DIVINA - Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, dello sviluppo economico e della giustizia - Premesso che:
risulta all'interrogante che in provincia di Trento per l'esercizio della professione di "boscaiolo", previo superamento di esame teorico-pratico, veniva rilasciato un attestato comprovante il possesso di adeguate capacità professionali;
tale attestato, definito anche patentino, era essenziale per l'esercizio della professione di boscaiolo;
tanti titolari hanno operato con tale attestato abilitativo, altri, dopo averlo ottenuto, hanno invece operato in altri ambiti;
questi secondi, di recente, si sono visti negare da parte della Provincia autonoma di Trento la possibilità di esercitare la professione a cui erano abilitati, con motivazioni a giudizio dell'interrogante del tutto sconcertanti;
secondo la Provincia autonoma di Trento, infatti, a partire dall'anno 1997 tale attestato sarebbe stato sostituito dal "patentino", o "certificazione di idoneità", e, negando la validità degli "attestati" da essa stessa emessi, sosteneva che la conversione fra i due titoli sarebbe stata concessa a richiesta, ma solo entro il 31 dicembre 1997, e che tutti i possessori erano stati avvisati della possibilità di convertire i due documenti;
a parte il fatto che ad un gran numero di titolari di attestato mai è giunta tale "comunicazione" per la conversione, e nemmeno risulta questa "comunicazione" comprovata da spedizioni documentate dagli uffici dei servizi forestali della Provincia, rimane l'incongruenza che il vecchio patentino consente tuttavia di svolgere la funzione di boscaiolo ma soltanto in boschi privati, non permettendolo invece in boschi pubblici;
anche il regime dei contributi vede penalizzati i titolari dell'attestato, essendo per la Provincia ammissibili ai contributi di settore solo le aziende artigiane i cui titolari siano muniti del nuovo "patentino";
ad avviso dell'interrogante:
non è concepibile e lecito che un'abilitazione pubblica a seguito di un corso di formazione ed esame teorico-pratico venga considerata nulla solo perché nel tempo si sono modificate le procedure per le rispettive abilitazioni (sarebbe come se tutti i possessori di patente di guida dovessero rifare l'esame perché nel tempo si sono modificati i criteri per l'ottenimento della patente);
dovrebbe considerarsi automatico il riconoscimento del nuovo patentino ai titolari del precedente attestato ancorché gli stessi non ne abbiano chiesto la conversione entro il 31 dicembre 1997, dato che agli stessi non è mai giunta la comunicazione ufficiale per tale possibilità da parte della Provincia autonoma di Trento;
non si comprende come possa essere interpretata la norma che consente ai titolari dell'attestato di svolgere la professione di boscaiolo su fondi privati ma non su fondi pubblici, come se i secondi fossero siti alieni e non boschi da coltivare esattamente come quelli privati;
atteso che le azioni del Governo e di tutti gli enti locali dovrebbero essere tese ad una maggiore occupazione ed a favorire l'imprenditoria giovanile, sono inconcepibili comportamenti discriminatori e limitatori delle possibilità lavorative come quello posto in essere dalla Provincia autonoma di Trento,
si chiede di sapere quali siano le valutazioni del Governo sulla delicata questione richiamata in premessa e quali iniziative, per gli aspetti di competenza, intenda assumere.
(4-04121)
THALER AUSSERHOFER - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che il 3 giugno 2010 durante l'esame presso l'Aula della Camera dei deputati delle proposte di legge recanti disposizioni in favore delle famiglie delle vittime del disastro ferroviario di Viareggio è stato accolto dal Governo l'ordine del giorno 9/3007 - A/2 che prevede l'impegno a stanziare 3 milioni di euro per speciali elargizioni a favore dei familiari delle vittime dell'incidente ferroviario della val Venosta;
considerato che:
a tutt'oggi, nonostante i solleciti, non è stata ancora intrapresa alcuna iniziativa dal Governo;
il disastro ha fatto le sue vittime soprattutto tra lavoratori pendolari le cui famiglie si trovano in gravi difficoltà economiche,
si chiede di sapere quali siano i motivi del ritardo e i tempi ancora necessari per onorare l'impegno preso.
