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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 447 del 27/10/2010


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVI LEGISLATURA ------

447a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO

SOMMARIO E STENOGRAFICO (*)

MERCOLEDÌ 27 OTTOBRE 2010

(Pomeridiana)

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Presidenza della vice presidente MAURO,

indi della vice presidente BONINO

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 448 del 28 ottobre 2010
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Futuro e Libertà per l'Italia: FLI; Italia dei Valori: IdV; Il Popolo della Libertà: PdL; Lega Nord Padania: LNP; Partito Democratico: PD; Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Io Sud, Movimento Repubblicani Europei): UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE; Misto: Misto; Misto-Alleanza per l'Italia: Misto-ApI; Misto-MPA-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud: Misto-MPA-AS.

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RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza della vice presidente MAURO

La seduta inizia alle ore 16,35.

Il Senato approva il processo verbale della seduta del giorno precedente.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 16,38 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Seguito della discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(1969) Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)

PRESIDENTE. Riprende l'esame degli articoli, nel testo proposto dalle Commissioni riunite e passa all'esame dell'articolo 5 (Modifiche al codice di procedura penale), ricordando che sugli emendamenti 5.100, 5.101, 5.102 e 5.106 la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

LI GOTTI (IdV). L'emendamento 5.103 inserisce nel novero dei reati per cui è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza il compimento di atti sessuali con minorenni, escludendo però i casi di lieve entità per cui è previsto l'arresto facoltativo in flagranza. Ciò è coerente con la previsione dell'arresto obbligatorio per il reato di violenza sessuale, a cui il delitto di atti sessuali con minorenni è espressamente equiparato.

ALLEGRINI, relatrice. Invita al ritiro degli emendamenti 5.104 e 5.105 ed esprime parere contrario sui restanti emendamenti.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Concorda al relatore, ma è disponibile ad esprimere parere favorevole sull'emendamento 5.105, qualora l'arresto obbligatorio in flagranza sia disposto per il solo reato sanzionato nel primo comma dell'articolo 609-quater del codice penale, escludendo le altre fattispecie previste nell'articolo.

CASSON (PD). Si riserva di valutare successivamente la modifica proposta.

PRESIDENTE. Gli emendamenti 5.100, 5.101 e 5.102 sono improcedibili.

LI GOTTI (IdV). Alla luce della proposta di riformulazione dell'emendamento 5.105, non comprende le ragioni della contrarietà all'emendamento 5.103, che prevede già l'esclusione dell'arresto obbligatorio in flagranza per i casi di minore entità di cui al quarto comma dell'articolo 609-quater.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Invita il senatore Li Gotti a ritirare l'emendamento 5.103, visto il parere favorevole del Governo sull'emendamento 5.105.

ALLEGRINI, relatrice. Ribadisce l'invito al ritiro dell'emendamento 5.103.

Con votazione seguita da controprova, chiesta dal senatore GIAMBRONE (IdV), il Senato respinge l'emendamento 5.103.

MAZZATORTA (LNP). Ritira l'emendamento 5.104.

CASSON (PD). Accoglie la riformulazione dell'emendamento 5.105 proposta dal Governo (v. testo 2 nell'Allegato A).

ALLEGRINI (PdL). Sull'emendamento 5.105 (testo 2) esprime parere conforme al relatore.

Il Senato approva l'emendamento 5.105 (testo 2).

PRESIDENTE. L'emendamento 5.106 è improcedibile.

Il Senato approva l'articolo 5, nel testo emendato, e l'articolo 6 (Modifica alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, in materia di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati abitualmente da minori).

PRESIDENTE. Passa all'esame dell'articolo 7 (Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di concessione di benefìci ai detenuti per reati in danno di minori), ricordando che sull'emendamento 7.0.100, limitatamente alle norme relative al comma 1-bis, la Commissione bilancio ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

LI GOTTI (IdV). L'emendamento 7.100 rende obbligatori, invece che meramente facoltativi, i trattamenti psicologici con finalità di recupero e di sostegno per chi ha commesso reati sessuali in danno di minori.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, gli studenti del liceo socio-psico-pedagogico «Antonio Rosmini» di Trento presenti nelle tribune. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1969

ALLEGRINI, relatrice. Propone una riformulazione dell'emendamento 7.100, esprime parere favorevole sull'emendamento 7.101 e parere contrario sul'emendamento 7.0.100.

LI GOTTI (IdV). Accetta la riformulazione dell'emendamento 7.100 (v. testo 2 nell'Allegato A).

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Esprime parere favorevole all'emendamento 7.100 (testo 2) e parere contrario all'emendamento 7.0.100. Sull'emendamento 7.101 si rimette alla decisione dell'Assemblea, ma invita ad una riflessione approfondita, visto che il divieto della concessione di benefici penitenziari che l'emendamento intende estendere ai reati in esame, al momento è riservato soltanto ai condannati per sequestro di persona e sembra contrastare logicamente con la nuova formulazione dell'emendamento 7.100 sui trattamenti di recupero.

CARUSO (PdL). Alla luce delle riflessioni del rappresentante del Governo, ritira l'emendamento 7.101. (Applausi dal Gruppo PdL).

INCOSTANTE (PD). Chiede la votazione mediante procedimento elettronico dell'emendamento 7.100 (testo 2).

PRESIDENTE. Sospende la seduta in attesa che sia decorso il termine regolamentare di preavviso per le votazioni mediante procedimento elettronico.

La seduta, sospesa alle ore 16,56, è ripresa alle ore 16,58.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Con votazioni nominali elettroniche, chieste dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato approva l'emendamento 7.100 (testo 2) e l'articolo 7, nel testo emendato.

PRESIDENTE. Il primo comma dell'emendamento 7.0.100 è improcedibile.

Il Senato respinge la restante parte dell'emendamento 7.0.100 (testo 2).

Con votazioni nominali elettroniche, chieste dalla senatrice INCOSTANTE (PD), il Senato approva quindi l'articolo 8 (Confisca), l'articolo 9 (Disposizioni in materia di gratuito patrocinio) e l'articolo 10 (Clausola di invarianza).

PRESIDENTE. Passa all'esame dell'emendamento 4.109, precedentemente accantonato.

ALLEGRINI, relatrice. Chiede al senatore Li Gotti se intenda riformulare l'emendamento 4.109.

LI GOTTI (IdV). Riformula l'emendamento 4.109 portando a 24 anni la pena edittale massima per maltrattamenti a minori che conducano alla morte della vittima (v. testo 2 nell'Allegato A).

Il Senato approva l'emendamento 4.109 (testo 2).

ADERENTI (LNP). Intervenendo in dichiarazione di voto sull'articolo 4, valuta positivamente il fatto che tale articolo, nell'ambito di un inasprimento delle pene e dell'introduzione di nuovi reati relativi agli abusi sessuali sui minori, preveda la punibilità dell'istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia, senza la possibilità di addurre come scusante finalità di carattere artistico o di costume. Con l'approvazione dell'articolo 4 si compie un atto di civiltà. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Bastico).

Il Senato approva l'articolo 4 nel testo emendato.

PRESIDENTE. Passa alla votazione finale.

GERMONTANI (FLI). Annuncia il voto favorevole del Gruppo sul provvedimento, che rappresenta un importante passo in avanti nella lotta contro i reati aberranti connessi agli abusi sessuali sui minori. La diffusione e lo sviluppo di Internet e delle nuove tecnologie hanno generato una nuova fase organizzata della pedofilia, rendendo maggiormente fruibile la pedopornografia e consentendo ai pedofili di collegarsi in comunità. Lo studio del fenomeno non è facile, perché esso presenta contorni non ben definiti e perché molti abusi non vengono neanche denunciati; sono pertanto necessarie un'efficace collaborazione tra i diversi organi coinvolti nel monitoraggio e nella repressione della pedofilia su Internet e un'attenta riflessione sull'evoluzione del fenomeno. Il traffico di materiale pedopornografico via Internet e via telefono cellulare è in aumento e genera un giro d'affari molto elevato, così come sono in costante aumento le attività investigative sul fenomeno, grazie anche al ruolo svolto dagli esperti della Polizia postale; è significativa, a tal proposito, l'istituzione di una black list finalizzata ad impedire l'accesso a siti dal contenuto illegale. (Applausi dai Gruppi FLI e PdL).

LI GOTTI (IdV). L'evoluzione della società e il progresso tecnologico aprono fronti criminali prima quasi inesistenti: è il caso, ad esempio, del turismo sessuale, della pedopornografia e dell'adescamento di minori via Internet. Il legislatore è spesso costretto, come in questo caso, ad inseguire il crimine con le norme, introducendo nell'ordinamento nuove fattispecie di reato ed individuando gli strumenti per tutelare i beni a rischio. La ratifica della Convenzione di Lanzarote e il conseguente adeguamento dell'ordinamento interno rappresentano un buon lavoro, seppure suscettibile di miglioramenti, nell'ambito della lotta contro le nuove forme di abuso sessuale sui minori; il Gruppo Italia dei Valori voterà pertanto convintamente a favore del provvedimento. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Peterlini, Della Monica e Allegrini).

GUSTAVINO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Annuncia il voto favorevole del Gruppo sul provvedimento in esame, il cui testo è stato migliorato a seguito dell'esame in Senato. Le novità contenute nel disegno di legge possono essere sintetizzate in tre punti. In primo luogo, attraverso la Convenzione di Lanzarote si è fatto ricorso ad uno strumento internazionale, che rende omogenea la legislazione dei diversi Paesi; gli abusi sessuali contro i minori rappresentano infatti un problema che deve essere affrontato su scala internazionale. In secondo luogo, è stata rivolta particolare attenzione ai reati connessi all'utilizzo della rete Internet, che rende potenzialmente vulnerabili tutti i minori; l'introduzione del reato di adescamento di minori, ad esempio, era particolarmente atteso dalla Polizia postale, che sta svolgendo un lavoro di grande importanza. In terzo luogo, è stato affrontato il profilo della prevenzione, considerando reato anche l'istigazione a compiere tali esecrabili crimini. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE, PD e PdL).

DIVINA (LNP). L'Italia è uno dei Paesi più avanzati, dal punto di vista normativo, sul fronte della lotta contro gli abusi sessuali sui minori ed è stato uno dei Paesi più attivi nel processo che ha portato alla Convenzione di Lanzarote, che per la prima volta considera reati tutte le diverse forme di abuso sessuale nei confronti dei minori. Con l'atto di ratifica vengono introdotti nell'ordinamento interno nuovi aspetti di carattere procedurale e nuove fattispecie di reato e vengono inasprite le pene per i reati già previsti. La Lega Nord, che voterà a favore del provvedimento, è sempre stata in prima linea nella lotta contro tali gravissimi crimini: appare pertanto singolare il fatto che alcuni esponenti della Lega Nord e della maggioranza siano stati additati strumentalmente come protettori dei pedofili su alcuni mezzi di informazione, soltanto perché firmatari di un emendamento volto a meglio armonizzare le diverse norme in materia e ad eliminare un'evidente contraddizione in caso di arresto in flagranza di reato, al fine di produrre una normativa complessivamente più omogenea e più efficace nel contrasto alla pedofilia. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e dai banchi del Governo).

DELLA MONICA (PD). Annuncia il convinto voto favorevole del PD al testo contro lo sfruttamento e l'abuso dei minori che è il risultato di un lavoro parlamentare complesso e condiviso. Un punto particolarmente qualificante, e fortemente voluto dal Gruppo, è la nuova formulazione dell'articolo 572 del codice penale, che riguarda i maltrattamenti in famiglia. Gli abusi nei confronti dei minori, che ne pregiudicano spesso irrimediabilmente lo sviluppo personale, sono reati odiosi e difficili da accertare, anche perché si verificano sovente in ambienti che dovrebbero essere protetti. La Convenzione di Lanzarote affronta i temi dello sfruttamento e dell'abuso in via sistematica, attraverso misure di prevenzione e repressione quali la protezione in via anticipata del minore e l'istituzione di autorità specializzate. A questo proposito va ricordato che in Italia la Polizia postale e il tribunale dei minori conseguono risultati investigativi eccellenti. Il disegno di legge introduce il reato di adescamento di minori per scopi sessuali; dà rilievo al delitto di prostituzione minorile; detta norme stringenti in materia di pene accessorie, confisca del profitto derivante da sfruttamento dei minori, misure cautelari rimesse al giudice per vietare l'avvicinamento a luoghi frequentati da minori; prevede l'accesso all'assistenza legale gratuita. All'attività repressiva e all'inasprimento sanzionatorio è importante affiancare un'attività di prevenzione che passi attraverso la formazione degli operatori della scuola, dei centri sportivi e culturali e delle Forze dell'ordine e l'assistenza alle famiglie. (Applausi).

GALLONE (PdL). La Convenzione di Lanzarote rappresenta un efficace strumento internazionale per difendere i minori dalle violenze e dagli abusi, che spesso si verificano anche all'interno delle mura domestiche. L'Italia può rivendicare con orgoglio una legislazione di avanguardia che, tra il '96 e il '98, ha introdotto norme contro lo sfruttamento sessuale dei minori, assimilando questo reato alla riduzione in schiavitù. La pedofilia è un reato da perseguire con fermezza e da prevenire con strumenti adeguati, quali l'attività investigativa della Polizia postale, ma va affrontata anche sul piano culturale, con un'intensa opera di sensibilizzazione della coscienza collettiva. Il disegno di legge introduce il reato di istigazione a pratiche di pedofilia e pedopornografia, nonché il reato di adescamento di minori tramite la rete Internet; riscrive l'articolo sui maltrattamenti familiari e prevede la perdita della potestà genitoriale per le mutilazioni genitali femminili; rafforza la cooperazione investigativa tra i Paesi; introduce il trattamento psicoterapeutico per i pedofili. Si augura che la Camera possa licenziare in tempi brevi e in via definitiva il provvedimento. (Applausi dai Gruppi PdL e PD e dei senatori Peterlini e Astore).

Con votazione nominale elettronica, chiesta dalla senatrice INCOSTANTE (PD), e con l'intesa che la Presidenza è autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari, il Senato approva il disegno di legge n. 1969, nel testo emendato. (Generali applausi).

Discussione di documenti relativi a schemi di Regolamenti comunitari su procedure di sorveglianza e coordinamento delle politiche economiche europee e della connessa mozione n. 314 sulla politica economica

GARAVAGLIA Massimo, relatore. La crisi economica ha posto la necessità di un migliore coordinamento ex ante delle politiche economiche a livello europeo e di una nuova governance, che ponga rimedio alle debolezze strutturali nei meccanismi di sorveglianza, nonché di integrare gli strumenti di analisi dell'affidabilità delle finanze pubbliche. Sulla riforma del Patto di stabilità e crescita, e in particolare sui temi del controllo della spesa pubblica, della riduzione del debito pubblico e delle sanzioni conseguenti a eventuali sforamenti, sono emerse divergenze tra la Commissione europea e la task force che rappresenta i Governi. La Commissione europea è favorevole a meccanismi automatici di controllo della spesa pubblica (il cui tasso di crescita dovrebbe essere inferiore a quello del PIL) e di riduzione del debito pubblico (nella misura di un ventesimo); Francia e Germania si sono dichiarate favorevoli a sanzioni automatiche e si sono spinte a prospettare una revisione dei Trattati che introduca la sospensione del diritto di voto. I Governi degli altri Paesi sono favorevoli a meccanismi di aggiustamento più flessibili e graduali. In tema di sorveglianza macroeconomica, gli indicatori relativi a deficit e debito saranno affiancati dalla quota del debito in scadenza, dall'avanzo primario e da altri indicatori di rischio macrofinanziario, quali il saldo delle partire correnti, il debito del settore privato, la quota percentuale del settore immobiliare sul PIL. Il nuovo semestre europeo impone all'Italia di intervenire sulla legge di contabilità per rimodulare la tempistica delle decisioni finanziarie e rendere i documenti di programmazione coerenti alla nuova impostazione comune a tutti i paesi dell'Unione. Si prospetta una devoluzione sostanziale della politica di bilancio a livello europeo: è opportuno che ogni singolo parlamentare ne sia consapevole affinché l'impegno al risanamento e al rigore sia ampiamente condiviso. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione.

MARINARO (PD). Nel processo di definizione di una nuova governance economica europea occorre prevedere il coinvolgimento e la partecipazione di tutti gli attori istituzionali, a partire dal Parlamento; il Governo, invece, non ha fino ad oggi aperto alcun confronto con le Camere e neanche assicurato il necessario e corretto flusso di informazioni, tanto più necessario in vista della imminente riunione del Consiglio europeo chiamato a rafforzare il Patto di stabilità. Si pone la necessità di armonizzare e coordinare la tempistica e la struttura dei documenti di bilancio dei singoli Paesi, anche per consentire la necessaria valutazione ex ante dell'Unione sulle politiche fiscali nazionali. Da tale punto di vista, però, la disposizione europea anticipa ad aprile l'assunzione di decisioni di politica economica che l'attuale legge di contabilità nazionale rinvia ad ottobre, creando oggettivi problemi di credibilità e di efficacia degli impegni assunti. Una soluzione potrebbe essere quella di trasformare la Relazione unificata sull'economia e la finanza da semplice documento informativo al Parlamento in atto avente i contenuti dell'attuale Decisione di finanza pubblica, consentendo così al Programma di stabilità e convergenza da presentare in sede europea di contenere obiettivi programmatici discussi e approvati dal Parlamento. L'Unione suggerisce anche, a garanzia della corretta gestione delle finanze pubbliche, la creazione di organi indipendenti che forniscano l'analisi delle previsioni di bilancio nazionale predisposte dal Governo: in questo senso sarebbe auspicabile che il Parlamento svolgesse un ruolo autonomo di vigilanza. Occorre che il Governo agisca con determinazione sia per adeguarsi alle nuove regole europee, sia per affrontare la drammatica sfida di contenere il debito e nello stesso tempo di sostenere la crescita: le politiche fiscali e il contenimento del debito non saranno di per sé in grado di far uscire l'Italia dalla crisi, né di assegnarle nuovamente un ruolo da protagonista in Europa. (Applausi dal Gruppo PD).

LATRONICO (PdL). La riforma della governance economica europea, resasi necessaria per correggere gli squilibri macroeconomici presenti nell'area euro, comporterà un'ulteriore cessione di sovranità all'Unione europea. E' quindi indispensabile sostenere il Governo nella sua azione diplomatica volta all'adozione di parametri di valutazione della sostenibilità delle finanze pubbliche non limitati all'andamento del deficit e del debito (che pure meritano un'attenzione maggiore rispetto al passato), ma ispirati ad una visione di insieme, che consideri anche fattori quali l'invecchiamento della popolazione, l'andamento delle spese pensionistiche e il livello di indebitamento delle famiglie. Quanto alla fissazione di regole numeriche del debito, sarebbe opportuno indicare un obiettivo di medio termine, valutando la reale fattibilità politica di vincoli rigidi sull'avanzo primario, soprattutto in relazione al ciclo congiunturale sfavorevole. Condivisibili appaiono le soluzioni individuate dalla task force in tema di sanzioni, così come le indicazioni fornite in ordine alla necessità, da parte degli Stati membri, di istituire autorità indipendenti in grado di elaborare analisi e previsioni economiche: questa indicazione dovrebbe indurre a superare gli ostacoli che hanno finora impedito la costituzione di un Servizio del bilancio del Parlamento. Va perseguito con decisione il piano di riforme strutturali avviato dal Governo, che ben si inserisce all'interno della dinamica di integrazione dell'economia europea e nel percorso virtuoso per restituire una reale prospettiva di crescita al Paese. (Applausi dal Gruppo PdL).

Presidenza della vice presidente BONINO

LANNUTTI (IdV). La recente crisi finanziaria ha messo in luce la totale inadeguatezza dei meccanismi di sorveglianza nel prevenire con efficacia l'indisciplina di bilancio, l'esplosione del debito, gli squilibri commerciali e i divari di competitività tra i vari Paesi membri. Già il 29 settembre scorso la Commissione europea aveva adottato alcune misure - poi superate con l'accordo siglato dai Ministri finanziari europei il 18 ottobre - per una riforma del Patto di stabilità e delle governance economiche dei Paesi dell'euro: tra queste, spiccava in particolare l'obbligo per i Paesi membri di concordare obiettivi di bilancio di medio termine con il dovere, fino al loro raggiungimento, di contenere la crescita della spesa pubblica al di sotto della crescita di medio termine del PIL. Allo stesso tempo, si rafforzavano alcuni strumenti di monitoraggio e di controllo delle politiche nazionali di bilancio da parte delle istituzioni europee. Rappresenta senz'altro un atto di buon senso l'aver tolto dal tavolo del negoziato criteri automatici di riduzione del debito supportati da una logica sanzionatoria che avrebbe particolarmente penalizzato le possibilità di ripresa dell'Italia. E' necessario impedire che ancora una volta i Governi e i Parlamenti democraticamente eletti cedano sovranità alle oligarchie che sono le principali responsabili della crisi economica in atto per non aver impedito la finanziarizzazione dell'economia, la creazione di denaro dal nulla, la speculazione sfrenata e la collusione tra banche, autorità vigilanti e agenzie di rating. Occorre creare un'Europa dei cittadini, dei consumatori e dei risparmiatori e non dei banchieri e dei potentati economici. (Applausi dai senatori Mascitelli e Peterlini).

MORANDO (PD). L'introduzione di un nuovo meccanismo di sorveglianza dell'Unione europea sui grandi squilibri macroeconomici, che avrà per oggetto non più solo gli andamenti di finanza pubblica, ma dati quali lo squilibrio di un Paese nella bilancia dei pagamenti correnti e commerciali o le dimensioni del settore immobiliare rispetto al PIL, apre prospettive inedite al processo di coordinamento e di armonizzazione delle politiche europee. Tra gli indicatori di stabilità che il prossimo Consiglio europeo esaminerà alcuni potrebbero favorire l'Italia, come il debito del settore privato o l'entità degli squilibri nel settore immobiliare, ma altri costituiscono veri e propri fattori di rischio, come il saldo tra partite correnti e prodotto o la produttività totale dei fattori. Se in ordine a due tra i fattori di rischio per la sostenibilità delle finanze pubbliche individuati in sede europea, il regime pensionistico e la tenuta del sistema bancario, la posizione dell'Italia è relativamente migliore a quella di altri Paesi, lo si deve all'azione riformatrice sugli istituti di credito e sul sistema previdenziale posta in essere da diversi Governi dal 1992 ad oggi: ciò dimostra che la via maestra da percorrere è quella delle riforme che investano il mercato del lavoro, le infrastrutture ed i servizi di rete, l'educazione, la formazione e la ricerca, la pubblica amministrazione e la giustizia, le liberalizzazioni e l'apertura dei mercati. Il Governo è tenuto a promuovere un confronto ampio e democratico, con il massimo coinvolgimento delle Camere, sulla bozza del Piano nazionale delle riforme da presentare il 12 novembre prossimo alla Commissione europea, nonché ad introdurre quanto prima regole rigide di evoluzione della spesa in proiezione pluriennale. Fondamentale è anche non ritardare ulteriormente la costituzione di un Servizio del bilancio del Parlamento che garantisca trasparenza e attendibilità ai conti pubblici. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Astore e Poli Bortone).

RUTELLI (Misto-ApI). La mozione n. 314 consente al Senato di approfondire il tema della crescita economica del Paese, intimamente connesso a quello della stabilità finanziaria e della riforma della governance europea, e di offrire al Governo indirizzi chiari in materia di politica economica. A tal proposito auspica che, a fronte dello svuotamento del contenuto del disegno di legge di stabilità, l'Esecutivo non intenda utilizzare la decretazione d'urgenza per avanzare le sue proposte in materia di politica economica. In particolare occorre focalizzare l'attenzione riformatrice sugli inquietanti volumi della spesa pubblica complessiva, al netto degli interessi, e della spesa regionale, che comporterà gravi problemi nell'attuazione del federalismo fiscale, da cui deriveranno inevitabilmente forti riduzioni nel trasferimento di risorse agli enti locali. L'esigenza di contemperare in maniera più avanzata la stabilità e la crescita sono rese inoltre evidenti dal travagliato iter della riforma dell'università, approvata dal Parlamento e frenata dal Governo a causa della mancanza di risorse, e dalla sciagurata politica dei tagli lineari proposti dal ministro Tremonti. È quindi necessario trovare le risorse per stimolare la crescita riducendo la spesa pubblica improduttiva, diminuendo i finanziamenti alla politica, introducendo un'opportuna revisione dei meccanismi di spesa dello Stato, tagliando in maniera selettiva gli sprechi nel comparto sanitario, superando i finanziamenti a pioggia alle imprese e creando, attraverso il federalismo, una competizione virtuosa tre le pubbliche amministrazioni. È essenziale infine stimolare la competitività del Paese, riducendo il carico fiscale, assumendo l'impostazione progettuale avanzata dalla Banca d'Italia per quanto riguarda il Mezzogiorno, innovando l'ancoraggio europeo del Paese secondo quanto suggerito dal cosiddetto «Rapporto Monti» del 2010, favorendo le liberalizzazioni anche nel mondo delle professioni, finanziando la ricerca, l'innovazione e l'economia verde e migliorando la qualità del sistema giurisdizionale. (Applausi dai Gruppi Misto-ApI, UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE e PD. Congratulazioni).

BALDASSARRI (FLI). Se è a tutti evidente la necessità di tenere sotto controllo l'andamento del debito pubblico e del deficit, è altrettanto palese che per consentire il raggiungimento di un equilibrio finanziario strutturale non si può trascurare di stimolare la crescita economica. A tal fine è innanzitutto necessario provvedere a una riforma dello statuto della Banca centrale europea, che attualmente affida all'istituto di Francoforte il solo obbiettivo di controllare l'inflazione, senza valutare i costi in termini di minore crescita e gli effetti negativi sull'apprezzamento dell'euro. Non si può infatti sottovalutare il fatto che l'alto valore della moneta europea in rapporto alle divise statunitense e cinese ha costituito un eccezionale freno alla crescita dell'economia continentale. Appare inoltre necessario rivedere il patto di Maastricht, i cui parametri appaiono arbitrari e anacronistici, prevedendo un controllo più rigoroso sulla spesa corrente e consentendo invece più ampi margini di spesa per effettuare investimenti e per finanziare la ricerca e l'innovazione. Per valutare la stato di salute di un sistema economico è inoltre opportuno che venga considerato non soltanto lo stato delle finanze pubbliche, ma anche il valore del risparmio netto nazionale, comprensivo della quantità di risorse risparmiate dalle famiglie. Occorre infine riconoscere che la creazione di un'unità politica europea più intensa, che arrivi a dar vita agli Stati uniti d'Europa, non rappresenta un'utopia, ma una realistica emergenza di fronte all'ampiezza delle crisi che il sistema europeo è chiamato ad affrontare. Condivide infine il contenuto della mozione illustrata dal senatore Rutelli, ma lo invita ad interrogarsi sulle incombenze che dovranno essere affrontate dal Paese fin dalla prossima primavera e a presentare proposte emendative alla manovra finanziaria, indicando concretamente gli obiettivi di crescita e di equità e le voci da tagliare per reperire le risorse necessarie. (Applausi dai Gruppi FLI e PD e della senatrice Poli Bortone).

PICHETTO FRATIN (PdL). Nel corso degli ultimi anni la crisi economica, nata negli Stati Uniti, si è progressivamente estesa all'Europa attraverso crisi bancarie, crollo dei consumi ed aumento della disoccupazione, provocando per reazione un forte intervento degli Stati nell'economia, con conseguente aumento del debito pubblico e rischio di default dei singoli Paesi, come nel caso della Grecia. Si è reso evidente, in un simile contesto, che l'unione monetaria europea non funziona senza un'unione economica, cioè senza una governance in grado di decidere, procedure coordinate a livello temporale tra i diversi Paesi ed un efficace sistema sanzionatorio per gli inadempienti. Ciò che avviene in un singolo Stato riguarda anche tutti gli altri Stati membri e rischia, nei casi più gravi, di mettere a rischio la tenuta stessa della moneta unica. La sorveglianza e le sanzioni da sole non bastano: occorre coordinare ed armonizzare i modelli di intervento, la politica fiscale e previdenziale, la pubblica amministrazione. L'alternativa rischia di essere un governo di fatto dello Stato più forte, cioè della Germania. La ristrutturazione delle regole comunitarie sta avendo luogo di pari passo con l'introduzione di importanti riforme a livello nazionale, quali la nuova legge di contabilità pubblica e il federalismo fiscale. In tale ambito, il Governo italiano dovrà essere in grado di negoziare, in sede europea, regole giuste e quantità compatibili con le esigenze dell'Italia e degli altri Stati membri. (Applausi dal Gruppo PdL).

VACCARI (LNP). La crisi economica che ha investito l'Unione europea ha messo in evidenza la necessità di politiche strategiche condivise a livello comunitario. Sul fronte dell'occupazione e della competitività delle imprese un esempio positivo è rappresentato dalla Polonia, che ha risentito poco degli effetti della crisi perché è stata capace di avviare coraggiose politiche di liberalizzazione e riforme strutturali; un altro esempio virtuoso di accordi avanzati con le parti sociali è rappresentato dal modello Volkswagen in Germania. A livello nazionale, la Lega Nord ha avanzato da tempo la proposta di collegare le retribuzioni al costo della vita, che differisce notevolmente tra le diverse aree del Paese, in particolare è più elevato al Centro-Nord rispetto al Sud. Ciò garantirebbe ai lavoratori del Nord retribuzioni più adeguate al costo della vita e la possibilità di aumentare i consumi ed offrirebbe alle Regioni meridionali l'opportunità di migliorare il livello di occupazione, in quanto notoriamente gli investimenti economici sono attratti dalle aree dove il costo del lavoro è più basso. Più in generale, nel mondo del lavoro sarebbero necessarie incisive riforme volte a riequilibrare i diritti e le tutele, che attualmente sono eccessivi per alcune categorie di lavoratori ed insufficienti o assenti per altre categorie. Purtroppo i sindacati e le forze politiche di sinistra sono arroccati su una difesa aprioristica dello status quo e su un timoroso rifiuto di qualsiasi cambiamento. (Applausi del senatore Massimo Garavaglia). Allega il testo integrale dell'intervento ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).

GIARETTA (PD). Le proposte di modifica delle procedure comunitarie di sorveglianza e di coordinamento delle politiche economiche si basano su un presupposto amaro, ma condivisibile: non si può vivere troppo a lungo al di sopra delle proprie possibilità ed occorre raggiungere un nuovo equilibrio, che non può fondarsi solo sulle politiche restrittive e sul rigore finanziario, ma deve prevedere anche un impegno per lo sviluppo. L'Italia può e deve sfruttare questo vincolo esterno per migliorare la finanza pubblica e la competitività del Paese, dotandosi degli strumenti previsti negli stessi documenti europei, ad esempio di organismi pubblici indipendenti di valutazione e di analisi. Non si capisce, a tal proposito, perché il ministro Tremonti sia restio a rafforzare i poteri dell'ISTAT e a creare un Servizio del bilancio parlamentare e non abbia ancora provveduto alle nomine riguardanti la CONSOB. È vero che l'Italia in alcuni parametri, ad esempio nel sistema bancario e nel risparmio privato, presenta una situazione migliore rispetto ad altri Paesi; tuttavia in altri, quali la competitività del sistema produttivo, la situazione è nettamente peggiore. Se verrà confermato un percorso di rientro obbligatorio del 5 per cento annuo fino al raggiungimento del limite del 60 per cento nel rapporto tra debito pubblico e PIL, l'Italia avrebbe già dei problemi a rispettare tali parametri in caso di crescita al 2 per cento e sarebbe in serissima difficoltà nel caso, più plausibile, di una crescita pari all'1 per cento. È evidente allora la necessità di un intervento straordinario in grado di ridurre il rapporto tra debito pubblico e PIL e di far ripartire la crescita. Nel primo caso le proposte consistono in un intervento di mobilitazione del patrimonio pubblico e in un'imposizione una tantum sui grandi patrimoni privati. Nel secondo caso, non potendo più procedere ad una svalutazione competitiva della moneta, è necessario intervenire sul costo dei fattori; non però sul costo del lavoro, sul quale già si è intervenuto troppo, quanto piuttosto sulle liberalizzazioni, sul costo dei servizi, sulla logistica e sull'energia. (Applausi dal Gruppo PD).

POLI BORTONE (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Consegna il testo scritto dell'intervento affinché sia pubblicato in allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B). Manifesta perplessità su una discussione in cui è serpeggiato un certo euroscetticismo, come se l'Europa fosse rappresentata dalla Banca centrale, piuttosto che dalle politiche di convergenza e di coesione. Il rapporto con l'Europa non deve essere inteso in modo burocratico e il dibattito non deve limitarsi al Patto di stabilità e alle strategie di risanamento. La discussione dovrebbe privilegiare invece i contenuti della mozione del senatore Rutelli e provare a definire una politica nazionale per lo sviluppo e l'occupazione, che contempli aiuti alle famiglie e tasse sulle rendite finanziarie speculative. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE e PD e del senatore Rutelli. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Rinvia il seguito della discussione ad altra seduta.

Per lo svolgimento di un'interrogazione

BARBOLINI (PD). Sollecita lo svolgimento dell'interrogazione 3-01548 che riguarda l'applicazione di una disposizione in tema di risoluzione di controversie fiscali pendenti davanti alla Cassazione, di cui avrebbe beneficiato la società Mondadori.

PRESIDENTE. Trasmetterà la richiesta al Governo.

Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e comunica l'ordine del giorno delle sedute del 28 ottobre.

La seduta termina alle ore 20,27.

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza della vice presidente MAURO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,35).

Si dia lettura del processo verbale.

BONFRISCO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,38).

Seguito della discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(1969) Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 16,38)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1969, già approvato dalla Camera dei deputati.

Riprendiamo l'esame degli articoli, nel testo proposto dalle Commissioni riunite.

Ricordo che nella seduta antimeridiana ha avuto luogo la votazione degli emendamenti presentati all'articolo 4, ad eccezione dell'emendamento 4.109, che è stato accantonato.

Passiamo dunque all'esame dell'articolo 5, su cui sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, con l'emendamento 5.103 si interviene sui casi di arresto obbligatorio in flagranza. Già questo articolo del codice di procedura penale è stato integrato nel 2006 e nel 2009 con l'estensione dei casi di arresto obbligatorio in flagranza: il reato al quale non era ragionevolmente estesa la possibilità dell'arresto in flagranza era quello previsto dall'articolo 609-quater del codice penale, ossia gli atti sessuali con minorenni. Su questo tema c'è stata anche, nei mesi scorsi, forte polemica.

Noi prevediamo con questo emendamento di estendere la previsione di cui alla lettera d-bis) dell'articolo 380 del codice di procedura penale anche all'articolo 609-quater del codice penale oltre a quanto già previsto, ossia l'articolo 609-bis per il reato di violenza sessuale. Per la violenza sessuale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza, mentre non è previsto per gli atti sessuali con minorenni. Ricordiamoci che per gli atti sessuali con minorenni è prevista la stessa pena, in quanto la violenza si ritiene presunta. Ovviamente ci sono dei casi di minore gravità, sia negli atti di violenza sessuale, sia negli atti sessuali con minorenni: prevediamo pertanto che nei casi di minore gravità, già previsti negli articoli che sanciscono queste condotte criminose, l'arresto non sia obbligatorio in flagranza, ma si applichi invece l'articolo 381 del codice di procedura penale, ossia l'arresto facoltativo in flagranza di reato.

In questo modo riteniamo di poter dare una maggior copertura penale a queste condotte criminose, di cui ci stiamo occupando in sede di ratifica.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

ALLEGRINI, relatrice. L'emendamento 5.100 ha un parere contrario della Commissione bilancio ex articolo 81 della Costituzione, come pure il 5.101, sul quale comunque avrei invitato i presentatori al ritiro. Lo stesso dicasi per l'emendamento 5.102. Esprimo parere contrario sull'emendamento 5.103. Invito poi i presentatori a ritirare gli emendamenti 5.104 e 5.105. Sull'emendamento 5.106 c'é un parere negativo della Commissione bilancio ex articolo 81 della Costituzione e pertanto anche il mio parere è contrario.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice. Non è presente la senatrice Della Monica, ma vorrei far presente che il suo emendamento 5.105 tiene conto dell'emendamento 5.103 del senatore Li Gotti solo per una parte. Siccome si riferisce all'articolo 609-quater del codice penale e introduce l'arresto obbligatorio in flagranza per tutte le ipotesi di cui all'articolo 609-quater, mi domando se vi sia la disponibilità a prendere in considerazione una riformulazione, nel senso di aggiungere dopo le parole «609-quater» le altre «primo comma». Quindi, se l'emendamento 5.105 venisse riformulato nel senso testè indicato, il parere sarebbe favorevole.

PRESIDENTE. I presentatori accettano la riformulazione proposta dal Sottosegretario?

CASSON (PD). Ci riserviamo di valutare la proposta del Governo.

