PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la Protezione civile.
È iscritto a parlare il senatore Giambrone. Ne ha facoltà.
GIAMBRONE (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, troppe parole sono state pronunciate da un anno a questa parte. Anche oggi ne sono state pronunciate troppe, a fronte di pochi numeri, signor Sottosegretario.
Abbiamo ascoltato la sua relazione piena di tante parole e di pochi numeri.
Parlare di emergenza in gran parte del territorio del Messinese è, ormai, insufficiente. Siamo di fronte a un vero dramma che ogni giorno che passa si trasforma in tragedia (è già trascorso un anno, signor Sottosegretario). Una tragedia che abbiamo già vissuto all'inizio dell'anno e che ancora leggiamo negli occhi degli abitanti di quelle zone di fronte agli ulteriori segnali preoccupanti di questi giorni, caratterizzati da altre frane, altri pericolosi smottamenti del terreno.
Siamo chiamati tutti (lo dico con grande senso di responsabilità) alla responsabilità e alla verità, anche a distanza di un anno. Non vogliamo fare polemiche dinanzi a quanto stanno patendo intere famiglie private di una qualsiasi sicurezza riguardo al proprio futuro. Responsabilità e verità, signor Sottosegretario, che non scorgiamo nell'azione del Governo e nelle sue parole, nelle sue troppe parole, che a volte risultano persino imbarazzanti.
Sento parlare di quanto si è fatto e di quanto si sta facendo. Ma non sento pronunciare una frase, la più importante e cioè che non deve accadere più: questo è il tema.
Molti paesi sono in ginocchio, intere realtà sono state dichiarate ad alto rischio. La situazione, ormai gravissima, comporta conseguenze che potrebbero essere irreversibili sul piano sociale ed economico.
È necessario agire subito. Siamo troppo in ritardo. Non possiamo fermarci a provvedimenti tampone. Dobbiamo pensare a programmare interventi strutturali, pensare una programmazione seria degli interventi necessari perché vicende simili non si ripetano. Quello che è accaduto - lo ripeto - non deve più ripetersi, signor Sottosegretario.
Le abbondanti piogge che si sono riversate nella provincia di Messina, in particolare nella zona dei Nebrodi, hanno provocato un'altra serie di frane e di smottamenti in conseguenza dei quali numerose arterie stradali sono impercorribili, immagino lei lo sappia. Ciò ha creato problemi alla viabilità e nuove emergenze idrogeologiche in prossimità dei centri abitati.
Ciò che chiediamo è un impegno di pianificazione, l'impegno a stanziare adeguate risorse finanziarie per la messa in sicurezza dell'intero territorio interessato cosa che non riusciamo a riscontrare nell'azione di questo Governo, vogliamo dirlo con grande chiarezza.
È opinione comune di molti esperti che per salvaguardare l'incolumità degli abitanti bisogna riuscire a prevedere i fenomeni alluvionali con un anticipo di ore che consentirebbe l'evacuazione dei centri colpiti. Si sa che la provincia di Messina, oltre ad essere una delle più ricche in termini di attrattive turistiche, è anche la più piovosa a causa della complessa geomorfologia dell'area Nebrodi-Peloritani.
Per fare ciò occorre approntare senza indugio la rete di monitoraggio meteorologico. È fondamentale. Non vogliamo solo sentirne parlare; vogliamo vedere gli effetti positivi di tale rete.
In sostanza, ciò che la stessa Protezione civile, ossia lei, signor Sottosegretario, auspica, e cioè la creazione di un efficace sistema di allertamento e di sorveglianza dei fenomeni e la messa a punto di una pianificazione di emergenza volta a coordinare in modo efficace la risposta delle istituzioni agli eventi, è rimasto lettera morta. Non vorrei che lei, signor Sottosegretario, abbia preso il vizio del suo Presidente del Consiglio: molti annunci, molte promesse, ma nulla di fatto.
Siamo ancora vittime indifese, signor Sottosegretario, della forza della natura senza un organico ed efficiente sistema di prevenzione degli eventi catastrofici che conosciamo. Sono morte 37 persone nel nubifragio che ha colpito tantissimi paesi del Messinese. L'elenco è lungo e lo conosciamo tutti: San Fratello, Caronia, Sant'Angelo di Brolo, Raccuja, Giampilieri e tanti altri. Un desolante elenco. Paesi che rischiano di diventare fantasmi. Dobbiamo attendere altri morti?
In queste ore si ha chiara l'impressione che non s'è fatto nulla di quanto necessario. Non basta affrontare 1'immediata emergenza. Dobbiamo pensare al dopo e al sempre. Le alluvioni fanno scempio anche e soprattutto per colpa dell'uomo e lo sappiamo. Scempio del territorio e abusivismo sono all'origine di crolli, alluvioni, frane e smottamenti. La cementificazione selvaggia non è una prerogativa della Sicilia, a causa di Governi, partiti e maggioranze che hanno guardato solo ad interessi economici voluti dalla mafia, supportate da un intrigo perverso di uomini delle istituzioni e della pubblica amministrazione con criminalità organizzata e massoneria: questa è una questione nazionale. Eppure, non è all'ordine del giorno di questo Governo e di questa maggioranza. Ci si preoccupa di altro, salvo poi accorrere, con giornalisti e telecamere al seguito, nei luoghi dove si consumano tragedie e lutti, a promettere miracoli e mirabilie.
