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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 444 del 21/10/2010


RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente NANIA

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,03).

Si dia lettura del processo verbale.

AMATI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del giorno precedente.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Informativa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la Protezione civile sulle conseguenze dell'alluvione che ha colpito il Messinese nell'ottobre 2009 e conseguente discussione (ore 16,06)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la Protezione civile sulle conseguenze dell'alluvione che ha colpito il Messinese nell'ottobre 2009».

Come stabilito dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti.

Ha facoltà di parlare il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, dottor Bertolaso.

BERTOLASO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, sono qui a riferire in merito alle conseguenze generate dall'eccezionale evento meteorologico che il 1° ottobre dell'anno scorso ha colpito la Provincia di Messina, con particolare riferimento al Comune di Messina, alle località di Giampilieri, Molino, Altolia, Pezzolo, Santa Margherita Marina, i Comuni di Scaletta Zanclea e Itala, determinando gravi conseguenze che hanno richiesto l'attivazione massiccia del servizio nazionale di protezione civile per contrastare quello che ho già riferito davanti a questa Assemblea il 6 ottobre dell'anno scorso.

Voglio ricordare quanto il fenomeno in oggetto - quello del 1° ottobre del 2009 - sia stato caratterizzato da eccezionali precipitazioni e si sia manifestato davvero con una violenza straordinaria, determinando, oltre al drammatico e luttuoso evento che ha coinvolto purtroppo 37 persone, movimenti franosi, colate detritiche, esondazioni di fiumi e torrenti, allagamenti di abitazioni e di insediamenti produttivi.

Ricordo inoltre di aver riferito come in quell'occasione il Servizio nazionale di protezione civile, sotto la mia personale supervisione in loco, abbia funzionato con tempestività ed efficacia, sia nell'elaborazione degli avvisi meteorologici da parte del Dipartimento, sia per quanto riguarda il ruolo delle strutture regionali e locali di protezione civile, impegnate a fronteggiare nel modo migliore gli eventi, nel pieno rispetto delle diverse competenze.

Per quanto riguarda i provvedimenti adottati successivamente a quella tragedia, il Governo, onde garantire la realizzazione dei primi interventi finalizzati al soccorso della popolazione e alla rimozione delle situazioni di pericolo, dichiarò già il 2 ottobre 2009 lo stato di emergenza nel territorio della Provincia di Messina. Il termine dell'emergenza fu fissato allora al 31 ottobre prossimo venturo. La proroga ovviamente è stata già richiesta dall'autorità competente, in particolare dal commissario delegato, presidente della Regione, e domani, in occasione della riunione del Consiglio dei ministri, sarà sottoposta al parere dello stesso la proroga per un ulteriore anno.

A seguito della dichiarazione dello stato di emergenza sono state emanate poi una serie di ordinanze di protezione civile, in particolare tre, specificamente dedicate alla problematica, di cui riferirò, oltre ad una serie di altre disposizioni che sono state inserite di volta in volta su richiesta del commissario delegato nell'ambito di alcune ordinanze di protezione civile.

Con l'ordinanza n. 3815 del 10 ottobre 2009, dopo nove giorni dalla tragedia, venivano affidati al Presidente della Regione Siciliana, in qualità di commissario delegato, compiti relativi al rimborso delle spese per i primi interventi di soccorso e assistenza alla popolazione, accertamento dei danni, rimozione delle situazioni di pericolo e, soprattutto, la predisposizione di un piano di interventi relativi al ripristino degli edifici e dei beni mobili privati distrutti o danneggiati. Sempre al commissario veniva inoltre affidato l'incarico, sentite le comunità locali coinvolte e interessate, di definire le condizioni per il ripristino e la ricostruzione di edifici, compresa l'eventuale delocalizzazione degli immobili, nel rispetto delle esigenze di economicità degli interventi e di quelle relative al mantenimento della coerenza edilizia complessiva dell'area colpita. Il commissario veniva anche incaricato di definire il fabbisogno delle risorse finanziarie occorrenti per la concessione di contributi a favore delle popolazioni interessate. In particolare, come ormai è consuetudine, il commissario veniva autorizzato ad assegnare contributi per l'autonoma sistemazione a quei nuclei familiari, rimasti senza casa, in condizioni di reperire comunque in modo autonomo una soluzione alloggiativa temporanea.

Con una successiva altra ordinanza del 27 novembre dell'anno scorso - l'ordinanza n. 3825 - venivano introdotte una serie di misure per quanto riguarda il tessuto economico e produttivo della Provincia. In particolare, per favorire la ripresa delle attività produttive ed economiche, sono stati previsti diversi contributi ai titolari di attività ubicate in edifici o aree sgombrate, per i danni subiti dagli impianti di produzione, dalle strutture lavorative, compresi i macchinari e le attrezzature necessarie, nonché per il ripristino delle scorte delle materie prime e dei prodotti che erano già stati lavorati e che sono andati distrutti a causa degli eventi alluvionali. Sono poi state emanate disposizioni in materia previdenziale e assistenziale e sono state fornite indicazioni per l'erogazione di contributi per la riparazione delle unità immobiliari che erano state danneggiate e la definizione degli interventi per consentire il rientro nelle unità immobiliari che erano state danneggiate.

Per gli adempimenti in materia tributaria sono state poi previste precise disposizioni in un'altra ordinanza di fine 2009, precedute da un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze recante la "sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari a favore di quei soggetti colpiti dall'alluvione residenti nei Comuni della Provincia di Messina".

Con riferimento ai numeri, sulla base dei dati forniti dal soggetto attuatore - che, ricordo, affianca il commissario Presidente della Regione - vale a dire il sindaco del Comune di Messina, ad oggi risultano ancora 2.054 le persone evacuate, delle quali 1.365 per il Comune di Messina ( 980 delle quali solo da Giampilieri Superiore), 460 nel Comune di Scaletta Zanclea e 229 nel Comune di Itala. Usufruisce ancora dei contributi per le autonome sistemazioni circa il 94 per cento delle persone attualmente evacuate, mentre meno del 4 per cento degli sfollati è ospitato in alberghi o in strutture sanitarie ed assistenziali.

Come primo intervento è stato predisposto il piano per la definizione delle aree a rischio e per l'allertamento di nuove situazioni che possono riguardare quel territorio. Nelle more degli interventi strutturali, il commissario delegato, coadiuvato da un comitato tecnico-scientifico da lui nominato, costituito da esperti docenti delle università di Catania e Firenze, ha predisposto una mappatura delle zone di Giampilieri, Itala e Scaletta Zanclea, nella quale è possibile diversificare il territorio in base al rischio per la popolazione.

È uno studio che rientra tra le misure di prevenzione che risultano preliminari a qualsiasi intervento strutturale per la messa in sicurezza definitiva di questo territorio.

La classificazione realizzata, dunque, va nel senso della individuazione delle zone rosse, costituite dai territori le cui infrastrutture andranno delocalizzate, e delle zone verdi, nelle quali è possibile prevedere il rientro delle persone nelle proprie abitazioni, a seguito delle opportune verifiche da parte delle amministrazioni competenti e della definizione di un piano speditivo di protezione civile integrato da un piano di allertamento.

Per tutte queste iniziative il Dipartimento della protezione civile ha fornito, soprattutto tramite l'Istituto per la ricerca e la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche ed il Dipartimento di scienze della terra dell'università di Firenze, un contributo sostanziale. È stato definito il piano speditivo per l'allertamento e l'informazione della popolazione per il rischio idrogeologico, di fatto predisposto dal Dipartimento regionale delle protezione civile, quale attività di prevenzione, non strutturale, finalizzata ad evitare che si ripetano le tragedie dello scorso anno.

Il piano integra le procedure operative di intervento stabilite dal piano comunale di Messina, dal piano speditivo redatto dal centro coordinamento soccorsi nell'immediatezza dell'evento, nonché da un piano emergenziale di attivazione dei presidi territoriali e dei cancelli redatto in funzione del fatto che, con il ripetersi di fenomeni del genere, siano diffuse informazioni per l'allertamento e l'informazione della popolazione.

Il piano in questione prevede un sistema di allerta mediante l'attivazione di un allarme sonoro, per garantire la percezione immediata dello stato di pericolo. Un ulteriore elemento di informazione per gli abitanti del posto è costituito da un'apposita cartellonistica informativa e ho notizia che tale piano è stato attivato anche recentemente in occasione di un evento meteo-idrologico serio che si è registrato su quel territorio lo scorso 13 ottobre.

A seguito di tali eventi, lo scorso 18 ottobre la prefettura di Messina ha promosso una delle tante riunioni tecniche con le autorità locali, ad alcune delle quali nel corso dei mesi precedenti ho partecipato personalmente, per definire ancora le situazioni più problematiche che riguardano il territorio, tenendo conto dei lavori già avviati e che vedono 50 cantieri che sarebbero già stati aperti nell'ambito dei Comuni interessati.

Con riferimento alla situazione finanziaria, procederò all'elenco delle risorse finanziare messe a disposizione dal Ministero dell'economia e delle finanze per il commissario delegato. Si evidenzia un quadro migliore di quanto non fosse nel 2007, in questo caso garantendosi lo stanziamento di una somma pari a 139 milioni di euro così ripartiti: l'articolo 4 della prima ordinanza n. 3815 del 2009 pone nella disponibilità del commissario delegato 60 milioni di euro, di cui 20 milioni rivenienti da risorse assegnate alla Regione Siciliana nell'ambito dei fondi FAS 2000-2006, 20 milioni dai fondi del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e 20 milioni dalle risorse del fondo della Protezione civile.

Ulteriori stanziamenti sono stati previsti dall'ordinanza successiva n. 3865, all'articolo 9: 45 milioni di euro sul fondo FAS 2007-2013, approvato con delibera della Giunta regionale siciliana, destinati al proseguimento delle iniziative di somma urgenza e al conseguente ritorno alle condizioni di normalità. Per queste stesse finalità, sempre in favore del commissario, è stata stanziata una ulteriore somma di 10 milioni di euro a valere sulle risorse derivanti da sanzioni amministrative irrogate dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato versate entro il 31 ottobre 2009 e, all'entrata del bilancio dello Stato alla data di entrata in vigore della legge finanziaria 2010, non ancora riassegnate alle pertinenti unità previsionali di base.

L'articolo 1, comma 1, dell'ordinanza n. 3886 del 2010 ha disposto che, al fine di accelerare le iniziative per il superamento dell'emergenza, le risorse finanziarie assegnate e ripartite dall'Accordo di programma stipulato tra il Ministero dell'ambiente e la Regione Siciliana ai sensi della legge 26 febbraio 2010, n. 26, siano trasferite nella contabilità speciale intestata al commissario straordinario delegato nominato per l'applicazione dei piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico, secondo quanto previsto dall'articolo 17 del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, con esclusione di 24 milioni di euro per gli interventi da realizzare proprio in località Giampilieri, nonché di altri 18 milioni di euro assegnati per gli interventi nel Comune di San Fratello gestiti sempre dal commissario delegato Presidente della Regione Siciliana.

Contemporaneamente, al fine di velocizzare l'attuazione degli interventi, il commissario straordinario delegato, ai sensi del richiamato articolo 17, ingegner Santi Muscarà, è divenuto il soggetto attuatore del commissario delegato - Presidente della Regione Siciliana per gli altri interventi previsti nel territorio di competenza.

Questa disposizione dell'ordinanza del luglio scorso costituisce il collegamento operativo e funzionale tra le due figure attualmente attive in Sicilia: il commissario per Giampilieri, che è il Presidente della Regione, ed il commissario per gli interventi di messa in sicurezza del territorio, che è l'ingegner Santi Muscarà, nominato dal Ministro per l'ambiente, così come previsto dalla legge.

