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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 447 del 27/10/2010


Allegato B

Testo integrale dell'intervento del senatore Vaccari nella discussione di documenti relativi a schemi di Regolamenti comunitari e della connessa mozione n. 314

Signor Presidente, onorevoli colleghi, sottosegretario onorevole Casero, abbiamo capito in questo periodo di crisi internazionale la necessità di politiche strategiche europee condivise come pure, vorrei aggiungere - e dopo riprenderò questo aspetto - anche la circuitazione delle best practices dei paesi europei nel settore economico visto in senso esteso per riallineare i diversi squilibri.

Molti sono i temi connessi a questo argomento ma vorrei qui soffermarmi su efficienza del lavoro e competitività delle imprese. Già abbiamo discusso di questi temi in occasione della DFP. Un esempio significativo come Paese è la Polonia, che possiamo dire non ha sentito o ha sentito poco la crisi per aver da tempo avviato con coraggio e decisione politiche di liberalizzazioni e riforme strutturali. Viene immediatamente da pensare alla riforma del federalismo ed al merito della Lega di aver sempre combattuto per questo ed ai cittadini che ci sostengono sempre più numerosamente ed in tutto il Paese.

Un esempio significativo come sistema industriale é la Volkswagen; esempio virtuoso di accordi sindacali e territoriali (anche come concorrenza tra gli stabilimenti mondiali) specialmente per le scelte avanzate e pragmatiche delle parti sociali. Vorrei ricordare la riduzione del salario, la variazione dell'orario di lavoro e assunzioni differenziate (noto accordo 5000-5000).

Non possiamo purtroppo fare le stesse considerazioni se guardiamo i casi locali iniziando dal rapporto FIAT - sindacati. Parliamo allora della proposta della Lega di legare le retribuzioni al costo della vita che, in Italia, varia in maniera sostanziale dal Nord al Sud. Anche perché i cittadini vogliono cose semplice ed immediate e non sentire parlare dei massimi sistemi. CGIL, CISL e UIL hanno dichiarato la loro assoluta contrarietà con toni apocalittici, arrivando a sostenere che l'attuazione di una simile misura trasformerebbe l'Italia in una sorte di Unione Sovietica, mentre l'opposizione ha bollato la proposta come un'idea inutile, vecchia e superata. Anche i Governatori di Calabria e Sicilia hanno espresso pareri negativi, sostenendo che la misura in esame avrebbe aumentato gli squilibri tra Nord e Sud e penalizzato ulteriormente il Mezzogiorno. Si paventava insomma un ritorno alle gabbie salariali, ritenute un "male assoluto", superato nel 1969 in nome dell'uguaglianza dei lavoratori. In realtà la proposta da noi avanzata consiste sostanzialmente nel differenziare su base regionale la contrattazione salariale.

L'idea nasce da un dato di fatto incontrovertibile: l'Italia dal punto di vista economico è un paese spaccato, con un Centro-Nord in cui esiste una disoccupazione bassa ed un costo della vita alto e un Sud in cui, al contrario, si ha una disoccupazione a livelli record e un costo della vita sensibilmente minore rispetto al resto d'Italia. Prendere atto di questa disomogeneità e differenziare i contratti di categoria su base regionale e in relazione al costo della vita è la proposta della Lega Nord.

La proposta è sensata per varie ragioni. La prima è di ordine per così dire "morale" e fa riferimento a quegli ideali di uguaglianza sostanziale, e non solo formale, e di dignità dei lavoratori che, come si diceva, sono stati evocati per decenni dalla sinistra e sono a tutt'oggi, almeno nelle dichiarazioni, un presupposto irrinunciabile della cultura progressista e della stessa nostra Costituzione. Il salario infatti non è una entità astratta, un numero o un concetto matematico puro, ma non è altro che il corrispettivo che il datore di lavoro (privato o pubblico che sia) deve corrispondere al lavoratore per garantire a lui e alla sua famiglia un'esistenza sicura e dignitosa. In sostanza, il valore numerico in se è irrilevante (e ce ne siamo accorti negli ultimi anni quando, dopo l'adozione dell'euro, gli stipendi, pur rimanendo formalmente identici hanno perso gran parte del loro potere di acquisto); quello che conta è la quantità di beni e servizi, necessari alla vita di ognuno, che con quel valore si possono comperare.

Il progetto della Lega e del suo segretario federale Bossi è quello di riequilibrare questa disparità e trasformare il concetto astratto di stipendio in un concetto più concreto di beni acquistabili, garantendo così a tutti i lavoratori che svolgono compiti analoghi la possibilità di acquistare un'analoga quantità di beni. Dunque, una parità vera tra quanto offerto in termini di lavoro e quanto ricevuto in termini di beni acquistabili da tutti i lavoratori, quale che sia la loro zona di residenza. Su questa base risulta incomprensibile l'assoluta contrarietà che la proposta ha suscitato nei sindacati e nell'opposizione di sinistra che, almeno stando alle dichiarazioni di intenzioni, ha sempre mirato a garantire ai lavoratori il soddisfacimento dei propri bisogni specifici (che come si è detto variano a seconda di quale sia il costo della vita) e un'uguaglianza che sia reale e non riguardi solo la forma.

Ma le motivazioni le motivazioni di equità non sono le sole che rendono interessante il disegno di legge sui salari territoriali; ci sono anche ragioni meramente economiche che potrebbero far risultare vantaggiosa, soprattutto per i cittadini del Sud Italia, una simile proposta. Dal 1969 in poi, infatti, ossia da quando è stata abolita la differenza salariale tra il Sud e il Nord, il divario esistente a livello economico non solo non è scomparso ma è, al contrario, cresciuto costantemente. A causare questa differenza macroscopica di ricchezza tra le varie regioni d'Italia è principalmente la differente incidenza dell'occupazione. Se dunque le regioni d'Italia con il PIL pro capite più basso sono anche quelle con livelli di disoccupazione cinque volte maggiori rispetto alle regioni ricche, è facilmente ipotizzabile che per ridurre questa dualità si dovrebbe puntare all'aumento del numero di occupati piuttosto che all'aumento del salario di chi un lavoro già ce l'ha.

Calmierare le retribuzioni su base regionale risulterebbe positivo: i lavoratori del Nord infatti potrebbero godere di una maggiorazione sulle loro buste paga, che permetterebbe loro di garantirsi consumi più adeguati alle proprie esigenze (tonificando in tal modo con un aumento della domanda anche la congiuntura economica), mentre al Sud il minore costo del lavoro consentirebbe di aumentare il numero complessivo degli occupati (in quanto in un sistema ormai globalizzato i posti di lavoro tendono a spostarsi in zone dove il costo è più basso).

Criticare le proposte di chi governa, anche quando sono dettate dal semplice buon senso, è una prassi che in Italia sembra quasi essere un obbligo per chi è all'opposizione; tuttavia la difesa aprioristica dello "status quo" e la paura di ogni cambiamento, che contraddistinguono i sindacati rischiano di rivelarsi scelte molto dannose.

Esistono forti differenze di status nel nostro mercato del lavoro, dove a soggetti che godono di ampie garanzie, in certi casi anche eccessive alla luce delle crescenti difficoltà economiche e di cui a volte si abusa, si contrappongono soggetti quali i precari, i lavoratori a tempo determinato ed a progetto, o gli occupati in piccole imprese che sono privi di qualunque tutela, anche se siamo comunque positivamente intervenuti in questo ambito. Nonostante questo, le forze della sinistra si oppongono strenuamente a ogni cambiamento che tenda a limitare le garanzie acquisite da alcuni al fine di concederne in parte a chi ne è sprovvisto e in questo paradosso finiscono per assumere un ruolo conservatore, nel senso più letterale e negativo del termine.