(4-04122)
DI NARDO, BELISARIO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
il Ministero dello sviluppo economico e l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) hanno condiviso il calendario per il passaggio al digitale che dovrebbe completarsi, regione per regione, entro il 2012;
nel mese di dicembre 2009 la Campania ha effettuato il passaggio al digitale terrestre e sin da subito si sono registrate numerose segnalazioni di cattiva ricezione del segnale digitale terrestre delle reti Rai, nonché dei canali Mediaset;
è evidente che il cambiamento della diffusione del segnale televisivo dalla tecnologia analogica a quella digitale può provocare interferenze, intrinseche al mutamento della tecnologia stessa, che, durante la fase di passaggio (switch off), si sarebbe dovuto cercare comunque di ridurre al minimo;
le situazioni di disagio dovrebbero essere continuamente monitorate dagli uffici periferici competenti per territorio del Dipartimento per le comunicazioni, al fine di segnalare ai gestori televisivi interessati le soluzioni tecniche da adottare;
a tutt'oggi, continuano ad essere numerose e diffuse in tutto il territorio regionale le proteste dei tanti cittadini che lamentano disservizi e una cattiva ricezione dei segnali televisivi. In particolare, a Piano di Sorrento (Napoli), così come nei comuni limitrofi, a causa della particolare posizione geografica e morfologica del territorio, non si è ancora giunti ad una ricezione ottimale dei segnali provenienti dai ripetitori;
a riguardo, è opportuno segnalare che nel mese di dicembre 2009, a seguito di problematiche tecniche riscontrate nella ricezione dei segnali digitali terrestri, su richiesta dell'assessorato di Piano di Sorrento, la società Service Impianti, con sede legale in Roma, è stata incaricata di fornire una consulenza tecnica in merito alle criticità rilevate. Nella relazione redatta dalla predetta società affiora quanto la collocazione geografica del territorio incida sulla ricezione del segnale, considerato che il ripetitore principale di monte Faito, che trasmette il pacchetto completo dei canali, viene oscurato dalla presenza di una catena montuosa e non permette la direttività dei puntamenti delle antenne tv digitali: ciò comporta una ricezione di segnali riflessi che mutano durante la giornata. Il ripetitore in VHF di Sorrento che trasmette il multiplexer -MUX- 1 RAI (Rai 1,2,3 e Radio 1,2,3 e FD Auditorium) non permette la direttività ottimale, in quanto oscurato dalle colline adiacenti, creando altrettanti problemi per la visione. Il ripetitore di Napoli non trasmette il pacchetto completo dei canali e i segnali sono stati valutati molto instabili. A ciò occorre aggiungere che le emittenti nazionali trasmettono con potenza più debole rispetto alle emittenti locali, con conseguenti disturbi sulla visione dei programmi;
la relazione redatta dalla società Service Impianti, presi in considerazione i dati tecnici sopra citati, si chiude affermando che la visione dei programmi televisivi digitali terrestri a Piano di Sorrento non è stabile, e rilevando altresì che il pacchetto MUX 4 RAI, che permette la visione di Rai Gulp+1, Rai Storia, Rai Scuola, Rai Test HD, non è presente e ancora che il canale La7, nonché alcuni pacchetti Mediaset, mostrano elevata instabilità del segnale, non garantendo ai cittadini utenti una visione costante,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto riportato e se intenda verificare al più presto quali siano le reali condizioni qualitative del segnale televisivo in tecnica digitale in Campania ed in particolare a Piano di Sorrento;
qualora siano confermati i rilievi sommariamente riportati, quali iniziative si intendano assumere al fine di assicurare il più rapido ripristino delle opportune condizioni qualitative del segnale televisivo in tecnica digitale a Piano di Sorrento, affinché il servizio pubblico venga garantito su tutto il territorio nazionale, tanto più nel caso in cui esso offra nuovi canali, come Rai Storia e Rai Scuola, che nascono proprio con l'ambizione di ampliare l'offerta culturale e la platea di fruitori della televisione pubblica italiana;
se non intenda continuare ad effettuare puntuali monitoraggi su tutto il territorio nazionale, compresa la Campania, affinché gli utenti possano compiutamente usufruire del servizio pubblico radiotelevisivo.
