Allegato B
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Battaglia, Benedetti Valentini, Caliendo, Castelli, Ciampi, Davico, Dell'Utri, Dini, Donaggio, Giovanardi, Mantica, Mantovani, Oliva, Palma, Pera, Ramponi, Scarabosio e Viceconte.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti e Cabras, per attività di rappresentanza del Senato; Esposito, per attività della 4a Commissione permanente; Giaretta e Russo, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa - UEO; Gamba, per attività dell'Assemblea parlamentare NATO.
Commissioni permanenti, trasmissione di documenti
In data 14 ottobre 2010, è stata trasmessa alla Presidenza una risoluzione - approvata nella seduta del 13 ottobre 2010 dalla 14a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea), ai sensi dell'articolo 144, commi 1 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento del Consiglio sull'estensione del campo di applicazione del regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul trasporto transfrontaliero professionale su strada del contante in euro tra gli Stati membri dell'area dell'euro (COM (2010) 376 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, il predetto documento è stato trasmesso al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati (Doc. XVIII, n. 55).
In data 14 e 15 ottobre 2010 sono state trasmesse alla Presidenza due risoluzioni:
dalla 14a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea), approvata nella seduta del 14 ottobre 2010 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1, 5 e 6, del Regolamento - sulla proposta di regolamento (UE) del Consiglio sul regime di traduzione del brevetto dell'Unione europea (COM (2010) 350 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 16);
dalla 14a Commissione permanente (Politiche dell'Unione europea), approvata nella seduta del 15 ottobre 2010 - ai sensi dell'articolo 144, commi 1, 5 e 6, del Regolamento - sulla proposta modificata di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica del Regolamento (CE) n. 708/2007 relativo all'impiego in acquacoltura di specie esotiche e di specie localmente assenti (COM(2010) 393 definitivo) (Doc. XVIII-bis, n. 17).
Ai sensi dell'articolo 144, comma 2, del Regolamento, i predetti documenti sono stati trasmessi al Presidente del Consiglio dei ministri e al Presidente della Camera dei deputati.
Disegni di legge, trasmissione dalla Camera dei deputati
Ministro affari esteri
(Governo Berlusconi-IV)
Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 9 marzo 1948, n. 812, recante nuove norme relative all'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana (2384)
(presentato in data 15/10/2010 );
C.3624 approvato da 3° Aff. Esteri.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatori Perduca Marco, Poretti Donatella
Disposizioni per l'istituzione dell'Osservatorio nazionale sull'uso del suolo (2381)
(presentato in data 14/10/2010 );
senatori Perduca Marco, Poretti Donatella
Disposizioni per il censimento e il recupero di immobili pubblici inutilizzati e per la loro destinazione a fini di edilizia sociale (2382)
(presentato in data 14/10/2010 );
senatori Perduca Marco, Poretti Donatella
Esenzione del pagamento delle forniture di energia elettrica in favore delle famiglie con i figli in condizioni di estremo disagio economico (2383)
(presentato in data 14/10/2010 );
senatori Giambrone Fabio, Belisario Felice, Caforio Giuseppe, Carlino Giuliana, Di Nardo Aniello, Lannutti Elio, Pardi Francesco, Pedica Stefano
Norme per l'istituzione di un'area contrattuale specifica per il comparto della scuola nonché del Consiglio superiore della docenza, e altre disposizioni in materia di organizzazione scolastica (2385)
(presentato in data 15/10/2010 );
senatore Berselli Filippo
Interpretazione autentica dell'articolo 165, comma 1, del codice di procedura civile in materia di abbreviazione dei termini di costituzione nelle cause di opposizione a decreto ingiuntivo (2386)
(presentato in data 18/10/2010 );
DDL Costituzionale
senatori Ceccanti Stefano, Ichino Pietro
Indizione di un Referendum deliberativo sulle leggi elettorali per la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica (2387)
(presentato in data 18/10/2010 ).
Governo, trasmissione di atti e documenti
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 4 ottobre 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 2, quinto comma, della legge 4 agosto 1990, n. 240, la relazione sullo stato di attuazione del Piano quinquennale degli interporti.
Il predetto documento é stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente (Atto n. 487).
Con lettere in data 11 e 12 ottobre 2010, il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernenti lo scioglimento dei consigli comunali Gavorrano (GR); Ricadi (VV) e Pollica (SA).
