FINOCCHIARO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FINOCCHIARO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, credo che, alla luce della discussione odierna e dei molti interventi svolti, emerga con tutta evidenza il fatto che non possiamo contribuire al voto su questo testo, peraltro modificato come avevamo ipotizzato dall'emendamento concordato con il Governo. Infatti, questo voto radica l'illegittimità del disegno di legge di stabilità ed umilia il Senato della Repubblica.
Ad umiliarlo contribuisce il silenzio del Governo, a mio avviso del tutto insensato, ma prima ancora l'atteggiamento pilatesco della Presidenza del Senato, perché non è l'opposizione, non è il nostro Gruppo... (Commenti dal Gruppo PdL).
PRESIDENTE. Scusi un attimo, presidente Finocchiaro. Colleghi, per cortesia, stiamo arrivando alla fine di un dibattito importante.
FINOCCHIARO (PD). Credo che la valutazione che ne fanno sia un'altra, Presidente.
Come dicevo, non è l'opposizione, e non è il nostro Gruppo, a non essere stata garantita: non è stato garantito il Senato, il suo ruolo, la sua autonomia, le sue attribuzioni e la sua stessa autorevolezza.
Ci dispiace per il collega Viespoli, che credevamo conquistato alle ragioni della democrazia parlamentare, che vediamo arreso di fronte a una convenienza che, conoscendo la volatilità degli impegni assunti dal presidente Berlusconi, gli si svelerà presto del tutto effimera.
Sono queste le ragioni essenziali, corredate dalle molte con le quali oggi ci siamo espressi in quest'Aula, per le quali non parteciperemo al voto e per le quali il mio Gruppo lascerà l'Aula del Senato. (Applausi dal Gruppo PD. I senatori del Gruppo PD abbandonano l'Aula. Commenti dal Gruppo PdL).