PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Ministro per i beni e le attività culturali.
Onorevoli colleghi, per gli interventi di ciascun senatore sono previsti cinque minuti ma, in considerazione dell'importanza del dibattito, la Presidenza sarà ragionevolmente flessibile sui tempi a disposizione.
È iscritto a parlare il senatore Pontone. Ne ha facoltà.
PONTONE (FLI). Signor Presidente, signor Ministro, sabato scorso, 6 novembre, durante la notte, presso il sito archeologico di Pompei, che è il più grande del mondo, è venuto giù l'edificio della schola armaturarum, meglio noto come "domus dei gladiatori". È letteralmente crollato. La causa immediata più probabile sono state le perduranti condizioni di maltempo, mentre le cause di fondo sono verosimilmente il peso di un restauro in cemento armato realizzato all'inizio degli anni '50, e presumibilmente non appropriato, ma soprattutto la mancanza di controllo e di manutenzione. (Brusìo).
PRESIDENTE. Colleghi, vorrei ricordarvi che poco fa abbiamo salutato una delegazione straniera. È interesse di tutti dare un'immagine positiva dei lavori dell'Aula.
PONTONE (FLI). La notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo, creando enorme imbarazzo al nostro Paese, la cui immagine è risultata inequivocabilmente danneggiata. Ma l'aspetto peggiore, ovviamente (e questo non lo dobbiamo dimenticare), è la perdita di un pezzo importante del nostro patrimonio culturale, quel patrimonio che noi abbiamo la responsabilità di preservare e trasmettere indenne alle generazioni future.
Questo è il punto più rilevante, perché la conservazione del patrimonio culturale è uno degli aspetti più importanti di un processo di conservazione della memoria storica di un popolo e della sua affezione per il territorio del proprio Paese. È proprio quando si perde la memoria storica, infatti, che il legame con il territorio si affievolisce, fino a scomparire. E questo si traduce poi nell'incuria, che porta al dissesto idrogeologico, causa prima dei danni di questi giorni.
Dinanzi a questo avvenimento, tutti hanno richiesto un accertamento delle responsabilità ai vari livelli, e prioritariamente una precisa assunzione di responsabilità da parte del Ministro dei beni e delle attività culturali. A questo proposito, ci associamo innanzitutto alla generale richiesta di accertamento delle responsabilità in capo alle figure tecniche e istituzionali coinvolte a tutti i livelli, e in secondo luogo vogliamo sottolineare che è legittima anche la richiesta di assunzione di responsabilità in capo al Ministro. Ovviamente, in un caso come questo la nostra richiesta di assunzione di responsabilità in capo al Ministro non ha alcuna natura personale. È vero invece che dopo un incidente di simile portata il ruolo di Ministro impone un'assunzione soprattutto di responsabilità politica. E la responsabilità politica, per il Ministro competente sul patrimonio artistico e culturale più importante del mondo, in questo momento comporta l'assunzione di una chiara iniziativa nei riguardi della politica del Governo: una politica di continui tagli di risorse al bilancio del Ministero, nonostante la situazione di evidente e generalizzata emergenza che investe i beni culturali in tutto il Paese, in tutti i settori, e non solo nel sito di Pompei.
Dinanzi a questa politica, e nei confronti di chi sottolinea la subalternità della cultura ad altri obiettivi per giustificare gli ingenti e ripetuti tagli di risorse, ci saremmo aspettati dal Ministro una proposta di cambiamento radicale di rotta nella gestione del patrimonio culturale italiano: una nuova impostazione che facesse meno ricorso alle normative d'emergenza, curasse di più e con più attenzione l'ordinaria manutenzione e quindi pretendesse adeguati stanziamenti di risorse.
Abbiamo udito sempre più spesso negli ultimi anni la parola «valorizzazione» del patrimonio culturale italiano. E questa parola quasi sempre è associata, giustamente, al sostegno e al rilancio del settore turistico, importante per la nostra economia. Ecco che le pur scarse risorse disponibili se ne vanno quasi interamente in campagne di pubblicità ed eventi promozionali e restano solo gli spiccioli per assicurare la sopravvivenza della risorsa principale da valorizzare, cioè il patrimonio. Ma se è così, allora, abbiamo confuso la parola «valorizzazione» con ciò che è invece una pura e semplice speculazione. Forse è il caso di prendere coscienza che il nostro enorme patrimonio artistico e culturale ha bisogno di meno operazioni di marketing e di più risorse per la manutenzione e la conservazione, perché solo così potremo assicurare la sua sopravvivenza a beneficio delle future generazioni. Questa, infatti, voglio ripeterlo, è la nostra vera e principale responsabilità.
Ci riserviamo ovviamente di proporre attraverso gli idonei atti parlamentari le iniziative opportune a tutela del patrimonio culturale della Campania e dell'Italia. (Applausi dal Gruppo FLI).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Russo. Ne ha facoltà.
RUSSO (Misto-ApI). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, i dettagliati ma inutili resoconti di quanto accaduto in questa povera Italia stanno imperversando in quest'Aula da ormai troppe sedute.
Ieri si discuteva dell'Italia sotto l'acqua e sulle possibili cause. L'altro ieri è stata la volta del ministro Maroni che troppo frettolosamente ha definito chiuso il caso Ruby ma che, stando alle dichiarazioni del pubblico ministero che si occupò della faccenda, chiuso non è. Oggi siamo qui a discutere sulla domus dei gladiatori, così ingloriosamente venuta alla ribalta.