Solo l'uomo può intervenire, almeno in parte, a ripristinare quanto distrutto e, intanto, cercare di prevenire nuovi lutti e nuove distruzioni. Soltanto chi ha responsabilità di governo - e voi dovete dimostrare di sapervi far fronte - può e deve fare subito, senza rimandare, perché ogni rinvio potrebbe essere foriero di altre lacrime e di altro dolore.
Noi siamo vicini alle popolazioni del Messinese. Saremo giovedì prossimo a Messina, noi dell'Italia dei Valori, insieme al presidente Di Pietro, per stare accanto a questa popolazione e verificare tutti insieme quello che è stato fatto e quello che non è stato fatto.
Signor Sottosegretario, siamo molto preoccupati per quello che avete messo in campo e per quello che dovreste mettere in campo e non riuscite a fare.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Digilio. Ne ha facoltà.
DIGILIO (FLI). Signor Presidente, colleghi, ringrazio il sottosegretario Bertolaso per la sua presenza. La sua relazione, signor Sottosegretario, è come al solito esaustiva dal punto di vista formale; nella sostanza, però, bisogna approfondire se gli atti formali hanno dato il risultato desiderato per le popolazioni e per il territorio interessato e capire se i provvedimenti emessi sulle Gazzette ufficiali hanno avuto riscontro sul territorio e se le autorità locali sono state messe nelle condizioni di operare.
La sua relazione è piena di numeri, di dati relativi a opere fatte. Quello che però è più sconcertante è che già nel 2007 quel territorio o parte di quel territorio è stato interessato da altri eventi franosi e calamitosi: un'avvisaglia. Che cosa è stato fatto tra il 2007 il 2009? Credo niente. Questo però non riguarda solo Messina, ma l'intero territorio nazionale. Quando ci sarà una mappa precisa del territorio a rischio della nostra Nazione? Ci sono dei dati; lei giustamente non fa altro che fornire dei dati, arriva purtroppo dopo che c'è stata una calamità naturale. Qualcuno poi fa l'elenco dei morti, ma quell'elenco dei morti è una responsabilità che non va attribuita a questo Governo, bensì (se vogliamo, ma non dobbiamo fare sciacallaggio su queste questioni) a chi ha permesso lo scempio del territorio nazionale, e non soltanto della Sicilia. Scusate, ma quelle amministrazioni non erano di centro a suo tempo, non erano di sinistra o non erano di centrosinistra? Che responsabilità può avere un Governo oggi, se non c'è stato chi effettivamente ha preso le redini in mano intervenendo per cambiare la situazione del Paese? Che responsabilità si può avere quando, dai dati in nostro possesso (ormai li conosciamo tutti), emerge che vi sono in Italia 5.581 Comuni a rischio idrogeologico? Il territorio nazionale purtroppo è stato oggetto di sciacallaggio da parte di chi a suo tempo ne aveva la competenza. Ognuno forse ha un pizzico di responsabilità.
Quindi, caro sottosegretario Bertolaso, vorrei vederla qui non come sottosegretario alla Protezione civile, perché quando un fatto è successo è successo. Il problema è che dovremmo istituire un Sottosegretariato, o addirittura un Ministero della prevenzione civile. La prevenzione civile è un atto dovuto a questa Nazione. Ci sono altri dati e c'è da fare una sintesi, se così possiamo dire: si è parlato di 5.581 Comuni, di 21.551 chilometri di aree a protezione a rischio (il 7 per cento della superficie italiana, il 9,8 per cento della superficie dei Comuni interessati). Ma quando la facciamo questa mappa? Quando qualcuno si prenderà la responsabilità di dire alla Protezione civile di non intervenire più, perché si è già provveduto in via preventiva?
Evidentemente non ci sta a cuore questo Paese; evidentemente vogliamo riempire solo i nostri comizi, perché poi si può anche andare sul posto in cui la sciagura si è verificata. Ma non è così che alleviamo le sofferenze di quelle popolazioni. Non è così che diamo un contributo al nostro Paese.
Qualcuno si è preso anche la briga di sciorinare dei numeri: si dice che ci vorrebbero solo 4,1 miliardi da destinare a piccole opere per mettere in sicurezza il nostro Paese.
Negli ultimi dieci anni ci sono stati 20 miliardi di danni. Allora, di fronte a eventi del genere, di fronte allo scempio del territorio, di fronte a chi ha voluto questa situazione - qualcuno evocava addirittura al riguardo la massoneria - non possiamo fare altro che dire basta e, nel dire basta, non dobbiamo soltanto fare il gioco del "quando è successo", dobbiamo prevenire.
La prevenzione è un atto dovuto in un Paese civile: non facciamo questioni di centrodestra o centrosinistra; non cerchiamo di speculare su quanto può succedere dopo una sciagura. Come ho detto prima, la responsabilità è di tutti, specialmente da chi ha governato dal dopoguerra ad oggi e di chi è stato sordo ai discorsi che si facevano per la prevenzione sul territorio.
