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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 464 del 23/11/2010


Seguito della discussione delle mozioni nn. 318 (testo 2) e 345 (testo 2) sulle candidature alle elezioni regionali e amministrative (ore 18,43)

Approvazione della mozione n. 351. Reiezione della mozione n. 318 (testo 2) e ritiro della mozione n. 345 (testo 2)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni 1-00318 (testo 2), presentata dal senatore Li Gotti e da altri senatori, e 1-00345 (testo 2), presentata dalla senatrice Della Monica e da altri senatori, sulle candidature alle elezioni regionali e amministrative.

Ricordo che nella seduta antimeridiana del 18 novembre hanno avuto luogo l'illustrazione e la discussione delle mozioni.

Avverto che il senatore Centaro ha presentato la mozione 1-00351, che è stata sottoscritta, fra gli altri, anche dalla senatrice Della Monica, prima firmataria della mozione n. 345 (testo 2).

Viene in questo momento comunicato alla Presidenza che il senatore Li Gotti non sottoscrive la mozione del senatore Centaro, e quindi mantiene la sua mozione.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni presentate.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, per quanto riguarda la mozione n. 318 (testo 2), presentata dal senatore Li Gotti, nella precedente seduta ho già espresso rilievi critici che mi sembrava fossero stati accolti dallo stesso senatore, al punto tale che si è pervenuti alla mozione di cui è primo firmatario il senatore Centaro, su cui esprimo parere favorevole, che è il frutto - da quanto ho inteso - delle convergenze tra il senatore Centaro, il senatore Li Gotti e la senatrice Della Monica.

Per tale ragione, esprimo parere favorevole sulla mozione n. 351, compresa anche l'ultima correzione, da noi concordata un'ora fa, riguardante l'incandidabilità e non l'ineleggibilità per le elezioni negli enti locali.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione delle mozioni.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, il 18 febbraio 2010 la Commissione parlamentare antimafia ha approvato all'unanimità un codice di autoregolamentazione, al fine di sollecitare i partiti ad una selezione delle candidature, in previsione delle imminenti elezioni regionali, provinciali e comunali. Dopo quella data era nostra intenzione che anche in quest'Aula venisse recepita quella forte condivisione vissuta in quella sede, facendoci pervenire, con la mediazione accorta del presidente Pisanu, ad un testo da tutti condiviso.

Avevamo avuto l'impressione che, nonostante quella condivisione su un codice che tutti volevamo fortemente, ci fosse freddezza da parte delle forze politiche, come se la Commissione bicamerale d'inchiesta sul fenomeno della mafia fosse un corpo estraneo ai due rami del Parlamento e non fosse invece espressione del Parlamento. Si era colta questa sensazione parlando tra colleghi, quasi che la Commissione antimafia avesse voluto correre troppo, quasi imporre ai partiti una selezione della classe dirigente attraverso il richiamo a precetti cui si ispira la Commissione antimafia in virtù della legge istitutiva della stessa. Con quest'ultima il Parlamento ha voluto assegnare alla Commissione antimafia il compito di studiare gli strumenti e verificare in che modo le forze politiche arrivano alla selezione della classe dirigente attraverso le candidature. Questo faceva parte e fa parte della legge istitutiva della Commissione antimafia.

Quindi, ci siamo mossi in quell'ottica: provocare un dibattito in quest'Aula di condivisione e adesione a quel codice di autoregolamentazione che la Commissione antimafia ha fortemente voluto ed approvato. E come Italia dei Valori siamo riusciti a determinare questa adesione a quel codice, perché la nostra mozione parte da un postulato: adesione e condivisione del codice di autoregolamentazione approvato dall'Antimafia. Il testo della mozione condivisa di cui è primo firmatario il senatore Centaro parte dal medesimo postulato. Quindi significa che il punto principale di questa nostra intenzione, ossia il coinvolgimento convinto di tutti i partiti, ha trovato un punto di riscontro positivo. Era opportuna e sentita questa possibilità di lettura condivisa, in considerazione di qualche critica che c'era stata.

