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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 464 del 23/11/2010


BELISARIO (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELISARIO (IdV). Signora Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, la Commissione giustizia del Senato il 4 febbraio 2009 ha avviato l'esame dei numerosi disegni di legge sulla professione forense. Nel novembre 2009 la Commissione ha concluso i lavori e dopo un anno - finalmente, dopo un anno - il provvedimento approda in Aula. Il lungo percorso ha fatto emergere travagli, contraddizioni, spesso buone volontà non completamente espresse e ha portato in Aula un provvedimento per molti versi monco che, nonostante il grande lavoro fatto - di questo va reso merito alla Commissione e, per quanto mi riguarda, al Capogruppo dell'Italia dei Valori in Commissione giustizia - non appare quello che dopo 70 anni, probabilmente, questo Paese aspettava.

I nodi essenziali sono rimasti tutti: l'accesso, la formazione, il problema delle incompatibilità, o delle compatibilità, se preferiamo, l'esercizio effettivo della professione, il sistema tariffario, l'organizzazione dell'avvocatura, il sistema disciplinare.

Non sfugge a chi vi parla la peculiarità di questa materia, per due ordini di ragioni. Si chiede da più parti la liberalizzazione dell'esercizio della professione forense, però si mantiene in vita un sistema ordinistico, quindi piramidale, che evidentemente non si può pensare di sopprimere soltanto per la professione forense. Quindi probabilmente, anziché avventurarci in una modifica, in una revisione, in una riforma parziale, avremmo dovuto affrontare il sistema più complessivo degli Ordini, anche perché l'Unione europea non ci sovviene in questa materia: ha discipline diverse, aperture differenti, in alcuni casi la normativa è più rigida della nostra (penso, per esempio, all'Austria, alla Germania, ma anche all'Olanda dove addirittura sono necessari cinque anni di formazione prima di poter entrare all'interno della professione e quindi poterla esercitare).

Sinteticamente, riteniamo che questo provvedimento rappresenti un parziale ritorno al passato...

PORETTI (PD). Ma ora ve ne accorgete? Ora? Dopo mesi, ve ne accorgete ora!

BELISARIO (IdV). Non vorrei risponderle come il ministro Carfagna ha risposto parlando di una collega di partito. (Commenti).

PORETTI (PD). Fallo! Fallo!

PRESIDENTE. Colleghi, per favore! (Commenti del senatore Berselli).

BONFRISCO (PdL). Vergognati! Ti devi vergognare.

Signora Presidente, domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatrice Bonfrisco, potrà intervenire dopo che il senatore Belisario avrà terminato il suo intervento.

Senatore Belisario, concluda pure il suo intervento: nessuno sta dicendo niente. Continui, prego.

PALMA, sottosegretario di Stato per l'interno. Chieda scusa almeno. È una signora! (Commenti del ministro Bondi).

PRESIDENTE. Per favore, colleghi e rappresentanti del Governo. A fine seduta, per fatto personale, chi vorrà potrà intervenire.

BELISARIO (IdV). Signora Presidente, se riesce a contenere l'Aula io riprendo a parlare, altrimenti aspetto. (Commenti dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Senatore Belisario, l'Aula è contenuta. Invito i colleghi a parlare per fatto personale solo a fine seduta, mentre invito il senatore Belisario a proseguire nel suo intervento. Non mi sembra che siano in corso sommosse in Aula.

BELISARIO (IdV). Collega Gramazio, vuole completare? Ministro Bondi, vuole completare? Sottosegretario, vuole completare? Vuol dire al microfono ciò che ha detto prima?

GRAMAZIO (PdL). È meglio se rinuncia, senatore Belisario.

BELISARIO (IdV). Se vogliamo dare inizio ad una sorta di Babilonia, io non ho problemi. Sono abituato a continuare lavorare in queste condizioni.

GRAMAZIO (PdL). Senatore Belisario, ci invita a nozze.

BELISARIO (IdV). Colleghi, io non ho pronunciato alcuna espressione.

