Discussione di documenti relativi a schemi di Regolamenti comunitari su procedure di sorveglianza e coordinamento delle politiche economiche europee e della connessa mozione n. 314 sulla politica economica
GARAVAGLIA Massimo, relatore. La crisi economica ha posto la necessità di un migliore coordinamento ex ante delle politiche economiche a livello europeo e di una nuova governance, che ponga rimedio alle debolezze strutturali nei meccanismi di sorveglianza, nonché di integrare gli strumenti di analisi dell'affidabilità delle finanze pubbliche. Sulla riforma del Patto di stabilità e crescita, e in particolare sui temi del controllo della spesa pubblica, della riduzione del debito pubblico e delle sanzioni conseguenti a eventuali sforamenti, sono emerse divergenze tra la Commissione europea e la task force che rappresenta i Governi. La Commissione europea è favorevole a meccanismi automatici di controllo della spesa pubblica (il cui tasso di crescita dovrebbe essere inferiore a quello del PIL) e di riduzione del debito pubblico (nella misura di un ventesimo); Francia e Germania si sono dichiarate favorevoli a sanzioni automatiche e si sono spinte a prospettare una revisione dei Trattati che introduca la sospensione del diritto di voto. I Governi degli altri Paesi sono favorevoli a meccanismi di aggiustamento più flessibili e graduali. In tema di sorveglianza macroeconomica, gli indicatori relativi a deficit e debito saranno affiancati dalla quota del debito in scadenza, dall'avanzo primario e da altri indicatori di rischio macrofinanziario, quali il saldo delle partire correnti, il debito del settore privato, la quota percentuale del settore immobiliare sul PIL. Il nuovo semestre europeo impone all'Italia di intervenire sulla legge di contabilità per rimodulare la tempistica delle decisioni finanziarie e rendere i documenti di programmazione coerenti alla nuova impostazione comune a tutti i paesi dell'Unione. Si prospetta una devoluzione sostanziale della politica di bilancio a livello europeo: è opportuno che ogni singolo parlamentare ne sia consapevole affinché l'impegno al risanamento e al rigore sia ampiamente condiviso. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).
PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione.
MARINARO (PD). Nel processo di definizione di una nuova governance economica europea occorre prevedere il coinvolgimento e la partecipazione di tutti gli attori istituzionali, a partire dal Parlamento; il Governo, invece, non ha fino ad oggi aperto alcun confronto con le Camere e neanche assicurato il necessario e corretto flusso di informazioni, tanto più necessario in vista della imminente riunione del Consiglio europeo chiamato a rafforzare il Patto di stabilità. Si pone la necessità di armonizzare e coordinare la tempistica e la struttura dei documenti di bilancio dei singoli Paesi, anche per consentire la necessaria valutazione ex ante dell'Unione sulle politiche fiscali nazionali. Da tale punto di vista, però, la disposizione europea anticipa ad aprile l'assunzione di decisioni di politica economica che l'attuale legge di contabilità nazionale rinvia ad ottobre, creando oggettivi problemi di credibilità e di efficacia degli impegni assunti. Una soluzione potrebbe essere quella di trasformare la Relazione unificata sull'economia e la finanza da semplice documento informativo al Parlamento in atto avente i contenuti dell'attuale Decisione di finanza pubblica, consentendo così al Programma di stabilità e convergenza da presentare in sede europea di contenere obiettivi programmatici discussi e approvati dal Parlamento. L'Unione suggerisce anche, a garanzia della corretta gestione delle finanze pubbliche, la creazione di organi indipendenti che forniscano l'analisi delle previsioni di bilancio nazionale predisposte dal Governo: in questo senso sarebbe auspicabile che il Parlamento svolgesse un ruolo autonomo di vigilanza. Occorre che il Governo agisca con determinazione sia per adeguarsi alle nuove regole europee, sia per affrontare la drammatica sfida di contenere il debito e nello stesso tempo di sostenere la crescita: le politiche fiscali e il contenimento del debito non saranno di per sé in grado di far uscire l'Italia dalla crisi, né di assegnarle nuovamente un ruolo da protagonista in Europa. (Applausi dal Gruppo PD).