Questa disposizione costituisce, dunque, il collegamento tra queste due attività, che possono sembrare essere conflittuali o in sovrapposizione, alla luce del sistema che è stato organizzato di intesa con il Presidente della Regione, si è fatto in modo che vi sia un ruolo primario sia per il Presidente della Regione che per l'ingegnere Muscarà per utilizzare parte dei fondi, che fanno parte di questo stanziamento di 1 miliardo e 100 milioni di euro per la messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale, anche per quello che riguarda l'attività di messa in sicurezza nel territorio della provincia di Messina.

Segnalo a maggior chiarimento che la legge n. 26 del 2010 ha disposto questo piano nazionale per la messa in sicurezza del territorio e la riduzione del rischio idrogeologico. In considerazione della necessità di intervenire nelle situazioni a maggior rischio per quello che riguarda il territorio del nostro Paese, sono stati stanziati 1 miliardo e 100 milioni che, con delibera CIPE del 6 novembre 2009, sono stati ripartiti per le necessità delle Regioni interessate.

In particolare tali risorse possono essere utilizzate anche tramite accordo di programma sottoscritto dalla Regione interessata, quella Siciliana, e il Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare. Tali ulteriori finanziamenti sono stati destinati proprio al territorio della provincia di Messina (24 milioni).

Nonostante tutta questa somma segnalata, con nota del 19 ottobre, così come previsto dall'ordinanza dell'anno scorso, il commissario delegato, Presidente della Regione Siciliana, ha avanzato una ulteriore richiesta di risorse economiche, sulla base del piano degli interventi che lui stesso ha predisposto. Ha segnalato il Presidente della Regione commissario che dei 139 milioni che ho detto, 115 sono stati già interamente impegnati per interventi infrastrutturali, mentre 22,5 milioni di euro sono stati utilizzati per l'assistenza alla popolazione, e che le somme rimaste a disposizione a suo giudizio consentono di continuare a garantire l'assistenza alla popolazione dei 2.054 sfollati, di cui ho detto prima.

La somma totale necessaria per l'intero programma degli interventi viene valutata dal commissario pari a 320 milioni di euro, evidenziandosi quindi un'esigenza ulteriore di 181 milioni di euro. Il commissario ha chiesto la possibilità di stornare 70 milioni di euro dai fondi PAR-FAS 2007-2013 previsti per la Regione Siciliana, affinché possano essere utilizzati per questo genere di attività. La richiesta ci è appena giunta e ovviamente abbiamo trasmesso al competente Ministero dell'economia e delle finanze questa esigenza affinché sia quel Ministero a valutarne la possibilità e la relativa utilizzazione, che verrà poi inserita, se del caso, in ordinanze di protezione civile.

Il programma degli interventi predisposto dal commissario delegato per questi 320 milioni di euro prevederebbe: 20 milioni di euro per i rimborsi alla popolazione ed alle attività produttive; 25 milioni di euro per il rimborso agli edifici danneggiati; 10 milioni di euro per la costruzione degli alloggi; 15 milioni di euro per le opere di urbanizzazione e gli impianti a rete; circa 23 milioni di euro per ulteriori spese di assistenza alla popolazione; una serie di altre spese per pagare vari enti che hanno garantito interventi nel corso della prima emergenza, e poi una serie di interventi di messa in sicurezza pari a 212 milioni di euro. A queste somme che ci ha indicato il commissario debbo aggiungere l'esigenza del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che ha presentato una richiesta per il pagamento di spese sostenute e attività prestate superiore ai 20 milioni di euro, che, nella prima ordinanza per la quale avevamo ottenuto l'intesa del Presidente della Regione, era previsto fossero pagati dal Presidente commissario a valere sui fondi che erano stati stanziati. Ci risulta che, ad oggi, nonostante ripetute sollecitazioni. questo pagamento al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, che ha svolto un'opera eccezionale, dai primi minuti, sotto la supervisione ed il coordinamento del sottoscritto, in particolare a Giampilieri, ancora non sia stato garantito.

Il commissario, utilizzando gli stanziamenti fino ad ora assegnati, ha promosso interventi per il riassetto idrogeologico e per il ripristino delle funzionalità idrauliche dei torrenti locali e, in particolare, ha previsto e realizzato interventi di somma urgenza per la rimozione dei detriti, per mitigazione per il rischio frane, di messa in sicurezza dei versanti, di sistemazione idraulica, di realizzazione degli impianti di raccolta delle acque, di contenimento di colate detritiche, per interventi su sbocchi a mare di alcuni torrenti, per interventi a salvaguardia dei centri abitati, di pulizia di alvei e per lavori di rifacimento di condotte fognarie.

Questo, per quel che riguarda i lavori. Attualmente ce ne sono in corso 20, sempre di somma urgenza; altri 18 sono in fase di completamento, mentre 30 sono stati appaltati.

In conclusione, debbo sottolineare il ruolo svolto dal commissario, dal sindaco di Messina, che svolge il compito di soggetto attuatore, dal prefetto di Messina e da tutte le strutture, che hanno svolto un ruolo sicuramente importante. Oggi il commissario, anche tramite accordi con l'Ordine dei geologi e con le altre comunità scientifiche della Regione, sta portando avanti questo lavoro di messa in sicurezza e di soluzione delle varie problematiche. Tuttavia, del tema della sicurezza e della salvaguardia dei cittadini dalle conseguenze dei rischi naturali ne abbiamo più volte parlato anche in quest'Aula: io stesso ho sollevato il problema. Ricordo l'esigenza di intervenire in modo definitivo su quelli che sono gli effetti disastrosi di eventi di particolare intensità di carattere meteorologico.

È difficile immaginare, per quello che riguarda il futuro, che i fenomeni che si sono verificati il 1° ottobre non possono ripetersi se non si porterà avanti questo lavoro di messa in sicurezza di tutto il territorio, non solo della provincia di Messina, ma del nostro Paese, che finalmente oggi può essere avviato, anche con questo stanziamento di 1.100 milioni di euro. Parlai allora di abusivismo, il che è stato ripreso più volte degli organi di stampa: lo feci ovviamente senza alcuna intenzione polemica, traducendo in parole ciò che l'osservazione delle immagini dei palazzi di recente costruzione distrutti dalle ondate di acqua e di fango suggeriva a chiunque. Non si trattava di edifici medievali: le foto e i filmati girati, in particolare a Scaletta Zanclea, e non a Giampilieri, davano chiare informazioni sulle date recenti in cui era stato commesso un evidente abuso, andando oltre ciò che il territorio può sopportare senza che pratiche edilizie disinvolte si trasforminoin un rischio mortale.

Quando ho parlato di una "mazzata" che avrebbe dovuto fermare l'abusivismo, intendevo riferirmi non a coloro i quali sono stati coinvolti in questa tragedia, ma al monito che a tutti dovrebbe essere rivolto sulla base dell'esperienza negativa vissuta a seguito di questa tragedia.

Credo, signor Presidente, che i dati più importanti siano quelli che ho esposto. In ogni caso, è a disposizione la relazione, che è molto più ampia e contiene una serie di documentazioni fotografiche e indicazioni sulle attività di messa in sicurezza, fermo restando che lo sforzo del Governo (ma non solo del Governo) adesso deve essere finalizzato ad individuare le ulteriori poste economiche che sono state richieste, da un lato, per continuare l'attività di messa in sicurezza e, dall'altro, per garantire che i 2.054 sfollati possano, nel più breve tempo possibile, avere l'opportunità di rientrare nelle loro abitazioni, qualora siano individuate nelle zone verdi, oppure di avere delle alternative rispetto ad abitazioni non più riutilizzabili perché insistenti nelle zone rosse individuate e perimetrate dallo stesso commissario.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la Protezione civile.

È iscritto a parlare il senatore Giambrone. Ne ha facoltà.

GIAMBRONE (IdV). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, troppe parole sono state pronunciate da un anno a questa parte. Anche oggi ne sono state pronunciate troppe, a fronte di pochi numeri, signor Sottosegretario.

Abbiamo ascoltato la sua relazione piena di tante parole e di pochi numeri.

Parlare di emergenza in gran parte del territorio del Messinese è, ormai, insufficiente. Siamo di fronte a un vero dramma che ogni giorno che passa si trasforma in tragedia (è già trascorso un anno, signor Sottosegretario). Una tragedia che abbiamo già vissuto all'inizio dell'anno e che ancora leggiamo negli occhi degli abitanti di quelle zone di fronte agli ulteriori segnali preoccupanti di questi giorni, caratterizzati da altre frane, altri pericolosi smottamenti del terreno.

Siamo chiamati tutti (lo dico con grande senso di responsabilità) alla responsabilità e alla verità, anche a distanza di un anno. Non vogliamo fare polemiche dinanzi a quanto stanno patendo intere famiglie private di una qualsiasi sicurezza riguardo al proprio futuro. Responsabilità e verità, signor Sottosegretario, che non scorgiamo nell'azione del Governo e nelle sue parole, nelle sue troppe parole, che a volte risultano persino imbarazzanti.

Sento parlare di quanto si è fatto e di quanto si sta facendo. Ma non sento pronunciare una frase, la più importante e cioè che non deve accadere più: questo è il tema.

Molti paesi sono in ginocchio, intere realtà sono state dichiarate ad alto rischio. La situazione, ormai gravissima, comporta conseguenze che potrebbero essere irreversibili sul piano sociale ed economico.

È necessario agire subito. Siamo troppo in ritardo. Non possiamo fermarci a provvedimenti tampone. Dobbiamo pensare a programmare interventi strutturali, pensare una programmazione seria degli interventi necessari perché vicende simili non si ripetano. Quello che è accaduto - lo ripeto - non deve più ripetersi, signor Sottosegretario.

Le abbondanti piogge che si sono riversate nella provincia di Messina, in particolare nella zona dei Nebrodi, hanno provocato un'altra serie di frane e di smottamenti in conseguenza dei quali numerose arterie stradali sono impercorribili, immagino lei lo sappia. Ciò ha creato problemi alla viabilità e nuove emergenze idrogeologiche in prossimità dei centri abitati.

Ciò che chiediamo è un impegno di pianificazione, l'impegno a stanziare adeguate risorse finanziarie per la messa in sicurezza dell'intero territorio interessato cosa che non riusciamo a riscontrare nell'azione di questo Governo, vogliamo dirlo con grande chiarezza.

È opinione comune di molti esperti che per salvaguardare l'incolumità degli abitanti bisogna riuscire a prevedere i fenomeni alluvionali con un anticipo di ore che consentirebbe l'evacuazione dei centri colpiti. Si sa che la provincia di Messina, oltre ad essere una delle più ricche in termini di attrattive turistiche, è anche la più piovosa a causa della complessa geomorfologia dell'area Nebrodi-Peloritani.

Per fare ciò occorre approntare senza indugio la rete di monitoraggio meteorologico. È fondamentale. Non vogliamo solo sentirne parlare; vogliamo vedere gli effetti positivi di tale rete.

In sostanza, ciò che la stessa Protezione civile, ossia lei, signor Sottosegretario, auspica, e cioè la creazione di un efficace sistema di allertamento e di sorveglianza dei fenomeni e la messa a punto di una pianificazione di emergenza volta a coordinare in modo efficace la risposta delle istituzioni agli eventi, è rimasto lettera morta. Non vorrei che lei, signor Sottosegretario, abbia preso il vizio del suo Presidente del Consiglio: molti annunci, molte promesse, ma nulla di fatto.

Siamo ancora vittime indifese, signor Sottosegretario, della forza della natura senza un organico ed efficiente sistema di prevenzione degli eventi catastrofici che conosciamo. Sono morte 37 persone nel nubifragio che ha colpito tantissimi paesi del Messinese. L'elenco è lungo e lo conosciamo tutti: San Fratello, Caronia, Sant'Angelo di Brolo, Raccuja, Giampilieri e tanti altri. Un desolante elenco. Paesi che rischiano di diventare fantasmi. Dobbiamo attendere altri morti?