Oggi dovremmo mettere in moto un meccanismo, e forse qui c'è qualche responsabilità del Governo. Abbiamo fatto una manovra economica per salvare le banche; potremmo cercare, con i dati alla mano, di ricostruire il nostro Paese, rimettendo in moto l'economia, visto che l'edilizia è stato un settore trainante per tutta l'Italia.
Allora, se davvero vogliamo fare questo, ci dobbiamo anche assumere le responsabilità del passato. Perché le amministrazioni attuali, ma anche quelle precedenti, non hanno monitorato il territorio? Perché continuiamo a dare contributi e a far costruire sulle golene dei fiumi, così com'è stato fatto nei territori colpiti dai vari terremoti che si sono succeduti? Oggi abbiamo infatti intubato i fiumi, che si trasformano poi in una bomba d'acqua. È quello che è successo, ad esempio, ad Atrani: non potendosi espandere in basso per la presenza del mare, il paese si è sviluppato sulle colline, ma chi ha dato le autorizzazioni a costruire?
Ma lo Stato, l'amministrazione è presente o no? O forse è presente soltanto quando si verifica una sciagura e non vuole assumersi responsabilità, avendo qualcuno anche la sfacciataggine di dire che dipende da un cambiamento climatico? Questo non può accadere.
La ringrazio dunque per la sua relazione, signor Sottosegretario, ma piuttosto che sentire da lei i numeri del dopo sciagura, vorrei vederla presentare al Parlamento un piano per la prevenzione riferito all'intero Paese. (Applausi del senatore Viespoli).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Sottosegretario, lei ha raccontato puntualmente il carico di responsabilità affidate al commissario delegato nelle ordinanze che gli competono, ma è stato reticente sulla parte dolente di questa vicenda, pur chiarendo l'impegno della struttura che è stato attrezzata in Sicilia attorno al commissario, con il sindaco di Messina soggetto attuatore e l'ingegner Muscarà, indicato in modo preciso e con diretta responsabilità da parte del Ministro dell'ambiente, che non manca mai, soprattutto in Sicilia, di far presente la sua attenzione al territorio e su tante altre questioni, ad esempio sull'industria. È un Ministro per cui l'ambiente è un tema, ma il resto lo interessa moltissimo anche lo svolgimento specifico del tema, come in questo caso, con indicazioni prescrittive e noi siamo sicuri che farà benissimo.
Vorrei però soffermarmi in particolare sui freddi numeri. Con l'ordinanza n. 3815 del 10 ottobre 2009 (che anche lei, signor Sottosegretario, ha descritto) sono state trasferite alcune risorse. Sottosegretario Bertolaso, so che non posso imputarle direttamente tale questione, perché essa appartiene ad una responsabilità collegiale dell'Esecutivo e lei, per quanto autorevolissimo, è solo un Sottosegretario alla Protezione civile. Sottolineo, però, che su 139 milioni di euro soltanto 50 milioni di euro provengono dalle casse dello Stato, a vario titolo; tutte le altre risorse sono di competenza regionale. Mi riferisco ai fondi FAS 2000-2006, per la parte non spesa, ma anche all'unica l'anticipazione del PAR-FAS 2007-2013 (quello famoso per cui la Regione Siciliana è stata considerata privilegiata, quando l'estate scorsa il Governo autorizzò con delibera CIPE, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, il via libera a quel PAR Sicilia).
Ebbene, signor Presidente, onorevole Sottosegretario, quel PAR Sicilia non è stato mai trasferito alle casse regionali e non è mai stato autorizzato come spesa reale a quella Regione. Soltanto una piccola parte (con quella procedura con cui il Ministero ha autorizzato questa spesa) è stata utilizzata per la parte relativa a 45 milioni di euro. Adesso, rispetto ad un fabbisogno stimato che lei, sottosegretario Bertolaso, ha qui comunicato essere pari a 320 milioni di euro per l'emergenza Giampilieri e Messina, la Regione chiede ulteriori risorse pari a 181 milioni di euro per gli interventi già individuati, avviati e concertati con la struttura centrale. Intanto chiede che venga autorizzata un'altra anticipazione pari a 65.800.000 euro, sempre a valere sul PAR-FAS.
Lei, sottosegretario Bertolaso, ha parlato di un grande piano del Ministero dell'ambiente per la messa in sicurezza del nostro Paese, che vale oltre un miliardo di euro. Ebbene, di tale piano, cioè a fronte di questa enorme massa di risorse attivabile, rispetto alla drammatica emergenza di Giampilieri, che ha causato quasi 40 morti e posto tanti cittadini in una condizione di grandissima difficoltà, sono stati autorizzati soltanto 24 milioni di euro. Vogliamo affermare che il Governo è un po' disattento verso questo territorio? Ripeto che, rispetto ad una massa finanziaria di un miliardo di euro e ad un'emergenza drammatica (che non è come quella del grande terremoto dell'Aquila e dell'Abruzzo, ma è sicuramente un'emergenza molto grave), sono stati autorizzati soltanto 24 milioni di euro. Si è trattato del classico prelievo dalle casse deputate allo sviluppo del Mezzogiorno, cioè i famosi fondi FAS, i quali vengono utilizzati per qualsiasi cosa. In questo caso, ovviamente ringrazio, perché quanto meno le risorse sono state spese nel nostro territorio per un'emergenza: molto meglio che spenderle per l'ICI, per le quote latte e per tutte le altre sciocchezzuole che sono state fatte da questo Governo! Quanto meno le abbiamo utilizzate per l'emergenza!