(4-04123)
NEROZZI, ANDRIA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:
la società Ina Assitalia, capofila del gruppo Generali, da quanto emerso dalle denunce pubbliche promosse dalle organizzazioni sindacali, adotterebbe negli ultimi mesi una politica commerciale volta alla fuoriuscita dal settore delle polizze di responsabilità civile degli autoveicoli (RC auto), in particolare per il territorio della Campania, determinando una grave lesione ai livelli occupazionali in un territorio già provato da insostenibili livelli di disoccupazione;
tali decisioni hanno già prodotto le richieste di licenziamento di 14 dipendenti sui complessivi 19 in organico per l'agenzia generale Ina Assitalia di Cava dei Tirreni (Salerno);
tale situazione può determinare una grave crisi occupazionale in particolare per il territorio della provincia di Salerno, e può produrre pesanti ricadute per la tenuta dei livelli occupazionali per il complesso delle agenzie campane e più in generale delle regioni meridionali;
considerato che la possibile fuoriuscita dal comparto RC auto da parte di Ina Assitalia determinerebbe, oltre alla mancata tenuta dei livelli occupazionali, la mancata copertura di un servizio indispensabile per i cittadini,
si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo, per quanto di competenza, non intendano procedere urgentemente all'attivazione di un tavolo di confronto teso a salvaguardare i livelli occupazionali, a verificare le reali intenzioni commerciali di Ina Assitalia circa il settore RC auto in particolare per il territorio della Campania e se tali politiche societarie non possano determinare un rischio in merito alla sostenibilità tariffaria dei servizi.
(4-04124)
LANNUTTI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
gli intermediari finanziari si avvalgono di una serie di banche dati (Crif, CRT, eccetera) che danneggiano gravemente i cittadini, impedendo loro l'accesso al credito a causa di segnalazioni, spesso fasulle, in queste banche dati, per motivi che sono gli stessi intermediari finanziari a valutare e segnalare, senza la necessità di una sentenza di un giudice che attesti di chi sia la ragione, del cliente o dell'intermediario finanziario;
in pratica, il sistema creditizio giudica, senza la necessità della magistratura, se l'interruzione di un pagamento od il ritardo dello stesso sono dovuti a motivi che danno ragione al cittadino o all'intermediario;
il cittadino, per non finire segnalato in queste banche dati che gli impedirebbero l'accesso al credito, spesso è costretto a pagare, benché sia giusto non pagare;
questo sistema estorsivo, che impedisce al cittadino di esercitare i propri giusti diritti e di accedere al credito se segnalato in una di queste banche dati, di proprietà degli stessi intermediari finanziari, non tiene conto neanche della legge sulla privacy;
considerato che:
la Centrale dei rischi costituita presso la Banca d'Italia è un sistema di raccolta nel quale sono archiviate le informazioni sulla solvibilità dei clienti delle banche. Nel predetto archivio sono inseriti i dati di tutti coloro che risultano esposti con la banca per affidamenti oltre una certa soglia e di coloro che risultano incapaci di far fronte ai debiti verso il sistema bancario per qualsiasi tipo di finanziamenti, cioè di coloro che vengono dichiarati insolventi. Queste informazioni vengono rese disponibili per le banche al fine della valutazione dell'affidabilità di chi richiede un prestito di qualsiasi genere, in tal modo il sistema bancario tende ad escludere dall'accesso al credito coloro che vengono ritenuti "cattivi pagatori";
situazione diversa è quella di coloro che vengono segnalati per esposizione superiore alla soglia di riferimento, anche se l'andamento del rapporto creditizio è regolare. In questi casi la concessione di nuovi crediti sarà approvata previa valutazione della solvibilità del richiedente;
per inadempimenti inferiori esiste una rete di altre banche dati minori, anche private, che provvedono a raccogliere informazioni sia delle banche, sia delle finanziarie per inadempimenti di lieve entità che effettuano segnalazioni anche per rate di poche centinaia di euro non pagate o pagate in ritardo relative a prestiti rateali. Gli effetti di queste segnalazioni sono identici a quelli ottenuti dalle segnalazioni presso la Centrale dei rischi della Banca d'Italia e spesso anche peggiori perché per fatti di lievissima entità l'utente si è visto poi negare finanziamenti ben più importanti, pur essendo pienamente solvibile;
