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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 472 del 13/12/2010


LI GOTTI (IdV). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, ovviamente mi soffermerò sull'annuncio della grande riforma in cantiere che necessiterebbe di alcuni ulteriori aggiustamenti. Mi riferisco alla grande riforma sulla giustizia. Ne avevamo sentito parlare già nel 1994. Poi ne abbiamo sentito parlare nel 1996, e nel 2001 - non è un paradosso, ma è la realtà - lei, presidente Berlusconi, calandosi nelle vesti dell'imperatore Giustiniano - e, ripeto, non è un paradosso - annunciò il nuovo Corpus iuris. Nei cinque anni che seguirono, il Corpus iuris del suo Governo fu l'introduzione di grandi difficoltà per le rogatorie internazionali, la sostanziale depenalizzazione del falso in bilancio in esatta controtendenza rispetto a tutte le democrazie occidentali, il lodo Schifani, poi dichiarato incostituzionale, il dimezzamento dei termini di prescrizione e l'inappellabilità delle sentenze assolutorie di primo grado, poi dichiarata incostituzionale. Qualcuno, all'evidenza, le aveva fatto credere che di siffatta equivalente valenza fosse composto il Corpus iuris di Giustiniano.

Nel 2006 annunciò, ancora una volta, la grande riforma della giustizia. Nel 2008, dopo l'ennesimo annuncio, il suo Governo ha esordito con la norma blocca-processi, poi accantonata, proseguendo con il lodo Alfano uno, poi dichiarato incostituzionale; con il lodo Alfano due, attualmente in attesa di verifica di costituzionalità; con il lodo Alfano tre, attualmente parcheggiato; con il processo breve, ossia la morte di 100.000 processi per farne morire uno solo, introducendo la prescrizione per ogni singola fase processuale, indipendentemente dalla natura e complessità dei processi, sia che riguardasse un processo con un imputato o con 20, con due testimoni o con 50, con necessità di perizia o senza. Ancora, si è tentato di stravolgere il sistema delle intercettazioni telefoniche ambientali con l'abolizione dell'articolo 13 della legge Falcone. Il suo Governo ha di fatto, e reiteratamente, bocciato l'introduzione del reato di autoriciclaggio. Ha introdotto lo scudo fiscale e, in violazione della normativa europea, ne ha esteso gli effetti anche ai crimini di terrorismo e criminalità organizzata. Nessun piano annunciato sulla realizzazione della geografia giudiziaria. Si mena vanto per la riforma delle misure di prevenzione proposte sin dal 2000, ossia dieci anni fa, ed ignorate, proposte ancora nel 2007 e riproposte dal nostro Gruppo nel maggio del 2008. Solo dopo nove anni si è infine ceduto a questa riforma che pendeva dal 2000, con i lavori della commissione ministeriale Fiandaca.

Lei non si accorge di una giustizia sempre più al collasso, come annunciato dallo stesso ministro Alfano, che ha parlato di aumento notevolissimo della pendenza in materia civile. Non si accorge del malessere e della protesta degli avvocati, dei magistrati, della magistratura onoraria, dei fornitori esterni di servizi, della Polizia penitenziaria, del personale amministrativo, delle forze dell'ordine. Dopo otto anni - otto anni degli ultimi dieci - di Governi senza un progetto e senza una strategia, ancora oggi lei pronunzia la parola magica della prossima grande riforma della giustizia. In otto anni su dieci di sua gestione, ciò che è stato fatto ha prodotto danni per i cittadini e utilità solo per lei. Facendo dei calcoli concreti, tra prescrizione, amnistie, generiche e dichiarate equivalenti, depenalizzazioni, sospensioni e stralci, è riuscito in concreto ad evitare condanne per poco meno di dieci anni di carcere, di cui solo tre indultabili. Questa è stata la sua riforma della giustizia.

Ciò che stupisce sempre è la sua straordinaria mancanza di senso della misura. L'Amministrazione americana la considera vanitoso e inefficiente; la coniugazione unitaria dei due concetti è devastante, al pari della coniugazione abbinata dell'ignoranza con la presunzione. Non esiste nulla di più pericoloso e dannoso. Eppure chiede la fiducia, ignorando i diritti dei cittadini comuni e la necessità della loro tutela e garanzia, forse perché è lei stesso allergico alle parole diritto, legalità e giustizia. Lei dimentica i diritti dei cittadini comuni, annuncia ancora una volta, dopo otto anni di inutili tentativi fatti di parole, di voler mettere mano alla giustizia, e lo fa alla metà del suo mandato con una proposta tempisticamente risibile. Non è pensabile che, dopo che in otto anni i problemi della giustizia, gestiti dal suo Governo, non sono andati in alcuna direzione se non in quella del peggioramento delle condizioni, ancora adesso lei si proponga affermando la magica parola della grande riforma. Non è pensabile che i cittadini possano crederci e non è pensabile che noi, che il Parlamento possiamo essere ingannati in questo modo.

Lei non ha la fiducia dei cittadini, nonostante la grande speranza che le avevano affidato nel corso di questi anni. Non avrà la fiducia del Parlamento, nell'interesse dell'Italia e degli italiani. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nania. Ne ha facoltà.