Quindi, proprio perché la nostra mozione voleva avere questo spirito, abbiamo valutato di non poterla far morire, in quanto avremmo tradito lo spirito per cui era stata proposta. Pertanto non potevamo annullare quella nostra intenzione, pur riconoscendo la positività di molti dei passaggi della mozione condivisa dagli altri Gruppi. Però ci siamo resi conto che se noi avevamo vissuto un momento, e quindi richiamato l'attenzione del Parlamento su un documento, non potevamo poi farlo morire.

Siamo quindi soddisfatti del punto di approdo. Saremmo stati e saremmo più soddisfatti se la nostra mozione fosse stata condivisa da tutta l'Aula. Ci rendiamo però conto delle diversità di posizione, che comunque non riguardano la condivisione da parte di tutti - e da questo momento nessuno se ne potrà dimenticare - del codice di autoregolamentazione antimafia. La politica ha dato un segnale: deve coltivarlo, non soltanto con le parole ma con i fatti. Noi, politica, abbiamo assunto un impegno. Penso che il Governo si farà parte diligente nel non ostacolare le nostre iniziative parlamentari e nel farsi promotore di proprie iniziative legislative. Abbiamo iniziato un percorso: portiamolo avanti.

Ovviamente, il nostro voto sarà favorevole sulla mozione presentata dall'Italia dei Valori e su quella presentata dal Gruppo del Partito Democratico, a prima firma della senatrice Della Monica. Esprimeremo però un voto di astensione sulla terza mozione in esame, la n. 351, in quanto la condividiamo al 99,9 per cento. (Applausi dal Gruppo IdV).

SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signora Presidente, poche parole per esprimere la grande soddisfazione per il lavoro svolto dalla Commissione antimafia presieduta dal presidente Pisanu, nella quale è stata approvata all'unanimità la proposta di un codice di autoregolamentazione. Troppo brutto è il pensiero che ormai si va diffondendo tra la gente, e cioè che tutta la politica è corrotta. Non è così, perché nel mondo della politica c'è tantissima gente sana, moralmente sana. (Applausi dal Gruppo PdL). E io penso che con questo provvedimento si scacci l'idea di fare di tutta un'erba un fascio. Chi non è persona pulita non deve essere inserito nelle liste elettorali. L'incandidabilità è una cosa sacrosanta ed importante e certamente mi dà grande soddisfazione il fatto di constatare la quasi unanimità di quest'Aula su questo tema.

Esprimo naturalmente il voto favorevole sulla mozione Centaro e un voto di astensione sulla mozione Li Gotti. La mozione a prima firma della senatrice Della Monica, a quanto mi risulta, è stata ritirata.

DELLA MONICA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DELLA MONICA (PD). Signora Presidente, intervengo solo per fare chiarezza. Noi abbiamo lavorato su un testo che innanzitutto recepisce larga parte della mozione a mia prima firma, che recepisce in parte la mozione del senatore Li Gotti e che cerca di trovare un punto di accordo, nell'ambito dei valori costituzionali, su alcuni principi fondamentali: il contrasto alla mafia, il contrasto alla corruzione, il contrasto a tutte quelle illegalità che favoriscono la mafia, con codici di trasparenza che dovrebbero essere imposti normativamente.

Sotto questo profilo, ritiro la mia mozione, perché ci siamo impegnati in questo lavoro. La dichiarazione di voto per il Gruppo verrà pronunciata successivamente dal senatore De Sena.

PRESIDENTE. La ringrazio, senatrice Della Monica, per la precisazione; resta inteso che la dichiarazione di voto per il Gruppo verrà svolta dal senatore De Sena.

VALLARDI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALLARDI (LNP). Signora Presidente, egregi colleghi, credo che sia nel DNA del Movimento della Lega Nord essere da sempre in prima linea nel contrasto contro ogni tipo di mafia e di criminalità. Abbiamo iniziato negli anni Ottanta con le fiaccolate di protesta, denunciando e contrastando con tutti i mezzi possibili quel devastante provvedimento del confino dei mafiosi al Nord, che ha di fatto invaso i nostri territori dei criminali mafiosi, i quali pian piano si sono radicati, coinvolgendo la malavita locale, espandendosi e arruolando malavita extracomunitaria (cinesi, russi e maghrebini, tanto per citare i più numerosi) fino ad incidere notevolmente sulla nostra economia.

