POLI BORTONE (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POLI BORTONE (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Signor Presidente, interverrò brevemente, perché non farò l'intervento che mi ero ripromessa di svolgere e rispetto al quale avevo cercato di studiare questa Decisione nei suoi contenuti. Avrei parlato della pressione fiscale intorno al 43 per cento, della disoccupazione giovanile altissima, delle tante povertà, nuove e vecchie, delle quali ha parlato la Caritas in un intervento pregevole dei giorni scorsi, delle difficoltà delle famiglie, dell'assenza di un impegno per il famoso quoziente familiare e di un eventuale impegno per tutti i settori dello sviluppo, non certamente dell'assistenza, o di quelli che sarebbero potuti essere gli interventi del Governo prima ancora dell'attuazione del federalismo fiscale.
Oggi però è accaduto qualcosa di molto più importante in quest'Aula, che ha avuto una valenza politica ancora più forte dei contenuti della Decisione stessa. Da un lato, devo rilevare che - e di questo ringrazio tutti i colleghi - il Parlamento, questo Senato, ha cercato di ritagliarsi un suo ruolo, di ritrovare una sua dignità, pur nella disattenzione totale del Governo e ha cercato di convergere, con molta buona volontà, rispetto ad indicazioni ed indirizzi. Ci rendiamo perfettamente conto che l'emendamento approvato, e concordato preventivamente, è più che altro di principio: vuole essere semplicemente un richiamo al Governo affinché non venga soltanto a ripeterci parole che abbiamo già ascoltato nel 2000, nel 2005, nel 2006, nel 2008 ed ancora una volta nel 2010, ma si assuma realmente la responsabilità di portare avanti gli impegni enunciati nelle diverse sedi. L'aver affermato che ci si vuole impegnare prioritariamente per il Mezzogiorno sul tema delle infrastrutture e della fiscalità di vantaggio è indubbiamente un fatto che ha una sua rilevanza di principio, ma che deve essere tradotto in atti.
L'andamento di questa seduta evidenzia, da un lato, l'attivismo dei senatori, che hanno cercato di convergere su una questione di principio, su un fatto di indirizzo e, dall'altro, il silenzio totale del Governo, che ci ha gettati nello sgomento, in una situazione di grande difficoltà. Noi oggi ci saremmo aspettati - senza conflitti e senza tensioni, ma semplicemente nell'ottica di ristabilire un rapporto corretto tra Governo e Parlamento - che il Governo proponesse una nota aggiuntiva alla Decisione di finanza pubblica, così come è previsto dalla legge n. 196 del 2009, oppure che ci desse delle indicazioni anche temporali abbastanza cogenti, spiegandoci quando e come avremmo potuto vedere riflesso nella realtà ciò che abbiamo voluto indicare in un mero emendamento di indirizzo.
Tutto ciò ci lascia decisamente sconcertati, e ci dispiace molto dover registrare ancora una volta questa voluta disattenzione - evito di parlare di arroganza, perché la parola sarebbe forse troppo forte - da parte del Governo nei riguardi del Senato; una disattenzione che onestamente, come rappresentanti del popolo italiano, ci dispiace e ci addolora fino in fondo.
Approfittiamo della presenza, sia pure silenziosa, del Governo per ricordargli che deve recarsi in Europa ed affrontare un semestre europeo. Ricordo ciò che avvenne prima ancora del 2000, quando già due anni prima di Agenda 2000 si cominciò a discutere di tutti i settori di interesse. Immagino che la collega Garavaglia, parte attiva in quella vicenda, ricorderà bene il contributo, in termini di presenza, di indirizzo e di condivisione. È evidente che, quando si è presenti in un ambito europeo, non si possono portare i conflitti interni presenti nel proprio Paese, ma bisogna piuttosto esprimere il più possibile una visione unitaria rispetto ai progetti di maggior rilievo.
Non so cosa andrete a raccontare per il semestre europeo, tenuto conto che il Parlamento - oggi siamo alla metà di ottobre - non è stato ancora minimamente coinvolto rispetto ad alcuno dei segmenti di interesse in discussione presso il Parlamento europeo, che pure sono veramente tanti. Parlare della flessibilità del Patto di stabilità, così come di una eventuale revisione della Politica agricola comune, delle tematiche dell'energia e di come vengano declinate all'interno di una Nazione, non è indubbiamente cosa da poco.
Riguardo ad argomenti concernenti una verifica della Strategia di Lisbona o i passi avanti compiuti sull'occupazione, un'analisi delle cause della disoccupazione, il debito pubblico che continua ad aumentare, un sistema dei controlli che continua a non esistere, le verifiche su come vengono spesi i denari dei fondi comunitari, ci piacerebbe essere coprotagonisti; non protagonisti, per carità: ci rendiamo infatti conto che spetta al Governo e alla maggioranza assumersi le proprie responsabilità anche nei riguardi dell'Europa. Ciò non toglie che esiste un Parlamento rispetto al quale, come avviene in un'Europa in cui intervengono le codecisioni, anche noi gradiremmo che il ruolo di Camera e Senato fosse quantomeno dignitoso.
Pertanto, Presidente, restiamo in attesa del momento in cui il Governo troverà il luogo, il modo e le formule giuste per dare sostanza a quell'emendamento che è stato poco fa approvato e pertanto non partecipiamo al voto. (Applausi della senatrice Garavaglia Mariapia).