutile parlare di effettività della pena se poi la realtà non consente neppure di tenere nelle carceri quei detenuti che quella pena dovrebbero scontare.

Occorre forse una drastica depenalizzazione, accompagnata da istituti quali l'oblazione nel processo penale per i reati con pena inferiore a due anni, l'archiviazione per irrilevanza del fatto, e soprattutto l'estinzione del reato in seguito a condotte riparatorie.

Se l'azione penale deve rimanere tale, come auspico, e cioè obbligatoria, il pubblico ministero che la esercita deve rimanere un magistrato indipendente. Riteniamo allora indispensabile, e questa è una preghiera che le rivolgo, signor Ministro, che non si schieri sempre e comunque contro i magistrati, sempre e comunque, contribuendo così a provocare una quotidiana delegittimazione del potere giudiziario che rischia di trasformarsi con il tempo in una graduale, rischiosa, demotivazione. Questo, mi creda, sarebbe il peggior male del Paese.

Concludo, signor Ministro: la nostra idea di giustizia non vede fronti contrapposti tra maggioranza e opposizione, potere esecutivo e potere giudiziario, in uno scontro in cui le ragioni dell'uno dovrebbero prevalere su quelle degli altri, perdendo così di vista quello che è, o meglio, dovrebbe essere, l'equilibrio generale della norma a garanzia dei diritti dei cittadini.

L'Unione di Centro continuerà a lavorare come ha sempre fatto per una giustizia più giusta per tutti, soprattutto per i più deboli, senza pregiudizi e nell'interesse esclusivo dei cittadini. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MREe Misto-ApI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, abbiamo ascoltato con piacere la sua relazione, anche se poi non abbiamo ascoltato giuste considerazioni, ma piuttosto delle speculazioni o delle frasi ingrate non appropriate a quello che a noi è sembrato il suo operato.

Lei ha parlato dell'impegno che ha profuso nel suo operare al Ministero improntando il lavoro sostanzialmente a migliorare l'efficienza del sistema e contro la lentezza della macchina della giustizia. Nelle prime lezioni di diritto, una delle prime riflessioni che proponevano i professori era la considerazione che una giustizia lenta sostanzialmente non è nemmeno una giustizia. Quando i danni diventano irreversibili, infatti, non esiste più possibilità obiettivamente di fare giustizia e la lentezza indubbiamente crea danni che sono quasi sempre irreversibili.

Il Ministro ha parlato di 6 milioni di processi civili pendenti, quantomeno fino al 2009; cifre indubbiamente ragguardevoli. Rinfranca però la notizia dell'inversione di tendenza che lo scorso anno ha portato ad una riduzione di circa il 4-5 per cento dei processi civili, che significa che si è smaltito più di quanto non sia stato posto in essere, in termini di instaurazione di nuovi processi, con una produttività che sottolinea l'avvio di una marcia diversa.

Siamo soddisfatti per come ha agito, signor Ministro. Temevamo infatti che a causa del problema del sovraffollamento delle carceri nascesse, coram populo, la necessità di emanare un nuovo indulto. La linea da lei tenuta era la stessa che noi chiedevamo, con l'obiettivo di migliorare la funzionalità. Come lei ha illustrato sono stati fatti nuovi concorsi per magistrati, per funzionari e agenti di polizia penitenziaria e quindi la strada è quella che sostanzialmente proponevamo.

Lei, signor Ministro, ha detto anche un'altra verità, che in questa sede è scemata: non sempre maggiori risorse implicano maggiore efficienza. Ne abbiamo parlato molto in occasione del dibattito in quest'Aula sulle intercettazioni. L'efficienza, lo possiamo ribadire, non sempre va a braccetto con la spesa. Ricordo che all'epoca citai quello che viene ormai definito il modello Bolzano. Vi era un procuratore della Repubblica, ora divenuto membro della Corte europea di giustizia, che aveva adottato un metodo nuovo, che è stato chiamato appunto modello Bolzano. Facendo un paragone tra le due Province autonome di Trento e Bolzano, che si equivalgono in termini di popolazione (500.000 abitanti l'una) e indice di litigiosità, si evidenziava che in materia di intercettazioni la procura di Bolzano spendeva un decimo rispetto alla procura trentina, avendo alla fine la stessa sostanziale produttività del lavoro. Ciò sta a significare che molto è legato al metodo che si applica e non sono sostanzialmente le risorse che modificano la funzionalità, l'andamento o l'efficienza della giustizia.

