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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 472 del 13/12/2010


VILLARI (Misto). Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, oggi siamo chiamati ad esprimerci sulle comunicazioni del Governo. Il clima rovente che ha preceduto questa giornata ha spesso riservato la scena a pochi protagonisti, costringendo tanti parlamentari, in alcuni momenti, ad essere spettatori, come se tutto dovesse accadere e compiersi fuori dal Parlamento. Oggi invece - per fortuna - tutto ritorna qui, nelle aule parlamentari, dove è giusto, corretto e opportuno che il nostro convincimento si formi nel dibattito democratico e, quindi, si esprima liberamente. Il Presidente del Senato ha favorito il libero confronto - se così si può dire - nel senso che si è astenuto dall'esprimere una propria posizione politica e alcune valutazioni personali, vincolandosi così a quella terzietà quanto mai necessaria in questo passaggio parlamentare tanto delicato, non condizionando minimamente questa Assemblea. Bisogna dargliene atto e ringraziarlo per questo.

Molti di noi sono giunti all'appuntamento di oggi seguendo itinerari diversi, tutti rispettabili. Ad ognuno deve - e sottolineo deve - essere riconosciuta piena buona fede, salvo prova contraria. Senza la prova certa, ci sono solo la calunnia, l'imbarbarimento e la conseguente immagine devastante del Parlamento. (Applausi dal Gruppo PdL).È triste vedere che in qualche modo bisogna affermare pubblicamente che il Parlamento deve dividersi tra chi è in vendita e chi non lo è. È molto triste. Certamente non credo alla favola di Cappuccetto Rosso e del lupo; ma, tra la presunzione di innocenza e quella di colpevolezza, confesso di scegliere sempre la prima, senza alcun dubbio.

Chi vi parla - onorevoli senatori - potrebbe limitarsi a dire di essere qui perché cacciato da lì, il che è di facile comprensione in una logica bipolare. Sono invece solo partito dall'espulsione dal Partito Democratico, inizialmente non rassegnandomi, e poi, osservando l'evoluzione politica del progetto dei democratici, mi sono via via andato convincendo dell'inesorabile fallimento di quell'esperienza. Quando ne sono usciti Rutelli, il cofondatore, e poi altri colleghi parlamentari, ho rimosso definitivamente ogni dubbio. Sono brutti e cattivi i dirigenti del Partito Democratico oppure tanti di noi che ne escono? No, certo. Si tratta solamente del prevalere di quella logica autarchica della sinistra che fa sì che oggi si spinga per l'adesione di Vendola, si accetti come ineluttabile la sciagurata alleanza con il populismo dipietrista, si finisca con il marginalizzare l'esperienza del popolarismo di ispirazione cristiana. Eppure, non è lontano il tempo della legittimazione reciproca, il tentativo veltroniano, al tempo delle elezioni del 2008, di riconoscere l'avversario. Oggi, via via, si è scivolati di nuovo lungo quel piano inclinato che porta a quella demonizzazione che non fa bene: è come un virus che si inocula nella dialettica democratica, un virus dal quale io cerco sempre di mantenermi immune.

«Senza vincolo di mandato», scolpirono i nostri lungimiranti padri costituenti: tanto lungimiranti che quest'articolo della nostra Carta costituzionale, l'articolo 67, sembra scritto per l'oggi, in cui tutto il sistema politico rivede il proprio equilibrio e ridisegna prospettive e direzione di marcia, ben oltre le ormai superate e logore categorie ideologiche. Pezzi di maggioranza che si collocano all'opposizione; per altri, percorso inverso: tutto è in movimento, e allora - a mio avviso - bisogna riposizionarsi lungo le linee di ricomposizione di un progetto politico utile al Paese ed in cui ci si riconosca.

In questa logica, solo poche settimane fa ho dato la fiducia al Governo, rispondendo ad una domanda di stabilità e vincolando il mio voto ad alcuni punti programmatici. Innanzi tutto la riforma dell'Università, che ritengo un iniziale passo in avanti verso un sistema innovativo e aperto - lo dico da universitario che ben conosce i ritardi e gli arroccamenti polverosi di quel mondo - e poi il Piano per il Sud, che certamente, se ci limitiamo a criticare, rischia di rimanere sulla carta. Viceversa, bisogna spingere perché si realizzino le grandi e attese infrastrutture. Ecco, questi mi sono apparsi segnali francamente incoraggianti. Se poi vogliamo affermare che tutto quello che si dice in Aula non deve essere creduto, che bisogna fare l'esame del sangue, come se ogni cosa che si dice non sia attendibile, allora non ho molti argomenti da opporre.

