Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (617 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 472 del 13/12/2010


ZANDA (PD). Signor Presidente, i colleghi senatori mi perdoneranno se rinvio ad altre circostanze una risposta al senatore Mazzatorta sui regolamenti parlamentari e al senatore Pera sulla crisi del centrosinistra: ne parleremo un'altra volta. Oggi parliamo nel dibattito sulla fiducia, dei problemi che riguardano il Governo Berlusconi; Governo che, negli ultimi due anni e mezzo, ha chiesto per 36 volte la fiducia, ma lo ha sempre fatto per questioni di tattica parlamentare. Il voto di domani, invece, è un voto politico, forse il primo vero grande voto politico di questa legislatura e sono politiche anche le ragioni per le quali i parlamentari di Futuro e Libertà sono usciti dal Popolo della Libertà denunciando, cito, «l'appiattimento del Presidente Berlusconi sulle posizioni della Lega Nord, la riduzione del Parlamento a dépendance del Governo, la trasformazione dei telegiornali in fogli d'ordine del PdL e la ricerca dell'impunità personale». Nessuno di questi nodi politici è stato sciolto.

Domani sapremo se il mercato delle ultime settimane avrà procurato al presidente Berlusconi delle inutili soddisfazioni; ma sappiamo già che fuori del Parlamento la sfiducia del Paese e della comunità internazionale è un dato di fatto che nessuna compravendita potrà modificare. (Applausi dal Gruppo PD). Comunque vada il voto, tra due giorni, Berlusconi non sarà più in grado di governare. (Commenti dal Gruppo PdL).

Scusi, Presidente, vorrei poter svolgere il mio intervento tranquillamente, avendo consentito a tutti i colleghi di farlo: non ho interrotto nessuno. Non possiamo, Presidente, metterci ad urlare ogni volta che sentiamo qualcosa che non ci piace.

PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo ottenuto stamattina un dibattito abbastanza composto, tranne momenti brevissimi. Vi rivolgo un invito: siamo in fase di conclusione; il senatore Zanda ha il diritto di svolgere il suo intervento in piena serenità e nel silenzio.

ZANDA (PD). Signor Presidente, giorni fa, un grande direttore di orchestra argentino-israeliano, Daniel Barenboim, ha chiesto al Governo di rispettare la Costituzione. Mi ha colpito l'applauso con il quale il pubblico del teatro alla Scala ha accolto il suo appello: dal Presidente della Repubblica, che voglio ringraziare per quello che fa per l'Italia, al sindaco di Milano Letizia Moratti, che ringrazio per aver sostenuto con il suo applauso il valore della Costituzione. Ma, mentre la Scala applaudiva la Costituzione, in piazza c'erano gli studenti che protestavano.

Negli anni '70, i tremendi anni '70, il presidente Cossiga mi ha insegnato che la violenza va condannata sempre e senza esitazione, ma che quando i giovani protestano le loro ragioni vanno comprese e le loro aspirazioni ascoltate. Credo che il Governo dovrebbe prestare attenzione alla voce degli studenti e capire che la loro contestazione investe molto più di una legge che li riguarda direttamente. Gli studenti protestano perché hanno paura che nel loro futuro non ci sia né un lavoro sicuro, né una casa, né una possibilità di costruire una famiglia. (Applausi dal Gruppo PD). Non accettano la mancata crescita, la disoccupazione, i pendolari mortificati, i quattro milioni di italiani sotto la soglia di povertà. Sono dei giovani puliti. I loro occhi sono migliori di quelli della politica: vedono più chiaro e più lontano di noi.

L'ultimo rapporto del CENSIS descrive un'Italia non diversa da quella che appare agli studenti. Parla di una società appiattita, che stenta a ripartire e che non riconosce più né la legge, né le regole; una società stanca che non crede più al decisionismo, né a quella personalizzazione della politica di cui Berlusconi si è fatto icona. Questo è il ritratto dell'Italia che il berlusconismo ha costruito: Barenboim che invoca la Costituzione; i giovani che temono il futuro; un Paese senza legge, dove chi governa non protegge gli interessi generali perché ha "personalizzato" il potere.

Non dobbiamo quindi stupirci se questo ritratto coincide con il contenuto dei dispacci della diplomazia degli Stati Uniti, che Berlusconi ha subito declassato parlando di funzionari di quarta serie.

GIOVANARDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Anche il Papa.

ZANDA (PD). Quei dispacci, siglati in continuità da ben due ambasciatori, uno repubblicano e uno democratico, sono documenti molto seri che mostrano impietosamente il giudizio della comunità internazionale sul Presidente del Consiglio italiano: un uomo "debole fisicamente e politicamente", un "incapace", un "vanitoso".