Da qui la nostra forte denuncia verso l'arrivo e l'infiltrazione delle mafie straniere nel Paese, soprattutto al Nord. Siamo riusciti ad ottenere che la Commissione bicamerale antimafia si occupasse anche di mafia e di criminalità straniera e che quindi cambiasse nome: oggi si chiama «Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere». I media si stanno accorgendo oggi, che soprattutto al Nord, la mafia sta iniziando una preoccupante cogestione degli affari criminali con le potenti organizzazioni straniere. Tutti si stanno effettivamente accorgendo dell'evoluzione della criminalità mafiosa e del fatto che oggi siamo alla mafia di terza generazione, composta da studiosi e laureati nelle materie giuridiche ed economiche, che sta penetrando soprattutto il nostro sistema amministrativo, politico ed economico. La Lega Nord di questo si è accorta ormai da decenni e ha sempre pubblicamente denunciato e combattuto questo fenomeno. Comprendendo questo, abbiamo sicuramente innovato la normativa di contrasto, grazie al brillante lavoro del nostro ministro Roberto Maroni, con una serie di misure volte a dotare gli operatori della giustizia di strumenti adeguati a combattere il fenomeno soprattutto sul fronte economico, al fine di costruire dei provvedimenti normativi molto efficaci.

Avevamo assoluto bisogno di nuove norme. Per il passato, in tema di contrasto al fenomeno criminale mafioso, sono state emanate norme fatte quasi sempre in regime di emergenza e mai con una logica lucida e sistematica. In questa legislatura si è lavorato bene - bisogna riconoscerlo - sul tema del contrasto alle mafie, con grandi successi sia legislativi che operativi, con il codice delle leggi antimafia che raccoglie in un Testo unico i principali interventi legislativi antimafia emanati dal 1965 ad oggi.

Si tratta di provvedimento efficace di armonizzazione di riordino e semplificazione delle norme, che punta a contrastare la vocazione imprenditoriale della mafia e a debellare le infiltrazioni e i condizionamenti nel mercato dell'edilizia e negli appalti pubblici e che si unisce a tutti gli altri strumenti realizzati dal nostro ministro Maroni che mirano ad aggredire i patrimoni, come la mappa informatica delle organizzazioni criminali; le iniziative sul piano internazionale per contrastare la criminalità transnazionale; il riconoscimento dell'esecuzione dei sequestri dei beni in tutti i Paesi dell'Unione europea; l'armonizzazione della normativa europea sul sequestro preventivo dei patrimoni dei mafiosi; le misure di contrasto all'ecomafia; le misure di sostegno delle vittime del racket e dell'usura; l'aggressione delle ricchezze mafiose attraverso le investigazioni preventive, i sequestri dei patrimoni illeciti ed il controllo degli appalti pubblici, con il bellissimo provvedimento con il quale si prevede la tracciabilità dei pagamenti, non solo per chi si aggiudica gli appalti, ma anche per i subappaltatori, bloccando di fatto il riciclo di denaro sporco.

La mafia si combatte prosciugando e attaccando i beni dei mafiosi: di questo erano convinti sia Pio La Torre che il generale Dalla Chiesa. Proprio partendo da questo convincimento, noi della Lega abbiamo realizzato pochi mesi fa l'Agenzia per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. L'aggressione ai patrimoni mafiosi è diventato lo strumento più efficace di lotta alle mafie e per questo necessitava di un nuovo strumento operativo, senza troppe sovrastrutture, per il censimento dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Non va quindi dimenticato come in questi ultimi due anni siano stati sequestrati alla criminalità organizzata ben 30.000 beni, per un valore di oltre 18 miliardi di euro.

Ma per combattere la mafia, oltre alle leggi, serve un altro strumento indispensabile. A questo Paese serve un nuovo sussulto culturale, serve fermezza, serve presenza concreta dello Stato, serve dimostrare di non avere paura. È indispensabile a questo punto citare il ministro Maroni, con la sua incessante presenza anche al Sud, nei territori dove la mafia è maggiormente radicata, e con i conseguenti i ripetuti successi delle Forze di polizia e dei Carabinieri. A tal proposito, è d'obbligo ricordare che ben 28 dei 30 latitanti più pericolosi sono oggi rinchiusi nelle patrie galere.