Abbiamo ricordato degli interventi legislativi del 2010. Siamo convinti che la conciliazione darà sempre maggiori risultati. Siamo convinti altresì che la possibilità di scontare l'ultimo anno di pena agli arresti domiciliari abbia rappresentato una umanizzazione della pena, senza fare nessuno sconto.

Attendiamo poi quello che ha annunciato a proposito della semplificazione dei riti. Siamo certi che dalla semplificazione dei riti deriveranno regole più semplici e, di conseguenza, processi più celeri. Abbiamo appreso con estremo piacere dei rapporti e della collaborazione tra Ministero dell'interno e Ministero della giustizia, che ha dato i risultati che conosciamo: 28 superlatitanti su 30 assicurati alla giustizia, 18 miliardi di beni confiscati che saranno assegnati alla nuova agenzia, chiamata ad amministrare questi beni per continuare la lotta alla mafia e alla criminalità organizzata. Ci sembra una buona strada, da sostenere e condividere.

Signor Ministro, siamo soddisfatti per quanto ci ha riferito sul piano carceri perché, oltre alle nuove strutture, vi sono 19 nuovi progetti realizzati in house. Ormai in ogni ambito della pubblica amministrazione si legge di ricche consulenze e incarichi d'oro: finalmente si valorizzano le risorse esistenti e si dà soddisfazione a chi opera nel settore, risparmiando anche qualcosa.

Siamo soddisfatti dell'aumento dei posti di lavoro in carcere, come lei ha riferito. Vorremmo che questo fosse la regola, perché chi finisce in carcere dovrebbe avere sempre qualcosa da fare. Lavorare in carcere consentirebbe a chi è detenuto, in primo luogo di pagarsi le spese e, secondo aspetto importante, di imparare qualcosa di nuovo, di passare il tempo in modo migliore e, una volta uscito dal carcere, di riuscire ad inserirsi meglio nel contesto lavorativo.

Lei, signor Ministro, nel suo intervento ha citato la legge Pinto. Secondo noi, c'è molto da rivedere in quella legge: quando fu fatta, fu pensata come un provvedimento con il quale iniziare a parlare di responsabilità dei magistrati. Ebbene, abbiamo approvato una legge che, alla fine, si è dimostrata tutt'altro rispetto a quello che si voleva e che, anzi, è risultata quasi una presa in giro. Tutti i dipendenti pubblici infatti rispondono del proprio operato in base alla propria funzione, alla materia di cui si occupano, salvo un ambito: la magistratura. Quando infatti sbagliano i magistrati, di fatto, paga lo Stato. Salvo alcuni casi eccezionali (quali, ad esempio, il dolo), vi è quindi una sostanziale irresponsabilità di questa categoria.

Vorremmo quindi che lei, egregio Ministro, ogni tanto ricordasse alla categoria dei magistrati una cosa molto semplice, ossia che la giustizia è un servizio e chi è adibito a tale servizio deve ricordare che deve erogare un servizio agli utenti, e cioè a chi chiede giustizia, ai cittadini, agli operatori della giustizia, agli avvocati. Spesso il contesto è ribaltato, per cui alcuni magistrati pretendono quasi deferenza, un devoto rispetto nei loro confronti, quasi una prostrazione, ribaltando di fatto il concetto che sono pagati dallo Stato per erogare un servizio per il quale sono pagati dalle persone che hanno davanti a sé. A volte, sembra che si degnino di ascoltare gli scocciatori di turno. Ebbene, signor Ministro, a lei spetta ricordare quotidianamente qual è il compito della magistratura.

Lei ha fatto molto, e noi glielo riconosciamo, ma è proprio per questo che da lei ci aspettiamo ancora molto.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Ambrosio. Ne ha facoltà.

D'AMBROSIO (PD). Signor Presidente, signor Ministro, sono rimasto sorpreso all'inizio del suo intervento quando ha cominciato a citare i dati relativi alle pendenze dei processi civili.

Ho notato che mostrava soddisfazione per i risultati che lei aveva ottenuto proprio incidendo con provvedimenti di legge sul processo civile. D'altra parte, non è un mistero che la maggioranza si sia vantata di aver risolto il problema civile, di aver realizzato finalmente, con la legge n. 69 del 2009, la modifica del processo civile proprio perché la giustizia civile ha un'importanza fondamentale anche per il rilancio dell'economia considerato che - si è detto, e noi lo riconosciamo - gli stranieri non vengono ad investire in Italia anche perché la giustizia civile non funziona.