LATRONICO (PdL). La riforma della governance economica europea, resasi necessaria per correggere gli squilibri macroeconomici presenti nell'area euro, comporterà un'ulteriore cessione di sovranità all'Unione europea. E' quindi indispensabile sostenere il Governo nella sua azione diplomatica volta all'adozione di parametri di valutazione della sostenibilità delle finanze pubbliche non limitati all'andamento del deficit e del debito (che pure meritano un'attenzione maggiore rispetto al passato), ma ispirati ad una visione di insieme, che consideri anche fattori quali l'invecchiamento della popolazione, l'andamento delle spese pensionistiche e il livello di indebitamento delle famiglie. Quanto alla fissazione di regole numeriche del debito, sarebbe opportuno indicare un obiettivo di medio termine, valutando la reale fattibilità politica di vincoli rigidi sull'avanzo primario, soprattutto in relazione al ciclo congiunturale sfavorevole. Condivisibili appaiono le soluzioni individuate dalla task force in tema di sanzioni, così come le indicazioni fornite in ordine alla necessità, da parte degli Stati membri, di istituire autorità indipendenti in grado di elaborare analisi e previsioni economiche: questa indicazione dovrebbe indurre a superare gli ostacoli che hanno finora impedito la costituzione di un Servizio del bilancio del Parlamento. Va perseguito con decisione il piano di riforme strutturali avviato dal Governo, che ben si inserisce all'interno della dinamica di integrazione dell'economia europea e nel percorso virtuoso per restituire una reale prospettiva di crescita al Paese. (Applausi dal Gruppo PdL).
Presidenza della vice presidente BONINO
LANNUTTI (IdV). La recente crisi finanziaria ha messo in luce la totale inadeguatezza dei meccanismi di sorveglianza nel prevenire con efficacia l'indisciplina di bilancio, l'esplosione del debito, gli squilibri commerciali e i divari di competitività tra i vari Paesi membri. Già il 29 settembre scorso la Commissione europea aveva adottato alcune misure - poi superate con l'accordo siglato dai Ministri finanziari europei il 18 ottobre - per una riforma del Patto di stabilità e delle governance economiche dei Paesi dell'euro: tra queste, spiccava in particolare l'obbligo per i Paesi membri di concordare obiettivi di bilancio di medio termine con il dovere, fino al loro raggiungimento, di contenere la crescita della spesa pubblica al di sotto della crescita di medio termine del PIL. Allo stesso tempo, si rafforzavano alcuni strumenti di monitoraggio e di controllo delle politiche nazionali di bilancio da parte delle istituzioni europee. Rappresenta senz'altro un atto di buon senso l'aver tolto dal tavolo del negoziato criteri automatici di riduzione del debito supportati da una logica sanzionatoria che avrebbe particolarmente penalizzato le possibilità di ripresa dell'Italia. E' necessario impedire che ancora una volta i Governi e i Parlamenti democraticamente eletti cedano sovranità alle oligarchie che sono le principali responsabili della crisi economica in atto per non aver impedito la finanziarizzazione dell'economia, la creazione di denaro dal nulla, la speculazione sfrenata e la collusione tra banche, autorità vigilanti e agenzie di rating. Occorre creare un'Europa dei cittadini, dei consumatori e dei risparmiatori e non dei banchieri e dei potentati economici. (Applausi dai senatori Mascitelli e Peterlini).