PRESIDENTE. Procediamo dunque con le votazioni.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, gli emendamenti 5.100, 5.101 e 5.102 sono improcedibili.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 5.103.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, chiedo al Governo di prestare un attimo di attenzione. La proposta del sottosegretario Caliendo in merito all'emendamento 5.105 è esattamente quella dell'emendamento 5.103, di cui sono primo firmatario. Noi, infatti, abbiamo previsto esattamente di escludere l'arresto obbligatorio in flagranza proprio nel caso che lei prevedeva, signor Sottosegretario.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Senatore Li Gotti, se noi scriviamo, dal punto di vista della tecnica-normativa, che l'arresto obbligatorio in flagranza è previsto soltanto per le ipotesi di cui all'articolo 609-quater, primo comma, è chiaro che questo comprende certamente quello che lei dice per una parte, mentre non è così per l'altra.

PRESIDENTE. Signor Sottosegretario, lei sta quindi invitando il senatore Li Gotti a confluire sull'emendamento 5.105?

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Al senatore Li Gotti ho rivolto un invito al ritiro, accogliendo l'ipotesi di cui all'emendamento 5.105, se la senatrice Della Monica accetta la riformulazione.

LI GOTTI (IdV). Allora, può essere riformulato il mio; perché devo ritirarlo? Nel mio emendamento è già prevista l'ipotesi lieve, per la quale non scatterebbe l'arresto obbligatorio in flagranza. Io l'ho già scritto, non dovrei nemmeno modificarlo.

PRESIDENTE. Qual è il parere della relatrice?

ALLEGRINI, relatrice. Signora Presidente, confermo il parere precedentemente espresso su ambedue gli emendamenti, cioè la contrarietà al 5.103 e l'invito al ritiro del 5.105.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.103, presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Non è approvato.

GIAMBRONE (IdV). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

INCOSTANTE (PD). Signora Presidente, c'è una scheda in più!

PRESIDENTE. Per cortesia, colleghi, ciascuno voti al suo posto.

Non è approvato.

Sull'emendamento 5.104 è stato rivolto un invito al ritiro. Senatore Mazzatorta, accoglie tale invito?

MAZZATORTA (LNP). Sì, signora Presidente.

PRESIDENTE. Da parte del Governo è stata proposta una riformulazione dell'emendamento 5.105. I presentatori la accolgono?

CASSON (PD). Signora Presidente, ritengo che la formulazione proposta sia più corretta, anche da un punto di vista di tecnica legislativa. Accetto quindi l'invito alla precisazione con riferimento all'articolo 609-quater, primo comma.

PRESIDENTE. Invito la relatrice ad esprimere il proprio parere al riguardo.

ALLEGRINI, relatrice. Signora Presidente, il parere è conforme a quello del Governo.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 5.105 (testo 2), presentato dalla senatrice Della Monica e da altri senatori.

È approvato.

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 5.106 è improcedibile.

Metto ai voti l'articolo 5, nel testo emendato.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 6.

Lo metto ai voti.

È approvato.

Passiamo all'esame dell'articolo 7, su cui sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, l'articolo 7, al comma 3, prevede che le persone condannate per reati sessuali in danno di minori possono sottoporsi a un trattamento psicologico con finalità di recupero e di sostegno.

Noi riteniamo che per i soggetti condannati per questo tipo di reati non si debba prevedere la mera possibilità di sottoporsi a trattamento psicologico, quanto che sia necessario piuttosto stabilire un obbligo in tal senso: non deve essere dunque una facoltà, ma appunto, un obbligo.

L'emendamento 7.100 va proprio in questa direzione: questo è lo spirito e la lettera della nostra proposta.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Colleghi, stanno assistendo ai nostri lavori gli studenti del Liceo socio-psico-pedagogico «Antonio Rosmini» di Trento, ai quali va il nostro saluto. (Applausi).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1969 (ore 16,52)

PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

ALLEGRINI, relatrice. Signora Presidente, invito il senatore Li Gotti a riformulare l'emendamento 7.100 nel seguente modo: "Al comma 3, capoverso «Art. 13-bis», comma 1, aggiungere in fine il seguente periodo: «La partecipazione a taletrattamento è valutata ai fini della concessione dei benefici previsti dall'articolo 4, comma 1-quater»".

Esprimo parere favorevole sull'emendamento 7.101 e contrario sul 7.0.100 che, quanto al comma 1, ha già ricevuto il parere contrario dalla Commissione bilancio.

PRESIDENTE. Senatore Li Gotti, accoglie la proposta di riformulazione dell'emendamento 7.100?

LI GOTTI (IdV). Accolgo la proposta della relatrice.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, per quanto riguarda l'emendamento 7.100, sono d'accordo con la riformulazione della relatrice.

Quanto all'emendamento 7.101, mi rimetto all'Assemblea. Chiederei però al presentatore dell'emendamento, senatore Caruso, una valutazione in tal senso: questa norma scritta nell'emendamento è prevista dall'ordinamento penitenziario esclusivamente per i reati di sequestro di persona. Ora, mi domando: mentre, sotto il profilo della gravità del reato, è prevista la possibilità di non avere, se non dopo quel determinato numero di anni, l'ammissione ai benefici, avendo noi introdotto in questa legge, invece, trattamenti psicologici, rieducazione, eccetera, è giusto prevedere anche un divieto di concessione dei benefici, se non dopo gli anni previsti (i due terzi della pena) dal momento che ci potrebbe essere una resipiscenza? Quel trattamento che abbiamo appena motivato, anche con l'emendamento Li Gotti come riformulato dalla senatrice Allegrini, potrebbe essere la condizione che giustifica la concessione dei benefici.

Quindi, mi rimetto all'Assemblea, ma ho seri dubbi sull'affrontare in questa sede il mantenimento di questa disciplina che l'ordinamento penitenziario riserva esclusivamente al sequestro di persona.

Esprimo infine parere conforme al relatore sull'emendamento 7.0.100.

CARUSO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARUSO (PdL). Signora Presidente, gli argomenti che ha svolto il sottosegretario Caliendo mi portano ad un dubbio. Quindi, prima di commettere - o indurre l'Assemblea a commettere - un errore, preferisco in questo momento ritirare l'emendamento. Ci sarà un'altra occasione per riconsiderare la questione. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 7.100 (testo 2).

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Colleghi, in attesa che decorra il termine di venti minuti dal preavviso di cui all'articolo 119, comma 1, del Regolamento, sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 16,56, è ripresa alle ore 16,58).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento 7.100 (testo 2), presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1969

PRESIDENTE. Ricordo che l'emendamento 7.101 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'articolo 7, nel testo emendato.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 7, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1969

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 7.0.100, ad eccezione del comma 1-bis, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

Metto pertanto ai voti l'emendamento 7.0.100 (testo 2), presentato dai senatori Bianchi e Gustavino.

Non è approvato.

Passiamo all'esame e alla votazione dell'articolo 8.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 8.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1969

PRESIDENTE. Passiamo all'esame e alla votazione dell'articolo 9.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 9.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1969

PRESIDENTE. Passiamo all'esame e alla votazione dell'articolo 10.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'articolo 10.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 1969

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'emendamento 4.109, precedentemente accantonato.

ALLEGRINI, relatrice. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ALLEGRINI, relatrice. Signora Presidente, il senatore Li Gotti ha proposto una riformulazione dell'emendamento con riferimento alla durata della pena: anzichè l'ergastolo, si prevede la reclusione da dodici a ventiquattro anni.

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, presento la riformulazione dell'emendamento 4.109 un po' a malincuore. Anche se rappresenta un passo avanti, rimangono insoluti tutti i problemi che la dottrina e la giurisprudenza hanno sollevato in questi anni intorno alla fattispecie richiamata in questo articolo: non li risolviamo, in questo modo. Comunque dal dibattito rimarrà traccia che quest'Assemblea si è posta il problema.

Cercheremo di ottenere lo stesso obiettivo con un disegno di legge autonomo, che possa modulare meglio questa disciplina, sgravando così i giudici di legittimità da interpretazioni che spesso sono pericolose.

Presento quindi la riformulazione dell'emendamento 4.109, sia pure, ripeto, a malincuore.

PRESIDENTE. Invito il rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.

CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Il parere del Governo è conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Metto ai voti l'emendamento 4.109 (testo 2), presentato dal senatore Li Gotti e da altri senatori.

È approvato.

Passiamo alla votazione dell'articolo 4, nel testo emendato.

ADERENTI (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ADERENTI (LNP). Signora Presidente, gentili colleghi, vi ringrazio per l'opportunità di fare una brevissima dichiarazione di voto proprio su questo articolo del provvedimento.

Con l'approvazione dell'articolo 4, il senato si accinge a far passare oggi il principio per cui anche l'istigazione attraverso la stampa e per via telematica volta a provocare danno a minori va punita; il principio per cui non possono essere invocate da parte dell'adulto a propria discolpa ragioni di carattere artistico, letterario o di costume. Molto spesso infatti queste finalità sono state utilizzate come paravento proprio per nascondersi rispetto a questi atti di violenza nei confronti dei minori. È passato il principio per cui nell'ambito familiare sarà punita qualsiasi violenza contro i più deboli; non solo, è passato anche il principio per cui chi ha dei minori a carico per l'esercizio di una professione o di un'arte sarà punito se il minore diventerà merce ed oggetto di violenza.

Con questo articolo abbiamo introdotto nuove modifiche al codice penale che riconoscono nuovi reati e inaspriscono ulteriormente le pene per chi li commette.

A nome del Gruppo Lega Nord Padania e quale membro della Commissione infanzia, voglio dire oggi che con l'articolo 4 che andremo tra poco ad approvare abbiamo compiuto un grande atto di civiltà giuridica ed anche culturale. (Applausi dal Gruppo LNP e della senatrice Bastico).

PRESIDENTE. Metto ai voti l'articolo 4, nel testo emendato.

È approvato.

Passiamo alla votazione finale.

GERMONTANI (FLI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GERMONTANI (FLI). Signora Presidente, vorrei fare una dichiarazione di voto a nome del Gruppo Futuro e Libertà per l'Italia, con qualche considerazione su questa Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, che è il primo strumento internazionale con il quale gli abusi sessuali contro i bambini diventano reati.

Oltre ai reati più comunemente diffusi in questo campo la Convenzione disciplina anche i casi di adescamento attraverso Internet e di turismo sessuale. La Convenzione - questa è la particolarità - delinea misure preventive che comprendono lo screening, il reclutamento e l'addestramento di personale che possa lavorare con i bambini al fine di renderli consapevoli dei rischi che possono correre e di insegnare loro a proteggersi; stabilisce programmi di supporto per le vittime, incoraggia la denuncia di presunti abusi e di episodi di sfruttamento e prevede l'istituzione di centri di aiuto via telefono e via Internet.

Certo è che con la diffusione e lo sviluppo di Internet si è assistito alla presenza di una nuova dimensione organizzata della pedofilia, che è in fase di incremento quantitativo. Se il web abbia poi effettivamente aumentato il numero dei pedofili «attivi» è difficile da dimostrare. Quello che è certo è che, di fatto, la Rete ha reso maggiormente fruibile la pedopornografia e ha consentito ai pedofili di aggregarsi in comunità, il che di per sé già rappresenta un fattore di rischio in più. Sulla Rete si può trovare una serie di siti pedofili che non contengono materiale pedopornografico, ma che compiono una vera e propria apologia e sostituiscono precedenti forme di espressione sottoculturale, reperibili con grande difficoltà prima dell'avvento di Internet.

L'attività investigativa nel corso del periodo 1998-2005 ha registrato un costante e significativo aumento. I dati disponibili mostrano abbastanza chiaramente il crescente impegno degli investigatori nel contrasto al fenomeno. Un ruolo altrettanto importante è stato svolto dagli esperti della polizia postale e delle comunicazioni, i quali rilevano come le violenze avvengano soprattutto tra le mura domestiche e non riguardano solo le famiglie degradate, ma tutte le classi sociali e tutte le categorie di professionisti e che gli abusanti si avvicinano ai bambini gradualmente e in modo subdolo.

Evidentemente, le caratteristiche che emergono dall'analisi dei dati riferiti alle segnalazioni all'autorità giudiziaria, non possono essere rappresentative dell'intero universo. Le informazioni a nostra disposizione fino ad ora rispondono alle specifiche finalità istituzionali delle amministrazioni che le raccolgono. In realtà, lo studio del fenomeno dello sfruttamento ed abuso sessuale dei minori nella sua dimensione quantitativa non è facile. Il fenomeno stesso, infatti, presenta contorni non perfettamente definiti: gran parte di episodi di abuso sui minori non viene infatti denunciata per molteplici ragioni e per ciò sfugge a qualsiasi rilevazione statistica. L'obiettivo dell'organismo costituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, l'Osservatorio per il contrasto della pedofilia e pornografia minorile, è proprio quello di promuovere l'interazione tra le molte amministrazioni coinvolte, di pervenire, attraverso il monitoraggio delle attività svolte da tutte le pubbliche amministrazioni, ad una lettura completa ed approfondita del fenomeno.

Nel periodo compreso tra ottobre 2004 e settembre 2005 al sito web creato dall'associazione Save the children nel 2002, a cui è possibile segnalare la presenza di materiale pornografico individuato nella Rete, sono pervenute 3.106 segnalazioni, aumentate nel 2005 rispetto all'anno precedente del 10 per cento e riferite, nella maggior parte dei casi, a siti pedopornografici. Il dato più significativo riguarda però le segnalazioni di file sharing che sono cresciute dell'85,4 per cento passando da 165 a 306. Ma anche le e-mail indesiderate, le cosiddette spam contenenti link o foto pedopornografiche, sono quasi raddoppiate. Inoltre, l'abbinamento di Internet al telefono cellulare e la possibilità di inviare immagini aumenta le occasioni, per i minori, di esposizione a materiale pedopornografico, molestie o adescamento.

I dati quindi invitano ad una riflessione attenta sull'evoluzione continua della pedofilia in Internet e sul ruolo che ciascun soggetto (legislatore, istituzioni, polizia, provider, associazioni specializzate) è chiamato a svolgere con responsabilità e particolare attenzione per evitare ritardi o indecisioni i cui costi per le bambini ed i bambini coinvolti sono ancora tanto alti da risultare realmente incalcolabili. Si stima che un sito pedopornografico registri da un minimo di 7.000 ad un massimo di 20.000 contatti al giorno; l'aumento di questo tipo di siti tra il 1997 ed il 2005 è stato del 1.500 per cento, mentre solo nell'ultimo anno è stato del 60 per cento. Anche i dati più aggiornati riferiti al 2009 continuano a mostrarci un fenomeno di proporzioni veramente allarmanti, soprattutto alla luce delle considerazioni precedenti circa il fatto che i reati scoperti ed inseriti nelle statistiche rappresentano solo la punta dell'iceberg. Sono 570 i siti dai contenuti illeciti finiti nella black list da quando è stata istituita tre anni fa. Una volta entrati nella black list i siti diventano inaccessibili dall'Italia e dagli altri Paesi che aderiscono al sistema di condivisione e scambio delle black list.

Per concludere, vi invito a riflettere sul relativo giro d'affari. Il giro d'affari legato allo scambio di materiale pedopornografico in rete si aggira intorno ai 4-5 miliardi di dollari l'anno, una cifra superiore persino alle entrate annue dei due principali network televisivi americani. La pedofilia è, dopo la droga, la principale preoccupazione dei genitori. È un timore che ha indotto il 72 per cento fra mamme e papà a parlarne con i propri figli; il 90 per cento ha fornito loro consigli, il primo dei quali è non dare confidenza agli estranei e poi chiedere immediatamente aiuto e non rivelare informazioni private come e-mail o numero di telefono. Un genitore su tre dice di non sapere ancora come comportarsi e a chi rivolgersi nel caso i figli fossero vittime di abusi; inoltre, per circa il 60 per cento dei genitori i figli sono poco informati sui rischi della pedofilia.

Ogni anno sono 41.000 i nuovi casi di violenza sui minori. Per questo dobbiamo impedire tali aberrazioni con ogni mezzo, perché la tutela dei bambini, a salvaguardia del loro sviluppo fisico, psicologico e spirituale, deve costituire il nostro obiettivo primario, rispetto al quale non possiamo permetterci alcuna esitazione.

Per il senso di responsabilità che tutti dobbiamo avere su questo problema, che non è solo nazionale ma ha rilievo internazionale, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Futuro e Libertà per l'Italia su questo provvedimento, che rappresenta senza dubbio un passo importante nella lotta a quello che può essere considerato il reato più aberrante: la violenza sui minori. (Applausi dai Gruppi FLI e PdL).

LI GOTTI (IdV). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LI GOTTI (IdV). Signora Presidente, c'era un tempo in cui i bambini erano protetti e adottati dalla collettività. Il mondo, evolvendosi nel corso di questa strada per migliorare le condizioni di vita, di esistenza, ha scoperto nuovi fronti criminali prima quasi inesistenti. Uno dei settori più aggredibili e più indifesi è proprio quello dei minori. Non è un bel progresso quello della nostra civiltà nel momento in cui siamo costretti ad inseguire il crimine con le norme: dobbiamo sempre aggiungere nuovi reati, perché la fantasia dell'uomo è fertile e genera sempre nuove condotte criminali.

Non è un bel progresso, il nostro, però riusciamo ancora a difenderci, ad individuare, in un'analisi che abbiamo fatto nel corso dei lavori parlamentari, in uno scambio di opinioni e attraverso il confronto, gli strumenti per difendere alcuni beni. Quello attuale è uno di questi momenti: siamo infatti riusciti a comprendere come fosse necessario irrobustire le leggi, prevedendo sanzioni verso nuovi reati, come il turismo sessuale per lo sfruttamento dei minori o l'adescamento dei minori via Internet: crimini dei tempi moderni. Noi diamo delle risposte non solo ratificando la Convenzione di Lanzarote, ma anche adeguando il nostro ordinamento interno.

Penso si sia fatto un buon lavoro. Forse qualcosa in più si poteva fare. Vedremo se è necessario intervenire. Resta il fatto che qualunque testo può essere migliorabile e comunque questo è l'unico fatto positivo nell'amara constatazione di un progresso che ci fa scoprire che la nostra società diventa sempre più vulnerabile e necessita sempre di più di risposte penalistiche.

Votiamo in maniera convinta questo provvedimento e speriamo che l'altra Camera possa celermente trasformarlo in legge, in modo che si possa dire ai criminali, ai pedofili, agli adescatori, a coloro che feriscono e sfregiano l'infanzia, che lo Stato è capace di aggredirli e di punirli. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Peterlini, Della Monica e Allegrini).

GUSTAVINO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUSTAVINO (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Signora Presidente, è con piena soddisfazione che, a nome di tutte le componenti del mio Gruppo, dichiaro che voterò a favore di questo provvedimento che l'Aula, con un portato emendativo, ha reso anche migliore.

Le puntuali e tecniche modifiche del codice penale e di procedura penale a mio avviso possono essere riassunte e ricomprese in tre profili. Il primo attiene al fatto che si recepisce uno strumento internazionale, uno strumento che vuole sancire un livello comune di lotta ad un fenomeno così esecrabile e che oggi, nel villaggio globale, sottolinea che l'internazionalità è il modo con cui questo problema deve essere affrontato. Ne consegue un altro profilo, che deriva direttamente da questo: particolare attenzione nel provvedimento è messa sul profilo della Rete, qualcosa che rende così vicini i soggetti fragili anche rispetto alla globalizzazione dei reati.

Qualcuno ricorderà, alcuni anni or sono, una canzone di Fabio Concato per una campagna contro la violenza sui minori, che diceva: «All'improvviso arrivi tu, un manifesto in mezzo agli altri, su quel faccino quanti pugni»; parlava di un bambino che veniva picchiato. Poi proseguiva dicendo che mentre il nostro bambino è qui tranquillo, di là ce n'è un altro uguale di cui forse ci si occupa meno. La Rete non rende più l'idea del qui e là. Là è tutto: accanto a noi c'è sempre un bambino che ha bisogno di un'attenzione, anche se magari riteniamo che il nostro bambino sia sufficientemente protetto. Per questo motivo la sanzione di alcuni reati, mi riferisco in particolare all'adescamento in Rete, era attesa anche da chi, come la polizia postale, sta facendo un lavoro fondamentale, che andrebbe riconosciuto, ed ha bisogno che sia specificamente sanzionato questo reato per poter più celermente lavorare intorno al riconoscimento dei colpevoli.

Un terzo profilo attiene al portato dalla legge, un profilo che si potrebbe definire preventivo: l'anticipazione della soglia della tutela. Più volte è stato detto che siamo di fronte ad un reato esecrabile, anche se oltre ad un problema di reato c'è anche una questione di cultura, ad esempio rispetto al fatto che in Rete venga celebrata una giornata dedicata "all'orgoglio pedofilo": ciò dimostra la necessità di una legge che faccia anche pedagogia e cultura. Le buone leggi hanno anche questa valenza. A proposito, quella canzone diceva che «il nostro bimbo è qui che sogna (...) di là c'è un altro bimbo uguale che ha bisogno di sognare».

Ecco, io ritengo che il Senato, nel giorno in cui cerca di fare in modo che i bambini possano continuare a sognare senza dover incontrare troppi uomini neri sulla rete, compia un'azione particolarmente buona. In un giorno in cui qualche dichiarazione, forse non del tutto felice, sulle attività dei senatori viene mandata alle stampe, io ritengo che oggi il Senato possa raccogliere per sé un motivo di fierezza.(Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE, PD e PdL).

DIVINA (LNP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LNP). Signora Presidente, parlando ai colleghi, io vorrei trasmettere uno scatto di orgoglio, proprio perché, in ambito di sfruttamento sessuale minorile, il nostro Paese, rispetto a tutti gli altri Paesi europei, è considerato fra i più avanzati, avendo già recepito nel proprio ordinamento nuove norme in ambito di nuove tipologie di reato proprio in materia di abusi sessuali. Bisogna anche dire che l'Italia ha recepito per prima la Convenzione sulla protezione dei bambini dagli abusi sessuali, approvata dal Consiglio d'Europa il 12 luglio 2007 e che noi, lo stesso anno, il 7 novembre, abbiamo sottoscritto.

La Convenzione di cui stiamo parlando adesso, la Convenzione di Lanzarote, è il primo strumento a livello internazionale che considera reati tutte le diverse forme di abuso sessuale in danno di bambini e di adolescenti. Infatti, dobbiamo riconoscere anche in questo caso orgogliosamente da italiani, che è stata la delegazione italiana la più attiva nel consentire che le proposte più importanti venissero poi recepite all'interno della Convenzione. Sono le proposte che prevedono il nuovo reato di grooming, ossia di manipolazione psicologica dei minori; che hanno previsto la creazione di unità investigative specializzate, chiaramente sotto copertura, per indagare sulla pedopornografia; che hanno previsto il rafforzamento della cooperazione internazionale per combattere la dimensione transnazionale di questi reati; la creazione di un fondo per le vittime degli abusi; l'introduzione del reato di corruzione di minore; l'allontanamento del reo dal nucleo familiare, qualora ne fosse un membro; l'identificazione dei minori ritratti su materiale pedopornografico; la creazione di osservatori nazionali; la previsione di altre misure a protezione del minore.

Oggi, nel nostro ordinamento, con la legge di recepimento, introduciamo altri aspetti del diritto di carattere più procedurale e penale, come il raddoppio dei termini di prescrizione se l'interessato è un minore di età inferiore a 14 anni; l'inasprimento delle pene per l'associazione a delinquere finalizzata a reati sessuali, nonché la nuova aggravante per omicidio in occasione di reati sessuali nei confronti di minori. Questo, in risposta alle osservazioni del collega Li Gotti, che parzialmente, o forse totalmente, sono state già recepite.

Vorrei aggiungere che, come Lega Nord, ci siamo trovati quasi sempre in prima fila per combattere questo fenomeno. Vorrei ricordare che la settimana scorsa abbiamo depositato un'ulteriore proposta di legge sui reati efferati o, meglio, quelli realizzati con particolare crudeltà, dove è previsto un inasprimento di pene e, soprattutto, è previsto di escludere queste figure, questi soggetti, dai benefici della legge Gozzini: niente benefici e niente sconti di pena. Abbiamo introdotto nell'ordinamento penitenziario un articolo 41-ter che va a sommarsi al 41-bis, meglio conosciuto come carcere duro per i mafiosi ancora pericolosi. Ricordiamo anche l'azione di questo Governo: infiniti sono stati i decreti sicurezza del nostro ministro Maroni; inoltre, su questa materia è stato introdotto il reato di stalking, ossia per ogni tipo di molestia, come pure pene più severe per tutti i reati che hanno un certo impatto sociale.

Volevo ricordare, infine, una cosa abbastanza curiosa che è accaduta nell'affrontare l'esame di uno di questi decreti-sicurezza. In Commissione si è ritenuto collegialmente di dover inasprire le pene per tutti i reati a sfondo sessuale, e ci siamo trovati sostanzialmente tutti d'accordo: c'è stata molta unità su questo punto. Sennonché, come capita spesso in Commissione, nello stendere gli emendamenti si può anche incorrere in qualche pasticcio. Ci siamo infatti accorti, il giorno dopo, che andando ad inasprire le pene sugli articoli 609-quater e sul 609-bis del codice penale, cioè sui reati di atti sessuali e di violenza sessuale, avevamo previsto l'arresto obbligatorio soltanto per l'atto sessuale, in caso di lieve entità, mentre questo non è previsto per la violenza. Cosa stava a significare? Che se due minori, ad esempio un sedicenne e una tredicenne, venivano colti da un pubblico ufficiale nell'atto di scambiarsi delle effusioni rischiavano l'arresto, in caso di flagranza; ma se quel ragazzino, in procinto di essere arrestato, avesse dichiarato: no, sto violentando questa ragazza, il pubblico ufficiale non avrebbe potuto più fare nulla. Chiaramente era un palese errore, una contraddizione, una disarmonia. Pensiamo di aggiustare il danno combinato, anche perché volevamo evitare che dei ragazzini finissero in carcere loro malgrado; ma ahimè, come capita spesso, la questione viene strumentalizzata e alcuni colleghi fanno addirittura girare su quelle catene comunicative simili a blog che i presentatori di questa sistemazione - se mi si passa il termine - ossia i senatori Bricolo, Divina, Mazzatorta e Gasparri che avevano firmato l'emendamento, messi così alla gogna - sarebbero stati i protettori dei pedofili.

Ma figuriamoci! Siamo qui per fare leggi - lo stiamo dimostrando - per perseguirli, per far sì che le pene siano certe, per condannarli; figuriamoci se siamo qui per difendere i pedofili. Al di là di questo, però, tamponare quei sistemi di divulgazione a catena, a cascata, per cui una notizia falsa diventa una catena di notizie false non è proprio così facile. Noi comunque siamo convinti che siano i fatti e le azioni a rendere poi giustizia. Proprio oggi, ahimè, non è stato accolto - noi pensiamo per disarmonia con il testo - un emendamento mio e del collega Mazzatorta che prevedeva addirittura l'introduzione di un reato definito di turismo sessuale, proprio perché conosciamo i meccanismi che alimentano il fenomeno. Non è passato in questa occasione: ci sarà il contenitore più adatto per riarmonizzare il tutto. Però va detto, colleghi, che è molto triste vedere che tanti in quest'Aula manifestano la tendenza a fare speculazioni su un tema così delicato che, semmai, dovrebbe rendere tutti molto responsabili mettendo da parte le questioni ideologiche o politiche ed evitando di giocare con il fuoco. Anche perché - e concludo, signora Presidente - parliamo di un fenomeno che probabilmente non riusciremo a combattere solo con delle leggi, ma dovranno essere previste anche azioni sia formative che preventive che dovranno coinvolgere una pluralità di soggetti: pensiamo alle forze dell'ordine, alla magistratura, alle famiglie, alla scuola (e saluto gli studenti di un istituto trentino che assistono ai nostri lavori), a tutte le forze politiche, che di fronte a questo problema dovrebbero dimostrare la massima compattezza. (Applausi dai Gruppi LNP, PdL e dai banchi del Governo).

*DELLA MONICA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DELLA MONICA (PD). Signora Presidente, in premessa vorrei chiarire ai colleghi che nella giornata odierna siamo stati assenti perché il Presidente del Senato, d'intesa con la Conferenza dei Capigruppo, ci ha autorizzato a lavorare, come Commissione giustizia, anche durante lo svolgimento dei lavori dell'Aula. Questo ha comportato che un provvedimento licenziato dalla 2a e dalla 3a Commissione sia stato, peraltro non per nostra volontà, un po' abbandonato, anche se non del tutto, perché molti colleghi sono stati in Aula.

Detto questo, signora Presidente e colleghi, vorrei sottolineare che oggi è un giorno molto importante, perché concludiamo in Senato l'iter di un provvedimento parlamentare che riguarda lo sfruttamento e l'abuso sessuale sui minori e che, grazie ad interventi condivisi di opposizione e maggioranza, allarga lo sguardo anche ai maltrattamenti in ambito familiare e di convivenze equiparabili. Mi riferisco alla nuova formulazione della norma prevista dall'articolo 572 del codice penale, che si viene così ad aggiungere alla norma fortemente voluta dal Partito Democratico sullo stalking che è già stata approvata in questa legislatura. Ho già detto questa mattina quanto sia importante la nuova formulazione dell'articolo 572 del codice penale, ma intendo insistere su questo argomento, perché lo ritengo proprio un punto qualificante del percorso che è stato svolto in Senato e che ci consentirà di combattere più efficacemente le violenze in famiglia contro i minori e le donne.

Detto questo, gli abusi contro i minori sono tra i fatti più riprovevoli e tra le forme di violenza peggiori. Privano infatti il minore della libertà e della dignità e ne pregiudicano, spesso irrimediabilmente, il percorso di vita e lo sviluppo della personalità. Un bambino molestato o abusato difficilmente avrà un'autostima; forse non sarà mai un cittadino con la stessa grinta di un altro, con la stessa voglia di conquistarsi un giusto ruolo nella società, con la capacità di vivere autonomamente un protagonismo sociale. Con il disegno di legge che ci accingiamo a varare, cercheremo - mi auguro - di arginare questo terribile fenomeno. Le molestie, le violenze e gli abusi sui minori sono fatti gravi, spesso di difficile emersione ed accertamento, soprattutto perché molte volte si realizzano in contesti familiari o di convivenze, in circuiti educativi o comunque in ambienti che dovrebbero, per definizione, ritenersi protetti.

La Convenzione adottata dal Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa a Lanzarote, sottoscritta il 7 novembre del 2007 dall'Italia, si inserisce nella serie di numerosi strumenti internazionali a tutela dei minori, primo tra tutti la Convenzione di New York del 1989. Agiamo nell'ambito della tutela dei diritti umani. La Convenzione di Lanzarote affronta in via sistematica le tematiche dello sfruttamento e dell'abuso sessuale con una serie di misure, come la protezione in via anticipata del minore, la costruzione di una barriera di prevenzione, l'istituzione di autorità specializzate, gli interventi per prevenire e reprimere tutte le forme di sfruttamento sessuale, per diffondere la percezione e la consapevolezza della problematica, soprattutto nei circuiti e tra le persone che hanno relazioni e contatti con i minori nel campo dell'educazione, della salute, della protezione sociale e degli organismi di polizia addetti alla prevenzione, alle investigazioni e alla repressione.

Desidero peraltro ricordare che nel nostro Paese l'unità italiana specializzata di polizia postale raggiunge già, attraverso indagini che svolge con procedure e tecnologie d'avanguardia, risultati di eccellenza. Ora con questa legge potrà giovarsi di ulteriori strumenti di lavoro. Ricordo altresì che nel nostro sistema la magistratura che opera, attraverso il tribunale e la procura dei minori, per la tutela proprio dei minori, è particolarmente qualificata.

Il testo su cui preannuncio il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico, ha avuto uno sviluppo parlamentare complesso, perché trae origine da varie iniziative parlamentari, caratterizzate tutte da un comune denominatore: l'individuazione di misure effettive di tutela dei diritti fondamentali dei minori rivolte al contrasto dello sfruttamento sessuale e pedopornografico in qualsiasi forma realizzato. In Senato, dopo il grande impegno della Camera, si è pervenuti ad un testo unificato, ulteriormente discusso e perfezionato con il contributo delle opposizioni, grazie al lavoro eccellente svolto dalla relatrice, senatrice Allegrini. Difatti sono state aggiunte molte norme importanti di adeguamento dell'ordinamento interno.

La linea ispiratrice di questo importante provvedimento legislativo, che per quanto riguarda l'Italia si inserisce in un contesto normativo già attento alla garanzia dell'integrità psicofisica dei minori, è quella di predisporre strumenti normativi adeguati per combattere le forme più subdole di violenza e abuso contro i minori. I dati dell'UNICEF ci sono noti: due milioni di bambini sono utilizzati ogni anno nell'industria del sesso; sulla rete Internet sono veicolate più di un milione di immagini di bambini abusati e di questi solo 20.000 sono stati identificati, gli altri sono anonimi, probabilmente continueranno a subire abusi e forse non saranno mai identificati.

A questa piaga sociale si tenta di dare una risposta con la nuova formulazione dei reati di adescamento di minori per scopi sessuali e di pedofilia e pedopornografia culturale, che ricomprendono condotte poste in essere anche con i mezzi di comunicazione tecnologicamente più avanzati. Si è data specifica attuazione così all'articolo 23 della Convenzione di Lanzarote, offrendo strumenti effettivi che consentono un intervento anticipato agli organi di polizia per impedire comportamenti propedeutici anche ai più gravi delitti a sfondo sessuale nei confronti dei minori. Si è dato uno specifico rilievo poi al delitto di prostituzione minorile, punendo l'attività di reclutamento, favoreggiamento, gestione e organizzazione a fini di profitto. Si è previsto un particolare rigore nell'applicazione delle pene accessorie derivanti dalle condanne e dal patteggiamento, così come alla confisca del profitto anche per equivalente derivante dalla riprovevole attività illecita di sfruttamento sessuale di minori.

È giusto d'altra parte affermare che, se sono coinvolti minori, è necessario creare una rete adeguata di protezione e quindi sanzionare tutti i comportamenti di abuso sessuale che intervengono su persone fragili, immature, particolarmente suggestionabili e adescabili. Per questo si è reso necessario ed opportuno intervenire anche sul piano delle misure cautelari e, in particolare, con misure rimesse al giudice per vietare l'avvicinamento a luoghi abitualmente frequentati da minori e nella materia della confisca penale obbligatoria, che costituisce un ulteriore elemento di prevenzione oltre che di repressione e di effettivo soddisfacimento dei danni.

Ne è derivato complessivamente un confronto parlamentare, alla Camera e poi al Senato in Commissione giustizia e in Commissione affari esteri, che ha portato a norme ampiamente condivise. Ricordo che alla Camera si è intervenuti sul gratuito patrocinio in deroga ai limiti di reddito delle persone offese minori vittime di violenza sessuale o di gruppo, di pedopornografia e di sfruttamento sessuale in genere e al Senato - come dicevo inizialmente - sono state introdotte tante nuove norme importanti e si è giunti finalmente a modificare il testo dell'articolo 572 del codice penale. L'impegno comune è stato quello di introdurre disposizioni più stringenti.

Ovviamente non manca la consapevolezza che il provvedimento in discussione costituisce solo una parte importante di un percorso che deve essere arricchito da interventi che mirino ad isolare i fattori di disagio culturale e sociale. Occorre, quindi, una politica che non tenda soltanto alla repressione penale e all'inasprimento sanzionatorio, ma che valorizzi come elemento di prevenzione fondamentale la formazione degli operatori della scuola, dei centri sportivi e culturali, delle forze dell'ordine e della magistratura e nel sostegno alle famiglie per dare finalmente attuazione al dettato dell'articolo 2 della Costituzione, perché quelle formazioni sociali (scuola, famiglia, luoghi d'incontro) siano lo strumento e il veicolo per la formazione e lo sviluppo della personalità dei minori.

Il Gruppo del Partito Democratico voterà convintamente a favore del disegno di legge in esame ed è soddisfatto del lavoro che trasversalmente si è riusciti a portare avanti in una materia così delicata. (Applausi).

GALLONE (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GALLONE (PdL). Signora Presidente, onorevoli rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, la cronaca di questi giorni sta portando ancora una volta alla ribalta l'orrendo fenomeno della violenza nei confronti dei bambini e degli adolescenti. Questi drammi, spesso confinati nelle mura domestiche, si tramutano altrettanto spesso in tragedia. Ci sono altri drammi che restano confinati nel silenzio e nella psiche delle piccole vittime che non riescono, che non possono reagire e che sono, a loro volta, tragedie infinite per chi le subisce. I bambini e i ragazzi sono ancora troppo spesso vittime indifese di azioni odiose, perpetrate da parte di adulti senza scrupoli, azioni che purtroppo, come più volte sottolineato anche in questa sede, condizionano per sempre il loro equilibrio psicofisico. Il riscatto di questi bambini e adolescenti violati è difficile perché l'umiliazione, l'introiezione del dolore e della propria dignità umiliata sono difficili da risanare.

Non credo, senatore Li Gotti, che ci fosse un tempo totalmente felice per i bambini: in altri tempi forse la comunicazione non era così scrupolosamente sviluppata (Applausi del senatore Perduca) e questa ed altre questioni rimanevano fenomeni sommersi. Sono ancora troppe le storie tristi e penose che li vedono, loro malgrado, protagonisti.

