Integrazione alla dichiarazione di voto della senatrice Bianchi sulla mozione 1-00239
Onorevoli colleghi, ho sempre detto, e la mia iniziativa legislativa lo conferma, che noi possiamo e dobbiamo fare uno sforzo in più per rendere visibili problematiche che stanno acquisendo un peso sociale sempre più rilevante, tra cui c'è purtroppo - la depressione. È un bilancio nero quello che si riferisce all'incidenza di questa malattia. Un bilancio su cui - certo - non ha influito positivamente la crisi economica, che ha gettato milioni di cittadini, italiani e non, in uno stato cronico di ansia generato dall'incertezza per il proprio futuro e per quello dei propri cari. La depressione colpisce circa 121 milioni di persone nel mondo e almeno 60 milioni in Europa. Di questi, più della metà (33,4 milioni) soffre di una forma grave e invalidante. In Italia, un adulto su tre nel corso della vita va incontro a un episodio di depressione maggiore, le donne più degli uomini (12,8 per cento contro il 5,9 per cento). Ma la malattia colpisce sempre più i giovani adolescenti, giovani a cui vengono tolti troppo presto i sogni, i progetti di vita, perché appena usciti dalle scuole superiori o dall'università devono combattere per un posto di lavoro e, quando lo ottengono, devono ritenersi fortunati, nonostante si tratti spesso di un contratto di pochi mesi attuale.
Onorevoli colleghi, io sono stata una firmataria della mozione che ci accingiamo a votare oggi, e uno dei motivi è che credo non possa essere sottovalutata la previsione agghiacciante fatta dall'Organizzazione mondiale per la Sanità, secondo cui questo male costituirà nel 2020 la seconda causa di disabilità nel mondo e la prima tra le donne e, nel 2030, diventerà la prima per entrambi i sessi. Si tratta di un problema serio, che coinvolge famiglie e mondo del lavoro, un problema di non facile soluzione: una persona depressa su tre lo è ancora dopo un anno, una su dieci deve continuare la terapia dopo cinque anni dal primo episodio e oltre la metà avrà una ricaduta nell'arco della vita. L'impatto sulla vita lavorativa è enorme: in Europa i giorni persi da chi è depresso sono dieci volte superiori rispetto a chi non lo è; inoltre la concomitanza di altre malattie croniche, come quelle cardiache, l'ipertensione, il diabete e il cancro, peggiora la qualità di vita e aumenta il rischio di morte fino a raddoppiarlo.
Onorevoli colleghi, voglio però soffermarmi un attimo sull'impatto, spesso devastante, che questa patologia ha sulle donne, non soltanto perché i numeri sopracitati ci dicono che sono loro le vittime principali, ma anche perché la donna rappresenta oggi il filtro per il benessere dell'intero nucleo familiare, ed è questo uno dei motivi per cui la sua tutela costituisce uno dei punti principali del programma del mio Gruppo. Sono convinta che una politica a sostegno della famiglia debba comprendere misure indirizzate alla salute della donna innanzi tutto, e poi alla possibilità di conciliare maternità e lavoro.
Come è noto, c'è poi un tipo particolare di depressione che colpisce le neomamme, che può anche portare a drammatiche conseguenze, di cui troppo spesso ci stanno parlano in questi anni le pagine di cronaca nera. È importante che a queste donne venga assicurata assistenza psicologica, come propongo in un mio disegno di legge. Il mutato assetto familiare e lavorativo connotato da famiglie mononucleari e professioni che non prevedono flessibilità di orari e con scarsi congedi parentali, le attuali condizioni socio-lavorative della donna-madre, particolari condizioni di fragilità del periodo post-parto possono essere - infatti - tra le cause di crisi depressive. Il riconoscimento delle specifiche esigenze della diade madre-bambino deve portare a prevedere nell'area materno infantile un supporto assistenziale che vada ad integrare l'aspetto clinico con quello psicologico. Ma al di là di queste riflessioni specifiche, mi voglio soffermare su un altro aspetto importante della malattia, quello relativo ai costi - anche essi in crescita - mettendoli in relazione all'efficacia delle cure. Secondo i dati più recenti sulle prescrizioni mediche, sono 4,2 milioni gli italiani in terapia farmacologica, ma solo il 40 per cento ottiene remissione dei sintomi. Le terapie a disposizione spesso non sono risolutive e il beneficio si avverte in modo significativo solo dopo diverse settimane di trattamento. Per questo appare fondamentale migliorare l'appropriatezza della diagnosi e della cura, e - allo stesso tempo - potenziare una rete, su tutto il territorio nazionale, tra i medici di medicina generale e i centri plurispecialistici per la cura della depressione, da individuare anche al di fuori dei consueti percorsi diagnostico-terapeutici della sola psichiatria.
Da quanto ho appena detto, si evince che il voto del mio Gruppo sarà a favore della mozione in oggetto. Permettetemi di concludere, però, con un augurio: e cioè che possiamo ritrovarci presto qui a richiamare l'attenzione su altre patologie "invisibili" - e che pure coinvolgono moltissime famiglie - come, ad esempio, le malattie rare.