Integrazione all'intervento della senatrice Poli Bortone nella discussione di documenti relativi a schemi di Regolamenti comunitari e della connessa mozione n. 314

Colleghi senatori, il recente dibattito sulla riforma del Patto di stabilità e crescita che i Governi nazionali stanno conducendo in sede europea, e che avrà come prossimo step il decisivo incontro del Consiglio dei Capi di Stato e di Governo, rischia di essere incanalato verso binari che potrebbero essere distorsivi non solo per il nostro Paese, quanto per l'intero Continente se non affrontato con la dovuta cautela e con un pragmatismo che si rende necessario visto lo scenario economico mondiale attuale.

Il 29 settembre il pacchetto di proposte avanzate dalla Commissione europea per riformare la governance economica del Vecchio Continente ha costituito solo l'ultimo passaggio di un percorso che fin dallo scoppio della crisi economica ha inteso dare nuove forme di stabilità economica fondate su logiche preventive e che potessero in qualche modo evitare quello che purtroppo sarebbe potuto accadere con la vicenda Grecia. Un percorso, si diceva, che da una parte è fondato sul rigore nei bilanci pubblici, ma che d'altra parte incoraggia gli Stati a migliorare il loro sistema fiscale. Azioni che si rendono necessarie a causa della cattiva opera degli Stati membri e soprattutto dell'Italia che, negli anni precedenti alla crisi ed in pieno sviluppo, hanno ritenuto opportuno incrementare la spesa pubblica piuttosto che mettere ordine nei conti pubblici come è doveroso fare quando le cose vanno bene.

Se è vero che il nuovo Patto di stabilità e crescita introdurrà sanzioni pesanti per i Paesi che sfondano i parametri di deficit (3 per cento del PIL) e di debito pubblico (60 per cento del PIL), è certo per il nostro Paese, che ha un deficit del 5 per cento ed un debito pubblico al 118 per cento del PIL, c'è davvero poco di che stare allegri.

E allora, onorevoli colleghi, il nostro Paese oggi più che mai deve mantenere alta l'attenzione e soprattutto si rende indispensabile che il Governo si faccia promotore di alcune questioni cardine in seno al prossimo dibattito del Consiglio europeo. Questioni dalle quali non possiamo prescindere per il futuro non solo del nostro Paese, ma dell'Europa intera.

La ricostruzione dell'ordine economico mondiale non potrà non tenere conto di quanto sta avvenendo sia nei Paesi asiatici, con in testa la Cina, sia soprattutto negli Stati Uniti. Negli USA la Federal Riserve, già lo sta facendo, punterà sempre più sulla svalutazione del dollaro: uno scenario per nulla sereno e che ha la complicità forte della Cina. Un forte attentato all'economia europea, in quanto comporterebbe un forte danno all'euro, che si ripercuoterà soprattutto sulle esportazioni, una delle poche leve di vantaggio competitivo che ancora ci rimangono.

La riforma del Patto di stabilità dovrà, dunque, mantenere il necessario coordinamento tra gli Stati membri, senza confondere lo stesso coordinamento con la centralizzazione che forse qualche Paese come la Germania cercherà di imporre a discapito degli altri paesi. Siamo convinti che il nuovo Patto dovrà essere severo nel pretendere il rigore nei conti pubblici, purché questo non avvenga esclusivamente a discapito della crescita e dello sviluppo del sistema. Le nuove regole dovranno anche tenere conto delle diversità tra Stati membri, cosi come non potranno prescindere dagli obiettivi di crescita degli investimenti in innovazione e ricerca, degli investimenti in energia pulita e della lotta alla povertà. Tutti elementi che sono ben individuati nella Comunicazione della Commissione Europea "UE 2020". Gli obiettivi di "Europa 2020", pur viaggiando su binari paralleli rispetto agli incipit del nuovo Patto di stabilità e crescita, dovranno comunque individuare terreni di convergenza ed obiettivi comuni. Non può esistere rigore senza sviluppo, come non può esserci sviluppo per chi non opera il necessario contenimento della spesa pubblica e del deficit.

L'Europa e la sua nuova governance economica dovranno per un attimo non lasciarsi trascinare dalla cosiddetta febbre dei tagli di bilancio che ha preso piede nel continente con la vicenda Grecia. Il risanamento dei conti pubblici è un dovere indifferibile di tutti gli Stati membri e di certo lo è ancor di più per il nostro Paese; ma la stessa importanza devono riscontrarla le necessarie misure per la ripresa economica e lo sviluppo, perché non è accettabile un'ulteriore perdita di competitività dell'economia europea rispetto alle economie mondiali.

L'apparente scelta dicotomica tra rigore e stimoli allo sviluppo in realtà è un falso problema, un alibi di carta rispetto al quale la governance economica europea dovrà andare oltre. Come si potrebbe, d'altronde, pretendere che i titoli di Stato possano avere appeal se i disavanzi non si riescono a contenere, ma anche se la crescita europea non è in alcun modo sostenuta?

Pragmatismo, si diceva, nell'adeguare il rispetto dei parametri ad obiettivi di crescita ed alle strutturali diversità degli Stati membri. Lo stesso pragmatismo che è stato suggerito nel "Rapporto Monti" alla Commissione europea, in cui si è offerta una visione diversa e moderna del mercato unico e si è suggerito di dare ampio risalto, negli Stati membri, alla spesa virtuosa, la spesa che si è dimostrata in grado di realizzare investimenti utili e nuova occupazione: certamente un valore che salvo rari casi non appartiene al nostro Paese. E non apparterrà mai se i fondi europei e nazionali stanziati e destinati allo sviluppo infrastrutturale del Mezzogiorno vengono continuamente depauperati a beneficio di aspirazioni personali di questo o quel Ministero. Mi riferisco soprattutto ai Fondi FAS, che nella loro integrità avrebbero potuto rimettere in piedi il Sud e renderlo finalmente presentabile agli occhi del resto del Paese. Perché non può esistere sviluppo italiano senza sviluppo del Mezzogiorno. E ancora non avete capito che il Sud è la più grande risorsa naturale e di capitale umano che oggi questo Paese possiede.

Scetticismo ed incredulità, dunque, è quanto proviamo verso quanto questo Governo sta proponendo al nostro Paese. Anzi, per essere più precisi, per quanto non sta proponendo. Il Ministro Tremonti, fino ad oggi, certo condizionato ed obbligato in qualche modo dalla questione crisi, ha completamente messo da parte le riforme e gli investimenti che sono necessari per il nostro Paese, a vantaggio di un rigore che, lo capiamo, è reso necessario dalla pesantezza del nostro debito pubblico e dall'assenza di crescita del PIL. Ma è senza ombra di dubbio la dolorosa conseguenza anche della ingente spesa pubblica, questa volta non virtuosa che negli ultimi anni ci avete consegnato: ci avete consegnato solo tagli lineari a risorse fondamentali, e questo a discapito degli investimenti e delle vere riforme per le famiglie e per le imprese. Adesso, tiriamo un sospiro di sollievo, forse avete finalmente capito che senza una valida riforma fiscale questo Paese non può ripartire. E speriamo che non sia la solita "carota" che si tenta di farci digerire.

