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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 472 del 13/12/2010


GIARETTA (PD). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, sono passate solo dieci settimane da quando, di fronte al Parlamento, lei tentava di dichiarare chiusa una grave crisi politica del suo Gabinetto. Dopo dieci settimane, siamo allo stesso punto. Forse avrà domani una maggioranza numerica provvisoria - lo riconosce lei stesso - basata sulla costosa incentivazione al trasformismo, costosa sotto tutti i profili. È un po' un triste destino, signor Presidente: dalle trattative con il Presidente Putin sugli interessi energetici - speriamo - del nostro Paese, alle trattative con Calearo. È un triste destino: cosa bisogna fare per sopravvivere! (Applausi dal Gruppo PD). Di certo non avrà più, però, una maggioranza politica per fare ciò che serve al Paese.

Siamo alle solite: per tre volte gli italiani sono stati generosi con lei, mettendola alla guida del Paese; però lei non è mai riuscito a concludere come aveva iniziato. Ci sono, per usare il suo linguaggio, traditori sempre diversi. Nel 1994-1996 il traditore era l'onorevole Bossi. Altri tempi, altri linguaggi, altre parole: era lui che la definiva il mafioso di Arcore. Nel 2001-2006 i traditori erano Casini e Follini; ora sono altri. Ma forse potremmo dire che l'unico vero tradimento in questi sedici lunghi anni della sua battaglia politica è stato quello che lei ha effettuato ai danni della promessa di una grande rivoluzione liberale; una ricetta magari discutibile, ma una ricetta, un progetto, per il quale una parte degli italiani l'hanno votata. Quella che lei ci consegna è invece un'Italia impoverita economicamente, in cui sono aumentate le disuguaglianze, in cui ci sono meno opportunità per affermarsi nella vita; in cui si sono accuratamente protetti ogni corporativismo ed ogni opacità di mercato, in cui è aumentato il peso delle inefficienze nella macchina statale, in cui l'illegalità nella vita economica si è fatta passare per furbizia, con un tentativo costante di alterare ogni equilibrio costituzionale. Questo è il bilancio di una presunta rivoluzione liberale.

Penso al lavoro, signor Presidente, a questo diritto fondamentale per ogni persona. Lei ci ha governato per otto degli ultimi dieci anni: sa cosa è successo in questi dieci anni per i salari dei lavoratori? Nel 2000 erano quattro punti sopra la media europea, ora sono otto punti sotto. Il livello medio dei salari dei lavoratori italiani prima della grande crisi - poi è peggiorato ancora - era al 23° posto su 30 Paesi. In questo periodo i salari reali hanno avuto in Italia la peggiore variazione reale: un modestissimo +0,1 per cento.

Chi ha pagato il peso di questa crisi? Non c'è solo il lavoro che manca, non c'è solo una domanda comprensibile di flessibilità, che si è poi trasformata in uno sfruttamento della precarietà. Nel 2006, ultimi dati disponibili, il 20 per cento degli operai non specializzati guadagnava meno di 800 euro al mese (800 euro al mese, signor Presidente); un altro 73 per cento stava tra 800 e 1.300 euro e un trend non diverso riguarda ampie fasce del lavoro autonomo.

Eppure nello stesso periodo i profitti ci sono stati: in media, il triplo della crescita dei salari; e, per la parte più strutturata e competitiva del sistema produttivo, le 1.440 imprese censite da Mediobanca, i profitti sono addirittura cresciuti del 90 per cento. C'è un però: abbiamo avuto la peggiore performance nel rapporto tra profitti e crescita del PIL. Un sesto rispetto alla Francia; un decimo rispetto all'Inghilterra. Cosa c'è in mezzo tra l'impoverimento dei salari e la mancata traduzione dei profitti in crescita adeguata del PIL? L'assenza appunto della buona politica, l'assenza delle scelte politiche del suo Governo. Invano abbiamo insistito: sostenere i redditi più bassi con idonee politiche fiscali per sostenere i consumi e tutto si tiene; solo una parte dei profitti si sono trasformati in investimenti, perché invece di premiare fiscalmente le imprese che investono avete preferito privilegiare l'evasione, le rendite parassitarie. Altro che riforma del fisco; da lei e dal suo Governo, otto degli ultimi dieci anni, molte promesse, qualche analisi e la pressione fiscale più elevata del dopoguerra!

In occasione del dibattito sulla legge di stabilità abbiamo indicato alcune - poche - priorità su cui dovrebbe concentrarsi l'azione del Governo per affrontare le tre palle al piede che appesantiscono il Paese: bassa competitività, alta disuguaglianza, elevato debito pubblico. Lo ho fatto, in particolare, con una sintesi felice il nostro senatore Morando, che ha parlato di quattro pilastri: una scelta decisa pro-Europa; una rivoluzione nella spesa pubblica in direzione del merito e dell'efficienza e dell'eliminazione di settori superflui; le riforme che non costano, aprire i mercati e combattere i monopoli e le rigidità di una società ingessata; e, ultimo pilastro, la riforma del prelievo fiscale, ma sul serio, ma davvero, non con le Commissioni di studio, a favore degli onesti contro i disonesti, chiedendo di meno al lavoro e alle imprese e di più alle grandi rendite finanziarie e ai grandi patrimoni. Quattro pilastri legati da due travi: un sistema di istruzione pubblica adeguato e una tutela rigorosa della legalità e delle regole. Tutte cose che si possono fare dentro le compatibilità finanziarie; serve una sola cosa: coraggio e lungimiranza.

Nella sua lunga esperienza, signor Presidente del Consiglio, penso che come Capo del Governo non abbia dimostrato molto coraggio: ha preferito conservare piuttosto che innovare, compiacere nell'immediato piuttosto che investire, accarezzare i peggiori vizi degli italiani piuttosto che fare appello alle loro migliori virtù, che sono molte. Coraggio no, spregiudicatezza certo. Abilità nel vendere bene il suo prodotto politico, fantasia e innovazione tattica al servizio del suo formidabile istinto di sopravvivenza politica; ma all'Italia serve altro e per questo, a nostro avviso, lei non è più adatto a guidare l'Italia e per questo ci auguriamo che o il Parlamento o il popolo italiano provvedano finalmente ad aprire una nuova fase. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pera. Ne ha facoltà.