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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 472 del 13/12/2010


BALDASSARRI (FLI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, membri del Governo, onorevoli colleghi, come lei ben sa, presidente Schifani, sono rientrato ieri da un viaggio negli Stati Uniti su sua precisa delega a rappresentarla ad un importante incontro a Houston di oltre 200 ricercatori italiani che lavorano all'estero. Francamente, durante questo viaggio formale e ufficiale da parte del Senato, contrariamente a qualche nota di agenzia, ho avuto la percezione che la situazione economico-finanziaria in giro per il mondo e sui cieli d'Europa sia talmente seria, talmente fragile, talmente a rischio che sarebbe da irresponsabili immaginare che da questo confronto politico si vada allo scioglimento delle Camere e a nuove elezioni a breve termine. Metteremmo a rischio l'intera nuova generazione. Nei prossimi mesi l'Italia ha bisogno di un Governo forte, autorevole, che mantenga le promesse con gli elettori.

Signor Presidente del Consiglio, con la solita franchezza, trasparenza e lealtà le dico subito i punti sui quali concordo con il suo intervento di questa mattina e - se mi permette - anche i punti sui quali non è che non concordo, ma sui quali vorrei maggiore chiarezza e precisione di contenuti. I punti sui quali concordo, signor Presidente del Consiglio, sono i seguenti: la sovranità dei cittadini che hanno eletto una maggioranza, il rispetto del mandato degli elettori. Però il rispetto del mandato degli elettori è a governare e a mantenere le promesse fatte agli elettori. Pertanto, non tradisce chi insiste da tempo per cercare di far mantenere quelle promesse: semmai, tradisce chi quelle promesse non le mantiene.

Mi consenta l'amico senatore Pera, che ha dimenticato un peccato originale nelle sue tante critiche al presidente Fini, di dire che il peccato originale, a mio parere, è quando il cofondatore del PdL viene dichiarato non compatibile con il PdL. Da lì, a mio parere, nasce tutta la diatriba di questi mesi, che è un confronto politico e non semplicemente personalistico.

Abbiamo tutti sognato, collega Pera, un grande centrodestra, aderente al Partito popolare europeo. Ma lo abbiamo sognato perché facesse quelle riforme liberali e democratiche che l'Italia attende da troppo tempo. Sono più di 15 anni che lavoriamo su questo. Purtroppo, ad oggi, quelle riforme strutturali che avrebbero dovuto rivoluzionare la politica, l'economia e la società italiana sono ancora ferme.

Allora mi consenta un chiarimento di fondo, signor Presidente, su un punto specifico riguardante la politica economica e sociale, per sgombrare da ogni dubbio la mia personale opinione, che tra l'altro ho avuto modo di esternare in questa Aula più volte e anche durante i nostri incontri frequenti avuti fino a poco tempo fa.

Il controllo del deficit e del debito pubblico, ossia il rigore finanziario, è un atto dovuto, non è la politica economica. Il mantenere sotto controllo i saldi finanziari è un atto dovuto, qualunque sia il Governo e la maggioranza politica, ma non lo si può confondere con la politica economica, che è altra cosa. Poggia sulla pietra miliare dell'equilibrio finanziario, in assenza del quale si va allo sfascio dei conti. Sarebbe irresponsabile tre volte. Ma non può esaurire la responsabilità della scelta politica.

La distinzione vera tra una visione di centrosinistra e una di centrodestra non deve essere nel "se" si debbano salvaguardare gli equilibri finanziari. In un Paese serio, centrodestra e centrosinistra dovrebbero fare fronte comune rispetto all'equilibrio finanziario.

La differenza politica sta semmai nel fatto che il centrosinistra, per sue valutazioni, per suoi valori e per sua storia, tende a raggiungere quell'equilibrio finanziario con più spesa pubblica, più intervento dello Stato e più tasse. Alla radice, infatti, c'è la convinzione che le scelte libere degli individui, delle famiglie, delle imprese e del mercato sono tendenzialmente più sbagliate delle scelte che possono prendere le entità pubbliche. Il centrodestra non può rinunciare ai suoi valori, alle sue radici e ai suoi principi mantenendo saldo l'equilibrio finanziario, ma ottenendo quell'equilibrio in altro modo, con meno spesa e meno tasse. Questa è l'origine del centrodestra.