Oggi siamo di nuovo qui, all'interno di una crisi economico-finanziaria internazionale severa, rischiosa, con il nostro Paese esposto alla speculazione internazionale, speculazione che ha già dimostrato, a danno di altri Paesi, di cosa è capace. Il Presidente della Repubblica ci invita alla cautela, a garantire stabilità e certezze, e tutti abbiamo condiviso lo spirito e la sostanza di queste sagge argomentazioni. Inoltre, lo stesso centrosinistra ha considerato l'eventualità di una manovra aggiuntiva di 45 miliardi di euro, che l'Europa ha per fortuna ritenuto non necessaria. Ora, questi argomenti, i rischi, le paure, rappresentano la semeiotica - per usare un linguaggio clinico - vale a dire la diagnosi. Noi però non siamo qui per limitarci soltanto alla diagnosi, ma piuttosto per assicurare la terapia ed il governo dei processi politici.

Allora, proprio seguendo il ragionamento del centrosinistra, si dice sì ad un Governo largo per rispondere alle emergenze. Largo, ma che non deve comprendere PdL e Lega, che peraltro non ci starebbero. Ed allora con chi? Il terzo polo si è sfilato, quindi i numeri in Parlamento non ci sono. Ferme restando le prerogative del Capo dello Stato, dovendo noi votare la fiducia oggi, e non domani, l'unico sbocco sarebbero a questo punto le elezioni. Ma queste sono, a mio avviso, la risposta peggiore alla richiesta di stabilità.

Avrei capito una Grosse Koalition, ma il centrosinistra respinge l'idea. Basta ricordare il Prodi dei 20.000 voti e l'offerta rifiutata, quella del centrodestra. Il Governo tecnico non esiste, non avrebbe maggioranza in Parlamento. Prima di chiederne uno largo, bisognerebbe offrire all'attuale, eletto democraticamente, quanto meno il proprio appoggio esterno, vincolandolo ad alcune riforme prioritarie. Insomma, amici e onorevoli senatori, se non mi avessero cacciato ieri, me ne sarei andato via oggi. (Applausi dal Gruppo PdL).

Dell'istituto della sfiducia costruttiva, previsto in tutte quelle riforme istituzionali di cui si parla, non si vede nemmeno l'ombra.

E allora, a mio parere - ed è questa la valutazione politica - la migliore risposta alle speculazioni in agguato è un Governo con un largo impianto parlamentare, che è comunque sempre meglio di una turbolenza senza soluzione.

A Napoli, la mia amata città, ferita - la senatrice Incostante mi consenta tale valutazione che, naturalmente, fa salva la dignità della persona - da dieci anni di amministrazione Iervolino, degnissima persona ma il peggior sindaco della nostra gloriosa storia (Applausi del senatore Bruno), della cui candidatura e ricandidatura è responsabile Bassolino...

INCOSTANTE (PD). Questo è vero!

VILLARI (Misto). ...il Governo ha offerto una sponda. Non sempre una sponda risolutiva, ma comunque ci ha messo la faccia e non si è tirato indietro, mentre avrebbe potuto farlo. Così come è apprezzabile lo spirito solidaristico di quelle Regioni che danno sollievo all'emergenza rifiuti che ci affligge. Vogliamo limitarci all'elenco delle responsabilità, oppure marciare compatti verso la soluzione definitiva del problema?

INCOSTANTE (PD). Vogliamo marciare compatti!

VILLARI (Misto). Ecco, certamente, noi dovremmo, e dobbiamo, parlare dei problemi del Paese: ma chi li risolve questi problemi, dalla necessità del merito agli interventi per la crescita, al lavoro, di cui c'è necessità, alla competizione e alle liberalizzazioni?

Infine, non potendo pubblicamente affermare che chi vota Berlusconi è un minus habens, si sostiene che il Presidente del Consiglio sarebbe responsabile di tali enormità rispetto alle quali il conflitto di interessi sarebbe poco più che un'infrazione di guida senza cintura di sicurezza. Questa logica ha già interessato qualcuno in quest'Aula, e sappiamo come è finita e il fango gettato sull'immagine e sulla credibilità del nostro Paese. È la stessa logica, onorevoli senatori, che mi spinse a replicare pubblicamente a quell'esponente del PD che affermò che, nonostante l'assoluzione, Mannino rimaneva colpevole. Ci tenni allora a rappresentare come nel PD vi fosse anche chi, come colui che vi parla, gioiva dell'assoluzione, di un uomo prima che di un collega parlamentare.

Insomma, onorevoli colleghi, per non appesantire troppo la questione, quando Gimondi le prendeva da Merckx, al traguardo non diceva che il belga era dopato, ma solo che era più forte. Dopodiché, senza lamentarsi, andava via ad allenarsi ancora di più. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e del senatore Fosson).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Valditara. Ne ha facoltà.