Ma se posso permettermi, mi rivolgo al Governo; anche qui bisogna avere le idee davvero chiare. Come intendete gestire, ad esempio, il rapporto tra la nuova riforma fiscale ed il federalismo fiscale attempato che ci state imponendo? Come farete a mettere d'accordo queste due enormi riforme? Attenzione, perché con questo federalismo ci saranno regioni dove la pressione fiscale sarà inferiore e regioni dove alcune imposte, vedi l'IRAP per quelle vincolate agli eccessivi deficit sanitari, non potrà essere diminuita. Riuscirete, ahimè, a scatenare solo una triste competizione fiscale tra regioni stesse, un nuovo fenomeno migrario tra regioni, in cerca del luogo che applicherà la minore pressione fiscale sui cittadini, già resi inermi dalla crescente disoccupazione del nostro Paese.

Ancora più opportuno, e questo lo sosteniamo da tempo, agire sulla fiscalità delle famiglie e in particolar modo con l'introduzione del quoziente familiare. Qui, al di là dei soliti spot, aspettiamo segnali concreti. Sappiamo che le riforme costano. E qui una piccola idea su come trovare le risorse possiamo darvela noi, ma molto probabilmente non vi piace (e soprattutto non piace al Presidente del Consiglio che si proclama il primo contribuente italiano). Se vogliamo dare un forte segnale, aumentiamo la tassazione sulle rendite finanziarie speculative! Certamente non sarà sufficiente, ma è di certo un ottimo segnale che, è bene ricordarlo, ci avvicina a quanto già avviene nella maggior parte dei Paesi europei. E soprattutto contribuisce a rendere un po' meno inaccettabile quella ingiustificata disparità che esiste tra la tassazione sul lavoro e quella sulle rendite.

Ancora, pretendiamo una maggiore attenzione per le piccole e medie imprese, il 97 per cento del nostro tessuto produttivo. Le imprese italiane subiscono oggi fortemente la concorrenza straniera e sono costrette a chiudere o abbandonare l'Italia per cercare ripari più accoglienti. E quando un'impresa non è in grado di crescere, svilupparsi e competere, chi ne risente maggiormente sono i lavoratori e, di conseguenza, le famiglie. Al di la dei finti proclami, come quello del fondo d'investimento che avete promosso per le PMI, ma che in realtà può essere destinato solo a poche imprese, vogliamo misure concrete. Solo cosi le nostre aziende possono competere in Europa e nel mondo.

Oggi a mio avviso, e lo dico senza rischio di eccessiva semplificazione, il nostro Paese necessita prima di ogni altra cosa di tre ingredienti: innovazione, cultura e coraggio. Innovazione nella capacità di proporre soluzioni nuove, snelle ed al passo con i tempi. Cultura, perché la formazione personale e l'università in particolar modo, sono elementi imprescindibili per la crescita degli individui. Coraggio, perché un Paese che non è conscio delle necessità del suo popolo, è destinato ad arroccarsi su se stesso ed a dissolversi. E allora basta spot, vogliamo risposte concrete. Per presentarci davanti all'Europa finalmente con forza e non con la coda di paglia da ultimi della classe che da qualche tempo ci contraddistingue.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Battaglia, Caliendo, Castelli, Chiti, Ciampi, Davico, Dell'Utri, Digilio, Donaggio, Giovanardi, Longo, Mantica, Mantovani, Messina, Oliva, Palma, Pera, Vicari e Viceconte.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Amato e Esposito, per attività della 4a Commissione permanente; Bubbico, per attività della 10a Commissione permanente; Bianchi, De Angelis e Negri, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; Saro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa - UEO; Torri, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo Il Popolo della Libertà ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti:

6a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Mauro Cutrufo;

7a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Mauro Cutrufo.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Vallardi Gianpaolo, Monti Cesarino, Cagnin Luciano, Mura Roberto, Aderenti Irene, Leoni Giuseppe, Valli Armando, Mazzatorta Sandro, Maraventano Angela

Proroga dei termini di operatività del sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti (2412)

(presentato in data 27/10/2010 ) .

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 25 ottobre 2010, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della legge 1° dicembre 1997, n. 420 - la proposta di istituzione e di finanziamento di un Comitato nazionale (n. 288).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, l'atto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 26 novembre 2010.

Mozioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Colombo ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00331 della senatrice Bonino ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Peterlini ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03893 della senatrice Giai ed altri;

I senatori D'Ubaldo, Russo, Carlino e Mascitelli hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03952 del senatore Lannutti.

Mozioni

MARCENARO, MALAN, BAIO, SOLIANI, PERTOLDI, RUSCONI, MAGISTRELLI, MARINO Mauro Maria, BOSONE, GIARETTA, ROSSI Paolo - Il Senato della Repubblica,

Premesso che:

le violazioni dei diritti umani in Birmania sono gravi e sistematiche, avvengono da molti anni e ancora continuano. Questo è quanto emerge dai rapporti delle Nazioni Unite e la realtà di tali sistematiche violazioni è dinanzi agli occhi di tutti: sono migliaia i prigionieri politici, a partire dalla leader dell'opposizione birmana Aung Suu Kyi;

il 7 novembre prossimo si svolgeranno in Birmania le elezioni politiche. La nuova Costituzione della Birmania prevede l'assegnazione del 25 per cento dei seggi ai militari, mentre le leggi elettorali escludono dalla partecipazione al voto e alla candidatura la gran parte dei partiti di opposizione, dei prigionieri politici e i membri degli ordini religiosi, tra cui i 400.000 monaci buddisti;

le Nazioni Unite, l'inviato speciale dell'Unione europea per la Birmania/Myanmar, la comunità internazionale nel suo insieme sono da anni impegnati per una soluzione politica che possa condurre le autorità birmane a cessare le violazione dei diritti umani, scarcerare i prigionieri politici e consentire ai propri cittadini libertà di espressione e di voto. In particolare, il relatore speciale delle Nazioni Unite per la Birmania, Tomas Ojea Quintana, ha rivolto al Governo della Birmania le seguenti raccomandazioni:

a) che rispetti la libertà di espressione e di opinione e la libertà di assemblea e di associazione nel contesto delle elezioni nazionali;

b) che rilasci tutti i prigionieri di coscienza;

c) che affronti i problemi della giustizia e della accountability;

d) che attui i quattro elementi centrali dei diritti umani specificati nel precedente rapporto del relatore speciale alla Assemblea Generale (A/63/341);

e) che faciliti l'accesso alla assistenza umanitaria e continui a sviluppare la cooperazione con il sistema internazionale dei diritti umani,

impegna il Governo:

a chiedere l'immediata liberazione di Aung Suu Kyi e di tutti i prigionieri politici;

a chiedere alle autorità birmane di ripensare la chiusura agli osservatori stranieri e ai media internazionali di qualsiasi forma di osservazione e monitoraggio delle elezioni;

a rafforzare ogni sforzo nelle sedi internazionali e diplomatiche, a cominciare dai Paesi dell'area, per favorire l'apertura di un dialogo politico che riunisca attorno allo stesso tavolo la giunta militare birmana, le forze di opposizione e le nazionalità etniche.