Purtroppo, però, signor Presidente del Consiglio, la situazione ad oggi - come dimostra anche la manovra di luglio, ratificata dalla legge di stabilità la settimana scorsa - tende ad ottenere quell'equilibrio più nella continuità quasi ideologica con il centrosinistra che non nel rispetto dei valori, dei progetti e dei programmi profondi del centrodestra.

I famosi 48 miliardi di euro di maggiori entrate che abbiamo deliberato in quest'Aula, a luglio, e poi confermato nella legge di stabilità, servono - per 25 miliardi - a tagliare il deficit pubblico, ed è ovvio che quella è la parte sacrosanta. Ma, per altri 23 miliardi, servono a coprire maggiori spese pubbliche, in particolare 26 miliardi in più di spesa corrente e 3 miliardi in meno di investimenti. Non lo dice il senatore Baldassarri, ma lo afferma il Servizio studi del Senato.

Devo dire che francamente che ho votato anch'io a luglio - lei, Presidente del Consiglio, vi pose la fiducia - una manovra che strutturalmente frena la crescita e peggiora la qualità dei conti, nel senso di più spesa e più tasse. Ho detto che la legge di stabilità, essendo una legge «tabellare», andava votata comunque per salvaguardare il Paese dalle fibrillazioni internazionali. Ma continuo ad essere convinto che, senza una strategia liberale e democratica di quel grande partito che fa riferimento al Partito popolare europeo, l'Italia non va da nessuna parte. La gamba della crescita e dello sviluppo è essenziale tanto quanto quella del rigore finanziario.

Allora in conclusione, signor Presidente del Consiglio, ciò che lei ha detto stamattina in termini di consolidamento dell'area del centrodestra che fa riferimento al Partito popolare europeo, in termini di ridefinizione dell'agenda di governo e pur anche in termini di composizione dell'Esecutivo - lei questo ha detto - è un passo importante che a mio parere va colto nel senso positivo del termine. Però, signor Presidente del Consiglio, patti chiari: il gioco delle tre carte a cui spesso abbiamo assistito rimuginando un numeretto di qua e di là non può essere consentito.

E credo di poter dar voce, nella mia modesta persona, a 22 milioni di famiglie italiane che si aspettano il coefficiente familiare, a 5 milioni di piccole e medie imprese che si aspettano il taglio dell'IRAP. E non diciamo che non ci sono le risorse. Le risorse ci sono. Abbiamo indicato con chiarezza in quest'Aula dove effettuare i tagli, nell'area delle malversazioni, nelle aree grigie tra economia e politica. Il centrodestra di taglio europeo abbia il coraggio di aggredire quelle specifiche voci di spesa e abbandonare la tecnica dei tagli orizzontali, che riducono del 10 per cento ma lasciano a chi malversa il 90 per cento per continuare a malversare, magari sottraendo fondi a ricerca, università, sanità e quant'altro.

Questo è il nodo politico che vediamo. Questa opportunità c'è. Se non si vuole andare a votare, occorre un patto di legislatura serio, con i contenuti. Abbiamo cercato, nei limiti di tempo che ci sono stati concessi, per cui ringrazio il Presidente del Senato, di fornire qualche spunto sui contenuti, ma lei, signor Presidente del Consiglio, li conosce perfettamente, perché in quest'Aula l'anno scorso abbiamo presentato una proposta concreta. Il Governo l'accettò come ordine del giorno e, dal dicembre 2009 ad oggi, quell'ordine del giorno è rimasto, francamente, lettera morta.

Da domani in poi, potremo prendere alcune parti di quel ragionamento e farne strategia di politica economica? (Applausi dal Gruppo FLI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mascitelli. Ne ha facoltà.