In queste ore si ha chiara l'impressione che non s'è fatto nulla di quanto necessario. Non basta affrontare 1'immediata emergenza. Dobbiamo pensare al dopo e al sempre. Le alluvioni fanno scempio anche e soprattutto per colpa dell'uomo e lo sappiamo. Scempio del territorio e abusivismo sono all'origine di crolli, alluvioni, frane e smottamenti. La cementificazione selvaggia non è una prerogativa della Sicilia, a causa di Governi, partiti e maggioranze che hanno guardato solo ad interessi economici voluti dalla mafia, supportate da un intrigo perverso di uomini delle istituzioni e della pubblica amministrazione con criminalità organizzata e massoneria: questa è una questione nazionale. Eppure, non è all'ordine del giorno di questo Governo e di questa maggioranza. Ci si preoccupa di altro, salvo poi accorrere, con giornalisti e telecamere al seguito, nei luoghi dove si consumano tragedie e lutti, a promettere miracoli e mirabilie.

Solo l'uomo può intervenire, almeno in parte, a ripristinare quanto distrutto e, intanto, cercare di prevenire nuovi lutti e nuove distruzioni. Soltanto chi ha responsabilità di governo - e voi dovete dimostrare di sapervi far fronte - può e deve fare subito, senza rimandare, perché ogni rinvio potrebbe essere foriero di altre lacrime e di altro dolore.

Noi siamo vicini alle popolazioni del Messinese. Saremo giovedì prossimo a Messina, noi dell'Italia dei Valori, insieme al presidente Di Pietro, per stare accanto a questa popolazione e verificare tutti insieme quello che è stato fatto e quello che non è stato fatto.

Signor Sottosegretario, siamo molto preoccupati per quello che avete messo in campo e per quello che dovreste mettere in campo e non riuscite a fare.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Digilio. Ne ha facoltà.

DIGILIO (FLI). Signor Presidente, colleghi, ringrazio il sottosegretario Bertolaso per la sua presenza. La sua relazione, signor Sottosegretario, è come al solito esaustiva dal punto di vista formale; nella sostanza, però, bisogna approfondire se gli atti formali hanno dato il risultato desiderato per le popolazioni e per il territorio interessato e capire se i provvedimenti emessi sulle Gazzette ufficiali hanno avuto riscontro sul territorio e se le autorità locali sono state messe nelle condizioni di operare.

La sua relazione è piena di numeri, di dati relativi a opere fatte. Quello che però è più sconcertante è che già nel 2007 quel territorio o parte di quel territorio è stato interessato da altri eventi franosi e calamitosi: un'avvisaglia. Che cosa è stato fatto tra il 2007 il 2009? Credo niente. Questo però non riguarda solo Messina, ma l'intero territorio nazionale. Quando ci sarà una mappa precisa del territorio a rischio della nostra Nazione? Ci sono dei dati; lei giustamente non fa altro che fornire dei dati, arriva purtroppo dopo che c'è stata una calamità naturale. Qualcuno poi fa l'elenco dei morti, ma quell'elenco dei morti è una responsabilità che non va attribuita a questo Governo, bensì (se vogliamo, ma non dobbiamo fare sciacallaggio su queste questioni) a chi ha permesso lo scempio del territorio nazionale, e non soltanto della Sicilia. Scusate, ma quelle amministrazioni non erano di centro a suo tempo, non erano di sinistra o non erano di centrosinistra? Che responsabilità può avere un Governo oggi, se non c'è stato chi effettivamente ha preso le redini in mano intervenendo per cambiare la situazione del Paese? Che responsabilità si può avere quando, dai dati in nostro possesso (ormai li conosciamo tutti), emerge che vi sono in Italia 5.581 Comuni a rischio idrogeologico? Il territorio nazionale purtroppo è stato oggetto di sciacallaggio da parte di chi a suo tempo ne aveva la competenza. Ognuno forse ha un pizzico di responsabilità.

Quindi, caro sottosegretario Bertolaso, vorrei vederla qui non come sottosegretario alla Protezione civile, perché quando un fatto è successo è successo. Il problema è che dovremmo istituire un Sottosegretariato, o addirittura un Ministero della prevenzione civile. La prevenzione civile è un atto dovuto a questa Nazione. Ci sono altri dati e c'è da fare una sintesi, se così possiamo dire: si è parlato di 5.581 Comuni, di 21.551 chilometri di aree a protezione a rischio (il 7 per cento della superficie italiana, il 9,8 per cento della superficie dei Comuni interessati). Ma quando la facciamo questa mappa? Quando qualcuno si prenderà la responsabilità di dire alla Protezione civile di non intervenire più, perché si è già provveduto in via preventiva?

Evidentemente non ci sta a cuore questo Paese; evidentemente vogliamo riempire solo i nostri comizi, perché poi si può anche andare sul posto in cui la sciagura si è verificata. Ma non è così che alleviamo le sofferenze di quelle popolazioni. Non è così che diamo un contributo al nostro Paese.

Qualcuno si è preso anche la briga di sciorinare dei numeri: si dice che ci vorrebbero solo 4,1 miliardi da destinare a piccole opere per mettere in sicurezza il nostro Paese.

Negli ultimi dieci anni ci sono stati 20 miliardi di danni. Allora, di fronte a eventi del genere, di fronte allo scempio del territorio, di fronte a chi ha voluto questa situazione - qualcuno evocava addirittura al riguardo la massoneria - non possiamo fare altro che dire basta e, nel dire basta, non dobbiamo soltanto fare il gioco del "quando è successo", dobbiamo prevenire.

La prevenzione è un atto dovuto in un Paese civile: non facciamo questioni di centrodestra o centrosinistra; non cerchiamo di speculare su quanto può succedere dopo una sciagura. Come ho detto prima, la responsabilità è di tutti, specialmente da chi ha governato dal dopoguerra ad oggi e di chi è stato sordo ai discorsi che si facevano per la prevenzione sul territorio.

Oggi dovremmo mettere in moto un meccanismo, e forse qui c'è qualche responsabilità del Governo. Abbiamo fatto una manovra economica per salvare le banche; potremmo cercare, con i dati alla mano, di ricostruire il nostro Paese, rimettendo in moto l'economia, visto che l'edilizia è stato un settore trainante per tutta l'Italia.

Allora, se davvero vogliamo fare questo, ci dobbiamo anche assumere le responsabilità del passato. Perché le amministrazioni attuali, ma anche quelle precedenti, non hanno monitorato il territorio? Perché continuiamo a dare contributi e a far costruire sulle golene dei fiumi, così com'è stato fatto nei territori colpiti dai vari terremoti che si sono succeduti? Oggi abbiamo infatti intubato i fiumi, che si trasformano poi in una bomba d'acqua. È quello che è successo, ad esempio, ad Atrani: non potendosi espandere in basso per la presenza del mare, il paese si è sviluppato sulle colline, ma chi ha dato le autorizzazioni a costruire?

Ma lo Stato, l'amministrazione è presente o no? O forse è presente soltanto quando si verifica una sciagura e non vuole assumersi responsabilità, avendo qualcuno anche la sfacciataggine di dire che dipende da un cambiamento climatico? Questo non può accadere.

La ringrazio dunque per la sua relazione, signor Sottosegretario, ma piuttosto che sentire da lei i numeri del dopo sciagura, vorrei vederla presentare al Parlamento un piano per la prevenzione riferito all'intero Paese. (Applausi del senatore Viespoli).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.

PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signor Sottosegretario, lei ha raccontato puntualmente il carico di responsabilità affidate al commissario delegato nelle ordinanze che gli competono, ma è stato reticente sulla parte dolente di questa vicenda, pur chiarendo l'impegno della struttura che è stato attrezzata in Sicilia attorno al commissario, con il sindaco di Messina soggetto attuatore e l'ingegner Muscarà, indicato in modo preciso e con diretta responsabilità da parte del Ministro dell'ambiente, che non manca mai, soprattutto in Sicilia, di far presente la sua attenzione al territorio e su tante altre questioni, ad esempio sull'industria. È un Ministro per cui l'ambiente è un tema, ma il resto lo interessa moltissimo anche lo svolgimento specifico del tema, come in questo caso, con indicazioni prescrittive e noi siamo sicuri che farà benissimo.

Vorrei però soffermarmi in particolare sui freddi numeri. Con l'ordinanza n. 3815 del 10 ottobre 2009 (che anche lei, signor Sottosegretario, ha descritto) sono state trasferite alcune risorse. Sottosegretario Bertolaso, so che non posso imputarle direttamente tale questione, perché essa appartiene ad una responsabilità collegiale dell'Esecutivo e lei, per quanto autorevolissimo, è solo un Sottosegretario alla Protezione civile. Sottolineo, però, che su 139 milioni di euro soltanto 50 milioni di euro provengono dalle casse dello Stato, a vario titolo; tutte le altre risorse sono di competenza regionale. Mi riferisco ai fondi FAS 2000-2006, per la parte non spesa, ma anche all'unica l'anticipazione del PAR-FAS 2007-2013 (quello famoso per cui la Regione Siciliana è stata considerata privilegiata, quando l'estate scorsa il Governo autorizzò con delibera CIPE, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, il via libera a quel PAR Sicilia).

Ebbene, signor Presidente, onorevole Sottosegretario, quel PAR Sicilia non è stato mai trasferito alle casse regionali e non è mai stato autorizzato come spesa reale a quella Regione. Soltanto una piccola parte (con quella procedura con cui il Ministero ha autorizzato questa spesa) è stata utilizzata per la parte relativa a 45 milioni di euro. Adesso, rispetto ad un fabbisogno stimato che lei, sottosegretario Bertolaso, ha qui comunicato essere pari a 320 milioni di euro per l'emergenza Giampilieri e Messina, la Regione chiede ulteriori risorse pari a 181 milioni di euro per gli interventi già individuati, avviati e concertati con la struttura centrale. Intanto chiede che venga autorizzata un'altra anticipazione pari a 65.800.000 euro, sempre a valere sul PAR-FAS.

Lei, sottosegretario Bertolaso, ha parlato di un grande piano del Ministero dell'ambiente per la messa in sicurezza del nostro Paese, che vale oltre un miliardo di euro. Ebbene, di tale piano, cioè a fronte di questa enorme massa di risorse attivabile, rispetto alla drammatica emergenza di Giampilieri, che ha causato quasi 40 morti e posto tanti cittadini in una condizione di grandissima difficoltà, sono stati autorizzati soltanto 24 milioni di euro. Vogliamo affermare che il Governo è un po' disattento verso questo territorio? Ripeto che, rispetto ad una massa finanziaria di un miliardo di euro e ad un'emergenza drammatica (che non è come quella del grande terremoto dell'Aquila e dell'Abruzzo, ma è sicuramente un'emergenza molto grave), sono stati autorizzati soltanto 24 milioni di euro. Si è trattato del classico prelievo dalle casse deputate allo sviluppo del Mezzogiorno, cioè i famosi fondi FAS, i quali vengono utilizzati per qualsiasi cosa. In questo caso, ovviamente ringrazio, perché quanto meno le risorse sono state spese nel nostro territorio per un'emergenza: molto meglio che spenderle per l'ICI, per le quote latte e per tutte le altre sciocchezzuole che sono state fatte da questo Governo! Quanto meno le abbiamo utilizzate per l'emergenza!

Dateci, però, gli altri 65.800.000 euro, che sono indispensabili. Lei non lo ha evidenziato, ma la Regione vi ha comunicato che le risorse residue garantiscono il funzionamento del sistema di emergenza soltanto per un altro mese. Lo sa bene il presidente Nania perché il sindaco di Messina, suo caro amico, è soggetto attuatore di questi interventi. Credo, dunque, che potremmo compiere uno sforzo bipartisan per recuperare queste risorse.