Il provvedimento che ci apprestiamo a votare, la ratifica della Convenzione di Lanzarote, rappresenta un fondamentale strumento internazionale - e questa è una cosa importantissima - per la tutela e la difesa dei minori contro le violenze e i soprusi commessi nei loro confronti in ogni situazione e ambito, anche in quello che dovrebbe essere per loro più sicuro, cioè la famiglia.

L'obiettivo della Convenzione è costruire un percorso condiviso, di forte contrasto a ogni abuso nell'ambito, come si diceva, della tutela dei diritti umani, fermo restando che ogni Stato può continuare a predisporre ed emanare ulteriori misure, se vogliamo ancora più restrittive. È proprio questa la scelta fatta dal Parlamento italiano, impegnato in un'attenta azione assolutamente trasversale, come si è visto oggi. Siamo orgogliosi del comportamento del nostro Paese che, come ben detto dalla collega Serafini e dal collega Divina, è all'avanguardia nell'azione di tutela verso i minori. Il nostro Paese non è mai stato a guardare - lo ricordo anche io - perché già nel 1996 fu approvata la legge recante norme contro la violenza sessuale che ha inserito, per la prima volta, i crimini sessuali nell'ambito dei delitti contro la persona e non più contro la moralità pubblica e il buoncostume. Nel 1998 si fece un ulteriore passo avanti con la legge n. 269 recante norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori quali nuove forme di riduzione in schiavitù, che ha introdotto le nuove fattispecie di reato relative allo sfruttamento sessuale dei minori, con particolare attenzione alla prostituzione e alla pornografia minorile.

Ricordo poi, colleghi, la recente legge del 2006 n. 38 recante questa disposizione in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet, che ha operato sul piano dell'inasprimento delle pene detentive e sul contrasto dei reati di pedopornografia sulla rete Internet. In maniera, lo ribadisco, assolutamente trasversale il Parlamento ha deciso di attuare la Convenzione inserendo ulteriori adeguamenti, ovvero modificando il codice penale e il codice di procedura penale e inserendo norme diverse come, ad esempio, le misure di prevenzione e l'ordinamento penitenziario, con la finalità di garantire ai minori con ogni mezzo possibile il diritto a crescere senza abusi e senza violenze, trasformando i reati nei loro confronti finalmente in reati penali.

La pedofilia, quindi, è una questione penale, un fenomeno criminale che indigna le coscienze e che deve essere contrastato attraverso l'efficace azione legislativa. Ancora prima, la pedofilia è una questione culturale, nel senso che per combatterla è necessario sensibilizzare la coscienza collettiva, la coscienza di tutta la società, perché si tratta di un crimine abominevole, inaccettabile, di fronte al quale nessuno può chiudere gli occhi e nessuno può far finta di niente. Se è necessaria la pena, tutti noi sappiamo che ancora più importante è un'efficace azione preventiva: se si arriva, infatti, ad applicare una pena vuol dire che un danno irreparabile è stato commesso e una o più vite sono state rovinate per sempre.

Ecco perché, nonostante l'introduzione di norme di grande rilievo, finalizzate a garantire una tutela più pregnante alla dignità e alla stessa integrità psicofisica dei minori, sono emerse esigenze ulteriori di cui il Parlamento si è fatto carico proprio con il provvedimento che stiamo per votare.

Oltre ai reati più comunemente diffusi in questo campo (abuso sessuale, prostituzione infantile, pedopornografia, partecipazione coatta di bambini a spettacoli pornografici), l'accordo disciplina anche, ad esempio, i casi di grooming (adescamento attraverso Internet) e trasforma in reato penale le pratiche inaccettabili di mutilazione degli organi genitali femminili, fino a prevedere la perdita della potestà del genitore. Finalmente!

Data la natura sempre più transnazionale di tali reati e l'uso sempre maggiore delle nuove tecnologie, prima fra tutte Internet, le disposizioni dell'Accordo sono orientate a rafforzare la cooperazione fra i Paesi, soprattutto in termini investigativi.

Non ci sono dubbi che la libertà di comunicazione sia sacrosanta, ma nasce la necessità per il legislatore di predisporre mezzi di controllo a tutela dei più piccoli, per prevenire ed evitare che le innovazioni tecnologiche possano diventare lo strumento per la diffusione e l'espansione di crimini odiosi come la pedofilia. In questo - e mi associo alle dichiarazioni della collega Serafini - l'azione della polizia postale è determinante, anche per bloccare i reati di apologia della pedofilia commessi da coloro che usano la rete per disquisire tranquillamente di pedofilia.

Il Senato ha apportato alcune sostanziali modifiche al testo approvato dalla Camera, che a nostro avviso rendono più incisive, se possibile, le finalità e l'obiettivo cardine di questo provvedimento. Mi riferisco, ad esempio, alla sostituzione del concetto di pedofilia culturale con quello di istigazione alla pedofilia, perché, come bene diceva la relatrice, senatrice Allegrini, nulla di culturale può essere associato al concetto di pedofilia.

È stato poi introdotto il trattamento psicoterapeutico; è stato accolto l'emendamento del senatore Li Gotti e di altri senatori del Partito Democratico, che ha riscritto l'articolo 572 del codice penale sui maltrattamenti in famiglia, che riguardano finalmente anche le donne e i soggetti più deboli all'interno della famiglia, incentrando tutta la tutela sulla vittima, come sottolineato dalla collega Della Monica.

È stata inoltre rafforzata ed estesa l'inescusabilità dell'età verso i minori di anni 18 - e non più di 16 - e molto altro ancora è stato previsto. Insomma, cari colleghi, è una bella pagina parlamentare, quella che stiamo scrivendo oggi.

Con l'auspicio che, tornando alla Camera, questo provvedimento veda la conclusione del suo iter e possa entrare in vigore al più presto, instaurando così un patto sociale forte e coraggioso, perché la questione infanzia diventi un impegno e una sfida di tutti i Paesi, ringrazio innanzitutto per il sostegno e la collaborazione il Governo - nella persona del sottosegretario Caliendo - nonché i componenti della Commissione giustizia e della Commissione affari esteri per l'impegnativo ed efficace lavoro svolto, e tutti i colleghi che hanno partecipato oggi ai lavori di Aula, nonostante gli impegni nelle varie Commissioni.

Annuncio dunque con soddisfazione, anche come membro della Commissione giustizia e della Commissione infanzia, il voto favorevole del Gruppo Popolo della Libertà. (Applausi dai Gruppi PdL, PD e dei senatori Peterlini e Astore).

INCOSTANTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

INCOSTANTE (PD). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dalla senatrice Incostante, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del disegno di legge, nel suo complesso, nel testo emendato, con l'intesa che la Presidenza si intende autorizzata ad effettuare i coordinamenti che si rendessero necessari.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (Generali applausi). (v. Allegato B).

Discussione di documenti relativi a schemi di Regolamenti comunitari su procedure di sorveglianza e coordinamento delle politiche economiche europee e della connessa mozione n. 314 sulla politica economica (ore 17,51)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione di proposte di risoluzione relative a schemi di Regolamenti comunitari su procedure di sorveglianza e coordinamento delle politiche economiche europee (Relazione all'Assemblea della 5a Commissione permanente su una materia di competenza) e della connessa mozione 1-00314, presentata dal senatore Rutelli e da altri senatori, sulla politica economica.

Il relatore, senatore Massimo Garavaglia, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Ne ha facoltà.

GARAVAGLIA Massimo, relatore. Signora Presidente, la relazione che mi accingo a svolgere ha ad oggetto l'ampio, approfondito ed interessante dibattito che abbiamo tenuto in 5a Commissione in relazione alla riforma della governance di politica economica che è in atto in Europa.

È evidente a tutti che la crisi economica che abbiamo subito nei mesi scorsi ha comportato una ovvia necessità di maggiore coordinamento e di modifiche delle procedure di governance a livello europeo. Parallelamente, ha fatto emergere le debolezze strutturali molto rilevanti nei meccanismi di sorveglianza esistenti; così come è emersa la necessità di integrare gli indicatori tipici di analisi della affidabilità delle finanze pubbliche con altri indicatori.

Sulla base di queste considerazioni, bisogna anche tenere conto dell'approvazione del cosiddetto semestre europeo, quindi di un ciclo di procedure che impongono, da un lato, un insieme di attività finalizzate a meglio coordinare le politiche economiche dei singoli Stati ex ante; dall'altro, un insieme di meccanismi per migliorare la sorveglianza degli indicatori economici di bilancio dei singoli Stati.

Prima di entrare nel dettaglio della riforma, bisogna tener conto di una situazione emersa in tutta la complessità. Sono emerse due posizioni - da un lato, da parte della Commissione europea, dall'altro - da parte dei Governi e, per la precisione, della cosiddetta task force che ha come rappresentante Van Rompuy - che hanno sugli argomenti che andiamo ad affrontare delle visioni spesso contrastanti. Per quello che riguarda il nostro modo di agire, è interessante capire verso quali posizioni si andrà a finire, in particolare su tre temi, che andiamo ad affrontare velocemente: la spesa pubblica, il debito pubblico e le sanzioni. Sappiamo tutti che per governare queste due dimensioni, in particolare il debito e la spesa pubblica, si fa riferimento al Patto di stabilità e di crescita. Per quanto riguarda il Patto di stabilità e di crescita emerge la necessità a livello europeo di rivedere la governance generale, pervenendo ad un contenimento della spesa pubblica, da un lato, e alla riduzione del debito, dall'altro; quindi, intervenendo preventivamente sulla dinamica e l'evoluzione della spesa pubblica e, a posteriori, in azioni correttive di riduzione del debito pubblico.

Emergono già le principali divergenze tra l'impostazione della Commissione e quella, invece, dei Governi, rappresentata dalla posizione della task force e di Van Rompuy.

Per la spesa pubblica, per esempio, la Commissione prevede un tasso di crescita che dovrebbe essere inferiore al tasso di crescita del PIL a medio termine, definito come prudente, a meno che l'eccedenza non sia coperta da misure discrezionali sul lato delle entrate. Cerchiamo di tradurre questa definizione in qualcosa di più comprensibile per noi: penso sia un dato interessante per tutti i senatori, perché non tutti appartengono alle Commissioni di merito in materie economiche, quindi certi dati sfuggono. Ebbene, abbiamo avuto, per esempio, un'evoluzione della spesa pubblica in dieci anni di questo tipo: nel 2002 la spesa pubblica totale era di 594 miliardi di euro (diciamo 600 per fare cifra tonda); oggi siamo a 807 miliardi di euro.

La spesa pubblica totale della nostra Nazione è quindi cresciuta in dieci anni di oltre 100 miliardi di euro. Fosse stata in vigore questa regola, che ci arriva dalla Commissione europea, la spesa pubblica potrebbe essere oggi non superiore a 700-720 miliardi di euro: 100 miliardi di euro sotto il livello di spesa pubblica attuale. Questo esempio serve a far capire l'impatto che queste nuove norme che verranno decise possono avere sui margini di azione del nostro Governo e del nostro Parlamento.

L'altro tema su cui vi è una certa divergenza riguarda il debito. Per il debito la Commissione prevede un meccanismo automatico e una riduzione definita quantitativamente in un ventesimo. Viceversa, i Governi, sia sulla questione della spesa, sia soprattutto sulla questione della riduzione del debito, non determinano una formula quantitativa precisa, ma in ogni caso anche la loro posizione va nel verso di una riduzione, da esplicitarsi poi in maniera corretta e chiara.

Proprio ieri il senatore Nicola Rossi ha organizzato un convegno, con un interessante dibattito, sulla possibilità di fallimento del debito sovrano, ricordando la figura di Marco Minghetti, il Presidente del Consiglio di fine '800 sotto la cui Presidenza, per la prima e unica volta, il nostro Paese ha raggiunto il pareggio di bilancio. I dati che ci siamo detti impongono che, in futuro, noi dovremo necessariamente arrivare a questa condizione, cioè al pareggio di bilancio e al surplus.

Ilterzo tema su cui vi è una divergenza interessante tra le posizioni della Commissione e quelle dei Governi riguarda le sanzioni, che sono molto onerose: si parla della costituzione di depositi fruttiferi in casodi sanzioni ex ante e non fruttiferi per le sanzioniex post; in ogni caso si tratta di sanzioni molto onerose. Anche in questo caso abbiamo, da una parte, la posizione della Commissione e la dichiarazione congiunta di Francia e Germania, che ritengono che le sanzioni debbano essere sostanzialmente automatiche; dall'altra, i Governi accettano il concetto di sanzioni, ma con una procedura più graduale e con la possibilità da parte dei Governi stessi di intervenire in questa fase, evitando le sanzioni con una votazione qualificata.

Passo ora ad un altro tema, che, però, è assolutamente rilevante per quanto ci concerne. Abbiamo appena riformato le procedure di bilancio con la legge n. 196 del 2009; è di tutta evidenza che, viste le tempistiche modificate e già in vigore in virtù del codice di condotta approvato e già operativo, sarà necessario pervenire ad una modifica della legge di contabilità, non solo nella tempistica, ma anche nei contenuti dei documenti di programmazione economico-finanziaria, per renderli aderenti a questa nuova modalità di determinazione dei bilanci dei singoli Stati, però coordinati a livello europeo.

Passando ad un altro tema, quello della cosiddetta sorveglianza macroeconomica, abbiamo fatto riferimento all'inizio della relazione al fatto che in futuro non si terrà conto unicamente di indicatori di bilancio tradizionali (ricordiamo il deficit e il debito pubblico al 60 per cento, giusto per rammentare gli indicatori tradizionali cui si fa riferimento), ma questi andranno integrati con altri indicatori di carattere macroeconomico che specificano meglio la situazione dei singoli Stati aderenti all'euro (fatto di assoluto interesse).

Facciamo qualche esempio di nuovi indicatori che potranno diventare parte di questo set di indicatori dell'efficienza nella gestione dei singoli Stati. Per quanto riguarda gli indicatori di bilancio, ad esempio, si potrà considerare anche la quota del debito in scadenza nell'anno per valutare appunto la capacità di gestire l'indebitamento a breve; e ancora, sempre per quanto riguarda il rischio di bilancio, il gap dell'avanzo primario, tema essenziale per poter poi pervenire al pareggio di bilancio e quindi alla riduzione del debito.

Per quello che riguarda il nostro Paese sono poi molto importanti gli indicatori di rischio macrofinanziario, che possono andare a integrare le valutazioni delle singole Nazioni. Si parla, per esempio, del saldo delle partite correnti (giustamente, visto che abbiamo un tasso di cambio fisso all'interno dell'euro; però, il saldo delle partite correnti, di fatto, approssima il tasso di cambio reale), del debito del settore privato (che è evidente indicatore della solvibilità a medio e lungo termine delle singole Nazioni: e fortunatamente, questo per noi è un fattore positivo, chiaramente sempre in relazione alle altre Nazioni europee), e ancora, della quota del settore immobiliare rispetto al PIL. Ad esempio, un dato come quest'ultimo, come è stato rilevato nel dibattito in Commissione bilancio, qualora fosse stato preso in considerazione per tempo, per la Spagna avrebbe comportato valutazioni differenti. La Spagna, prima di entrare nella crisi attuale, aveva indicatori di bilancio pubblico assolutamente di livello, positivi, però chi avrebbe mai detto cinque, sei o dieci anni fa che la Spagna non era messa bene? E chi avrebbe dato peso ad un indicatore come quello della quota del settore immobiliare sul PIL? Certo, oggi tutti sono concordi nel considerare questo un fatto rilevante ma, all'epoca, di sicuro nessuno lo avrebbe preso in considerazione (figuriamoci per comminare eventuali sanzioni). Ho fatto queste considerazioni solo per esemplificare il dibattito che si sta innescando su questi indicatori aggiuntivi e l'impatto che possono avere per le singole Nazioni.

Mi accingo, colleghi, a concludere questa relazione con un'ultima considerazione, che riguarda il caso paventato di revisione dei Trattati, con l'ipotesi, addirittura, che Francia e Germania hanno messo nero su bianco nella loro intesa comune, che si possa pervenire ad opzioni concrete quali la sospensione del diritto di voto per le Nazioni ampiamente indipendenti rispetto ai set di parametri che verranno definiti. Ovvio che una modifica del genere è molto pesante e determina modifiche dei Trattati, cosa al di là da venire e non certo semplice, però la dice lunga sull'impatto di queste discussioni che vengono svolte a livello di governance europee sui margini di azione delle singole Nazioni.

Insomma, la consapevolezza del processo in atto di devoluzione dei poteri di bilancio dalle singole Nazioni all'Unione europea dovrebbe diventare patrimonio comune di tutti i senatori. A mio modesto avviso, ciò faciliterebbe molto anche il dibattito, che spesso si svolge in maniera molto settoriale, e anche un po' provinciale, sui singoli comparti dicendo che non si può ridurre questa spesa o quell'altra, mentre avremo di fronte la necessità di realizzare una riduzione della spesa molto, molto cospicua negli anni a venire, per non parlare della rivoluzione relativa alla riduzione del debito. Insomma, una politica di rigore che diventa, a questo punto, ineludibile e patrimonio condiviso - penso - di tutto il Parlamento.

Riteniamo pertanto che il dibattito avviato su questo tema sia assolutamente importante; speriamo che si giunga alla definizione di un documento abbastanza condiviso, meglio se ampiamente condiviso, data la rilevanza dei temi in atto. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

È iscritta a parlare la senatrice Marinaro. Ne ha facoltà.

MARINARO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, onorevole rappresentante del Governo, la crisi che ha investito l'Europa ed il resto del mondo ha gettato le basi per una governance economica europea ed ha attivato un percorso virtuoso di convergenza dei principi e delle regole per una migliore convivenza economica dei Paesi europei.

Si tratta, a nostro avviso, di un percorso innanzitutto politico, ma anche di procedure, che deve saper coniugare democrazia e responsabilità, che altro non sono che i pilastri della democrazia partecipata richiamata dal Trattato di Lisbona per un migliore funzionamento delle istituzioni europee e nazionali allo scopo di migliorarne incisività.

Parliamo, quindi, di percorsi che, per raggiungere gli obiettivi, devono prevedere il coinvolgimento e la partecipazione di tutti gli attori istituzionali, a partire dal Parlamento. Qui si apre la prima vera discrepanza tra la visione intergovernativa, che, pur avendo dato miseri frutti, risulta essere ancora la visione del Governo italiano, e la visione comunitaria che può garantire di più e meglio legittimità democratica, fiducia dei cittadini nelle istituzioni ed efficacia del risultato.

Ad oggi, non risulta che il Governo abbia aperto un confronto su questo processo con il Parlamento e nemmeno assicurato il necessario e corretto flusso di informazione. Inoltre, mi permetta di ricordare, signora Presidente, che le carenze nell'organizzazione dei lavori del Senato ci ha portato oggi nella Commissione politiche dell'Unione europea a vivere una situazione di totale confusione generata dalla necessità di adempiere alle nuove procedure di partecipazione nel processo decisionale europeo, da una parte, in particolare per quanto riguarda i cinque provvedimenti già all'esame delle Commissioni di merito e della Commissione politiche dell'Unione europea per la valutazione di sussidiarietà e proporzionalità, e la necessità, tutta politica, di segnalare anche attraverso l'odierna risoluzione la particolare attenzione e preoccupazione del Parlamento rispetto alla riunione del Consiglio europeo di domani e dopodomani in cui verranno assunte decisioni di rilevante importanza relativamente alla necessità di rafforzare il Patto di stabilità e crescita.

A stigmatizzare questo contesto, bene si presta l'affermazione del presidente Van Rompuy nel suo intervento alla riunione della COSAC (Conferenza degli organi dei Parlamenti nazionali specializzati negli affari comunitari) in cui ha affermato che sempre di più c'è bisogno di pensare in modo globale ed europeo.

Ora - purtroppo, sta diventando un'abitudine - l'Italia non si presenta nella migliore delle condizioni. In particolare, per quanto riguarda il debito pubblico e, in generale, per l'assenza di riforme che dovrebbero consentire al nostro Paese il superamento di una condizione di fragilità, come emerge dalla classifica europea.

Come è già stato detto dal relatore, senatore Garavaglia, se l'obiettivo europeo è il coordinamento delle politiche fiscali e macroeconomiche, allora serve una conoscenza dettagliata delle misure di politica fiscale e di programmazione economica che gli Stati membri intendono attuare nel successivo esercizio finanziario. Ma il cosiddetto semestre europeo non corrisponde alla tempistica di programmazione prevista dalla legge italiana di contabilità e ciò potrebbe creare problemi di credibilità ed efficacia degli impegni assunti. Per garantire il maggior coordinamento delle politiche fiscali europee ed evitare le tensioni politiche e finanziarie degli scorsi mesi, il Consiglio propone una riforma della tempistica, con l'intenzione di esprimere una valutazione ex ante rispetto alle politiche fiscali nazionali.

Se da un lato questa impostazione rappresenta un passo in avanti verso una trasparenza e un coordinamento maggiori a livello europeo delle politiche nazionali, dall'altro, almeno nel nostro Paese, pone problemi di compatibilità tra la tempistica dell'esame tecnico della Commissione europea e quella della programmazione economica interna. In altre parole, secondo quanto previsto dall'attuale legge di contabilità e quanto proposto dal Consiglio Ecofin, ad aprile il Governo italiano fornisce a Bruxelles indicazioni su misure di politica economica che verranno approvate dal Parlamento solo ad ottobre, dando luogo a quei problemi di credibilità ed efficacia degli impegni presi.

La nuova versione delle linee guida introduce una sostanziale novità nella struttura dei patti di stabilità e crescita: il cosiddetto semestre europeo. Inoltre, le informazioni richieste dalle nuove linee guida non prevedono sostanziali novità rispetto al contenuto dei documenti esistenti. La Relazione unificata sull'economia e la finanzia (RUEF), il primo documento rilasciato dal Governo nel ciclo di bilancio previsto dalla legge n. 196 del 2009, riporta già alcune informazioni richieste dalle nuove linee guida. Oggi, però, la Relazione unificata sull'economia e la finanza viene semplicemente trasmessa al Parlamento a titolo informativo, come aggiornamento sulla situazione delle finanze pubbliche. Va da sé che nel nuovo schema la Relazione dovrebbe cambiare il suo status ed assumere le caratteristiche dell'attuale Decisione di finanza pubblica; in questo modo il Programma di stabilità e convergenza presentato in sede europea conterrebbe gli obiettivi programmatici fissati dal Governo e discussi e approvati dal Parlamento, vincolando tanto l'organo legislativo quanto l'Esecutivo.

A partire da ciò e mettendo in fila tempi e strumenti, diventa evidente allora come la disposizione europea sia in controtendenza rispetto all'orientamento della riforma della legge di contabilità e finanza pubblica italiana: mentre la prima anticipa ad aprile alcuni degli elementi contenuti nella Decisione di finanza pubblica, la seconda opera nella direzione opposta, spostando la presentazione della Decisione di finanza pubblica da giugno a settembre. Se poi guardiamo al periodo di vigenza della legge n. 468 del 1978, che prevedeva il termine di presentazione della Relazione unificata sull'economia e la finanza per il 28 febbraio, troviamo una ulteriore conferma in tal senso: la presentazione effettiva del documento viene a cadere nella seconda metà del mese di marzo. Sarebbe così sufficiente anticipare il termine di presentazione indicato nella legge di contabilità e finanza pubblica.

II maggior coinvolgimento del Parlamento nella identificazione delle intenzioni di politica fiscale rende necessaria una modifica allo schema previsto dalla legge n. 196 del 2009. Sarebbe quindi opportuno prevedere l'istituzione di una apposita sessione parlamentare dedicata proprio alla discussione ed alla definizione delle intenzioni di politica fiscale da sottoporre successivamente alla Commissione europea. Solo una maggiore armonizzazione tra l'impianto normativo nazionale e quello europeo potrà rendere la vigilanza fiscale prevista dal semestre europeo veramente efficace.

Inoltre, al fine di intervenire efficacemente sugli Stati membri che violino le nuove regole, con la proposta di regolamento sull'effettiva applicazione della sorveglianza di bilancio si stabiliscono sanzioni finanziarie progressive. Per quanto riguarda la parte preventiva, deviazioni significative comporterebbero, a carico dello Stato membro interessato, l'obbligo di costituire un deposito fruttifero pari allo 0,2 per cento del PIL; per quanto riguarda la parte correttiva, il rispetto della normativa è garantito analogamente dall'apertura di un deposito infruttifero pari allo 0,2 per cento del PIL al momento dell'apertura di una procedura di disavanzo eccessivo. Il deposito può essere convertito in ammenda in caso di non osservanza e la sanzione può essere ulteriormente inasprita in caso di persistente inosservanza, arrivando perfino, come propone la task force del Consiglio europeo, alla sospensione del diritto di voto in Consiglio.

Sempre la task force suggerisce, come elemento essenziale per garantire un corretto funzionamento nella gestione delle finanze pubbliche, la creazione di organi indipendenti che forniscano l'analisi delle previsioni di bilancio nazionale predisposte dal Governo; in questo senso sarebbe auspicabile il ruolo autonomo del Parlamento, anche per assicurare controllo e trasparenza.

Siamo allo stadio del work in progress, una fase decisiva per definire criteri e procedure atte a garantire la stabilità dell'eurozona, una fase che rischia di essere molto penalizzante per l'Italia che non riesce ad allineare le proprie procedure interne, neanche quelle minime di recepimento, rendendole compatibili con l'impianto europeo ed efficaci non solo per migliorare la credibilità del nostro Paese in Europa, ma anche per assicurare un ruolo decisivo, per dare un contributo alla governance economica europea e, allo stesso tempo, per rendere sostenibile per il Paese questa nuova ondata di rigore. Non è una problematica inerente solo ai trattati perché, come ha dimostrato Maastricht, in una situazione difficile, anche se non come quella attuale, decisivo è il ruolo ed il profilo che i Governi nazionali scelgono di assumere. Bisognerebbe piuttosto richiamare alla memoria e alla realtà, lo sforzo di coesione nazionale oltre che sociale ed economica, che l'Italia fu in grado di compiere in quella circostanza.

Infatti, l'Italia si trova ad un bivio drammatico, tra necessità di contenimento del debito e necessità di sostenere la crescita. Politiche fiscali e contenimento del debito da soli non saranno in grado né di far uscire l'Italia dalla crisi, né di assegnarle nuovamente il giusto ruolo in Europa. Per questo motivo, riteniamo che il dibattito debba prevedere anche nuove fonti di risorse proprie europee, come l'emissione di titoli, sia come integrazione dei meccanismi di intervento in caso di crisi, sia a sostegno della crescita.

Vorrei a questo proposito citare un passaggio del Libro bianco del 1985: «L'Europa si trova ad un bivio: andare avanti, con risoluzione e determinazione, o ricadere nella mediocrità. Possiamo decidere di portare a termine l'integrazione delle economie europee oppure, per mancanza della volontà politica necessaria ad affrontare gli enormi problemi che ne derivano, lasciare che l'Europa si sviluppi semplicemente in una zona di libero scambio».

In questo senso, il nostro vuole essere un preciso richiamo al senso di responsabilità di tutti ed in primo luogo delle forze di Governo, perché se sceglieremo di non agire rapidamente ed efficacemente e di sottostare al dominio di Paesi economicamente più forti, a partire dalla Germania, non solo l'Italia, ma anche l'Europa si potrebbe ritrovare priva del futuro che le spetta.

Signora Presidente, per tutti questi motivi riteniamo positiva la discussione odierna volta a cercare di mettere a punto politiche comuni chiare e sostenibili. Anche attraverso dibattiti politici preliminari, come quello di oggi, è possibile assicurare il rispetto di procedure che, per noi, hanno una valenza politica e culturale di particolare rilievo. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Latronico. Ne ha facoltà.

LATRONICO (PdL). Signora Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, l'esperienza recente della crisi economica e finanziaria che ha investito l'economia mondiale ha posto all'attenzione dell'Unione europea l'esigenza di realizzare una vera convergenza, sia di bilancio che macroeconomica delle diverse economie nazionali, richiedendo un cambio di passo nella governance dell'economia europea, in particolare nell'area dell'euro.

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 18,20)

(Segue LATRONICO). Sulla base di questa premessa, la Commissione europea ha prodotto un organico complesso di proposte volte a rafforzare il Patto di stabilità e di crescita e ad introdurre meccanismi volti a correggere squilibri macroeconomici.

Condivido l'opinione di molti degli intervenuti in Commissione bilancio, secondo cui queste modifiche avranno rilevanti effetti e ricadute per il Paese reale.

La Commissione affari esteri, in particolare, nel parere che ha reso alla Commissione bilancio, ha rilevato come il complesso di misure in questione implichi, per un efficace governo dell'economia, un'ulteriore cessione di sovranità all'Unione europea.

È assolutamente opportuno, dunque, che il Parlamento, come stiamo facendo, si esprima nel merito sui principali temi connessi alla riforma della governance economica europea, al fine di conferire un sostegno al Governo, in fase di discussione e di costruzione del rapporto finale della task force.

Svolgo, quindi, alcune rapide riflessioni sulle principali questioni emerse che dovrebbero trovare uno spazio in sede di definizione e di votazione della risoluzione da parte di questa Assemblea parlamentare.

Per quanto concerne l'analisi della sostenibilità, il rafforzamento della sorveglianza delle politiche di bilancio comporta una maggiore attenzione al debito e, soprattutto, alla sostenibilità fiscale. Tra i parametri di valutazione della sostenibilità di un Paese membro, trovo condivisibile che l'approccio sia ispirato ad una visione di insieme, non per ragioni di convenienza, appartenendo ad un Paese come l'Italia, con un alto debito in rapporto al PIL, ma per ragioni tecniche.

Il concetto di sostenibilità delle finanze pubbliche nel medio e lungo periodo implica un richiamo a fattori ulteriori rispetto al mero debito pubblico, come faceva osservare il senatore Garavaglia nella sua relazione: l'invecchiamento della popolazione, l'andamento delle spese pensionistiche, il livello dell'indebitamento delle famiglie. Quindi, a questo proposito, apprezzabile è stato il contributo del Governo italiano: immagino che si sia trattato di un negoziato difficile, ma ha arricchito il dibattito in sede europea.

Su questo punto, la risoluzione dovrebbe dare atto del contributo offerto dal nostro Paese, ribadendo l'opportunità di non limitare l'analisi della sostenibilità all'andamento del deficit e del debito pubblico. Ciò non vuol dire, naturalmente, sottovalutare l'impegno ad una seria riduzione del debito. Occorre anche riconoscere che l'impianto complessivo del Patto di stabilità e crescita ha finora posto un accento prevalente sulla riduzione del deficit e che, fino al 2008, il perseguimento di un obiettivo di riduzione del deficit, in presenza di una crescita nominale del PIL sostenuta, è stata compatibile con la riduzione del rapporto tra debito e PIL.

È stata la rapida flessione del PIL, per la congiuntura economica che conosciamo, che ha fatto davvero comprendere il grado di separazione tra obiettivi di riduzione del deficit e del debito. Quindi, indicare nella risoluzione l'orientamento positivo del Senato ad una visione più ampia della sostenibilità delle finanze pubbliche mi sembra appropriato e non inficia la responsabilità di ridurre il debito in modo significativo nel medio e nel lungo termine.

Quanto alle regole numeriche sul debito, condivido l'opinione negativa sulla proposta della Commissione europea di introdurre una regola numerica sul debito, pari a un ventesimo della differenza tra il rapporto debito/PIL del Paese e il livello del 60 per cento. Il rapporto della task force, saggiamente, non contiene alcun riferimento a indicatori numerici. Esso rinvia ad altra sede la definizione di criteri e di metodologia. Ritengo essenziale, però, sottolineare il principio che, nella fissazione di regole numeriche del debito, si tenga conto di un obiettivo di medio termine.

D'altro canto, è noto che gli strumenti per agire sulla dinamica del debito sono l'avanzo primario, la crescita nominale e i proventi di eventuali dismissioni del patrimonio pubblico, come è stato largamente osservato anche nel dibattito in Commissione. Prima di stabilire regole numeriche sull'avanzo primario è opportuno, a mio modo di vedere, valutare tutte le ricadute interne in un dialogo stretto con il Governo. Occorre, cioè, valutare la fattibilità politica di vincoli rigidi sull'avanzo primario, soprattutto in relazione al ciclo congiunturale sfavorevole.

Connesso a tale chiarimento, ovviamente, è il tema delle regole di evoluzione della spesa. Non credo che il Parlamento disponga ora di tutti gli elementi per comprendere le implicazioni di tale vincolo, prima di aver avviato un confronto approfondito con il Governo medesimo. La stessa indeterminatezza contenuta nel rapporto della task force suggerisce di rinviare una definizione di dettaglio ad un successivo approfondimento.

Vengo ora alle sanzioni e al tema del modello di gestione delle crisi di tipo europeo. Ritengo opportuno che il ruolo delle sanzioni venga in questa fase attenuato e la mediazione raggiunta nel documento della task force appare di grande equilibrio. Mi sembra che la gradualità indicata nel documento sia apprezzabile e che ciò debba essere sottolineato nella risoluzione, mentre l'istituzione di un quadro di risoluzione delle crisi, fortemente voluto da Francia e Germania, che richiederebbe una revisione dei Trattati, risulta nella sua problematicità.

Nella risoluzione si dovrebbero sostenere le ragioni di preoccupazione di Paesi come l'Italia, che considerano tale percorso non necessario ed incerto. Bisognerebbe inoltre esprimere una valutazione negativa sull'ipotesi di sospensione del diritto di voto per gli Stati membri.

Sulle autorità indipendenti, un aspetto particolarmente enfatizzato negli atti comunitari concerne la necessità, da parte degli Stati europei, della creazione di organismi pubblici in grado di elaborare analisi e previsioni economiche indipendenti. Questo passaggio ci sollecita a riprendere il tema, già affrontato in una prospettiva istituzionale e politica tutta interna al Paese e all'equilibrio dei poteri tra esecutivo e legislativo. Questo passaggio andrebbe assunto ora, in qualche modo per superare quegli ostacoli che fino ad ora hanno impedito la costituzione di un Servizio del bilancio del Parlamento italiano. Ovviamente questa è una problematica che è rivolta al Governo e alle sue competenze.

Resta naturalmente - e concludo, signora Presidente - collegata a questa riflessione il tema della crescita che è intimamente connesso con il piano di riforme strutturali che il Governo e il Parlamento hanno impostato ed avviato in questa legislatura e che devono proseguire, magari con più forza e consapevolezza, sapendo che la dinamica di integrazione dell'economia europea ci costringe ad un percorso virtuoso che può restituire una prospettiva di crescita al nostro Paese, recuperando quei fattori che oggi ci condizionano negativamente, ponendo un argine al debito e favorendo contestualmente quei fattori che aiutino lo sviluppo. Naturalmente sarebbe auspicabile, come è stato anche affermato in molti interventi in Commissione, un'ampia convergenza tra le forze di maggioranza e di opposizione su questi temi che riguardano il futuro del Paese, per dare al nostro Governo più forza di negoziare nell'interesse supremo della nostra comunità. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lannutti. Ne ha facoltà.

LANNUTTI (IdV). Signora Presidente, ho ascoltato con interesse la relazione del senatore Garavaglia sulla sorveglianza macroeconomica, sulla spesa pubblica, su debito, sanzioni, indicatori di rischio macrofinanziario, come pure sull'inserimento degli immobili sul PIL, che probabilmente avrebbe prevenuto ed evitato la crisi. Spesso però quando si parla di tali questioni, che sono importanti, dimentichiamo il punto di vista dei cittadini, dei risparmiatori, dei contribuenti, che subiscono gli effetti di questa architettura finanziaria.

Proprio domani, a poche centinaia di metri dal Senato, in Piazza della Cancelleria, si celebra a Roma l'ottantaseiesima Giornata del risparmio. Secondo una ricerca commissionata dall'ACRI, l'associazione delle casse di risparmio, all'IPSOS, che è un istituto di ricerca - leggo solo i titoli - gli italiani sono preoccupati: uno su quattro si indebita; i consumi crollano; non si toccano sanità, scuola e pensioni; meglio i soldi in tasca, ma l'ideale investimento è quello del mattone.

Abbiamo già ceduto pezzi di sovranità all'Europa: pezzi di sovranità che spesso non sono stati utilizzati per gli interessi di questo Paese. In questi anni sono cresciuti gli squilibri, sono cresciute le disuguaglianze, quelle che una volta si chiamavano iniquità sociali. Ci sono persone che dalla crisi si sono arricchite; ce ne sono altre, la maggior parte, che dalla crisi si sono impoverite e che hanno subito politiche economiche non improntate agli interessi generali.

Voglio ricordare che la crisi dei mutui subprime non è stata la causa dell'attuale fase recessiva mondiale, ma il sintomo di una grave malattia del sistema economico globale, che è esplosa tramite la finanziarizzazione dell'economia, la creazione del denaro dal nulla, l'inefficacia dei controlli, la collusione tra banche, autorità vigilanti e agenzie di rating, le deleghe in bianco che i Governi ed i Parlamenti democraticamente eletti hanno affidato ad oligarchi senza scrupoli, che hanno a cuore solo la difesa dei loro fiorenti bonus e delle loro prebende. In un dibattito che facciamo al Senato dobbiamo parlare di queste cose. In questi anni i Governi hanno lasciato mano libera ai banchieri ed agli oligarchi, perseguendo un teorema secondo il quale il prezzo da pagare alla crescita sregolata fosse la disuguaglianza sociale, il facile arricchimento di pochi soggetti che dettano le regole: tanto, si diceva, prima poi ci sarebbe stata la redistribuzione. Insomma, un discorso del tipo: prima facciamo crescere la torta, poi la redistribuiamo. Non sono state redistribuite neppure le briciole. In questi anni abbiamo consentito il saccheggio ambientale e la speculazione sfrenata.

