premesso che:
il settore dell'editoria nel nostro Paese è investito da una crisi molto pesante, la più grave dall'ultimo dopoguerra: oltre 90 testate, tra quotidiane e periodiche, sociali, di organizzazioni culturali, non profit, politiche, edite e diffuse all'estero e tante aziende dell'emittenza locale sono sull'orlo della chiusura;
la prospettiva è drammatica; si perderebbero circa 4.500 posti di lavoro, tra giornalisti e poligrafici, senza contare le conseguenze che ricadrebbero sugli enti di previdenza del settore; il sistema italiano dell'informazione non sarebbe più come prima; scomparirebbero testate giornalistiche anche storiche e di grande valore culturale; sarebbe più povero il dibattito politico, marginalizzato dalla precarietà, se non chiusura dei giornali di partito; sarebbero spente tante voci che raccontano la vita delle comunità locali; il pluralismo riceverebbe un colpo durissimo ed i cittadini sarebbero privati di una parte importante degli strumenti di informazione e di conoscenza;
lo scorso mese di febbraio 2010 il Senato, con due ordini del giorno, ha impegnato il Governo a prorogare, almeno fino al 1° gennaio 2012, il diritto soggettivo ed a presentare entro il 30 giugno un disegno di legge per la riforma dell'editoria e il 10 marzo 2010 la VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) della Camera ha subordinato, con voto unanime, il parere favorevole allo schema di decreto recante misure di semplificazione e riordino della disciplina di erogazione dei contributi all'editoria alle seguenti condizioni: a) ristabilimento, nelle more della riforma del settore, del diritto soggettivo, b) stanziamento delle risorse necessarie a coprire il fabbisogno per l'erogazione dei contributi diretti, c) ripristino dei contributi per i giornali editi e diffusi all'estero nonché all'emittenza locale;
alcune associazioni del settore nel corso di una conferenza stampa tenuta il 5 ottobre in Senato hanno avanzato delle proposte per reperire le risorse necessarie che non incidono affatto sui conti pubblici,
impegna il Governo a tenere conto di tali proposte e a dare attuazione alle richieste del Senato, contenute negli ordini del giorno citati, e al citato parere reso dalla Commissione cultura della Camera.
(1-00326)