Inoltre, accenno al fatto che vi è una questione Nebrodi, perché accanto all'ordinanza n. 3815 vi è anche l'ordinanza n. 3865, che prevede una quantità di interventi straordinari per i quali ad oggi sono stati destinati soltanto 33 milioni di euro: 15 milioni dal Fondo per la protezione civile e 18 milioni dall'Accordo di programma quadro (APQ) del Ministero dell'ambiente, con una carenza straordinaria che va oltre i 284 milioni di euro. Ad oggi, la condizione deficitaria della Regione Siciliana (di fatto si tratta di questo), rispetto alle emergenze Nebrodi e Giampilieri è pari a 466 milioni di euro. Anche se dovessimo ottenere l'anticipazione sul PAR-FAS - autorizzato, deliberato, pubblicato e mai trasferito - cioè se anche ottenessimo la doppia erogazione (i 70 milioni di euro richiesti per l'ordinanza n. 3815 e i 90 milioni di euro richiesti per l'ordinanza n. 3865), con l'utilizzo delle risorse per lo sviluppo delle aree sottoutilizzate per garantire un intervento di emergenza, saremmo comunque in credito verso lo Stato per interventi di emergenza di protezione civile di oltre 300 milioni di euro.

Non ho voluto fare chiacchiere, né retorica, né formulare auspici; le ho dato numeri, signor Sottosegretario: numeri che una persona sensibile e competente come lei può valutare nella loro giustezza, perché se ne faccia carico nei confronti del Governo, perché la Sicilia, landa desolata dell'impero, è ancor più desolata quando deve constatare cosa avviene malgrado un'emergenza drammatica che ne ha devastato il territorio. Certo che c'è l'incuria, certo che c'è una stagione di devastazioni ambientali, di cui dovrebbe occuparsi il Ministro dell'ambiente! Ecco, abbiamo un grande assente nelle politiche dell'ambiente: il Ministro dell'ambiente, che ha altre curiosità ed altri interessi. Questo lo dico perché su questa materia, come ha detto il senatore Digilio, occorre un grande piano. Si dedichi a questo, il Ministro dell'ambiente, ad un grande piano per il risanamento ambientale del Paese, e utilizzi le risorse! Utilizzi le risorse per effettuare le bonifiche a Priolo prima di realizzare il rigassificatore: prima si bonifichino quelle falde e quel territorio e poi si costruisca il rigassificatore; come pure, prima il Ministro dell'ambiente recuperi le risorse per la sua terra, quelle che servono per garantire un grande piano ambientale, cominciando a mettere i soldi per le emergenze.

Presidenza della vice presidente BONINO (ore 16,49)

(Segue PISTORIO). Io le ho dato numeri, signor Sottosegretario: se li scriva, si rilegga le due comunicazioni del 18 ottobre della Regione Siciliana, sulle due ordinanze nn. 3815 e 3865, si faccia carico, con la sua sensibilità, la sua competenza e la sua autorevolezza tante volte manifestata, perché il Ministro dell'economia intanto cominci ad autorizzare le risorse PAR-FAS (70 e 90 milioni), e poi dall'accordo di programma quadro del Ministero dell'ambiente si recuperino le altre risorse, non solo 24 e 18 milioni di euro: vi sono tante risorse che possono essere utilizzate seriamente in Sicilia, per garantire a quelle comunità il recupero di una condizione di dignità minima.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Alia. Ne ha facoltà.

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Signor Sottosegretario, ho ascoltato con attenzione la sua informativa e, con la franchezza che credo possa comprendere, le dirò che non la ringrazierò per quel che ha detto, e ciò per due ragioni specifiche. La prima é che lei ha tradito l'impegno che ha assunto in quest'Aula un anno fa di occuparsi in prima persona del problema di Messina. Fin quando questo impegno lo ha assunto il Presidente del Consiglio e lo ha disatteso, poiché siamo abituati agli spot e alle promesse non mantenute dell'onorevole Berlusconi, a noi poco importa. Ma quando lei, che è uno stimato professionista e tecnico della materia, assume un impegno, siamo abituati a vederlo mantenuto.

Non la ringrazierò anche per un'altra ragione. Questo è tempo di bilanci, e nella vicenda di Giampilieri ha pesato molto, più di quanto lei non immagini, la sua dichiarazione iniziale sull'abusivismo nella nostra città. Questo ha infatti fornito - e lei ne è stato strumento inconsapevole - l'alibi a tanti, a cominciare dal Ministro dell'ambiente, per sostenere che, poiché la città di Messina e quei territori avevano realizzato abusivamente delle opere, se la dovevano vedere loro, perché tutto questo era responsabilità di chi aveva consentito quell'attività abusiva.

Questo è stato l'alibi che ha determinato, a distanza di un anno, il risultato che è sotto gli occhi di tutti, quando in realtà (come lei sa, e lo ha detto anche nella parte finale della sua informativa), con riferimento alla città di Messina, e in particolar modo a Giampilieri e nelle altre zone che sono state ferite dall'alluvione di un anno fa, non vi sono insediamenti edilizi abusivi, meno che mai vi sono costruzioni negli alvei torrentizi, come peraltro certificato dell'Ufficio del genio civile di Messina che, fino a prova contraria, mi sembra sia assolutamente attendibile. E lo è a tal punto, se dobbiamo cominciare a tirare un bilancio dei fatti amministrativi e tecnici, che tale Ufficio ha redatto 36 progetti esecutivi e cantierabili per un importo complessivo di 157 milioni di euro. Di questi 36 progetti, solo 21 sono stati autorizzati e finanziati, per un importo di 65 milioni di euro. I restanti 92 milioni di euro non si sa che fine abbiano fatto. Se poi guardiamo al ruolo che altri soggetti attuatori hanno in questa partita, dalla Protezione civile regionale alla Provincia regionale di Messina, al consorzio autostradale per la parte che riguarda la Provincia di Messina e a Rete ferroviaria italiana, compartimento di Messina, le somme complessivamente necessarie per gli interventi già programmati ammontano a circa 190 milioni di euro, dei quali non vi è alcuna traccia.

Se ampliamo ancora di più lo spettro di azioni e ci riferiamo alle tragedie che sono avvenute dopo Giampilieri, nel febbraio 2010, a Caronia, a Sant'Angelo di Brolo, a Castell'Umberto, a San Fratello (e potrei citare tanti e tanti Comuni della zona tirrenica e di quella ionica della Provincia di Messina, nonché di altri territori della Sicilia), le risorse complessivamente necessarie sono pari a circa 460 milioni di euro, di cui, per oltre il 50 per cento, non si ha traccia. A tal proposito la situazione è paradossale. Infatti, sebbene - come abbiamo detto un anno fa - le risorse non ci fossero e non fossero state previste se non in parte, nel momento in cui si è fatta la scelta (che posso comprendere, anche se credo sia mortificante per questi territori) di utilizzare le provvidenze comunitarie funzionali alla coesione sociale, quindi a investimenti di natura infrastrutturale, per riparare i danni derivanti dalle alluvioni, non è possibile che quelle risorse non vengano neanche assegnate per un capriccio - sì, per un capriccio! - del Ministro dell'economia, il quale non si rende conto di cosa sta avvenendo sul nostro territorio, e per questioni che con le esigenze ambientali e territoriali della Sicilia e della provincia di Messina non hanno niente a che vedere. Sono questioni che invece attengono a conflitti politici interni alla maggioranza di questo Governo, ai rapporti fra lo Stato e la Regione, ai conflitti politici tra il Governo centrale e quello regionale. Il fatto che di tutto ciò debbano pagarne le conseguenze i cittadini della provincia e della città di Messina è veramente vergognoso! Questa è l'altra ragione per la quale, signor Sottosegretario, le dico che non ci è piaciuto il suo intervento di oggi, che ci è sembrato obiettivamente lacunoso.

Concludo con un'altra considerazione. La situazione viene ulteriormente incancrenita dalle nuove norme, che so che non le sono piaciute (ne abbiamo discusso in quest'Aula), con le quali sono stati previsti, al Ministero dell'ambiente, i commissari straordinari per la protezione dell'ambiente. Quindi, non bastano la Protezione civile, nazionale e regionale, la Provincia e gli altri enti attuatori: adesso c'è pure il Ministro dell'ambiente che da qualche mese, con i suoi commissari, anche nella Provincia di Messina, drena risorse che in una logica di priorità dovrebbero essere destinate agli interventi programmati dal Comune di Messina, dagli enti locali e dai soggetti a ciò preposti con la prima ordinanza di protezione civile.

Questa è un'altra vergogna, che va a sommarsi alla circostanza che il 17 dicembre 2009, a due mesi dalla disgrazia di Giampilieri, il CIPE ha assegnato 213 milioni di euro all'ANAS per la ricapitalizzazione della società Stretto di Messina spa e 117 milioni a RFI. Inoltre, con la legge finanziaria del 2010, sono stati assegnati 470 milioni di euro per la realizzazione del ponte sullo Stretto e per la ricapitalizzazione della stessa società. Alla luce dei fatti che sono successi e di ciò che sta accadendo, signor Sottosegretario, considerato che una settimana fa (e non un mese o un anno fa) l'autostrada Messina-Palermo è stata chiusa per tre giorni a causa di altre frane, questi sono atti criminali, che non possono più essere accettati e che non fanno onore, non solo al Governo, ma neanche a lei, che io continuo a stimare ed apprezzare.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mura. Ne ha facoltà.

MURA (LNP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, sottosegretario Bertolaso, un anno dopo il disastro che ha colpito il Messinese un rapporto sull'avanzamento della ricostruzione era senz'altro dovuto, soprattutto per rispetto verso le 37 persone che hanno perso la vita travolte dalle frane e verso le centinaia di persone che hanno subito danni o che hanno perso tutto, effetti e beni ottenuti magari con i sacrifici di una vita. Ma un anno dopo il disastro, a mente fredda, è dovuta anche una riflessione seria sulle cause del disastro.

Sono stati forniti vari numeri, che corrispondono tutti e sui quali credo siamo tutti d'accordo: sono stati messi a disposizione 139 milioni di euro, di cui una parte sicuramente - come diceva il collega Pistorio - dai fondi FAS destinati alla Regione Siciliana, che la Regione sta appunto anticipando, su un'esigenza dichiarata in totale - come ha riferito anche il sottosegretario Bertolaso - di 320 milioni di euro. Le difficoltà sono sicuramente tante, legate soprattutto alla messa in sicurezza del territorio, perché è chiaro che non si può passare alla fase della ricostruzione se prima non si realizzano i lavori della messa in sicurezza del suolo, se non si creano le vie di esodo, per esempio, delle acque dei torrenti, che attualmente - mi risulta - si perdono ancora tra le zone abitate.

Infatti, purtroppo, la situazione paradossale è questa: le analisi geologiche e le indagini geognostiche preventive, ossia quelle effettuate prima di rendere edificabile una zona del piano urbanistico comunale, in Sicilia e in alcune zone del Paese purtroppo sono trascurate da anni. Le responsabilità degli amministratori si accumulano anno dopo anno. Non per voler gettare una croce addosso agli amministratori locali, ma come ricorderà chi era in Aula, anche il sottosegretario Bertolaso - non più tardi di due settimane fa, quando parlavamo del terremoto in Abruzzo - richiamava alle loro responsabilità gli amministratori locali. E un richiamo, da sindaco, lo faccio anch'io, conoscendo esattamente i ruoli e le competenze di un sindaco, perché le responsabilità che appartengono agli amministratori locali in materia urbanistica sono da tempo state trasferite agli enti locali e alle Regioni.

Accanto alle responsabilità degli amministratori locali sono vive senz'altro anche le responsabilità dei Governi che hanno amministrato il nostro Paese per tanti anni. Ricordo che il primo finanziamento per la prevenzione del rischio idrogeologico è stato programmato da questo Governo: mi riferisco ai 900 milioni stanziati dalla finanziaria 2010 (articolo 2, comma 240, della legge n. 191 del 2009) per mitigare il rischio più elevato, da attuare attraverso accordi con le Regioni e in cofinanziamento con le Regioni stesse.