(1-00332)

Interrogazioni

CECCANTI, CHITI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nell'ambito dell'operazione "Underwood" la Divisione anticrimine e la Squadra mobile della Questura di Latina hanno sequestrato beni mobili e immobili per un valore di circa 30 milioni di euro appartenenti alla famiglia dell'imprenditore Salvatore Di Maio;

secondo quanto riferito dalla stessa Questura, il provvedimento preventivo rientra nell'ambito delle indagini per il coinvolgimento della famiglia Di Maio con le organizzazioni criminali campane, tra cui il clan Cava di Quindici (Avellino);

da tempo Salvatore Di Maio era sotto indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha accertato come tutto il complesso immobiliare posto sotto sequestro, intestato alla società Clama Srl di cui il Di Maio è amministratore unico, appartenga in realtà allo stesso clan Cava;

le misure patrimoniali sono state emesse nei riguardi di Salvatore Di Maio e di tutta la sua famiglia, compresa la figlia dell'imprenditore Rosa Di Maio che è anche Consigliere comunale di Sabaudia (Latina);

Rosa Di Maio risulta essere intestataria del 30 per cento dei beni sequestrati e amministratore unico di due società;

sempre a seguito delle indagini della Direzione distrettuale antimafia, nel mese di novembre 2009 la Guardia di finanza di Latina e gli agenti del Nipaf (Nuclei investigativi provinciali di Polizia ambientale e forestale) hanno sequestrato cinque locali e le relative attività commerciali, nel centro di Sabaudia, in un edificio di proprietà della Regione Lazio affittato ad una delle società in cui Rosa Di Maio figura come amministratore unico, con l'accusa di mutazione, usurpazione e abusivismo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se abbia notizie circa eventuali provvedimenti nei confronti del consigliere Rosa Di Maio considerato che alla luce di quanto accertato dagli inquirenti sussistono le condizioni previste dall'art. 59, comma 1, lettera c), del testo unico degli enti locali di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 relativo alla sospensione degli amministratori locali indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso;

quali iniziative intenda porre in essere al fine di accertare se ricorrano pericoli di infiltrazione di tipo mafioso nel Comune di Sabaudia e stabilire la necessaria trasparenza dell'amministrazione locale.

(3-01696)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

CAMBER - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto-legge n. 223 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006 prevede che l'attività di panificazione possa essere esercitata da qualunque soggetto in possesso dei requisiti strutturali ed igienico-sanitari previsti dalla normativa;

l'attività di panificazione è un'attività di trasformazione secondaria, in quanto essa si basa sulla farina, a sua volta ottenuta per macinazione del grano e quindi correttamente considerata quale prodotto di prima trasformazione;

con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 5 agosto 2010 ("Individuazione dei beni che possono essere oggetto delle attività agricole connesse di cui all'articolo 32, comma 2, lettera c) del testo unico delle imposte sui redditi") sono state ampliate le tabelle dei prodotti che possono essere appunto oggetto delle attività agricole, nelle quali è stata ricompresa l'attività di produzione di prodotti di panetteria freschi, che quindi verrebbe a configurarsi, in tale ambito, quale attività di trasformazione primaria e come tale produttrice di reddito agrario, soggetto ad un trattamento fiscale e regolamentare diverso rispetto alla medesima attività di panificazione svolta da un artigiano;

viene così a crearsi una evidente disparità di costi fiscali tra operatori che dovrebbero essere assoggettati alle stesse normative e per i quali le regole di accesso al mercato dovrebbero essere identiche e non a vantaggio dell'uno e a sfavore dell'altro;

il decreto ministeriale rischia quindi di porsi in contrasto con i principi di concorrenza e libero mercato, in violazione dei princìpi fondanti dell'Unione europea in materia;

l'attività di panificazione deve sottostare ad univoche norme igienico-sanitarie, ambientali, di sicurezza del lavoro, fiscali e, non ultimo, contrattuali indipendentemente da quale sia il soggetto che la intraprende,

si chiede di sapere quali iniziative possano essere urgentemente assunte per eliminare la disparità di trattamento fiscale e regolamentare conseguente all'entrata in vigore del decreto, anche nel rispetto di quanto previsto dagli articoli 3 e 41 della Costituzione italiana secondo la quale qualunque attività non può sottostare a discipline diverse a seconda dell'appartenenza settoriale dell'imprenditore.

(4-03953)

VALDITARA - Ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il dottor Antonino Condorelli, procuratore capo del Tribunale di Mantova, in una intervista alla "Gazzetta di Mantova" del 21 ottobre 2010, ha portato all'attenzione del più vasto pubblico i danni causati dai pesanti tagli al budget per l'acquisto di materiale di cancelleria sottolineando che tra qualche giorno non si potranno più stampare neanche gli atti processuali;

il budget, di appena 2.400 euro da spendere per tutto il 2010, è pari alla metà della dotazione del 2009, ed è già terminato;

gli atti giudiziari, accertamenti, trascrizioni e ogni altro tipo di documento relativo ad inchieste, vengono tenuti insieme da semplici fogli di carta A3 e non come si usa fare da cartelline colorate, in base al giudizio o al reato, per distinguere i vari tipi di procedure;

a causa di queste cartelline improvvisate e senza colori, si è corso il rischio più di una volta di commettere errori gravi come quello che qualche udienza slittasse, a beneficio degli imputati;

i dipendenti, per poter mandare avanti il loro lavoro, si arrangiano portando da casa colla, spillatrice e graffette;

sempre il dottor Condorelli durante l'intervista dice: "Se compriamo la carta, ci mancano i soldi per le cartellette. Se compriamo le cartellette, non possiamo cambiare i toner delle stampanti";

nel 2009 lo stesso problema fu condiviso anche dal dottor Nora, Presidente del Tribunale, ma, in quel caso, dopo una lettera alle istituzioni, il problema si risolse perché arrivarono, grazie al Comune e dall'Ordine degli avvocati, carta e cartellette,

si chiede di conoscere:

come i Ministri in indirizzo intendano ovviare al grave problema del Tribunale di Mantova;

se non ritengano indispensabile, per il prossimo anno, dotare il Tribunale di Mantova di risorse sufficienti per arrivare alla fine dell'anno e per permettere agli addetti alla giustizia di operare in maniera giusta e corretta senza l'affanno e la paura di sbagliare.

(4-03954)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute e dello sviluppo economico - Premesso che:

a quanto risulta all'interrogante, i vertici di Tirreno Power, società che gestisce l'impianto a carbone di Vado Ligure, vogliono ampliare la struttura;

Vado Ligure è un paese in provincia di Savona con ottomila abitanti, una centrale a carbone e il 30 per cento di tumori maligni ai polmoni in più rispetto al resto della Regione;

i progetti espansivi di Tirreno Power, controllata dalla Sorgenia di De Benedetti, hanno scosso la comunità locale, che si sta battendo per arginare la crescita di quello che tutti definiscono "mostro";

in Liguria ci sono tre centrali, che costituiscono un terzo di tutte quelle italiane. L'impatto sulla salute pubblica è facile da immaginare anche senza una laurea in oncologia: i metalli pesanti che le ciminiere liberano nell'atmosfera a combustione avvenuta sono tutt'altro che salutari;

l'associazione "Moda" di Savona ha calcolato i costi totali in rapporto alla emissioni, in caso di ampliamento della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure: 36,5 milioni di euro all'anno per danni alla salute, alle coltivazioni, alle cose e 106 per i cambiamenti climatici. Il totale supera i 142 milioni di euro. Si parla anche di possibili 3.380 morti premature in 30 anni di funzionamento del sito;

desta molta preoccupazione la denuncia dei medici Virginio Fadda (biologo) e Agostino Torcello (pneumologo), dell'associazione ambientalista "Moda", secondo cui, se la Regione Liguria nei prossimi giorni deciderà di dare il via libera all'ampliamento della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure (Savona), i cittadini pagheranno un prezzo altissimo;