a giudizio dell'interrogante, l'iscrizione nei sistemi di informazioni creditizie, nelle centrali dei rischi e nelle altre banche dati, immotivata o conseguente ad erronee valutazioni o a segnalazioni di lievissima entità, in seguito alla quale colui che si rivolge ad una banca per avere un prestito si vede negare il credito, rappresenta l'anticamera dell'usura;
inoltre, accade spesso che il cliente della banca dopo aver sanato i debiti con il soggetto finanziario;
si veda continuare a negare l'accesso al credito in seguito alla persistenza della segnalazione nelle diverse banche dati. In base al codice in materia di protezione dei dati personali di cui al decreto legislativo 30 giugno 2009, n. 196, e perfettamente legittima la richiesta di coloro che, una volta sanata la morosità, pretendano la correzione dei dati della loro segnalazione non più attuale; tuttavia, nella maggior parte dei casi, si verifica una resistenza da parte della banca dati alla correzione dei dati medesimi;
considerato inoltre che in sede di discussione, presso il Senato, del disegno di legge n. 307 (che ha assorbito il n. 1056), recante disposizioni in materia di usura e di composizione delle crisi da sovraindebitamento, il Governo ha accolto un ordine del giorno presentato il 1° aprile 2009 con il quale si e impegnato ad adottare ogni utile iniziativa volta a: «garantire una piena tutela dei diritti dei cittadini, con particolare riferimento al cosiddetto "diritto all'oblio" degli interessati, assicurando l'applicazione uniforme delle determinazioni assunte dalle citate banche dati (soprattutto in relazione agli inadempimenti minori) con il "codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti"» di cui alla deliberazione del Garante per la protezione dei dati personali del 16 novembre 2004 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 300 del 23 dicembre 2004) «che attualmente prevede la conservazione di questi tipi di dati per non pia di dodici mesi»; «fare in modo che i nominativi dei cosiddetti "cattivi pagatori" (ovvero di coloro che ritardano i pagamenti anche di pochi giorni o per modeste entità) vengano conservati nelle banche dati, con particolare riferimento a quelle private, per non più di tre anni dalla data di scadenza del contratto, al fine di non rendere difficoltosa la concessione di ulteriori prestiti persino nel caso in cui il cliente avesse provveduto a regolarizzare la sua posizione»; fare in modo che «le segnalazioni delle morosità nei sistemi di informazioni creditizie, nelle centrali dei rischi e nelle altre banche dati, con particolare riferimento a quelle private, vengano effettuate solo in caso di mancati pagamenti di somme rilevanti, al fine di tutelare tutti coloro che vedendosi rifiutare il credito, da parte degli istituti finanziari, finiscono vittime dell'usura»,
si chiede di sapere:
quali iniziative il Governo intenda intraprendere al fine di tutelare i cittadini da un uso improprio da parte degli intermediari finanziari di banche dati in violazione dei più elementari principi della legge n. 675 del 1996 sulla privacy;
quali iniziative intenda adottare al fine di provvedere ad una migliore regolamentazione dell'utilizzo dei dati personali da parte di Crif SpA e delle altre centrali di rischio private, dalle cui banche dati attingono informazioni la maggior parte degli istituti creditizi e società finanziarie;
quali iniziative abbia assunto per garantire una piena tutela dei diritti dei cittadini, con particolare riferimento al cosiddetto «diritto all'oblio» nel senso indicato anche nel richiamato ordine del giorno;
quali iniziative, alla luce degli impegni presi, abbia assunto per fare in modo che i nominativi dei cosiddetti «cattivi pagatori» (ovvero di coloro che ritardano i pagamenti anche di pochi giorni o per modeste entità) vengano conservati nelle banche dati, con particolare riferimento a quelle private, per non pia di tre anni dalla data di scadenza del contratto;
quali iniziative, alla luce degli impegni presi, abbia assunto per fare in modo che le segnalazioni delle morosità vengano effettuate solo in caso di mancati pagamenti di somme rilevanti.