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, con lettera in data 12 ottobre 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge 18 giugno 1998, n. 194, le relazioni sull'andamento del processo di liberalizzazione e di privatizzazione del trasporto aereo, relative, rispettivamente, al secondo semestre 2009 (Doc. LXXI, n. 2) e al primo semestre 2010 (Doc. LXXI, n. 3).
I predetti documenti sono stati trasmessi, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 8a Commissione permanente.
Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 11 ottobre 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 29, comma 2, del decreto legislativo 28 marzo 2000, n. 76, la relazione - per l'anno 2010 - concernente le decisioni assunte ai sensi dell'articolo 127 della Costituzione in merito alle leggi delle Regioni a statuto ordinario che approvano il Rendiconto generale della regione.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Doc. LXXXVI, n. 3).
Il Ministro della salute, con lettera in data 8 ottobre 2010, ha inviato, ai sensi dell'articolo 8 della legge 14 dicembre 2000, n. 376, la relazione sullo stato di attuazione della legge concernente "Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping" e sull'attività svolta dalla Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive, relativa all'anno 2009.
Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 7a e alla 12a Commissione permanente (Doc. CXXXV, n. 3).
Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità
La Commissione europea, in data 18 e 19 ottobre 2010, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, i seguenti atti:
proposta di regolamento del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1467/97 per l'accelerazione e il chiarimento delle modalità di attuazione della procedura per i disavanzi eccessivi (COM (2010) 522 definitivo);
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all'effettiva applicazione della sorveglianza di bilancio nell'area dell'euro (COM (2010) 524 definitivo);
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulle misure esecutive per la correzione degli squilibri macroeconomici eccessivi nell'area dell'euro (COM (2010) 525 definitivo);
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 1466/97 per il rafforzamento della sorveglianza delle posizioni di bilancio nonchè della sorveglianza e del coordinamento delle politiche economiche (COM (2010) 526 definitivo);
proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici (COM (2010) 527 definitivo).
Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, i predetti atti sono stati deferiti alla 5ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 2 dicembre 2010.
Le Commissioni 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla Commissione di merito entro il 25 novembre 2010.
Petizioni, annunzio
Sono state presentate le seguenti petizioni:
il signor Claudio Gentile, di Manfredonia (Foggia), chiede:
una revisione delle modalità di accesso al conferimento degli esercizi farmaceutici (Petizione n. 1212);
che ai membri degli uffici elettorali e alle Forze dell'ordine ivi presenti sia consentito di allontanarsi, a turno, dal seggio al fine di poter partecipare alle funzioni religiose domenicali nonché l'organizzazione di un servizio di vitto (Petizione n. 1213);
la riduzione al 4 per cento dell'IVA sul gas metano (Petizione n. 1214);
la conversione in euro e l'adeguamento automatico, secondo i dati ISTAT, delle pene pecuniarie previste da taluni articoli del codice civile e in tutti gli altri casi in cui si renda necessario, con particolare riguardo alle violazioni dei regolamenti condominiali (Petizione n. 1215);
l'abolizione dell'ordine dei giornalisti (Petizione n. 1216);
l'abolizione delle province o la razionalizzazione del loro funzionamento (Petizione n. 1217);
l'adeguamento del canone corrisposto allo Stato per le concessioni di acque minerali (Petizione 1218);
l'abolizione dei privilegi di cui godono talune categorie di dipendenti statali (Petizione 1219);
la diminuzione del carico fiscale sulla benzina (Petizione n. 1220);
norme per migliorare il funzionamento della giustizia (Petizione n. 1221);
che sugli edifici sedi di amministrazioni pubbliche sia fatto obbligo di esporre unicamente le bandiere italiana ed europea (Petizione n. 1222);