"Moda", scrive Curzio Rosso su "Il Fatto Quotidiano", ha paragonato le emissioni della Tirreno Power con quelle della centrale a carbone di Sempra Twin Oaks 3 in Texas, sulla base di uno studio condotto negli Usa su sviluppo ed energia sostenibile. «Sono affermazioni alle quali non possiamo rispondere perché analoghe ad un contesto diverso» replica la Tirreno Power secondo quanto riportato nel citato articolo. Per l'azienda, le posizioni degli ecologisti savonesi sono «assolutamente estremiste, al limite del procurato allarme», del tutto estranee al contesto dell'impianto ligure che «esercita la propria attività all'interno di un contesto normativo stringente»;

le stime del "Moda", ribattono Fadda e Torcello, a quanto risulta dal citato articolo, sono state calcolate in base ai parametri della Commissione Extern dell'Unione europea tenendo conto della produzione media di emissioni degli ultimi anni. Anche per la mortalità le stime sarebbero «prudenti», perché viene considerata una zona del Texas con una popolazione notevolmente inferiore a quella di Savona. Per le associazioni ambientaliste è questo il motivo che spiega il basso prezzo del carbone: costa poco finché non si considerano tutti i costi esterni, che stabiliscono una relazione diretta tra l'uso del carbone per generare energia e il suo impatto sulla salute;

nei centri abitati più vicini alla centrale, scrive Rosso, il tasso di mortalità aumenta con la vicinanza all'impianto: sotto esame le patologie come ictus, cancro ai polmoni, alle corde vocali e infarti «che superano pericolosamente la media nazionale». I documenti e gli studi raccolti da biologi e medici dei comitati "Moda" e "Uniti per la salute" nonché dall'Ordine dei medici di Savona «descrivono un territorio compromesso dal punto di vista ambientale e della salute pubblica e lasciano molti dubbi sulla volontà della proprietà di investire e ridurre l'inquinamento», stabilendo una correlazione «tra le sostanze emesse in atmosfera, come ossidi di azoto e anidride solforosa, e le morti causate»;

per chi abita nella zona, continua "Il Fatto", la centrale di Vado Ligure è un incubo ricorrente: l'impianto è ritenuto responsabile di emissioni che provocano gravi danni alla salute. E la nuova unità alimentata a carbone da 480 Megawatt è altra benzina sul fuoco delle polemiche per gli abitanti che vivono a poche centinaia di metri dalle ciminiere. «È assodato che l'inquinamento da centrale a carbone produce sempre malattie e morti», sostiene Paolo Franceschi, pneumologo ed esperto di salute e ambiente per l'Ordine dei medici di Savona. «E l'incidenza di tumori alle corde vocali, al polmone, alla vescica e altre patologie vascolari, aumenta drammaticamente quanto più ci si avvicina ad una di queste centrali»;

gli effetti sulla salute, precisa Curzio Rosso, ricadono principalmente su cittadini che risiedono entro i 50 chilometri da un sito alimentato a carbone. Nel periodo 1999-2004 il tasso standardizzato di mortalità per tumori all'anno è maggiore nella provicia savonese: 273 decessi (uomini) ogni centomila abitanti contro i 240 della media nazionale. Le aree in cui la mortalità per tumore è aumentata corrispondono a quelle maggiormente inquinate con picchi per i maschi a Quiliano (287.8) e Vado Ligure (326.9), i due Comuni più vicini alla centrale. Ancora maggiore la discrepanza tra i dati nazionali e la provincia di Savona per la popolazione femminile: rispettivamente 140 e 199. E sempre a Vado si arriva addirittura a 211.9. Anche gli ictus sono aumentati rispetto alla media regionale con un eccesso di mortalità standardizzata del 36,8 per cento fra i maschi e del 22,6 per cento tra le femmine;

lo stesso dottor Franceschi ha redatto la perizia (commissionata dal Comune di Spotorno) per il progetto di ampliamento della centrale di Vado dal punto di vista degli "aspetti sanitari e ambientali correlari alla salute umana". Un dubbio condiviso da medici e ambientalisti: che per risparmiare si apportino solo miglioramenti marginali per l'uso di un combustibile che appartiene alla storia dell'800. Nella perizia si sottolinea che, nel calcolo delle emissioni, Tirreno Power non prende in considerazione l'inquinamento da polveri sottili secondarie, che costituiscono la stragrande maggioranza delle pericolose Pm 2.5 (particolato fine considerato una delle sostanze più pericolose per i polmoni);

i dati della perizia, continua "Il Fatto", raccontano una versione precisa: contando anche le polveri sottili secondarie si avrebbe una maggiore emissione, rispetto a quelle dichiarate, del 3000 per cento passando da 158 tonnellate all'anno a 4876. Da parte dell'azienda nessun dubbio: si va avanti con il progetto, nonostante tutto. E dopo l'ok del Ministero dell'ambiente all'ampliamento ora la decisione è in mano alla Regione Liguria, che nei prossimi giorni esprimerà il suo parere. La Tirreno Power intende dialogare con le istituzioni, data la disponibilità di investire 150 milioni di euro per migliorare e potenziare l'impianto, a patto che vi sia un chiaro ritorno economico;

un ulteriore potenziamento della centrale porterebbe a livelli di inquinamento superiori a quelli già intollerabili raggiunti fino ad oggi senza voler tener conto degli ulteriori danni derivanti dallo smaltimento del CDR (combustibile derivato rifiuti) previsto dal piano provinciale rifiuti;

a causa della loro obsoleta tecnologia, gli impianti della centrale hanno bassi rendimenti e non rispettano la migliore tecnologia disponibile prevista per gli impianti termoelettrici dalla direttiva della comunità europea recepita con il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372;

anche il Comune di Vado Ligure con il ricorso al TAR del novembre 2010, esprime il netto dissenso contro questo ampliamento;

i sindaci di Vado e Quiliano ritengono di avere ormai fatto tutto ciò che era in loro potere contro l'ampliamento della centrale di Vado Ligure e di poter solo attendere gli sviluppi che verranno imposti dall'alto (nell'ordine, da Regione e Governo nazionale);

il 25 ottobre 2010 si è svolto presso la Regione il "vertice" sull'inquinamento della centrale a carbone e la discussione sul suo possibile ampliamento tra l'assessore regionale all'ambiente Renata Briano, i sindaci di Vado e Quiliano Caviglia e Ferrando, i rappresentanti dell'Ordine dei medici savonese con il Presidente dottor Ugo Trucco e il referente scientifico dottor Paolo Franceschi, il direttore generale dell'Agenzia regionale per l'ambiente (ARPAL), Bruno Soracco e l'assessore provinciale ai trasporti e all'ambiente Paolo Marson. Grande assente, il Presidente della Regione Claudio Burlando;

l'ARPAL è al lavoro per elaborare i dati raccolti nel 2008 e trasmetterli all'Agenzia regionale per l'energia;

il giorno dopo l'incontro in Regione i giornali riportano "Centrale, parte il controllo pubblico" decisione che farebbe presupporre che, in 40 anni, milioni di tonnellate di carbone bruciato e di fumi siano stati felicemente inalati dalla popolazione savonese senza un controllo pubblico;