Un'Italia che, per raccontarla per capitoli, è sotto l'acqua. E a proposito, quale potente ministro del Sud accompagnerà il Premier a verificare gli ingenti danni provocati nel Cilento dal maltempo? O saranno usati anche questa volta due pesi e due misure a scapito delle Regioni meridionali? È un'Italia ancora sotto l'immondizia, e mi chiedo che fine ha fatto il miracolo di due anni fa. Era un vero miracolo o era soltanto un po' di spazzatura buttata sotto il tappeto? Ed è anche un'Italia sotto i crolli, che non sono solo materiali ma anche e soprattutto etici e morali.
Signor Ministro, vuole che a confutazione della sua informativa le legga quello che sul caso hanno detto e scritto autorevoli esperti, come il professor Settis ed altri? Vuole che le ricordi, come hanno fatto e faranno altri autorevoli colleghi, gli innumerevoli episodi accaduti sotto la sua gestione, come il crollo nella Casa dei casti amanti, la caduta di un pezzo del Colosseo, la frana della volta della Domus aurea? (Commenti del senatore D'Alì). Nell'enumerare tali eventi mi sembra quasi di essere tornati all'alba del 79 dopo Cristo. Sono meno di 2.000 anni, quasi che fosse una riesplosione del Vesuvio.
Ma ad onor del vero, penso che qui manchi il «convitato di pietra». Manca in quest'Aula il vero responsabile di quello che sta accadendo. Manca, non come si ostina a dire qualcuno, il fato, ma il ministro Tremonti, che con i suoi famigerati tagli lineari ha indebolito la qualità degli interventi di cui un patrimonio come quello posseduto dal nostro Paese aveva ed ha bisogno.
Ebbene, a me hanno insegnato che in tempo di vacche magre tra un ridimensionamento delle spese per le vacanze o delle spese per la cultura non ci debbano essere perplessità: si rinviano le prime e si implementano le seconde. Così non è stato. Onorevole Ministro, quisque faber fortunae suae, e la sua buona volontà, le buone intenzioni cozzano con l'amara realtà.
Signor Ministro, io penso che le dimissioni che le sono state chieste non le si debbano chiedere e che lei debba lasciare, sua sponte, per non essere riuscito ad ottenere i fondi necessari per il suo Ministero. Ma noi dovremmo invece chiedere le dimissioni del ministro Tremonti e del suo Governo che ha avallato tali scellerate scelte.
E le voglio dire, a conclusione, che noi andiamo spesso a Pompei e che la conosciamo bene, perché abitiamo in quelle zone. Alla collega Bugnano, che seguirà la questione per l'Italia dei Valori e che ieri mi ha detto che non conosceva Pompei, dico di andarci in fretta perché se, come ci ha raccontato, lei è impotente su quello che sta per avvenire, potremo avere altri eventi rovinosi che non sono certamente addebitabili al maltempo, che imperversa su quell'area da più di 2.000 anni, ma all'inadeguatezza dei fondi messi a disposizione del suo Ministero. (Applausi dei senatori Astore e Mascitelli).
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bugnano. Ne ha facoltà.
BUGNANO (IdV). Signor Presidente, signor Ministro, lei, sia ieri alla Camera dei deputati che oggi nell'Aula del Senato, ha ripetuto ancora una volta che il crollo della domus dei gladiatori è stato - e questa è la sua unica linea difensiva - una non sua responsabilità e ha detto testualmente: «Se avessi responsabilità per ciò che è accaduto sarebbe giusto chiedere le mie dimissioni, anzi le avrei date io». Poi ha ancora detto: «Se invece facciamo prevalere serietà, obiettività e misura, allora sarebbe giusto riconoscere che i problemi di Pompei come le situazioni in cui versa il patrimonio artistico si trascinano da decenni, senza che nessuno sia riuscito a risolverli definitivamente».
Vede, signor Ministro, io credo che quando un uomo di Governo afferma che tutti hanno responsabilità in questa o in quella tragedia - ed è quello che lei ha fatto ieri, sta facendo da molti giorni e ha fatto ancora oggi - è chiaro che ci troviamo di fronte al solito tentativo, di indimenticabile ideazione craxiana, del «siamo tutti ladri, quindi nessuno è ladro».
Signor Ministro, io non credo che questa sua difesa sia accettabile; responsabilità esistono, per il passato, per il presente e per il futuro.
E allora veniamo al presente e al recente passato, che sicuramente la riguarda e che è frutto delle decisioni del Dicastero di cui lei ha la responsabilità. Per essere espliciti, sto parlando di una cosa molto precisa: l'ingresso della Protezione civile a Pompei. In sostanza, il Governo Berlusconi aveva equiparato la situazione di Pompei a un'emergenza tale (addirittura immaginando che ci potesse essere un imminente rischio di eruzione del Vesuvio), da richiedere l'incarico al Dipartimento di Bertolaso e, quindi, in questo modo, da consentire di agire in deroga alle norme e, soprattutto, di evitare il controllo preventivo delle delibere: insomma, agire con mano libera.
Oggi abbiamo appreso, signor Ministro, dalle sue parole che questa urgenza era sostanzialmente per rifare e riaprire i bagni pubblici. La Corte dei conti - lei lo sa, signor Ministro - ha sonoramente bocciato l'ingresso della Protezione civile a Pompei. La magistratura contabile ha ribadito che il Dipartimento della protezione civile può svolgere non qualsiasi attività, ma «l'attività finalizzata alla tutela dell'integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali(...), che determinino situazioni di grave rischio».
