premesso che:
proseguono ormai da anni, tragicamente indisturbate, le persecuzioni dei cristiani nel continente asiatico e in particolare in Cina, in Iraq e recentemente anche in Pakistan, dove in questi giorni numerose sono le voci che si sono levate per salvare la vita di Asia Bibi, la prima donna cristiana condannata a morte per blasfemia;
Asia Bibi, 37 anni, madre di due bambini, operaia agricola, appartiene a una delle tre famiglie cristiane tra le 1.500 del suo villaggio del Punjiab;
la sua vicenda risale al 19 giugno 2009, giorno in cui - secondo quanto riporta il sito The Voice of Martyrs - nell'azienda agricola dove Bibi lavorava, si è accesa una forte discussione religiosa in seguito alla quale è intervenuta la polizia e Bibi è finita in carcere accusata di blasfemia, cioè per non essersi convertita dal cristianesimo all'islam;
atteso che:
negli ultimi tempi si è continuato a registrare in territorio pakistano un preoccupante intensificarsi della discriminazione e della persecuzione sui cristiani nel Paese, specialmente sulle donne e sulle ragazze cristiane;
rapimenti, stupri, matrimoni imposti, conversioni forzate all'islam, accuse di blasfemia sono all'ordine del giorno e la prolungata sofferenza che ne deriva sta seminando un senso di ingiustizia e di abbandono specialmente tra i ceti più poveri e più deboli della popolazione;
considerato che:
la blasfemia è un delitto che condanna alla pena di morte il cittadino che professa in pubblico una religione diversa da quella musulmana;
in Pakistan, la legge sulla blasfemia è soprattutto un pretesto per fomentare faide familiari dal momento che la maggior parte delle accuse di questo tipo risultano costruite ad arte;
essa viene utilizzata contro le minoranze religiose e le sette eretiche musulmane;
preso atto che:
in tutto il continente asiatico, in Europa, nel mondo, moltissimi esponenti di spicco del mondo musulmano, attivisti per i diritti umani, movimenti religiosi cattolici e protestanti e organizzazioni umanitarie si sono mobilitati per lanciare appelli, pressioni, raccolte di firme e offerte di assistenza giuridica diretti a salvare la vita di Asia Bibi;
anche il Papa, al termine dell'udienza generale di mercoledì 17 novembre 2010, ha espresso "vicinanza spirituale" ad Asia Bibi e ai suoi familiari ed ha chiesto la liberazione della donna affermando che la comunità internazionale segue con grande preoccupazione la difficile situazione dei cristiani in Pakistan, spesso vittime di violenza o discriminazione,
impegna il Governo:
a promuovere ogni iniziativa utile affinché il Governo pakistano proceda alla cancellazione della condanna di Asia Bibi e all'abrogazione della controversa legge sulla blasfemia che incoraggia l'estremismo islamico e costringe le minoranze a vivere sotto una costante minaccia;
ad assumere, presso le ambasciate, nei luoghi più opportuni e di concerto con gli altri Paesi appartenenti all'Unione europea, tutte le iniziative necessarie per chiedere alle autorità pakistane la liberazione di Asia Bibi;
a richiedere in ambito internazionale, sempre di concerto con i partner UE, la rimozione delle limitazioni di libertà religiosa per le minoranze religiose;
a promuovere con i partner dell'UE un'iniziativa per rafforzare il dialogo già esistente tra Unione europea e Stati islamici, al fine di riprendere un confronto sul rispetto dei diritti umani fondamentali in quei Paesi, a partire dalla libertà stampa e di espressione, alla libertà religiosa, alla libertà di associazione politica.
(1-00350)