Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (617 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 472 del 13/12/2010


SAIA (FLI). Signor Presidente, voglio parlare per pochi minuti solo delle forze dell'ordine, locali e nazionali, di questo Paese. Voglio dar voce per pochi secondi al comparto sicurezza, quello che in questi giorni è venuto a trovarla a casa, ad Arcore, e non ha avuto né metaforicamente né politicamente la possibilità d'incontrarla.

Voglio dar voce a quegli uomini in divisa che difendono tutti noi, ogni giorno, nella delusione più grande verso questo Governo. Perché tanto più grande è l'attesa e la speranza, tanto poi peggiore e rabbiosa è la delusione, soprattutto poi quando le campagne elettorali si vincono su questi argomenti.

Da settimane avvengono nel nostro territorio - anche oggi - manifestazioni pubbliche, che vedono spesso legittime proteste trasformarsi in scontri, a causa dei pochi e soliti noti appartenenti ai centri sociali: quei centri che, in campagna elettorale, avevamo giurato di chiudere, ove avessero continuato a seguire la linea della disobbedienza violenta. Demotivare in un quadro sociale pericolosamente caldo, e che potrebbe peggiorare, chi oggi - le forze dell'ordine - ha il compito di difenderci, non è assolutamente responsabile.

Signor Presidente, io opero da 25 anni nel settore dei mercati finanziari e le assicuro che conosco bene il pericolo di una destabilizzazione politica che dobbiamo evitare per le conseguenze che ne potrebbero derivare sui mercati stessi. Ma avendo sempre fatto anche politica, conosco bene le fibrillazioni delle piazze e le loro conseguenze che, se aumentassero - come tutto fa sembrare - potrebbero portare il Paese verso una china e un quadro di disordine pubblico diverso, ma altrettanto grave di una tempesta finanziaria.

Non si motivano gli uomini delle forze dell'ordine impostando, come ha fatto questo Governo, la sicurezza su militari e ronde e tradendo le aspettative delle forze dell'ordine o, peggio, come ha tentato di fare una settimana fa il Governo, affidando incostituzionalmente ai sindaci-sceriffi poteri coercitivi sui prefetti in tema di sicurezza, attraverso un emendamento che per fortuna poi è stato ritirato: addirittura sui prefetti, un cardine, forse non della Padania, ma certamente della Nazione.

Lei nel suo intervento ha detto che è demagogico salire sui tetti per cavalcare le proteste di questi giorni. Io ritengo sia molto più grave salire sulle spalle dei lavoratori della sicurezza, traditi da questo Governo, prendendosi poi i meriti operativi e scambiandoli per i pochi meriti politici che abbiamo con poche e indubbiamente buone norme contro la mafia che questo Governo ha ben attuato nei suoi pacchetti sicurezza.

Si tratta di uomini che vedono mezzi sempre più vecchi e scarsi e promesse sempre più inevase. Signor Presidente, vada in un commissariato di pubblica sicurezza - neppure tanto di periferia - o in una caserma dell'Arma. Veda in che condizioni sono quei luoghi di lavoro: staccano le linee e i fax, perché non ci sono più i toner, e devono portare da casa i computer, quando non sono gli enti locali o i privati a regalarglieli. Verifichi le armi in dotazione: a molte squadre mobili (anche quella di Palermo), impegnate in prima linea tutti i giorni, dopo decenni hanno ritirato qualche mese fa, senza sostituirla, la seconda arma, fondamentale per le loro operazioni e per la loro sicurezza. Provi a montare nell'unica auto di servizio di una caserma dei carabinieri del ricco Nord-Est - luogo da dove io provengo - con la quale si viaggia con una tanica d'acqua piena. Provi anche lei l'umiliazione di fermarsi con quegli uomini ad un semaforo per riempire il radiatore di un motore ormai andato.

Se lei, signor Presidente, non conoscesse queste ed altre mille situazioni che, solo ad elencarle, potrebbero tenerci qui fino a questa sera sarebbe grave. Ma se lei le conoscesse sarebbe ancor più grave.