La crisi finanziaria ha messo in luce una totale inadeguatezza dei meccanismi di sorveglianza nel prevenire con efficacia l'indisciplina di bilancio, l'esplosione dei debiti sovrani, gli squilibri commerciali e i divari di competitività tra i Paesi membri. Ricordiamo che la Commissione il 29 settembre aveva adottato alcune misure che contenevano una riforma del Patto di stabilità e delle governance economiche dei Paesi dell'euro. Quelle disposizioni - poi superate, lo dirò dopo - miravano a rafforzare le procedure di sorveglianza sulle politiche fiscali e prevedevano la riforma del Patto di stabilità e crescita e un'estensione della sorveglianza agli squilibri macroeconomici e strutturali.

Un primo elemento di novità riguardava la prevenzione degli squilibri di finanza pubblica. Tutti i Paesi avrebbero dovuto concordare obiettivi di bilancio di medio termine e fino al loro raggiungimento contenere la crescita della spesa pubblica al di sotto della crescita di medio termine del PIL. Era un'innovazione positiva. Accanto alla soglia del deficit del 3 per cento del PIL era introdotto il criterio del debito pubblico che deve convergere al 60 per cento del PIL. La violazione di uno di quei requisiti comportava l'apertura di una procedura di infrazione. Poi è arrivato l'accordo, siglato dai Ministri finanziari europei il 18 ottobre a Lussemburgo, sulla riforma del Patto di stabilità, che riduce il rischio di un irrigidimento delle regole che avrebbe pregiudicato la fragile ripresa europea. Per una volta il compromesso raggiunto potrebbe sfociare in un equilibrio tra l'esigenza di porre sotto controllo i bilanci degli Stati membri e l'obiettivo di non minare la già precaria prospettiva di crescita nell'area dell'euro.

Accanto a questo, venivano rafforzati alcuni strumenti di monitoraggio e di controllo delle politiche nazionali di bilancio da parte delle istituzioni europee varati prima dell'estate, nell'ambito degli interventi di sostegno alla Grecia e agli altri Paesi a rischio, sommandosi con i meccanismi europei di prevenzione delle crisi: strumenti che getterebbero le basi per politiche fiscali coordinate tra gli Stati membri, e costituirebbero così il primo mattone per un'Unione non solo monetaria.

Giova però ricordare che abbiamo, secondo gli ultimi dati, un debito pubblico di 1.838 miliardi di euro e che negli ultimi due anni e mezzo (lo abbiamo dimostrato, elaborando i dati della Banca d'Italia) è cresciuto ad un ritmo di 7,1 miliardi al mese: il doppio di quanto era cresciuto negli anni precedenti.

Il fatto di aver tolto dal tavolo del negoziato una logica sanzionatoria è un atto di buonsenso soprattutto per il Governo italiano, che riteneva di essere particolarmente penalizzato da criteri automatici di riduzione del debito. Voglio anche ricordare come per l'Italia la garanzia del rigore fiscale, a cui comunque deve sottoporsi, dovesse avvenire in un contesto di crescita spinta dall'estero, anziché di stagnazione economica. Il Governo è, d'altra parte, certamente alleggerito dall'esser riuscito a far adottare criteri interpretativi del debito che lasciano spazio anche alla considerazione del livello del risparmio privato: quel risparmio privato che si celebrerà domani, a qualche centinaia di metri da qui.

La Germania ha ottenuto che il meccanismo utilizzato per il salvataggio della Grecia non sarà prolungato oltre il 2013. Per quella data Berlino vuole una modifica dei Trattati e un nuovo meccanismo di risoluzione delle crisi che riduca l'eventualità di nuovi interventi pubblici e coinvolga attori privati. Inoltre, ha chiesto l'applicazione di sanzioni politiche molto gravose, come il ritiro del diritto di voto del Paese fuori regola dalle decisioni comuni. In coerenza con tali obiettivi, il meccanismo che è stato proposto dalla Commissione prevedeva che i Paesi il cui debito pubblico superasse il 60 per cento del PIL operassero una riduzione automatica della parte eccedente per un ventesimo l'anno.

Ci sarebbero tantissime cose da dire sugli squilibri, compresi quelli che riguardano le rendite finanziarie. Che Europa e che serietà si possono immaginare, dacché in Italia la tassazione sulla rendita e, quindi, sull'accumulazione dei profitti è del 12,5 per cento, laddove in altri Paesi è del 20 e persino del 25 per cento?

Infine, voglio ricordare un aspetto, ritornando a quanto affermato in precedenza: c'è qualcuno della Banca centrale europea che afferma che i politici - ossia quelli stessi che insieme ai Governi democraticamente eletti hanno ceduto sovranità agli oligarchi - dovrebbero imparare la lezione dalla crisi. Ma gli oligarchi (i Trichet, i Fazio e tutti coloro che hanno prodotto la crisi), quando impareranno la lezione?

Noi dell'Italia dei Valori riteniamo che prima o poi bisognerà ridiscutere la sovranità che abbiamo ceduto, per fare un'Europa non solo dei banchieri e dei potentati economici, ma quell'Europa che manca: quella dei cittadini, dei consumatori e dei risparmiatori. (Applausi dei senatori Mascitelli e Peterlini).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Morando. Ne ha facoltà.

MORANDO (PD). Signora Presidente, lo avevano detto in molti nel corso della grande recessione del 2008-2009 e tutti, poi, lo abbiamo ripetuto, non so quanto convintamente: dopo questa crisi, nulla sarà come prima. La questione di cui ci stiamo occupando, vale a dire sedi, regole, strumenti e obiettivi per il coordinamento delle politiche fiscali ed economiche dell'Unione europea e, in particolare, dell'area dell'euro (perché è di questo che ci stiamo occupando, anche se - me lo lasci dire, signora Presidente - non si direbbe), ci dice quanto quella previsione fosse fondata.

Nel processo di costruzione di una politica economica e di bilancio europea hanno potuto più questi due drammatici anni di crisi, fino allo spettro del fallimento dell'Unione monetaria, che quasi venti anni di auspici circa l'esigenza di associare al mercato unico, prima, e alla moneta unica, dopo, politiche economiche e di bilancio unitariamente definite e robustamente coordinate alla dimensione europea. I Governi nazionali, fino a ieri chiusi ad ogni ipotesi di effettivo coordinamento, oggi stanno, non solo progettando, ma concretamente e rapidamente adottando misure che fino a ieri avevano persino rifiutato di considerare come ipotesi remote. Già si prospettano ulteriori revisioni dei trattati, non per far retrocedere il processo di coordinamento e di armonizzazione delle politiche, ma esattamente per l'opposto, e cioè per accelerarne il passo. Dunque, almeno da questo punto di vista - e, forse, solo da questo punto di vista - sia benvenuta la grande recessione!

Le novità che ci si prospettano sono numerose e di enorme portata - me lo lasci dire, signora Presidente - anche se non si direbbe. Vorrei concentrarmi su quella che ritengo la più importante: l'introduzione di un nuovo meccanismo di sorveglianza sui grandi squilibri macroeconomici, ben al di là dell'attenzione fino ad oggi riservata esclusivamente agli andamenti di finanza pubblica (disavanzo e debito) dei singoli Paesi. Non è, colleghi, una decisione da prendere; si tratta di una decisione già presa: d'ora innanzi, la posizione di squilibrio eccessivo di uno Stato membro su dati macroeconomici, come la bilancia dei pagamenti correnti e commerciali o le dimensioni del settore immobiliare rispetto al prodotto, potrà dar luogo a procedure (raccomandazioni, sorveglianza sull'esecuzione, sanzioni in caso di cattiva o mancata esecuzione) analoghe, anzi identiche a quelle per disavanzo pubblico eccessivo cui ci siamo abituati nel corso di questi anni. Perché è stata adottata questa decisione che, sottolineo, è già presa e non da prendere? La Commissione e la task force del Consiglio europeo partono da una comune consapevolezza: il Patto di stabilità e crescita non si è rivelato sufficiente né a garantire la stabilità né a favorire la crescita. C'è, dunque, bisogno di un nuovo patto organizzato su ulteriori indicatori. Quali? A partire da domani mattina, il Consiglio europeo deciderà. Su alcune di queste questioni fondamentali decideranno le istituzioni comunitarie, a partire dal Consiglio europeo di domani e dopodomani. Sappiamo già, tuttavia, qual è il novero degli indicatori tra cui scegliere.

C'è, innanzitutto, il rapporto tra saldo delle partite correnti e prodotto. Cosa c'è dietro questa scelta? Se un Paese domanda stabilmente più di quello che produce determina nel contesto dell'Unione monetaria squilibri capaci di contagiare l'intera area monetaria di cui fa parte. L'Italia su questo punto non sta affatto bene. Da più 3,5 per cento del prodotto nel 1996, siamo passati a meno 3,5 per cento del prodotto previsto nel 2011: sette punti in meno nel corso di questi 15 anni segnalano chiaramente uno squilibrio strutturale della nostra economia. È molto grave.

In secondo luogo, vi è il debito del settore privato. In questo caso, il sistema Paese va meglio, anche se non bene come un tempo: i consumi stanno progressivamente calando meno del reddito, cosa che segnala naturalmente una riduzione del risparmio e della ricchezza patrimoniale. Un criterio, quello del debito privato, assolutamente sacrosanto per valutare la stabilità di un sistema; ma non inganniamo la gente, i cittadini italiani. Questo criterio - che va introdotto - è parallelo, non incide, non modifica e non depotenzia il criterio sul debito pubblico che, anzi, verrà potenziato in termini di esercizio dell'attività di sorveglianza. Quindi non ci si può accontentare dell'introduzione di questo criterio, sul quale stiamo meglio come sistema Paese, quasi che esso compensasse quello sul debito, sul quale invece continuiamo a stare - purtroppo per noi - molto male.

In terzo luogo, c'è da considerare la produttività totale dei fattori: la nostra è stagnante da 15 anni e questo causa una scarsissima capacità di attrarre investimenti esteri ed una progressiva perdita di capacità competitiva.

Infine, c'è la quota del settore immobiliare rispetto al prodotto. Da questo punto di vista, in Italia non abbiamo gravi squilibri. Le nostre bolle, quelle che hanno agito da droga del sistema in passato, sono state il debito pubblico e le svalutazioni, non la bolla immobiliare, che da noi non ha avuto un'esplosione analoga a quella che si è registrata invece in altri Paesi.

Come si vede, dunque, convivono nel nostro sistema economico fattori di forza e di equilibrio con indicatori drammatici di uno squilibrio molto grave e molto serio. È dannoso e diseducativo raccontare agli italiani che è possibile, nelle decisioni europee, deprimere il peso degli indicatori che ci vedono in posizione di squilibrio, esaltando invece quelli che segnalano equilibrio. Le cose non sono andate così in passato e non accadrà neppure in futuro: nessuno accetterà di bruciare le sue dita per toglierci le castagne dal fuoco!

Non abbiamo dunque alternative. Dobbiamo fare subito riforme coerenti dei mercati dei fattori: mercato del lavoro, infrastrutture e servizi in rete, energia, educazione, formazione e ricerca, pubblica amministrazione e giustizia, apertura dei mercati chiusi e liberalizzazioni. Sono riforme che, anche se fatte subito e bene, tarderanno a manifestare i loro effetti positivi in termini di innalzamento delle capacità competitive e della qualità sociale del nostro sistema, ma bisogna agire subito: ce lo dice l'esperienza che abbiamo fatto in questi lunghi anni.

Il documento della task force del Consiglio indica due fattori di rischio per la sostenibilità della finanza pubblica per i quali la posizione dell'Italia è relativamente migliore. Innanzitutto, l'invecchiamento della popolazione, per l'effetto che provoca sui sistemi pensionistici quando siano - e purtroppo lo sono diffusamente - troppo generosi verso i baby boomer, cioè verso la mia generazione. In secondo luogo, il salvataggio pubblico di istituti bancari per l'aumento del debito concentrato nel tempo che esso ha determinato. Ebbene, se oggi il nostro Paese è in una posizione migliore rispetto a questi due fattori di rischio, lo deve a due riforme di sistema: le riforme Amato-Ciampi del 1992 e del 1995 sugli istituti di credito italiani e le riforme Amato (1992), Dini (1995), Prodi (1996) e Berlusconi (2010) sul sistema previdenziale. La morale dunque è chiara, e dovremmo finalmente deciderci a tirarla tutti assieme: fare le riforme paga; non farle si paga, e si paga molto salato.

Lavoro, giustizia, professioni, pubblica amministrazione, energia, infrastrutture materiali e immateriali, mercato del lavoro: queste sono le riforme per le quali non possiamo più permetterci di perdere tempo. Per le riforme strutturali che mancano, possiamo fare ora quello che facemmo negli anni '90 - come sistema Paese, e non come singole forze politiche - vale a dire usare il vincolo europeo per forzare il Paese ad accettare cambiamenti troppo a lungo rifiutati.

Abbiamo un primo appuntamento: entro il 12 novembre il Governo dovrà presentare alla Commissione la bozza del Piano nazionale delle riforme: riforme che il sistema Paese si impegna a realizzare non l'anno successivo, ma nei prossimi anni, ben oltre il 2013, vale a dire ben oltre la fine di questa legislatura. Questa è la sfida vera che dovrebbe impegnare il confronto politico tra Governo ed opposizione in Italia.

Quali riforme, in quale ordine di priorità, per quali ben definiti e verificabili obiettivi, anche espressi in termini numerici, quantitativi? Chiediamo al Governo - lo faremo anche con la nostra proposta di risoluzione - di impegnarsi adesso, qui, di fronte al Senato, di avviare, partendo dalla discussione su questa bozza di Piano nazionale delle riforme da presentare entro il 12 novembre, un confronto che coinvolga l'intero Paese, facendo uscire la politica italiana da un dibattito melmoso, in cui si trova immersa almeno dall'estate scorsa.

Quella che ci si apre dinanzi è dunque una fase difficilissima e irta di difficoltà, ma anche di enormi potenzialità per la soluzione dei problemi strutturali del Paese, compreso quello della organica incapacità di mettere sotto controllo la crescita della spesa corrente primaria (negli ultimi 10 anni, più 4,6 per cento all'anno, ogni anno rispetto all'anno precedente). Non è questione che si risolve con provvedimenti di emergenza e con misure tampone. Ci vogliono regole rigide di evoluzione della spesa in proiezione pluriennale.

Il nostro Gruppo aveva lungamente insistito senza successo per prevedere specifiche regole di evoluzione della spesa nella legge di contabilità nazionale che abbiamo votato nel 2009. Allora, il Governo si era opposto, ma non è stata una buona scelta. Tra pochi giorni lo stesso Governo, lo stesso Ministro verranno a chiederci di modificare proprio in questo senso la legge n. 196 del 2009. Non è solo questione di rivendicare una primogenitura (sia ben chiaro: noi avevamo visto giusto, il Governo aveva visto sbagliato); è soprattutto questione di tempestività delle scelte di riforma. Ogni ritardo viene pagato dal Paese, esattamente come accadrà, se ancora permarrà a lungo lo stallo sulla costituzione di una istituzione-organismo indipendente di valutazione e analisi dei conti pubblici. Trasparenza ed attendibilità dei conti pubblici, come ha dimostrato anche ai ciechi la tragedia della Grecia, costituiscono un fondamentale bene pubblico. Ora, sia la Commissione sia la task force del Consiglio raccomandano la costituzione di questi organismi a dimensione nazionale, scrivendo nei loro documenti che ciò è essenziale per «assicurare la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche».

Cosa deve ancora accadere, colleghi della maggioranza, per convincerci a fare subito quel Servizio del bilancio del Parlamento italiano sul modello del CBO statunitense che quest'Assemblea ha più volte mostrato, col voto e non con le parole, di considerare indispensabile? Subito vuol dire subito. Lo raccomanda l'Europa. Lo pretende lo stato di clamorosa ignoranza in cui tutti noi versiamo, io per primo, in tema di dati indispensabili per l'attuazione della legge sul federalismo fiscale.

Infine, la richiesta al Governo di impegnarsi in Europa ed in altre istituzioni del governo globale perché i frutti di questo sforzo di superamento degli squilibri globali, che minacciano stabilità e qualità dello sviluppo, possano dar luogo ad inedite forme di gestione europea del debito pubblico e ad investimenti europei sulle infrastrutture, materiali e immateriali, sostenute da emissioni di titoli di debito pubblico che godano dell'accresciuto merito di credito dell'area dell'euro. Il ragionamento è semplice: se tutti i Paesi se tutti i cittadini di tutti i Paesi europei sopporteranno il peso -perché saranno pesanti, colleghi, molto pesanti - delle politiche di superamento degli squilibri e se queste politiche avranno successo, il merito di credito del sistema euro nel suo complesso migliorerà. È la circostanza migliore per realizzare l'ipotesi lungimirante del grande presidente Delors: eurobond per finanziare investimenti in infrastrutture, materiali e immateriali, di rilievo europeo. Allo stesso modo, la definizione di regole comuni per la nuova governance economica europea può favorire, ed anzi ne costituisce il necessario presupposto, soluzioni per la gestione comune del debito pubblico.

Sono state proposte alcune soluzioni: la messa in comune di quote del debito di Paesi dell'area euro, fino a un determinato livello, per esempio il 60 per cento del prodotto interno lordo; o, in alternativa, il deposito comune in un fondo operante sul mercato di una parte del proprio debito: un fondo che potrebbe finanziarsi anche con quel prelievo sulle transazioni finanziarie a breve che, adottato a dimensione internazionale, vince le obiezioni circa la sua praticabilità nella dimensione nazionale.

Questo è il piglio - mi si consenta di usare questo termine - con il quale abbiamo chiesto che si facesse questa discussione e con cui l'abbiamo affrontata. L'andamento della discussione stessa non ci convince di aver sbagliato.

Non vogliamo accettare il commissariamento del nostro Paese da parte di un unico Ministro che partecipa alle decisioni europee e che ha commissariato anche il resto del Governo. Il Governo tecnico c'è già, non bisogna farlo. C'è già. È un Ministro che lo realizza. (Applausi dal Gruppo PD).

Ma le scelte che andremo a fare domani in Europa riguardano il sistema-Paese e influenzeranno il futuro del nostro Paese per i prossimi vent'anni. Ne vogliamo parlare qui, perché la nostra è una forma di governo parlamentare. Finché è così, questa è la sede nella quale esercitare la funzione di indirizzo nei confronti delle scelte del Governo. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Astore e Poli Bortone).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Rutelli, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche la mozione n. 314. Ne ha facoltà.

RUTELLI (Misto-ApI). Signora Presidente, questa è una discussione singolare, perché la Conferenza dei Capigruppo ha deciso di associare l'esame di una serie di documenti così importanti a quello di una mozione parlamentare, di cui gli importanti interventi che abbiamo appena ascoltato, a partire da quello del relatore Garavaglia, fino, da ultimo, a quello del collega Morando, ci indicano l'enorme rilevanza e anche la grande attualità. È singolare che il Parlamento e il Senato si lamentino, giustamente, di non affrontare le questioni fondamentali della vita nazionale e quelle che impattano sull'economia e sulle questioni sociali, quando, obiettivamente, il dibattito che stiamo svolgendo è, appunto, parte molto rilevante di ciò che preoccupa i cittadini, le imprese, le famiglie e il sistema produttivo nazionale.

Vi è un argomento che potrebbe tenere insieme le materie fondamentali all'ordine del giorno e la mozione che porta la mia prima firma e quella di altri autorevoli colleghi (pochi minuti fa si è aggiunta, e lo ringrazio, la firma del presidente Colombo), perché il patto di cui parliamo oggi è il Patto di stabilità e di crescita, come il relatore Garavaglia ha ricordato; ma tutti i provvedimenti di cui parliamo riguardano la stabilità.

L'Europa, ancora due mesi fa, era investita e stava discutendo addirittura della possibilità che la sua moneta potesse finire, entrare in crisi ed essere sovvertita, all'indomani o nel contesto della crisi della Grecia. Le misure di cui stiamo parlando attengono, quindi, alla stabilità europea e delle nostre economie, a una serie di valutazioni macroeconomiche che inducano sull'economia nazionale qualcosa che, come affiora dal dibattito, stia in mezzo tra il vincolo esterno, che spesso ha aiutato l'Italia a tagliare traguardi importanti, e il commissariamento, inteso come commissariamento europeo.

Verrò tra un attimo al tema sollevato in chiusura dal collega Morando a proposito di ciò di cui - sottosegretario Casero - ci si occupa nel Parlamento, e della misura con la quale il Governo, guidato per la politica economica dal ministro Tremonti, porta davanti al Parlamento non le decisioni che contano, ma una collana di eventi e di provvedimenti, che di volta in volta trattano una piccola parte dell'insieme e non ci permettono mai di affrontare l'insieme.

Qui allora parliamo di stabilità e di crescita. Il tema della crescita, si ricordava poc'anzi, il Parlamento lo dovrebbe affrontare di qui a due settimane, perché il Consiglio europeo, nel vertice di fine anno, dovrebbe iniziare a definire ciò che i Parlamenti a loro volta gli dovrebbero indirizzare, secondo quanto è stato fissato nel Consiglio europeo di giugno, nell'orizzonte del patto per la crescita al 2020. Cioè, si affronta la crisi economica e finanziaria europea non soltanto per cercare di chiudere le porte della stalla ai buoi che scappano, ma cercando di creare le condizioni per il ritorno alla crescita, il tema numero uno per l'Italia. Dove si incontrano allora queste due problematiche, cioè gli argomenti all'ordine del giorno del Senato e la mozione che, assieme agli altri colleghi, avevamo presentato, e che la Conferenza dei Capigruppo ha ritenuto di associare? Perché la nostra mozione è tutta interamente incentrata sulla problematica della crescita, in maniere che naturalmente possono essere discusse, che possono essere parzialmente o interamente condivise dal Senato, ma che comunque toccano il problema numero uno.

Qui apro un unico fronte polemico nei confronti del Governo e che si riferisce, illustre Sottosegretario, al modo con il quale il Parlamento esamina la politica economica. Ci fu detto all'inizio della legislatura che la politica economica era stata, tutto sommato, inquadrata attraverso un provvedimento che il Consiglio dei ministri aveva approvato in nove minuti e che, da quel momento, la legge finanziaria sarebbe stata una formalità. Bene, lo ricordava adesso il collega Morando, la legge di contabilità e finanza pubblica approvata nel dicembre dello scorso anno è già da buttare.

Ma il punto è un altro: oggi il Governo (alcuni Ministri, per la verità) ha annunciato che dopo che abbiamo approvato l'ex DPEF e ci apprestiamo ad approvare l'ex finanziaria (con le loro relative nuove denominazioni: quest'ultima si chiama ora legge di stabilità), il Governo intende presentare un decreto-legge per la crescita prima della fine dell'anno. Il Governo dovrà affrontare gli indirizzi del Parlamento sulle politiche per la crescita al 2020 richieste dagli appuntamenti europei che ho appena ricordato, ma annuncia anche la presentazione di un cosiddetto decreto milleproroghe. In sostanza, la politica economica e quella di bilancio si fanno con decreti-legge. Sappiamo che il milleproroghe, correggetemi se sbaglio, lo scorso anno è valso circa 9 miliardi di euro: quindi, una delle parti principali della manovra annuale è stata fatta attraverso il decreto milleproroghe. Alla fine di quest'anno ci aspettiamo un preannunciato decreto-crescita, nel quale alcuni Ministri intendono inserire risorse (esempio quelle per la cultura, magari quelle per l'università, che sono carenti e non vengono inserite bizzarramente laddove dovrebbero, cioè nella manovra che oggi si chiama legge di stabilità); in più, arriverà il milleproroghe, che diventa quel treno al quale ciascuno aggiungerà i vagoni di interesse per tappare altri buchi e fronteggiare altre evenienze, sempre di natura strutturale e certamente non marginale.

Dunque, siamo dinanzi ad un quadro drammatico, signora Presidente, che è il seguente: l'Europa si interroga su come l'Italia sia in grado di onorare i propri impegni in materia di politica economica e di stabilità della nostra macroeconomia e dei suoi orizzonti, e noi cosa facciamo? Qual è la risposta dell'Italia? Qual è la riposta del nostro Paese in ordine alle priorità per la crescita, che costituiscono il problema numero uno per un Paese che ha una crescita appena al di sotto o appena al di sopra dell'1 per cento e che paga quest'anno - anche qui mi corregga, sottosegretario Casero - 72 miliardi di euro solo di interessi sul debito, e comunque tra i 70 e gli 80 miliardi di euro di interessi ogni anno sul debito e non ha i soldi per attuare le politiche ordinarie, gestire il bilancio, fare gli investimenti e guardare al suo futuro?

Ed allora, è vero, signora Presidente: il senso della mozione che abbiamo presentato, se lo leggiamo così, si può incontrare con il dibattito che stiamo facendo, perché si può leggere come un documento che fornisce al Governo, se ce ne saranno - come mi auguro - le condizioni, un indirizzo per realizzare la crescita economica, e non soltanto la presa d'atto (come hanno ricordato tutti i colleghi che sono intervenuti della maggioranza e dell'opposizione), cui ci troveremmo al termine di questo dibattito di dover provvedere sulle regole europee che impattano su di noi. Abbiamo anche osservato come la semplice applicazione di alcune delle sanzioni ipotizzate in caso di inadempienza delle norme che ci accingiamo ad adottare in sede europea avrebbe per il nostro Paese un impatto gigantesco.

Ed allora, dovremmo spiegarci meglio, e la domanda che io rivolgo al Governo é se intendiamo utilizzare l'occasione odierna soltanto per fare emergere, contro tempo, la volontà del Parlamento attraverso l'Assemblea del Senato mentre il ministro Tremonti si reca alla riunione dei suoi colleghi per capire come vada a finire una vicenda che l'ultimo vertice europeo ha consegnato ad una decisione insoddisfacente (con il compromesso tra il Governo tedesco e quello francese), oppure intendiamo cominciare da questo dibattito per dire, auspicabilmente maggioranza e opposizioni, che l'Italia deve imboccare la strada della crescita economica, se vuole immaginare di centrare gli obiettivi, virtuosi o per costrizione, della stabilità economico-finanziaria.

Questo è il tema, signora Presidente, che noi intendiamo porre nel documento che abbiamo presentato, ricordando che l'Italia si presenta a questo appuntamento con una crescita della spesa, al netto degli interessi, inquietante; che l'Italia si trova con una crescita della spesa regionale inquietante e tutti sappiamo, collega Massimo Garavaglia, che la vera messa in discussione del radioso orizzonte - come viene presentato da alcuni - del federalismo risiede esattamente in questo. Noi avremo cioè un federalismo con restrizioni, non un federalismo bengodi che dà al Nord la possibilità di liberare le proprie energie e al Sud nessun aggravio rispetto alle condizioni drammatiche in cui si trova. Un federalismo immaginato con questo quadro di restrizioni che non può - come sta già accadendo con la manovra di quest'anno - che andare a toccare pesantemente i trasferimenti alle Regioni e agli enti locali, é e sarà ben diverso da quelle che, in particolare la Lega, ma anche altre forze politiche in quest'Aula, hanno inteso presentare ai loro elettori per i prossimi anni.

In ciò scorgo, collega Morando, uno degli elementi cruciali che potrebbero portare alla fine della legislatura. Non solo qui c'è un Ministro dell'economia che commissaria il Governo, ma la componente Lega Nord, tanto importante, a cui va riconosciuta la battaglia che ha condotto in tutti questi anni, si sta rendendo conto che i dividendi del federalismo non ci sono e non ci saranno.

Da questo punto di vista, signora Presidente, esemplare è la vicenda della riforma dell'università. Oggi di cosa dovremmo discutere? Poiché l'Europa non fissa un traguardo per il ritorno alla crescita al 2011, ma appropriatamente al 2020, dovremmo discutere di quelle misure strutturali che ci consentano di recuperare competitività, così come produttività e vigore e dinamismo dal punto di vista economico. E quale riforma più importante di quella dell'università e della ricerca dovrebbe consentire all'Italia, da qui ad un decennio, di rimettersi in carreggiata in termini di crescita? In questo passaggio è contenuta la contraddizione più lampante, signor rappresentante del Governo, con un Parlamento che approva una riforma (che non tutti hanno condiviso: noi sì), ma sapendo bene che si sarebbe poi arrivati rapidamente al momento della verità in cui si sarebbe appurato se le risorse ci sono o non ci sono.

Nel momento in cui la riforma viene rimandata, messa nel freezer perché le risorse non ci sono, emerge la contraddizione di un Paese che è catturato, imprigionato tra le esigenze della stabilità e i ritardi determinati dalla incapacità di saper scegliere, di fare gli investimenti in quei comparti che servono a far ripartire la crescita, non solo e non tanto nel breve ma nel medio e lungo termine, quale certamente la riforma dell'università.

Qui vien fuori la contraddizione di un Ministero che fa tagli lineari, alla pari, in tutti i comparti, anziché scegliere dove si deve colpire. Indiscutibilmente, ci sono aree nelle quali dolorosi tagli sono non solo indispensabili, ma possibili e delle aree in cui sono impossibili, assurdi, controproducenti come quello che ho appena citato.

Signora Presidente, parliamo di un Paese, il nostro, che non ha la gente in piazza sulla riforma delle pensioni, che ha già fatto ed in misura più coraggiosa di quella del Governo francese. Questo va detto ad onore dei Governi precedenti e del senso di responsabilità delle forze sociali, delle maggioranze e delle opposizioni del nostro Paese, che sono consapevoli dei rischi per il futuro. Ma in Italia non possiamo fare solo politiche di contenimento se la crescita resta inchiodata allo 0,5 per cento, secondo la media degli ultimi anni. Dobbiamo creare le condizioni per il ritorno alla crescita, altrimenti, di cattura in cattura, saremo soltanto catturati dentro l'automaticità delle sanzioni dell'Unione europea.

Ha ragione il collega Morando: non c'è dubbio che noi vorremmo discutere in Europa non solo dell'automaticità delle sanzioni, ma anche delle grandi questioni della crescita a livello europeo e delle grandi tematiche che gli europeisti - mi si permetta di dirlo - propongono da anni. Lei, senatore Morando, ha citato Delors e gli eurobond per finanziare gli investimenti; io potrei citare l'altra proposta di Delors per una nuova CECA, ossia per una nuova agenzia europea dell'energia per l'autosufficienza energetica, tanto cruciale per tutti i comparti produttivi del nostro Paese. Inoltre, potrei citare l'Esercito europeo, in un momento nel quale in tutta Europa i grandi Paesi, a partire da quelli che hanno l'arma nucleare (Francia e Regno Unito), tagliano drammaticamente il bilancio della difesa senza porsi il problema che forse è arrivato il momento, più che di tagliare i bilanci nazionali, di stabilire una procedura che porti l'Europa ad avere un Esercito europeo credibile a livello internazionale, dotato adeguatamente e in grado di farci risparmiare, almeno nel medio termine. Oltre che sugli automatismi dei tagli, questi sarebbero gli orizzonti europei sui quali vorremmo ragionare, e vorremmo che il già euroscettico ministro Tremonti portasse anche questi argomenti nei tavoli europei in cui va a presentarsi.

Concludo, signor Presidente, elencando i temi principali di una mozione che, alla luce di queste considerazioni, si inserisce bene nel nostro dibattito, perché chiede che il Governo e il Parlamento concentrino l'azione nella seconda metà della legislatura su riforme e provvedimenti mirati alla promozione della crescita economica ed impegna il Governo a promuovere le iniziative che concorreranno a formare l'agenda per la crescita e il programma nazionale di riforma per la strategia europea «per l'occupazione ed una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva» nel decennio 2010-2020.

La nostra mozione introduce molte proposte (che semplicemente elenco senza descrivere), a partire dai tagli dei costi della politica. Il primo punto riguarda una scelta indispensabile, certamente complessa, ma a nostro avviso ineludibile, perché sia la politica ad assumersi una parte di ridimensionamento dei propri costi nel momento stesso in cui lo chiede alla società produttiva del nostro Paese. Indiscutibilmente la spending review deve essere fatta sulla base di parametri mirati. Pensiamo inoltre al taglio dei margini di spreco e di inefficienza nella sanità, che ci sono ancora; al disboscamento (questa è la prima parte della mozione, quella che riguarda il taglio della spesa) dei finanziamenti pubblici improduttivi alle imprese, oggi distribuiti a pioggia; all'accorpamento delle Province e alla ridefinizione dei compiti degli enti territoriali; ad un federalismo competitivo, che sia cioè in grado anche di consentire agli utenti di scegliere i servizi migliori e comporti premi per le prestazioni più efficaci.

Il secondo capitolo concerne il miglioramento della competitività del sistema. Nel nostro testo si citano tre documenti che possiamo definire europei: uno solo è propriamente europeo, e si tratta del «rapporto Monti» sul mercato interno, le cui conclusioni possono essere adottate dal Governo italiano in maniera molto risoluta; gli altri due corrispondono alle proposte dell'Antitrust sulle liberalizzazioni e il rapporto della Banca d'Italia sul Mezzogiorno. A nostro avviso, i tre temi sul Mezzogiorno, sulle liberalizzazioni e sul mercato interno, con riferimento a documenti di istituzioni nazionali, al massimo livello di autorevolezza, od europee possono essere una chiave d'intervento forte e convincente.

Nella mozione si parla poi della questione giovanile, riferita all'accrescimento di opportunità, soprattutto con riguardo alle professioni, e della giustizia, che fa parte delle politiche per la competitività e non solo della rissa quotidiana per affrontare di volta in volta un lodo che poi tale non è. Si tratta, infatti, di un'innovazione semantica, signora Presidente.

In Italia abbiamo imparato a chiamare lodo - che poi vuol dire accordo - e dunque accordo ciò che è un disaccordo. A partire dal lodo Maccanico, che poi non fu approvato, tutte le volte che viene avanzata una proposta che non viene approvata o comunque che non viene condivisa, la si chiama lodo; ma nella lingua italiana questo termine significa intesa, accordo. Da oggi in poi suggerirei di chiamarli «non lodi». Sarebbe utile.

Si procede poi ad una proposta per tagli dell'imposizione fiscale revenienti da questi tagli della spesa pubblica, a proposte per i comparti manifatturieri, per il made in Italy in particolare, per la scuola, l'educazione, la conoscenza, la ricerca, l'agenda del digitale, il programma per le piccole, medie e grandi infrastrutture, l'economia verde ed infine per il contrasto della corruzione e la crescita della produttività, considerati come fattori decisivi per il recupero della competitività. In conclusione si fa riferimento alla questione demografica, alla famiglia e al ruolo della società nella ripresa della crescita economica del nostro Paese.

In sintesi, signora Presidente, onorevole collega relatore, signor rappresentante del Governo, la mia proposta è di cogliere l'occasione di questo dibattito nel quale ci troviamo con il fucile puntato delle nuove regole europee sulla stabilità della nostra finanza pubblica per farne anche un'occasione per fornire i primi indirizzi per la crescita. C'è la possibilità che vi sia una condivisione tra maggioranza e opposizione? Me lo auguro, come mi auguro ci siano altre proposte che, in sintonia o anche in parziale dissenso da quelle contenute in questa mozione, ci permettano di fare del dibattito odierno un dibattito costruttivo ed utile per il Paese. (Applausi dai Gruppi Misto-ApI, PD e UDC-SUP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE)..

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Baldassarri. Ne ha facoltà.

BALDASSARRI (FLI). Signora Presidente, signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, di fatto abbiamo due appuntamenti importanti, quello odierno sulla governance europea e prossimamente, dopo il licenziamento da parte della Camera, quello sulla ex legge finanziaria, sulla manovra di bilancio.

Francamente ciò che dirò sembrerà in entrambi i casi fuori tema, pur essendo io profondamente convinto che fuori tema sono invece i provvedimenti sulla governance europea e anche la cosiddetta legge finanziaria tabellare all'esame della Camera. Come ho avuto modo di segnalare più volte in quest'Aula (un argomento appena ripreso dal collega Rutelli e che tutte le persone ragionevoli e di buon senso in tutta Europa ma anche nel resto del mondo possono capire), non si va da nessuna parte con dirompenti squilibri finanziari, con dilaganti deficit e debiti pubblici. Quindi, non é questo in discussione. Credo che chiunque abbia un briciolo di buon senso non possa che condividere la regola dell'equilibrio finanziario, del controllo del deficit pubblico e dello stop e poi del ripiegamento verso il basso del rapporto debito-PIL, ma non è questo il tema in discussione. Il tema é: come si può raggiungere l'equilibrio finanziario in termini strutturali? E allora viene in ballo il problema della crescita economica.

Se è vero che senza equilibrio finanziario non c'è crescita economica, ma c'è pia illusione, è altrettanto vera e sullo stesso piano l'affermazione che, senza crescita economica, non c'è equilibrio finanziario.

