GERMONTANI (FLI). Signor Presidente, se guardiamo allo scenario internazionale capiamo che ormai in pieno terzo millennio, con una folta schiera di Paesi non più emergenti ma emersi, affermati e consolidati con economie più forti della nostra, la vita economica e lo sviluppo civile di un Paese come l'Italia deve puntare tutto sul lavoro, sullo sviluppo, sulla cultura e la ricerca, sulla tecnologia e sulla proiezione internazionale delle nostre imprese.
Dobbiamo capire oggi, ad esempio, che la FIAT non c'è più, almeno come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi, e si è ormai affermata una multinazionale, la Chrysler italiana, con intese che Marchionne e la Marcegaglia sottoscrivono nella Grande Mela e non più a Torino e a Roma; e capire poi che, se la Cina registra il 12 per cento di incremento annuo del PIL e noi soltanto l'1 per cento, questo vuol dire che con questo ritmo, tra 10 anni, diciamo, potremmo essere fagocitati, dimenticati e scomparire in fondo alla lista delle Nazioni più avanzate.
Presidente, Futuro e Libertà per l'Italia negli ultimi mesi ha lanciato forti richiami per il rilancio della produttività, dell'economia e delle riforme sociali, evidenziando la necessità di un nuovo patto tra le forze sociali e industriali per fronteggiare la crisi e rilanciare la produttività. Abbiamo votato con responsabilità la manovra di luglio e, come risposta, abbiamo avuto l'espulsione del presidente Fini dal Popolo della Libertà per incompatibilità con il programma e gli obiettivi del Popolo della Libertà.
Abbiamo ancora votato responsabilmente la legge di stabilità che lei ha richiamato.
Gli obiettivi di rilancio della crescita, di salvaguardia dei posti di lavoro e di creazione di nuovi posti di lavoro, soprattutto per i giovani e le donne, di riduzione delle disuguaglianze, anche territoriali, dovevano e devono rappresentare una priorità per il Governo. Ciò non è avvenuto e, specie nel volgere degli ultimi due anni, i problemi sociali si sono ulteriormente aggravati, a cominciare dalle tante crisi aziendali, che pongono un problema non tanto di tutele quanto di ricollocazione nel mercato del lavoro, in particolare per i giovani e le donne. Per queste ultime persistono grandi difficoltà di inserimento per le grandi differenze evidenti in un Paese come il nostro, un Paese diviso in due: basti pensare che il Nord, che presenta un tasso di disoccupazione femminile di poco superiore all'1 per cento (è il caso dell'Emilia-Romagna), mentre in Calabria è oltre il 30 per cento.
Quindi, disoccupazione e aumento dell'area di inattività sono sintomi della debolezza della nostra economia e sono l'elemento di rischio maggiore sul quale intervenire immediatamente e da più direzioni. Ciò, perché la crisi globale ha mandato al tappeto il lavoro autonomo; perché dall'inizio del prossimo anno un esercito di lavoratori della pubblica amministrazione rischia di perdere il posto. L'Italia è passata da un mondo del lavoro troppo rigido all'eccesso opposto: la flessibilità. Quest'ultima è giustamente il presente e il futuro di un mondo del lavoro moderno, perché non si cristallizzi in precarietà. E quello che sta avvenendo oggi in Italia è in contraddizione con quanto avviene nel resto d'Europa, in particolare in Germania, in cui i contratti a tempo determinato sono molto ben compensati con ottimi stipendi.
Sappiamo che la domanda di personale altamente qualificato aumenterà in futuro.
E allora i cinque quesiti chiave a cui dobbiamo dare delle risposte sono: quali iniziative intraprendere per favorire l'occupazione dell'intera forza lavoro; come sviluppare e aggiornare le competenze necessarie per svolgere bene il lavoro di oggi e di domani; come rendere più efficiente il nostro mondo del lavoro; come creare nuove opportunità di lavoro qualitativamente valide e durevoli nel tempo; come affrontare la grande questione del lavoro femminile. Ecco, le risposte a questi quesiti dovranno dettare la nostra agenda politica e parlamentare.
In conclusione, per ricominciare a crescere è necessario un nuovo progetto Paese i cui assi portanti devono essere innovazione, concorrenza, qualità, conoscenza, legalità e meritocrazia. Inoltre, è necessario garantire il risanamento strutturale della finanza pubblica e il sostegno della ripresa economica ed occupazionale, al di là delle necessarie misure di contenimento del deficit.
Troppe volte il Governo attuale, invece di risolvere i problemi socio-economici della gente, ha provato la scorciatoia del populismo e della demagogia. Per questo abbiamo bisogno di un Governo forte, sostenuto da una maggioranza ampia e capace di adottare misure adeguate per evitare il declino del Paese e garantire quel futuro civile ed economico che tutti vogliamo perché amiamo la nostra Patria. (Applausi dal Gruppo FLI).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Sbarbati. Ne ha facoltà.