l'ARPAL, a cui viene affidato il controllo delle emissioni, è sotto inchiesta e come riporta un articolo del quotidiano "La Repubblica", 4 maggio 2010 "il pm Paola Calleri, titolare dell'inchiesta affidata ai carabinieri del Noe, attribuisce i reati di corruzione e turbativa d'asta. Stessa contestazione mossa a Bruno Soracco (direttore generale ARPAL presente all'incontro di ieri in Regione, n.d.r.). Falso ideologico, abuso d'ufficio e omissione sono attribuiti a Riccardo Sartori, responsabile del Settore Territorio del Dipartimento di Genova; Gino Vestri, che ha ricoperto questo incarico fino al dicembre del 2008 e ora dirige i 4 dipartimenti liguri; Stefano Maggiolo, direttore del Dipartimento di Genova. Non hanno ricevuto l'avviso, ma sarebbero iscritti nel registro degli indagati il direttore scientifico dell'Arpal, Rossella D'Acqui (ex assessore provinciale all'Ambiente ed ex consigliere regionale dei Ds) il direttore amministrativo e degli affari generali Francesca Merli e il responsabile della gestione e dell'innovazione tecnica, Paolo De Grossi. L'elenco è di 15 persone, anche se rimangono segreti ancora 5 nomi. Stando a quanto trapela da Palazzo di Giustizia, gli ultimi 6 dell'Arpal avrebbero "aggiustato" le indagini, modificato le relazioni tecniche redatte dagli ispettori, "favorendo" gli amici amministratori locali. Un intreccio tra politica, affari e carriere?";

il direttore generale dell'ARPAL Bruno Soracco ha dichiarato che: "L'Agenzia è affidabile e ha sempre operato con trasparenza";

in realtà, con riguardo all'effettiva trasparenza, assicurata attraverso la pubblicazione dei dati d'inquinamento atmosferico gestiti dall'ARPAL, si rileva che questi risultano praticamente introvabili ed illeggibili;

va considerato che è l'ARPAL a decretare se i parametri di legge dell'inquinamento vengono rispettati o meno, senza addentrarsi nel lungo e tortuoso corso dei dati acquisiti da queste centraline che vengono prima vagliati, poi validati e infine certificati in un iter articolato: si può portare l'esempio della centralina di rilevazione della qualità dell'aria (analizzatore di so2 matr. 2519 MOD. 8850 ML) collocata strategicamente in via Silvio Torcello, loc. Pilalunga, un chilometro a nord delle Ciminiere di Tirreno Power, a 700 metri dal depuratore consortile e a meno di 600 metri dai depositi Petrolig;

la società che si occupa della manutenzione di queste apparecchiature in Italia spiega vagamente che non si tratta di uno strumento "recentissimo" e l'azienda produttrice, relativamente all'analizzatore di ossidi di zolfo 8850ML., afferma che questo strumento è fuori produzione da almeno 20 anni;

pertanto risulta che ARPAL utilizzerebbe e manderebbe in manutenzione a Padova un misuratore di SO2 - ossidi di zolfo, del quale secondo il fabbricante non esistono più nemmeno i pezzi di ricambio essendo fuori produzione da almeno 20 anni,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per cui la ditta Tirreno Power vuole ampliare la centrale a carbone di Savona, contro ogni logica democratica, visto il volere contrario del 90 per cento della cittadinanza, dei partiti, di tutti i Comuni, della Regione, dell'Ordine dei medici, di tutto l'associazionismo, incluso quello ambientale, considerati i 40 anni di dati drammatici in termini di mortalità e di inquinamento nella città di Vado Ligure, con migliaia di morti in più rispetto alla media regionale;

quali urgenti iniziative, il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo, per quanto di competenza, intendano assumere al fine di impedire lo scempio ambientale e tutelare la salute dei cittadini del savonese, rispetto al progetto di espansione dell'impianto a carbone di Vado Ligure, visto che a morire non sono solo i dipendenti, ma anche i cittadini che vivono nel territorio circostante;

se, alla luce di quanto riportato dai giornali in seguito al vertice svoltosi presso la Regione sulla decisione di far partire un controllo pubblico, risulti al Governo che fino ad oggi quest'ultimo sia mancato nonostante l'alta mortalità che si registra nella zona interessata dalla centrale e conseguentemente se intenda avviare le opportune verifiche su cosa abbiano fatto gli organi competenti in tutti questi anni;

quanto possano essere affidabili eventuali dati elaborati da un ente, come l'ARPAL, a cui vengono affidati i controlli sulle emissioni della centrale in questione, che non solo è indagato esattamente per non aver svolto correttamente questo stesso lavoro, ma ha già avvalorato in passato l'inesatta, incompleta e falsa informazione a proposito dello studio del 2008, che si voleva far passare per "tranquillizzante", quando oggi si scopre, a detta degli stessi scienziati che l'hanno elaborato, che l'ARPAL non ha mai potuto stabilire un rapporto tra salute e inquinamento, perché neppure ha mai cercato di definirlo;

quale sia la valutazione del Governo sull'operato del direttore generale dell'ARPAL, Bruno Soracco, che compare nel registro degli indagati per i reati di corruzione e turbativa d'asta, e che ad avviso dell'interrogante dovrebbe dimettersi invece di giocare un ruolo dominante nelle riunioni in Regione;

quali iniziative, infine, intenda assumere al fine di garantire uno sviluppo che vada di pari passo con la tutela ambientale.

(4-03955)

BARBOLINI, BASTICO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

gli organi di informazione stilano quotidianamente il bollettino delle vittime del colera che ha colpito Haiti. Ad oggi si contano 273 morti e 3.600 contagiati secondo quanto ha reso noto il Ministero della sanità di Port-au-prince. Autorità locali e organizzazioni umanitarie internazionali sono impegnate per arginare il contagio ed impedire che si diffonda nei campi di sfollati attorno alla capitale, dove si trovano oltre un milione di sopravvissuti al sisma del 12 gennaio;

si legge su un articolo pubblicato su "Il Messaggero" che Caroline Klein dell'organizzazione Humedica ha espresso le sue preoccupazioni: "la situzione non è sotto controllo. Vi sono notizie che il colera si stia spargendo a nord". Ogni giorno, racconta, nuovi pazienti arrivano nell'ospedale di Drouin, una città nel centro di Haiti;

considerato che numerosi enti locali del Paese si sono attivati dopo il terremoto di Haiti per il soccorso alla popolazione e che il Governo italiano, seppur con ritardo e solo a seguito di quella drammatica calamità, cancellò il debito di 40 milioni che quel Paese aveva con l'Italia;

constatato che da tempo stiamo assistendo però al totale disinteresse del Governo italiano a fronte degli impegni presi a livello internazionale per interventi nei Paesi poveri, in particolare lotta all'AIDS, tubercolosi, malaria e aiuto allo sviluppo nonché cancellazione del debito dei Paesi poveri;

rilevato che nel 2000 il Parlamento italiano, all'unanimità, decise la remissione del debito estero ai Paesi poveri, ma, dopo 10 anni da quel proposito, si è realizzato solo il 44 per cento delle cancellazioni. Per di più con discutibili criteri di priorità, per cui tra quelle effettuate finora figura Antigua (cancellati 160 milioni), Paese caraibico e paradiso fiscale di recente evocato nelle cronache nazionali per ben altre ragioni, che ha un reddito pro capite di 10.000 dollari e che è collocato al di sopra di altri 90 Paesi del mondo tra i quali Tunisia, Marocco, l'intero continente africano e una parte significativa dell'Asia;

evidenziato inoltre che secondo i dati OCSE-DAC, l'Italia è l'ultimo tra i Paesi donatori nella lotta alla povertà del mondo e non ha mantenuto gli accordi usciti dal G8 di Gleneagles del 2005, mentre quasi tutti gli altri Paesi hanno mantenuto gli impegni, tant'è che oggi in Africa 42 milioni di bambini e di bambine vanno a scuola e 3 milioni di soggetti affetti da AIDS vengono curati e a tutto ciò si aggiunge il taglio drastico effettuato sui finanziamenti alle associazioni per la cooperazione internazionale,

si chiede di sapere quando e con quali strumenti il Governo intenda, a partire dalla discussione sulla legge di stabilità e dal prossimo decreto-legge di fine anno (cosiddetto milleproroghe), mantenere gli impegni presi in materia di lotta contro la povertà nel mondo.