(4-04125)
BARBOLINI, SOLIANI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
all'alba di lunedì 6 novembre 2010, le forze militari presenti nel Sahara occidentale, territorio attualmente posto sotto l'occupazione marocchina, hanno preso d'assalto, con una violenza inaudita, un gruppo di 20.0000 saharawi che si era riunito pacificamente presso il campo di Gdeim Izik, ad una decina di chilometri dalla capitale El Aiun, per rivendicare i propri diritti e manifestare contro le discriminazioni perpetrate dal Governo marocchino nei loro confronti;
il suddetto campo è stato completamente distrutto dalle forze militari. Contemporaneamente l'esercito prendeva d'assalto anche i quartieri sahrawi di El Aiun compiendo violenze e arresti e provocando persino la morte di un giovane del posto; l'attacco da parte dell'esercito si è esteso anche ad altri centri abitati dove si sono registrati altrettanti episodi di violenza nei confronti della popolazione saharawi;
il bilancio è di decine di vittime, oltre 700 feriti, 150 scomparsi nonché l'arresto di numerosi saharawi;
il territorio è stato chiuso ai giornalisti, agli osservatori internazionali e ai parlamentari di diversi Paesi;
si ricorda che il Sahara occidentale, ex colonia spagnola, è stato invaso ed occupato dal Marocco nel 1975 con la cosiddetta "marcia verde" costringendo alla fuga gran parte della popolazione ivi residente che da allora vive in Algeria presso campi di rifugiati; un'altra parte della popolazione invece è stata costretta a rimanere nel Sahara Occidentale dove, a tutt'oggi, soggiace all'occupazione del Regno del Marocco;
considerato che:
a parere degli interroganti i gravi fatti di violenza verificatisi nei giorni scorsi nei confronti della popolazione saharawi rappresentano una palese violazione del diritto di tale popolazione alla libertà di manifestare e, più in generale, una violazione della relazione di Richard Howitt su «Diritti umani nel mondo 2005 e politica dell'UE in materia» nell'ambito della quale è stato inserito un emendamento, il XII, nel quale si «sollecita la tutela delle popolazioni saharawi e il rispetto dei suoi diritti fondamentali» e si «reitera la richiesta di una soluzione equa e duratura del conflitto del Sahara occidentale basata sul diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi»;
attualmente il territorio del Sahara occidentale è inserito nella lista dei Paesi sottoposti al processo di decolonizzazione e avviati verso l'autodeterminazione, diritto previsto dalla Carta delle Nazioni Unite;
sono numerose le risoluzioni dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza in forza delle quali si riconosce il processo di autodeterminazione del popolo saharawi; tra queste, le più recenti e significative sono le risoluzioni del Consiglio di sicurezza n. 1754 e n. 1783 del 2007;
la presenza della forza di interposizione militare MINURSO testimonia che le dinamiche sul territorio non consentono ancora una piena affermazione del diritto all'autodeterminazione del popolo sarahawi, a tal proposito le ultime due informative del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla situazione relativa al Sahara occidentale, la prima del 14 aprile 2008 e l'ultima del 13 aprile 2009, ribadiscono le difficoltà esistenti affinché siano pienamente attuate le risoluzioni ONU, e al contempo registrano comunque l'ottimo lavoro di sostegno alle popolazioni profughe svolto delle diverse autorità ONU presenti sul campo (ACNUR e PAM);
recentemente, l'inviato speciale del Segretario generale dell'ONU per il Sahara occidentale Christopher Ross ha annunciato la ripresa dei negoziati tra il Fronte Polisario e il Marocco previsti per il 3 e 4 novembre prossimi a New York, alla ricerca di una soluzione politica giusta e durevole, permettendo al popolo saharawi di scegliere tra tre opzioni: incorporazione dentro il Marocco, indipendenza oppure autonomia sotto sovranità marocchina,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei gravi fatti riportati in premessa e quali siano le sue valutazioni in merito;
quali utili iniziative di competenza ritenga di dover adottare nei confronti dell'autorità marocchina e della comunità internazionale al fine di assicurare il rispetto dei diritti umani inviolabili della popolazione saharawi che sta manifestando pacificamente;
in che modo intenda operare affinché l'autorità marocchina riveda il proprio atteggiamento nei confronti della popolazione saharawi accampata nel pressi della città di El AAiun e delle principali città del Sahara occidentale;
quale sia la posizione del Governo italiano rispetto all'annunciato negoziato di New York e, quali sforzi il nostro Governo intenda intraprendere per assicurare il rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza per quanto riguarda il processo di autodeterminazione con la celebrazione del previsto referendum;
se non ritenga di doversi operare sul piano diplomatico per favorire il riconoscimento effettivo della libertà di accesso e di circolazione nei territori del Sahara occidentale di osservatori internazionali indipendenti, della stampa e delle organizzazioni umanitarie,
se il Governo ritenga di farsi promotore verso il Regno del Marocco esigendo il rispetto dei diritti umani nei confronti dei cittadini saharawi dei territori occupati e di attivarsi per accelerare la soluzione della causa saharawi secondo quanto previsto dal piano di pace delle Nazioni Unite del 1991 e mai attuato e di intervenire al fine di garantire la costante informazione e il monitoraggio sul rispetto dei diritti umani, nonché il sostegno e il rispetto delle risoluzioni ONU per il Sahara occidentale.