MORANDO (PD). L'introduzione di un nuovo meccanismo di sorveglianza dell'Unione europea sui grandi squilibri macroeconomici, che avrà per oggetto non più solo gli andamenti di finanza pubblica, ma dati quali lo squilibrio di un Paese nella bilancia dei pagamenti correnti e commerciali o le dimensioni del settore immobiliare rispetto al PIL, apre prospettive inedite al processo di coordinamento e di armonizzazione delle politiche europee. Tra gli indicatori di stabilità che il prossimo Consiglio europeo esaminerà alcuni potrebbero favorire l'Italia, come il debito del settore privato o l'entità degli squilibri nel settore immobiliare, ma altri costituiscono veri e propri fattori di rischio, come il saldo tra partite correnti e prodotto o la produttività totale dei fattori. Se in ordine a due tra i fattori di rischio per la sostenibilità delle finanze pubbliche individuati in sede europea, il regime pensionistico e la tenuta del sistema bancario, la posizione dell'Italia è relativamente migliore a quella di altri Paesi, lo si deve all'azione riformatrice sugli istituti di credito e sul sistema previdenziale posta in essere da diversi Governi dal 1992 ad oggi: ciò dimostra che la via maestra da percorrere è quella delle riforme che investano il mercato del lavoro, le infrastrutture ed i servizi di rete, l'educazione, la formazione e la ricerca, la pubblica amministrazione e la giustizia, le liberalizzazioni e l'apertura dei mercati. Il Governo è tenuto a promuovere un confronto ampio e democratico, con il massimo coinvolgimento delle Camere, sulla bozza del Piano nazionale delle riforme da presentare il 12 novembre prossimo alla Commissione europea, nonché ad introdurre quanto prima regole rigide di evoluzione della spesa in proiezione pluriennale. Fondamentale è anche non ritardare ulteriormente la costituzione di un Servizio del bilancio del Parlamento che garantisca trasparenza e attendibilità ai conti pubblici. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Astore e Poli Bortone).
RUTELLI (Misto-ApI). La mozione n. 314 consente al Senato di approfondire il tema della crescita economica del Paese, intimamente connesso a quello della stabilità finanziaria e della riforma della governance europea, e di offrire al Governo indirizzi chiari in materia di politica economica. A tal proposito auspica che, a fronte dello svuotamento del contenuto del disegno di legge di stabilità, l'Esecutivo non intenda utilizzare la decretazione d'urgenza per avanzare le sue proposte in materia di politica economica. In particolare occorre focalizzare l'attenzione riformatrice sugli inquietanti volumi della spesa pubblica complessiva, al netto degli interessi, e della spesa regionale, che comporterà gravi problemi nell'attuazione del federalismo fiscale, da cui deriveranno inevitabilmente forti riduzioni nel trasferimento di risorse agli enti locali. L'esigenza di contemperare in maniera più avanzata la stabilità e la crescita sono rese inoltre evidenti dal travagliato iter della riforma dell'università, approvata dal Parlamento e frenata dal Governo a causa della mancanza di risorse, e dalla sciagurata politica dei tagli lineari proposti dal ministro Tremonti. È quindi necessario trovare le risorse per stimolare la crescita riducendo la spesa pubblica improduttiva, diminuendo i finanziamenti alla politica, introducendo un'opportuna revisione dei meccanismi di spesa dello Stato, tagliando in maniera selettiva gli sprechi nel comparto sanitario, superando i finanziamenti a pioggia alle imprese e creando, attraverso il federalismo, una competizione virtuosa tre le pubbliche amministrazioni. È essenziale infine stimolare la competitività del Paese, riducendo il carico fiscale, assumendo l'impostazione progettuale avanzata dalla Banca d'Italia per quanto riguarda il Mezzogiorno, innovando l'ancoraggio europeo del Paese secondo quanto suggerito dal cosiddetto «Rapporto Monti» del 2010, favorendo le liberalizzazioni anche nel mondo delle professioni, finanziando la ricerca, l'innovazione e l'economia verde e migliorando la qualità del sistema giurisdizionale. (Applausi dai Gruppi Misto-ApI, UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE e PD. Congratulazioni).