La Corte le ha contestato, signor Ministro, l'esclusione dai controlli delle decisioni che, per esempio, riguardano «le opere di manutenzione straordinaria per consentire la piena fruizione dei beni archeologici» o «l'organizzazione dei servizi di guida ai turisti» o le modalità di sponsorizzazione ma alla fine in un certo senso, la Corte è stata con amarezza costretta ad arrendersi. Sempre la Corte nel suo provvedimento, dice che non può ignorarsi che, di fatto, tutti i provvedimenti, di cui è stata chiesta (inutilmente) la trasmissione al controllo preventivo di legittimità, hanno già esaurito la loro operatività.
In un esposto presentato da una forza sindacale è stato rilevato che in un affidamento per il restauro e la sistemazione del complesso dei teatri negli scavi la ditta era RTI Caccavo srl, con una spesa molto ingente, e nel 2010, dopo pochi mesi, veniva sottoscritto un altro affidamento per opere complementari, e la ditta era sempre la stessa, pur mancando qualsiasi parere del comitato tecnico‑scientifico per i beni archeologici. E che dire poi della mostra «Pompei e il Vesuvio. Scienza, conoscenza ed esperienza», affidata alla società Comunicare Organizzando, la stessa che gestisce le mostre allestite per il G8 nella caserma di Coppito? Questa scelta allora, signor Ministro, è chiaro che si è rivelata una scelta fallimentare, a lei sicuramente attribuibile.
Lei, signor Ministro, ha detto un'altra frase in questi giorni, che ha ripetuto ancora oggi: «Per Pompei non è questione di avere poche risorse ma di come vengono gestite». Vorrei brevemente ricordare che abbiamo avuto una riduzione delle risorse attribuite al suo Ministero del 16 per cento nel 2010, con una previsione per il 2011 e il 2012 che passerà da 21 a 15 milioni di euro: se non sono tagli questi, non so come li vogliamo chiamare! Ma anche ammesso che lei abbia ragione, e che quindi le risorse siano sufficienti ma vengano mal gestite, allora, Ministro, mi pare che lei renda una dichiarazione confessoria delle sue colpe, perché i fatti ci dimostrano - ed è ancora peggio - che le risorse non sono state per nulla ben gestite.
L'ultimo punto su cui la voglio far riflettere è il tema della soprintendenza di Napoli e Pompei che ormai da troppo tempo è senza una guida strutturale. A settembre, signor Ministro, dopo la pubblicazione del bando, sembrava certa la nomina del nuovo soprintendente, ma agli inizi di ottobre, senza spiegazioni, il bando è stato annullato. Si è detto che un altro bando sarebbe stato fatto nel mese di novembre. Intanto, Pompei non poteva rimanere senza un responsabile. Quindi è stato affidato un nuovo interim fino a dicembre.
Adesso il cuore del problema è nel futuro di questo luogo straordinario, che è anche la più importante impresa economica dell'area.
Nel 1997 - lo ricordo all'Assemblea anche se tutti lo sappiamo - l'UNESCO ha dichiarato Pompei patrimonio mondiale dell'umanità. Quindi è chiaro che è per noi una risorsa importantissima. Non c'è equivalente in nessuna altra parte del mondo. Bene, signor Ministro, stiamo all'11 novembre e del bando per il nuovo soprintendente non c'è traccia. Non abbiamo ascoltato dalle sue parole un'idea complessiva della futura gestione di Pompei che sia credibile e accettabile. Allora forse, signor Ministro (mi permetta, con tutto il rispetto che le devo), anche per meglio poter occupare il suo tempo nelle inutili quanto oziose difese del Premier per il caso Ruby, dovrebbe dimettersi, e l'Italia dei Valori chiede a lei e a tutto il Governo di dimettersi. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Signor Presidente, signor Ministro, il crollo dell'Armeria del gladiatore, così come ha detto giustamente il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, è una vera vergogna nazionale. E questo lo è a prescindere - lo dico subito - da eventuali responsabilità politiche, istituzionali e amministrative, perché il danno di immagine che nel mondo questa vicenda ha determinato, diretto o indiretto, anche dal punto di vista patrimoniale, rispetto alla capacità attrattiva di quel sito, che è sottoutilizzato ma che sempre attrattivo è, è tale che deve indurre tutti noi a fare una riflessione impietosa sullo stato di questo Paese, a prescindere dalle questioni di carattere politico che ci interessano, e parecchio, come dirò, ma che in questo momento recedono rispetto alla vicenda di Pompei.
Voglio dire questo, signor Ministro, perché proprio per questa ragione avremmo apprezzato di più un'analisi più chiara sulla vicenda delle cause che hanno riguardato il crollo dell'Armeria. Infatti, sinceramente dalle sue parole non abbiamo compreso se questo crollo è stato determinato da una tragica fatalità poiché questo è il Paese più friabile per le cosiddette «bombe d'acqua». Ogni volta che c'è un'alluvione, della pioggia, frana un intero villaggio, come è successo un anno fa a Giampilieri con 33 morti, o un'intera Regione si blocca e blocca il suo processo produttivo ed economico (mi riferisco al Veneto). L'Armeria dei gladiatori collassa.
Se è una tragica fatalità non lo so, ma certamente a queste tragiche fatalità - che ormai hanno una frequenza tale da far togliere la denominazione di tragica e di fatalità - credo dovremmo essere abituati, purtroppo, e dovremmo fornire proposte e risposte all'altezza del problemi che abbiamo davanti.