Pongo una domanda: per quale motivo le zone ad alto rischio in molte zone del Paese, per esempio nella Regione mia e del collega Bodega, la Lombardia, sono ampiamente conosciute? Le autorità di bacino hanno tutte concluso i propri piani; semmai, aspettano le modalità di finanziamento per programmare la difesa del suolo. Per la mancata programmazione, ci troviamo purtroppo a subire danni per milioni e a contare decine di morti ogni anno. Solo nell'ultimo anno, abbiamo registrato la morte di 44 persone e abbiamo stanziato 237 milioni di euro per interventi di prima necessità proprio nel campo del dissesto idrogeologico.

Purtroppo viviamo la realtà territoriale di un Paese - come ricordava il collega Digilio - con più di 5.000 Comuni a rischio. La prevenzione, l'adeguata pianificazione del territorio, l'osservanza del piano territoriale paesaggistico, le pratiche di rimboschimento sono azioni indispensabili, ma nella realtà purtroppo trascurate. Il territorio siciliano, in particolare, soffre di una complessiva riduzione della copertura vegetale, di attività antropiche inadeguatamente programmate, a colpi di variante, sulla base di una legge quadro in materia urbanistica che risale oramai al 1978. Tutto ciò inevitabilmente si traduce in erosione e crolli. Il nostro Gruppo, il Gruppo Lega Nord, da anni combatte per raggiungere le condizioni per garantire la prevenzione del rischio idrogeologico. Mi avvio a concludere ricordando un emendamento all'Atto Senato n. 2243 (il "decreto semplificazione") che prevede, tra l'altro - recito testualmente - che «l'inserimento di un sito tra le aree edificabili del piano urbanistico comunale è effettuato solo a seguito della redazione di una relazione geologica, basata su una campagna di indagini geognostiche finalizzate ad ottenere gli elementi conoscitivi, descrittivi e parametrici necessari alla redazione del modello geologico e alla caratterizzazione sismica del terreno». Infatti, i Comuni hanno l'obbligo di allegare la relazione geologica al piano urbanistico, ma se tale relazione è fatta sommariamente e senza indagini geognostiche appare assolutamente inutile.

Vorrei concludere il mio intervento invitando quest'Assemblea a riflettere sulle problematiche che sono state esposte oggi anche da me e ad impegnarsi per approvare le norme opportune (a tal proposito, ad esempio, ricordiamoci tutti quando andremo a valutare l'emendamento di cui parlavo prima), quale prima risposta immediata per la prevenzione del rischio idrogeologico.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.

LUMIA (PD). Signor Presidente, Sottosegretario, anch'io devo esprimere con rammarico la mia valutazione: nessun grazie, né tanto meno mi posso ritenere soddisfatto.

Messina, Giampilieri, ottobre 2009: 37 morti. Poi le Nebrodi, San Fratello, Caronia, Sant'Angelo di Brolo e altri Comuni, febbraio 2010: un altro disastro. Anche lì si è sfiorata una vera e propria tragedia. Drammi, dolori, sofferenze, lutti, traumi. Annunci, grandi speranze: «faremo, interverremo, saremo solleciti, non mancheranno le risorse...». Dopo un anno, possiamo dire con molta onestà e lealtà che la Sicilia ha fatto, il Governo no. La Sicilia ha fatto con le sue comunità, che si sono rimboccate le maniche e hanno preso in mano il proprio destino. Nelle borgate, intorno a Giampilieri e nelle Nebrodi, interi comitati hanno cominciato a fare quello che è importante fare per uomini e donne, ragazzi e ragazze, anziani, imprenditori e lavoratori: ciò che è necessario fare per non far calare su di sé rassegnazione e attesa passiva. La risposta: collaborare, coprogettare, segnalare, denunciare. In sostanza, c'è stata una reazione positiva, che non sempre abbiamo registrato nella mia terra.

Il Governo, no. Anzi, Sottosegretario, con molta onestà mi sento di dire: due pesi e due misure. Una sorta di federalismo nostrano che anche nella protezione civile si mostra ingiusto e odioso. Un Paese è grande quando si fa carico con responsabilità dei drammi che via via esplodono nei propri territori. La responsabilità del Governo è enorme. I miei colleghi hanno indicato a più voci quali sono queste responsabilità, ma dentro la responsabilità del Governo c'è poi una specifica responsabilità: mi riferisco a quella quegli esponenti delle istituzioni, che a vario titolo fanno parte del Governo e della maggioranza, che provengono dalla Sicilia, eletti in Sicilia, espressione della volontà popolare dei cittadini siciliani. Nel Senato vi è la seconda carica dello Stato che proviene dalla Sicilia; abbiamo ben due Ministri che provengono dalla Sicilia, oltre a Sottosegretari e a rappresentanti importanti nei Gruppi parlamentari e negli Uffici di Presidenza, sia della Camera che del Senato. Abbiamo un numero elevatissimo di parlamentari, potenzialmente in grado di condizionare (naturalmente in modo democratico e virtuoso) l'azione del Governo: più di 60 tra deputati e senatori. Ebbene: su di loro la responsabilità è enorme, ed è una responsabilità di cui si devono far carico, una responsabilità che oggi è inadempiente e da denunciare.

Sottosegretario, nel 2007 si è "bucato". Su questo, ci si è messa una pietra sopra troppo presto: con pochi milioni si poteva intervenire, quando fu chiaro a tutti che intorno a Messina, a Giampilieri e nelle altre borgate, poteva accadere con facilità un disastro. Dopo il 2007 ci si è poi affidati alla buona sorte, ma - ahimè - nell'ottobre del 2009 è arrivata la cattiva sorte. Non possiamo attendere ulteriori momenti naturali per poi continuare con la solita litania: poche denunce, un po' di grida allo scandalo, grande disponibilità a fare, poche risorse e poca progettualità. Abbiamo avuto poi l'altra vicenda dei Nebrodi. Anche su questa vicenda vi è ancora una gravissima sottovalutazione da parte del Governo.

Ci sono tre questioni da affrontare, Sottosegretario. La prima: ci sono poche risorse. Le è stato indicato il programma di lavoro, e queste risorse devono essere tirate fuori. Se ne faccia carico, si assuma le sue responsabilità, interloquisca collegialmente con il Governo ed eviti che intorno alle risorse si facciano molti annunci e poi si proceda poco.

C'è poi la questione odiosissima dei due ponti di comando: un commissario straordinario in capo al Presidente della Regione e un altro commissario straordinario che fa capo al Ministero dell'ambiente. Un errore gravissimo, in un Paese moderno ed avanzato: due ponti di comando non devono mai intervenire sullo stesso territorio.

Infine, mi aspettavo qualche idea in più sul riassetto idrogeologico della provincia di Messina. Ecco perché le chiederemo di tornare. Saremo severi ed esigenti, e le chiediamo di smascherare questa ipocrisia e di assumersi anche le sue responsabilità intorno a questa vicenda gestita malissimo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Nania. Ne ha facoltà.

NANIA (PdL). Signor Sottosegretario, un grazie glielo dico perché sono stato proprio colui che nel famoso dibattito precedente l'ha attaccata senza mezzi termini, rispetto ad atteggiamenti di altri colleghi, anche dell'opposizione, così pieni di comprensione nei suoi riguardi; ovviamente, non quale persona, ma per il ruolo che rivestiva e che riveste. Come noi sappiamo, in quella occasione, forse perché influenzati dalle immagini televisive, si diffuse in Italia la convinzione che la causa del disastro che provocò 37 morti era da rinvenire nell'abusivismo edilizio: fu un grosso errore. Mi ricordo che, arrivato proprio qui al Senato, ci furono dei colleghi che mi dissero che ce la dovevamo vedere da soli, perché proprio non avremmo preso neppure una lira.

I fatti, come noi sappiamo, sono quelli che sono. La ringrazio perché oggi lei ha riconosciuto che, per quanto riguarda le frazioni e le comunità della città di Messina, non c'è nessun riferimento all'abusivismo. Anzi, possiamo dire tranquillamente che fu proprio il contenzioso tra il Genio civile ed il responsabile di allora della Protezione civile regionale che condusse al mancato utilizzo di quelle somme, che pure il Consiglio dei ministri aveva destinato per i primi interventi sul costone che poi crollando determinò i fatti che sappiamo. In quell'occasione, nel mio intervento parlai di cittadini di serie A e di serie B, perché, mentre ci fu una mobilitazione nazionale per il terremoto dell'Aquila a sostegno di una popolazione nei confronti della quale vi è stato il massimo di solidarietà anche da parte delle popolazioni siciliane, lo stesso non avvenne per la popolazione messinese. Perfino in ritardo fu stabilito un minuto di raccoglimento nei campi di calcio di serie A.

Detto questo, oggi lei dichiara in maniera esplicita ed evidente - e ne prendiamo atto - che, con riferimento all'alluvione che ha colpito la città di Messina, l'abusivismo nelle sue frazioni non c'entra proprio nulla. Una volta precisato questo, non c'è dubbio che ci troviamo di fronte ad una situazione davvero particolare, perché interventi sono stati fatti, delle somme sono state spese. Si è avviata questa opera di ritorno alla normalità, e dobbiamo dire che complessivamente però si accusano dei problemi che sono sotto gli occhi di tutti.

Abbiamo un Presidente della Regione Siciliana, per esempio, che è venuto a Messina il 24 dicembre 2009. Dopodiché, in seguito alle proteste, è tornato nel settembre del 2010, dopo nove mesi. Le sembra normale, dottor Bertolaso, che il commissario straordinario, che deve provvedere direttamente al controllo, alla gestione delle risorse, a verificare come funzionano le cose, si presenti sul posto dopo nove mesi dalla prima visita compiuta a ridosso del disastro? Non solo: lo stesso commissario, anziché incaricare delle opere le risorse locali, anziché affidarsi al Comune e alle istituzioni, che nel caso di specie, come abbiamo detto, non hanno alcuna responsabilità di quei fatti, nomina subcommissario, pagandolo con 100.000 euro l'anno, un ingegnere di Catania ovviamente, per provvedere su suo incarico a seguire i lavori, rivolgendosi per seguire i lavori agli ingegneri, funzionari e alle risorse umane del Comune. In sostanza, anziché nominare il sindaco del luogo, cioè colui che è naturalmente preposto ad un'opera del genere, nomina un'altra persona per seguire ciò che lui stesso dovrebbe seguire. Questo è il quadro all'interno del quale ci troviamo.

Ci poniamo il problema del ministro Prestigiacomo, senatore Pistorio - solo ora, perché fino a qualche mese fa questo problema non rilevava - ma non ci poniamo il problema di come mai un Governatore della Sicilia anziché attingere alle risorse e alle competenze del territorio pensa sempre a nominare altri. Si badi bene, al disastro per le popolazioni messinesi se ne è aggiunto un secondo: a ciascuno di noi sembrerebbe normale, di fronte ad un simile disastro, dare una mano all'economia messinese messa in ginocchio da quell'evento. Ebbene, per fare fronte alle somme urgenze, da questo Governatore di Catania sono incaricate tutte imprese di Catania e qualcuna di Palermo su segnalazione del responsabile della Protezione civile regionale che, come è noto, è stato indicato da un parlamentare della sinistra.

Questo è il quadro entro il quale ci muoviamo. Quindi, la dimensione istituzionale, e dunque il rapporto del Governatore con gli enti locali, che è ciò che in una democrazia normale dovrebbe avvenire, viene totalmente saltata in ragione di queste vicende. Le considerazioni che sono state fatte oggi in quest'Aula dimostrano chiaramente come conti di più l'appartenenza alla maggioranza o all'opposizione anziché il normale funzionamento delle istituzioni.

