BALDINI (PdL). Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, non credo - come lei, signor Presidente, ha sottolineato - che oggi sia il momento delle polemiche e delle conflittualità; credo piuttosto che oggi sia il momento della responsabilità e della necessità di tornare alla politica che guarda agli interessi generali del Paese, al suo sviluppo e alla sua credibilità internazionale. Le piccole ambizioni, legate a piccoli interessi politici, sono estranee al bene e agli interessi degli italiani.
La maggioranza che ha sostenuto fino ad oggi il Governo Berlusconi ha garantito all'Italia una stabilità politica, mai registrata nella Prima Repubblica, ed una governabilità, che ci ha permesso di concretizzare obiettivi fondamentali per il cambiamento del nostro Paese e di svolgere un ruolo nuovo e fortemente attivo sul piano delle relazioni internazionali.
Oggi ci troviamo, non per responsabilità nostra, di fronte ad un bivio: continuare un percorso politico che può dare al Paese un cambiamento effettivo insieme al rilancio dell'economia e dell'occupazione o intraprendere la strada della crisi e delle elezioni anticipate. Una terza via non è data, perché sarebbe quella del Governo degli sconfitti, di coloro che, eletti da una parte, passano dall'altra parte, e ciò costituirebbe una gravissima violazione delle più elementari regole democratiche.
Una crisi al buio, dopo la quale iniziare una trattativa per modificare l'attuale legge elettorale e rivedere alcuni punti programmatici, costituisce una soluzione assolutamente inaccettabile.
Oggi noi dobbiamo guardare avanti, archiviare una fase inutilmente conflittuale ed impedire che forze storicamente a noi antagoniste possano assestare il colpaccio che vanno inseguendo da tempo.
Siamo infatti di fronte ad una opposizione che ha inventato di tutto pur di screditare Berlusconi ed il suo Governo: ha cavalcato le amenità di WikiLeaks per inseguire modesti funzionari di ambasciata, con lo scopo di accreditare un Berlusconi stanco, portavoce di Putin, troppo legato a Gheddafi. Rispondere per noi è fin troppo facile! Non vogliamo parlare dei passatempi di autorevoli esponenti della sinistra, ma che dire della famosa merchant bank di Palazzo Chigi? Che dire di alcuni uomini della sinistra che hanno venduto la politica estera italiana andando di notte all'ambasciata sovietica a ritirare valigette piene di rubli? (Applausi dal Gruppo PdL e della senatrice Rizzotti). Che dire di attuali esponenti della sinistra, che sono stati, quelli sì, autentici portavoce dell'Unione Sovietica contro gli interessi vitali del nostro Paese? Non credo che la stessa cosa possa dirsi nei confronti del nostro Governo.
Volendo rimanere sul terreno della politica, mi interessa sottolineare che è in atto, da parte della sinistra, il tentativo di sostituire l'attuale Governo attraverso una riedizione alla rovescia - chi ha fatto per anni il parlamentare lo ricorda - dell'arco costituzionale: prima l'arco prevedeva l'isolamento dei fascisti dell'MSI, come loro sottolineavano, mentre oggi abbiamo e avremo ex fascisti ed ex comunisti insieme per isolare ed abbattere Silvio Berlusconi ed il PdL.
Tutto ciò dovrebbe avvenire con una nuova maggioranza e con la costituzione di un Governo cosiddetto tecnico, che si vuole definire tale perché ci si vergogna a qualificarlo in termini politici, perché si tenta di coprire uno scempio elettorale, e perché i tecnici di quel Governo sarebbero solo quei politici che hanno sempre manifestato una vera tecnica nel manomettere il risultato elettorale, avendo maturato una notevole esperienza nei Governi, che nel recente passato, sono stati in piedi in assenza di ogni legittimazione democratica. Questo Governo dovrebbe cambiare addirittura come punto primario la legge elettorale. Forse ci si è dimenticati dei vecchi Governi con le vecchie leggi elettorali: Governi balneari, Governi di transizione, Governi ponte, che esponevano l'Italia al ridicolo internazionale e alla paralisi.
L'opposizione sa che il presidente Berlusconi ed il suo Governo hanno portato l'Italia ad essere un Paese strategico nei rapporti internazionali, soprattutto fra Russia e Stati Uniti d'America: due Paesi verso i quali abbiamo costruito più forti legami di amicizia e di collaborazione, e con i quali abbiamo realizzato un ponte attraverso il quale spesso sono state veicolate proposte ed iniziative che hanno favorito la soluzione di conflitti e controversie internazionali.
Quando mai è stata condotta una politica così dinamica nell'area del Mediterraneo, dove l'Italia ha trasformato rapporti difficili e conflittuali in rapporti di amicizia e di collaborazione, che hanno prodotto altresì una forte ricaduta economica per gli interessi del nostro Paese? Certo, questo non piace a quei Paesi che sono concorrenti con l'Italia, e che ancora oggi tentano di emarginare la nostra presenza e la nostra influenza; così come temono il nostro rapporto stretto con la Russia, con i Paesi dell'Est europeo, con la Cina, con l'America latina. Dobbiamo rinunciare a questa politica dinamica e di penetrazione per ritornare nelle braccia di Governi inermi, paralizzati ed inconcludenti, come quello formato fino a pochi anni fa dall'onorevole Prodi? Chi può dimenticare lo sfascio che si era prodotto nel Paese e le condizioni gravissime in cui ci è stato consegnato da quel Governo?
Oggi non è il momento della sfiducia! La sfiducia ci riporterebbe pericolosamente indietro e sarebbe un atto di grave irresponsabilità. Una crisi al buio esporrebbe il nostro Paese ai venti della speculazione internazionale e lo farebbe di nuovo precipitare in un pericoloso clima di incertezza e di instabilità. Dobbiamo invece fare ogni sforzo per ridare fiducia al nostro sistema economico, ai mercati internazionali, agli investitori esterni; dobbiamo impedire con tutte le nostre forze che il partito della crisi, dell'avventura e dell'irresponsabilità possa prevalere. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Franco Vittoria. Ne ha facoltà.