GALLO (PdL). Signora Presidente del Senato, carissimo Presidente del Consiglio, illustri rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, viviamo un periodo incerto e difficile, in cui una inspiegabile, e sicuramente inaspettata, crisi politica si è associata ad una drammatica e pesante crisi finanziaria ed economica. La loro confluenza ha generato un ciclone improvviso, di portata eccezionale, che rischia di mettere in ginocchio l'intero sistema Italia. Ritengo che il Governo abbia, sin qui, dato prova di grande capacità e competenza, e i riconoscimenti e gli apprezzamenti che gli sono stati riservati per come ha saputo destreggiarsi in un mare in tempesta ne sono una prova tangibile.
Non è stato certamente semplice gestire nel 2008, in anticipo e con lungimiranza, la crisi finanziaria internazionale che ha portato al collasso il sistema bancario americano e l'intera economia occidentale. Ed invero, solo l'azione mirata del Governo ha garantito la messa in sicurezza dei conti, la solidità del sistema bancario (che ha retto benissimo), il risparmio degli italiani e la coesione sociale.
È opportuno sintetizzare i brillanti risultati già ottenuti dal Governo: gli interventi per i rifiuti in Campania, il salvataggio dell'Alitalia, le misure innovative adottate per il terremoto in Abruzzo, la grande quantità di risorse impegnate e utilizzate per gli ammortizzatori sociali. Nel campo della sicurezza e della lotta alla criminalità, inoltre, i risultati ottenuti non hanno precedenti. Gli italiani hanno apprezzato l'azione del Governo, e il rinnovato consenso elettorale ottenuto nelle elezioni europee e nelle regionali di pochi mesi fa ne è la conferma.
Proprio per questi motivi è difficile spiegare agli italiani le ragioni di questa inaspettata crisi, specie alla luce dell'ampia fiducia registrata dal Governo appena due mesi fa, superiore persino a quella ottenuta al momento dell'insediamento, con l'approvazione dei noti cinque punti programmatici in entrambe le Camere.
Uno di essi, il Piano per il Sud, è stato varato lo scorso 26 novembre, in linea con gli impegni assunti. Il Governo ha preso atto dell'esistenza in Italia di un'economia duale, di un Nord perfettamente integrato in Europa, in termini di produzione e servizi, e di un Sud in ritardo che stenta a recuperare. Finalmente quello del Mezzogiorno è stato affrontato non più come problema meridionale, ma come questione nazionale. Non sono stati più previsti interventi dispersivi a pioggia, ma ingenti risorse vengono concentrate su obiettivi strategici. Un Piano che guarda in tutte le direzioni: alla ricerca, all'innovazione, alla scuola, all'università, alla sicurezza, alla fiscalità di vantaggio, al sostegno alla piccola e media impresa, all'agricoltura, al turismo, alla Banca del Mezzogiorno, alle infrastrutture. Di particolare rilievo è la previsione della realizzazione dell'Alta velocità - Alta capacità su tutto il Corridoio 1, sino a Palermo, e il collegamento del Corridoio 1 con il Corridoio 8 da Napoli a Bari, con prolungamento fino a Lecce e Taranto.
La mozione approvata dal Senato nell'aprile dello scorso anno, di cui ero primo firmatario, non è più dunque solo un'occasione di confronto in Aula sullo stato delle infrastrutture: con il Piano, diventa un preciso impegno di tutto il Governo. L'altra faccia del Piano è il federalismo che procede in parallelo affinché una nuova classe dirigente, preparata e responsabile, garantisca l'ottimizzazione della spesa e l'uso delle risorse nel Mezzogiorno. Non a caso è stato previsto per le Regioni inadempienti il ricorso ai poteri sostitutivi da parte dello Stato. Ritengo, perciò, che non ci sia più spazio per strumentalizzazioni di sorta e che il Piano per il Mezzogiorno possa essere considerato, a ragione, una finanziaria a latere che integra il patto di stabilità già approvato e che, quindi, si possa essere ragionevolmente ottimisti per il prossimo futuro.
Qualcuno in Aula forse potrà chiedersi: quale futuro? È vero. Al richiamo del Capo dello Stato al senso di responsabilità di ognuno di noi per l'approvazione della manovra finanziaria fa eco ora la necessità assoluta di tenuta della maggioranza di Governo, per poter garantire la stabilità finanziaria senza la quale non è ipotizzabile alcun futuro di crescita. Perciò, anziché ricercare ora ostinatamente una inutile e sterile resa dei conti, è necessario impegnarsi ad uscire definitivamente dalla crisi e puntare decisamente al rilancio dell'economia.
E in questa direzione va l'appello alla governabilità rivolto a tutte le forze politiche dalle associazioni di categoria, dagli imprenditori e dai sindacati. Ed è per questo che rivolgo un sincero appello agli amici di Futuro e Libertà ad accantonare gli interessi di parte facendo prevalere quelli degli italiani ed a confermare, quindi, al Governo la fiducia registrata in quest'Aula a settembre. Si sta decidendo il destino di questa legislatura e non possiamo deludere i nostri elettori. I giochi di Palazzo e i ribaltoni non saranno consentiti.
È forse superfluo aggiungere che, visto che se un sindaco non ha più la maggioranza per amministrare si deve tornare automaticamente al giudizio degli elettori, ciò non può che valere, necessariamente e ancor più, per il Presidente del Consiglio.
Mi è stato insegnato sin da ragazzo che la politica è l'arte del possibile, e al momento l'unica strada percorribile è quella di confermare con convinzione la fiducia al presidente Berlusconi per garantire la governabilità, la stabilità e la ripresa economica delle quali ha bisogno la Nazione. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Garavaglia Massimo. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cosentino. Ne ha facoltà.