*BOSONE (PD). Signor Presidente, colleghi, la depressione viene normalmente denominata «male oscuro» e la ragione non è legata al gotico o a fenomeni di costume o di immagine dark o di altro genere, ma al fatto che in realtà si tratta di una patologia che innanzitutto porta ad oscurare la propria personalità, a ripiegarsi su se stessi e, nelle forme più gravi, può arrivare perfino al suicidio. Inoltre, è anche oscura nella sua manifestazione, con riferimento al rapporto che si ha con se stessi e con gli altri.
Nelle sue forme più lievi la patologia depressiva è una forma contigua con la nostra quotidianità. Come è stato detto in precedenza, è molto diffusa e anche molto difficile da diagnosticare. Talvolta è così oscura anche a se stessi che la persona non vuole ammettere di essere depressa o, se lo ammette, si vergogna di esserlo; vergognandosi di esserlo, talvolta tra l'altro accede - come sa il collega D'Ambrosio Lettieri - via Internet agli psicofarmaci, ai farmaci ansiolitici e antidepressivi, senza alcun controllo medico, perché ha pudore ad andare dal medico e in farmacia a chiedere il farmaco antidepressivo. Chi è depresso è considerato in qualche modo un asociale. È chiaro quindi che c'è una forte necessità di cambiamento culturale di approccio a questa patologia.
È stato detto che la depressione è una malattia come le altre. Io sono un neurologo e posso dire che non è una malattia come le altre; posso dire che oggi la depressione, in questo suo modo oscuro di presentarsi, è quasi una patologia sociale, una patologia che sta dentro la nostra società. Non vi è solo la patologia psicotica depressiva, quella che conduce al suicidio, ma c'è la difficoltà di adattamento ai ritmi di questa società, il malessere quotidiano, quello che ha portato soprattutto tanti americani a ricercare la felicità nelle pillole, le cosiddette blue pills. Se vi ricordate, qualche anno fa c'è stato questo fenomeno che ha scatenato anche l'e-commerce via Internet, che il Senato sta cercando fortemente di porre sotto la lente d'ingrandimento e di controllare anche per questo motivo.
Ebbene, si ricercava la felicità nella pillola, perché noi viviamo quotidianamente in una società davvero difficile per tutti e c'è qualcuno che non regge, perché è più solo, e si tratta non solo di anziani ma anche di giovani. È stato detto giustamente che è una patologia in forte aumento, che implica una serie di disturbi alimentari, comportamentali, in associazione spesso non solo con psicofarmaci ma con droghe e alcool. L'idea che la ricerca della felicità sia tutta chimica francamente è sbagliata; la chimica a nessun livello dà la felicità, né sotto forma di pastiglie per la depressione, né sotto forma di alcool o di altre droghe o sostanze psicotrope. La felicità va ricercata quindi in un modello nuovo di società. Sono convinto che, se si ricercasse un modello più sereno di convivenza, gran parte della patologia depressiva che oggi conosciamo scomparirebbe e con essa anche il consumo smodato e inadeguato di farmaci ansiolitici ed antidepressivi.
La mozione in esame pone delle questioni importanti, in primo luogo il problema culturale. La depressione deve uscire dai percorsi della psichiatria, deve porsi dentro percorsi diversi. Ci vogliono centri per la depressione a cui il paziente possa rivolgersi senza vergogna, quando sente solo quel senso di tristezza, di disadattamento, di incapacità ad affrontare la realtà, la quotidianità. Ne ha bisogno magari perché non ce la fa in famiglia o perché la famiglia si è divisa o perché ha bisogno di punti di riferimento; oggi c'è necessità di punti di riferimento, di sostegno che - ripeto - non si possono trovare in paradisi artificiali.
Allora servono centri diagnostici più ampi, che non siano dentro la psichiatria, che vanno costituiti; va costituita una rete per la diagnosi e la cura della depressione ed è importante che ci siano anche gli psicologi. Come ho detto, la terapia farmacologica è assolutamente insufficiente, occorre anche un supporto e serve veramente un cambio di marcia più generale nella nostra società. Questi centri per la cura della depressione oggi non ci sono; sfido chiunque abbia avuto un amico o un paziente con problemi di ansia a sostenere il contrario. Chi di noi non ha avuto la tentazione qualche volta di prendere un farmaco ansiolitico, o magari ha avuto momenti di difficoltà e prende un farmaco antidepressivo? Non sapeva a chi rivolgersi, non c'è un centro adeguato se non il centro d'igiene mentale. Non vanno bene i centri d'igiene mentale per curare la depressione così come si sta manifestando oggi, come fenomeno sociale; non vanno bene, occorre altro.
La sfida di questa mozione è impegnare il Governo a fare altro, a cercare modalità più soft, più relazionali con la gente, in modo che chi ne avverte il bisogno possa avere un riferimento senza necessariamente sentirsi malato o senza dover ricorrere d'altro canto autonomamente ad autoterapie che possono essere assolutamente lesive di sé e tutto sommato anche del contesto in cui si vive. Quindi, ben venga la mozione n. 239. Spero che il Governo voglia davvero impegnarsi, insieme con il Parlamento e a quanti si stanno occupando di questa patologia da anni nella società. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Saccomanno, Carlino e D'Ambrosio Lettieri).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Saccomanno. Ne ha facoltà.