Tutti sanno che il compito della Protezione civile è quello di intervenire nell'emergenza, e che la pianificazione territoriale e la rimessa in sicurezza dei luoghi e la costruzione della cultura del territorio, di un modello di sviluppo, è un processo lento. Io conosco i colleghi: so da dove vengono. Sono gli eredi di quei partiti politici che hanno considerato il territorio non sangue, risorse, cultura, ma terreno sul quale speculare ed investire. Facevano parte di quei partiti che hanno massacrato il territorio riducendolo a terreno. Dobbiamo recuperare questa cultura del territorio come risorsa; del territorio come ricchezza. Lei più volte si è espresso in questo senso, e questa è la direzione di marcia. Gli interventi sono necessari, devono essere graduali, ma la prego di porre attenzione alle modalità di gestione dei fondi, alle nomine che vengono fatte, alle imprese che vengono incaricate con procedura di somma urgenza e ai motivi per cui si puniscono gli imprenditori e le persone della provincia di Messina per privilegiare imprese e personaggi di altre aree della Sicilia, in modo da capire in quale situazione ci troviamo e quanto è grave la situazione sotto i nostri occhi.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la Protezione civile.

Svolgimento di interrogazioni (ore 17,15)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

Sarà svolta per prima l'interrogazione 3-01379 sull'accesso alla scuola d'infanzia.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

VICECONTE, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signora Presidente, va premesso che l'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008, ha previsto, per l'anno scolastico 2010-2011, una riduzione di 25.600 unità di personale docente, che deriva principalmente dalla revisione dei modelli e dei quadri-orario degli ordinamenti scolastici al tempo vigenti e solo in parte dall'innalzamento del rapporto alunni per classe. La riduzione prevista è stata peraltro temperata, in maniera rilevante, da oltre 23.000 pensionamenti.

La ripartizione della consistenza numerica nazionale delle dotazioni organiche è stata effettuata a livello regionale tenendo conto delle specificità e criticità degli ambiti territoriali connesse ai fenomeni migratori, alle distanze ed ai collegamenti tra le istituzioni scolastiche situate nei Comuni montani e nelle piccole isole e alle situazioni edilizie.

Relativamente alla scuola dell'infanzia, la cui frequenza non è obbligatoria, pur in presenza delle ricordate esigenze di contenimento di posti di insegnamento, il contingente dei posti per l'anno scolastico 2010-2011 è stato incrementato a livello nazionale di 560 unità.

Per quel che riguarda in particolare le sezioni primavera, informo che il 7 ottobre scorso la Conferenza unificata Stato-Regioni e autonomie locali ha definito l'accordo per la prosecuzione del servizio educativo per bambini di età compresa tra i due e i tre anni. Sulla base di tale accordo, ciascun ufficio scolastico regionale potrà procedere alla definizione dell'intesa con la Regione.

Ciò premesso, vengo alle specifiche situazioni cui si fa riferimento nell'atto in discussione.

Per quanto concerne la segnalazione relativa a Fiumicino, in Provincia di Roma, circa il riferimento agli asili del Comune, va ricordato che la scuola dell'infanzia statale accoglie i bambini della fascia di età compresa fra i tre e i sei anni, con l'eccezione di coloro che si avvalgono dell'istituto dell'anticipo, mentre i nidi comunali accolgono i bambini di età tra zero e tre anni. Relativamente alla scuola dell'infanzia statale, il dirigente dell'ambito territoriale per la Provincia di Roma dell'Ufficio scolastico regionale per il Lazio ha comunicato che nelle istituzioni scolastiche statali presenti nel Comune di Fiumicino per l'anno scolastico 2010-2011 non sono intervenute variazioni di organico rispetto all'anno scolastico 2009-2010. Solo nel caso dell'istituto comprensivo «Cristoforo Colombo» c'è stata una richiesta in diminuzione di tre sezioni ad orario ridotto ed in aumento di quattro sezioni ad orario normale che non è stato possibile accogliere.

Passando alle dotazioni organiche della scuola dell'infanzia statale dell'Emilia-Romagna, la competente Direzione scolastica regionale ha comunicato che il dirigente dell'Ufficio di ambito territoriale per la Provincia di Bologna, sulla base della dotazione disponibile, ha inizialmente ritenuto di confermare in organico di diritto le 498 sezioni già autorizzate in organico di fatto assegnate nell'anno scolastico 2009-2010, prevedendo dunque un contingente di 988 posti comuni, oltre a 44 posti di sostegno.

Successivamente, il medesimo dirigente, in sede di determinazione dell'organico di fatto, vista la nota del Comune di Bologna che evidenziava domande di iscrizione ancora in sospeso, ha disposto l'assegnazione di ulteriori otto posti nella scuola dell'infanzia per l'istituzione di nuove sezioni.

Per quello che riguarda Anzola dell'Emilia, al fine di superare la situazione segnalata nell'interrogazione, si sta proseguendo nell'intento di corrispondere alle esigenze con interventi di supporto dell'ente locale.

Nella Provincia di Ravenna, l'organico di fatto autorizzato conta l'incremento di sei posti (da 343 a 349) per l'avvio di ulteriori sei sezioni a tempo ridotto. Ciò ha permesso di accogliere 151 bambini, dei 240 in lista d'attesa, distribuiti nei territori di Ravenna, Bagnacavallo, Cervia e Faenza, fino al raggiungimento del numero complessivo di 4.779 alunni.

Per i bambini ancora in lista d'attesa del Comune di Ravenna, l'Ufficio scolastico regionale opererà per il potenziamento dell'offerta formativa della scuola dell'infanzia in sinergia con la Provincia, utilizzando risorse all'uopo destinate dalla Regione.

Quanto, infine, alla situazione del Comune di Livorno, il competente direttore scolastico regionale per la Toscana ha precisato che la situazione evidenziata riguarda le scuole dell'infanzia paritarie comunali, le quali esulano dalla competenza dell'amministrazione scolastica statale. Il medesimo direttore scolastico ha inoltre segnalato che il piano di dimensionamento della rete scolastica per l'anno scolastico 2010-2011, approvato dalla Giunta regionale della Toscana con delibera n. 34 del 18 gennaio 2010, non ha previsto l'istituzione di nuove sezioni di scuole dell'infanzia in Provincia di Livorno, con la sola eccezione della conferma del funzionamento, per l'anno scolastico 2010-2011, di tre sezioni già finanziate in via autonoma dalla Regione Toscana per l'anno scolastico 2009-2010.

VITA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VITA (PD). Signora Presidente, signor Sottosegretario, capisco che c'è una ritualità in questa prassi ormai consueta, che forse andrebbe ripensata, delle interrogazioni. Le interrogazioni, in genere, vengono presentate in un certo periodo, quando vi è un'emergenza, e noi parlamentari, tra i compiti essenziali, abbiamo proprio quello di rappresentare domande, bisogni che ci vengono sottoposti, quando naturalmente si ritiene che gli stessi siano argomenti di valore generale. E questo (il tema dell'infanzia) sicuramente lo è. Le risposte arrivano però alcuni mesi dopo (senza offesa, ci mancherebbe altro: mi è capitato in altre stagioni e in un altro Dicastero di fare il lavoro che lei svolge ora) e quelle che giungono dagli uffici legislativi sono risposte spesso burocratiche, anodine, che dicono e non dicono, per cui sono in difficoltà a dare un senso a questo confronto.

Signor Sottosegretario, lei ha fornito delle cifre. Io ne avevo altre, che naturalmente mi sono state fornite da coloro che mi hanno segnalato i problemi; né mi sono esercitato in attività metafisiche. Le cifre che lei ha dato farebbero pensare che nel frattempo qualcosa è cambiato. Cercherò di leggere meglio i dati e le informazioni che lei lascia agli atti, però rimane il punto.

Vorrei dedicare l'ultimo pezzetto del mio intervento, signora Presidente, a un dramma che stiamo vivendo. Insomma, se c'è un punto di eccellenza del nostro sistema scolastico, signor Sottosegretario, quello è rappresentato dalla scuola d'infanzia, la scuola primaria. Questo livello ci è riconosciuto davvero come un punto di qualità in tutto il villaggio globale.

Il ministro Gelmini è riuscita a scassare questo punto di eccellenza, e se siamo costretti a presentare certe interrogazioni - di cui questa è un esemplare, ma se ne potrebbero citare altre, di colleghe e colleghi anche di diverse parti politiche, penso anche della maggioranza - sull'argomento proprio della scuola d'infanzia è perché si viene a ledere un diritto essenziale della persona.

Presidenza del vice presidente NANIA (ore 17,23)

(Segue VITA). Può darsi, lo ripeto, che le circostanze qui evocate siano diverse, anche se le sue risposte qua e là tendevano ad aggirare il tema da me inserito nella interrogazione, che è fatto di un'analisi nuda e cruda del fabbisogno; però rimane il problema che non si dovrebbe mai arrivare alla necessità di presentare un'interrogazione parlamentare su questo argomento. Se c'è un diritto delle persone, come qui si cerca di evocare, riconosciuto dall'ONU e sancito nella Carta dell'infanzia di Londra del 1942, e così via, (tutte cose che lei certamente sa meglio di me), se c'è un punto che non dovrebbe essere mai lontanamente intaccato è proprio il livello primario della conoscenza.

Del resto, lei sa bene, tutti lo sappiamo, che una scuola d'infanzia, una scuola primaria in meno è una devianza in più. Quando si tocca questo punto basilare delle persone nell'età fondamentale della propria crescita si rischia per l'intera società.

Quindi, mi ritengo soddisfatto, ma con molte riserve, ed invito il Ministero a rivedere complessivamente l'approccio a questi argomenti, da non vivere in modo difensivo, confortando con altri dati quelli che vengono a noi portati dalle realtà concrete, ma dando la possibilità di discutere di una strategia.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-01382 sul corso di laurea in scienze strategiche.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

VICECONTE, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, la legge n. 341 del 1990, di riforma degli ordinamenti didattici universitari, prevede che le equipollenze tra titoli di studio, al fine esclusivo dell'ammissione ai pubblici concorsi, sono dichiarate con atto normativo: sul sito del Ministero sono pubblicati tutti i provvedimenti normativi relativi alle equipollenze definite con decreto interministeriale MIUR-Funzione pubblica, su conforme parere del Consiglio universitario nazionale.

Per quanto riguarda le classi di laurea specialistica e magistrale, le equipollenze già dichiarate tra i diplomi di laurea del vecchio ordinamento non possono essere applicate per via transitiva in quanto le università hanno la possibilità di istituire numerosi corsi di studio afferenti ad una stessa classe ed aventi, tutti, lo stesso valore legale.

In proposito, però, è stato emanato il decreto interministeriale del 9 luglio 2009 che, ai fini della partecipazione ai pubblici concorsi, ha equiparato i diplomi di laurea del vecchio ordinamento alle lauree specialistiche e magistrali.

La tabella allegata al decreto in questione, in particolare, determina in concreto le specifiche equiparazioni fra le classi di laurea; l'università che ha conferito il diploma di laurea rilascerà, su richiesta dell'interessato, un certificato che attesti a quale singola classe è equiparato il titolo di studio posseduto da allegare alle domande di partecipazione ai concorsi.

Le classi di laurea e di laurea specialistica in scienze della difesa e della sicurezza, cui appartengono i corsi di laurea in scienze strategiche, sono definite con decreto interministeriale del 12 aprile 2001. Tali classi sono state previste principalmente per la formazione degli ufficiali delle Forze armate e del Corpo della guardia di finanza: per l'attivazione dei relativi corsi di studio sono pertanto necessarie apposite convenzioni tra università, accademie militari ed istituti militari di istruzione superiore.

Per quanto riguarda l'università di Torino, si sottolinea che è l'unica in Italia ad aver attivato i suddetti corsi esclusivamente per studenti civili. Proprio in considerazione della particolarità dei programmi di insegnamento dei corsi di studio in questione, il Consiglio universitario nazionale, nel definire le tabelle delle equiparazioni tra le lauree dei vari ordinamenti universitari allegate al decreto ministeriale del 9 luglio 2009, non ha ritenuto di poter determinare una corrispondenza tra i titoli conseguiti attraverso detti corsi e quelli corrispondenti a differenti classi di laurea.