Dateci, però, gli altri 65.800.000 euro, che sono indispensabili. Lei non lo ha evidenziato, ma la Regione vi ha comunicato che le risorse residue garantiscono il funzionamento del sistema di emergenza soltanto per un altro mese. Lo sa bene il presidente Nania perché il sindaco di Messina, suo caro amico, è soggetto attuatore di questi interventi. Credo, dunque, che potremmo compiere uno sforzo bipartisan per recuperare queste risorse.
Inoltre, accenno al fatto che vi è una questione Nebrodi, perché accanto all'ordinanza n. 3815 vi è anche l'ordinanza n. 3865, che prevede una quantità di interventi straordinari per i quali ad oggi sono stati destinati soltanto 33 milioni di euro: 15 milioni dal Fondo per la protezione civile e 18 milioni dall'Accordo di programma quadro (APQ) del Ministero dell'ambiente, con una carenza straordinaria che va oltre i 284 milioni di euro. Ad oggi, la condizione deficitaria della Regione Siciliana (di fatto si tratta di questo), rispetto alle emergenze Nebrodi e Giampilieri è pari a 466 milioni di euro. Anche se dovessimo ottenere l'anticipazione sul PAR-FAS - autorizzato, deliberato, pubblicato e mai trasferito - cioè se anche ottenessimo la doppia erogazione (i 70 milioni di euro richiesti per l'ordinanza n. 3815 e i 90 milioni di euro richiesti per l'ordinanza n. 3865), con l'utilizzo delle risorse per lo sviluppo delle aree sottoutilizzate per garantire un intervento di emergenza, saremmo comunque in credito verso lo Stato per interventi di emergenza di protezione civile di oltre 300 milioni di euro.
Non ho voluto fare chiacchiere, né retorica, né formulare auspici; le ho dato numeri, signor Sottosegretario: numeri che una persona sensibile e competente come lei può valutare nella loro giustezza, perché se ne faccia carico nei confronti del Governo, perché la Sicilia, landa desolata dell'impero, è ancor più desolata quando deve constatare cosa avviene malgrado un'emergenza drammatica che ne ha devastato il territorio. Certo che c'è l'incuria, certo che c'è una stagione di devastazioni ambientali, di cui dovrebbe occuparsi il Ministro dell'ambiente! Ecco, abbiamo un grande assente nelle politiche dell'ambiente: il Ministro dell'ambiente, che ha altre curiosità ed altri interessi. Questo lo dico perché su questa materia, come ha detto il senatore Digilio, occorre un grande piano. Si dedichi a questo, il Ministro dell'ambiente, ad un grande piano per il risanamento ambientale del Paese, e utilizzi le risorse! Utilizzi le risorse per effettuare le bonifiche a Priolo prima di realizzare il rigassificatore: prima si bonifichino quelle falde e quel territorio e poi si costruisca il rigassificatore; come pure, prima il Ministro dell'ambiente recuperi le risorse per la sua terra, quelle che servono per garantire un grande piano ambientale, cominciando a mettere i soldi per le emergenze.
Presidenza della vice presidente BONINO (ore 16,49)
(Segue PISTORIO). Io le ho dato numeri, signor Sottosegretario: se li scriva, si rilegga le due comunicazioni del 18 ottobre della Regione Siciliana, sulle due ordinanze nn. 3815 e 3865, si faccia carico, con la sua sensibilità, la sua competenza e la sua autorevolezza tante volte manifestata, perché il Ministro dell'economia intanto cominci ad autorizzare le risorse PAR-FAS (70 e 90 milioni), e poi dall'accordo di programma quadro del Ministero dell'ambiente si recuperino le altre risorse, non solo 24 e 18 milioni di euro: vi sono tante risorse che possono essere utilizzate seriamente in Sicilia, per garantire a quelle comunità il recupero di una condizione di dignità minima.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.
D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Signor Sottosegretario, ho ascoltato con attenzione la sua informativa e, con la franchezza che credo possa comprendere, le dirò che non la ringrazierò per quel che ha detto, e ciò per due ragioni specifiche. La prima é che lei ha tradito l'impegno che ha assunto in quest'Aula un anno fa di occuparsi in prima persona del problema di Messina. Fin quando questo impegno lo ha assunto il Presidente del Consiglio e lo ha disatteso, poiché siamo abituati agli spot e alle promesse non mantenute dell'onorevole Berlusconi, a noi poco importa. Ma quando lei, che è uno stimato professionista e tecnico della materia, assume un impegno, siamo abituati a vederlo mantenuto.
Non la ringrazierò anche per un'altra ragione. Questo è tempo di bilanci, e nella vicenda di Giampilieri ha pesato molto, più di quanto lei non immagini, la sua dichiarazione iniziale sull'abusivismo nella nostra città. Questo ha infatti fornito - e lei ne è stato strumento inconsapevole - l'alibi a tanti, a cominciare dal Ministro dell'ambiente, per sostenere che, poiché la città di Messina e quei territori avevano realizzato abusivamente delle opere, se la dovevano vedere loro, perché tutto questo era responsabilità di chi aveva consentito quell'attività abusiva.