Per la verità, quando ha cominciato a citare questi dati, poiché nella sua disamina è partito dal 1980 riportando come dato 1.384.000 processi pendenti mi sono detto: vuoi vedere che con questa relazione ci viene ad annunziare che finalmente siamo arrivati ad un numero di pendenze accettabili e che, effettivamente, sono stati risolti i problemi della giustizia? Alla fine, lei ha affermato che la pendenza dei processi è diminuita di 223.000. Ed allora, viene qualche dubbio, anche perché lei, signor Ministro in questa occasione non ha citato, come ha fatto l'anno precedente, quanti sono stati i processi sopravvenuti. Tutti sappiamo che la magistratura civile italiana è tutt'altro che fannullona; essa lavora, e lavora, come è stato dimostrato dalle indagini effettuate, molto più degli altri magistrati d'Europa. Lei però non ci ha detto quanti sono stati i processi sopravvenuti.

È chiaro che i processi sopravvenuti incidono, ed io credo che essi siano stati di meno: infatti, da quanto sento dire dagli avvocati, vi è stata una riduzione delle cause proprio in conseguenza della crisi economica. Lei avrebbe dovuto citare anche il dato relativo al numero delle procedure fallimentari dell'ultimo anno, in quanto ciò incide sulla riduzione delle cause civili. Tutto questo, però, lei non l'ha fatto. Mi domando se la diminuzione sia effettivamente dovuta - come ha evidenziato anche qualche collega della maggioranza - ad un impegno della magistratura che si è sforzata di diminuire le pendenze; ho sentito citare solo Catania, che ha avuto un aumento della definizione dei processi pari a 2.000.

Allora, signor Ministro, lei deve ripensare profondamente alla necessità delle riforme. Lei ha affermato che si aspettava di più e che si aspetta molto di più dall'entrata in vigore della proposta di mediazione. Per la verità, a me sembra che la proposta di mediazione non snellisca i procedimenti civili, ma anzi introduca una sorta di ulteriore grado di giudizio nel processo civile. Ripeto, quindi, che io non mi aspetterei tanto dalle proposte di mediazione: fra l'altro, mi pare che anche gli avvocati non ne siano molto contenti. Lei sa meglio di me che se la mediazione viene effettuata dal giudice con la comparizione delle parti ha un certo effetto; se viene fatta da un terzo, addirittura estraneo all'amministrazione della giustizia, non so quanto possa essere efficace.

Per quanto riguarda il processo penale, per la verità, lei ha riconosciuto che non si è registrata una diminuzione né un'accelerazione dei tempi di definizione dei processi penali: lei ha affermato che vi è stato un modesto incremento.

PRESIDENTE. Senatore D'Ambrosio, la invito a concludere il suo intervento.

D'AMBROSIO (PD). Signor Presidente, mi dispiace che vi sia così poco tempo a disposizione. D'altra parte mi rendo conto che, essendo uno degli ultimi ad intervenire, mi sono stati concessi solo quattro minuti di tempo, e non si possono dire tante cose in un tempo così ristretto.

Mi riallaccio, allora, al problema delle carceri, anche per la giustizia penale. Oggi lei, signor Ministro, ha affermato che vi saranno 2.000 posti in più nelle carceri. Signor Ministro, la inviterei a riflettere, perché quando è stato fatto l'ultimo indulto risultavano 62.000 detenuti, mentre oggi i detenuti sono 70.000: sono trascorsi pochi anni, ma siamo passati da 62.000 a 70.000 detenuti. Vorrei sapere, allora, se a suo avviso il problema delle carceri si potrà risolvere veramente in questo modo: se lei è riuscito ad aumentare solo di 2.000 posti lo spazio nelle carceri, vuol dire che da 45.000 siamo arrivati a 47.000 posti; in realtà, però, erano 45.000 posti a fronte dei 62.000 detenuti e, quindi, oggi sono 47.000 posti a fronte dei 70.000 detenuti. Poiché vi è un aumento costante nel tempo, non so se questa politica sia adatta a risolvere tali problemi. (Applausi del senatore Perduca).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mugnai. Ne ha facoltà.