I tagli che il ministro Tremonti ha attuato con la manovra di luglio, confermata nella recente legge di stabilità che noi, per senso di responsabilità, abbiamo votato, nonostante i nostri emendamenti che a luglio inserirono 160 milioni di euro in più su due anni per questo comparto, per gli accessori del contratto e gli straordinari, per poter, in poche parole, pagare gran parte dei servizi che tutti i giorni svolgono questi uomini in un quadro organico numericamente a pezzi e con un'età media degli stessi elevatissima, dicevo che questi tagli saranno responsabili nel colpire in maniera pericolosa il sistema della sicurezza nel nostro Paese. Infatti le nostre questure e le nostre caserme dei Carabinieri e della Guardia di finanza non saranno più messe nelle condizioni di svolgere l'attività quotidiana dei vari servizi.

Abbiamo cercato di spiegarlo anche a luglio. E non lo dice Futuro e libertà: lo dicono i sindacati e i COCER da mesi. Gli stessi avevano incontrato alcuni giorni fa il Ministro, il quale si era impegnato, se non a stanziare più soldi - quelli non ci sono - almeno a modificare il meccanismo di ricaduta di questi fondi, non più dati al comparto intero, bensì alla bensì alla specificità dei servizi. Il Ministro ha fatto ritirare l'emendamento alla Camera, promettendo che l'avrebbe inserito al Senato. Ennesima promessa: stiamo ad attendere. Ma nel dubbio, Futuro e libertà ha già presentato quegli emendamenti in Commissione qui in Senato.

Abbiamo sostenuto a luglio il contenimento della spesa pubblica, ma abbiamo contestato i tagli lineari di Tremonti, che in questo comparto ha falciato stipendi e limitato l'operatività, lasciando in altri settori della pubblica amministrazione sacche infinite di sperperi e costi inutili.

Questa categoria viene da una lunga serie di delusioni. Nel 2005, dopo aver fatto passare il disegno di legge di riordino delle carriere, di cui io ero relatore, solo alla Camera, rimasero accantonati 770 milioni di euro che, uno alla volta, sono stati assorbiti e utilizzati in altri capitoli di spesa, non nella sicurezza.

Non parliamo, infine, della previdenza complementare, che prevede prospettive drammatiche per quasi tutti i lavoratori del comparto sicurezza. E lo stesso Governo, anche in una legge così tanto attesa come quella sulla sicurezza urbana e la riforma delle polizie locali, una legge che attendiamo da dieci anni e che intelligentemente il Governo decise di lasciare - caso raro - all'iniziativa parlamentare, è oggi ferma da tre mesi perché l'unica cosa che il Governo doveva portare, una banalissima relazione tecnica su un disegno di legge che il Governo conosce da un anno, è ancora attesa presso la nostra Commissione, bloccando, di fatto, l'approvazione di questa riforma. L'avviso, signor Presidente del Consiglio: i sindacati sono in stato d'agitazione, non succedeva da 10 anni. Fra un po' sciopereranno anche le polizie locali.

Signor Presidente del Consiglio, il 29 settembre, nel mio intervento sulla fiducia, annunciando allora il mio voto favorevole, le feci l'elenco del programma di governo con cui, io con lei, ci eravamo candidati nel 2008. Non glielo rileggo. Un programma sul comparto sicurezza quasi completamente disatteso. E aggiunsi che quel programma era in gran parte lo stesso del 2001. Siamo ancora a quel punto. Dal 29 settembre se qualche atto del Governo c'è stato è andato addirittura in direzione contraria, come le ho dimostrato adesso. Francamente, basterebbe questo per avere sufficienti dubbi sul votare la fiducia al suo Governo.

In conclusione, onorevole Berlusconi, io sono stato candidato nella sua lista che indicava lei come Presidente del Consiglio, ma ero in quota all'altro capolista, all'altro cofondatore del partito, il presidente Fini, il quale, cacciato dal partito, non mi ha chiamato, non mi ha offerto nulla. Ho deciso di seguirlo io, l'ho cercato io, senza calcoli personali, sui contenuti politici e sulla lealtà al mio leader storico. Non le nascondo che noi di Futuro e Libertà il tormento in queste ore, in questi giorni, lo abbiamo dentro. Però le assicuro - glielo dico da uomo - siamo convinti di essere nel giusto. (Applausi dal Gruppo FLI e dei senatori Adamo e Micheloni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Li Gotti. Ne ha facoltà.