L'altra ipotesi è che si tratti di un problema che riguarda incapacità di natura amministrativa, tecnica e gestionale. Mi associo alle sue parole nei confronti dei soprintendenti. Devo dire che lei, con onestà, ha fatto qui oggi un'affermazione che non le ho sentito fare, per la verità, alla Camera, cioè che il taglio del personale e i prepensionamenti operati dal suo collega di Governo, il ministro Brunetta, hanno riguardato "perle" di soprintendenti nel nostro Paese, i quali sono andati in pensione e che rappresentavano, e rappresentano, un riferimento per la storia e per la cultura amministrativa dei beni culturali del nostro Paese. Questo lo afferma anche il segretario generale del suo Ministero, quando riferisce che in questo Paese non si fa manutenzione ordinaria dei beni culturali da 50 anni. D'altro canto, anche il sindaco di Pompei non è stato tenero rispetto a questa vicenda, affermando che si trattava e si tratta di una vicenda obiettivamente prevedibile.
Se si tratta, signor Ministro, di una questione di carattere amministrativo, io credo che l'attività di accertamento delle responsabilità debba essere impietosa, perché la formula della gestione straordinaria attraverso il sistema "sperimentato" della Protezione civile, con la nomina di un commissario straordinario per l'area archeologica di Pompei, è un sistema che ha fallito. Infatti, proprio con la nomina del commissario, che lei ha rivendicato come merito di questo Governo e che doveva servire a realizzare alcuni interventi (che sono stati realizzati), si doveva dotare l'area di strutture che fossero nelle condizioni di avere un controllo capillare del territorio dell'area archeologica, prevedendo che se piove e se un terrapieno è interessato da uno smottamento, e se vi è un solaio realizzato in cemento armato, per tecniche di restauro risalenti agli anni '50, è assolutamente prevedibile (per chi non fa questo mestiere: figuriamoci per chi lo fa) che quella struttura possa, e anzi debba, collassare.
Da questo punto di vista, le dico con grande serenità e sincerità che le sue parole non ci hanno rassicurato ma, in qualche modo, ci hanno preoccupato ulteriormente e sconcertato. Infatti, se il problema non è rappresentato dalle risorse per l'area archeologica di Pompei, ma vi è una incapacità delle strutture tecniche e amministrative di gestire quel sito archeologico, io ritengo che, poiché dopo tre anni di attività, comunque, tali fatti sono noti e si correggono, una responsabilità ci sia e che essa debba essere accertata senza se e senza ma, da ogni punto di vista.
Lei sa, signor Ministro, che noi abbiamo apprezzato alcune iniziative intraprese da lei e dal suo Ministero, e vogliamo riconoscerlo senza alcuna polemica dal punto di vista politico, ma constatiamo un fatto molto grave: nella manovra finanziaria per il 2011 è previsto, proprio alla voce tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali e paesaggistiche, un taglio di oltre 200 milioni di euro. Questo è un fatto politico di enorme portata, soprattutto alla luce della gravità della vicenda che ha riguardato Pompei e che, come da lei affermato in quest'Aula, si può ripetere, e rispetto alla quale lei manifesta un'impotenza da parte del Ministero e delle strutture competenti a far fronte a questo tipo di situazione.
In base a quanto noi abbiamo capito, tale situazione è e può rappresentare una normalità. Se così è, signor Ministro, noi dovevamo ascoltare qui parole diverse, parole di maggiore determinazione, soprattutto nel rapporto e nell'attività che questo Governo deve svolgere in questo settore.
Non bastano i gruppi di studiosi. Essi sono importanti, ma anche questa sembra una toppa rispetto al buco, alla voragine che si è creata. Il problema è stato forse ben sintetizzato dagli archeologi, quando hanno affermato che bisogna interrompere la politica degli effetti speciali. A questo Paese, nel settore dei beni culturali in modo particolare, per quanto è stato detto, ma in ogni settore, non serve più la politica degli spot e degli effetti speciali, che servono solo a rinfrescare l'immagine ma non incidono sul contenuto e sulla sostanza dei problemi.
Infatti, se in questo Paese, contemporaneamente, il Nord si blocca per un'alluvione, così come si blocca anche il Sud per le alluvioni costanti, se la Campania è ancora prigioniera della spazzatura, se crolla l'Armeria di Pompei, ciò significa che c'è una cultura dell'amministrazione, che è politica e amministrativa, che certamente non riguarda solo il suo periodo di gestione (ma noi oggi di quello parliamo), che è al capolinea e che ha prodotto in questi anni tante chiacchiere, ma non ha prodotto alcun effetto positivo rispetto ai problemi strutturali di questo Paese.
Perché noi diciamo che Pompei è una metafora? Non perché vogliamo attribuire una responsabilità personale su questa vicenda, ma perché la questione di Pompei, come tutte le altri questioni riguardanti, ad esempio, il sistema infrastrutturale del nostro Paese, è stata coltivata con la logica del consenso elettorale immediato e non nella logica della cultura dell'ordinaria amministrazione, che è quella che salvaguarda il paesaggio, l'ambiente e i siti archeologici.
Oggi la spettacolarizzazione della politica è arrivata a livelli indecenti e insopportabili, che stanno facendo crollare il sistema, perché le istituzioni non sono nelle condizioni di dare risposte, e certamente non sono risposte che si danno nel breve periodo. Dopo sedici anni di bipolarismo, mi faccia dire, è chiaro che, nel momento in cui non si fanno scelte che siano impopolari o di medio e lungo periodo, ma solo scelte che servono a vincere questa o quella campagna elettorale, il risultato è la spazzatura di Napoli, il crollo dell'Armeria di Pompei, l'alluvione nel Veneto, con buona pace del federalismo di bottega; rispetto a tali eventi, l'incapacità di questo Governo credo sia ormai sotto gli occhi di tutti.
