MUGNAI (PdL). La riforma di una professione non può essere varata contro i suoi destinatari e quella dell'avvocato è rigidamente disciplinata in tutti i Paesi dell'Unione europea. La riforma dell'ordinamento forense in esame ha il merito di aver raccolto il consenso di tutte le componenti dell'avvocatura e, in Commissione, ha registrato un consenso maggiore di quanto non appaia in Assemblea. Al di là dei pregiudizi politici, il provvedimento non è ispirato dall'ottusa difesa di interessi corporativi, bensì dal rifiuto di assoggettare una professione intellettuale ai principi propri dell'impresa commerciale. L'opposizione cade in contraddizione quando denuncia l'eccessivo numero di avvocati e invoca al tempo stesso principi di deregulation, che assecondano un modello confindustrial-sindacale e sviliscono la qualità professionale. L'avvocatura è un presidio storico di garanzia dei diritti dei cittadini ed è stata questa considerazione, e non la difesa di interessi corporativi, a motivare la previsione della riserva dell'attività di consulenza anche nella fase stragiudiziale. La preoccupazione del legislatore deve essere, quindi, quella di valorizzare la tradizione giuridica nazionale, restituendo dignità alla professione forense e impedendo che il praticantato si riduca ad un'area di parcheggio della disoccupazione intellettuale. A tal fine il nuovo ordinamento prevede per gli avvocati oneri precisi in termini di formazione e di specializzazione e una disciplina delle incompatibilità, che è stata attenuata rispetto all'impianto originario, ma che valorizza la pratica professionale. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).