COSENTINO (PD). Credo siamo tutti convinti, signora Presidente, colleghi, che, al di là delle dichiarazioni, degli slogan, dei manifesti preelettorali, delle opposte tifoserie, il Paese davanti a noi è un Paese stanco, incerto, incerto sul suo futuro, diviso. Ed è un Paese che richiederebbe, forse, da parte di tutti, un salto, un'ambizione verso il futuro che non c'è in questo sfilacciato dibattito sulla fiducia. È un Paese, solo per fare due esempi, che vede il Nord e il Sud sempre più lontani, non solo nei redditi ma nella vita civile, nelle condizioni di diritti negati, nelle prospettive di sviluppo, di futuro. Ed è un Paese che vede le generazioni, giovani e anziani, sempre più lontane le une dalle altre. Fate il conto di che cosa sarà la pensione di un ragazzo di 30 anni, precario, che non sa quando smetterà di esserlo, nel momento in cui avrà l'età della pensione, e capirete quanto è diviso questo Paese.
Io penso che occorrerebbe un Governo capace non di dividere ma di unire. Occorrerebbe un Governo capace di indicare all'Italia un orizzonte, di fare appello a tutte le energie del Paese, di guardare lontano. Questo Governo oggi non c'è, e ne è la prova, se posso dirlo con una battuta, anche il fatto che il Presidente del Consiglio dei ministri si è rivolto questa mattina esclusivamente alla sua maggioranza ed al suo elettorato. Non c'è stata mai una capacità di guardare anche a quella parte del Paese che, non d'accordo con il Governo, avrà peraltro anche qualche buona ragione, qualche interesse che rappresenta, che difende idee, valori, bisogni di questa società italiana. C'era solo un inciso, molto formale, probabilmente aggiunto a penna al discorso del presidente Berlusconi dall'ottimo sottosegretario Letta, tanto per far finta che si parlasse anche all'opposizione.
Credo, colleghi, che questo sia il vero nodo che noi abbiamo di fronte: la necessità, in una condizione difficile per l'Italia, di smetterla di dividere e di litigare.
Io non so se il Governo avrà la fiducia, né conosco la forza dei sonanti ragionamenti e degli argomenti che vengono usati in queste ore per solleticare il senso di responsabilità di qualche deputato di ventura. So tuttavia che questa maggioranza non è in grado oggi di parlare all'intero Paese. È chiusa dentro se stessa, dentro il proprio litigio, dentro i propri scontri. Eppure è di questo che avremmo bisogno.
Presidente, le faccio qualche esempio. Per quanto riguarda l'università, la proposta di riforma approvata in un ramo del Parlamento può essere diversamente valutata. C'è chi può sostenere, con buone ragioni, che ci sono tanti fatti positivi, innovativi; c'è chi sostiene, come la nostra parte, che mancando le risorse necessarie c'è il rischio che anche le cose buone spariscano nel nulla e quindi si lascino le cose come stanno. Ma c'è un punto che a me sembra vada al di là della diversità delle opinioni politiche di maggioranza ed opposizione: si può fare una riforma di questa natura senza riuscire a costruire un dialogo con l'opposizione, con gli studenti, con gli insegnanti, con i ricercatori? Sarà in parte anche colpa nostra: ma sarà solo colpa nostra? È possibile pensare alla riforma della giustizia, senza un dialogo con gli operatori della giustizia? È possibile pensare alle scelte che questo Paese ha davanti a sé, senza fare un appello all'Italia per provare ad andare avanti, chiusi nello scontro interno ad un ceto politico e ad un Palazzo?
Volete un secondo esempio? La crisi, che non è certo dovuta all'opera del presidente Berlusconi ma è una crisi internazionale, ci costringe a tagliare: tagliamo, pesantemente, tagliamo in modo lineare, tagliamo nei servizi pubblici di trasporto, sui treni dei pendolari, sugli autobus che portano la gente che lavora in ufficio; tagliamo perché è necessario tagliare. Ma, Presidente, il fatto che l'azienda di trasporto della città di Roma, mentre è costretta a tagliare i servizi ai pendolari, assuma 800 persone, tra cui cubiste, ballerine, segretarie, amanti e mogli, come se fosse una cosa normale, senza che ci sia nessun distinguo da parte della maggioranza, è giusto, è possibile? (Applausi dal Gruppo PD).
Voi potete dire che non c'è da parte dell'opposizione alcuna capacità di dialogo rispetto alle cose che si fanno. Le cito un esempio, Presidente: la Commissione igiene e sanità del Senato ha approvato un documento sul federalismo in sanità. L'abbiamo approvato tutti insieme: è un documento dove ci sono i principi, le regole, le scelte da fare, gli indirizzi, e il Ministro della salute ha espresso parere favorevole su quel documento, che è stato approvato. Uno degli aspetti che in esso si prevede, per esempio, è che i direttori generali che vengono nominati nelle Regioni indebitate abbiano caratteristiche di qualità, professionalità, garanzia di indipendenza: siano persone all'altezza, riconosciute da tutti.
Poi leggo che è stato nominato, per esempio in questa Regione, un direttore generale che era già stato condannato in via definitiva dalla Corte dei conti per un gravissimo danno erariale. Era proprio l'unico che potevate scegliere? Un altro, poveretto, mentre i suoi colleghi venivano arrestati era coinvolto in un incidente di moto e gli uscivano dal cassonetto mazzette di banconote in contanti. Anche lui era l'unico che si poteva scegliere?
ASCIUTTI (PdL). Prendi esempio dall'Umbria!
COSENTINO (PD). Non mi interrompa, collega, sto riflettendo sul fatto che sarebbe necessario un clima diverso nel Paese.
Non so come finirà la conta dei numeri alla Camera; so, Presidente, che il Paese ha bisogno di altro. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Gramazio. Ne ha facoltà.