Signor Ministro, prendiamo atto anche delle dichiarazioni che un Gruppo della sua maggioranza, Futuro e Libertà, ha fatto rispetto alla sua posizione nell'ambito del Governo, e in merito ci riserveremo di trarre le nostre conclusioni all'esito dell'esame della legge di stabilità. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE e PD e del senatore Russo).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pittoni. Ne ha facoltà.
PITTONI (LNP). Signor Presidente, signor Ministro, colleghi senatori, crolla la Scuola dei gladiatori di Pompei ed è scandalo. Le opposizioni chiedono le dimissioni del Ministro dei beni culturali, ma per loro l'importante non sembra tanto scoprire le dimensioni del danno, e men che meno capire il perché una cosa del genere sia potuta accadere. Per la stampa progressista ciò che conta è coprire di fango il Ministro, raccontando che non ha contribuito adeguatamente alla manutenzione degli scavi, sostenere che a causa dell'incuria del centrodestra uno splendido monumento è rovinato. Cosa, guarda caso, non successa quando si verificarono i primi crolli della Domus aurea (ministro Giovanna Melandri, della sinistra), o ancora il crollo, straordinariamente grave, di un lungo tratto delle Mura aureliane, che vennero giù a Porta Ardeatina, crollo di pertinenza del Comune di Roma ma sotto la tutela del Ministero (a guida progressista), di cui parlò tutto il mondo e che il centrodestra non strumentalizzò, dimostrandosi più cauto e responsabile.
La sinistra, al contrario, si gioca l'ultimo filo di credibilità cercando di far passare il messaggio che a Pompei siano state tolte le risorse per gestire un patrimonio archeologico tanto importante, facendo finta di non sapere che la soprintendenza di Pompei incassa più di quanto spende: ogni anno circa 22 milioni di euro, di cui 8 impiegati per i restauri. Non sono i soldi che mancano. Con Rocco Buttiglione ministro dei beni culturali, si accumularono nelle casse della soprintendenza 30 milioni di euro.
Gli scavi di Pompei sono stati commissariati nel giugno 2008, dopo che i mezzi d'informazione ne avevano denunciato lo stato di degrado: scavi chiusi per assemblee sindacali improvvisate dai custodi, guide abusive, addirittura un ristorante abusivo presente all'interno degli scavi, assenza di protezioni sanitarie. Di comune accordo con la Regione Campania (governata dal centrosinistra), il Governo decise il commissariamento. Cosa però che non esautora la soprintendenza di Pompei: il commissario deve lavorare in accordo con il soprintendente e tutti gli interventi sono vincolati all'intesa con quest'ultimo. Tra luglio 2008 e giugno 2010 i commissari hanno mobilitato risorse per 79 milioni di euro, di cui circa 65 per la messa in sicurezza di varie aree, e fra gli interventi urgenti - di cui era stata richiesta la mappatura - nessuno ha segnalato la Scuola dei gladiatori. Dove sta la colpa del Ministro? (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
C'è poi da più parti l'accostamento improprio tra gli smottamenti al Sud e le tracimazioni al Nord. Da una parte, però, spesso grandi risorse sono state impiegate male, dall'altra le risorse sono state tolte, impedendo una buona gestione del territorio. Subire le conseguenze di abusivismo e disordine non è come dover affrontare uno sviluppo abnorme senza poter disporre di adeguati strumenti economici.
In questi giorni assistiamo al disastro del Veneto: 50 centimetri di acqua caduti solo in pianura (durante l'alluvione del 1966 furono 20 centimetri); 121 Comuni colpiti; 5.000 aziende agricole messe al tappeto; 3.000 attività produttive che hanno subito danneggiamenti o disagi a causa del diluvio; 10.000 ettari di terreno sott'acqua.
Il residuo fiscale del Veneto (la differenza cioè tra quanto i cittadini versano allo Stato tra tasse, imposte e contributi previdenziali e quanto rientra in termini di trasferimenti al territorio) è di quasi 5 miliardi di euro l'anno: è la cifra della solidarietà veneta nei confronti delle altre Regioni. Comprensibilmente ora chiedono di avere indietro almeno una parte di questi soldi per affrontare l'emergenza, ma pure questa richiesta è stata utilizzata dalla sinistra per gettare fango sugli avversari politici.
Quando si è sparsa la voce che dopo il crollo della Scuola dei gladiatori qualcuno era già pronto a chiedere fondi per Pompei, Luca Zaia, governatore del Veneto, è giustamente sbottato affermando che i soldi andavano dati prima agli alluvionati, poi a Pompei e dicendo: «Abbiamo mezzo milione di persone sott'acqua», battuta puntualmente e vigliaccamente strumentalizzata dalla sinistra per richiamare l'immagine, cara a quella parte, del leghista rozzo e ignorante.
Davvero la sinistra si illude, anche in questo caso, di recuperare consensi sfruttando le disgrazie per colpire l'avversario politico? Dubitiamo che i cittadini siano tanto sprovveduti. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zanda. Ne ha facoltà.
ZANDA (PD). Signor Presidente, signor ministro Bondi, tra tutte le cariche pubbliche del nostro Paese quella più invidiata è certamente proprio la sua: quella di Ministro dei beni culturali. Il suo è un Ministero difficile, ma molto bello. Le è stata affidata la ricchezza più preziosa del nostro Paese; una ricchezza di fascino straordinario e di fama mondiale, che non ha soltanto un immenso valore economico e che non è solo il motore del nostro turismo: nei beni culturali noi troviamo le nostre radici, la nostra identità culturale. È nei beni culturali che c'è il nostro essere una grande Nazione con una grande storia.
