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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 462 del 18/11/2010


CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, questo rinvio per essere utile necessita di un minimo dibattito su alcune questioni.

Vorrei richiamare qual è il disegno di legge anticorruzione, nel quale sono state già inserite dal Governo norme che riguardano l'articolo 58 del testo unico degli enti locali e, altresì, tutta una serie di reati che determinano l'incandidabilità.

La modifica che viene proposta introduce addirittura la non candidabilità anche nell'ipotesi in cui intervenga una riabilitazione per reati gravi. Ho chiesto di intervenire perché in questa materia, richiamando quanto il Governo ha fatto e quanto sosterrò nella mia veste di rappresentante del Governo rispetto al disegno di legge anticorruzione, credo che ciascuno di noi, per la propria coscienza ed esperienza, si debba porre interrogativi di natura costituzionale, di riferimento preciso alle garanzie dei diritti e principi affermati nella nostra Costituzione.

Lo stesso disegno di legge disciplina le cause di non eleggibilità alla carica di deputato e di senatore (invece qui è previsto che la riabilitazione la consente). Con riferimento alle due mozioni presentate, la mozione presentata dal senatore Li Gotti attiene esclusivamente alle elezioni degli enti locali e dunque all'articolo 58 del testo unico, ed è corretto, quindi, tener conto dell'incandidabilità, mentre nella versione iniziale della mozione presentata dalla senatrice Della Monica, di cui poi è stato presentato un testo 2, si trasforma la causa di incandidabilità per gli enti locali in causa di ineleggibilità.

È bene mantenere la causa di incandidabilità, perché su di essa intervengono già le commissioni elettorali. La causa di ineleggibilità invece può essere verificata solo ad elezioni avvenute.

Presidenza del vice presidente CHITI (ore 11,28)

(Segue CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia). Mi appello a tutti voi, che avete un'esperienza di aule giudiziarie e di valutazione dei provvedimenti dei giudici, affinché leggiate attentamente i decreti di rinvio a giudizio, prima di votare. Non una volta è scritto che, essendo ancora dubbia la situazione come appare allo stato degli atti, la posizione dell'imputato potrà essere meglio sviluppata e chiarita in sede di giudizio.

Domanda: siamo proprio convinti che, di fronte a queste motivazioni, che tutti conoscono per l'esperienza maturata da ciascuno di noi, basta questo per rendere ineleggibile o incandidabile la persona?

Sono perfettamente d'accordo sull'ipotesi di arrivare anche ad una riformulazione nella Costituzione dell'ipotesi che dopo due condanne, in primo grado e in appello, non vi sia possibilità di essere eletti, ma siamo proprio convinti che il decreto di rinvio a giudizio non incida su una posizione di diritto soggettivo? Sottolineo che si sta parlando di una condizione di elettorato passivo rispetto alla quale bisogna anche tener conto di un principio fondamentale. Non può essere che in eterno, senatrice Della Monica (e qui non parlo come rappresentante del Governo, ma come persona che modestamente nella sua vita si è occupata di diritto e che crede in alcuni valori), non vi sia redenzione, mai riabilitazione. Altrimenti, che senso hanno la nostra vita, il nostro modo di operare, l'articolo 27 della Costituzione, l'ordinamento penitenziario e tutto il resto? Se diciamo che vi è un'ipotesi di esclusione permanente, rispondo che, essendo un cattolico, credo ancora nella capacità di ciascuno di risollevarsi, di abbandonare un sistema di vita, di ricostituire un sistema di vita legale e lecito. Come possiamo dire «in eterno»?

Credo che, tenendo conto di quanto il Governo ha fatto, si possa poi discutere se migliorarlo o integrarlo. Per esempio, della mozione presentata dalla senatrice Della Monica apprezzo la parte finale, il punto 5), ossia la possibilità di contrattazione, che è ben diverso. Una cosa sono i problemi di incandidabilità e ineleggibilità, altro è quello che attiene alla possibilità di scegliere tra coloro che devono avere incarichi o contratti.

Ho chiesto di intervenire perché questo spazio deliberante, prima di votare la mozione, possa consentire una riflessione seria su questi aspetti: tenendo conto di quello che è stato fatto nel disegno di legge del Governo sulla corruzione, si può modificare, ampliare, chiarire, ma non buttiamo alle ortiche principi e valori in cui almeno io ancora credo, e mi auguro creda l'intero Parlamento.

Se dovessimo premettere a questa indicazione una frase del tipo «fatti salvi i principi della Costituzione» o «la compatibilità costituzionale», vi rendete conto che, alla fine, approveremmo un qualcosa che non ha senso. Allora facciamo una riflessione tutti insieme. Io credo in alcuni valori e principi che sono comuni a quelli del senatore Li Gotti e della senatrice Della Monica (ci conosciamo da anni), che però nel testo come viene proposto, nelle disposizioni, sono un po' traditi nei due aspetti fondamentali che mi trovano un po' preoccupato: il decreto di rinvio a giudizio e la perpetuità delle cause di incandidabilità od ineleggibilità. Mi sembra un qualcosa di talmente forte da negare i valori alla base di uno Stato democratico. (Applausi dal Gruppo PdL).