Questo è stato l'alibi che ha determinato, a distanza di un anno, il risultato che è sotto gli occhi di tutti, quando in realtà (come lei sa, e lo ha detto anche nella parte finale della sua informativa), con riferimento alla città di Messina, e in particolar modo a Giampilieri e nelle altre zone che sono state ferite dall'alluvione di un anno fa, non vi sono insediamenti edilizi abusivi, meno che mai vi sono costruzioni negli alvei torrentizi, come peraltro certificato dell'Ufficio del genio civile di Messina che, fino a prova contraria, mi sembra sia assolutamente attendibile. E lo è a tal punto, se dobbiamo cominciare a tirare un bilancio dei fatti amministrativi e tecnici, che tale Ufficio ha redatto 36 progetti esecutivi e cantierabili per un importo complessivo di 157 milioni di euro. Di questi 36 progetti, solo 21 sono stati autorizzati e finanziati, per un importo di 65 milioni di euro. I restanti 92 milioni di euro non si sa che fine abbiano fatto. Se poi guardiamo al ruolo che altri soggetti attuatori hanno in questa partita, dalla Protezione civile regionale alla Provincia regionale di Messina, al consorzio autostradale per la parte che riguarda la Provincia di Messina e a Rete ferroviaria italiana, compartimento di Messina, le somme complessivamente necessarie per gli interventi già programmati ammontano a circa 190 milioni di euro, dei quali non vi è alcuna traccia.
Se ampliamo ancora di più lo spettro di azioni e ci riferiamo alle tragedie che sono avvenute dopo Giampilieri, nel febbraio 2010, a Caronia, a Sant'Angelo di Brolo, a Castell'Umberto, a San Fratello (e potrei citare tanti e tanti Comuni della zona tirrenica e di quella ionica della Provincia di Messina, nonché di altri territori della Sicilia), le risorse complessivamente necessarie sono pari a circa 460 milioni di euro, di cui, per oltre il 50 per cento, non si ha traccia. A tal proposito la situazione è paradossale. Infatti, sebbene - come abbiamo detto un anno fa - le risorse non ci fossero e non fossero state previste se non in parte, nel momento in cui si è fatta la scelta (che posso comprendere, anche se credo sia mortificante per questi territori) di utilizzare le provvidenze comunitarie funzionali alla coesione sociale, quindi a investimenti di natura infrastrutturale, per riparare i danni derivanti dalle alluvioni, non è possibile che quelle risorse non vengano neanche assegnate per un capriccio - sì, per un capriccio! - del Ministro dell'economia, il quale non si rende conto di cosa sta avvenendo sul nostro territorio, e per questioni che con le esigenze ambientali e territoriali della Sicilia e della provincia di Messina non hanno niente a che vedere. Sono questioni che invece attengono a conflitti politici interni alla maggioranza di questo Governo, ai rapporti fra lo Stato e la Regione, ai conflitti politici tra il Governo centrale e quello regionale. Il fatto che di tutto ciò debbano pagarne le conseguenze i cittadini della provincia e della città di Messina è veramente vergognoso! Questa è l'altra ragione per la quale, signor Sottosegretario, le dico che non ci è piaciuto il suo intervento di oggi, che ci è sembrato obiettivamente lacunoso.
Concludo con un'altra considerazione. La situazione viene ulteriormente incancrenita dalle nuove norme, che so che non le sono piaciute (ne abbiamo discusso in quest'Aula), con le quali sono stati previsti, al Ministero dell'ambiente, i commissari straordinari per la protezione dell'ambiente. Quindi, non bastano la Protezione civile, nazionale e regionale, la Provincia e gli altri enti attuatori: adesso c'è pure il Ministro dell'ambiente che da qualche mese, con i suoi commissari, anche nella Provincia di Messina, drena risorse che in una logica di priorità dovrebbero essere destinate agli interventi programmati dal Comune di Messina, dagli enti locali e dai soggetti a ciò preposti con la prima ordinanza di protezione civile.
Questa è un'altra vergogna, che va a sommarsi alla circostanza che il 17 dicembre 2009, a due mesi dalla disgrazia di Giampilieri, il CIPE ha assegnato 213 milioni di euro all'ANAS per la ricapitalizzazione della società Stretto di Messina spa e 117 milioni a RFI. Inoltre, con la legge finanziaria del 2010, sono stati assegnati 470 milioni di euro per la realizzazione del ponte sullo Stretto e per la ricapitalizzazione della stessa società. Alla luce dei fatti che sono successi e di ciò che sta accadendo, signor Sottosegretario, considerato che una settimana fa (e non un mese o un anno fa) l'autostrada Messina-Palermo è stata chiusa per tre giorni a causa di altre frane, questi sono atti criminali, che non possono più essere accettati e che non fanno onore, non solo al Governo, ma neanche a lei, che io continuo a stimare ed apprezzare.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mura. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, sottosegretario Bertolaso, un anno dopo il disastro che ha colpito il Messinese un rapporto sull'avanzamento della ricostruzione era senz'altro dovuto, soprattutto per rispetto verso le 37 persone che hanno perso la vita travolte dalle frane e verso le centinaia di persone che hanno subito danni o che hanno perso tutto, effetti e beni ottenuti magari con i sacrifici di una vita. Ma un anno dopo il disastro, a mente fredda, è dovuta anche una riflessione seria sulle cause del disastro.