In relazione alla mancata trasformazione delle classi in parola ai sensi dell'articolo 10 del decreto ministeriale n. 270 del 2004, si sta procedendo al perfezionamento dell'iter di un apposito decreto che, prevedendo il concerto con i Ministeri della difesa e dell'economia e finanze, richiede tempi più lunghi rispetto alla revisione delle altre classi.

Ciò considerato, va comunque fatto presente che la direttiva n. 3 del 2005 della Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento funzione pubblica, ha stabilito che spetta alle pubbliche amministrazioni, nella loro più ampia discrezionalità, prevedere i titoli richiesti per l'ammissione ai concorsi in relazione ai servizi ed alle funzioni che l'amministrazione stessa è chiamata a svolgere.

NEGRI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NEGRI (PD). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario per l'analisi riguardante la faticosa definizione delle classi di laurea e il passaggio da alcune ad altre funzioni e considero positiva la circostanza che abbia fatto riferimento a un decreto che ordini, anche se faticosamente (ha detto che ci vorrà tempo), la particolare questione dell'università di Torino.

Il problema è molto pesante ed evidente, perché l'università di Torino promuove anche un corso interateneo con le università di Modena e di Reggio Emilia ed ha rapporti con l'Accademia militare di Modena, la Scuola di applicazione e l'Istituto di studi militari dell'esercito. Vale a dire: il problema di questo selezionato contingente di giovani civili che non diventeranno ufficiali dell'esercito, però si applicano non allo studio generico della storia militare, ma alla disciplina delle scienze strategiche (che può essere molto importante in numerosi settori del pubblico impiego, nella sua più ampia caratterizzazione, anche in un sistema di difesa allargato) giace in un limbo.

Lei stesso - la ringrazio di ciò - ha fatto riferimento ad un decreto in via di emanazione che può consentirci di passare da questo limbo al paradiso. Personalmente conosco molti di questi giovani che collaborano con i Carabinieri e con la Guardia di finanza, ma sempre in situazioni molto ambigue e precarie.

Resta poi il problema del collegamento con la pubblica amministrazione. Lei stesso ha fatto riferimento ad autonome figure per profili professionali cui può autonomamente rivolgersi la pubblica amministrazione nell'offerta di posti di lavoro, però occorre meglio definire queste nuove figure, che non sono militari, non sono allievi ufficiali e non entrano nei ranghi dell'Esercito a tutti i livelli, ma hanno, ciò nondimeno, una forte caratterizzazione politica, culturale e interdisciplinare di grande livello.

Se il decreto cui lei ha fatto riferimento correrà un po' di più, anche in collaborazione con il Ministero per la pubblica amministrazione e l'innovazione, sarà utile per tutti, tenendo conto, però, che è un problema che può essere risolto. Questi corsi ormai esistono dal 2000 e vanno sempre più stringendosi i rapporti con le accademie militari, specialmente quando si passa dalla laurea triennale a quella magistrale.

Nell'affermare che mi considero abbastanza soddisfatta della risposta di oggi del Sottosegretario, credo che si potrebbero individuare quei settori della pubblica amministrazione che prevedono nitidamente questo profilo.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-00708 sul piano di riorganizzazione degli uffici postali in Basilicata.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

VICECONTE, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, in relazione all'interrogazione del senatore Latronico, si forniscono i seguenti elementi di risposta, sulla base di informazioni acquisite presso la società Poste italiane spa.

Da tali informazioni risulta che in Basilicata operano attualmente 185 uffici postali e due uffici Posteimpresa, uffici ed aree dedicati a professionisti, piccole e medie imprese, associazioni e pubblica amministrazione locale. Tali uffici sono stati oggetto, nell'ultimo triennio, di importanti investimenti di potenziamento ed ammodernamento.

In particolare, 19 uffici sono stati completamente ristrutturati. Al fine di incrementarne la funzionalità ed andare incontro alle esigenze della clientela, sono stati installati 45 cash dispenser, attivi 24 ore su 24, e si è provveduto ad implementare l'offerta di servizi, attraverso l'apertura su due turni dell'ufficio postale di Potenza 5, e ad istituire un nuovo ufficio postale nella sede direzionale di Matera.

Poste italiane ha inoltre precisato che, per bilanciare l'offerta dei servizi con l'effettiva domanda da parte della clientela, dal mese di gennaio 2009 è stato rimodulato l'orario di apertura al pubblico nei confronti di nove uffici della Regione (Mezzana, Maratea, Porto, Acquafredda, Seluci, Cogliandrino, Sant'Antonio Casalini, San Cataldo di Bella, Scalera e Dragonetti), che sono aperti a giorni alterni, garantendone (tranne l'ufficio di Mezzana) tuttavia l'apertura quotidiana durante la prima settimana di ogni mese, per agevolare il pagamento delle pensioni.

La società ha assicurato che gli interventi adottati sono coerenti con la vigente normativa di settore (decreto legislativo n. 261 del 1999, decreto ministeriale 28 giugno 2007, decreto ministeriale 7 ottobre 2008 e contratto di programma), che stabilisce i vincoli ai quali deve attenersi nella distribuzione dei propri punti dì presenza sul territorio nazionale e nella rimodulazione degli orari di servizio.

Poste italiane ha, infine, precisato che nella Regione Basilicata è stato avviato, negli scorsi mesi, un confronto con le autorità locali interessate, fra cui la Regione Basilicata e l'ANCI, sulla base del precedente tavolo di lavoro istituito nel 2005, al fine di convogliare in un'unica sede di discussione le istanze relative al servizio postale nel territorio lucano.

Il Ministero dello sviluppo economico, sempre attento alle problematiche che possono verificarsi nell'importantissimo settore postale ha, quindi, posto e continuerà a porre in atto, tramite gli organi locali preposti, quanto di propria competenza nell'assicurare una attenta vigilanza al fine di garantire il rispetto degli obblighi connessi allo svolgimento del servizio universale, al fine di evitare disagi sia ai cittadini che alle aziende del territorio lucano.

LATRONICO (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LATRONICO (PdL). Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Viceconte per la risposta all'interrogazione dell'aprile 2009, che muoveva dalla preoccupazione che c'era in terra di Basilicata per una riorganizzazione del servizio di Poste italiane che, a detta di alcuni, avrebbe determinato un indebolimento della rete di servizio sul territorio, con un ridimensionamento sia degli uffici che del servizio.

Sono soddisfatto della puntuale documentazione con cui il Ministero dello sviluppo economico rassicura, mio tramite, ovviamente, circa la presenza del servizio di Poste italiane sul territorio lucano, soprattutto per l'impegno che il Governo assume affinché ci sia una continua vigilanza e si dia corso al tavolo unico con la Regione e gli enti locali. Questo, perché un servizio così decisivo per una Regione le cui comunità sono polverizzate in un vastissimo territorio possa essere guardato e implementato, certamente ispirandosi, ovviamente, a criteri di razionalizzazione delle risorse, degli strumenti e degli uomini, ma senza disarticolare i servizi, atteso che le Poste spesso svolgono in queste comunità servizi anche di banca per la presenza del servizio postale in molte microrealtà.

Colgo l'occasione per ribadire il ringraziamento al sottosegretario Viceconte e al Governo e per richiamare l'Esecutivo all'esigenza di adoperarsi affinché sia riattivato il tavolo tra Poste italiane, governo regionale e autonomie locali per cercare di implementare la capillare presenza di Poste italiane, anche in virtù della nuova missione che intende ricoprire anche nella prospettiva della Banca per il Mezzogiorno, dei servizi bancari a sostegno della microimpresa e del piccolo credito: missione che sembrerebbe attestarsi sulla futura attività che Poste italiane si accinge a svolgere.

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-01582 sulla crisi di Fincantieri e iniziative in favore dell'industria cantieristica italiana.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

VICECONTE, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, la cantieristica è il comparto che presenta il più elevato e il più articolato grado d'interrelazione con il resto del sistema produttivo nazionale, il che le conferisce un valore strategico di rilievo, proprio perché essa si configura come una delle poche branche industriali italiane in grado di competere con forza ed efficienza sui mercati internazionali.

Nel 2009 il forte impatto negativo della crisi globale di fine 2008 ha colpito in misura superiore alla attese il settore della navalmeccanica.

Tale crisi ha determinato, infatti, un significativo rallentamento dei traffici marittimi, con una riduzione del 10 per cento nel 2009 rispetto al 2008, cui si è accompagnato un crollo degli ordini per nuove unità navali a livello mondiale e la cancellazione di ordini già emessi.

La riduzione della domanda di nuove unità navali nel 2010 è stata drastica, con un calo degli ordini del 71 per cento rispetto al 2008 e dell'86 per cento rispetto al 2007.

Ciò ha determinato un livello degli ordinativi attestatosi ai minimi storici rispetto alla crisi della metà degli anni '80.

La contrazione risulta evidente in termini di valore degli investimenti in nuove navi, che nel 2009 sono diminuiti dell'88 per cento rispetto al 2008.

Tale andamento sta determinando un riassetto del settore della navalmeccanica, costringendo numerosi player al ridimensionamento strutturale o alla chiusura, con forti tagli ed un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali che vanno ad impattare su più del 20 per cento dell'occupazione del settore.

Si segnala che, a oggi, a livello europeo sono stati persi circa 40.000 posti di lavoro nel comparto citato.

La situazione attuale, inoltre, ha portato alcuni operatori alla riconversione dei propri stabilimenti, come nel caso del cantiere tedesco Nordseewerke, che ha orientato la produzione verso la costruzione di componenti per parchi eolici offshore, con inevitabili ricadute negative sui livelli occupazionali.

Altri player versano in estrema difficoltà in quanto si ritrovano senza commesse o con portafogli ordini esigui, come nel caso della cantieristica turca, con la quasi totalità dei cantieri che esaurirà il carico di lavoro entro il 2011.

In altri casi si registrano situazioni in cui le società si trovano in uno stato d'insolvenza o sono state messe in vendita dallo Stato (come, ad esempio, in Croazia e Polonia).

In merito alla situazione di Fincantieri, a giugno 2010, sono stati perfezionati due nuovi ordini per la costruzione di navi da crociera, commissionate dalla Carnival, il più grande operatore del settore.

La situazione appare molto critica per quanto riguarda la costruzione dei traghetti e dei mega-yacht, rispetto ai quali il mercato globale è ancora fermo.

Tale stato di cose si riflette sull'operatività di alcuni siti produttivi di Fincantieri, in particolare quelli di Castellammare di Stabia, di Palermo e di Ancona, dove nell'ultimo periodo si è fatto ampio ricorso alla cassa integrazione.

Per sostenere la ripresa del settore, in particolar modo nei cantieri in maggiore difficoltà, il 18 dicembre 2009 è stato firmato un accordo tra Ministero dello sviluppo economico, Fincantieri e le istituzioni locali, che riassume gli impegni di tutti i sottoscrittori dell'accordo.

In particolare, si fa presente che per le due navi della capitaneria di porto è in corso di espletamento la gara di aggiudicazione, premesso che, in fase di prequalifica, Fincantieri è risultata essere l'unica società qualificata per accedere al bando di gara, mentre per il finanziamento di due navi multiruolo, l'articolo 4 del decreto-legge n. 40 del 2010 permette lo stanziamento necessario per l'avvio di tale programma oltre che per l'avvio delle attività in altri settori ritenuti di grande rilevanza per lo sviluppo del Paese.

Per quanto riguarda, infine, l'adeguamento infrastrutturale dei siti produttivi di Fincantieri, sono stati attivati specifici tavoli tecnici con le Regioni e gli enti locali interessati, per definire gli investimenti necessari alla loro realizzazione.

Si segnala che il Ministero dello sviluppo economico ha l'obiettivo di consolidare il sistema produttivo italiano, orientando il sistema di incentivazione alle imprese che consentono di mantenere sul territorio nazionale le attività a maggior valore aggiunto e meno aggredibili dalla concorrenza internazionale.

In questa direzione si è orientato il Programma industria 2015 e, in particolare, il Progetto sulla mobilità sostenibile, che ha destinato circa 200 milioni di euro a questa finalità.