(4-03956)

NEROZZI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

a seguito della grave crisi economica e finanziaria che ha investito negli ultimi anni il Paese, e con essa il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali erogati, il ruolo dell'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS), sia in qualità di erogatore dei contributi di sostegno al reddito dei lavoratori sia in qualità di soggetto di controllo della regolarità delle procedure di finanziamento, riveste funzione centrale nella gestione stessa della crisi;

per svolgere al meglio tali funzioni l'INPS si avvale di un articolato sistema informatico alla cui gestione partecipano con contratti di outsourcing varie aziende di informatica;

tali aziende forniscono all'Istituto previdenziale vari servizi, tra cui: la progettazione e la realizzazione di un contact center multicanale con finalità di sportello multicanale unico; fornitura di hardware, software e relativi servizi accessori per il centro elettronico dell'INPS; assistenza informatica sui sistemi dell'Istituto; progetto per l'evoluzione del servizio di Business Continuity e Disaster Recovery; servizi per la realizzazione di iniziative al fine di abilitare l'Istituto al nuovo ruolo nel sistema del Welfare e nel sostegno al reddito dei lavoratori; reingegnerizzazione del parco applicativo esercizio attività periferiche;

il complesso dei servizi e delle consulenze erogate dalle varie aziende all'Istituto previdenziale, per le attività suddette, ammonterebbe alla cifra di 400 milioni di euro circa, per il periodo giugno 2006-ottobre 2010;

l'INPS ha sottoscritto, a seguito di apposite gare, contratti con varie aziende per lo più raggruppate in associazione temporanea di imprese (ATI);

considerato che:

al fine di conseguire gli obiettivi strategici collegati con i contratti di outsourcing l'Istituto ricorre al monitoraggio informatico, ai sensi dell'art. 13, comma 2, del decreto legislativo n. 39 del 1993, e tale monitoraggio è volto a verificare, tra l'altro: il rispetto degli obblighi contrattuali; la verifica dei costi di progetti e servizi; la gestione dei problemi in corso d'opera;

tale monitoraggio può essere condotto da risorse qualificate interne all'Amministrazione oppure da società specializzate individuate con apposite gare;

la normativa prevede che le società esterne non risultino collegate alle imprese erogatrici di servizi all'Istituto e quindi sottoposte al monitoraggio;

recentemente l'INPS avrebbe affidato ad uno specifico raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) DPO/FORMIT le suddette attività di monitoraggio;

nel raggruppamento aggiudicatario è presente una società di consulenza (Processing Organization-DPO) che sarebbe strettamente collegata con molti dei fornitori INPS che dovrebbe controllare, mentre l'altra società, Formit Servizi, ha ricoperto il ruolo di monitore presso l'INPS per un lungo periodo;

la società DPO opera specialmente come consulente dei fornitori di servizi informatici, svolgendo attività di supporto nelle metodologie per la misurazione del software e a questo scopo produce e commercializza un prodotto (Sfera) impiegato per le attività di misurazione e tale prodotto sarebbe stato acquistato da diversi fornitori;

negli ultimi 5 anni la DPO avrebbe instaurato rapporti di lavoro con almeno 7 fornitori dell'INPS oggetto del monitoraggio,

si chiede di sapere se tali notizie corrispondano al vero e se, in caso affermativo, non siano stati posti in essere gravi vizi di legittimità nelle procedure affidatarie; se tale commistione, tra soggetti oggetto di controllo e soggetti addetti al controllo, oltre a rappresentare il rischio di una palese violazione delle normative vigenti, non implichi un grave danno all'efficienza ed alla trasparenza di importanti strumenti informatici a disposizione dell'INPS per l'erogazione dei servizi ai cittadini.

(4-03957)

FASANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

secondo il comunicato della Guardia di finanza riportato dal giornale "Positano News" il 2 ottobre 2010: "In data 1 c.m. i militari della Sezione Operativa Navale della Guardia di finanza di Salerno, dopo una (...) indagine coordinata dal Procuratore Capo della Repubblica di Salerno, (...) ed altro Magistrato hanno dato esecuzione ad un decreto di Sequestro Preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari. Il sequestro ha riguardato un'area di mq. 17.000 circa, sita in località Fuenti del Comune di Vietri sul Mare (...). Le misure cautelari reali hanno avuto ad oggetto anche 3.000 mq. di spiaggia (...). Il tutto è stato realizzato sulla scorta di un progetto di restauro paesaggistico ambientale";

considerato che:

secondo quanto riportato da articoli di stampa del 3 marzo 2004, «Lunedì primo marzo 2004 si è conclusa con esito positivo, in serata a Napoli presso la Regione Campania, assessorato all'Urbanistica, la Conferenza di Servizi avente per oggetto Restauro paesaggistico e ambientale dell'area Fuenti, in Vietri sul Mare, in ottemperanza alla prescrizione di rimissione in pristino di cui all¹ordinanza n. 20 del 18 marzo 1999 del Comune di Vietri sul Mare. Al tavolo della Conferenza hanno partecipano tutti gli Enti interessati e anche le associazioni ambientaliste Italia Nostra e Legambiente. La seduta di Conferenza di ieri, richiesta dalla Turismo Internazionale Srl (Gruppo Mazzitelli) proprietaria dell¹area Fuenti, ha dato il via libera alla realizzazione del Parco del Fuenti, un giardino mediterraneo che prevede un ristorante, un'enoteca con promozione di prodotti tipici, una zona benessere, parcheggi, spiaggia attrezzata, vigneto»;

"Il progetto scaturito dalle ceneri del «mostro» è stato approvato dalla conferenza dei servizi riunita presso l'assessorato regionale (...)";

il 24 luglio 2009, in occasione dell'inaugurazione dello stabilimento balneare situato nel Parco del Fuenti, il Presidente di Legambiente Campania ha affermato che «Se un tempo la vicenda Fuenti ci ha visto per forza di cose contrapposti alla proprietà, oggi posso dire che siamo al loro fianco in piena sintonia, condividendo il progetto del Parco del Fuenti»;

considerato, inoltre, che l'interrogante ha già presentato sullo stesso argomento l'atto di sindacato ispettivo n. 4-03780, ad oggi ancora senza risposta,

l'interrogante chiede di sapere:

se al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, risulti che il progetto per il restauro paesaggistico dell'area Fuenti, in Vietri sul mare sia stato effettivamente approvato come riportato da notizie di stampa e, in caso affermativo, se risultino i criteri in base ai quali gli enti interessati e le associazioni ambientaliste partecipanti alla Conferenza dei servizi hanno approvato detto progetto e se questi siano il linea con le normative vigenti;

se risultino gli elementi e i criteri in base ai quali la Procura di Salerno ha disposto il sequestro dell'area "Parco del Fuenti" e se questi stessi siano in contrasto e/o in linea con le autorizzazioni fin qui concesse.