Sono stati forniti vari numeri, che corrispondono tutti e sui quali credo siamo tutti d'accordo: sono stati messi a disposizione 139 milioni di euro, di cui una parte sicuramente - come diceva il collega Pistorio - dai fondi FAS destinati alla Regione Siciliana, che la Regione sta appunto anticipando, su un'esigenza dichiarata in totale - come ha riferito anche il sottosegretario Bertolaso - di 320 milioni di euro. Le difficoltà sono sicuramente tante, legate soprattutto alla messa in sicurezza del territorio, perché è chiaro che non si può passare alla fase della ricostruzione se prima non si realizzano i lavori della messa in sicurezza del suolo, se non si creano le vie di esodo, per esempio, delle acque dei torrenti, che attualmente - mi risulta - si perdono ancora tra le zone abitate.
Infatti, purtroppo, la situazione paradossale è questa: le analisi geologiche e le indagini geognostiche preventive, ossia quelle effettuate prima di rendere edificabile una zona del piano urbanistico comunale, in Sicilia e in alcune zone del Paese purtroppo sono trascurate da anni. Le responsabilità degli amministratori si accumulano anno dopo anno. Non per voler gettare una croce addosso agli amministratori locali, ma come ricorderà chi era in Aula, anche il sottosegretario Bertolaso - non più tardi di due settimane fa, quando parlavamo del terremoto in Abruzzo - richiamava alle loro responsabilità gli amministratori locali. E un richiamo, da sindaco, lo faccio anch'io, conoscendo esattamente i ruoli e le competenze di un sindaco, perché le responsabilità che appartengono agli amministratori locali in materia urbanistica sono da tempo state trasferite agli enti locali e alle Regioni.
Accanto alle responsabilità degli amministratori locali sono vive senz'altro anche le responsabilità dei Governi che hanno amministrato il nostro Paese per tanti anni. Ricordo che il primo finanziamento per la prevenzione del rischio idrogeologico è stato programmato da questo Governo: mi riferisco ai 900 milioni stanziati dalla finanziaria 2010 (articolo 2, comma 240, della legge n. 191 del 2009) per mitigare il rischio più elevato, da attuare attraverso accordi con le Regioni e in cofinanziamento con le Regioni stesse.
Pongo una domanda: per quale motivo le zone ad alto rischio in molte zone del Paese, per esempio nella Regione mia e del collega Bodega, la Lombardia, sono ampiamente conosciute? Le autorità di bacino hanno tutte concluso i propri piani; semmai, aspettano le modalità di finanziamento per programmare la difesa del suolo. Per la mancata programmazione, ci troviamo purtroppo a subire danni per milioni e a contare decine di morti ogni anno. Solo nell'ultimo anno, abbiamo registrato la morte di 44 persone e abbiamo stanziato 237 milioni di euro per interventi di prima necessità proprio nel campo del dissesto idrogeologico.
Purtroppo viviamo la realtà territoriale di un Paese - come ricordava il collega Digilio - con più di 5.000 Comuni a rischio. La prevenzione, l'adeguata pianificazione del territorio, l'osservanza del piano territoriale paesaggistico, le pratiche di rimboschimento sono azioni indispensabili, ma nella realtà purtroppo trascurate. Il territorio siciliano, in particolare, soffre di una complessiva riduzione della copertura vegetale, di attività antropiche inadeguatamente programmate, a colpi di variante, sulla base di una legge quadro in materia urbanistica che risale oramai al 1978. Tutto ciò inevitabilmente si traduce in erosione e crolli. Il nostro Gruppo, il Gruppo Lega Nord, da anni combatte per raggiungere le condizioni per garantire la prevenzione del rischio idrogeologico. Mi avvio a concludere ricordando un emendamento all'Atto Senato n. 2243 (il "decreto semplificazione") che prevede, tra l'altro - recito testualmente - che «l'inserimento di un sito tra le aree edificabili del piano urbanistico comunale è effettuato solo a seguito della redazione di una relazione geologica, basata su una campagna di indagini geognostiche finalizzate ad ottenere gli elementi conoscitivi, descrittivi e parametrici necessari alla redazione del modello geologico e alla caratterizzazione sismica del terreno». Infatti, i Comuni hanno l'obbligo di allegare la relazione geologica al piano urbanistico, ma se tale relazione è fatta sommariamente e senza indagini geognostiche appare assolutamente inutile.
Vorrei concludere il mio intervento invitando quest'Assemblea a riflettere sulle problematiche che sono state esposte oggi anche da me e ad impegnarsi per approvare le norme opportune (a tal proposito, ad esempio, ricordiamoci tutti quando andremo a valutare l'emendamento di cui parlavo prima), quale prima risposta immediata per la prevenzione del rischio idrogeologico.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.
LUMIA (PD). Signor Presidente, Sottosegretario, anch'io devo esprimere con rammarico la mia valutazione: nessun grazie, né tanto meno mi posso ritenere soddisfatto.