Signori banchieri d'Europa, è nel vostro interesse che, ovviamente, guardiate di più all'equilibrio finanziario e all'andamento dei debiti pubblici perché, in gran parte, quei debiti sono nell'attivo dei vostri patrimoni. Quindi, ciò è giusto, ma sappiate che, se chiedete e pretendete dall'Europa soltanto l'equilibrio dello strozzino, anche i vostri bilanci salteranno, perché senza crescita non c'è equilibrio finanziario. Questo è il tema che l'Europa si deve porre in termini di governance.

Allora, signora Presidente, faccio una semplice constatazione. Qual è l'attuale governance europea? Quale è l'attuale politica economica europea? Da un lato, la Banca centrale europea è bloccata dal suo statuto. Non è certo colpa del presidente Trichet, ma di quanto è scritto nello statuto, che ha visto assegnare alla Banca centrale europea esclusivamente l'obiettivo del controllo dell'inflazione sotto o, comunque, attorno al due per cento. Punto! Questo prevede lo statuto della BCE. Ed è uno statuto talmente stupido da non capire un fatto elementare, che da 70 anni è scritto su tutti i testi di economia: l'inflazione si può controllare, ma ciò che va considerato è a quale costo questa si controlla in termini di crescita economica. Io sono in grado di portare l'inflazione a zero, con una crescita a meno cinque per tre anni consecutivi; anzi, di portarvi sotto zero, alla deflazione. Ma questo neanche gli studenti del primo anno di economia si permettono di dirlo! Purtroppo, però, i soloni europei guardano con un occhio solo.

Faccio l'esempio più banale. Se quello statuto che impone alla BCE di controllare l'inflazione, ma non dà alla BCE anche il piccolo consiglio di controllare cosa succede all'andamento del cambio della sua moneta; se, contemporaneamente, il cambio dell'euro sale e si apprezza del 30-40 per cento verso il dollaro americano, allora è stupidità europea assoluta trascurare il fatto che il renminbi cinese è agganciato politicamente al dollaro americano. Quindi, noi regaliamo alla Cina, oltre al suo dumping sociale, questo 30-40 per cento, che non costa nulla a nessuno, salvo a noi europei.

Allora, nel momento in cui la BCE guida la macchina della politica monetaria con un occhio solo, essa controlla l'inflazione e determina, in queste condizioni, due punti in meno di crescita media in tutti i Paesi europei. Questo è avvenuto negli ultimi quattro anni e, se voi cumulate, si tratta di quasi il 10 per cento di PIL in meno in Europa che, di fatto, si è spostato in Cina e, in parte, negli Stati Uniti; ma non per una sana competizione di mercato aperto, non per una globalizzazione con regole condivise, ma per una stortura, per una distorsione: quella cioè di aver consentito ad un grande Paese come la Cina di entrare nel commercio (cosa giusta e santa), senza ribadire, in contropartita, che se si entra nel libero scambio delle merci bisogna entrare anche nel libero scambio delle monete. Se si bloccano i prezzi, è ovvio che si determinano squilibri nelle quantità.

È questa ragione perversa che toglie all'Europa il 2 per cento all'anno di crescita! E noi stiamo a guardare, come gli entomologi guardano le ali delle farfalle, se la ripresa è del più 0,6 o del più 0,7 o del più 0,8, senza vedere che noi stessi abbiamo bloccato la crescita per almeno un 2 per cento.

E non è un caso se nella primavera scorsa, quando quel povero euro, tanto carino, era sceso vicino al valore di 1,20 sul dollaro, le due grandi economie manifatturiere europee, Germania e Italia, hanno avuto immediatamente il rimbalzo nelle esportazioni. Ma di che stiamo parlando, cari colleghi?

E questa è la linea della politica monetaria della BCE. Non è un fatto personale con il presidente Trichet, è un fatto collettivo, politico: bisogna cambiare lo statuto della BCE!

Vengo all'altra gamba, la politica di bilancio (quella che certi colleghi anglofoni definiscono fiscal policy: in italiano si direbbe politica fiscale, ma detto in italiano sembrerebbe la politica delle tasse, mentre in inglese è la politica dell'intero bilancio: spesa, entrate, saldi e quant'altro) affidata a Maastricht 1. Quel sacrosanto patto, necessario per fare l'euro, l'unificazione monetaria, assolutamente necessario e sacrosanto in quel momento, è una regola oggi ridicola. È come la regola che si dà ad un figlio quattordicenne quando gli si dice: entro le sette di sera devi stare casa. Ma dopo dieci anni quel figlio ha 24 anni e non gli si può più dire la stessa cosa: gli devi insegnare che può stare fuori casa fino a tardi, che può anche andare in discoteca fino alle tre della notte, però deve bere poco, essere in grado di guidare l'automobile, non rincitrullirsi con le droghe.

Cosa vuol dire tutto ciò in termini di politiche di bilancio europee? Vuol dire che occorre passare a Maastricht 2. Occorre cioè un nuovo Patto di Maastricht in cui si sia molto più rigorosi sul fronte della spesa pubblica corrente. È necessario dire che in Europa la stabilità richiede un avanzo di parte corrente: un avanzo, non zero, di parte corrente. E chi è virtuoso e crea un avanzo di parte corrente può fare investimenti pubblici, infrastrutture, ricerca, innovazione. Magari con un rapporto saggio, di uno a uno: se hai l'uno per cento di avanzo corrente puoi fare un 2 per cento di investimenti. E allora in parte gli investimenti possono e debbono essere a deficit. Perché una normale famiglia che deve comperare una casa, è ovvio, anticipa il 30 per cento, e per il 70 per cento accende il mutuo. È giusto che si indebiti, ma per la semplice ragione che l'utilità, l'uso di quel bene, è spalmato nei venti-trent'anni futuri e viene consegnato alla generazione dei figli. Le infrastrutture, la ricerca, le innovazioni, vanno viste con un orizzonte temporale di lungo periodo. Non è possibile pretendere che l'Alta velocità ottenga un finanziamento nell'arco di due o tre anni o che opere pubbliche importanti ottengano l'equilibrio finanziario in pochissimo tempo. Perché? Perché il risultato perverso è quello che abbiamo ottenuto, mantenendo Maastricht al tre per cento di deficit con l'obiettivo di stare attorno al 60 cento nel rapporto debito-PIL.

Ricordo, signora Presidente, che questi numeretti in quel momento vennero fuori come un gioco del pallottoliere. Forse i colleghi lo sanno, forse qualcuno non lo sa: come sono venuti fuori questi numeri? All'epoca il rapporto medio tra debito pubblico e PIL in Europa era il 60 per cento. E allora i nostri guru delle burocrazie autoreferenti europee dissero: siccome l'Europa nei prossimi trent'anni avrà un'inflazione del 2 per cento, perché la controlla la BCE, e una crescita media annua del 3 per cento, quindi il PIL crescerà del cinque per cento nominale all'anno, quel 5 per cento moltiplicato per quel 60 per cento con il pallottoliere fa il 3 per cento che è il limite di Maastricht al deficit pubblico complessivo.

Ridicolo! Perché? Perché l'effetto sulla crescita economica non è determinato dal deficit. È vero che se il deficit è dilagante, la crescita implode, ma non è il deficit che fa la crescita. Ciò che fa la crescita è il livello della spesa pubblica, la sua composizione, la sua ripartizione. Nella spesa corrente, fatemi aggiungere, nel nostro Paese esistono 60-70 miliardi, su voci specifiche che ho più volte denunciato in quest'Aula, di ruberie, di furti, di aree grigie, tra economia, criminalità e politica. Di questo dobbiamo parlare.

E allora, nuovo statuto della BCE e nuovo Patto di Maastricht. Questa è la nuova Europa che può determinare, e autodeterminare, le proprie condizioni di crescita economica, altrimenti rimarrà l'Europa asfittica, impotente nel consesso internazionale, che accetta supina un finto G20 che ogni volta che si riunisce decide un centimetro di strada, quando il percorso è di 100 chilometri. Qualche pezzettino positivo, per carità, ma se si deve andare da Roma a Milano e si pensa di andarci a piedi, mentre gli altri hanno l'Alta velocità, forse - dico forse - non si arriva primi. Allora, questa è la conclusione. Di cosa stiamo parlando? Della nuova governance europea, cioè di quel pacco di carta straccia piena di burocratese che ci vengono a contrabbandare come il nuovo Patto? Per essere sintetico, qualcuno lo ha definito, con l'espressione latina che santa madre Chiesa usa ogni volta che viene eletto un Papa, "habemus pactum". Bisogna però anche citare il resto della frase di santa madre Chiesa e, dopo "habemus pactum", dire: sanctae Europae Ecclesiae eminentissimi ac reverendissimi cardinales... Barroso et Trichet! Questo è.

Si è farfugliato, mi pare che il collega Morando l'abbia sottolineato, dicendo che le sanzioni ci sono, ma sono flessibili. Chi mi conosce sa che per trent'anni ho sostenuto l'idea che l'Italia fosse un Paese molto solido, perché a fronte di un debito pubblico aveva un enorme risparmio privato. E ciò che conta in un'economia è il risparmio netto nazionale, è ovviamente la somma dei due settori. Quando avevamo deficit al 10 per cento, risparmio negativo pubblico all'8-9 per cento, avevamo famiglie e imprese italiane che producevano un risparmio del 16 per cento! Mai avvenuto nei grandi Stati Uniti d'America; mai! Quindi, è ovvio che quell'elemento del risparmio privato, affiancato al risparmio pubblico negativo, al debito, debba essere valutato. Ma questo significa semplicemente quel che sappiamo da tanti decenni, cioè che gli italiani sono un popolo saggio, mediamente ricco, che sa risparmiare, che sa prendere le decisioni nella propria famiglia e nella propria impresa in modo giudizioso, perché compra la casa, investe nell'azienda, guarda a medio-lungo termine.

A fronte di questo, abbiamo contrapposto loro uno Stato che porta via loro il 48 per cento del reddito e ci spende sopra il 52 per cento con le decisioni collettive sballate. Sapete cosa succede ogni volta che 100 euro passano dalle tasche delle famiglie o delle imprese in qualche bilancio pubblico? Che 98 euro vengono consumati e 2, se va bene, investiti. Invece, se fossero rimasti nelle tasche delle famiglie o delle imprese, 85 sarebbero stati consumati e 15 risparmiati e investiti. Quindi, a parità di deficit, spostare le risorse significa o consolidare e potenziare, o minare e sgretolare le basi della crescita economica di un sistema, che non è un fatto a 6 mesi, ma a 3, 4 o 5 anni. Fate la differenza tra una crescita al 2 per cento per dieci anni e una crescita allo 0,5 per cento per dieci anni; andate a calcolare la differenza assoluta di reddito alla fine del decennio: sono decine e decine di miliardi di euro, dai quali potrebbero derivare decine e decine di miliardi di entrate fiscali fisiologiche, non vessatorie, ma dovute alla crescita e alla prosperità e, quindi, anche al riequilibrio della finanza pubblica.

È chiaro che tutto questo presuppone gli Stati Uniti d'Europa politici: non sono chiacchiere da tecnocrati, ma si presuppone una guida politica. So che tutti i colleghi hanno una formazione culturale ben più profonda della mia, ma chiedo (se si potesse farei un sondaggio, anche se siamo pochi) quanti di noi ricordano il nome del Presidente del Consiglio dell'Unione europea o del Ministro degli esteri dell'Unione europea: vagamente si sa che la seconda è una donna e il primo è un uomo. Ma soprattutto, ammesso che ne ricordiamo i nomi, che cosa hanno detto a nome dell'Europa nelle contingenze così difficili degli ultimi mesi? Che cosa hanno fatto a nome dell'Europa? Sembra una riunione condominiale quella dell'Europa, con singoli interessi, equilibri interni, assi particolari: Est-Ovest, Centro-Sud, Germania-Francia. Si spacca l'asse franco-tedesco e allora c'è un altro asse e si fa la grande Bavaria o altre cose.

L'Europa ha urgenza di essere Stati Uniti d'Europa. Capisco i sorrisetti di molti che ritengono questa una pura illusione utopica. Io la ritengo invece un'emergenza vera e propria per l'Europa. La si faccia con i cerchi concentrici, la si faccia con il «chi ci sta, ci sta», per il momento, ma questa è la governance europea, non i mucchi di carta che ci vengono catapultati sulle scrivanie da burocrazie che autoperpetuano i propri - come posso dire? - privilegi o posizioni di casta.

Un'ultima osservazione: ho letto attentamente la mozione del collega Rutelli e ne condivido tutti i titoli, però dico ancora una volta che non di titoli sono fatte la politica e le scelte della politica. Occorre andare oltre. Non si può parlare solo dell'arco temporale 2010-2020; il problema è che cosa faremo a febbraio, marzo o aprile del prossimo anno. E se scade la cassa integrazione? E se negli Stati Uniti - com'è molto probabile - ci sarà una frenata, e quella che chiamiamo ripresa, in realtà, è la molla della prossima crisi mondiale che, se continua così, avverrà nel giro di tre o quattro anni?

Chiudo, signora Presidente, sul secondo passaggio che lega questo dibattito all'altro: la governance europea e la politica economica italiana. È arrivata alla Camera una legge finanziaria tabellare. Si è detto con il nuovo DPEF che la manovra era stata fatta a luglio e che la prossima sarebbe stata quella europea. Si è detto che non c'è da fare nulla, perché è tutto sotto controllo. Io non condivido affatto questa opinione. Il problema, collega Rutelli, quando arriverà il provvedimento al Senato, magari anche a partire dall'esame della Camera, è se sia consentito fare proposte di politica economica concrete per le famiglie, per le imprese, per gli investimenti pubblici, per le forze di polizia, per le forze di difesa e sicurezza, per l'università, per la ricerca: questo è possibile, a condizione che ciascuna di queste proposte abbia il coraggio di non determinare un euro in più di deficit, bensì di indicare dove tagliare le risorse per spostarle e coprire queste esigenze di crescita, di sviluppo e di maggiore giustizia sociale. Infatti, parlare di famiglia vuol dire parlare del nocciolo duro e vero del nostro Paese, di quel grande sistema di welfare che da noi è sempre stata la famiglia. (Applausi dai Gruppi FLI, PD e della senatrice Poli Bortone).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pichetto Fratin. Ne ha facoltà.

PICHETTO FRATIN (PdL). Signora Presidente, senatrici e senatori, il periodo dal 2008 ad oggi ha visto in progressione la crisi immobiliare negli Stati Uniti, la crisi bancaria mondiale, il crollo dei consumi, l'aumento della disoccupazione e automaticamente il passaggio dal sistema del privato al pubblico con il trasferimento dei debiti agli Stati. Il trasferimentodei debiti agli Stati è avvenuto con l'esplosione del debito pubblico, in parte per sostenere il sistema bancario o delle imprese e, in parte, quindi, per dare liquidità. Questo ha generato la crisi degli Stati. Il passaggio della crisi è stato dal privato agli Stati. La Grecia è stata in Europa l'esempio più estremo e ha fatto prendere consapevolezza della debolezza dell'Unione europea e, in particolare, dell'area euro.

Questi fatti hanno reso evidente che unione monetaria senza unione economica non funziona, che unione economica a questo punto significa avere una governance in grado di decidere, avere uno stesso linguaggio di lettura e confronto dei dati (cosa che non c'è in Europa in questo momento), avere dei percorsi decisionali nazionali temporalmente coordinati tra i vari Paesi dell'Unione europea. Da ciò nascono positivamente i documenti e la prima intesa che sia in Commissione che nellatask force costituita prevedono il semestre di bilancio europeo che dovrebbe portarci ad evidenziare le nostre valutazioni per l'anno successivo nel mese di aprile, al momento della relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica (RUEF) prevista dalla normativa italiana appunto per metà aprile. Unione economica significa ancora avere un sistema sanzionatorio per coloro che sono inadempimenti.

Si pone per l'Europa ciò che il Parlamento italiano si è posto con la legge di contabilità n. 196 del 2009 e più ancora con la riforma federale. Anche noi, nell'ambito del nostro Paese, abbiamo Regioni che non approvano i consuntivi (in alcuni casi abbiamo parlato dei dati falsi e del bilancio falso della Grecia, ma sappiamo bene che abbiamo realtà dove non riescono a ricostruire i conti della sanità e automaticamente il bilancio regionale), enti locali con bilanci in dissesto e continue emergenze che si riversano a livello centrale.

Allo stesso modo, l'Europa e, in particolare, i Paesi dell'area euro sono obbligate dai fatti ad avere economie integrate. Questo stato di crisi, come è già stato detto peraltro sia dal collega Morando che dal senatore Baldassari, determina automaticamente l'obbligo, e non la scelta, di un nuovo modello d'Europa, di avere regole comuni. Se una Regione italiana va in default fa danni a tutto il Paese, ma se un Paese europeo va in default fa danni a tutta l'Europa. Non è più possibile ragionare per compartimenti stagni, e questo determina non solo la necessità di porre limiti e sanzioni, che è il modello Maastricht (la questione, infatti, non è solo la sorveglianza), ma anche quella di coordinare i modelli d'intervento sull'economia, sulla società e sulla socialità delle regole di convivenza dei singoli Stati. Bisogna armonizzare, quindi, le politiche fiscali (apprezzo il fatto che molti interventi si siano concentrati sul da farsi), le pensioni, il lavoro e la burocrazia nei vari Paesi dell'Unione europea.

La riforma delle pensioni in Francia non è solo un problema francese che possiamo guardare in televisione dicendo: anche in Francia hanno dei problemi; anche Sarkozy ha le rivolte. La soluzione della questione pensioni francese è un problema anche nostro. Vorrei ricordare che qualche mese or sono, a causa della crisi greca, in una tumultuosa notte di trattative sulle misure d'intervento, l'euro rischiò di saltare. Spuntò l'ipotesi di un euro di serie A per Germania ed alcuni intimi, ed un euro di serie B per gli altri Stati: era cioè la fine della moneta unica europea, perché poi l'euro di serie A poteva anche chiamarsi marco, mentre l'euro di serie B in alcuni Paesi si sarebbe potuto chiamare lira. Al limite si poteva bandire un concorso di idee per scegliere il nome!

Colleghi, se vogliamo mantenere la moneta unica, dobbiamo avere regole uniche, non velleitarie, che possano essere rispettate e cogestite. Per questo è importante che, accanto alle regole, ci sia il controllo del loro rispetto e una governance in grado di intervenire tempestivamente. L'alternativa potrebbe anche essere uno stato di fatto, con un governo da parte del Paese più forte, la Germania, che impone le sue regole, al di fuori di ogni ipotesi di cogestione e di determinazione secondo un modello di tipo federale.

L'Italia è un grande Paese in Europa, anche a fronte di tutti quegli indicatori che sono stati ricordati dai colleghi che mi hanno preceduto. È vero che abbiamo un elevato debito pubblico, ma abbiamo anche un grande risparmio privato. Abbiamo inoltre un patrimonio pubblico pari al debito, al punto che a livello di stato patrimoniale potremmo anche dire che le due poste si compensano. Abbiamo una capacità di produzione di beni tra le prime in Europa: siamo secondi solo alla Germania, un Paese che conta comunque 120 milioni di abitanti. Il risparmio privato, la diffusione della proprietà immobiliare, il grande patrimonio pubblico, ci hanno permesso di passare, non senza danni, ma comunque con meno danni di altri attraverso la crisi, ed avere, ad esempio, uno spread sui bond tedeschi modesto rispetto a ciò che, in base ad una trasposizione teorica, l'entità del debito pubblico italiano avrebbe richiesto.

Credo che in questo momento si apra quindi in Europa una delle fasi più importanti della storia moderna. Dopo le grandi tappe rappresentate dal Trattato di Roma del 1957, dalla nascita della Comunità economica europea e, successivamente dell'Unione europea, dopo l'introduzione dell'euro, siamo arrivati alla necessità di una governance unica in Europa, di un modello di governance che permetta di assumere decisioni politiche tempestive.

Noi partecipiamo a questa fase europea, mentre la stessa azione di ristrutturazione si sta realizzando sulle regole interne al nostro Paese: è quanto è avvenuto, in parte, con una bella esperienza sulla legge di contabilità ed è quanto si è fatto con la discussione della legge delega sul federalismo fiscale e con la relativa attuazione, anche con le varie differenziazioni. Sono convinto che l'esperienza maturata dal nostro Paese, anche nelle difficoltà, possa essere un bagaglio di lavoro utile, non solo per contribuire alla costruzione, ma anche per difendere e far valere la nostra quota parte di interessi, così com'è stato fatto nei documenti preparatori con il primo Patto d'intesa, con il rilievo riconosciuto al risparmio privato, questione che non era mai stata presa in considerazione.

Le proposte di nuove regole che abbiamo esaminato - provenienti dalla Commissione, dalla task force e dalla BCE, che ha espresso un'opinione molto dura, ed alle quali ha dato un contributo anche il Governo italiano, per mezzo del ministro Tremonti - hanno come obiettivo regole e quantità, con il denominatore comune del risanamento dei costi. Sono convinto che il Governo italiano saprà negoziare le giuste regole e le quantità - il rientro del debito nella misura del 5 per cento annuo è di non poco conto per l'impatto sull'economia - che devono essere compatibili per il nostro Paese, ma anche per ognuno degli altri Stati, perché, se uno di questi non è in grado di sostenerle automaticamente, l'accordo non può valere.

Lo stesso Parlamento, anche attraverso l'adeguamento della normativa nazionale, potrà e dovrà essere parte attiva nella risoluzione di tutta la materia, anche misurando le ambizioni politiche e gli interessi territoriali o settoriali rispetto rispetto alla necessità di ridurre le spese, di diminuire il debito e di cedere parte delle prerogative nazionali. (Applausi dal Gruppo PdL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vaccari. Ne ha facoltà.

VACCARI (LNP). Presidente, colleghi, sottosegretario Casero, abbiamo capito in questo periodo di crisi internazionale la necessità di politiche strategiche europee condivise, così come - dopo riprenderò questo aspetto - della circuitazione delle best practices dei Paesi europei nel settore economico, considerato in senso esteso per riallineare i vari disequilibri.

Molti sono i temi connessi a questo argomento, ma vorrei qui soffermarmi sui temi dell'efficienza del lavoro e sulla competitività delle imprese. Abbiamo già discusso questi temi in occasione della DFP; un esempio significativo come Paese a mio avviso è la Polonia, che non ha sentito o ha sentito poco la crisi per aver avviato con coraggio le decisioni politiche e le politiche di liberalizzazione ed anche importanti riforme strutturali. Viene quindi immediato pensare alla riforma del federalismo ed al merito della Lega di aver combattuto per questo e dei cittadini che ci sostengono sempre più numerosi ed in tutto il Paese.

Un altro esempio significativo su questo tema, come sistema industriale, è la Volkswagen. Un esempio virtuoso di accordi sindacali e territoriali, di concorrenza interna tra gli stabilimenti in senso mondiale, specialmente per le scelte che sono state avanzate, sicuramente anche molto pragmatiche con le parti sociali. Vorrei, ad esempio, ricordare le politiche di riduzione del salario, con i contratti di riduzione di salario, la variazione dell'orario di lavoro, le assunzioni differenziate, vedi l'accordo cosiddetto 5000-5000. Non possiamo purtroppo fare le stesse considerazioni se guardiamo i casi locali, iniziando dal rapporto FIAT-sindacati.

Parliamo allora della proposta della Lega di legare le retribuzioni al costo della vita, che in Italia varia in maniera sostanziale dal Nord al Sud, anche perché i cittadini vogliono cose semplici ed immediate e non certamente sentir parlare solo dei massimi sistemi. Riassumerò l'intervento che intendo fare e che è stato anche ripreso recentemente da riviste del settore, che chiedo di poter depositare integralmente. La proposta della Lega é quella di legare le retribuzioni al costo della vita, che varia in maniera sostanziale dal Nord al Sud. L'idea nasce da un dato di fatto incontrovertibile: l'Italia dal punto di vista economico è un Paese spaccato, con un Centro Nord in cui esiste una disoccupazione bassa e un costo della vita alto e un Sud in cui, al contrario, si ha una disoccupazione a livelli record e un costo della vita sensibilmente minore rispetto al resto d'Italia.

La proposta è sensata per varie ragioni. Il salario, infatti, non è un'entità astratta, un numero o un concetto matematico puro. In sostanza, il valore numerico in sé è irrilevante (e ce ne siamo anche accorti negli ultimi anni quando, dopo l'adozione dell'euro, gli stipendi, pur rimanendo formalmente identici, hanno perso gran parte del loro potere di acquisto). Su questa base risulta incomprensibile l'assoluta contrarietà che la proposta ha suscitato nei sindacati e nell'opposizione di sinistra che almeno, stando alle dichiarazioni di intenzioni, ha sempre mirato a garantire ai lavoratori il soddisfacimento dei propri bisogni specifici.

Se dunque le Regioni d'Italia con il PIL pro capite più basso sono anche quelle con livelli di disoccupazione cinque volte maggiori rispetto alle regioni ricche, è facilmente ipotizzabile che per ridurre questa dualità si dovrebbe puntare all'aumento del numero di occupati piuttosto che all'aumento del salario di chi un lavoro già ce l'ha. Calmierare le retribuzioni su base regionale risulterebbe positivo: i lavoratori del Nord, infatti, potrebbero godere di una maggiorazione sulle loro buste paga, che permetterebbe loro di garantirsi consumi più adeguati alle proprie esigenze (tonificando in tal modo con un aumento della domanda anche la congiuntura economica), mentre al Sud il minore costo del lavoro consentirebbe di aumentare il numero complessivo degli occupati (in quanto in un sistema ormai globalizzato i posti di lavoro tendono a spostarsi in zone dove il costo è più basso).

Criticare le proposte di chi governa, anche quando sono dettate dal semplice buon senso, è una prassi che in Italia sembra quasi essere un obbligo per chi è all'opposizione; tuttavia la difesa aprioristica dello status quo e la paura di ogni cambiamento, che contraddistinguono i sindacati, rischiano di rivelarsi scelte molto dannose. Esistono forti differenze di status nel nostro mercato del lavoro, dove a soggetti che godono di ampie garanzie, in certi casi anche eccessive alla luce delle crescenti difficoltà economiche, e di cui a volte si abusa, si contrappongono soggetti, quali i precari, i lavoratori a tempo determinato e a progetto o gli occupati in piccole imprese, che sono privi di qualunque tutela. Siamo anche intervenuti su questo tema con misure ad hoc che hanno dato significativi risultati, ma ovviamente non sufficienti. Quello di cui sto parlando è un sistema strutturale di risposta globale e complessiva.

Nonostante questo, le forze della sinistra si oppongono strenuamente a ogni cambiamento che tenda a limitare le garanzie acquisite da alcuni al fine di concederne in parte a chi ne è sprovvisto. In questo paradosso finiscono per assumere un ruolo conservatore, nel senso più letterale e negativo del termine. Ci auguriamo, quindi, che questa modalità del mondo del lavoro e dell'occupazione, che è stata impiegata e attuata anche positivamente con gli esempi che prima ho citato a livello di Paese o di gruppi industriali, possa finalmente trovare applicazione anche nel nostro Paese. I cittadini e i lavoratori ce ne saranno finalmente molto grati. (Applausi del senatore Garavaglia Massimo).

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza a consegnare il testo del suo intervento.

È iscritto a parlare il senatore Giaretta. Ne ha facoltà.

GIARETTA (PD). Signora Presidente, possiamo dire che da domani cambia la musica, cioè che sotto la pressione della grande crisi globale cambia la musica: cambia radicalmente il rapporto tra le politiche nazionali e quelle europee, con uno spostamento a livello europeo di una serie di poteri e di competenze di fatto. È certamente un passaggio necessario. Non possono stare in piedi i vincoli e le opportunità di una moneta unica senza un maggiore coordinamento e una maggiore integrazione delle politiche fiscali. Può essere una medicina amara, ma è necessaria per il benessere futuro dei popoli europei.

Questo passaggio così impegnativo non può però, certo, essere gestito esclusivamente dentro il recinto delle responsabilità della Commissione e dei Capi di Governo; per questo abbiamo chiesto con urgenza questo dibattito. Occorre che un passaggio così impegnativo sia sostenuto da una convinzione nell'opinione pubblica, da una forte base nei Parlamenti nazionali dalla costruzione di una coscienza collettiva dei Paesi. È una realtà che non può essere minimizzata, e trovo singolare l'atteggiamento del Ministro, che comunica all'opinione pubblica che sostanzialmente non cambierà nulla. Cambierà molto, e cercherò di dimostrare quali saranno le conseguenze per l'Italia.

Certo, il principio è assolutamente condivisibile. In sostanza, non si può vivere troppo a lungo al di sopra delle proprie possibilità, ma occorre raggiungere un equilibrio. Dunque, se l'obiettivo è del tutto condivisibile, dobbiamo anche riflettere però su alcuni limiti, su alcuni problemi che resteranno aperti. Il primo è evidente: generalizzate politiche di bilancio fortemente restrittive, attuate nello stesso tempo, quali effetti deflazionistici possono comportare? Quindi, c'è il tema dell'equilibrio, che non può essere raggiunto solo attraverso il rigore delle politiche finanziarie: occorre anche un forte impegno per lo sviluppo. Per capire di cosa stiamo parlando vorrei ricordare che per il 2011 si prevede per l'area dell'euro un indebitamento medio del 6,1 per cento e un debito medio che raggiungerà l'89 per cento: quindi, vanno attuate politiche piuttosto imponenti.

Si prevedono sanzioni più incisive, con un maggiore grado di automaticità. Tuttavia, anche qui dobbiamo riflettere: le sanzioni previste sono veramente molto dure, ed è chiaro che la Commissione punta su un loro effetto dissuasivo (perché poi, se veramente dovessero essere applicate, si avrà la possibilità e la forza di imporle?). Se un Governo gioca sull'azzardo - è successo in Grecia - può fallire politicamente, ma poi è credibile che il nuovo Governo possa essere caricato di sanzioni che finiscono per ostacolare una politica di ripresa e di controllo della finanza pubblica? Forse si può puntare un po' di più su sanzioni che riguardano la reputazione di quei Governi, ad esempio intervenendo anche sulle limitazioni del diritto di voto.

Terzo aspetto: c'è certamente il rischio di un cortocircuito democratico. Può la tecnocrazia sostituirsi alla politica ed alla rappresentanza democratica? Può un livello che è senza sanzione elettorale applicare e imporre politiche a livelli che sono espressione di una rappresentanza?

Infine, ricordiamo che il problema non riguarda solo il debito pubblico. Irlanda e Spagna, ad esempio, nel 2007, prima che iniziasse la grande crisi, avevano un attivo di bilancio rispettivamente dello 0,3 e dell'1,9 per cento e un debito al 25 e al 36 per cento; quindi la crisi non nasce da quel difetto di finanza pubblica, ma da una straordinaria espansione del credito che ha creato delle bolle finanziarie e immobiliari che hanno portato questi Paesi in una situazione di difficoltà. Vi è quindi la necessità di integrare maggiormente anche le politiche creditizie e per questo si sono creati gli strumenti del Comitato europeo del rischio sistemico e la nuova autorità di vigilanza bancaria, che certamente potrà offrire delle politiche.

Cosa può accadere per l'Italia? Penso che il nostro Paese possa e debba utilizzare questo vincolo esterno per migliorare la sostenibilità della finanza pubblica e le condizioni di competitività del Paese. È successo in passato positivamente: può succedere anche oggi. Le conseguenze ci sono, e sono impegnative. Ci sono anzitutto quelle formali: naturalmente, la nostra legge di contabilità è del tutto superata da questa nuova programmazione (magari il Governo potrebbe per il momento attenersi a quei vincoli di legge e non immaginare che la legge di stabilità non serva a nulla e che si farà un decreto-legge di fine anno scavalcando ogni procedura). C'è inoltre la necessità di dotarsi di strumenti adeguati, come prevede il documento della task force. A livello nazionale la task force raccomanda l'uso o la creazione di istituzioni e organismi pubblici in grado di fornire analisi, valutazioni e previsioni indipendenti su questioni di politica fiscale quale strumento per rafforzare la governance di bilancio ed assicurare la sostenibilità a lungo termine.

Perché il ministro Tremonti, componente della task force, firma questo documento ed in Italia non dà retta alle nostre proposte di rafforzare l'ISTAT, di creare uno strumento che noi abbiamo identificato nella realizzazione, finalmente di un unico Servizio parlamentare del bilancio, dotato di tutte le competenze necessarie? Perché, signora Presidente e signor rappresentante del Governo, questo Ministro, che sottolinea l'importanza del ruolo delle autorità indipendenti, continua a non procedere alle nomine riguardanti la CONSOB e la sua presidenza? Siamo l'unico Paese in Europa - immagino - che, di fronte a questo grande problema di reputazione del sistema finanziario lascia senza guida un organismo essenziale per la credibilità degli investimenti in Italia.

Poi ci sono le conseguenze più sostanziali. Certo, è stato detto in più sedi, il Ministro ha ottenuto una vittoria perché è riuscito ad allargare il tema del debito pubblico introducendo il concetto di squilibrio sistemico. Però, attenzione: il criterio del debito rimane (3 per cento di indebitamento e 60 per cento del debito) e poi possono esserci altre cause di intervento della Commissione europea. Certamente è importante per noi che tra gli elementi che verranno considerati ci siano elementi in cui registriamo migliori risultati rispetto ad altri Paesi: pensiamo, ad esempio, al debito del settore privato, al debito verso l'estero, alla quota del settore immobiliare, al sistema bancario. Sono settori in cui stiamo relativamente meglio rispetto ad altri Paesi europei, ma non dimentichiamo che ci sono altri settori in cui stiamo molto peggio: non solo la questione del rapporto debito-PIL, ma le partite correnti, la competitività globale del sistema, la pressione fiscale, la rigidità della spesa. Abbiamo quindi davanti a noi un percorso impegnativo.

Mi chiedo se sia sostenibile dal nostro Paese. Se sarà confermata la proposta della Commissione che prevede un rientro obbligatorio del 5 per cento annuo sull'eccedenza del livello del debito rispetto al 60 per cento, per noi sarà un percorso molto, molto difficile; ma dipenderà dal livello di crescita. Se la crescita si attestasse al 2 per cento annuo, così come previsto dalla Decisione di finanza pubblica, potremmo giudicarlo un onere severo ma sostenibile; vorrebbe dire avere un avanzo primario del 3,3 per cento, invece che del 2,6 per cento programmato dalla Decisione di finanza pubblica. Ma attenzione, perché in valore assoluto si traduce in manovre correttive di 50 miliardi di euro l'anno. Se invece la crescita fosse, più realisticamente, pari all'un per cento, cioè se crescessimo di quel tanto che siamo cresciuti negli anni precedenti, al netto degli anni della crisi? Ebbene, il raggiungimento dell'obiettivo risulterebbe impossibile specialmente con la politica di sopravvivenza che attua il Governo: vuol dire portare l'avanzo primario al 4,4 per cento e quindi 70 miliardi di euro l'anno di manovre correttive.

Non si può minimizzare. Non è vero che non succede niente. Si avrebbero conseguenze molto impegnative che, secondo noi, si possono affrontare solo se siamo capaci di realizzare un intervento straordinario in grado di abbassare immediatamente il livello del 120 per cento del debito a cui siamo arrivati e solo se riusciamo a correggere la deriva della bassa crescita che renderebbe insostenibile l'impegno che i documenti ci richiedono.

Per abbattere il gradino così elevato del debito noi abbiamo fatto delle proposte, alcune delle quali possono dipendere dalle nostre decisioni nazionali. Non le ripeterò in dettaglio, ma in occasione dei precedenti dibattiti abbiamo parlato di una straordinaria mobilitazione del patrimonio pubblico (certo, coraggiosa, e con le difficoltà che ci sono) e di un'iniziativa coraggiosa, chiedendo ai grandi patrimoni privati un intervento una tantum che consenta di aggredire questa massa del debito. Ci sono poi anche proposte che andrebbero approfondite circa decisioni a livello sovranazionale: ad esempio, in diverse sedi si è proposta la possibilità di trasferire ad organismi internazionali quote di debito sovrano dei vari Paesi, quindi scorporandole dai bilanci nazionali attraverso la creazione di un fondo che potrebbe essere finanziato anche con una tassazione sulle transazioni finanziarie: a nostro avviso, questo è un tema da approfondire.

Vi è poi il grande tema della crescita, rispetto al quale la mozione del senatore Rutelli ha offerto un menù di possibili politiche che noi in gran parte condividiamo. Anche a questo riguardo dobbiamo parlarci chiaro, colleghi. La crescita richiede più competitività e questo obiettivo si può raggiungere solo in tre modi. Il primo ci è precluso ed è quello della svalutazione competitiva, che abbiamo largamente usato in passato; penso che lo scambio sia stato virtuoso, perché ci siamo, sì, privati di uno strumento, ma entrando nella moneta unica ne abbiamo acquisiti molti altri, che oggi siamo pienamente in grado di apprezzare: infatti, se in questa grande tempesta finanziaria l'Italia fosse stata appesa alla sua "liretta" sarebbe stata travolta.

