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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 472 del 13/12/2010


POLI BORTONE (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signor Presidente, ancora una volta nell'arco di poco tempo, ma oggi con un disagio ancora più forte, desidero portarle, per la piccola parte che rappresento e che la componente «Io Sud» mi fa rappresentare, l'amarezza di tanti italiani, non solo meridionali, che stanno vivendo con sofferenza una delle più drammatiche stagioni politiche del nostro Paese. Una sofferenza che viene da quanti si sentono sempre più defraudati, privi di punti certi di riferimento, privati di uno sviluppo economico e sociale e di una più matura coscienza politica, privati persino dell'utopia sempre valida del raggiungimento del bene comune.

Di tale sentimento diffuso si è saputo fare fedele interprete il nostro ottimo Presidente della Repubblica, quando rileva che da troppo tempo l'Italia vive in uno stato di tensione dal quale bisogna uscire, affrontando la priorità assoluta che è la questione economica, le povertà, quelle tante nuove povertà che si sono aggiunte alle antiche povertà; e il Mezzogiorno, purtroppo, ne è l'esempio più eclatante.

Lasciamo perdere, Presidente, il fantomatico Piano per il Sud e gli altrettanto fantomatici 100 miliardi. Non solo noi, ma anche lo SVIMEZ nei mesi scorsi ha ricordato che nel Sud una famiglia su cinque non ha i soldi per pagare il medico; il PIL è in calo del 5 per cento; gli investimenti industriali sono in calo del 9,6 per cento; negli ultimi due anni si sono persi più di 100.000 posti di lavoro; negli ultimi dieci anni oltre 2 milioni di persone hanno abbandonato il Mezzogiorno; la spesa in conto capitale per il Sud nel 2001 era del 41 per cento, mentre oggi è solo del 34 per cento.

Se tutto questo è vero - e lo è - doveva essere tacciato di tradimento chi, come me, non in un periodo sospetto e non sotto la pressione di un voto di fiducia, aveva semplicemente incominciato a lanciare l'allarme, a porre un problema (che era ed è reale) di unità politica del Paese, di una politica di coesione e di convergenza fallita, di una classe dirigente nazionale e periferica non sempre adeguata? Perché allora tacciare di tradimento chi pone un problema e desidera trovare una soluzione, e trovare invece come soluzione immediata la cacciata del traditore? Le parole pesano, specialmente quando sono rivolte a chi ha sempre avuto una sua dignità politica, un suo credo politico.

Per quel che mi riguarda, ho sempre creduto, e continuo a credere, in una destra partecipativa e democratica, che sappia coniugare capitale e lavoro, che abbia rispetto della vita e della dignità delle persone e dei territori; una destra che sappia risolvere gli squilibri sociali, che non viva sulla conflittualità permanente, che non faccia diventare più ricchi i ricchi e più poveri i poveri. Che cosa avevo tradito allora nel porre la questione meridionale come questione sociale e politica da affrontare seriamente? Una questione politica alla quale non lei, Presidente, ma la sua classe politica nazionale e periferica ha risposto con un tasso di grettezza comportamentale e verbale poco degno di chi si arroga il diritto di essere considerato classe dirigente. (Applausi dei senatori Viespoli e Contini).Sforziamoci di non pensare che chi pone un problema debba essere subito tacciato di tradimento. Il tradimento avviene quando non si rispettano i patti con gli elettori, e al Sud non si era promessa povertà, bensì sviluppo.

A proposito, Presidente, non ce la sentiamo proprio di farci fare la morale sui fondi non spesi nel 2000-2006 proprio da chi quei fondi non ha saputo spenderli nella mia Regione e ha lasciato la Puglia in quelle condizioni di disastro che ancora oggi pesano sulla testa dei cittadini. (Applausi dei senatori Rusconi e Fontana).

Lei, come Presidente, deve fare quel che oggi ha detto di voler fare. Deve ammettere la possibilità del dissenso interno. Come Presidente di tutti gli italiani, ha il dovere di ascoltare anche le critiche, perché non sono fatte per pregiudizio. Spesso sono fatte con responsabilità, con l'intento di sollevare problemi per tentare poi di risolverli. La riforma del fisco, l'attuale legge elettorale, la questione delle povertà territoriali, il tema, di destra, del presidenzialismo, sono tutti problemi reali che non possono essere relegati negli angusti limiti di una diatriba quasi esclusivamente personalistica. Qui si giocano le sorti dei cittadini italiani, prima ancora che le sorti di un Governo.