MUGNAI (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, intervengo, buon ultimo, in un'Aula ormai quasi deserta, ma sicuramente colma della vivacità del dibattito che ha caratterizzato l'odierna seduta.

Signor Ministro, devo ringraziarla non solo per l'attenzione con cui ha seguito tutti gli interventi, anche quelli immotivatamente e particolarmente critici, ma soprattutto per quanto lei ci ha riferito, che si pone in perfetta sintonia con il contenuto e gli impegni da lei assunti come Guardasigilli nelle sue precedenti relazioni al Parlamento. Si pone in sintonia non perché oggi ci si trovi di fronte ad una mera analitica ripetizione di problemi rimasti costantemente irrisolti, nel solco di quella cultura della mera gestione dei problemi tanto cara soprattutto ad un certo centrosinistra, ma perchè si pone virtuosamente nel solco di quella cultura del fare che è un pilastro della nostra azione di governo ed è la conferma di un percorso organico, da un lato, e virtuoso dall'altro.

Infatti, signor Ministro, forse il dato più evidente che scaturisce dalla sua relazione, e che forse non è stato adeguatamente percepito, soprattutto dai colleghi dell'opposizione che sono intervenuti, è comunque l'organicità di questo disegno di riforma del sistema giudiziario. Queste critiche, in larga misura ingenerose ed immotivate, signor Ministro, le ascolti per il dovere che ella ha di ascoltarle, perché le critiche comunque sono sempre e necessariamente di stimolo, ma sappia che chi oggi in quest'Aula l'ha criticata sa perfettamente di non aver detto su alcune questioni la verità; sa perfettamente di averla presentata su altre in modo mutilo e suggestivo. A suo favore, infatti, a favore dell'azione del suo Dicastero e del Governo in materia di giustizia, parla un'altra verità, una verità quasi assoluta, la verità implacabile ed ineludibile dei numeri, di quei numeri che ella ha doviziosamente ricordato all'interno di quest'Aula; non aride cifre, signor Ministro, ma la prova più convincente e più plastica del fatto che quel cammino di riforma del sistema giudiziario nel suo complesso, di tutto il comparto giustizia, che si è avviato dal 2008, procede senza tentennamenti e senza esitazioni.

Sono risultati, colleghi dell'opposizione, piaccia o non piaccia, che si commentano positivamente da soli e sono ancor più convincenti nel momento stesso in cui ci si rende conto che tutto questo è avvenuto nel contesto di un quadro congiunturale internazionale che certamente non ha visto immune il nostro Paese e che fatalmente ha determinato una contrazione delle risorse.

Questo ci porta a fare un'altra riflessione di quanto poteva esser fatto nel passato, soprattutto in quella stagione 2006-2008 che è stata un tempo dell'abbondanza, un tempo di vacche grasse, nel quale sicuramente si poteva avviare questa stagione di riforme, ma nulla all'epoca è stato concretamente fatto.

Non ripeterò - sarebbe un'inutile ripetizione - quanto i colleghi di maggioranza hanno già doviziosamente sottolineato in dettaglio, salvo ricordare che certamente questo è un cammino che ha avuto una molteplicità di luci, ha avuto qualche ombra, com'è umano che avvenga. Proprio perché sia assolutamente chiara l'onestà intellettuale con la quale il Capogruppo in Commissione giustizia del Popolo della Libertà sta commentando la sua relazione, ammettiamo che, certo, ci sono alcune questioni sulle quali neppure noi siamo stati completamente d'accordo; ad esempio il percorso della mediazione che, pur nel lodevole intento, forse abbisognava magari di una maggiore concertazione con alcune delle categorie interessate, anche se vi è stata già la sua disponibilità a riaffrontare alcuni aspetti controversi.