Messina, Giampilieri, ottobre 2009: 37 morti. Poi le Nebrodi, San Fratello, Caronia, Sant'Angelo di Brolo e altri Comuni, febbraio 2010: un altro disastro. Anche lì si è sfiorata una vera e propria tragedia. Drammi, dolori, sofferenze, lutti, traumi. Annunci, grandi speranze: «faremo, interverremo, saremo solleciti, non mancheranno le risorse...». Dopo un anno, possiamo dire con molta onestà e lealtà che la Sicilia ha fatto, il Governo no. La Sicilia ha fatto con le sue comunità, che si sono rimboccate le maniche e hanno preso in mano il proprio destino. Nelle borgate, intorno a Giampilieri e nelle Nebrodi, interi comitati hanno cominciato a fare quello che è importante fare per uomini e donne, ragazzi e ragazze, anziani, imprenditori e lavoratori: ciò che è necessario fare per non far calare su di sé rassegnazione e attesa passiva. La risposta: collaborare, coprogettare, segnalare, denunciare. In sostanza, c'è stata una reazione positiva, che non sempre abbiamo registrato nella mia terra.
Il Governo, no. Anzi, Sottosegretario, con molta onestà mi sento di dire: due pesi e due misure. Una sorta di federalismo nostrano che anche nella protezione civile si mostra ingiusto e odioso. Un Paese è grande quando si fa carico con responsabilità dei drammi che via via esplodono nei propri territori. La responsabilità del Governo è enorme. I miei colleghi hanno indicato a più voci quali sono queste responsabilità, ma dentro la responsabilità del Governo c'è poi una specifica responsabilità: mi riferisco a quella quegli esponenti delle istituzioni, che a vario titolo fanno parte del Governo e della maggioranza, che provengono dalla Sicilia, eletti in Sicilia, espressione della volontà popolare dei cittadini siciliani. Nel Senato vi è la seconda carica dello Stato che proviene dalla Sicilia; abbiamo ben due Ministri che provengono dalla Sicilia, oltre a Sottosegretari e a rappresentanti importanti nei Gruppi parlamentari e negli Uffici di Presidenza, sia della Camera che del Senato. Abbiamo un numero elevatissimo di parlamentari, potenzialmente in grado di condizionare (naturalmente in modo democratico e virtuoso) l'azione del Governo: più di 60 tra deputati e senatori. Ebbene: su di loro la responsabilità è enorme, ed è una responsabilità di cui si devono far carico, una responsabilità che oggi è inadempiente e da denunciare.
Sottosegretario, nel 2007 si è "bucato". Su questo, ci si è messa una pietra sopra troppo presto: con pochi milioni si poteva intervenire, quando fu chiaro a tutti che intorno a Messina, a Giampilieri e nelle altre borgate, poteva accadere con facilità un disastro. Dopo il 2007 ci si è poi affidati alla buona sorte, ma - ahimè - nell'ottobre del 2009 è arrivata la cattiva sorte. Non possiamo attendere ulteriori momenti naturali per poi continuare con la solita litania: poche denunce, un po' di grida allo scandalo, grande disponibilità a fare, poche risorse e poca progettualità. Abbiamo avuto poi l'altra vicenda dei Nebrodi. Anche su questa vicenda vi è ancora una gravissima sottovalutazione da parte del Governo.
Ci sono tre questioni da affrontare, Sottosegretario. La prima: ci sono poche risorse. Le è stato indicato il programma di lavoro, e queste risorse devono essere tirate fuori. Se ne faccia carico, si assuma le sue responsabilità, interloquisca collegialmente con il Governo ed eviti che intorno alle risorse si facciano molti annunci e poi si proceda poco.
C'è poi la questione odiosissima dei due ponti di comando: un commissario straordinario in capo al Presidente della Regione e un altro commissario straordinario che fa capo al Ministero dell'ambiente. Un errore gravissimo, in un Paese moderno ed avanzato: due ponti di comando non devono mai intervenire sullo stesso territorio.
Infine, mi aspettavo qualche idea in più sul riassetto idrogeologico della provincia di Messina. Ecco perché le chiederemo di tornare. Saremo severi ed esigenti, e le chiediamo di smascherare questa ipocrisia e di assumersi anche le sue responsabilità intorno a questa vicenda gestita malissimo.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nania. Ne ha facoltà.
NANIA (PdL). Signor Sottosegretario, un grazie glielo dico perché sono stato proprio colui che nel famoso dibattito precedente l'ha attaccata senza mezzi termini, rispetto ad atteggiamenti di altri colleghi, anche dell'opposizione, così pieni di comprensione nei suoi riguardi; ovviamente, non quale persona, ma per il ruolo che rivestiva e che riveste. Come noi sappiamo, in quella occasione, forse perché influenzati dalle immagini televisive, si diffuse in Italia la convinzione che la causa del disastro che provocò 37 morti era da rinvenire nell'abusivismo edilizio: fu un grosso errore. Mi ricordo che, arrivato proprio qui al Senato, ci furono dei colleghi che mi dissero che ce la dovevamo vedere da soli, perché proprio non avremmo preso neppure una lira.