(4-03958)

CAFORIO, BELISARIO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (INAIL), istituito con legge 22 giugno 1933, n. 860, è storicamente impegnato nel perseguimento di importanti obiettivi, quali la riduzione del fenomeno infortunistico sui luoghi di lavoro, l'assicurazione dei lavoratori che svolgono attività ad alto rischio, la garanzia del reinserimento nella vita lavorativa degli infortunati sul lavoro;

la tutela nei confronti dei lavoratori, anche a seguito delle recenti innovazioni normative, ha attualmente assunto, oltre ad una maggiore specificità, le caratteristiche di sistema integrato di tutela, comprendente interventi di prevenzione nei luoghi di lavoro, prestazioni sanitarie ed economiche, cure, riabilitazione e reinserimento nella vita sociale e lavorativa per coloro che hanno già subito danni fisici a seguito di infortunio o malattia professionale;

considerato che:

i vertici nazionali del suddetto istituto con determinazione n. 80 del 15 settembre 2010 hanno approvato la rideterminazione della dotazione organica dello stesso, per il triennio 2010/2012, in ottemperanza a quanto previsto dal decreto-legge n. 194 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, obbligante le pubbliche amministrazioni ad una riduzione del personale dirigenziale e non, con conseguente declassamento delle direzioni provinciali dell'ente a semplici filiali;

in tale piano di ridimensionamento rientra la sede provinciale di Brindisi, la quale subirebbe la perdita della Direzione sanitaria, la ulteriore diminuzione del personale medico del Centro medico legale, peraltro già da tempo caratterizzato da una cronica carenza di personale, e la complessiva riduzione della qualità dei servizi offerti e di tutte le prestazioni che, fino ad oggi, la sopra citata sede ha erogato alla sua vasta utenza: infortunati, tecnopatici, grandi invalidi del lavoro, aziende. Su tutte le attività di studio e di consulenza in fatto di prevenzione, spiccano la valutazione delle capacità funzionali residue e l'assistenza ortesica-protesica. Inoltre, notevoli conseguenze si registrerebbero sia in merito all'erogazione dei fondamentali servizi amministrativi sia in termini di assistenza professionale qualificata alle aziende e agli assicurati;

lo scorso anno, la stessa sede INAIL di Brindisi si è messa in evidenza, sia dal lato economico che da quello dei servizi forniti agli infortunati e alle aziende, per una gestione incontrovertibilmente virtuosa, ottendendo l'importante riconoscimento di "Eccellenza" a livello nazionale;

la sopra citata sede è sita all'interno di un territorio, quello brindisino, caratterizzato da proprie peculiarità e dalla presenza, oltre che di un importante polo chimico, anche della più grande centrale termoelettrica d'Europa e dei comparti portuale, aeroportuale ed aeronautico;

risultano agli interroganti già predisposte a riguardo iniziative volte a stigmatizzare, ai più vari livelli, detti accadimenti ovvero manifestazioni in difesa della salute pubblica, nonché atti di sindacato ispettivo presentati nei consigli regionali competenti per territorio,

si chiede di sapere quali azioni, nell'ambito delle proprie rispettive competenze, intendano porre in essere i Ministri in indirizzo al fine di evitare l'ingiusto declassamento della Direzione provinciale INAIL di Brindisi a semplice filiale, ridimensionamento che equiparerebbe la stessa ad alcune sedi della Provincia di Lecce, ad esempio Maglie e Casarano, o dell'hinterland barese, Altamura e Monopoli, caratterizzate da gestioni delle risorse umane ed economiche molto meno rigorose ed efficienti rispetto a quella della Direzione in oggetto.

(4-03959)

RANUCCI, SIRCANA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

da tempo si discute sull'ipotesi di trasferire la sede di talune Autorità indipendenti da Roma a Milano, ipotesi che gli interroganti ritengono pretestuosa e del tutto non condivisibile;

a riguardo, è stata peraltro presentata alla Camera dei deputati, a firma di numerosi deputati appartenenti al Gruppo della Lega Nord, una proposta di legge (AC 3572), con la quale si dispone il trasferimento da Roma a Milano della sede della Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) e dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato;

la Consob, istituita con decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 giugno 1974, n. 216, è un'autorità amministrativa indipendente, la cui attività è rivolta alla tutela degli investitori, all'efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato mobiliare italiano;

lo spostamento chiesto non ha niente a che vedere, a parere degli interroganti, con la funzionalità della Commissione, ma è frutto di un discutibile progetto di espropriare Roma di tutte quelle Istituzioni funzionali alla vita democratica del Paese e di reimpiantarle nei territori dove il governo locale è in mano ad esponenti della Lega, ad avviso degli interroganti in una prospettiva di controllo autoritario e discriminatorio delle stesse;

fa specie che proprio tali esponenti politici, che si propongono di tagliare sprechi, indicando con lo slogan "Roma ladrona" la madre di tutti gli sperperi, oggi sollecitano iniziative, che prevedono spese inutili ed insostenibili, come il trasferimento della sede della Consob, che solo nella prima fase, ammonterebbero a circa 100 milioni di euro, come denuncia il Presidente Vicario della Commissione Vittorio Conti;

anche i sindacati, CGIL-CISL-UIL, fortemente preoccupati per questa proposta, denunciano che tra le altre spese, quelle maggiori sarebbero relative al personale, dovendosi pagare indennità di trasferta, trovare una nuova collocazione in altre amministrazioni ai funzionari non trasferiti, rimpiazzare i posti vacanti;

considerato che:

con il 1° gennaio 2011 nascerà la nuova Authority europea sui mercati, European securities and markets Authority (ESMA), con sede a Parigi ed è proprio in quella sede che in futuro verranno redatte le nuove norme sull'industria continentale dei valori mobiliari e che il nostro Paese, per farsi valere, avrà necessità di una commissione nazionale autorevole e ben rappresentata da funzionari e dirigenti;

il fatto che la Consob non possa contare oggi su un Presidente nella pienezza dei suoi poteri visto che da mesi ormai la poltrona è vacante, per colpa delle intestine divisioni nel Governo e nella maggioranza, non aiuta nel far sì che il ruolo dell'Italia sia adeguatamente tutelato nel nuovo contesto;

il cambio di sede della Commissione risulterebbe traumatico sia sotto il profilo economico con spese folli da sostenere, sia sotto il profilo sociale visto che verrebbe mandato allo sbaraglio tutto il personale,

si chiede di sapere:

quale sia l'orientamento del Governo con riferimento alla proposta di decentralizzazione della Consob, da Roma a Milano, che ad avviso degli interroganti andrebbe a causare enormi danni nelle rilevanti interazioni con le altre istituzioni di riferimento; grave nocumento per i lavoratori; un aggravio economico sul bilancio delle Commissione stessa;

se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda procedere, con sollecitudine, a definire la proposta di nomina del Presidente della Consob, visto che la carica è vacante dal 1° luglio 2010.

(4-03960)