(4-04126)
ANTEZZA, CASSON, SCANU - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali, dell'economia e delle finanze e della salute - Premesso che:
il disegno di legge - Atto Senato 2141 - "Disposizioni per la tutela e il riconoscimento di benefici previdenziali in favore dei lavoratori esposti all'amianto", presentato in data 28 aprile 2010, ha alcuni obiettivi principali e fondamentali: la tutela dei lavoratori ed ex lavoratori, nonché dei cittadini a qualsiasi titolo esposti all'amianto, il censimento e la bonifica dei siti e dei beni inquinati da amianto, del quale gli interroganti auspicano un'approvazione in tempi rapidi;
l'articolo 1, comma 241, della legge n. 244 del 2007 ha istituito un Fondo per le vittime dell'amianto, in favore di tutte le vittime che hanno contratto patologie asbesto-correlate per esposizione all'amianto e, in caso di morte anticipata, in favore degli eredi;
premesso, inoltre, che:
il comma 246 del medesimo stabilisce che "L'organizzazione e il finanziamento del Fondo di cui al comma 241, nonché le procedure e le modalità di erogazione delle prestazioni, sono disciplinati con regolamento adottato con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge";
a tutt'oggi tale regolamento non risulta ancora emanato nonostante lo Stato abbia nei confronti di tali vittime un incommensurabile debito, morale, sociale ed economico;
se l'eliminazione mediante bonifica dell'amianto è il presupposto per tutelare in futuro la salute dei cittadini, la definizione di un programma di tutela sanitaria esteso a tutti i lavoratori (diretti o indiretti) ex esposti nonché ai loro familiari è indispensabile e non più dilazionabile anche in considerazione del numero sempre crescente di decessi da amianto, soprattutto in alcune realtà del Paese,
si chiede di sapere:
se il Governo stia procedendo ad emanare il decreto attuativo del Fondo per le vittime dell'amianto di cui all'articolo 1, comma 246, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, non solo nel rispetto della legge, ma anche in considerazione della platea a cui tale Fondo si riferisce;
se non ritenga necessario, al fine di una reale ed efficace tutela della salute dei cittadini, estendere la sorveglianza sanitaria, in forma gratuita, anche ai lavoratori che hanno cambiato lavoro o sono stati collocati in pensione già esposti all'amianto o ad altre sostanze tossiche e cancerogene, mutagene, teratogene, immunodepressive, quali ad esempio quelli impiegati nel sito industriale dello stabilimento ex EniChem di Pisticci Scalo (Matera), di Acerra e Casoria (Napoli) dell'ex Montefibre e dello stabilimento dell'ex EniChem-Montefibre di Ottana (Nuoro);
se, allo scopo il Ministro della salute non intenda emanare apposite linee guida da indirizzare alle Regioni, contenenti le modalità da utilizzare per definire gli ex esposti da iscrivere in apposito registro, nonché per stabilire le forme di attuazione (convocazione, visita generale con anamnesi, counseling e periodicità di tali visite e, eventualmente, rinvio ad esami specialistici);
se il Governo non ritenga necessario disporre con la massima sollecitudine una rilevazione dell'insieme dello stato di salute della corte dei lavoratori dell'ex Enichem di Pisticci, della Liquichimica e della Materit di Ferrandina (Matera) oltre che degli altri siti industriali della val Basento e delle altrettante realtà produttive del Comparto Fibre di Ottana, individuando in tale ambito lavorativo il numero e le cause dei decessi nonché il tipo di patologie insorte in vita, attingendo, a tal fine, anche a informazioni presso i rispettivi medici curanti, le banche dati regionali relative a ricoveri ospedalieri, intra ed extraregionali, al fine di conoscere le reali conseguenze determinate dall'esposizione all'amianto ed alle altre sostanze tossico-nocive utilizzate ed adottare le opportune iniziative;
infine, se non ritenga necessario inserire i siti industriali di Acerra e Casoria della Montefibre, dell'ex Enichem di Pisticci Scalo e dell'EniChem-Montefibre di Ottana, negli atti di indirizzo ministeriali, disponendo a tal fine la riapertura dei termini per gli aventi diritto, senza alcuna discriminazione, ed il riconoscimento dell'esposizione, estesa, fino a quando è iniziata la bonifica, come disposta dalla sentenza del TAR n. 5750 del 2009 del 18 giugno 2009.
(4-04127)