BALDASSARRI (FLI). Se è a tutti evidente la necessità di tenere sotto controllo l'andamento del debito pubblico e del deficit, è altrettanto palese che per consentire il raggiungimento di un equilibrio finanziario strutturale non si può trascurare di stimolare la crescita economica. A tal fine è innanzitutto necessario provvedere a una riforma dello statuto della Banca centrale europea, che attualmente affida all'istituto di Francoforte il solo obbiettivo di controllare l'inflazione, senza valutare i costi in termini di minore crescita e gli effetti negativi sull'apprezzamento dell'euro. Non si può infatti sottovalutare il fatto che l'alto valore della moneta europea in rapporto alle divise statunitense e cinese ha costituito un eccezionale freno alla crescita dell'economia continentale. Appare inoltre necessario rivedere il patto di Maastricht, i cui parametri appaiono arbitrari e anacronistici, prevedendo un controllo più rigoroso sulla spesa corrente e consentendo invece più ampi margini di spesa per effettuare investimenti e per finanziare la ricerca e l'innovazione. Per valutare la stato di salute di un sistema economico è inoltre opportuno che venga considerato non soltanto lo stato delle finanze pubbliche, ma anche il valore del risparmio netto nazionale, comprensivo della quantità di risorse risparmiate dalle famiglie. Occorre infine riconoscere che la creazione di un'unità politica europea più intensa, che arrivi a dar vita agli Stati uniti d'Europa, non rappresenta un'utopia, ma una realistica emergenza di fronte all'ampiezza delle crisi che il sistema europeo è chiamato ad affrontare. Condivide infine il contenuto della mozione illustrata dal senatore Rutelli, ma lo invita ad interrogarsi sulle incombenze che dovranno essere affrontate dal Paese fin dalla prossima primavera e a presentare proposte emendative alla manovra finanziaria, indicando concretamente gli obiettivi di crescita e di equità e le voci da tagliare per reperire le risorse necessarie. (Applausi dai Gruppi FLI e PD e della senatrice Poli Bortone).
PICHETTO FRATIN (PdL). Nel corso degli ultimi anni la crisi economica, nata negli Stati Uniti, si è progressivamente estesa all'Europa attraverso crisi bancarie, crollo dei consumi ed aumento della disoccupazione, provocando per reazione un forte intervento degli Stati nell'economia, con conseguente aumento del debito pubblico e rischio di default dei singoli Paesi, come nel caso della Grecia. Si è reso evidente, in un simile contesto, che l'unione monetaria europea non funziona senza un'unione economica, cioè senza una governance in grado di decidere, procedure coordinate a livello temporale tra i diversi Paesi ed un efficace sistema sanzionatorio per gli inadempienti. Ciò che avviene in un singolo Stato riguarda anche tutti gli altri Stati membri e rischia, nei casi più gravi, di mettere a rischio la tenuta stessa della moneta unica. La sorveglianza e le sanzioni da sole non bastano: occorre coordinare ed armonizzare i modelli di intervento, la politica fiscale e previdenziale, la pubblica amministrazione. L'alternativa rischia di essere un governo di fatto dello Stato più forte, cioè della Germania. La ristrutturazione delle regole comunitarie sta avendo luogo di pari passo con l'introduzione di importanti riforme a livello nazionale, quali la nuova legge di contabilità pubblica e il federalismo fiscale. In tale ambito, il Governo italiano dovrà essere in grado di negoziare, in sede europea, regole giuste e quantità compatibili con le esigenze dell'Italia e degli altri Stati membri. (Applausi dal Gruppo PdL).