Vorrei ora fare riferimento al ripristino delle tariffe come criterio per la determinazione degli onorari, eliminate nella scorsa legislatura,anche perché si riteneva che l'abbattimento dei minimi tariffari avrebbe potuto comportare un vantaggio indiscutibile per gli utenti consumatori. Di fatto poi, alla fine, probabilmente non siamo riusciti ad incidere. In ogni caso, ritornare indietro senza rendersi conto di un problema vuol dire evidentemente rimangiarsi un sistema di liberalizzazione che, se non avesse funzionato, andava corretto ma non soppresso. Questo discorso vale anche con riferimento alla possibilità per i giovani praticanti di avere una presenza reale all'interno degli studi professionali. (Commenti della senatrice Poretti).

È evidente che si tratta di una materia complicata, perché coinvolge non solo gli studi delle grandi città ma anche dei piccoli centri. È bene però che la professione forense, comportando un percorso lungo, consenta un accesso il più possibile aperto a tutti dando peraltro ampie garanzie - e non sempre per il passato ci sono state - per i clienti, o gli utenti consumatori, come forse si potrebbe dire in maniera più corretta. Va qui ricordato un altro punto di partenza, che è bene non scordarsi. In Italia vi sono 230.000 avvocati. Ciò implica che oggi l'accesso sia stato per certi versi talmente indiscriminato che il mercato non è riuscito a regolarlo. Ci sarà un motivo per cui in Francia gli iscritti agli albi sono un quinto o forse anche meno rispetto all'Italia e che solo in Spagna l'accesso alla libera professione avviene immediatamente dopo la laurea.

Siamo convinti che sia certamente necessario coniugare la specializzazione con la possibilità per i giuristi di impresa di svolgere attività di consulenza, pur ricordando che si è in presenza di una legislazione che per la categoria prevede un Consiglio nazionale forense la cui soggettività giuridica viene riconosciuta anche nei codici di procedura. Se si vuole evitare una verticalizzazione, bisogna per altro verso consentire che altri possano esercitare rispettando la deontologia e soprattutto coniugando la qualità con la competenza del servizio.

Sono mancate alcune innovazioni, come nel caso delle società di capitali, contemperate con la presenza nelle medesime società di soci che esercitino realmente la professione forense. L'altro rischio è poi che sia il capitale a determinare lo sviluppo dell'attività professionale.

La forma di compenso oggi viene prevista soltanto sotto il profilo di un rimborso per l'attività svolta e a partire dal secondo anno. Il regime delle incompatibilità può essere regolato meglio, prevedendo, per esempio, il part-time per i giovani che vogliono fare la libera professione ma che non hanno la possibilità di rimanere a carico delle famiglie o dei genitori, senza essere autonomi. Per questo non possiamo precludere l'ingresso alla professione. Anche la continuità dell'esercizio effettivo della professione va esaminata con attenzione.

Riteniamo che l'intera materia meriti un approfondimento particolare. Mi riferisco agli Ordini, all'accesso per i giovani, alla possibilità di lavorare con un minimo di ristoro effettivo o di compenso, in qualsiasi modo lo si voglia chiamare. Siamo convinti che questa riforma vada migliorata e che la Camera debba renderla più fruibile e migliore. Riteniamo fondamentale che la Camera modifichi il provvedimento. Il nostro, pertanto, è un voto contrario che deve agire da sprone affinché l'altro ramo del Parlamento possa rimuovere qualche passo incomprensibile del testo in esame. (Applausi dal Gruppo IdV).

Voglio chiedere scusa alla collega Poretti (Applausi dai Gruppi IdV e PD e della senatrice Poli Bortone) per essere andato al di là dell'intemperanza, e avrei dovuto evitarlo. Di questo faccio ammenda e chiedo scusa a lei, ai colleghi e alla Presidenza. (Applausi dai Gruppi IdV, PD, PdL e FLI e della senatrice Poli Bortone).