Oggi i tempi sono cambiati, c'è voglia di legalità, c'è una diffusa esigenza dei nostri elettori che ci obbliga a impegnarci nella lotta alla criminalità. C'è un comune sentire che orienta le scelte del nostro Governo nella direzione del mettere insieme le forze istituzionali e sociali con l'obiettivo di realizzare leggi che servono al Paese per essere competitivo nel confronto con il crimine organizzato. Noi abbiamo costituito un fronte antimafia, non fatto di proclami, ma di fatti, così come testimoniano le statistiche di contrasto al crimine che hanno raggiunto dei numeri veramente sorprendenti.

Servono quindi fatti concreti, serve pragmatismo, serve che a parlare di mafia siano gli esperti che parlino di cose che non vadano oltre l'informazione. Questo significa fare operazioni di polizia giudiziaria complesse. Serve fare arresti e confische e bisogna fare leggi intelligenti ed efficaci. Altrimenti, quale rischio corriamo? Il rischio è che qualcuno si gonfi di autorevolezza e di legittimazione in maniera impropria diventando professionista dell'antimafia, scrivendo libri o, peggio ancora, conducendo trasmissioni televisive.

Perché scrivere di mafia fa tiratura, perché va di moda, perché sicuramente faaudience. Questo sopratutto se si coinvolge la Lega Nord, dimenticandosi casualmente che la Lega Nord è, ad oggi, l'unico partito a non avere esponenti politici arrestati o coinvolti ufficialmente con la mafia. (Applausi dal Gruppo LNP).

Allora mi chiedo, e ci chiediamo in molti, perché coinvolgere la Lega Nord in questo? La risposta è semplice: per togliere ruolo e visibilità ed efficacia a chi, giorno dopo giorno, combatte realmente sul campo la mafia con risultati concreti. Noi della Lega Nord diamo parecchio fastidio ai mafiosi perché abbiamo rafforzato il carcere duro, il regime del 41-bis. Diamo fastidio per gli oltre 7.000 mafiosi arrestati in due anni. Diamo fastidio perché il ministro Maroni ha arrestato 28 dei 30 latitanti più pericolosi. (Applausi dal Gruppo LNP. Commenti del senatore Garraffa). Diamo fastidio perché abbiamo sottratto alla mafia oltre 18 miliardi di euro. Diamo fastidio perché la mafia, ad oggi, non è ancora riuscita a coinvolgere il nostro partito. Serve dimostrare al Paese che tutte le forze politiche fanno fronte comune rispetto alla lotta alla mafia e siamo perciò consapevoli che ormai la mafia non è una realtà che riguarda solamente il Sud d'Italia, che occorre essere fermi e decisi, senza alcun indugio, nel soffocare con determinazione ogni focolaio di presunta infiltrazione criminale, specie di tipo mafioso, nella pubblica amministrazione.

L'atteggiamento delle istituzioni verso la criminalità è profondamente mutato oggi rispetto al passato. Ne sono testimonianza i provvedimenti varati da questo Parlamento nel predisporre i più efficaci strumenti di contrasto alle associazioni criminali, l'incremento dei livelli di sicurezza sul territorio, l'intensificazione degli interventi delle forze dell'ordine che, mai come in questi due anni, hanno raggiunto dei risultati eccezionali.

A tal proposito, è nella natura del nostro movimento politico, la Lega Nord, il senso della buona gestione della cosa comune. Noi della Lega Nord siamo d'accordo, perfettamente d'accordo, con lo spirito di queste mozioni. E non potrebbe essere altrimenti. Noi della Lega ci siamo guadagnati le nostre candidature dimostrando sul campo la nostra lealtà, la nostra correttezza e il nostro rigore morale nell'amministrare il bene pubblico. Veniamo da una militanza politica di anni e anni nel partito o come amministratori dei nostri Comuni di provenienza, dove abbiamo dovuto fornire la prova di essere trasparenti e capaci di gestire con trasparente efficacia e lealtà i soldi dei contribuenti.