Vi è poi la diminuzione del costo dei fattori. Negli ultimi anni abbiamo molto lavorato sulla diminuzione del costo del lavoro; secondo me c'è stato un eccesso, si è premuto troppo il pedale sul costo del lavoro, producendo un eccesso di precarizzazione con abbassamento dei salari reali. Ci sono altri fattori produttivi su cui intervenire (liberalizzazioni, costo dei servizi, logistica, energia), rispetto ai quali la mozione del senatore Rutelli ci dà molti suggerimenti. Resta un intervento che possiamo praticare: un aumento della produttività e della competitività totale dei fattori vuol dire riforme, il coraggio di fare delle riforme.

Concludo, signor Presidente, ricordando che la reputazione e la credibilità dei Paesi sono importanti. Io penso che se Ciampi e il Governo Prodi riuscirono a portare l'Italia nell'euro non fu solo per la loro credibilità personale, ma perché il Paese aveva avuto il coraggio di fare una riforma delle pensioni che ha reso credibili gli impegni che poi avremmo assunto con l'entrata nell'euro. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Poli Bortone. Ne ha facoltà.

POLI BORTONE (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Signora Presidente, depositerò agli atti il mio intervento scritto, ma mi consenta di approfittare di questi pochi minuti semplicemente per fare delle riflessioni che non avevo scritto, ma che derivano dal dibattito che ho ascoltato con molta attenzione questa sera.

Vorrei innanzitutto proporre di fare un acquisto in quantità della Costituzione italiana, perché mi risulta che a uguale lavoro corrisponda uguale salario. Mi fermo qui, perché probabilmente dovremmo fare una discussione, visto che abbiamo le idee confuse anche a questo riguardo.

Ho ascoltato con molta attenzione il collega Baldassarri, che stimo particolarmente, ma non vorrei che dalle sue parole derivasse il convincimento di un più che sottile, strisciante euroscetticismo, perché l'Europa - e lei che è stata un ottimo commissario europeo, Presidente, lo sa - non è soltanto la Banca centrale europea. Certo, l'Europa è anche questo, una realtà bancaria che indubbiamente incide notevolmente su tutte le scelte che si fanno, ma è anche fatta di politiche di coesione, di allargamento, di politiche di convergenza. L'Europa è un complesso di interventi, soprattutto per la crescita. Non vorrei che da questo dibattito passasse il messaggio che la discussione sul nuovo patto di stabilità che l'Europa dovrà fare, con l'ausilio - ci auguriamo - attivo di tutti i Paesi, si esaurisca semplicemente con il messaggio che ogni Paese deve rientrare dal deficit del proprio bilancio nei tempi il più possibile brevi, trascurando invece il discorso della crescita e dello sviluppo dei singoli Paesi europei. Non è così. L'Europa vuole invece che i singoli Paesi crescano, tant'è che investe anche su questo. Il fatto è che noi probabilmente abbiamo o scarsa dimestichezza rispetto agli input che ci vengono dall'Unione europea, oppure una scarsa valutazione di ciò che l'Europa vuol fare per i singoli Paesi e addirittura per le singole regioni. Persino per l'utilizzo dei fondi strutturali o dei fondi delle cosiddette politiche di convergenza ci troviamo in difficoltà, nel convincimento che gli stanziamenti messi a disposizione si debbano semplicemente spendere; invece l'Europa ci dice che vuole investire quel denaro per realizzare quanto scritto nei trattati, come nel caso di Lisbona, vale a dire far crescere soprattutto l'occupazione giovanile, femminile, soprattutto in quelle regioni in ritardo di sviluppo.

In questo senso, mi si consenta di fare un'ulteriore riflessione sul dibattito che si è svolto nel pomeriggio. Il dibattito mi ha portato al convincimento, ovviamente solo personale, non pretendendo certo di essere depositaria di verità, che spesso il Parlamento italiano si dà dei tempi di discussione completamente sbagliati. Si presenta una manovra a luglio, priva di indicazioni precise, per poi arrivare a parlare della Decisione di finanza pubblica. Se ne parla fuori tempo mentre il Consiglio dei ministri era impegnato in altre attività e quando ancora il Senato non aveva deciso cosa fare e che indirizzo dare. Oggi sarebbe stato molto più interessante che ci fossimo soffermati di più sui contenuti della mozione del senatore Rutelli, che erano contenuti di politica economica nazionale, rispetto ai quali non si può prescindere, per andare poi in Europa a raccontare cosa l'Italia vuole fare in termini di politica economica, cosa l'Italia vuole fare per crescere, svilupparsi e non rimanere con l'angoscia ed il problema del debito, dal quale non sa come uscire.

Ma noi cosa andiamo a dire in Europa? Anche nel dibattito odierno, certamente interessante e denso di contenuti, vi è stata poca consapevolezza su quanto si fa in Europa. In Europa non può andare una sola persona, con una burocrazia dietro che le racconta burocraticamente cosa un Paese intende fare. Altrimenti non ci si porta neanche l'anima, la passione, la creatività, la riflessione su ciò che noi dovremmo fare all'interno del Paese per individuare tutti gli elementi di criticità rispetto alla mancata crescita e poter dire all'Europa che dobbiamo fare dei sacrifici, anche se personalmente non sono d'accordo sui tagli lineari, e ritengo sarebbe stato più efficace intervenire con selettività sulla riduzione di certe spese; però si dovrà andare a raccontare, con la forte passione e consapevolezza di essere cittadini italiani e anche europei, cosa in effetti l'Italia vuole fare per cercare di venir fuori da questa situazione.

Per esempio, ci sarebbe piaciuto questa sera soffermarci di più su quelli che possono essere gli interventi, non assistenziali, ma gli interventi per le famiglie, gli interventi di politica fiscale per aiutare realmente, questo nucleo, che per noi è ancora un nucleo fondante della nostra società, nel quale intendiamo continuare a credere fino in fondo. Ci sarebbe piaciuto poter parlare dell'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie speculative, che è un altro problema che dobbiamo affrontare fino in fondo, per dire agli altri cosa effettivamente l'Italia vuole fare.

Io sono amareggiata, per quello che può contare la mia amarezza, per questo modo di legiferare e, soprattutto, per questo modo di partecipare al rapporto con l'Europa, che è diventato un rapporto semplicemente formale e burocratico, privo di quell'anima che noi, invece, dovremmo mettere in un rapporto più consapevole e denso di contenuti con la nostra Europa. Probabilmente, o non consideriamo l'Europa o, forse, riteniamo di essere talmente deboli nella contrattazione con l'Europa che non valga neanche la pena di discutere di contenuti. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE, PD e del senatore Rutelli. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Rinvio il seguito della discussione dei documenti relativi a schemi dei Regolamenti comunitari su procedure di sorveglianza e coordinamento delle politiche economiche europee e della connessa mozione ad altra seduta.

Per lo svolgimento di un'interrogazione

BARBOLINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARBOLINI (PD). Signora Presidente, ho chiesto d'intervenire per sollecitare, la risposta del Governo all'interrogazione 3-01548, pubblicata il 15 settembre scorso, come risulta dai verbali dell'Aula.

L'atto di cui parlo riguarda una tematica su cui si è incentrata l'attenzione di settori importanti dell'opinione pubblica, in quanto, per effetto di una decisione contenuta nel decreto incentivi, chi fosse nella condizione di aver vinto i primi due gradi di giudizio ed avesse controversie tributarie pendenti davanti alla Corte di cassazione può risolvere il proprio contenzioso pagando il 5 per cento del valore della controversia, con la contestuale rinuncia da parte del fisco ad ogni ulteriore pretesa.

Noi sappiamo che di questa norma si è sicuramente avvalsa la società editrice Mondadori, uscendo, con un esborso relativamente contenuto, di 8,6 milioni di euro, da un contenzioso che avrebbe comportato, se l'azienda fosse risultata soccombente in giudizio, una spesa di circa 350 milioni di euro. Ma non sappiamo se la Mondadori è stata l'unica azienda a beneficiare della norma o se altri se ne sono potuti giovare, per quali importi versati, né a quanto ammontino, eventualmente, le somme cui abbia dovuto rinunciare il fisco per effetto, appunto, della decisione sopra richiamata (naturalmente, nel caso che fosse risultato vincitore per effetto di sentenze della Cassazione).

L'interrogazione pone ulteriori richieste di dati, che un dovere di trasparenza pretende siano resi noti al Parlamento e all'opinione pubblica, perché questi ne possano trarre le valutazioni che meglio ritengono.

Ora, signora Presidente, io debbo lamentare, come molti colleghi insistentemente denunciano, la scarsa propensione del Governo, ed è un eufemismo, a rispondere sollecitamente alle interrogazioni che vengono presentate. È, in generale, un segno di arroganza e di supponenza nei confronti del Parlamento e, soprattutto, di svilimento dei diritti dell'opposizione. Nel caso di specie, però, per l'attenzione generale che circonda questa questione, sottrarsi dal dare puntuali riscontri alle domande formulate (visto che i termini per avvalersi di quel beneficio sono scaduti da due mesi e, quindi, non vi è nessuna ragione per avere comportamenti dilatori) è una conferma evidente, se si persiste in questo atteggiamento, d'imbarazzo, che autorizza a dar credito alle interpretazioni più severe e critiche in merito alle discutibili sovrapposizioni d'interessi che coinvolgono, certamente il Presidente del Consiglio, ma anche il ruolo del ministro dell'economia Tremonti.

PRESIDENTE. Senatore Barbolini, la Presidenza solleciterà l'attenzione del Governo sull'atto di sindacato ispettivo da lei presentato.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di giovedì 28 ottobre 2010

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 9,30 e la seconda alle ore 16, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno).

La seduta è tolta (ore 20,27).

Allegato A

DISEGNO DI LEGGE

Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d'Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007, nonché norme di adeguamento dell'ordinamento interno (1969)

ARTICOLO 4 NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

Capo II

DISPOSIZIONI DI ADEGUAMENTO DELL'ORDINAMENTO INTERNO

Art. 4.

Approvato nel testo emendato

(Modifiche al codice penale)

    1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) all'articolo 157, sesto comma, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «I termini di cui ai commi che precedono sono altresì raddoppiati per i reati di cui alla sezione I del capo III del titolo XII del libro secondo e di cui agli articoli 609-bis, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies, salvo che risulti la sussistenza delle circostanze attenuanti contemplate dal terzo comma dell'articolo 609-bis ovvero dal quarto comma dell'articolo 609-quater»;

        b) dopo l'articolo 414 è inserito il seguente:

    «Art. 414-bis. - (Istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia). - Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, con qualsiasi mezzo, anche telematico, e con qualsiasi forma di espressione, pubblicamente istiga a commettere, in danno di minorenni, uno o più delitti previsti dagli articoli 600-bis, 600-ter e 600-quater, anche se relativi al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater.1, 600-quinquies, 609-bis, 609-quater e 609-quinquies è punito con la reclusione da tre a cinque anni.

    Alla stessa pena soggiace anche chi pubblicamente fa l'apologia di uno o più delitti previsti dal primo comma»;

    Non possono essere invocate, a propria scusa, ragioni o finalità di carattere artistico, letterario, storico o di costume.

    La pena è aumentata se il fatto è compiuto con il mezzo della stampa, in via telematica o con l'impiego di strumenti informatici»;

        c) all'articolo 416 è aggiunto, in fine, il seguente comma:

    «Se l'associazione è diretta a commettere taluno dei delitti previsti dagli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies, 609-bis, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, e 609-undecies, si applica la reclusione da quattro a otto anni nei casi previsti dal primo comma e la reclusione da due a sei anni nei casi previsti dal secondo comma»;

        d) l'articolo 572 è sostituito dal seguente:

    «Art. 572. - (Maltrattamenti contro familiari e conviventi). - Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte, è punito con la reclusione da due a sei anni.

    La pena è aumentata se il fatto è commesso in danno di persona minore degli anni quattordici.

    Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti anni»;

        e) all'articolo 576 sono apportate le seguenti modificazioni:

            1) il numero 5 del primo comma è sostituito dal seguente:

    «5. in occasione della commissione di taluno dei delitti previsti dagli articoli 600-bis, 600-ter, 609-bis, 609-quater e 609-octies»;

            2) nella rubrica le parole: «pena di morte» sono sostituite dalla seguente: «ergastolo»;

        f) all'articolo 583-bis, dopo il terzo comma, è inserito il seguente:

    «La condanna ovvero l'applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale per il reato di cui al presente articolo comportano, qualora il fatto sia commesso dal genitore o dal tutore, rispettivamente:

            1) la decadenza dall'esercizio della potestà del genitore;

            2) l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all'amministrazione di sostegno»;

        g) l'articolo 600-bis è sostituito dal seguente:

    «Art. 600-bis. - (Prostituzione minorile). - È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000 chiunque:

        1. recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto;

        2. favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto.

    Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 1.500 a euro 6.000».

        h) all'articolo 600-ter:

        1) il primo comma è sostituito dal seguente:

    «È punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 24.000 a euro 240.000 chiunque:

        1. utilizzando minori di anni diciotto, realizza esibizioni o spettacoli pornografici ovvero produce materiale pornografico;

        2. recluta o induce minori di anni diciotto a partecipare a esibizioni o spettacoli pornografici ovvero dai suddetti spettacoli trae altrimenti profitto»;

        2) sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:

    «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque assiste a esibizioni o spettacoli pornografici in cui siano coinvolti minori di anni diciotto è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.500 ad euro 6.000.

        Chi commette uno dei fatti di cui al primo e al terzo comma non può invocare, a propria scusa, la colpevole ignoranza dell'età della persona offesa.

        Ai fini di cui al presente articolo per pornografia minorile si intende ogni rappresentazione, con qualunque mezzo, di un minore degli anni diciotto coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, o qualunque rappresentazione degli organi sessuali di un minore di anni diciotto per scopi sessuali»;

        i) l'articolo 600-sexies è abrogato;

        l) l'articolo 600-septies è sostituito dal seguente:

    «Art. 600-septies. - (Confisca) - Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale per i reati previsti dagli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies, 609-bis, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto o il reato è aggravato dalle circostanze di cui all'articolo 609-ter, primo comma, numeri 1), 5) e 5-bis), 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto o il reato è aggravato dalle circostanze di cui all'articolo 609-ter, primo comma, numeri 1), 5) e 5-bis), e 609-undecies, si applica l'articolo 322-ter, primo e terzo comma»;

        m) dopo l'articolo 600-septies sono inseriti i seguenti:

    «Art. 600-septies.1. - (Circostanza attenuante). - La pena per i delitti di cui alla presente sezione è diminuita da un terzo fino alla metà nei confronti del concorrente che si adopera per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, ovvero aiuta concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella raccolta di prove decisive per l'individuazione o la cattura dei concorrenti.

    Art. 600-septies.2. - (Pene accessorie). - Alla condanna o all'applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale per i delitti previsti dalla presente sezione e per il delitto di cui all'articolo 414-bis del presente codice conseguono la pena accessoria dell'interdizione per cinque anni dai pubblici uffici, nonché:

            1. la perdita della potestà genitoriale, quando la qualità di genitore è prevista quale circostanza aggravante del reato;

            2. l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela o all'amministrazione di sostegno;

            3. la perdita del diritto agli alimenti e l'esclusione dalla successione della persona offesa.

    La condanna o l'applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale per uno dei delitti previsti dalla presente sezione e per il delitto di cui all'articolo 414-bis del presente codice, quando commessi in danno di minori, comporta in ogni caso l'interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché da ogni ufficio o servizio in istituzioni o strutture pubbliche o private frequentate abitualmente da minori.

    Nei casi di cui al primo e al secondo comma, salvi i diritti della persona offesa alle restituzioni e al risarcimento dei danni, è sempre disposta la confisca dei beni che costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo del reato. Ove essa non sia possibile, il giudice dispone la confisca di beni di valore equivalente a quelli che costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo del reato e di cui il condannato abbia, anche indirettamente o per interposta persona, la disponibilità»;

    In ogni caso è disposta la chiusura degli esercizi la cui attività risulta finalizzata ai delitti previsti dalla presente sezione, nonché la revoca della licenza di esercizio o della concessione o dell'autorizzazione per le emittenti radiotelevisive»;

        n) l'articolo 602-bis è abrogato;

        o) all'articolo 602-ter, dopo il secondo comma, sono aggiunti i seguenti:

    «Nei casi previsti dagli articoli 600-bis, primo comma, e 600-ter, la pena è aumentata da un terzo alla metà se il fatto è commesso con violenza o minaccia.

    Nei casi previsti dagli articoli 600-bis, primo e secondo comma, 600-ter, primo comma, e 600-quinquies, la pena è aumentata da un terzo alla metà se il fatto è commesso approfittando della situazione di necessità del minore.

    Nei casi previsti dagli articoli 600-bis, primo e secondo comma, 600-ter e 600-quinquies, nonché dagli articoli 600, 601 e 602, la pena è aumentata dalla metà ai due terzi se il fatto è commesso in danno di un minore degli anni sedici.

    Nei casi previsti dagli articoli 600-bis, primo comma, e 600-ter, nonché, se il fatto è commesso in danno di un minore degli anni diciotto, dagli articoli 600, 601 e 602, la pena è aumentata dalla metà ai due terzi se il fatto è commesso da un ascendente, dal genitore adottivo, o dal loro coniuge o convivente, dal coniuge o da affini entro il secondo grado, da parenti fino al quarto grado collaterale, dal tutore o da persona a cui il minore è stato affidato per ragioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza, custodia, lavoro, ovvero da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio nell'esercizio delle loro funzioni ovvero ancora se è commesso in danno di un minore in stato di infermità o minorazione psichica, naturale o provocata.

    Nei casi previsti dagli articoli 600-bis, primo comma, e 600-ter, nonché dagli articoli 600, 601 e 602, la pena è aumentata dalla metà ai due terzi se il fatto è commesso mediante somministrazione di sostanze alcoliche, narcotiche, stupefacenti o comunque pregiudizievoli per la salute fisica o psichica del minore, ovvero se è commesso nei confronti di tre o più persone.

    Le circostanze attenuanti, diverse da quelle previste dagli articoli 98 e 114, concorrenti con le circostanze aggravanti di cui alla presente sezione, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità della stessa risultante dall'aumento conseguente alle predette aggravanti»;

        p) dopo l'articolo 602-ter, è inserito il seguente:

    «Art. 602-quater. - (Ignoranza dell'età della persona offesa). - Quando i delitti previsti dalla presente sezione sono commessi in danno di un minore degli anni diciotto, il colpevole non può invocare a propria scusa l'ignoranza dell'età della persona offesa»;

        q) all'articolo 604, le parole: «e 609-quinquies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-quinquies, 609-octies e 609-undecies»;

        r) all'articolo 609-quater, il secondo comma è sostituito dal seguente:

    «Fuori dei casi previsti dall'articolo 609-bis, l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato, o che abbia con quest'ultimo una relazione di convivenza, che, con l'abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni sedici, è punito con la reclusione da tre a sei anni»;

        s) l'articolo 609-quinquies è sostituito dal seguente:

    «Art. 609-quinquies. - (Corruzione di minorenne). - Chiunque compie atti sessuali in presenza di persona minore di anni quattordici, al fine di farla assistere, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

    Salvo che il fatto costituisca più grave reato, alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chiunque fa assistere una persona minore di anni quattordici al compimento di atti sessuali, ovvero mostra alla medesima materiale pornografico, al fine di indurla a compiere o a subire atti sessuali.

    La pena è aumentata fino alla metà quando il colpevole sia l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato, o che abbia con quest'ultimo una relazione di stabile convivenza»;

        t) l'articolo 609-sexies è sostituito dal seguente:

    «Art. 609-sexies. - (Ignoranza dell'età della persona offesa). - Quando i delitti previsti negli articoli 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-octies e 609-undecies sono commessi in danno di un minore degli anni diciotto, e quando è commesso il delitto di cui all'articolo 609-quinquies, il colpevole non può invocare a propria scusa l'ignoranza dell'età della persona offesa»;

        u) all'articolo 609-nonies sono apportate le seguenti modificazioni:

            1) il primo comma è sostituito dal seguente:

    «La condanna o l'applicazione della pena su richiesta delle parti ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale per alcuno dei delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-ter, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 609-undecies comporta:

        1) la perdita della potestà del genitore, quando la qualità di genitore è elemento costitutivo o circostanza aggravante del reato;

        2) l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all'amministrazione di sostegno;

        3) la perdita del diritto agli alimenti e l'esclusione dalla successione della persona offesa;

        4) l'interdizione dai pubblici uffici nel caso in cui il condannato abbia abusato della propria funzione;

        5) la sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte»;

            2) al secondo comma, le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-octies e 609-undecies»;

        3) dopo il secondo comma sono aggiunti i seguenti:

    «La condanna per i delitti previsti dall'articolo 600-bis, secondo comma, dall'articolo 609-bis, nelle ipotesi aggravate di cui all'articolo 609-ter, dagli articoli 609-quater, 609-quinquies e 609-octies, nelle ipotesi aggravate di cui terzo comma del medesimo articolo, comporta, dopo l'esecuzione della pena e per una durata di cinque anni, l'applicazione delle seguenti misure di sicurezza personali:

        1) l'eventuale imposizione di restrizione dei movimenti e della libera circolazione, nonché il divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati abitualmente da minori;

        2) il divieto di svolgere lavori che prevedano un contatto abituale con minori;

        3) l'obbligo di tenere informati gli organi di polizia sulla propria residenza e sugli eventuali spostamenti.

    Chiunque viola le disposizioni previste dal terzo comma è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a quattro anni»;

        v) all'articolo 609-decies sono apportate le seguenti modificazioni:

            1) il primo comma è sostituito dal seguente:

    «Quando si procede per taluno dei delitti previsti dagli articoli 600, 600-bis, 600-ter, 600-quinquies, 601, 602, 609-bis, 609-ter, 609-quinquies, 609-octies e 609-undecies commessi in danno di minorenni, ovvero per il delitto previsto dall'articolo 609-quater, il procuratore della Repubblica ne dà notizia al tribunale per i minorenni»;

            2) il secondo comma è sostituito dal seguente:

    «Nei casi previsti dal primo comma, l'assistenza affettiva e psicologica della persona offesa minorenne è assicurata, in ogni stato e grado del procedimento, dalla presenza dei genitori o di altre persone idonee indicate dal minorenne, nonché di gruppi, fondazioni, associazioni od organizzazioni non governative di comprovata esperienza nel settore dell'assistenza e del supporto alle vittime dei reati di cui al primo comma e iscritti in apposito elenco dei soggetti legittimati a tale scopo, con il consenso del minorenne, e ammessi dall'autorità giudiziaria che procede»;

        z) nella sezione II del capo III del titolo XII del libro II, dopo l'articolo 609-decies è aggiunto il seguente:

    «Art. 609-undecies. - (Adescamento di minorenni). - Chiunque, allo scopo di commettere i reati di cui agli articoli 600, 600-bis, 600-ter e 600-quater, anche se relativi al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater.1, 600-quinquies, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies, adesca un minore di anni sedici, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con la reclusione da uno a tre anni.    Per adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l'utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione».

EMENDAMENTO 4.109 PRECEDENTEMENTE ACCANTONATO

4.109

LI GOTTI, PEDICA, DELLA MONICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, PARDI, LANNUTTI, MASCITELLI

V. testo 2

Al comma 1, lettera d), all'articolo 572 ivi richiamato, ultimo comma, sostituire le parole: «la reclusione da dodici a venti anni» con le seguenti: «la pena dell'ergastolo».

        Conseguentemente, alla lettera e) nel numero 5 ivi richiamato, prima delle parole: «600-bis» inserire la seguente: «572,».

4.109 (testo 2)

LI GOTTI, PEDICA, DELLA MONICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, PARDI, LANNUTTI, MASCITELLI

Approvato

Al comma 1, lettera d), all'articolo 572 ivi richiamato, ultimo comma, sostituire le parole: «la reclusione da dodici a venti anni» con le seguenti: «la reclusione da dodici a ventiquattro anni».

        Conseguentemente, alla lettera e) nel numero 5 ivi richiamato, prima delle parole: «600-bis» inserire la seguente: «572,».

ARTICOLO 5 NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

Art. 5.

Approvato nel testo emendato

(Modifiche al codice di procedura penale)

    1. Al codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:

        a) al comma 3-quinquies dell'articolo 51 le parole: «600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies» sono soppresse;

        b) al comma 6 dell'articolo 282-bis, dopo la parola: «571,» è inserita la seguente: «600,» e dopo la parola: «600-quater,» sono inserite le seguenti: «600-septies.1, 600-septies.2, 601, 602,»;

        c) all'articolo 351 è aggiunto, in fine, il seguente comma:

    «1-ter. Nei procedimenti per i delitti previsti dagli articoli 600, 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies, 601, 602, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies e 609-undecies del codice penale, la polizia giudiziaria, quando deve assumere sommarie informazioni da persone minori, si avvale dell'ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile, nominato dal pubblico ministero»;

        d) all'articolo 362 è aggiunto, in fine, il seguente comma:

    «1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui all'articolo 351, comma 1-ter, il pubblico ministero, quando deve assumere informazioni da persone minori, si avvale dell'ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile»;

        e) dopo il comma 5 dell'articolo 391-bis è inserito il seguente:

    «5-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui all'articolo 351, comma 1-ter, il difensore, quando assume informazioni da persone minori, si avvale dell'ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile»;

        f) all'articolo 392, il comma 1-bis è sostituito dal seguente:

    «1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui agli articoli 572, 600, 600-bis, 600-ter, anche se relativo al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies, 601, 602, 609-bis, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, 609-undecies e 612-bis del codice penale il pubblico ministero, anche su richiesta della persona offesa, o la persona sottoposta alle indagini possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all'assunzione della testimonianza di persona minorenne ovvero della persona offesa maggiorenne, anche al di fuori delle ipotesi previste dal comma 1»;

        g) al comma 5-bis dell'articolo 398, dopo la parola: «609-octies» è inserita la seguente: «, 609-undecies»;

        h) all'articolo 407, comma 2, lettera a), al numero 7-bis), le parole: «600-bis, comma 1, 600-ter, comma 1,» sono sostituite dalle seguenti: «600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma»;

        i) al comma 1-bis dell'articolo 444, le parole: «600-bis, primo e terzo comma,» sono sostituite dalle seguenti: «600-bis,».

EMENDAMENTI

5.100

BIANCHI

Improcedibile

All'articolo 5, comma 1, lettere c), d) ed e), sostituire, ovunque ricorrano, le parole: «, si avvale dell'ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile» con le seguenti: «, si avvale di una consulenza multidisciplinare attraverso l'ausilio di un criminologo, un esperto in psicologia dell'età evolutiva e un esperto in antropologia».

5.101

MAZZATORTA, DIVINA

Improcedibile

Al comma 1, lettera c) sostituire le parole da: «si avvale» fino alla fine del periodo con le seguenti: «si avvale dell'ausilio di un esperto in psicologia infantile ed iscritto allo speciale registro dei consulenti abilitati all'assistenza psicologica o alle attività di consulenza ad esse equiparate, presso ogni Tribunale nominato dal Pubblico Ministero».

5.102

MAZZATORTA, DIVINA

Improcedibile

Al comma 1, sostituire la lettera d) con la seguente:

            «d) All'articolo 362 è aggiunto, in fine, il seguente comma:

        "1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui all'articolo 351-bis, comma 1-ter, il pubblico ministero, quando deve assumere informazioni da persone minori, si avvale dell'ausilio di un esperto in psicologia ed iscritto allo speciale registro dei consulenti abilitati all'assistenza psicologica o alle attività di consulenza ad esse equiparate, presso ogni Tribunale nominato dal Pubblico Ministero».

5.103

LI GOTTI, PEDICA, DELLA MONICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, PARDI, LANNUTTI, MASCITELLI

Respinto

Al comma 1, dopo la lettera d), inserire la seguente:

            «d-bis) All'articolo 380, comma 2, la lettera d-bis) è sostituita dalla seguente:

            "d-bis) delitto di violenza sessuale previsto dall'articolo 609-bis, delitto di atti sessuali con minorenne previsto dall'articolo 609-quater e delitto di violenza sessuale di gruppo previsto dall'articolo 609-octies del codice penale. Nei casi di cui al terzo comma dell'articolo 609-bis e al quarto comma dell'articolo 609-quater si applica l'articolo 381"».

5.104

MAZZATORTA, DIVINA

Ritirato

Al comma 1, dopo la lettera d) inserire la seguente:

            «d-bis) all'articolo 380, secondo comma, lettera d-bis), dopo le parole: "escluso il caso previsto dal terzo comma," sono inserite le seguenti: "atti sessuali con minorenne previsto dall'articolo 609-quater"».

5.105

DELLA MONICA, CAROFIGLIO, CASSON, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, GALPERTI, MARITATI

V. testo 2

Al comma 1, dopo la lettera d), inserire la seguente:

            «d-bis) al comma 2 dell'articolo 380 dopo la lettera d-bis) è inserita la seguente:

            "d-ter) delitto di atti sessuali con minorenne di cui all'articolo 609-quater;"».

5.105 (testo 2)

DELLA MONICA, CAROFIGLIO, CASSON, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, GALPERTI, MARITATI

Approvato

Al comma 1, dopo la lettera d), inserire la seguente:

            «d-bis) al comma 2 dell'articolo 380 dopo la lettera d-bis) è inserita la seguente:

            "d-ter) delitto di atti sessuali con minorenne di cui all'articolo 609-quater, primo comma;"».

5.106

MAZZATORTA, DIVINA

Improcedibile

Al comma 1, lettera e) sostituire le parole da: «si avvale» fino alla fine del periodo, con le seguenti: «si avvale dell'ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile dell'ausilio di un esperto in psicologia e comunque iscritto allo speciale registro dei consulenti abilitati all'assistenza psicologica o alle attività di consulenza ad esse equiparate, presso ogni Tribunale nominato da Pubblico Ministero».

ARTICOLI 6 E 7 NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

Art. 6.

Approvato

(Modifica alla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, in materia di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati abitualmente da minori)

    1. Al quarto comma dell'articolo 5 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, ovvero, con riferimento ai soggetti di cui all'articolo 1, numero 3), il divieto di avvicinarsi a determinati luoghi, frequentati abitualmente da minori».

Art. 7.

Approvato nel testo emendato

(Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di concessione di benefìci ai detenuti per reati in danno di minori)

    1. Al comma 1-quater dell'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, dopo le parole: «di cui agli articoli» sono inserite le seguenti: «600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quinquies,» e le parole: «e 609-octies» sono sostituite dalle seguenti: «, 609-quinquies, 609-octies e 609-undecies».

    2. All'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, dopo il comma 1-quater è inserito il seguente:

    «1-quinquies. Salvo quanto previsto dal comma 1, ai fini della concessione dei benefìci ai detenuti e internati per i delitti di cui agli articoli 600-bis, 600-ter e 609-quater del codice penale, nonché agli articoli 609-bis e 609-octies del medesimo codice, se commessi in danno di persona minorenne, il magistrato di sorveglianza o il tribunale di sorveglianza valuta la positiva partecipazione ad un programma di riabilitazione specifica».

    3. Dopo l'articolo 13 della legge 26 luglio 1975, n. 354, è inserito il seguente:

    «Art. 13-bis. - (Trattamento psicologico per i condannati per reati sessuali in danno di minori). - 1. Le persone condannate per i delitti previsti dagli articoli 600-bis, secondo comma, 609-bis, nelle ipotesi aggravate di cui all'articolo 609-ter, 609-quater, 609-quinquies e 609-octies, nelle ipotesi aggravate di cui al terzo comma del medesimo articolo, del codice penale, commessi in danno di un minore degli anni diciotto possono sottoporsi a un trattamento psicologico con finalità di recupero e di sostegno».

EMENDAMENTI

7.100

LI GOTTI, PEDICA, DELLA MONICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, PARDI, LANNUTTI, MASCITELLI

V. testo 2

Al comma 3, capoverso «Art. 13-bis», comma 1, sostituire la parola: «possono» con la seguente: «debbono».

7.100 (testo 2)

LI GOTTI, PEDICA, DELLA MONICA, BELISARIO, GIAMBRONE, BUGNANO, CAFORIO, CARLINO, DE TONI, DI NARDO, PARDI, LANNUTTI, MASCITELLI

Approvato

Al comma 3, capoverso «Art. 13-bis», comma 1, aggiungere, in fine, il seguente periodo: «la partecipazione a tale trattamento è valutata ai fini della concessione dei benefici previsti dall'articolo 4, comma 1-quater».

7.101

CARUSO

Ritirato

Dopo il comma 3, aggiungere i seguenti:

        «3-bis. All'articolo 58-quater della legge 26 luglio 1975, n. 354 e successive modificazioni, il comma 4 è sostituito dal seguente: "4. I condannati per i delitti di cui alla sezione I del capo III del titolo XII del libro secondo del codice penale, nonché i condannati per i delitti di cui agli articoli 575, 609-bis, 609-quater e 609-octies, salvo che ricorrano le circostanze attenuanti da questi ultimi due contemplate, del predetto codice, non sono ammessi ad alcuno dei benefici indicati nel comma 1 dell'articolo 4-bis se non abbiano effettivamente espiato almeno i due terzi della pena irrogata o, nel caso dell'ergastolo, almeno ventisei anni. La medesima disposizione si applica altresì nei confronti dei condannati per i delitti di cui agli articoli 289-bis e 630 del codice penale che abbiano cagionato la morte del sequestrato".

        3-ter. Le disposizioni di cui al primo periodo del comma 4 dell'articolo 58-quater della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, come introdotto dal comma 3-bis, non si applicano nei confronti delle persone detenute o internate per i delitti ivi indicati che fruiscano, alla data di entrata in vigore della presente legge, delle misure alternative alla detenzione o di permessi premio, o siano assegnate al lavoro all'esterno, ovvero che alla medesima data abbiano raggiunto un grado di rieducazione adeguato al beneficio richiesto».

EMENDAMENTO TENDENTE AD INSERIRE UN ARTICOLO AGGIUNTIVO DOPO L'ARTICOLO 7

7.0.100

BIANCHI, GUSTAVINO

V. testo 2

Dopo l'articolo 7, aggiungere il seguente:

«Art. 7-bis.

(Modifica alla legge 3 agosto 1998, n. 269, in materia di contrasto alla pedofilia e alla pornografia minorile)

        All'articolo 17 della legge 3 agosto 1998, n. 269, sono apportate le seguenti modifiche:

        Al comma 1-bis, secondo periodo, dopo le parole: "per il monitoraggio del fenomeno" aggiungere le seguenti: "e l'istituzione di una commissione tecnica composta da criminologi, esperti in psicologia dell'età evolutiva ed antropologi con comprovata esperienza nell'assistenza alle vittime e nel trattamento psicologico degli autori del reato di sfruttamento sessuale e abuso sessuale".

        Al comma 2, primo periodo, aggiungere, alla fine, il seguente periodo: "e a finanziare le organizzazioni no profit, di riconosciuta esperienza nel settore, che forniscono assistenza psicologica gratuita alle vittime di abuso e ai loro familiari." e al secondo periodo, dopo le parole: ", nei limiti delle risorse effettivamente disponibili," aggiungere le seguenti: "a finanziare programmi trattamentali di natura psicologica volti alla prevenzione della recidiva del reato di sfruttamento sessuale e abuso sessuale e".

        Al comma 3, lettera a), aggiungere, in fine, le seguenti parole: "tramite il coinvolgimento, anche, dei referenti nazionali di Missing Children Europe-Federazione europea per i minori scomparsi e sessualmente abusati;".

        Al comma 3, lettera b), aggiungere, in fine, il seguente periodo: "e del trattamento dell'autore del reato di sfruttamento sessuale e abuso sessuale per una efficacie prevenzione della recidiva;".

        Al comma 5, aggiungere, in fine, il seguente periodo: "Il Ministero dell'interno è altresì autorizzato a sottoscrivere un protocollo d'intesa tra le forze di polizia e le organizzazioni no profit, operanti sul territorio nazionale, di comprovata esperienza in materia di tutela delle vittime del reato di sfruttamento sessuale e abuso sessuale, ai fini di facilitare la circolazione delle informazioni e garantire alle vittime un tempestivo supporto."».

7.0.100 (testo 2)

BIANCHI, GUSTAVINO

Respinto

Dopo l'articolo 7, aggiungere il seguente:

«Art. 7-bis.

(Modifica alla legge 3 agosto 1998, n. 269, in materia di contrasto alla pedofilia e alla pornografia minorile)

        All'articolo 17 della legge 3 agosto 1998, n. 269, sono apportate le seguenti modifiche:

                Al comma 2, primo periodo, aggiungere, alla fine, il seguente periodo: "e a finanziare le organizzazioni no profit, di riconosciuta esperienza nel settore, che forniscono assistenza psicologica gratuita alle vittime di abuso e ai loro familiari." e al secondo periodo, dopo le parole: ", nei limiti delle risorse effettivamente disponibili," aggiungere le seguenti: "a finanziare programmi trattamentali di natura psicologica volti alla prevenzione della recidiva del reato di sfruttamento sessuale e abuso sessuale e".

        Al comma 3, lettera a), aggiungere, in fine, le seguenti parole: "tramite il coinvolgimento, anche, dei referenti nazionali di Missing Children Europe-Federazione europea per i minori scomparsi e sessualmente abusati;".