Però, non v'è dubbio che ciò che è accaduto dal 2008 al 2010 deve essere soprattutto colto in quello che è il suo grande valore politico ed istituzionale, con riferimento da un lato a quella splendida espressione che ella ha coniato nella sua relazione: la «squadra di Stato»; finalmente una forte autentica collaborazione fra organi di Governo, che ha portato a una grande stagione di lotta alla criminalità, con risultati impensabili che mai erano stati raggiunti (su questo credo che nessuno possa nutrire il minimo dubbio; torniamo a quella verità ineludibile, implacabile, ma non arida di cifre che sono in realtà la plastica rappresentazione dell'efficacia dell'azione di governo); dall'altro, con riferimento ad un sistema giudiziario che sempre più costantemente si misura in termini di efficienza, di razionalizzazione, di terzietà e di imparzialità di approccio. Elementi che rappresentano uno dei pilastri fondamentali di uno Stato di diritto che sia giusto, forte, libero, quello Stato che noi intendiamo realizzare, la cui realizzazione abbiamo avviato e che anche grazie all'azione del suo Dicastero, signor Ministro, confidiamo di poter completare. (Applausi dal Gruppo PdL e dai banchi del Governo).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Comunico all'Assemblea che sono state presentate le seguenti proposte di risoluzione: n. 1, dai senatore D'Alia, Viespoli, Rutelli e Pistorio; n. 2, dal senatore Perduca e da altri senatori; n. 3, dai senatori Gasparri, Bricolo ed altri; n. 4, dalla senatrice Finocchiaro e da altri senatori; n. 5, dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Ha facoltà di intervenire in replica il Ministro della giustizia, al quale chiedo anche di esprimere il proprio parere sulle proposte di risoluzione presentate.

ALFANO, ministro della giustizia. Signor Presidente, rinuncio alla replica, anche per consentire un maggiore approfondimento delle proposte di risoluzione presentate, alcune delle quali sono ponderose.

Il Governo, pertanto, esprimerà il parere sulle proposte di risoluzione stesse domattina alla ripresa dei lavori d'Aula.

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Colleghi, come avete sentito dalle parole del Ministro, anche in relazione all'andamento dei lavori e agli accordi intercorsi tra i Gruppi, avverto che le dichiarazioni di voto sulla relazione del Ministro della giustizia avranno luogo nella seduta antimeridiana di domani, il cui inizio è anticipato alle ore 9.

Dopo il voto delle proposte di risoluzione si passerà all'esame del decreto-legge in materia di gestione di rifiuti.

Comunico anche che nel corso della giornata di domani potrà aver luogo l'informativa del Governo sul tragico evento avvenuto oggi in Afghanistan che, come sapete, ha causato la morte di un altro soldato italiano.

Sulla necessità di una rivisitazione del Patto di stabilità interno

STRADIOTTO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STRADIOTTO (PD). Signor Presidente, vorrei richiamare l'attenzione dell'Aula sull'importanza di verificare l'effetto delle norme che approviamo.

Faccio presente che in Veneto 12 amministrazioni comunali - ma ce ne sono molte altre anche in tutta Italia - hanno scelto di procedere ad una singolare forma di protesta chiudendo gli uffici dei municipi un giorno alla settimana perché il Patto di stabilità interno le sta strozzando. Non stiamo parlando di amministrazioni indebitate; anzi, in questo caso porto l'esempio di Caerano San Marco, un Comune di 8.000 abitanti della provincia di Treviso, che presenta un coefficiente dipendenti-abitanti di 1 a 400, quando la media dei Comuni delle stesse dimensioni è di 1 a 160, ed un indebitamento pro capite di 150 euro, a fronte di una media dei Comuni simili di 1.100 euro.

La difficoltà di questo Comune sta nel fatto che due anni fa ha ricevuto una donazione di un milione e mezzo di euro da destinare alla costruzione di una scuola. Dal momento che quel Comune non potrà ricevere una donazione ogni anno, per effetto di quella donazione nel 2011 dovrebbe in realtà ridurre la propria spesa corrente di oltre il 40 per cento, dovrebbe cioè fare un avanzo ulteriore rispetto a quello che ha già fatto nel 2010 di oltre un milione di euro.

Credo sia comprensibile che questo è assolutamente assurdo e che è necessario mettere mano al Patto di stabilità interno, nel decreto milleproroghe oppure valutando le proposte di legge presentate sull'argomento, tra cui una a mia prima firma. Credo, infatti, che sia assolutamente serio che il Parlamento approfitti di queste occasioni per valutare effettivamente se il meccanismo che abbiamo adottato sia il più opportuno per dare risposte alle nostre esigenze di finanza pubblica.

PRESIDENTE. Senatore Stradiotto, la Presidenza prende atto del suo intervento.

Il tema del Patto di stabilità, che ha già impegnato in passato con ampie discussioni il Parlamento, è certamente di grande rilievo. Ricordo le risoluzioni approvate da Camera e Senato per chiedere una sua diversa gestione ed una sua diversa impostazione.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 19 gennaio 2011

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 19 gennaio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20,18).