Mi è tornata alla mente la seduta del 30 settembre scorso, qui in Senato, quando abbiamo ascoltato un incredibile intervento del presidente Berlusconi, che parlava di se stesso e delle sue imprese: è lui che a Pratica di Mare ha messo fine alla Guerra fredda; è lui che ha costretto Obama e Medvedev a siglare il trattato per la riduzione delle armi nucleari; è lui che ha indotto il Presidente americano a destinare 700 miliardi di dollari alle banche americane; è lui che ha impedito ai russi di radere al suolo Tbilisi. (Applausi dal Gruppo PD). Non potevo credere all'esibizione di tanta vanità; non sapevo se ridere o piangere, perché non bastava la politica del cucù, non bastava il baciamano a Gheddafi, le storielle ai summit e i gestacci nelle fotografie ufficiali. C'è un impasto di ridicolo e di superficialità che peserà per molti anni sull'immagine internazionale dell'Italia.

Abbiamo già denunciato in Senato come con Berlusconi non sia possibile distinguere tra quel che serve all'Italia e quel che è utile ai suoi interessi personali.

Un'analoga opinione l'abbiamo letta sia nei dispacci della diplomazia americana che considera il presidente Berlusconi portavoce di Putin, sia nelle parole di Hillary Clinton...

GIOVANARDI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Ma il Vaticano come lo considera?

ZANDA (PD). La frase «non interrompere» vale anche per lei, Presidente. Lei non è a Mediaset, è nel Parlamento, nel Senato della Repubblica. (Vive proteste del PdL).

PRESIDENTE. Senatore Zanda, la prego di continuare il suo intervento.

Colleghi, per cortesia. Il senatore Zanda ha ancora 3 minuti e 40 secondi a disposizione per concludere il suo intervento, che ha diritto di svolgere in un'Aula silenziosa.

ZANDA (PD). Mi scuso, pensavo che l'interruzione fosse del presidente Berlusconi.

Come dicevo, un'analoga opinione si legge anche nelle parole di Hillary Clinton che ha chiesto di indagare su eventuali «investimenti personali di Berlusconi a Putin che possano condizionare le politiche estere ed economiche dei rispettivi Paesi».

Le relazioni tra l'Italia e la Russia sono molto importanti e vanno rafforzate. Ma «portavoce di Putin» è cosa diversa da «amico» di Putin. Presuppone un rapporto di dipendenza, non di amicizia alla pari. È una definizione grave che evoca il tradimento degli interessi dell'Italia e dell'Europa.

Il punto politico chiave di questi rapporti è il continuo autoattribuirsi di Berlusconi, completamente al di fuori delle regole NATO e dell'Unione europea, il ruolo inesistente e sgradito di mediatore tra Stati Uniti e Russia, con posizioni personali volte a compiacere gli interessi russi.

Così è accaduto quando gli Stati Uniti hanno avanzato l'ipotesi di installare in Polonia e in Cecoslovacchia missili a difesa dell'Europa; così di fronte all'ipotesi dell'ingresso della Georgia e dell'Ucraina nella NATO; così nella strenua difesa dell'antieconomico gasdotto South Stream che, se realizzato, rafforzerebbe la dipendenza europea dalle forniture russe.

E poi, mai una protesta per i giornalisti russi e i loro avvocati uccisi o arrestati per aver cercato la verità (Applausi dai Gruppi PD e IdV); nessuna protesta per Anna Politkovskaja; mai una parola di condanna per la deportazione politica in un carcere siberiano di Mikhail Khodorkovsky. Anzi, ENI ed ENEL costrette dal Governo italiano, uniche compagnie occidentali, ad approfittare dell'arresto di Khodorkovsky acquistando assets della Yukos nell'interesse e per conto di Gazprom.

Perché Berlusconi non ha mai discusso in Parlamento queste sue posizioni? Per amicizia disinteressata con Putin e Gheddafi? Oppure, per un reticolo di interessi personali?

Gli Stati Uniti, che sono nostri grandi alleati, ritengono che sia in gioco l'interesse strategico della sicurezza europea e che il rapporto di Berlusconi con Putin non solo induca a ipotizzare guadagni personali, ma sia anche funzionale a una politica energetica a favore di Gazprom.

I senatori del Partito Democratico chiedono all'onorevole Berlusconi di rendere trasparenti tutte le sue relazioni internazionali in modo che gli italiani possano escludere, senza che resti alcun dubbio, che la politica estera del loro Paese sia stata piegata a favore di interessi personali.

Ci sono troppi buchi neri, troppo potere segreto, troppe coincidenze, troppi precedenti e intrighi e, soprattutto, troppi soldi perché possa bastare un giuramento televisivo di circostanza.

Davanti a circostanze di questo peso, a una democrazia, servono argomenti più convincenti e più seri. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Quagliariello. Ne ha facoltà.