Attraverso il citato bando sono stati assegnati circa 2,6 milioni di euro a due progetti in cui Fincantieri è capofila. Questi riguardano investimenti innovativi sui sistemi d'impianti di bordo e sullo sviluppo di un nuovo vaporetto con trazione elettrica a fuel cell.

Per ciò che attiene alle azioni connesse con il Programma industria 2015, le risorse ad esse destinate sono confluite, come noto, nel fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale, istituito presso la Presidenza del Consiglio.

Qualora, fatte salve le esigenze di contenimento della spesa pubblica, si rendessero disponibili ulteriori risorse, il Governo, come ha già fatto, individuerà i possibili finanziamenti infrastrutturali necessari allo sviluppo delle iniziative del settore.

Infine, si segnala che gli strumenti finanziari e assicurativi per l'internazionalizzazione applicati nel nostro Paese sono regolati dagli accordi internazionali concordati in sede OCSE, il cosiddetto Consensus, in forza del quale vengono applicate le stesse condizioni agevolative a tutte le imprese esportatrici dei Paesi aderenti a detto accordo.

Per quanto concerne la Fincantieri spa, si fa presente che detta azienda, nel periodo 2005-2010, ha beneficiato, per 12 operazioni riguardanti la fornitura di navi, dell'intervento pubblico, a valere sul Fondo n. 295 del 1973 (sostegno dei crediti all'export nella forma di contributo agli interessi).

Si tratta di commesse acquisite in Paesi diversi (Panama, Bermuda, Finlandia, Regno Unito, Cipro e Isole Marshall), che prevedevano condizioni di pagamento dilazionato a fronte delle quali la società Fincantieri ha usufruito del sostegno statale previsto per la stabilizzazione del tasso, su un credito capitale complessivo di oltre 3 miliardi di euro.

Il Governo e, in particolare, il Ministero dello sviluppo economico hanno seguito e continueranno a seguire con grande attenzione l'evolversi della situazione, con riferimento sia alle commesse internazionali, che a quelle nazionali, e per tale motivo riconvocherà un tavolo per il 28 ottobre prossimo con Fincantieri, le parti sociali e le istituzioni locali interessate.

ARMATO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ARMATO (PD). Signor Presidente, voglio ringraziare il Sottosegretario di essere qui a rappresentare il Governo e anche il Ministero competente, che non è qui stasera. Ringraziamo il Sottosegretario anche per le informazioni che ha dato, che però, mi permetta di dire, non ci tranquillizzano, e credo non tranquillizzeranno, per ora, neanche i lavoratori dei tanti cantieri, dei tanti stabilimenti che in Italia interessano numerosi siti e città, da Trieste a Castellammare di Stabia, a Marghera, a Sestri Levante e Sestri Ponente, a Muggiano, ad Ancona, a Palermo, e riguardano 8.500 addetti ed oltre 18.000 persone che lavorano nell'indotto e nei servizi esternalizzati.

Certo, la crisi che lei ci ha rappresentato, che il Governo ci ha raccontato è nota a tutti e negli ultimi anni si è effettivamente aggravata. Tuttavia, vorrei sottolineare che, dopo l'accordo a cui lei faceva riferimento, quello del 18 dicembre 2009, l'allora Ministro dello sviluppo economico aveva assicurato un impegno straordinario ed un sostegno finanziario a tante iniziative commerciali di Fincantieri, attraverso commesse pubbliche e la loro immediata cantierabilità.

Malgrado questo, e sebbene lo stesso amministratore delegato della Fincantieri, in un'audizione svolta qualche mese fa in 10a Commissione, abbia evidenziato la solidità del bilancio della società e abbia confermato - in caso di acquisizione di nuove commesse - l'impegno a mantenere l'attuale assetto produttivo e la volontà di ripartire equamente i carichi di lavoro su tutti i cantieri (in particolare, a una mia specifica domanda, rispose che il cantiere di Castellammare non verrà mai chiuso), la verità è che i cantieri sono in grande difficoltà. C'è la cassa integrazione in tanti di essi e gli operai vivono una situazione di grave incertezza, per un futuro che appare buio, tant'è vero che sia quelli di Castellammare che quelli di Genova - è di oggi la notizia - si sono rivolti direttamente al Presidente della Repubblica per avere una risposta positiva in ordine alle loro esigenze di occupazione e di lavoro. Finora, però, non c'è stata alcuna risposta di questo tipo.

Per quanto riguarda la Fincantieri in Liguria, a Riva Trigoso c'è l'unico cantiere militare, che è all'avanguardia e potrebbe anche aumentare i propri ordini. In quel cantiere, trovano occupazione circa 2.000 persone: quindi, se venisse trasferito - come è stato detto - a Muggiano, oltre a perdere un sito produttivo ben funzionante e ottime qualifiche operaie, si andrebbe a minare un territorio.

Chiediamo inoltre quali nuove commesse si intenda assegnare al cantiere di Palermo, per impedire che d'un tratto questo si blocchi per assenza di lavoro, e se gli investimenti promessi, specialmente in innovazione tecnologica, si faranno o non si faranno.

Insomma, sul piano che prevede un ridimensionamento netto dei posti di lavoro, annunciato, poi smentito e successivamente di nuovo annunciato, si può fare chiarezza?

Lei, giustamente, dice che la cantieristica per il nostro Paese ha un valore strategico, ed è vero. Se tale settore ha questo valore strategico, allora il 28 ottobre si diano le garanzie richieste. Ad esempio, per quel che riguarda Castellammare, si preveda il finanziamento - previsto alcuni anni fa - della costruzione del bacino di carenaggio. Non ci si fermi alla proposta del Governo di assegnare la commessa per la costruzione di due battelli militari, che darebbe lavoro soltanto per pochi mesi, ma si apra effettivamente un tavolo istituzionale e si arrivi - lo ripeto - alla realizzazione del bacino e all'aumento delle commesse.

PRESIDENTE. Lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.

Per un'informativa urgente del Governo sulle proteste in atto a Terzigno

ARMATO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ARMATO (PD). Signor Presidente, mentre noi parliamo, a Terzigno accadono fatti da vera e propria guerra: forze di polizia aggredite, manifestanti feriti. La questione rifiuti vive di nuovo un momento drammatico.

Non voglio entrare nel merito, ma le domando, signor Presidente, di farsi carico di chiedere al Governo, in particolare al ministro Maroni e al ministro Prestigiacomo, che ha fatto anche delle affermazioni molto dure da questo punto di vista, di venire al più presto in Aula a riferire sui gravissimi fatti di Terzigno. Noi saremo qui anche nelle prossime ore.

PRESIDENTE. Senatrice Armato, la Presidenza prende atto della sua richiesta.

In attesa degli esiti della Conferenza dei Capigruppo, sospendo la seduta.

(La seduta, sospesa alle ore 17,53, è ripresa alle ore 18,18).

Presidenza della vice presidente MAURO

Sui lavori del Senato
Commissioni permanenti, autorizzazione alla convocazione

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Conferenza dei Capigruppo, riunitasi questa mattina, con prosieguo nel pomeriggio, ha approvato modifiche e integrazioni al calendario della prossima settimana e definito il calendario della settimana successiva fino al 5 novembre.

Alla luce dell'andamento dei lavori sul disegno di legge di riforma della professione forense e preso atto del favorevole orientamento dei Presidenti dei Gruppi parlamentari per un migliore approfondimento del testo, la Presidenza ha disposto, ai sensi dell'articolo 100, comma 11, del Regolamento, il rinvio alla Commissione giustizia di tutti gli articoli accantonati e di quelli tutt'ora da discutere e dei relativi emendamenti.

La Commissione giustizia è invitata a convocarsi fin dalla giornata di lunedì prossimo ed è in ogni caso autorizzata a riunirsi la prossima settimana, anche durante le sedute dell'Assemblea, nelle fasi che non prevedono votazioni, al fine di riferire alla stessa Assemblea su un testo approfondito fin dalla seduta pomeridiana di martedì 2 novembre.

Per quanto riguarda i lavori della prossima settimana, nella seduta pomeridiana di martedì 26 ottobre saranno discusse le mozioni sulla Politica agricola comune.

Nella seduta antimeridiana di mercoledì 27 saranno poste all'ordine del giorno ratifiche di accordi internazionali definite dalle Commissioni, inclusa la Convenzione di Lanzarote sugli abusi sui minori. Per quest'ultimo provvedimento gli emendamenti dovranno essere presentati entro le ore 13 di martedì 26.

A partire dal pomeriggio di mercoledì 27, 1'Assemblea esaminerà proposte di risoluzione riferite ai Regolamenti in corso di esame presso la Commissione bilancio sul rafforzamento delle procedure di sorveglianza e coordinamento delle politiche economiche europee. Tale dibattito assorbirà anche l'esame della mozione Rutelli ed altri in materia di politica economica.

Gli emendamenti ad eventuali nuovi testi sulla riforma della professione forense, che dovranno essere definiti dalla Commissione giustizia non oltre la mattina di venerdì 29 ottobre, dovranno essere presentati all'Assemblea entro le ore 13 di sabato 30. L'esame del disegno di legge avrà inizio in Aula dal pomeriggio di martedì 2 novembre e proseguirà nelle sedute successive per concludersi entro la fine della settimana utilizzando, se necessario, anche la seduta antimeridiana di venerdì 5 novembre. I tempi di esame saranno ripartiti tra i Gruppi.

Calendario dei lavori dell'Assemblea

PRESIDENTE. La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi a conclusione della seduta antimeridiana di oggi, con la presenza dei Vice presidenti del Senato e con l'intervento del rappresentante del Governo, ha adottato - ai sensi dell'articolo 55 del Regolamento - modifiche ed integrazioni al calendario corrente e il nuovo calendario dei lavori dell'Assemblea fino al 5 novembre 2010:

Martedì

26

ottobre

pom.

h. 16,30-20,30

- Mozioni sulla politica agricola comunitaria (martedì 26, pom)

- Ratifiche di accordi internazionali definite dalla Commissione esteri

- Disegno di legge n. 1969 - Convenzione di Lanzarote sugli abusi sui minori (Approvato dalla Camera dei deputati)

- Proposte di risoluzione relative a schemi di Regolamenti comunitari su procedure di sorveglianza e coordinamento delle politiche economiche europee e connessa mozione n. 314, Rutelli ed altri, sulla politica economica (da mercoledì 27, pom.)

Mercoledì

27

"

ant.

h. 9,30-13,30

"

"

"

pom.

h. 16,30-20,30

Giovedì

28

"

ant.

h. 9,30-14

Giovedì

28

ottobre

pom.

h. 16

- Interpellanze e interrogazioni

Gli emendamenti al disegno di legge n. 1969 (Convenzione di Lanzarote) dovranno essere presentati entro le ore 13 di martedì 26 ottobre.

Gli emendamenti ad eventuali nuovi testi definiti dalla 2a Commissione permanente sul disegno di legge n. 601 (Riforma professione forense), a seguito del rinvio ai sensi dell'articolo 100, comma 11, del Regolamento, dovranno essere presentati entro le ore 13 di sabato 30 ottobre.

Martedì

2

novembre

pom.

h. 16,30-20,30

- Seguito disegni di legge nn. 601 e connessi - Riforma professione forense

Mercoledì

3

"

ant.

h. 9,30-13,30

"

"

"

pom.

h. 16,30-20,30

Giovedì

4

"

ant.

h. 9,30-14

"

"

"

pom.

h. 16

Venerdì

5

"

ant.

h. 9,30
(se necessaria)

I tempi per il seguito della discussione del disegno di legge n. 601 (Riforma professione forense) saranno ripartiti tra i Gruppi al fine di consentire il voto finale sul provvedimento non oltre la seduta antimeridiana di venerdì 5 novembre.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per la seduta di martedì 26 ottobre 2010

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi in seduta pubblica martedì 26 ottobre, alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 18,21).