dopo quasi due mesi dalla singolare morte di Daniele Franceschi, avvenuta nel carcere di Grasse nel sud della Francia, la stampa francese comincia ad interrogarsi sul caso;
come si legge su un articolo del 18 ottobre pubblicato su "la Repubblica", «Libération parla del giovane italiano morto nella prigione di Grasse, "la città dei profumi". Il quotidiano racconta della lettera inviata a Carla Bruni dalla madre del ragazzo, Cira Antignano, che chiede aiuto alla première dame, ma riprende anche le molte zone d'ombra di questa vicenda, finora praticamente ignorata a Parigi e dintorni. La ricostruzione di Libération lascia intendere che, come minimo, dovranno essere chiarite le circostanze in cui un essere umano di 36 anni, senza apparenti problemi di salute, muore in poche ore per un presunto arresto cardiaco. La testimonianza di Gilles, il compagno di cella di Franceschi, lascerebbe pensare a un'omissione di soccorso, scrive il giornale. Ma nell'articolo si parla anche di possibili maltrattamenti denunciati da Franceschi prima di morire e convalidati poi dalle condizioni in cui la salma è stata restituita alla famiglia. Le autorità francesi hanno amputato il corpo di Franceschi di diversi organi. Per settimane, la madre non ha potuto vedere la salma. Quando il corpo è arrivato in Italia, appena quattro giorni fa, ha scoperto insieme al medico legale una frattura del naso, mai refertata. Molti dubbi e sospetti da chiarire, conclude il giornale, che annuncia nuovi risultati clinici dell'autopsia ordinata dalla procura. "Andremo avanti per sapere se sono stati commessi degli errori nel trattamento di questo detenuto" spiega il procuratore di Grasse, Michel Cailliau, responsabile delle indagini. "Non ho l'abitudine di prendere alla leggera una morte che avviene in prigione" aggiunge Cailliau. L'arresto cardiaco, dice, "rimane comunque l'ipotesi più accreditata"»;
si legge ancora sull'articolo di "la Repubblica": «La tensione intorno a questo caso sta salendo. Tanto che altre fonti della procura di Grasse cercano di minimizzare, dicendo a Libération che si tratta solo di "una campagna stampa". Sarà, ma intanto importanti associazioni francesi che lottano contro gli abusi in prigione si stanno mobilitando. Il breve arresto di Cira Antignano mercoledì 13 ottobre davanti alla prigione di Grasse è sembrato una "vergogna" a Milko Paris, Presidente di Ban Public, che si batte da oltre dieci anni per fare luce sulle "morti sospette" in carcere. Gli avvocati della famiglia Franceschi saranno presto a Parigi, dove incontreranno i responsabili delle associazioni per avviare la richiesta di un'indagine indipendente. Anche il settimanale Le Point, vicino alla maggioranza, ha pubblicato ieri sul suo sito la lettera-appello a Carla Bruni Sarkozy, diffusa sabato scorso da Repubblica. "Questa madre vuole sapere la verità" spiega Le Point, ricapitolando i molti punti oscuri della ricostruzione ufficiale»;
considerato che:
il 13 ottobre 2010, la mamma di Daniele Franceschi, che era andata in Francia per avere spiegazioni sulla misteriosa morte del figlio, è stata picchiata dalla polizia francese, gettata a terra e arrestata insieme alla cognata, solo perché protestava davanti al carcere di Grasse per vedere per l'ultima volta suo figlio e per avere giustizia. La madre di Daniele, malmenata e maltrattata dai "gendarmi", avrebbe riportato una sospetta frattura di alcune costole;