Non mi appassiona più di tanto il tiro alla fune degli ultimi giorni. Non saranno i numeri, risicati o meno, a sancire una vittoria o una sconfitta. Ad oggi usciamo già tutti, purtroppo, sconfitti da un'immagine che almeno fino ad ora abbiamo dato ai cittadini italiani, cioè l'immagine litigiosa e inconcludente di una classe politica complessivamente inadeguata ad affrontare la gravità della situazione.

Un Parlamento svuotato dei suoi poteri; una crisi economica da cui non si riesce a venir fuori; un bipolarismo che aveva la pretesa di diventare un bipartitismo e che, come tale, ha fallito di fatto; una legge elettorale non rispondente alle esigenze di rappresentanza volute dai cittadini; un rapporto con l'Europa qualche volta più formale che sostanziale. Tutti elementi, questi, che hanno allontanato, più che avvicinato, il cittadino alla partecipazione: il 40 per cento di persone che non va a votare è più che un campanello di allarme.

Usciamo allora da quella che Calvino avrebbe definito «una avvilente zona grigia». Usciamone con la saggezza e la responsabilità che la gravità del momento richiede. Usciamone ricorrendo, non al computo arido dei numeri, che avvilisce la dignità personale e politica. Usciamone con la qualità dell'offerta politica, con la sapienza che deriva dall'umiltà di tutti, ma proprio tutti, di saper riconoscere carenze e fragilità.

Portare ancora una volta il Paese ad elezioni non è, secondo me, un'affermazione di forza, ma di debolezza della politica, che non sa o non vuole trovare soluzioni. (Applausi del senatore Possa). Con ciò, Presidente, non mi sto iscrivendo al partito delle colombe né, d'altra parte, mi sento iscritta di fatto nella categoria dei politici sorpassati e ridicoli come dice il suo senatore Gallo. Rimango nella mia piccola nicchia di libera pensatrice, che si prende l'amichevole, se mi è consentito dirlo, libertà di dire al suo Presidente del Consiglio che lei si sta assumendo ingiustamente, ritengo, tutte le responsabilità di una crisi che deve invece condividere con tutti quanti, perché non le giovano nella sua attività politica, anche sul territorio. E i territori oggi sono importanti.

Non basta un voto in più in Parlamento per salvare la situazione. Sui territori si sta affermando una sorta di federalismo politico che agevola ed incoraggia aggregazioni politiche non necessariamente uguali a quelle nazionali. Sono le aggregazioni che vanno avanti per obiettivi da conseguire e quando i territori si saranno politicamente autoregolamentati per garantirsi sviluppo e, qualche volta, solo sopravvivenza, non saranno i pochi numeri in più registrati in Parlamento a garantire una vera stabilità, men che mai un vero governo dell'intero territorio.

Se lei vuole fare un Governo dei moderati per un patto di legislatura, occorre che inviti tutti ad essere, innanzitutto, moderati anche nel linguaggio e, perché no, nei comportamenti. Lei si è rivolto a chi è stato eletto con lei nel 2008. Io sono stata eletta con lei nel 2008 - con lei e per lei, Presidente - e non mi sento di avere tradito. Io ho semplicemente la presunzione di sentirmi una persona coraggiosa. Con coraggio e convinzione le dico che credo che tutti gli italiani non vogliano andare ancora una volta ad elezioni anticipate. Allora sta a lei, oggi, se fa ancora in tempo, a trovare, al di là dei numeri, le soluzioni più giuste in termini di qualità politica. Lo può fare, Presidente. Lo può fare con il coraggio e la determinazione che l'hanno caratterizzata nei momenti più fulgidi della sua vicenda politica.

L'augurio che faccio non è soltanto a questo Governo ma lo faccio anche io, come il senatore Pera, a tutta l'Italia, perché possa ritrovare la sua serenità e che la politica possa saper dare risposte adeguate. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE, PD, FLI e Misto-ApI. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mazzatorta. Ne ha facoltà.