VACCARI (LNP). La crisi economica che ha investito l'Unione europea ha messo in evidenza la necessità di politiche strategiche condivise a livello comunitario. Sul fronte dell'occupazione e della competitività delle imprese un esempio positivo è rappresentato dalla Polonia, che ha risentito poco degli effetti della crisi perché è stata capace di avviare coraggiose politiche di liberalizzazione e riforme strutturali; un altro esempio virtuoso di accordi avanzati con le parti sociali è rappresentato dal modello Volkswagen in Germania. A livello nazionale, la Lega Nord ha avanzato da tempo la proposta di collegare le retribuzioni al costo della vita, che differisce notevolmente tra le diverse aree del Paese, in particolare è più elevato al Centro-Nord rispetto al Sud. Ciò garantirebbe ai lavoratori del Nord retribuzioni più adeguate al costo della vita e la possibilità di aumentare i consumi ed offrirebbe alle Regioni meridionali l'opportunità di migliorare il livello di occupazione, in quanto notoriamente gli investimenti economici sono attratti dalle aree dove il costo del lavoro è più basso. Più in generale, nel mondo del lavoro sarebbero necessarie incisive riforme volte a riequilibrare i diritti e le tutele, che attualmente sono eccessivi per alcune categorie di lavoratori ed insufficienti o assenti per altre categorie. Purtroppo i sindacati e le forze politiche di sinistra sono arroccati su una difesa aprioristica dello status quo e su un timoroso rifiuto di qualsiasi cambiamento. (Applausi del senatore Massimo Garavaglia). Allega il testo integrale dell'intervento ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).
GIARETTA (PD). Le proposte di modifica delle procedure comunitarie di sorveglianza e di coordinamento delle politiche economiche si basano su un presupposto amaro, ma condivisibile: non si può vivere troppo a lungo al di sopra delle proprie possibilità ed occorre raggiungere un nuovo equilibrio, che non può fondarsi solo sulle politiche restrittive e sul rigore finanziario, ma deve prevedere anche un impegno per lo sviluppo. L'Italia può e deve sfruttare questo vincolo esterno per migliorare la finanza pubblica e la competitività del Paese, dotandosi degli strumenti previsti negli stessi documenti europei, ad esempio di organismi pubblici indipendenti di valutazione e di analisi. Non si capisce, a tal proposito, perché il ministro Tremonti sia restio a rafforzare i poteri dell'ISTAT e a creare un Servizio del bilancio parlamentare e non abbia ancora provveduto alle nomine riguardanti la CONSOB. È vero che l'Italia in alcuni parametri, ad esempio nel sistema bancario e nel risparmio privato, presenta una situazione migliore rispetto ad altri Paesi; tuttavia in altri, quali la competitività del sistema produttivo, la situazione è nettamente peggiore. Se verrà confermato un percorso di rientro obbligatorio del 5 per cento annuo fino al raggiungimento del limite del 60 per cento nel rapporto tra debito pubblico e PIL, l'Italia avrebbe già dei problemi a rispettare tali parametri in caso di crescita al 2 per cento e sarebbe in serissima difficoltà nel caso, più plausibile, di una crescita pari all'1 per cento. È evidente allora la necessità di un intervento straordinario in grado di ridurre il rapporto tra debito pubblico e PIL e di far ripartire la crescita. Nel primo caso le proposte consistono in un intervento di mobilitazione del patrimonio pubblico e in un'imposizione una tantum sui grandi patrimoni privati. Nel secondo caso, non potendo più procedere ad una svalutazione competitiva della moneta, è necessario intervenire sul costo dei fattori; non però sul costo del lavoro, sul quale già si è intervenuto troppo, quanto piuttosto sulle liberalizzazioni, sul costo dei servizi, sulla logistica e sull'energia. (Applausi dal Gruppo PD).
POLI BORTONE (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Consegna il testo scritto dell'intervento affinché sia pubblicato in allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B). Manifesta perplessità su una discussione in cui è serpeggiato un certo euroscetticismo, come se l'Europa fosse rappresentata dalla Banca centrale, piuttosto che dalle politiche di convergenza e di coesione. Il rapporto con l'Europa non deve essere inteso in modo burocratico e il dibattito non deve limitarsi al Patto di stabilità e alle strategie di risanamento. La discussione dovrebbe privilegiare invece i contenuti della mozione del senatore Rutelli e provare a definire una politica nazionale per lo sviluppo e l'occupazione, che contempli aiuti alle famiglie e tasse sulle rendite finanziarie speculative. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE e PD e del senatore Rutelli. Congratulazioni).
PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.