        Al comma 3, lettera b), aggiungere, in fine, il seguente periodo: "e del trattamento dell'autore del reato di sfruttamento sessuale e abuso sessuale per una efficacie prevenzione della recidiva;".

        Al comma 5, aggiungere, in fine, il seguente periodo: "Il Ministero dell'interno è altresì autorizzato a sottoscrivere un protocollo d'intesa tra le forze di polizia e le organizzazioni no profit, operanti sul territorio nazionale, di comprovata esperienza in materia di tutela delle vittime del reato di sfruttamento sessuale e abuso sessuale, ai fini di facilitare la circolazione delle informazioni e garantire alle vittime un tempestivo supporto."».

ARTICOLI DA 8 A 10 NEL TESTO PROPOSTO DALLE COMMISSIONI RIUNITE

Art. 8.

Approvato

(Confisca)

    1. All'articolo 12-sexies, comma 1, del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, e successive modificazioni, dopo la parola: «600,» sono inserite le seguenti: «600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo comma, 600-quater.1, relativamente alla condotta di produzione o commercio di materiale pornografico, 600-quinquies,».

Art. 9.

Approvato

(Disposizioni in materia di gratuito patrocinio)

    1. All'articolo 76 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, il comma 4-ter è sostituito dal seguente:

    «4-ter. La persona offesa dai reati di cui agli articoli 609-bis, 609-quater e 609-octies, nonché, ove commessi in danno di minori, dai reati di cui agli articoli 600, 600-bis, 600-ter, 600-quinquies, 601, 602, 609-quinquies e 609-undecies del codice penale, può essere ammessa al patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito previsti dal presente decreto».

Art. 10.

Approvato

(Clausola di invarianza)

    1. Dall'attuazione della presente legge non derivano nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

MOZIONE

Mozione sulla politica economica

(1-00314) (06 ottobre 2010)

RUTELLI, D'ALIA, PISTORIO, FOLLINI, BRUNO, RUSSO, GUSTAVINO, FISTAROL, POLI BORTONE, MARCUCCI, SERRA, BIANCHI, COLOMBO (*). - Il Senato,

        premesso che:

            è necessario concentrare l'azione del Governo e del Parlamento nella seconda metà della Legislatura su riforme e provvedimenti mirati alla promozione della crescita economica;

            senza riforme coraggiose, in una perdurante situazione di difficoltà per le economie occidentali, l'Italia: non sarà in grado di tornare tra i Paesi che accrescono la ricchezza, e continuerà a perdere posizioni nella competitività e nell'attrattività degli investimenti; vedrà peggiorare il tasso e la qualità dell'occupazione; vedrà crescere diseguaglianze sociali e territoriali e ridursi le opportunità di premiare il merito e la qualità; non disporrà di risorse adeguate per la modernizzazione dei servizi e delle infrastrutture; si troverà davanti alla pessima alternativa di dover ridurre il debito attraverso generalizzati ed insostenibili tagli di bilancio, oppure con ulteriori, inaccettabili aumenti della pressione fiscale;

            dinamismo economico e sociale e ritorno alla crescita sono le priorità nazionali, e possono essere conseguiti attraverso decisioni condivise tra la maggioranza e le opposizioni parlamentari impegnate per l'interesse generale;

            sebbene la parola futuro sia tra le più presenti nel dibattito politico, l'Italia è dominata dall'esasperazione partigiana, che produce quotidiana conflittualità ed una politica di corto respiro;

            la presente mozione indica gli obiettivi principali su cui definire un radicale cambiamento rispetto all'immobilismo e ai veti che hanno impedito molte riforme nell'ultimo quindicennio ed aprire una stagione di Governo coerente con la strategia europea per la crescita da perseguire entro il 2020, che dovrà essere adottata dal nostro Paese e diventare la bussola delle politiche nazionali per il prossimo decennio,

        impegna il Governo a promuovere iniziative di competenza al fine di realizzare i seguenti obiettivi, che concorreranno a formare l'agenda per la crescita, nonché il programma nazionale di riforma per la strategia europea «per l'occupazione ed una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva» nel decennio 2010-2020:

            1) migliorare i servizi e le prestazioni sociali per i cittadini riducendo la spesa pubblica e bloccando l'espansionismo delle amministrazioni pubbliche centrali, regionali e locali. In particolare:

                a) la politica deve dare il primo esempio, con il taglio del 35 per cento dei finanziamenti ai partiti politici. Vanno adottati un preciso e inequivocabile programma di riduzione entro il termine della XVI Legislatura dei centri di spesa territoriali e l'applicazione progressiva di costi standard in tutte le amministrazioni;

                b) va operata la revisione dei meccanismi di spesa dello Stato (spending review), ma non sulla base di tagli lineari, che spesso provocano impatti negativi, iniquità e inefficienze, come nei comparti della cultura e della scuola. Ad ogni riduzione della spesa e degli apparati burocratici deve corrispondere una riorganizzazione funzionale, e ad ogni riforma significativa devono corrispondere puntualmente le risorse necessarie: si consideri il caso della riforma dell'università, ora all'esame della Camera dei deputati, che sebbene intenda ridurre sprechi ed inefficienze, rafforzando gli elementi di meritocrazia, rischia tuttavia di fallire per mancanza di fondi;

                c) va effettuato il taglio dei margini di spreco e inefficienza nella sanità - quantificabili in circa un sesto della spesa pubblica anche a seguito dell'aumento del 50 per cento di spese per acquisti negli ultimi cinque anni - mediante accorpamento delle Aziende sanitarie locali (ASL), centralizzazione degli acquisti, ridefinizione dei fabbisogni sovradimensionati, divieto di nomina politica dei manager;

                d) vanno messi in atto: il radicale disboscamento dei finanziamenti pubblici improduttivi alle imprese sino ad oggi distribuiti «a pioggia»; l'accorpamento delle Province e la ridefinizione dei compiti degli enti territoriali, con abolizione delle Province nelle grandi aree urbane;

                e) il federalismo deve essere anche competizione tra le istituzioni pubbliche, perché la certezza di adeguate ed eque prestazioni per tutti i cittadini nei campi della salute, dell'istruzione e formazione e dei servizi sia anche frutto dell'esercizio di parametri concorrenziali che consentano agli utenti di scegliere i servizi migliori e comportino premi per le prestazioni più efficaci;

            2) migliorare la competitività del sistema-Italia, tenendo conto che:

                a) l'accelerazione delle riforme è parte di uno sforzo strategico coordinato per accrescere la competitività del Paese rispetto alle sfide dell'economia globale: è con riforme e competitività che si dà la migliore risposta alla «questione settentrionale»;

                b) la svolta per la «questione meridionale» va trovata nell'impostazione progettuale definita dalla Banca d'Italia nel novembre 2009; con certezza di risorse, ma spendendo quelle disponibili, finora largamente inutilizzate, per realizzare i progetti che attivino investimenti pubblici, privati ed europei e porre nel prossimo decennio il nostro Mezzogiorno - anche creando zone franche economiche - al centro della crescita del Mediterraneo;

                c) la «questione giovanile» - alta disoccupazione, blocco dell'ascensore sociale, sfiducia diffusa - è diventata una drammatica questione generazionale, e non si risolve affatto con provvedimenti settoriali o assistenziali, ma con un'economia più aperta che accresca le opportunità, con particolare attenzione alla riorganizzazione delle professioni e alla formazione;

                d) va consolidato e innovato il nostro ancoraggio europeo a partire dalle possibilità di sviluppo che scaturiranno dai nuovi settori del Mercato unico, indicati con precisione nel «rapporto Monti» del maggio 2010;

                e) le liberalizzazioni sono urgenti, e va tradotta in disposizioni legislative la segnalazione al Governo del febbraio 2010 da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, riguardante i mercati dei servizi pubblici (postali, ferroviari, autostradali e aeroportuali), energetici (carburanti e filiera del gas), bancario-assicurativi, degli affidamenti pubblici e di tutela dei consumatori. Vanno recepite nella Costituzione le norme dei Trattati UE sulla concorrenza. Vanno rafforzate le norme in materia di servizi pubblici locali: troppi monopoli stanno spingendo verso l'alto le tariffe. La competenza in materia di reti idriche va attribuita all'Autorità per l'energia elettrica e il gas; vanno stabilite quelle per i servizi postali e i trasporti; completati immediatamente i ranghi di Consob e Autorità per l'energia;

                f) è tempo di porre fine al conflitto in materia di giustizia: un'alta commissione nominata dal Governo e formata da 15 rappresentanti del Parlamento, della magistratura e dell'Avvocatura dello Stato dovrebbe identificare entro dicembre le riforme fattibili con ampia convergenza in campo civile e in quello penale entro i prossimi due anni;

                g) i risparmi di spesa provenienti dalle misure citate precedentemente (si veda il punto 1) della parte dispositiva) dovranno consentire tagli mirati dell'imposizione fiscale per almeno un punto di PIL, con priorità per le imposte sul lavoro, la tassazione familiare, la drastica semplificazione, attraverso accorpamento di differenti tributi, accompagnata da riduzioni selettive di prelievo per le micro e piccole imprese. La riforma del fisco per il recupero dell'insostenibile evasione ed elusione risponderà a principi di contrasto di interesse tra contribuenti, ed esige coinvolgimento e collaborazione da parte delle categorie professionali interessate;

                h) il futuro Ministro dello sviluppo economico sarà chiamato a coordinare le azioni prioritarie per i nostri comparti manifatturieri - che con le esportazioni oggi sorreggono la pur debole crescita del PIL - promuovendo le capacità del made in Italy, le produzioni di qualità, il settore energetico e i comparti innovativi. Il Governo deve imporre una riforma della governance del turismo - primo settore produttivo nazionale aggregato, e volano indispensabile per la valorizzazione e la fruizione del nostro patrimonio storico-artistico, archeologico, paesaggistico e per le produzioni tipiche dei territori - che oggi è frammentata in modo fallimentare: la strategia competitiva deve tornare allo Stato, restando alle Regioni la programmazione e agli enti territoriali la gestione;

                i) non c'è progresso senza miglioramento della scuola, dell'educazione, della conoscenza: ma più che di continue riforme che riformano altre riforme, c'è bisogno di una stagione di buone direttive, investimenti in innovazione e buona amministrazione;

                l) un Paese si addormenta se non si creano nuovi prodotti, nuovi processi, nuovi servizi; vanno orientati e coordinati gli investimenti pubblici per la ricerca, con priorità ai settori dell'innovazione energetica e delle tecnologie; va condivisa un'agenda del digitale per Internet veloce e i servizi di e-government: la rete di nuova generazione per le comunicazioni elettroniche va realizzata subito, per coprire l'intero territorio nazionale, secondo le proposte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato e dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni;

                m) il Governo deve presentare entro due mesi alla Conferenza Stato-Regioni, alla Conferenza unificata e al Parlamento un programma preciso sulla realizzabilità delle piccole, medie e grandi infrastrutture ed opere pubbliche progettate ed avviate, e per incentivare la finanza di progetto; i casi complessi vanno affidati ad uffici di missione guidati da commissari ed integrati con rappresentanti degli enti territoriali;

                n) l'economia verde ha grandi potenzialità nei settori della logistica e dei trasporti, dell'efficienza energetica nell'edilizia, delle nuove tecnologie per le fonti rinnovabili. La concentrazione di questi fattori - indispensabili per centrare gli obiettivi vincolanti concordati in sede europea, e per la conquista di nuovi mercati - riguarda fortemente le città, motori dello sviluppo sostenibile. Ma occorre che la regolazione sia resa chiara, semplice, e soprattutto omogenea. L'Italia deve porsi all'avanguardia per migliorare l'ambiente e conquistare i mercati che si apriranno con la direttiva 2010/31/UE, che imporrà nell'arco di un decennio la costruzione di edilizia a zero emissioni;

                o) va istituita una commissione composta da 10 personalità indipendenti (economisti, tecnologi, scienziati) che entro quattro mesi metta a disposizione del Parlamento un parere pro veritate sulla fattibilità economica e tecnologica della proposta del nuovo nucleare italiano;

                p) la competitività da ritrovare e la coesione nazionale dipendono da due altri fattori principali: 1) il contrasto della corruzione, per cui è urgente la presentazione del disegno di legge governativo e l'approvazione di una legge che contenga proposte già avanzate da numerose forze parlamentari, nonché l'applicazione amministrativa delle principali raccomandazioni contenute nel Rapporto di valutazione sulla corruzione in Italia del Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) del Consiglio d'Europa, approvate nel luglio 2009; 2) la crescita della produttività, che è anche condizione per attrarre investimenti esteri, attraverso nuove regole per le relazioni industriali che tengano conto dell'esperienza di Pomigliano d'Arco e modelli contrattuali che sviluppino la contrattazione decentrata di secondo livello e coinvolgano i lavoratori nei risultati dell'impresa; l'effettiva premialità per la responsabilità e il merito anche nelle amministrazioni pubbliche; un nuovo codice del lavoro semplificato, anche sulla base delle proposte del disegno di legge Senato 1873;

            3) un nuovo ordine liberale e il tessuto civile dell'economia. In proposito, occorre tener conto che:

                a) le relazioni tra le persone, l'intraprendenza diffusa e il ruolo delle famiglie sono stati gli assi portanti delle stagioni d'oro della crescita italiana. Il nuovo Governo del Regno Unito ha proposto una formula denominata «Big Society»; ma l'Italia ha sperimentato nel dopoguerra una via originale dell'economia sociale di mercato: con difetti e importanti pregi. Oggi, molti pregi stanno svanendo: per i pesi insostenibili che gravano sulle famiglie, per le difficoltà concorrenziali delle nostre piccole imprese, per la diffusione, non solo in ambito politico-amministrativo, di illegalità e corruzione, per le gravi disfunzionalità ed inefficienze delle amministrazioni pubbliche;

                b) un nuovo ordine liberale per l'Italia del XXI secolo impone: di mettere doveri di cittadinanza e diritti sullo stesso livello; un paziente e diffuso recupero di efficienza nella pubblica amministrazione; un equilibrato rapporto tra i poteri dello Stato secondo le previsioni costituzionali (Governo forte, Parlamento forte, ordine giudiziario indipendente e non politicizzato, autorità di garanzia e controllo indipendenti); investimenti certi, mezzi moderni ed efficacia organizzativa per i corpi addetti alla sicurezza interna, in particolare per il contrasto delle mafie e del crimine. Il tessuto civile dell'economia è necessario per la coesione sociale ed anche per l'esistenza di una moderna economia di mercato; esso valorizza le esperienze non profit e del «terzo settore»; deve basarsi sulla ripresa competitiva dei sistemi, dei distretti, delle filiere, delle piccole e medie imprese;

                c) il ciclo sociale ed esistenziale delle famiglie italiane riceve la spinta positiva dell'allungamento della vita umana, che schiude anche la possibilità del contributo attivo alle nostre comunità da parte di milioni di anziani. Ma mancano risposte e sostegni adeguati e concreti a fronte di trasformazioni dirompenti quali la fine della stabilità occupazionale, la crescita della povertà specialmente nel Sud, il manifestarsi delle malattie degenerative e della non autosufficienza tra gli anziani, la diffusione di droghe, alcol e nuovi disagi tra i giovanissimi, l'afflusso indispensabile e le difficoltà di integrazione delle persone immigrate. Questi cambiamenti profondi hanno bisogno di misure coordinate e innovative su basi di sussidiarietà: non solo di sostegni economici e fiscali, ma di nuove soluzioni organizzative, informative e formative. Non si conosce l'economia e la tecnologia di domani, ma si devono prevedere le esigenze delle famiglie, le conseguenze della crisi demografica, le fragilità dei ragazzi e degli anziani di domani;

                d) ripensare il fisco a misura di famiglia e per incentivare la natalità, migliorare e diffondere i servizi che consentano alle donne di poter lavorare senza rinunciare alla maternità (o doverla spingere troppo avanti negli anni) significa accrescere il tasso di occupazione, accrescere il PIL, migliorare la qualità del lavoro: il Governo dovrà presentare al Parlamento entro sei mesi un concreto «progetto-famiglia 2020».

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(*) Firma aggiunta in corso di seduta .

Allegato B

Testo integrale dell'intervento del senatore Vaccari nella discussione di documenti relativi a schemi di Regolamenti comunitari e della connessa mozione n. 314

Signor Presidente, onorevoli colleghi, sottosegretario onorevole Casero, abbiamo capito in questo periodo di crisi internazionale la necessità di politiche strategiche europee condivise come pure, vorrei aggiungere - e dopo riprenderò questo aspetto - anche la circuitazione delle best practices dei paesi europei nel settore economico visto in senso esteso per riallineare i diversi squilibri.

Molti sono i temi connessi a questo argomento ma vorrei qui soffermarmi su efficienza del lavoro e competitività delle imprese. Già abbiamo discusso di questi temi in occasione della DFP. Un esempio significativo come Paese è la Polonia, che possiamo dire non ha sentito o ha sentito poco la crisi per aver da tempo avviato con coraggio e decisione politiche di liberalizzazioni e riforme strutturali. Viene immediatamente da pensare alla riforma del federalismo ed al merito della Lega di aver sempre combattuto per questo ed ai cittadini che ci sostengono sempre più numerosamente ed in tutto il Paese.

Un esempio significativo come sistema industriale é la Volkswagen; esempio virtuoso di accordi sindacali e territoriali (anche come concorrenza tra gli stabilimenti mondiali) specialmente per le scelte avanzate e pragmatiche delle parti sociali. Vorrei ricordare la riduzione del salario, la variazione dell'orario di lavoro e assunzioni differenziate (noto accordo 5000-5000).

Non possiamo purtroppo fare le stesse considerazioni se guardiamo i casi locali iniziando dal rapporto FIAT - sindacati. Parliamo allora della proposta della Lega di legare le retribuzioni al costo della vita che, in Italia, varia in maniera sostanziale dal Nord al Sud. Anche perché i cittadini vogliono cose semplice ed immediate e non sentire parlare dei massimi sistemi. CGIL, CISL e UIL hanno dichiarato la loro assoluta contrarietà con toni apocalittici, arrivando a sostenere che l'attuazione di una simile misura trasformerebbe l'Italia in una sorte di Unione Sovietica, mentre l'opposizione ha bollato la proposta come un'idea inutile, vecchia e superata. Anche i Governatori di Calabria e Sicilia hanno espresso pareri negativi, sostenendo che la misura in esame avrebbe aumentato gli squilibri tra Nord e Sud e penalizzato ulteriormente il Mezzogiorno. Si paventava insomma un ritorno alle gabbie salariali, ritenute un "male assoluto", superato nel 1969 in nome dell'uguaglianza dei lavoratori. In realtà la proposta da noi avanzata consiste sostanzialmente nel differenziare su base regionale la contrattazione salariale.

L'idea nasce da un dato di fatto incontrovertibile: l'Italia dal punto di vista economico è un paese spaccato, con un Centro-Nord in cui esiste una disoccupazione bassa ed un costo della vita alto e un Sud in cui, al contrario, si ha una disoccupazione a livelli record e un costo della vita sensibilmente minore rispetto al resto d'Italia. Prendere atto di questa disomogeneità e differenziare i contratti di categoria su base regionale e in relazione al costo della vita è la proposta della Lega Nord.

La proposta è sensata per varie ragioni. La prima è di ordine per così dire "morale" e fa riferimento a quegli ideali di uguaglianza sostanziale, e non solo formale, e di dignità dei lavoratori che, come si diceva, sono stati evocati per decenni dalla sinistra e sono a tutt'oggi, almeno nelle dichiarazioni, un presupposto irrinunciabile della cultura progressista e della stessa nostra Costituzione. Il salario infatti non è una entità astratta, un numero o un concetto matematico puro, ma non è altro che il corrispettivo che il datore di lavoro (privato o pubblico che sia) deve corrispondere al lavoratore per garantire a lui e alla sua famiglia un'esistenza sicura e dignitosa. In sostanza, il valore numerico in se è irrilevante (e ce ne siamo accorti negli ultimi anni quando, dopo l'adozione dell'euro, gli stipendi, pur rimanendo formalmente identici hanno perso gran parte del loro potere di acquisto); quello che conta è la quantità di beni e servizi, necessari alla vita di ognuno, che con quel valore si possono comperare.

Il progetto della Lega e del suo segretario federale Bossi è quello di riequilibrare questa disparità e trasformare il concetto astratto di stipendio in un concetto più concreto di beni acquistabili, garantendo così a tutti i lavoratori che svolgono compiti analoghi la possibilità di acquistare un'analoga quantità di beni. Dunque, una parità vera tra quanto offerto in termini di lavoro e quanto ricevuto in termini di beni acquistabili da tutti i lavoratori, quale che sia la loro zona di residenza. Su questa base risulta incomprensibile l'assoluta contrarietà che la proposta ha suscitato nei sindacati e nell'opposizione di sinistra che, almeno stando alle dichiarazioni di intenzioni, ha sempre mirato a garantire ai lavoratori il soddisfacimento dei propri bisogni specifici (che come si è detto variano a seconda di quale sia il costo della vita) e un'uguaglianza che sia reale e non riguardi solo la forma.

Ma le motivazioni le motivazioni di equità non sono le sole che rendono interessante il disegno di legge sui salari territoriali; ci sono anche ragioni meramente economiche che potrebbero far risultare vantaggiosa, soprattutto per i cittadini del Sud Italia, una simile proposta. Dal 1969 in poi, infatti, ossia da quando è stata abolita la differenza salariale tra il Sud e il Nord, il divario esistente a livello economico non solo non è scomparso ma è, al contrario, cresciuto costantemente. A causare questa differenza macroscopica di ricchezza tra le varie regioni d'Italia è principalmente la differente incidenza dell'occupazione. Se dunque le regioni d'Italia con il PIL pro capite più basso sono anche quelle con livelli di disoccupazione cinque volte maggiori rispetto alle regioni ricche, è facilmente ipotizzabile che per ridurre questa dualità si dovrebbe puntare all'aumento del numero di occupati piuttosto che all'aumento del salario di chi un lavoro già ce l'ha.

Calmierare le retribuzioni su base regionale risulterebbe positivo: i lavoratori del Nord infatti potrebbero godere di una maggiorazione sulle loro buste paga, che permetterebbe loro di garantirsi consumi più adeguati alle proprie esigenze (tonificando in tal modo con un aumento della domanda anche la congiuntura economica), mentre al Sud il minore costo del lavoro consentirebbe di aumentare il numero complessivo degli occupati (in quanto in un sistema ormai globalizzato i posti di lavoro tendono a spostarsi in zone dove il costo è più basso).

Criticare le proposte di chi governa, anche quando sono dettate dal semplice buon senso, è una prassi che in Italia sembra quasi essere un obbligo per chi è all'opposizione; tuttavia la difesa aprioristica dello "status quo" e la paura di ogni cambiamento, che contraddistinguono i sindacati rischiano di rivelarsi scelte molto dannose.

Esistono forti differenze di status nel nostro mercato del lavoro, dove a soggetti che godono di ampie garanzie, in certi casi anche eccessive alla luce delle crescenti difficoltà economiche e di cui a volte si abusa, si contrappongono soggetti quali i precari, i lavoratori a tempo determinato ed a progetto, o gli occupati in piccole imprese che sono privi di qualunque tutela, anche se siamo comunque positivamente intervenuti in questo ambito. Nonostante questo, le forze della sinistra si oppongono strenuamente a ogni cambiamento che tenda a limitare le garanzie acquisite da alcuni al fine di concederne in parte a chi ne è sprovvisto e in questo paradosso finiscono per assumere un ruolo conservatore, nel senso più letterale e negativo del termine.

Integrazione all'intervento della senatrice Poli Bortone nella discussione di documenti relativi a schemi di Regolamenti comunitari e della connessa mozione n. 314

Colleghi senatori, il recente dibattito sulla riforma del Patto di stabilità e crescita che i Governi nazionali stanno conducendo in sede europea, e che avrà come prossimo step il decisivo incontro del Consiglio dei Capi di Stato e di Governo, rischia di essere incanalato verso binari che potrebbero essere distorsivi non solo per il nostro Paese, quanto per l'intero Continente se non affrontato con la dovuta cautela e con un pragmatismo che si rende necessario visto lo scenario economico mondiale attuale.

Il 29 settembre il pacchetto di proposte avanzate dalla Commissione europea per riformare la governance economica del Vecchio Continente ha costituito solo l'ultimo passaggio di un percorso che fin dallo scoppio della crisi economica ha inteso dare nuove forme di stabilità economica fondate su logiche preventive e che potessero in qualche modo evitare quello che purtroppo sarebbe potuto accadere con la vicenda Grecia. Un percorso, si diceva, che da una parte è fondato sul rigore nei bilanci pubblici, ma che d'altra parte incoraggia gli Stati a migliorare il loro sistema fiscale. Azioni che si rendono necessarie a causa della cattiva opera degli Stati membri e soprattutto dell'Italia che, negli anni precedenti alla crisi ed in pieno sviluppo, hanno ritenuto opportuno incrementare la spesa pubblica piuttosto che mettere ordine nei conti pubblici come è doveroso fare quando le cose vanno bene.

Se è vero che il nuovo Patto di stabilità e crescita introdurrà sanzioni pesanti per i Paesi che sfondano i parametri di deficit (3 per cento del PIL) e di debito pubblico (60 per cento del PIL), è certo per il nostro Paese, che ha un deficit del 5 per cento ed un debito pubblico al 118 per cento del PIL, c'è davvero poco di che stare allegri.

E allora, onorevoli colleghi, il nostro Paese oggi più che mai deve mantenere alta l'attenzione e soprattutto si rende indispensabile che il Governo si faccia promotore di alcune questioni cardine in seno al prossimo dibattito del Consiglio europeo. Questioni dalle quali non possiamo prescindere per il futuro non solo del nostro Paese, ma dell'Europa intera.

La ricostruzione dell'ordine economico mondiale non potrà non tenere conto di quanto sta avvenendo sia nei Paesi asiatici, con in testa la Cina, sia soprattutto negli Stati Uniti. Negli USA la Federal Riserve, già lo sta facendo, punterà sempre più sulla svalutazione del dollaro: uno scenario per nulla sereno e che ha la complicità forte della Cina. Un forte attentato all'economia europea, in quanto comporterebbe un forte danno all'euro, che si ripercuoterà soprattutto sulle esportazioni, una delle poche leve di vantaggio competitivo che ancora ci rimangono.

La riforma del Patto di stabilità dovrà, dunque, mantenere il necessario coordinamento tra gli Stati membri, senza confondere lo stesso coordinamento con la centralizzazione che forse qualche Paese come la Germania cercherà di imporre a discapito degli altri paesi. Siamo convinti che il nuovo Patto dovrà essere severo nel pretendere il rigore nei conti pubblici, purché questo non avvenga esclusivamente a discapito della crescita e dello sviluppo del sistema. Le nuove regole dovranno anche tenere conto delle diversità tra Stati membri, cosi come non potranno prescindere dagli obiettivi di crescita degli investimenti in innovazione e ricerca, degli investimenti in energia pulita e della lotta alla povertà. Tutti elementi che sono ben individuati nella Comunicazione della Commissione Europea "UE 2020". Gli obiettivi di "Europa 2020", pur viaggiando su binari paralleli rispetto agli incipit del nuovo Patto di stabilità e crescita, dovranno comunque individuare terreni di convergenza ed obiettivi comuni. Non può esistere rigore senza sviluppo, come non può esserci sviluppo per chi non opera il necessario contenimento della spesa pubblica e del deficit.

L'Europa e la sua nuova governance economica dovranno per un attimo non lasciarsi trascinare dalla cosiddetta febbre dei tagli di bilancio che ha preso piede nel continente con la vicenda Grecia. Il risanamento dei conti pubblici è un dovere indifferibile di tutti gli Stati membri e di certo lo è ancor di più per il nostro Paese; ma la stessa importanza devono riscontrarla le necessarie misure per la ripresa economica e lo sviluppo, perché non è accettabile un'ulteriore perdita di competitività dell'economia europea rispetto alle economie mondiali.

L'apparente scelta dicotomica tra rigore e stimoli allo sviluppo in realtà è un falso problema, un alibi di carta rispetto al quale la governance economica europea dovrà andare oltre. Come si potrebbe, d'altronde, pretendere che i titoli di Stato possano avere appeal se i disavanzi non si riescono a contenere, ma anche se la crescita europea non è in alcun modo sostenuta?

Pragmatismo, si diceva, nell'adeguare il rispetto dei parametri ad obiettivi di crescita ed alle strutturali diversità degli Stati membri. Lo stesso pragmatismo che è stato suggerito nel "Rapporto Monti" alla Commissione europea, in cui si è offerta una visione diversa e moderna del mercato unico e si è suggerito di dare ampio risalto, negli Stati membri, alla spesa virtuosa, la spesa che si è dimostrata in grado di realizzare investimenti utili e nuova occupazione: certamente un valore che salvo rari casi non appartiene al nostro Paese. E non apparterrà mai se i fondi europei e nazionali stanziati e destinati allo sviluppo infrastrutturale del Mezzogiorno vengono continuamente depauperati a beneficio di aspirazioni personali di questo o quel Ministero. Mi riferisco soprattutto ai Fondi FAS, che nella loro integrità avrebbero potuto rimettere in piedi il Sud e renderlo finalmente presentabile agli occhi del resto del Paese. Perché non può esistere sviluppo italiano senza sviluppo del Mezzogiorno. E ancora non avete capito che il Sud è la più grande risorsa naturale e di capitale umano che oggi questo Paese possiede.

Scetticismo ed incredulità, dunque, è quanto proviamo verso quanto questo Governo sta proponendo al nostro Paese. Anzi, per essere più precisi, per quanto non sta proponendo. Il Ministro Tremonti, fino ad oggi, certo condizionato ed obbligato in qualche modo dalla questione crisi, ha completamente messo da parte le riforme e gli investimenti che sono necessari per il nostro Paese, a vantaggio di un rigore che, lo capiamo, è reso necessario dalla pesantezza del nostro debito pubblico e dall'assenza di crescita del PIL. Ma è senza ombra di dubbio la dolorosa conseguenza anche della ingente spesa pubblica, questa volta non virtuosa che negli ultimi anni ci avete consegnato: ci avete consegnato solo tagli lineari a risorse fondamentali, e questo a discapito degli investimenti e delle vere riforme per le famiglie e per le imprese. Adesso, tiriamo un sospiro di sollievo, forse avete finalmente capito che senza una valida riforma fiscale questo Paese non può ripartire. E speriamo che non sia la solita "carota" che si tenta di farci digerire.

Ma se posso permettermi, mi rivolgo al Governo; anche qui bisogna avere le idee davvero chiare. Come intendete gestire, ad esempio, il rapporto tra la nuova riforma fiscale ed il federalismo fiscale attempato che ci state imponendo? Come farete a mettere d'accordo queste due enormi riforme? Attenzione, perché con questo federalismo ci saranno regioni dove la pressione fiscale sarà inferiore e regioni dove alcune imposte, vedi l'IRAP per quelle vincolate agli eccessivi deficit sanitari, non potrà essere diminuita. Riuscirete, ahimè, a scatenare solo una triste competizione fiscale tra regioni stesse, un nuovo fenomeno migrario tra regioni, in cerca del luogo che applicherà la minore pressione fiscale sui cittadini, già resi inermi dalla crescente disoccupazione del nostro Paese.

Ancora più opportuno, e questo lo sosteniamo da tempo, agire sulla fiscalità delle famiglie e in particolar modo con l'introduzione del quoziente familiare. Qui, al di là dei soliti spot, aspettiamo segnali concreti. Sappiamo che le riforme costano. E qui una piccola idea su come trovare le risorse possiamo darvela noi, ma molto probabilmente non vi piace (e soprattutto non piace al Presidente del Consiglio che si proclama il primo contribuente italiano). Se vogliamo dare un forte segnale, aumentiamo la tassazione sulle rendite finanziarie speculative! Certamente non sarà sufficiente, ma è di certo un ottimo segnale che, è bene ricordarlo, ci avvicina a quanto già avviene nella maggior parte dei Paesi europei. E soprattutto contribuisce a rendere un po' meno inaccettabile quella ingiustificata disparità che esiste tra la tassazione sul lavoro e quella sulle rendite.

Ancora, pretendiamo una maggiore attenzione per le piccole e medie imprese, il 97 per cento del nostro tessuto produttivo. Le imprese italiane subiscono oggi fortemente la concorrenza straniera e sono costrette a chiudere o abbandonare l'Italia per cercare ripari più accoglienti. E quando un'impresa non è in grado di crescere, svilupparsi e competere, chi ne risente maggiormente sono i lavoratori e, di conseguenza, le famiglie. Al di la dei finti proclami, come quello del fondo d'investimento che avete promosso per le PMI, ma che in realtà può essere destinato solo a poche imprese, vogliamo misure concrete. Solo cosi le nostre aziende possono competere in Europa e nel mondo.

Oggi a mio avviso, e lo dico senza rischio di eccessiva semplificazione, il nostro Paese necessita prima di ogni altra cosa di tre ingredienti: innovazione, cultura e coraggio. Innovazione nella capacità di proporre soluzioni nuove, snelle ed al passo con i tempi. Cultura, perché la formazione personale e l'università in particolar modo, sono elementi imprescindibili per la crescita degli individui. Coraggio, perché un Paese che non è conscio delle necessità del suo popolo, è destinato ad arroccarsi su se stesso ed a dissolversi. E allora basta spot, vogliamo risposte concrete. Per presentarci davanti all'Europa finalmente con forza e non con la coda di paglia da ultimi della classe che da qualche tempo ci contraddistingue.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Battaglia, Caliendo, Castelli, Chiti, Ciampi, Davico, Dell'Utri, Digilio, Donaggio, Giovanardi, Longo, Mantica, Mantovani, Messina, Oliva, Palma, Pera, Vicari e Viceconte.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Amato e Esposito, per attività della 4a Commissione permanente; Bubbico, per attività della 10a Commissione permanente; Bianchi, De Angelis e Negri, per attività della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti; Saro, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa - UEO; Torri, per attività dell'Assemblea parlamentare della NATO.

Commissioni permanenti, variazioni nella composizione

Il Presidente del Gruppo Il Popolo della Libertà ha comunicato la seguente variazione nella composizione delle Commissioni permanenti:

6a Commissione permanente: entra a farne parte il senatore Mauro Cutrufo;

7a Commissione permanente: cessa di appartenervi il senatore Mauro Cutrufo.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatori Vallardi Gianpaolo, Monti Cesarino, Cagnin Luciano, Mura Roberto, Aderenti Irene, Leoni Giuseppe, Valli Armando, Mazzatorta Sandro, Maraventano Angela

Proroga dei termini di operatività del sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti (2412)

(presentato in data 27/10/2010 ) .

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i beni e le attività culturali, con lettera in data 25 ottobre 2010, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 2, comma 2, della legge 1° dicembre 1997, n. 420 - la proposta di istituzione e di finanziamento di un Comitato nazionale (n. 288).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, l'atto è deferito alla 7ª Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il 26 novembre 2010.

Mozioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Colombo ha aggiunto la propria firma alla mozione 1-00331 della senatrice Bonino ed altri.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

Il senatore Peterlini ha aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03893 della senatrice Giai ed altri;

I senatori D'Ubaldo, Russo, Carlino e Mascitelli hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-03952 del senatore Lannutti.

Mozioni

MARCENARO, MALAN, BAIO, SOLIANI, PERTOLDI, RUSCONI, MAGISTRELLI, MARINO Mauro Maria, BOSONE, GIARETTA, ROSSI Paolo - Il Senato della Repubblica,

Premesso che:

le violazioni dei diritti umani in Birmania sono gravi e sistematiche, avvengono da molti anni e ancora continuano. Questo è quanto emerge dai rapporti delle Nazioni Unite e la realtà di tali sistematiche violazioni è dinanzi agli occhi di tutti: sono migliaia i prigionieri politici, a partire dalla leader dell'opposizione birmana Aung Suu Kyi;

il 7 novembre prossimo si svolgeranno in Birmania le elezioni politiche. La nuova Costituzione della Birmania prevede l'assegnazione del 25 per cento dei seggi ai militari, mentre le leggi elettorali escludono dalla partecipazione al voto e alla candidatura la gran parte dei partiti di opposizione, dei prigionieri politici e i membri degli ordini religiosi, tra cui i 400.000 monaci buddisti;

le Nazioni Unite, l'inviato speciale dell'Unione europea per la Birmania/Myanmar, la comunità internazionale nel suo insieme sono da anni impegnati per una soluzione politica che possa condurre le autorità birmane a cessare le violazione dei diritti umani, scarcerare i prigionieri politici e consentire ai propri cittadini libertà di espressione e di voto. In particolare, il relatore speciale delle Nazioni Unite per la Birmania, Tomas Ojea Quintana, ha rivolto al Governo della Birmania le seguenti raccomandazioni:

a) che rispetti la libertà di espressione e di opinione e la libertà di assemblea e di associazione nel contesto delle elezioni nazionali;

b) che rilasci tutti i prigionieri di coscienza;

c) che affronti i problemi della giustizia e della accountability;

d) che attui i quattro elementi centrali dei diritti umani specificati nel precedente rapporto del relatore speciale alla Assemblea Generale (A/63/341);

e) che faciliti l'accesso alla assistenza umanitaria e continui a sviluppare la cooperazione con il sistema internazionale dei diritti umani,

impegna il Governo:

a chiedere l'immediata liberazione di Aung Suu Kyi e di tutti i prigionieri politici;

a chiedere alle autorità birmane di ripensare la chiusura agli osservatori stranieri e ai media internazionali di qualsiasi forma di osservazione e monitoraggio delle elezioni;

a rafforzare ogni sforzo nelle sedi internazionali e diplomatiche, a cominciare dai Paesi dell'area, per favorire l'apertura di un dialogo politico che riunisca attorno allo stesso tavolo la giunta militare birmana, le forze di opposizione e le nazionalità etniche.