Signor ministro Bondi, le faccio notare il vuoto che segue questo dibattito nei banchi della sua maggioranza. (Commenti ironici dai Gruppi PdL e LNP). Sì, il vuoto: non c'è nessuno. (Applausi dai Gruppi PD e IdV). Non sarà, signor Ministro, che anche nella sua maggioranza si sono accorti (Commenti del senatore Monti) che lei non è stato all'altezza del patrimonio che le è stato affidato e che ora, con il crollo a Pompei della Casa dei gladiatori, vengono alla luce i suoi gravi errori gestionali, ordinamentali e politici? Temo che, scegliendo lei, il presidente Berlusconi non si sia preoccupato della sua attitudine a fare il Ministro, quanto - con la nota mancanza di senso dello Stato che gli è propria - della sua fedeltà, che per lui conta più di qualsiasi competenza ministeriale.
Sono altre le sedi in cui verrà valutato se e per quanta parte il crollo della Casa dei gladiatori è dovuto all'incuria e alla colpa. Però la sua idilliaca ricostruzione di poco fa dimostra una plateale sottovalutazione del rischio da parte del Ministro dei beni culturali.
In Senato noi dobbiamo considerare le sue responsabilità politiche, se ci sono, ma dobbiamo cominciare da questa inaccettabile e - mi permetta - troppo svelta autoassoluzione con la quale lei si è tirato fuori dalle sue responsabilità.
Il suo primo errore, signor Ministro, è quello di essersi messo sul solco di Berlusconi nell'utilizzo delle ordinanze di Protezione civile per la gestione dei più delicati siti archeologici del nostro Paese, da Pompei all'area archeologica di Roma, Foro romano compreso. Queste sono scelte sue, sono scelte politiche, che hanno sottratto il potere d'intervento agli archeologi, per attribuirlo a dirigenti della Protezione civile.
BONDI, ministro per i beni e le attività culturali. Non è vero niente.
ZANDA (PD). Ma mi dica: che c'entra la Protezione civile con Pompei? Perché scuote la testa, signor Ministro?
BONDI, ministro per i beni e le attività culturali. Non è vero quello che lei dice. Non è vero.
ZANDA (PD). Le ordinanze che hanno nominato i commissari sono ordinanze ai sensi della legge sulla Protezione civile. Questa è la pura realtà.
Vede, al di là di ogni valutazione sulle persone, è proprio l'impianto ordinamentale ad essere sbagliato; e non lo diciamo adesso, a disastro avvenuto: lo abbiamo già denunciato già più volte qui nell'Aula del Senato.
Secondo la dottrina spicciola, più volte esposta pubblicamente dal presidente Berlusconi, l'Italia deve essere governata con decreti-legge e ordinanze di Protezione civile, e Berlusconi lo ha fatto, con tanto di affidamenti diretti e di personale impiegato senza concorsi pubblici.
Signor Ministro, il suo errore è stato proprio questo: l'essersi sollecitamente accodato - forse per fedeltà, forse per incapacità - alla disinvoltura con la quale Berlusconi ha governato l'Italia, senza riflettere sul fatto che Pompei e il Foro romano sono cose molte diverse dalle alluvioni e dai terremoti, e non sono neanche dei grandi eventi.
L'altro suo gravissimo errore, signor Ministro, è stato non aver saputo o voluto fare del nostro patrimonio culturale una priorità assoluta tra le politiche del Governo; eppure lei ha giurato questo impegno nelle mani del Presidente della Repubblica.
Signor Ministro, lei deve chiedere ora franchezza, non ai suoi supermanager, ma ai suoi soprintendenti: ed anche i suoi più diretti collaboratori le diranno quanto inefficace sia stato il suo impegno a difesa del suo Ministero.
Lei non è solo il Ministro dei beni culturali: è anche coordinatore del partito di maggioranza. Lei è nel cuore del presidente Berlusconi; lei è un uomo politico molto influente, e forse, per questo, avrebbe dovuto già dimettersi da tempo, per essere così potente nel suo partito, ma così fallimentare nella difesa dei beni culturali del suo Paese. (Applausi dal Gruppo PD).
L'Italia brucia ogni anno 70-80 miliardi di interessi sul debito - che Berlusconi ha portato dal 104 al 118 per cento del PIL - e rinuncia ogni anno a 100-150 miliardi di evasione fiscale. Nessun Paese in queste condizioni è in grado di sostenere una vera politica economica fatta di grandi decisioni e grandi investimenti pubblici.
Ma anche gli Stati, come le persone, signor Ministro, quando le risorse sono limitate debbono saper scegliere come impiegarle al meglio e non buttarle via in scelte capricciose.
Ora, lei ha colpevolmente taciuto quando il suo Governo sperperava e non ha difeso il suo Ministero. Lo ha detto anche lei in tempi passati, arrivando anche ad annunciare che forse si sarebbe dimesso.
Non credo alla sua versione di poco fa, che i fondi non mancano e che le responsabilità sono della gestione, perché, se così fosse, le sue colpe sarebbero immense, dal momento che la gestione è cosa sua. Lei è Ministro da due anni e mezzo: di che cosa si è occupato, se non della gestione del suo Ministero e delle soprintendenze? (Applausi dal Gruppo PD).