Ed è nella forza dell'estremo rigore e della pulizia morale del nostro partito che si rinviene naturalmente la regola, che non è codificata in alcun codice etico, che chi sbaglia con dolo o con disattenzione, e contravviene perciò alle regole di una buona amministrazione pubblica, viene naturalmente allontanato dal nostro partito. Siamo inflessibili all'idea che bisogna essere eticamente corretti nella professione di politici, perché solo attraverso il nostro corretto e virtuoso esempio i cittadini accetteranno con condivisione le necessarie riforme di cui questo Paese ha bisogno, in primis il federalismo fiscale, indispensabile per controllare la spesa pubblica, per incentivare gli investimenti e per una maggiore equità fiscale, base essenziale per una crescita morale ed economica del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LNP).

DE SENA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE SENA (PD). Signora Presidente, forse potrà apparire ingenuo o retorico iniziare questo intervento con una riflessione del tutto personale sul codice etico: ognuno di noi dovrebbe esserne portatore, sia come individuo sia come associato, per cui non sarebbe necessaria nemmeno una sua protocollazione.

Ma i tempi vissuti e che viviamo impongono, purtroppo, l'amara constatazione del suo esercizio a fasi alterne: da qui, l'atto oggi all'esame, che prende lo spunto dalla proposta di autoregolamentazione adottata all'unanimità dalla Commissione parlamentare antimafia nella seduta del 18 febbraio 2010 e anche da un'iniziativa del Partito Democratico presentata dalla collega Della Monica.

La proposta sollecita i partiti, le formazioni politiche e le liste civiche ad impegnarsi a non presentare candidati alle elezioni regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali coloro nei cui confronti sia in corso un procedimento penale per una serie di reati ben indicati. Tutto ciò al fine di evitare quelle collusioni politico-mafiose che specialmente negli ultimi tempi hanno formato oggetto di provvedimenti dell'autorità giudiziaria e di garantire un processo di recupero della credibilità della politica, non solo nei territori di origine delle mafie, ma anche in altri contesti dove fino a poco tempo fa si pensava che la sottocultura mafiosa non avesse alcuna possibilità di coltura. Con questo atto si chiede anche a quest'Aula e al Governo di fare proprie le indicazioni contenute nella relazione della Commissione parlamentare antimafia e, quindi, di estendere le previsioni del codice di autoregolamentazione anche alle candidature alle elezioni del Parlamento italiano e del Parlamento europeo. La mozione, molto puntuale nel dettagliare la gamma di comportamenti collusivi, offre due spunti, fra gli altri, a mio parere, signor Presidente ed onorevoli colleghi, di notevolissimo interesse, che riguardano il sindaco e il parlamentare europeo. L'amministratore locale, specialmente nei territori ad alto tasso mafioso, è certamente esposto a complessi ed insidiosi condizionamenti, per cui è assolutamente necessario che la scelta del candidato sia la più selettiva possibile, ed invero anche al di là delle previsioni del codice, in quanto in molte località la puntuale conoscenza del contesto sociale impone ai partiti, alle formazioni politiche ed alle liste civiche una prudenza ancor più accurata per evitare gestioni dirette o indirette da parte delle organizzazioni mafiose.

Ma è altrettanto vero che l'eletto - il sindaco, l'amministratore locale - che si cimenta nell'amministrazione della cosa pubblica nell'esclusivo interesse dei suoi concittadini deve essere sostenuto dal sistema statuale. Ciò, ancora oggi, accade raramente. Posso affermarlo, signor Presidente, per esperienze personali fatte nella mia precedente funzione di prefetto della Repubblica. In quella veste ho conosciuto ed apprezzato sindaci, autentici galantuomini, che, però, vivono tuttora le proprie funzioni in perfetta solitudine. Ho esercitato la mia funzione istituzionale curando le loro istanze con la migliore attenzione, condividendo le loro preoccupazioni e sostenendo la loro chiara, trasparente dinamica amministrativa. Un dubbio, comunque, mi è rimasto: forse potevo fare di più. Con l'adozione di questo codice di autoregolamentazione si andrà ad esaltare anche l'attività di questi personaggi che rischiano quotidianamente finanche la propria incolumità personale. A volte, cinicamente, pretendiamo che siano degli eroi.