come si legge su un articolo pubblicato sul blog "Freedom, libertà di parola", «la signora Cira mercoledì, davanti al carcere di Grasse, durante una colluttazione avuta con alcuni gendarmi che le volevano strappare un cartello di protesta ("Me lo avete ucciso due volte"), ha riportato lesioni a tre costole. "Mi hanno picchiata solo perché chiedevo giustizia", racconta. "Un gendarme mi ha spinto a terra, un altro mi ha presa a calci. Poi mi hanno portato in galera, come una delinquente. Meno male che è intervenuto il console italiano a Nizza e allora mi hanno rilasciato dopo tre ore". Insieme alla signora Cira anche la cognata Maria Grazia, anche lei arrestata e poi rilasciata. Il feretro di Daniele Franceschi, arrestato in Francia per una storia di carte di credito irregolari, è stato trasferito all'ospedale Versilia di Lido di Camaiore dove è stato sottoposto a un primo accertamento autoptico. (...) La famiglia di Daniele è convinta che la morte del giovane non sia da attribuire a "cause naturali" come sostengono le autorità francesi. "L'hanno lasciato morire solo come un cane in una cella di un carcere straniero", ricorda mamma Cira, "e a me, che sono la madre, me l'hanno detto dopo due giorni". La donna ricorda gli ultimi giorni drammatici della morte del figlio. "Dal carcere Daniele mi aveva scritto alcune lettere terribili", racconta la donna. "Aveva paura, mi raccontava che odiavano gli italiani, si sentiva minacciato. Mamma ci trattano peggio delle bestie, mi aveva scritto. E un mese fa, subito dopo l'arresto, era stato colpito dalla febbre, forse un virus. Febbre a 41, ma nessuno lo aveva curato o aiutato. Lo accusavano di non voler lavorare, con lui ce l'avevano guardie e gli altri detenuti, ma nessuno l'ha aiutato". Daniele è morto il 25 agosto 2010. Nel certificato di morte, firmato dal medico del carcere alle 17,30 si parla genericamente di arresto cardiaco. Secondo il racconto dei familiari, Daniele, un verniciatore e carpentiere, separato, padre di una bambino di 9 anni, aveva accusato forti dolori al petto alle 13,30. Aveva chiesto aiuto alle guardie che lo avevano accompagnato in infermeria, ma dopo un elettrocardiogramma lo avevano chiuso nuovamente nella sua cella da solo. Una decisione ritenuta quanto meno azzardata. "Se il ragazzo aveva accusato un malore e c'era il sospetto di problemi cardiaci", denuncia l'avvocato Lasagna, "doveva essere ricoverato in infermeria o quanto meno chiuso in una cella con altri detenuti che avrebbero potuto aiutarlo e, in caso di malore, dare l'allarme"»,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni del silenzio del Governo italiano rispetto ad una morte assurda di un italiano in un carcere francese nel sud della Francia, a pochi chilometri dal confine italiano;
se per il Governo italiano esistano morti di serie "A" degni di interesse ed attenzione, e morti di serie "B", che possono essere oltraggiati anche dopo la morte, come risulta dai resti del cadavere amputato di diversi organi, rendendo così difficile un'autopsia in Italia e l'esatta ricostruzione del decesso;
quali siano le ragioni che hanno indotto le autorità francesi a deturpare il cadavere ed a nascondere la verità, nel disinteresse del Governo italiano e del ministero degli Affari esteri in particolare, che non hanno assunto iniziative per difendere la dignità di un cittadino italiano;
se il Governo, che fa sentire la sua voce per incidenti meno gravi, non intenda attivarsi al fine di chiarire le cause della morte ancora oscure, la ricostruzione fedele dell'accaduto, le ragioni reali per le quali le autorità francesi, nonostante le rassicurazioni offerte al consolato italiano, non abbiano conservato il corpo di Franceschi, per far eseguire la seconda autopsia e poter riscontrare le dichiarazioni del medico del carcere di Grasse, che ha certificato un generico "arresto cardiaco";
se nella misteriosa morte di Daniele Franceschi non vi sia stata omissione di soccorso da parte di coloro che nel carcere di Grasse dovevano garantire la sicurezza di un cittadino italiano, e se gli interventi diplomatici avvenuti solo nei giorni scorsi non siano stati tardivi;
quali misure urgenti intenda intraprendere per garantire l'incolumità e la sicurezza dei cittadini italiani all'estero, per evitare che in futuro possano ripetersi casi come quello della morte in carcere di un cittadino italiano, accusato di aver falsificato carte di credito.
(4-03865)