Adesso abbiamo saputo che forse arriverà - ma credo che non farà in tempo - una sorta di «Beni culturali società per azioni»: ma volete ancora privatizzare? Credo che ne riparleremo in Parlamento.
Poco fa lei ha ricordato che l'Italia ha il record negativo di investimenti pubblici in cultura: ma noi non l'abbiamo mai sentita dimettersi, né votare contro quando venivano gettati al vento 3 miliardi per privatizzare l'Alitalia, che oggi Air France si appresta ad acquisire gratis. (Applausi dal Gruppo PD). Pensi a quanta prevenzione si sarebbe potuta fare con quei 3 miliardi!
Non ha protestato neppure per i miliardi buttati per il ponte di Messina, né per i miliardi di risorse del FAS utilizzate a mo' di bancomat governativo.
Perché non si è dimesso o non si è dissociato, votando contro, quando si è accorto di questo fiume di denaro che si spandeva ovunque, ma non arrivava mai là dove si difendono i nostri beni culturali?
Obama nel pacchetto anticrisi ha aumentato del 30 per cento il budget per l'Agenzia delle arti; Sarkozy - il vostro Sarkozy - ha aumentato del 10 per cento i contributi alla cultura, e la Merkel ha stanziato 12 miliardi per istruzione, ricerca e sviluppo, oltre a 1,5 miliardi per la cultura.
Finanziando la cultura, questi Paesi investono nel loro futuro e non buttano via i soldi solo per il gusto di poter dire d'aver promosso una cordata di volenterosi per l'Alitalia.
La sua più grande responsabilità politica, signor Ministro, è stata quella di essere complice di un uomo che di Pompei non sa nulla e che quando si parla di cultura pensa subito alla televisione e al «Grande fratello». È per questo fallimento generale che lei deve dimettersi, per la débâcle della tutela, per lo sciopero di domani di tutti i musei italiani, per la crisi del teatro e per la difficoltà del cinema italiano. Ma lei ha annunciato di non volersi dimettere.
PRESIDENTE. Presidente Zanda, sono passati undici minuti.
ZANDA (PD). Ho terminato.
Fa male. Penso che gli italiani sappiano apprezzare chi si assume con dignità le proprie responsabilità. Vorrà dire che lei se ne andrà tra non molto, quando non lei ma Berlusconi salirà al Quirinale a presentare le sue dimissioni al Capo dello Stato; ed in fondo, debbo dirle, è anche giusto, perché Berlusconi è responsabile almeno quanto lei, ministro Bondi, del crollo della Casa dei gladiatori. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni. Commenti dai Gruppi PdL e LNP).
DIVINA (LNP). Quando mancherà Berlusconi, con chi ve la prenderete?
GASBARRI (PD). Ve lo spiegheremo dopo.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Feo. Ne ha facoltà.
DE FEO (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, sembra di stare in un'Aula di sordi; sembra che nessuno abbia avuto modo o voglia di ascoltare quello che è stato detto dal ministro Bondi nel suo intervento. (Applausi dal Gruppo PdL). È così che noi abbiamo sentito giudicare il suo discorso, in ultimo dal senatore Zanda, che ha mescolato tutto in un'insalata russa, perfino l'Alitalia. Noi stiamo parlando di un'altra cosa! (Applausi dai Gruppi PdL e LNP).
Viviamo in un Paese che, dal punto di vista della salvaguardia e della conservazione dei nostri preziosi beni ambientali e innumerevoli beni culturali, è fragilissimo. (Commenti della senatrice Mongiello). Mentre il Veneto subisce una delle peggiori alluvioni della storia, con perdite di vite umane, migliaia di sfollati, enormi danni, perfino 150.000 capi di bestiame perduti, frane, crolli, allagamenti e morti, così come in Toscana, Liguria, Campania, la politica per Pompei, seguendo il detto "piove: Governo ladro", addossa tutte le colpe al Ministro, ignorando presente e passato (Applausi dal Gruppo PdL. Commenti dal Gruppo PD), con una significativa eccezione, quella del suo predecessore. Ieri in quest'Aula il senatore Rutelli ha riconosciuto come, quanto e perché sia ingiusto e ingeneroso accusare il Ministro dimenticando la storica - non attuale, ma storica - scarsità di risorse per i beni culturali.
Pompei - scrive Bruno Zanardi - non va trattata come una romantica rovina, ma come una città vera e propria, le cui migliaia di case hanno bisogno di tetti, finestre, porte, grondaie e sistemi di smaltimento e canalizzazione delle acque. Una città nella quale vi sono centinaia di edifici in pericolo, abbandonati da anni al degrado perché non esiste più da molto tempo la squadra addetta alla manutenzione ordinaria.
È questa la ragione che portò lo scorso anno l'Esecutivo a decidere il commissariamento. Il degrado di Pompei era stato per anni denunciato dai giornali campani, ma quello che succede a Napoli non interessa al resto del mondo. Ci vollero molti interventi per convincere la grande stampa nazionale ad occuparsi del degrado di Pompei. Quando finalmente i giornali si decisero a denunciarlo, l'Esecutivo ordinò il commissariamento per accelerare l'opera di conservazione e superare il lungo elenco di provvedimenti (notifiche, vincoli, divieti) che limita ogni azione della soprintendenza.