Infine, non può sfuggire a tutti noi l'importanza dei candidati al Parlamento europeo: che essi siano esattamente selezionati sulla base della proposta di autoregolamentazione all'esame, in coerenza con la lungimirante attività legislativa che da decenni questo Parlamento conduce sul fronte del contrasto alle mafie e che ha consentito al nostro Paese di conquistare un'autorevole leadership.

I nostri parlamentari potranno così, attraverso anche l'autorevolezza della Commissione parlamentare antimafia italiana, proporre all'Unione una rivoluzione culturale che conduca ad un aggiornamento del concetto di spazio sicurezza, libertà e giustizia comprendente anche lo spazio europeo antimafia. Il Partito democratico, che ha voluto questa mozione e che ha condiviso con la maggioranza questa integrazione e questo testo unificato, se ne compiace e quindi sostiene la mozione con grande attenzione sul fronte antimafia, ma si augura anche che con un'azione costante, puntuale, addirittura puntigliosa e silenziosa il codice etico in proposta cada in desuetudine per mancanza della materia del contendere. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Li Gotti).

CENTARO (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CENTARO (PdL). Signora Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, la mozione che reca la mia firma è il frutto del contributo di tutti i colleghi che l'hanno sottoscritta, anche del collega Li Gotti: un contributo costruttivo, che dà conto della univocità di intenti in una materia delicata come la lotta alle mafie, la lotta contro l'illegalità, ma soprattutto della scelta dei rappresentanti dei cittadini e dei collaboratori, dei consulenti della pubblica amministrazione. In questi tempi è molto sentita la necessità di trasparenza, ma soprattutto la riaffermazione del principio di legalità come precondizione per ogni iniziativa politica: una legalità però che sia coerente e non sbandierata solo contro gli avversari politici ma derogata per vili giochi di potere localistici.

Quella odierna è una risposta forte. Peccato che non sia stata unitaria: non ci si può dividere per uno 0,01 per cento, non è possibile. In queste materie bisogna dimostrare assoluta unitarietà di fronte ai cittadini italiani e ai nemici, all'antistato. Queste scelte politiche non devono esistere in queste materie. È una risposta forte, che lo sarebbe stata ancor di più in un momento in cui sembra si siano smarriti i valori fondamentali e il confronto è scaduto nello scontro. Gli avversari sono diventati nemici e avere scelto la giustizia come terreno di scontro e non di confronto ha aggravato tale patologia con una difficoltà maggiore a tornare indietro alla fisiologia del dialogo politico e del confronto delle idee, di ricette socioeconomiche diverse.

Se la politica deve essere, in primo luogo, ma anche apparire, trasparente e onesta, certamente deve precludere l'accesso alla rappresentanza di soggetti che si sono macchiati di gravi reati. Tuttavia, ce lo dobbiamo dire chiaro: la piena attuazione della mozione non basta. Il problema non si risolve solo con quelle norme invocate nella mozione. Si risolve con una scelta più accurata della classe politica, che non guardi solo alla capacità di portare voti e di far vincere quella o quell'altra elezione locale, provinciale, regionale o nazionale, ma alla qualità della persona. È un'attività difficile, perché è difficile coinvolgere la parte migliore della società, chiamarla all'impegno, ad una cittadinanza veramente attiva, in quanto questa parte migliore spesso si ritrae. Tuttavia, al suo posto, poi si inseriscono coloro che devono vivere di politica, che è patologia del sistema.

Allora, se noi riusciremo a coinvolgere di più la parte migliore della società, a coinvolgere i giovani mediante la cultura del confronto e della partecipazione, avremo certamente fatto un passo avanti e, muovendo da un codice di autoregolamentazione dei partiti che la Commissione antimafia ha adottato all'unanimità, potremo arrivare ad un superamento di differenze, di diversità, di dubbi e di ombre reciproche che fanno solo male al confronto politico e ad una fisiologia della politica che deve guardare alla tutela e alla difesa della polis come stella polare da seguire in ogni caso. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).

PRESIDENTE. Metto ai voti la mozione n. 318 (testo 2), presentata dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvata.

Ricordo che la mozione n. 345 (testo 2) è stata ritirata.

Metto ai voti la mozione n. 351, presentata dal senatore Centaro e da altri senatori.

È approvata.