(1-00332)

Interrogazioni

CECCANTI, CHITI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

nell'ambito dell'operazione "Underwood" la Divisione anticrimine e la Squadra mobile della Questura di Latina hanno sequestrato beni mobili e immobili per un valore di circa 30 milioni di euro appartenenti alla famiglia dell'imprenditore Salvatore Di Maio;

secondo quanto riferito dalla stessa Questura, il provvedimento preventivo rientra nell'ambito delle indagini per il coinvolgimento della famiglia Di Maio con le organizzazioni criminali campane, tra cui il clan Cava di Quindici (Avellino);

da tempo Salvatore Di Maio era sotto indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha accertato come tutto il complesso immobiliare posto sotto sequestro, intestato alla società Clama Srl di cui il Di Maio è amministratore unico, appartenga in realtà allo stesso clan Cava;

le misure patrimoniali sono state emesse nei riguardi di Salvatore Di Maio e di tutta la sua famiglia, compresa la figlia dell'imprenditore Rosa Di Maio che è anche Consigliere comunale di Sabaudia (Latina);

Rosa Di Maio risulta essere intestataria del 30 per cento dei beni sequestrati e amministratore unico di due società;

sempre a seguito delle indagini della Direzione distrettuale antimafia, nel mese di novembre 2009 la Guardia di finanza di Latina e gli agenti del Nipaf (Nuclei investigativi provinciali di Polizia ambientale e forestale) hanno sequestrato cinque locali e le relative attività commerciali, nel centro di Sabaudia, in un edificio di proprietà della Regione Lazio affittato ad una delle società in cui Rosa Di Maio figura come amministratore unico, con l'accusa di mutazione, usurpazione e abusivismo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;

se abbia notizie circa eventuali provvedimenti nei confronti del consigliere Rosa Di Maio considerato che alla luce di quanto accertato dagli inquirenti sussistono le condizioni previste dall'art. 59, comma 1, lettera c), del testo unico degli enti locali di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000 relativo alla sospensione degli amministratori locali indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso;

quali iniziative intenda porre in essere al fine di accertare se ricorrano pericoli di infiltrazione di tipo mafioso nel Comune di Sabaudia e stabilire la necessaria trasparenza dell'amministrazione locale.

(3-01696)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

CAMBER - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto-legge n. 223 del 2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 248 del 2006 prevede che l'attività di panificazione possa essere esercitata da qualunque soggetto in possesso dei requisiti strutturali ed igienico-sanitari previsti dalla normativa;

l'attività di panificazione è un'attività di trasformazione secondaria, in quanto essa si basa sulla farina, a sua volta ottenuta per macinazione del grano e quindi correttamente considerata quale prodotto di prima trasformazione;

con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze del 5 agosto 2010 ("Individuazione dei beni che possono essere oggetto delle attività agricole connesse di cui all'articolo 32, comma 2, lettera c) del testo unico delle imposte sui redditi") sono state ampliate le tabelle dei prodotti che possono essere appunto oggetto delle attività agricole, nelle quali è stata ricompresa l'attività di produzione di prodotti di panetteria freschi, che quindi verrebbe a configurarsi, in tale ambito, quale attività di trasformazione primaria e come tale produttrice di reddito agrario, soggetto ad un trattamento fiscale e regolamentare diverso rispetto alla medesima attività di panificazione svolta da un artigiano;

viene così a crearsi una evidente disparità di costi fiscali tra operatori che dovrebbero essere assoggettati alle stesse normative e per i quali le regole di accesso al mercato dovrebbero essere identiche e non a vantaggio dell'uno e a sfavore dell'altro;

il decreto ministeriale rischia quindi di porsi in contrasto con i principi di concorrenza e libero mercato, in violazione dei princìpi fondanti dell'Unione europea in materia;

l'attività di panificazione deve sottostare ad univoche norme igienico-sanitarie, ambientali, di sicurezza del lavoro, fiscali e, non ultimo, contrattuali indipendentemente da quale sia il soggetto che la intraprende,

si chiede di sapere quali iniziative possano essere urgentemente assunte per eliminare la disparità di trattamento fiscale e regolamentare conseguente all'entrata in vigore del decreto, anche nel rispetto di quanto previsto dagli articoli 3 e 41 della Costituzione italiana secondo la quale qualunque attività non può sottostare a discipline diverse a seconda dell'appartenenza settoriale dell'imprenditore.

(4-03953)

VALDITARA - Ai Ministri della giustizia e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il dottor Antonino Condorelli, procuratore capo del Tribunale di Mantova, in una intervista alla "Gazzetta di Mantova" del 21 ottobre 2010, ha portato all'attenzione del più vasto pubblico i danni causati dai pesanti tagli al budget per l'acquisto di materiale di cancelleria sottolineando che tra qualche giorno non si potranno più stampare neanche gli atti processuali;

il budget, di appena 2.400 euro da spendere per tutto il 2010, è pari alla metà della dotazione del 2009, ed è già terminato;

gli atti giudiziari, accertamenti, trascrizioni e ogni altro tipo di documento relativo ad inchieste, vengono tenuti insieme da semplici fogli di carta A3 e non come si usa fare da cartelline colorate, in base al giudizio o al reato, per distinguere i vari tipi di procedure;

a causa di queste cartelline improvvisate e senza colori, si è corso il rischio più di una volta di commettere errori gravi come quello che qualche udienza slittasse, a beneficio degli imputati;

i dipendenti, per poter mandare avanti il loro lavoro, si arrangiano portando da casa colla, spillatrice e graffette;

sempre il dottor Condorelli durante l'intervista dice: "Se compriamo la carta, ci mancano i soldi per le cartellette. Se compriamo le cartellette, non possiamo cambiare i toner delle stampanti";

nel 2009 lo stesso problema fu condiviso anche dal dottor Nora, Presidente del Tribunale, ma, in quel caso, dopo una lettera alle istituzioni, il problema si risolse perché arrivarono, grazie al Comune e dall'Ordine degli avvocati, carta e cartellette,

si chiede di conoscere:

come i Ministri in indirizzo intendano ovviare al grave problema del Tribunale di Mantova;

se non ritengano indispensabile, per il prossimo anno, dotare il Tribunale di Mantova di risorse sufficienti per arrivare alla fine dell'anno e per permettere agli addetti alla giustizia di operare in maniera giusta e corretta senza l'affanno e la paura di sbagliare.

(4-03954)

LANNUTTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute e dello sviluppo economico - Premesso che:

a quanto risulta all'interrogante, i vertici di Tirreno Power, società che gestisce l'impianto a carbone di Vado Ligure, vogliono ampliare la struttura;

Vado Ligure è un paese in provincia di Savona con ottomila abitanti, una centrale a carbone e il 30 per cento di tumori maligni ai polmoni in più rispetto al resto della Regione;

i progetti espansivi di Tirreno Power, controllata dalla Sorgenia di De Benedetti, hanno scosso la comunità locale, che si sta battendo per arginare la crescita di quello che tutti definiscono "mostro";

in Liguria ci sono tre centrali, che costituiscono un terzo di tutte quelle italiane. L'impatto sulla salute pubblica è facile da immaginare anche senza una laurea in oncologia: i metalli pesanti che le ciminiere liberano nell'atmosfera a combustione avvenuta sono tutt'altro che salutari;

l'associazione "Moda" di Savona ha calcolato i costi totali in rapporto alla emissioni, in caso di ampliamento della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure: 36,5 milioni di euro all'anno per danni alla salute, alle coltivazioni, alle cose e 106 per i cambiamenti climatici. Il totale supera i 142 milioni di euro. Si parla anche di possibili 3.380 morti premature in 30 anni di funzionamento del sito;

desta molta preoccupazione la denuncia dei medici Virginio Fadda (biologo) e Agostino Torcello (pneumologo), dell'associazione ambientalista "Moda", secondo cui, se la Regione Liguria nei prossimi giorni deciderà di dare il via libera all'ampliamento della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure (Savona), i cittadini pagheranno un prezzo altissimo;

"Moda", scrive Curzio Rosso su "Il Fatto Quotidiano", ha paragonato le emissioni della Tirreno Power con quelle della centrale a carbone di Sempra Twin Oaks 3 in Texas, sulla base di uno studio condotto negli Usa su sviluppo ed energia sostenibile. «Sono affermazioni alle quali non possiamo rispondere perché analoghe ad un contesto diverso» replica la Tirreno Power secondo quanto riportato nel citato articolo. Per l'azienda, le posizioni degli ecologisti savonesi sono «assolutamente estremiste, al limite del procurato allarme», del tutto estranee al contesto dell'impianto ligure che «esercita la propria attività all'interno di un contesto normativo stringente»;

le stime del "Moda", ribattono Fadda e Torcello, a quanto risulta dal citato articolo, sono state calcolate in base ai parametri della Commissione Extern dell'Unione europea tenendo conto della produzione media di emissioni degli ultimi anni. Anche per la mortalità le stime sarebbero «prudenti», perché viene considerata una zona del Texas con una popolazione notevolmente inferiore a quella di Savona. Per le associazioni ambientaliste è questo il motivo che spiega il basso prezzo del carbone: costa poco finché non si considerano tutti i costi esterni, che stabiliscono una relazione diretta tra l'uso del carbone per generare energia e il suo impatto sulla salute;

nei centri abitati più vicini alla centrale, scrive Rosso, il tasso di mortalità aumenta con la vicinanza all'impianto: sotto esame le patologie come ictus, cancro ai polmoni, alle corde vocali e infarti «che superano pericolosamente la media nazionale». I documenti e gli studi raccolti da biologi e medici dei comitati "Moda" e "Uniti per la salute" nonché dall'Ordine dei medici di Savona «descrivono un territorio compromesso dal punto di vista ambientale e della salute pubblica e lasciano molti dubbi sulla volontà della proprietà di investire e ridurre l'inquinamento», stabilendo una correlazione «tra le sostanze emesse in atmosfera, come ossidi di azoto e anidride solforosa, e le morti causate»;

per chi abita nella zona, continua "Il Fatto", la centrale di Vado Ligure è un incubo ricorrente: l'impianto è ritenuto responsabile di emissioni che provocano gravi danni alla salute. E la nuova unità alimentata a carbone da 480 Megawatt è altra benzina sul fuoco delle polemiche per gli abitanti che vivono a poche centinaia di metri dalle ciminiere. «È assodato che l'inquinamento da centrale a carbone produce sempre malattie e morti», sostiene Paolo Franceschi, pneumologo ed esperto di salute e ambiente per l'Ordine dei medici di Savona. «E l'incidenza di tumori alle corde vocali, al polmone, alla vescica e altre patologie vascolari, aumenta drammaticamente quanto più ci si avvicina ad una di queste centrali»;

gli effetti sulla salute, precisa Curzio Rosso, ricadono principalmente su cittadini che risiedono entro i 50 chilometri da un sito alimentato a carbone. Nel periodo 1999-2004 il tasso standardizzato di mortalità per tumori all'anno è maggiore nella provicia savonese: 273 decessi (uomini) ogni centomila abitanti contro i 240 della media nazionale. Le aree in cui la mortalità per tumore è aumentata corrispondono a quelle maggiormente inquinate con picchi per i maschi a Quiliano (287.8) e Vado Ligure (326.9), i due Comuni più vicini alla centrale. Ancora maggiore la discrepanza tra i dati nazionali e la provincia di Savona per la popolazione femminile: rispettivamente 140 e 199. E sempre a Vado si arriva addirittura a 211.9. Anche gli ictus sono aumentati rispetto alla media regionale con un eccesso di mortalità standardizzata del 36,8 per cento fra i maschi e del 22,6 per cento tra le femmine;

lo stesso dottor Franceschi ha redatto la perizia (commissionata dal Comune di Spotorno) per il progetto di ampliamento della centrale di Vado dal punto di vista degli "aspetti sanitari e ambientali correlari alla salute umana". Un dubbio condiviso da medici e ambientalisti: che per risparmiare si apportino solo miglioramenti marginali per l'uso di un combustibile che appartiene alla storia dell'800. Nella perizia si sottolinea che, nel calcolo delle emissioni, Tirreno Power non prende in considerazione l'inquinamento da polveri sottili secondarie, che costituiscono la stragrande maggioranza delle pericolose Pm 2.5 (particolato fine considerato una delle sostanze più pericolose per i polmoni);

i dati della perizia, continua "Il Fatto", raccontano una versione precisa: contando anche le polveri sottili secondarie si avrebbe una maggiore emissione, rispetto a quelle dichiarate, del 3000 per cento passando da 158 tonnellate all'anno a 4876. Da parte dell'azienda nessun dubbio: si va avanti con il progetto, nonostante tutto. E dopo l'ok del Ministero dell'ambiente all'ampliamento ora la decisione è in mano alla Regione Liguria, che nei prossimi giorni esprimerà il suo parere. La Tirreno Power intende dialogare con le istituzioni, data la disponibilità di investire 150 milioni di euro per migliorare e potenziare l'impianto, a patto che vi sia un chiaro ritorno economico;

un ulteriore potenziamento della centrale porterebbe a livelli di inquinamento superiori a quelli già intollerabili raggiunti fino ad oggi senza voler tener conto degli ulteriori danni derivanti dallo smaltimento del CDR (combustibile derivato rifiuti) previsto dal piano provinciale rifiuti;

a causa della loro obsoleta tecnologia, gli impianti della centrale hanno bassi rendimenti e non rispettano la migliore tecnologia disponibile prevista per gli impianti termoelettrici dalla direttiva della comunità europea recepita con il decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372;

anche il Comune di Vado Ligure con il ricorso al TAR del novembre 2010, esprime il netto dissenso contro questo ampliamento;

i sindaci di Vado e Quiliano ritengono di avere ormai fatto tutto ciò che era in loro potere contro l'ampliamento della centrale di Vado Ligure e di poter solo attendere gli sviluppi che verranno imposti dall'alto (nell'ordine, da Regione e Governo nazionale);

il 25 ottobre 2010 si è svolto presso la Regione il "vertice" sull'inquinamento della centrale a carbone e la discussione sul suo possibile ampliamento tra l'assessore regionale all'ambiente Renata Briano, i sindaci di Vado e Quiliano Caviglia e Ferrando, i rappresentanti dell'Ordine dei medici savonese con il Presidente dottor Ugo Trucco e il referente scientifico dottor Paolo Franceschi, il direttore generale dell'Agenzia regionale per l'ambiente (ARPAL), Bruno Soracco e l'assessore provinciale ai trasporti e all'ambiente Paolo Marson. Grande assente, il Presidente della Regione Claudio Burlando;

l'ARPAL è al lavoro per elaborare i dati raccolti nel 2008 e trasmetterli all'Agenzia regionale per l'energia;

il giorno dopo l'incontro in Regione i giornali riportano "Centrale, parte il controllo pubblico" decisione che farebbe presupporre che, in 40 anni, milioni di tonnellate di carbone bruciato e di fumi siano stati felicemente inalati dalla popolazione savonese senza un controllo pubblico;

l'ARPAL, a cui viene affidato il controllo delle emissioni, è sotto inchiesta e come riporta un articolo del quotidiano "La Repubblica", 4 maggio 2010 "il pm Paola Calleri, titolare dell'inchiesta affidata ai carabinieri del Noe, attribuisce i reati di corruzione e turbativa d'asta. Stessa contestazione mossa a Bruno Soracco (direttore generale ARPAL presente all'incontro di ieri in Regione, n.d.r.). Falso ideologico, abuso d'ufficio e omissione sono attribuiti a Riccardo Sartori, responsabile del Settore Territorio del Dipartimento di Genova; Gino Vestri, che ha ricoperto questo incarico fino al dicembre del 2008 e ora dirige i 4 dipartimenti liguri; Stefano Maggiolo, direttore del Dipartimento di Genova. Non hanno ricevuto l'avviso, ma sarebbero iscritti nel registro degli indagati il direttore scientifico dell'Arpal, Rossella D'Acqui (ex assessore provinciale all'Ambiente ed ex consigliere regionale dei Ds) il direttore amministrativo e degli affari generali Francesca Merli e il responsabile della gestione e dell'innovazione tecnica, Paolo De Grossi. L'elenco è di 15 persone, anche se rimangono segreti ancora 5 nomi. Stando a quanto trapela da Palazzo di Giustizia, gli ultimi 6 dell'Arpal avrebbero "aggiustato" le indagini, modificato le relazioni tecniche redatte dagli ispettori, "favorendo" gli amici amministratori locali. Un intreccio tra politica, affari e carriere?";

il direttore generale dell'ARPAL Bruno Soracco ha dichiarato che: "L'Agenzia è affidabile e ha sempre operato con trasparenza";

in realtà, con riguardo all'effettiva trasparenza, assicurata attraverso la pubblicazione dei dati d'inquinamento atmosferico gestiti dall'ARPAL, si rileva che questi risultano praticamente introvabili ed illeggibili;

va considerato che è l'ARPAL a decretare se i parametri di legge dell'inquinamento vengono rispettati o meno, senza addentrarsi nel lungo e tortuoso corso dei dati acquisiti da queste centraline che vengono prima vagliati, poi validati e infine certificati in un iter articolato: si può portare l'esempio della centralina di rilevazione della qualità dell'aria (analizzatore di so2 matr. 2519 MOD. 8850 ML) collocata strategicamente in via Silvio Torcello, loc. Pilalunga, un chilometro a nord delle Ciminiere di Tirreno Power, a 700 metri dal depuratore consortile e a meno di 600 metri dai depositi Petrolig;

la società che si occupa della manutenzione di queste apparecchiature in Italia spiega vagamente che non si tratta di uno strumento "recentissimo" e l'azienda produttrice, relativamente all'analizzatore di ossidi di zolfo 8850ML., afferma che questo strumento è fuori produzione da almeno 20 anni;

pertanto risulta che ARPAL utilizzerebbe e manderebbe in manutenzione a Padova un misuratore di SO2 - ossidi di zolfo, del quale secondo il fabbricante non esistono più nemmeno i pezzi di ricambio essendo fuori produzione da almeno 20 anni,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per cui la ditta Tirreno Power vuole ampliare la centrale a carbone di Savona, contro ogni logica democratica, visto il volere contrario del 90 per cento della cittadinanza, dei partiti, di tutti i Comuni, della Regione, dell'Ordine dei medici, di tutto l'associazionismo, incluso quello ambientale, considerati i 40 anni di dati drammatici in termini di mortalità e di inquinamento nella città di Vado Ligure, con migliaia di morti in più rispetto alla media regionale;

quali urgenti iniziative, il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo, per quanto di competenza, intendano assumere al fine di impedire lo scempio ambientale e tutelare la salute dei cittadini del savonese, rispetto al progetto di espansione dell'impianto a carbone di Vado Ligure, visto che a morire non sono solo i dipendenti, ma anche i cittadini che vivono nel territorio circostante;

se, alla luce di quanto riportato dai giornali in seguito al vertice svoltosi presso la Regione sulla decisione di far partire un controllo pubblico, risulti al Governo che fino ad oggi quest'ultimo sia mancato nonostante l'alta mortalità che si registra nella zona interessata dalla centrale e conseguentemente se intenda avviare le opportune verifiche su cosa abbiano fatto gli organi competenti in tutti questi anni;

quanto possano essere affidabili eventuali dati elaborati da un ente, come l'ARPAL, a cui vengono affidati i controlli sulle emissioni della centrale in questione, che non solo è indagato esattamente per non aver svolto correttamente questo stesso lavoro, ma ha già avvalorato in passato l'inesatta, incompleta e falsa informazione a proposito dello studio del 2008, che si voleva far passare per "tranquillizzante", quando oggi si scopre, a detta degli stessi scienziati che l'hanno elaborato, che l'ARPAL non ha mai potuto stabilire un rapporto tra salute e inquinamento, perché neppure ha mai cercato di definirlo;

quale sia la valutazione del Governo sull'operato del direttore generale dell'ARPAL, Bruno Soracco, che compare nel registro degli indagati per i reati di corruzione e turbativa d'asta, e che ad avviso dell'interrogante dovrebbe dimettersi invece di giocare un ruolo dominante nelle riunioni in Regione;

quali iniziative, infine, intenda assumere al fine di garantire uno sviluppo che vada di pari passo con la tutela ambientale.

(4-03955)

BARBOLINI, BASTICO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:

gli organi di informazione stilano quotidianamente il bollettino delle vittime del colera che ha colpito Haiti. Ad oggi si contano 273 morti e 3.600 contagiati secondo quanto ha reso noto il Ministero della sanità di Port-au-prince. Autorità locali e organizzazioni umanitarie internazionali sono impegnate per arginare il contagio ed impedire che si diffonda nei campi di sfollati attorno alla capitale, dove si trovano oltre un milione di sopravvissuti al sisma del 12 gennaio;

si legge su un articolo pubblicato su "Il Messaggero" che Caroline Klein dell'organizzazione Humedica ha espresso le sue preoccupazioni: "la situzione non è sotto controllo. Vi sono notizie che il colera si stia spargendo a nord". Ogni giorno, racconta, nuovi pazienti arrivano nell'ospedale di Drouin, una città nel centro di Haiti;

considerato che numerosi enti locali del Paese si sono attivati dopo il terremoto di Haiti per il soccorso alla popolazione e che il Governo italiano, seppur con ritardo e solo a seguito di quella drammatica calamità, cancellò il debito di 40 milioni che quel Paese aveva con l'Italia;

constatato che da tempo stiamo assistendo però al totale disinteresse del Governo italiano a fronte degli impegni presi a livello internazionale per interventi nei Paesi poveri, in particolare lotta all'AIDS, tubercolosi, malaria e aiuto allo sviluppo nonché cancellazione del debito dei Paesi poveri;

rilevato che nel 2000 il Parlamento italiano, all'unanimità, decise la remissione del debito estero ai Paesi poveri, ma, dopo 10 anni da quel proposito, si è realizzato solo il 44 per cento delle cancellazioni. Per di più con discutibili criteri di priorità, per cui tra quelle effettuate finora figura Antigua (cancellati 160 milioni), Paese caraibico e paradiso fiscale di recente evocato nelle cronache nazionali per ben altre ragioni, che ha un reddito pro capite di 10.000 dollari e che è collocato al di sopra di altri 90 Paesi del mondo tra i quali Tunisia, Marocco, l'intero continente africano e una parte significativa dell'Asia;

evidenziato inoltre che secondo i dati OCSE-DAC, l'Italia è l'ultimo tra i Paesi donatori nella lotta alla povertà del mondo e non ha mantenuto gli accordi usciti dal G8 di Gleneagles del 2005, mentre quasi tutti gli altri Paesi hanno mantenuto gli impegni, tant'è che oggi in Africa 42 milioni di bambini e di bambine vanno a scuola e 3 milioni di soggetti affetti da AIDS vengono curati e a tutto ciò si aggiunge il taglio drastico effettuato sui finanziamenti alle associazioni per la cooperazione internazionale,

si chiede di sapere quando e con quali strumenti il Governo intenda, a partire dalla discussione sulla legge di stabilità e dal prossimo decreto-legge di fine anno (cosiddetto milleproroghe), mantenere gli impegni presi in materia di lotta contro la povertà nel mondo.

(4-03956)

NEROZZI - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

a seguito della grave crisi economica e finanziaria che ha investito negli ultimi anni il Paese, e con essa il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali erogati, il ruolo dell'Istituto nazionale di previdenza sociale (INPS), sia in qualità di erogatore dei contributi di sostegno al reddito dei lavoratori sia in qualità di soggetto di controllo della regolarità delle procedure di finanziamento, riveste funzione centrale nella gestione stessa della crisi;

per svolgere al meglio tali funzioni l'INPS si avvale di un articolato sistema informatico alla cui gestione partecipano con contratti di outsourcing varie aziende di informatica;

tali aziende forniscono all'Istituto previdenziale vari servizi, tra cui: la progettazione e la realizzazione di un contact center multicanale con finalità di sportello multicanale unico; fornitura di hardware, software e relativi servizi accessori per il centro elettronico dell'INPS; assistenza informatica sui sistemi dell'Istituto; progetto per l'evoluzione del servizio di Business Continuity e Disaster Recovery; servizi per la realizzazione di iniziative al fine di abilitare l'Istituto al nuovo ruolo nel sistema del Welfare e nel sostegno al reddito dei lavoratori; reingegnerizzazione del parco applicativo esercizio attività periferiche;

il complesso dei servizi e delle consulenze erogate dalle varie aziende all'Istituto previdenziale, per le attività suddette, ammonterebbe alla cifra di 400 milioni di euro circa, per il periodo giugno 2006-ottobre 2010;

l'INPS ha sottoscritto, a seguito di apposite gare, contratti con varie aziende per lo più raggruppate in associazione temporanea di imprese (ATI);

considerato che:

al fine di conseguire gli obiettivi strategici collegati con i contratti di outsourcing l'Istituto ricorre al monitoraggio informatico, ai sensi dell'art. 13, comma 2, del decreto legislativo n. 39 del 1993, e tale monitoraggio è volto a verificare, tra l'altro: il rispetto degli obblighi contrattuali; la verifica dei costi di progetti e servizi; la gestione dei problemi in corso d'opera;

tale monitoraggio può essere condotto da risorse qualificate interne all'Amministrazione oppure da società specializzate individuate con apposite gare;

la normativa prevede che le società esterne non risultino collegate alle imprese erogatrici di servizi all'Istituto e quindi sottoposte al monitoraggio;

recentemente l'INPS avrebbe affidato ad uno specifico raggruppamento temporaneo di imprese (RTI) DPO/FORMIT le suddette attività di monitoraggio;

nel raggruppamento aggiudicatario è presente una società di consulenza (Processing Organization-DPO) che sarebbe strettamente collegata con molti dei fornitori INPS che dovrebbe controllare, mentre l'altra società, Formit Servizi, ha ricoperto il ruolo di monitore presso l'INPS per un lungo periodo;

la società DPO opera specialmente come consulente dei fornitori di servizi informatici, svolgendo attività di supporto nelle metodologie per la misurazione del software e a questo scopo produce e commercializza un prodotto (Sfera) impiegato per le attività di misurazione e tale prodotto sarebbe stato acquistato da diversi fornitori;

negli ultimi 5 anni la DPO avrebbe instaurato rapporti di lavoro con almeno 7 fornitori dell'INPS oggetto del monitoraggio,

si chiede di sapere se tali notizie corrispondano al vero e se, in caso affermativo, non siano stati posti in essere gravi vizi di legittimità nelle procedure affidatarie; se tale commistione, tra soggetti oggetto di controllo e soggetti addetti al controllo, oltre a rappresentare il rischio di una palese violazione delle normative vigenti, non implichi un grave danno all'efficienza ed alla trasparenza di importanti strumenti informatici a disposizione dell'INPS per l'erogazione dei servizi ai cittadini.

(4-03957)

FASANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

secondo il comunicato della Guardia di finanza riportato dal giornale "Positano News" il 2 ottobre 2010: "In data 1 c.m. i militari della Sezione Operativa Navale della Guardia di finanza di Salerno, dopo una (...) indagine coordinata dal Procuratore Capo della Repubblica di Salerno, (...) ed altro Magistrato hanno dato esecuzione ad un decreto di Sequestro Preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari. Il sequestro ha riguardato un'area di mq. 17.000 circa, sita in località Fuenti del Comune di Vietri sul Mare (...). Le misure cautelari reali hanno avuto ad oggetto anche 3.000 mq. di spiaggia (...). Il tutto è stato realizzato sulla scorta di un progetto di restauro paesaggistico ambientale";

considerato che:

secondo quanto riportato da articoli di stampa del 3 marzo 2004, «Lunedì primo marzo 2004 si è conclusa con esito positivo, in serata a Napoli presso la Regione Campania, assessorato all'Urbanistica, la Conferenza di Servizi avente per oggetto Restauro paesaggistico e ambientale dell'area Fuenti, in Vietri sul Mare, in ottemperanza alla prescrizione di rimissione in pristino di cui all¹ordinanza n. 20 del 18 marzo 1999 del Comune di Vietri sul Mare. Al tavolo della Conferenza hanno partecipano tutti gli Enti interessati e anche le associazioni ambientaliste Italia Nostra e Legambiente. La seduta di Conferenza di ieri, richiesta dalla Turismo Internazionale Srl (Gruppo Mazzitelli) proprietaria dell¹area Fuenti, ha dato il via libera alla realizzazione del Parco del Fuenti, un giardino mediterraneo che prevede un ristorante, un'enoteca con promozione di prodotti tipici, una zona benessere, parcheggi, spiaggia attrezzata, vigneto»;

"Il progetto scaturito dalle ceneri del «mostro» è stato approvato dalla conferenza dei servizi riunita presso l'assessorato regionale (...)";

il 24 luglio 2009, in occasione dell'inaugurazione dello stabilimento balneare situato nel Parco del Fuenti, il Presidente di Legambiente Campania ha affermato che «Se un tempo la vicenda Fuenti ci ha visto per forza di cose contrapposti alla proprietà, oggi posso dire che siamo al loro fianco in piena sintonia, condividendo il progetto del Parco del Fuenti»;

considerato, inoltre, che l'interrogante ha già presentato sullo stesso argomento l'atto di sindacato ispettivo n. 4-03780, ad oggi ancora senza risposta,

l'interrogante chiede di sapere:

se al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, risulti che il progetto per il restauro paesaggistico dell'area Fuenti, in Vietri sul mare sia stato effettivamente approvato come riportato da notizie di stampa e, in caso affermativo, se risultino i criteri in base ai quali gli enti interessati e le associazioni ambientaliste partecipanti alla Conferenza dei servizi hanno approvato detto progetto e se questi siano il linea con le normative vigenti;

se risultino gli elementi e i criteri in base ai quali la Procura di Salerno ha disposto il sequestro dell'area "Parco del Fuenti" e se questi stessi siano in contrasto e/o in linea con le autorizzazioni fin qui concesse.

(4-03958)

CAFORIO, BELISARIO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

l'Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (INAIL), istituito con legge 22 giugno 1933, n. 860, è storicamente impegnato nel perseguimento di importanti obiettivi, quali la riduzione del fenomeno infortunistico sui luoghi di lavoro, l'assicurazione dei lavoratori che svolgono attività ad alto rischio, la garanzia del reinserimento nella vita lavorativa degli infortunati sul lavoro;

la tutela nei confronti dei lavoratori, anche a seguito delle recenti innovazioni normative, ha attualmente assunto, oltre ad una maggiore specificità, le caratteristiche di sistema integrato di tutela, comprendente interventi di prevenzione nei luoghi di lavoro, prestazioni sanitarie ed economiche, cure, riabilitazione e reinserimento nella vita sociale e lavorativa per coloro che hanno già subito danni fisici a seguito di infortunio o malattia professionale;

considerato che:

i vertici nazionali del suddetto istituto con determinazione n. 80 del 15 settembre 2010 hanno approvato la rideterminazione della dotazione organica dello stesso, per il triennio 2010/2012, in ottemperanza a quanto previsto dal decreto-legge n. 194 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, obbligante le pubbliche amministrazioni ad una riduzione del personale dirigenziale e non, con conseguente declassamento delle direzioni provinciali dell'ente a semplici filiali;

in tale piano di ridimensionamento rientra la sede provinciale di Brindisi, la quale subirebbe la perdita della Direzione sanitaria, la ulteriore diminuzione del personale medico del Centro medico legale, peraltro già da tempo caratterizzato da una cronica carenza di personale, e la complessiva riduzione della qualità dei servizi offerti e di tutte le prestazioni che, fino ad oggi, la sopra citata sede ha erogato alla sua vasta utenza: infortunati, tecnopatici, grandi invalidi del lavoro, aziende. Su tutte le attività di studio e di consulenza in fatto di prevenzione, spiccano la valutazione delle capacità funzionali residue e l'assistenza ortesica-protesica. Inoltre, notevoli conseguenze si registrerebbero sia in merito all'erogazione dei fondamentali servizi amministrativi sia in termini di assistenza professionale qualificata alle aziende e agli assicurati;

lo scorso anno, la stessa sede INAIL di Brindisi si è messa in evidenza, sia dal lato economico che da quello dei servizi forniti agli infortunati e alle aziende, per una gestione incontrovertibilmente virtuosa, ottendendo l'importante riconoscimento di "Eccellenza" a livello nazionale;

la sopra citata sede è sita all'interno di un territorio, quello brindisino, caratterizzato da proprie peculiarità e dalla presenza, oltre che di un importante polo chimico, anche della più grande centrale termoelettrica d'Europa e dei comparti portuale, aeroportuale ed aeronautico;

risultano agli interroganti già predisposte a riguardo iniziative volte a stigmatizzare, ai più vari livelli, detti accadimenti ovvero manifestazioni in difesa della salute pubblica, nonché atti di sindacato ispettivo presentati nei consigli regionali competenti per territorio,

si chiede di sapere quali azioni, nell'ambito delle proprie rispettive competenze, intendano porre in essere i Ministri in indirizzo al fine di evitare l'ingiusto declassamento della Direzione provinciale INAIL di Brindisi a semplice filiale, ridimensionamento che equiparerebbe la stessa ad alcune sedi della Provincia di Lecce, ad esempio Maglie e Casarano, o dell'hinterland barese, Altamura e Monopoli, caratterizzate da gestioni delle risorse umane ed economiche molto meno rigorose ed efficienti rispetto a quella della Direzione in oggetto.

(4-03959)

RANUCCI, SIRCANA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

da tempo si discute sull'ipotesi di trasferire la sede di talune Autorità indipendenti da Roma a Milano, ipotesi che gli interroganti ritengono pretestuosa e del tutto non condivisibile;

a riguardo, è stata peraltro presentata alla Camera dei deputati, a firma di numerosi deputati appartenenti al Gruppo della Lega Nord, una proposta di legge (AC 3572), con la quale si dispone il trasferimento da Roma a Milano della sede della Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) e dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato;

la Consob, istituita con decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 giugno 1974, n. 216, è un'autorità amministrativa indipendente, la cui attività è rivolta alla tutela degli investitori, all'efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato mobiliare italiano;

lo spostamento chiesto non ha niente a che vedere, a parere degli interroganti, con la funzionalità della Commissione, ma è frutto di un discutibile progetto di espropriare Roma di tutte quelle Istituzioni funzionali alla vita democratica del Paese e di reimpiantarle nei territori dove il governo locale è in mano ad esponenti della Lega, ad avviso degli interroganti in una prospettiva di controllo autoritario e discriminatorio delle stesse;

fa specie che proprio tali esponenti politici, che si propongono di tagliare sprechi, indicando con lo slogan "Roma ladrona" la madre di tutti gli sperperi, oggi sollecitano iniziative, che prevedono spese inutili ed insostenibili, come il trasferimento della sede della Consob, che solo nella prima fase, ammonterebbero a circa 100 milioni di euro, come denuncia il Presidente Vicario della Commissione Vittorio Conti;

anche i sindacati, CGIL-CISL-UIL, fortemente preoccupati per questa proposta, denunciano che tra le altre spese, quelle maggiori sarebbero relative al personale, dovendosi pagare indennità di trasferta, trovare una nuova collocazione in altre amministrazioni ai funzionari non trasferiti, rimpiazzare i posti vacanti;

considerato che:

con il 1° gennaio 2011 nascerà la nuova Authority europea sui mercati, European securities and markets Authority (ESMA), con sede a Parigi ed è proprio in quella sede che in futuro verranno redatte le nuove norme sull'industria continentale dei valori mobiliari e che il nostro Paese, per farsi valere, avrà necessità di una commissione nazionale autorevole e ben rappresentata da funzionari e dirigenti;

il fatto che la Consob non possa contare oggi su un Presidente nella pienezza dei suoi poteri visto che da mesi ormai la poltrona è vacante, per colpa delle intestine divisioni nel Governo e nella maggioranza, non aiuta nel far sì che il ruolo dell'Italia sia adeguatamente tutelato nel nuovo contesto;

il cambio di sede della Commissione risulterebbe traumatico sia sotto il profilo economico con spese folli da sostenere, sia sotto il profilo sociale visto che verrebbe mandato allo sbaraglio tutto il personale,

si chiede di sapere:

quale sia l'orientamento del Governo con riferimento alla proposta di decentralizzazione della Consob, da Roma a Milano, che ad avviso degli interroganti andrebbe a causare enormi danni nelle rilevanti interazioni con le altre istituzioni di riferimento; grave nocumento per i lavoratori; un aggravio economico sul bilancio delle Commissione stessa;

se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda procedere, con sollecitudine, a definire la proposta di nomina del Presidente della Consob, visto che la carica è vacante dal 1° luglio 2010.

(4-03960)