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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 472 del 13/12/2010


MASCITELLI (IdV). Signor Presidente del Consiglio, come era facilmente prevedibile non troviamo nulla di nuovo nelle parole delle sue comunicazioni. Purtroppo, troviamo solo una ripetizione stanca di vecchi titoli e proclami ai quali - dica la verità - non ha neppure lei né la possibilità, né la voglia, né l'età per credere. L'unico dato certo, che emerge chiaramente da una discussione tutta interna alla sua maggioranza, è l'autocertificazione della fine cerebrale di questa maggioranza e di questo Governo.

Non avete più la testa e non avete mai avuto il cuore per occuparvi dei problemi del nostro Paese. In questa vergognosa conta del mercato dei parlamentari, al di là dei numeri che lei riuscirà a ottenere, al di là dei maneggioni, siete stati in grado soltanto di creare una inutile bolla istituzionale, un derivato tossico che come tutti i derivati - se lo faccia dire dal ministro Tremonti - produce solo danni sia a chi compra che a chi vende. I conti che dovete fare, però (glielo ha ricordato poco fa il senatore Baldassarri), quelli veri, quelli che il Paese e l'Europa vi chiedono di fare sono ben altri.

Siamo agli ultimi posti nella crescita e ai primi nell'evasione fiscale e nel debito pubblico. La disoccupazione effettiva è arrivata all'11 per cento e quella giovanile ad oltre il 30 per cento nel nostro Sud. L'Italia oggi paga il conto di tre manovre sbagliate in cui avete caricato il peso della crisi sui lavoratori dipendenti, i precari, i pensionati, le famiglie, i primi ai quali occorreva dare sostegno al reddito e ai consumi.

Allora, il dato nuovo che sta emergendo è proprio questo. Vede, signor Presidente del Consiglio, nonostante tutto, nonostante voi siate dentro ogni genere di scandalo, economico, giudiziario, politico, morale e ideale, la vostra vera crisi nasce dalla disillusione e dall'inganno che avete prodotto nella maggioranza degli italiani.

Poco tempo fa, la dichiarazione dell'amministratore delegato di Alitalia sull'inevitabilità di una fusione con Air France ha fatto saltare un altro vostro presunto miracolo. Dopo quelli delle false assicurazioni sull'immondizia di Napoli, sulle macerie dell'Aquila, sulla realizzazione di opere quali la Torino-Lione e la Salerno-Reggio Calabria, ora salta il miracolo della salvezza dell'italianità della compagnia aerea nazionale, pagata a caro prezzo dai contribuenti italiani.

Ma vi siete mai chiesti chi sta pagando il conto? Vi siete chiesti a chi pensate di andare a chiedere, la prossima volta, con le vostre menzogne, la riconferma di un consenso? Ai 2.700.000 dipendenti pubblici, a cui sono state bloccate le retribuzioni, al 14 per cento delle famiglie italiane alle quali sono state azzerate le risorse delle politiche sociali, ai non autosufficienti, agli anziani più poveri, ai senza casa, alle famiglie meno abbienti, che in soli due anni si sono visti tagliare l'assistenza, da due miliardi e mezzo a poco più di 500 milioni? A chi andate a chiedere consenso? Alle imprese del Sud, che aspettavano una fiscalità di vantaggio e che, invece, con le aliquote raddoppiate di IRAP e IRPEF, sono bloccate in una fiscalità di vantaggio? A chi chiedete il consenso? Ai 475.000 piccoli imprenditori, ai lavoratori in proprio, molti anche del Nord, artigiani e commercianti, che abbiamo perso per strada?

Chiederete consenso alle Regioni del Meridione che su strade, porti e aeroporti vedono aumentare sempre di più la linea di demarcazione, anno dopo anno? Trenitalia, soltanto negli ultimi due anni, ha indirizzato al Sud meno del 20 per cento delle risorse per l'ammodernamento della rete. Andrete a chiedere consenso alle Regioni del Nord, alle quali avete fatto credere che il federalismo sarà una panacea dei loro problemi e alle quali voi oggi non avete il coraggio di dire che ancora per molto sarà una scatola vuota e senza risorse? La stima del fondo sperimentale di riequilibrio, che dovrà accompagnare i primi cinque anni di attuazione del federalismo fiscale, viaggia intorno ai 13 miliardi di euro.

Chiederete consenso ai consumatori, che non riuscite a tutelare, e che vedono aumentare ancora oggi il costo della benzina come quando il prezzo del barile del greggio era ai livelli più alti? Dove pensa questa maggioranza di operare gli altri tagli, che saranno richiesti, e lei lo sa bene, da una prossima manovra finanziaria?

Infatti, voi sapete benissimo che state prendendo in giro gli italiani, perché i conti non tornano. Tra le vostre stime e quelle della Commissione europea per gli affari economici, salta oltre mezzo punto di PIL. Secondo voi, tra due anni dovremmo avere un deficit del 2,7 per cento, mentre secondo Bruxelles, questo sarà del 3,5 per cento.

Il prossimo anno, signor Presidente del Consiglio, dovremmo piazzare 240 miliardi di titoli di Stato in scadenza che, per l'andamento dei rendimenti, faranno salire la spesa per interessi da 77 a 90 miliardi. Il nostro disavanzo, a fine 2011, sarà maggiore di quanto avete dichiarato perché dei 12 miliardi di euro che, secondo la manovra di questa estate, sarebbero dovuti entrare dalla lotta all'evasione fiscale e da quella contro i falsi invalidi, ne mancano almeno tre all'appello, per vostra stessa ammissione.

Questa è la realtà del Paese, non quella che lei ha descritto nelle sue comunicazioni, e in questo resta una sostanziale e fondamentale differenza tra noi e voi, che rivendichiamo e rimarchiamo.

Noi pensiamo e sosteniamo - e non siamo i soli - che il danno maggiore che possa venire al nostro Paese non è soltanto il deficit di bilancio, che pure è sostanziale e importante, ma il deficit che vi appartiene, il deficit che fa parte del vostro DNA ed è un deficit di senso dello Stato, di rispetto per le istituzioni, di attenzione per gli interessi generali, di preoccupazione per le parti più deboli. Questo è l'unico tipo di deficit che conosciamo che può essere sanato e risolto con un semplice taglio: il taglio di questo Governo. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Zanda. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Bruno. Ne ha facoltà.