DE SENA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE SENA (PD). Signora Presidente, forse potrà apparire ingenuo o retorico iniziare questo intervento con una riflessione del tutto personale sul codice etico: ognuno di noi dovrebbe esserne portatore, sia come individuo sia come associato, per cui non sarebbe necessaria nemmeno una sua protocollazione.
Ma i tempi vissuti e che viviamo impongono, purtroppo, l'amara constatazione del suo esercizio a fasi alterne: da qui, l'atto oggi all'esame, che prende lo spunto dalla proposta di autoregolamentazione adottata all'unanimità dalla Commissione parlamentare antimafia nella seduta del 18 febbraio 2010 e anche da un'iniziativa del Partito Democratico presentata dalla collega Della Monica.
La proposta sollecita i partiti, le formazioni politiche e le liste civiche ad impegnarsi a non presentare candidati alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali coloro nei cui confronti sia in corso un procedimento penale per una serie di reati ben indicati. Tutto ciò al fine di evitare quelle collusioni politico-mafiose che specialmente negli ultimi tempi hanno formato oggetto di provvedimenti dell'autorità giudiziaria e di garantire un processo di recupero della credibilità della politica, non solo nei territori di origine delle mafie, ma anche in altri contesti dove fino a poco tempo fa si pensava che la sottocultura mafiosa non avesse alcuna possibilità di coltura. Con questo atto si chiede anche a quest'Aula e al Governo di fare proprie le indicazioni contenute nella relazione della Commissione parlamentare antimafia e, quindi, di estendere le previsioni del codice di autoregolamentazione anche alle candidature alle elezioni del Parlamento italiano e del Parlamento europeo. La mozione, molto puntuale nel dettagliare la gamma di comportamenti collusivi, offre due spunti, fra gli altri, a mio parere, signor Presidente ed onorevoli colleghi, di notevolissimo interesse, che riguardano il sindaco e il parlamentare europeo. L'amministratore locale, specialmente nei territori ad alto tasso mafioso, è certamente esposto a complessi ed insidiosi condizionamenti, per cui è assolutamente necessario che la scelta del candidato sia la più selettiva possibile, ed invero anche al di là delle previsioni del codice, in quanto in molte località la puntuale conoscenza del contesto sociale impone ai partiti, alle formazioni politiche ed alle liste civiche una prudenza ancor più accurata per evitare gestioni dirette o indirette da parte delle organizzazioni mafiose.
Ma è altrettanto vero che l'eletto - il sindaco, l'amministratore locale - che si cimenta nell'amministrazione della cosa pubblica nell'esclusivo interesse dei suoi concittadini deve essere sostenuto dal sistema statuale. Ciò, ancora oggi, accade raramente. Posso affermarlo, signor Presidente, per esperienze personali fatte nella mia precedente funzione di prefetto della Repubblica. In quella veste ho conosciuto ed apprezzato sindaci, autentici galantuomini, che, però, vivono tuttora le proprie funzioni in perfetta solitudine. Ho esercitato la mia funzione istituzionale curando le loro istanze con la migliore attenzione, condividendo le loro preoccupazioni e sostenendo la loro chiara, trasparente dinamica amministrativa. Un dubbio, comunque, mi è rimasto: forse potevo fare di più. Con l'adozione di questo codice di autoregolamentazione si andrà ad esaltare anche l'attività di questi personaggi che rischiano quotidianamente finanche la propria incolumità personale. A volte, cinicamente, pretendiamo che siano degli eroi.
Infine, non può sfuggire a tutti noi l'importanza dei candidati al Parlamento europeo: che essi siano esattamente selezionati sulla base della proposta di autoregolamentazione all'esame, in coerenza con la lungimirante attività legislativa che da decenni questo Parlamento conduce sul fronte del contrasto alle mafie e che ha consentito al nostro Paese di conquistare un'autorevole leadership.
I nostri parlamentari potranno così, attraverso anche l'autorevolezza della Commissione parlamentare antimafia italiana, proporre all'Unione una rivoluzione culturale che conduca ad un aggiornamento del concetto di spazio sicurezza, libertà e giustizia comprendente anche lo spazio europeo antimafia. Il Partito democratico, che ha voluto questa mozione e che ha condiviso con la maggioranza questa integrazione e questo testo unificato, se ne compiace e quindi sostiene la mozione con grande attenzione sul fronte antimafia, ma si augura anche che con un'azione costante, puntuale, addirittura puntigliosa e silenziosa il codice etico in proposta cada in desuetudine per mancanza della materia del contendere. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Li Gotti).