Il professor Giovanni Guzzo - vi prego di fare attenzione - restituì 70 milioni di euro al Tesoro essendo impossibilitato a spenderli per l'elevato numero di adempimenti (11, per la precisione) che paralizzano ogni iniziativa. Negli ultimi anni invece - lo dichiara il direttore generale per l'archeologia, professor Stefano De Caro - l'area degli scavi, messa in sicurezza, è più che raddoppiata nell'ambito dei monitoraggi e dei collaudi eseguiti nel 2005. In questo momento a Pompei vi sono 70 cantieri che si occupano del consolidamento degli antichi edifici.
Per quanto riguarda la domus dei gladiatori, bisogna risalire indietro nel tempo per capire le cause che hanno provocato il disastro: bombardata durante la guerra, fu ristrutturata dal Genio civile negli anni '50 con materiali incongrui e incompatibili. Il solaio, poggiante su mura millenarie, fu realizzato in pesante cemento armato e non con travi di legno, come ai tempi dei romani. Proprio accanto a una delle pareti vi è un terrapieno, costituito in gran parte da cenere e lapilli, che assorbe acqua come una spugna. Le fortissime piogge di questo autunno - ve ne siete per caso accorti? - hanno appesantito il terreno, aggravando infiltrazioni e provocando il crollo di una parete e conseguentemente il crollo dell'edificio sotto il peso del solaio in cemento armato. A questo proposito, va sottolineato con forza che sono state risparmiate dalla rovina le mura romane, con relativi affreschi, che hanno resistito per un'altezza di un metro e mezzo: è crollato solamente il restauro eseguito negli anni '50.
Non si può quindi sostenere che il ministro Bondi abbia governato male l'esistente. Semmai bisogna risalire alle soprintendenze archeologiche di Amedeo Maiuri, del suo successore Baldo Conticello, e per 15 anni di Giovanni Guzzo. Nessuno di loro segnalò un imminente pericolo specificatamente per la domus o mise mano a strutturali restauri conservativi.
Ora la colpa sarebbe del ministro Bondi e del commissario Marcello Fiori che, in due anni, si sono prodigati per fronteggiare centinaia di emergenze. Emergenze che, fino ad oggi, sono state considerate addirittura inesistenti dalla Corte dei conti. Non è un caso, questo, di pregiudizio ad personam o, peggio, un pretesto per una mozione di sfiducia individuale, strategicamente presentata in clima di guerriglia parlamentare?
Forse qualcuno ricorderà i crolli di monumenti degli ultimi anni. A Roma, oltre 100 metri delle alte Mura aureliane andarono in briciole in una notte; a Lucca, come ad Amelia, i bastioni della città rovinarono improvvisamente. Importanti crolli e slittamenti di terreno si sono ripetutamente registrati sul Palatino e, recentemente, alla Domus aurea. Tra il 2003 e il 2009 si sono avuti 14 crolli, senza che la stampa nazionale desse rilievo a tali eventi.
PRESIDENTE. Senatrice De Feo, ora deve concludere. Sta battendo, in termini di tempo, il senatore Zanda.
DE FEO (PdL). Concludo, signor Presidente.
Non dobbiamo neanche dimenticare il crollo della cupola della cattedrale di Noto. Ebbene, non mi sembra che in occasione di tali accadimenti sia stata avanzata una mozione di sfiducia, come avviene oggi nel caso del ministro Bondi, nei confronti dei titolari dei Beni culturali, si chiamassero Paolucci, Veltroni, Melandri, Urbani o Rutelli. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ho ricevuto da parte di alcuni esponenti del Gruppo Misto la richiesta di poter esprimere il proprio punto di vista sull'informativa del Ministro. Attesa la delicatezza e l'importanza del dibattito, accolgo tale richiesta.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 11,50)
SBARBATI (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-Io Sud-MRE). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, per un minuto.
SBARBATI (UDC-SVP-Aut (UV-MAIE-Io Sud-MRE)). Signora Presidente, la ringrazio, mi atterrò scrupolosamente ai tempi, ma credo sia importante e doveroso esprimere, in questa tornata, l'opinione anche di una forza minoritaria come quella dei Repubblicani Europei.
Signor Ministro, non chiedo le sue dimissioni a titolo personale. La mia cultura, il senso dello Stato, delle istituzioni e delle responsabilità non mi consentirebbero nessun tipo di speculazione. Però, mentre non credo che lei abbia una responsabilità personale, ritengo piuttosto che vi sia una responsabilità collettiva del suo Governo. La responsabilità è sempre del Governo e non può essere mai della singola persona quando esiste una gestione che, quantomeno, dovrebbe essere collegiale. Ritengo però, signor Ministro, che la questione dei beni culturali debba essere considerata come mai è stato fatto, né dal Governo Berlusconi né da quelli precedenti, una priorità strategica del nostro Paese.
E se è tale, la questione dei beni culturali va tenuta in considerazione diversamente, ha bisogno di finanziamenti, e ha bisogno di non essere considerata sempre in termini di cultura dell'emergenza, vale a dire soltanto ricorrendo alla Protezione civile, ma attraverso interventi strutturali. Una programmazione per la tutela che manca da troppo tempo.
Così come ritengo altrettanto giusto che, come esiste presso il Ministero dell'economia un fondo che viene automaticamente rifinanziato per i beni di culto, vi sia la possibilità di finanziare e rifinanziare costantemente (perché ce n'è assoluto bisogno) anche l'intero patrimonio dei beni culturali, artistici, architettonici e ambientali del nostro Paese, che sta andando in malora. Esso è, invece, una delle pochissime risorse su cui possiamo contare per la crescita e lo sviluppo del turismo e, di conseguenza, per migliorare il nostro bilancio. (Applausi della senatrice Carloni).
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Ministro per i beni e le attività culturali, che ringrazio per la disponibilità.