I fatti, come noi sappiamo, sono quelli che sono. La ringrazio perché oggi lei ha riconosciuto che, per quanto riguarda le frazioni e le comunità della città di Messina, non c'è nessun riferimento all'abusivismo. Anzi, possiamo dire tranquillamente che fu proprio il contenzioso tra il Genio civile ed il responsabile di allora della Protezione civile regionale che condusse al mancato utilizzo di quelle somme, che pure il Consiglio dei ministri aveva destinato per i primi interventi sul costone che poi crollando determinò i fatti che sappiamo. In quell'occasione, nel mio intervento parlai di cittadini di serie A e di serie B, perché, mentre ci fu una mobilitazione nazionale per il terremoto dell'Aquila a sostegno di una popolazione nei confronti della quale vi è stato il massimo di solidarietà anche da parte delle popolazioni siciliane, lo stesso non avvenne per la popolazione messinese. Perfino in ritardo fu stabilito un minuto di raccoglimento nei campi di calcio di serie A.
Detto questo, oggi lei dichiara in maniera esplicita ed evidente - e ne prendiamo atto - che, con riferimento all'alluvione che ha colpito la città di Messina, l'abusivismo nelle sue frazioni non c'entra proprio nulla. Una volta precisato questo, non c'è dubbio che ci troviamo di fronte ad una situazione davvero particolare, perché interventi sono stati fatti, delle somme sono state spese. Si è avviata questa opera di ritorno alla normalità, e dobbiamo dire che complessivamente però si accusano dei problemi che sono sotto gli occhi di tutti.
Abbiamo un Presidente della Regione Siciliana, per esempio, che è venuto a Messina il 24 dicembre 2009. Dopodiché, in seguito alle proteste, è tornato nel settembre del 2010, dopo nove mesi. Le sembra normale, dottor Bertolaso, che il commissario straordinario, che deve provvedere direttamente al controllo, alla gestione delle risorse, a verificare come funzionano le cose, si presenti sul posto dopo nove mesi dalla prima visita compiuta a ridosso del disastro? Non solo: lo stesso commissario, anziché incaricare delle opere le risorse locali, anziché affidarsi al Comune e alle istituzioni, che nel caso di specie, come abbiamo detto, non hanno alcuna responsabilità di quei fatti, nomina subcommissario, pagandolo con 100.000 euro l'anno, un ingegnere di Catania ovviamente, per provvedere su suo incarico a seguire i lavori, rivolgendosi per seguire i lavori agli ingegneri, funzionari e alle risorse umane del Comune. In sostanza, anziché nominare il sindaco del luogo, cioè colui che è naturalmente preposto ad un'opera del genere, nomina un'altra persona per seguire ciò che lui stesso dovrebbe seguire. Questo è il quadro all'interno del quale ci troviamo.
Ci poniamo il problema del ministro Prestigiacomo, senatore Pistorio - solo ora, perché fino a qualche mese fa questo problema non rilevava - ma non ci poniamo il problema di come mai un Governatore della Sicilia anziché attingere alle risorse e alle competenze del territorio pensa sempre a nominare altri. Si badi bene, al disastro per le popolazioni messinesi se ne è aggiunto un secondo: a ciascuno di noi sembrerebbe normale, di fronte ad un simile disastro, dare una mano all'economia messinese messa in ginocchio da quell'evento. Ebbene, per fare fronte alle somme urgenze, da questo Governatore di Catania sono incaricate tutte imprese di Catania e qualcuna di Palermo su segnalazione del responsabile della Protezione civile regionale che, come è noto, è stato indicato da un parlamentare della sinistra.
Questo è il quadro entro il quale ci muoviamo. Quindi, la dimensione istituzionale, e dunque il rapporto del Governatore con gli enti locali, che è ciò che in una democrazia normale dovrebbe avvenire, viene totalmente saltata in ragione di queste vicende. Le considerazioni che sono state fatte oggi in quest'Aula dimostrano chiaramente come conti di più l'appartenenza alla maggioranza o all'opposizione anziché il normale funzionamento delle istituzioni.
Tutti sanno che il compito della Protezione civile è quello di intervenire nell'emergenza, e che la pianificazione territoriale e la rimessa in sicurezza dei luoghi e la costruzione della cultura del territorio, di un modello di sviluppo, è un processo lento. Io conosco i colleghi: so da dove vengono. Sono gli eredi di quei partiti politici che hanno considerato il territorio non sangue, risorse, cultura, ma terreno sul quale speculare ed investire. Facevano parte di quei partiti che hanno massacrato il territorio riducendolo a terreno. Dobbiamo recuperare questa cultura del territorio come risorsa; del territorio come ricchezza. Lei più volte si è espresso in questo senso, e questa è la direzione di marcia. Gli interventi sono necessari, devono essere graduali, ma la prego di porre attenzione alle modalità di gestione dei fondi, alle nomine che vengono fatte, alle imprese che vengono incaricate con procedura di somma urgenza e ai motivi per cui si puniscono gli imprenditori e le persone della provincia di Messina per privilegiare imprese e personaggi di altre aree della Sicilia, in modo da capire in quale situazione ci troviamo e quanto è grave la situazione sotto i nostri occhi.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la Protezione civile.