nuove norme sull'assicurazione obbligatoria per le casalinghe, con particolare riguardo ai criteri di accesso alla rendita assicurativa (Petizione n. 1223);
l'esecuzione da parte dello Stato di visite mediche per i ragazzi e le ragazze al compimento della maggiore età, eventualmente anche utilizzando le strutture sanitarie militari (Petizione n. 1224);
un'articolata legislazione in materia di "politica della famiglia" (Petizione n. 1225);
iniziative volte a promuovere lo studio della lingua e della cultura latina (Petizione n. 1226);
una revisione della normativa sul voto degli Italiani all'estero (Petizione n. 1227);
l'istituzione in Foggia di una sezione staccata della corte d'appello, della corte d'assise d'appello, del tribunale per i minorenni e del tribunale regionale amministrativo (Petizione n. 1228);
un'organica riforma del codice di procedura civile volta a semplificare e velocizzare i procedimenti, anche attraverso la unificazione dei riti (Petizione n. 1229);
l'adeguamento, secondo i dati ISTAT, delle spese di giustizia, con particolare riguardo alle indennità e ai rimborsi per i testimoni (Petizione n. 1230);
nuove norme in materia di pensioni per le casalinghe (Petizione n. 1231);
nuove norme in materia di conservazione del patrimonio culturale nazionale, con particolare riguardo ai beni artistici e archeologici (Petizione n. 1232);
modifiche alla disciplina concernente le modalità di selezione e le procedure di nomina degli scrutatori dei seggi elettorali (Petizione n. 1233);
che la concessione della cittadinanza italiana sia subordinata al superamento di uno o più esami di lingua e cultura italiana (Petizione n. 1234);
nuove norme in materia di reclutamento dei primari ospedalieri (Petizione n. 1235);
iniziative a tutela della lingua italiana nelle istituzioni comunitarie (Petizione n. 1236);
modifiche alla normativa in materia di procreazione medicalmente assistita (Petizione n. 1237);
la riduzione dell'aliquota IVA sulle acque minerali (Petizione n. 1238);
la modifica dell'articolo 12 della Costituzione, per il riconoscimento della lingua italiana quale lingua ufficiale della Repubblica, nonché l'adozione di iniziative volte a tutelarla e a promuoverla (Petizione n. 1239);
che la tenenza della Guardia di finanza che ha sede nel comune di Manfredonia venga elevata a compagnia (Petizione n. 1240);
il ripristino della competenza della Capitaneria di porto di Manfredonia sull'Arcipelago delle Isole Tremiti, attraverso una rimodulazione della circoscrizione territoriale marittima (Petizione n. 1241);
la deducibilità fiscale delle spese sostenute dalle famiglie per le cosiddette "ripetizioni" impartite da insegnanti privati (Petizione n. 1242);
che siano sedi di uffici giudiziari unicamente i capoluoghi di provincia (Petizione n. 1243);
modifiche alla disciplina dell'esercizio di locali di intrattenimento e svago ai fini della incolumità e della sicurezza dei cittadini (Petizione n. 1244).
Tali petizioni, ai sensi dell'articolo 140 del Regolamento, sono state trasmesse alle Commissioni competenti.
Mozioni
D'AMBROSIO LETTIERI, BOSONE, TOMASSINI, GASPARRI, QUAGLIARIELLO, ADERENTI, ALICATA, AMATO, AMORUSO, ANDRIA, ARMATO, AZZOLLINI, BONFRISCO, BALDASSARRI, BARELLI, BASSOLI, BIANCONI, BIONDELLI, BELISARIO, BURGARETTA APARO, CALABRO', CARLINO, CARRARA, CASOLI, CASTRO, CHIAROMONTE, CHITI, CIARRAPICO, COSENTINO, COLLI, CONTI, COSTA, D'ALI', DE ECCHER, DE FEO, DE LILLO, DI GIACOMO, DI STEFANO, ESPOSITO, FASANO, FERRARA, FLERES, FOSSON, GALIOTO, GALLO, GERMONTANI, GHIGO, GIULIANO, GRAMAZIO, INCOSTANTE, LANNUTTI, LATRONICO, LAURO, LICASTRO SCARDINO, MARINARO, MARINO Ignazio, MASCITELLI, MASSIDDA, MAZZARACCHIO, MORRA, NESSA, PASTORE, PICCONE, PORETTI, RIZZI, RIZZOTTI, SACCOMANNO, SALTAMARTINI, SANCIU, SCARPA BONAZZA BUORA, SERAFINI Giancarlo, SOLIANI, SPADONI URBANI, STANCANELLI, TANCREDI, TEDESCO, VICARI, ZANOLETTI - Il Senato,
premesso che:
l'avvento delle tecnologie informatiche ha profondamente modificato le abitudini dell'intera comunità internazionale;
l'e-commerce rappresenta una modalità di transazione sempre più diffusa per l'acquisto di beni e servizi;
l'utilizzo della "rete" per l'acquisto di farmaci registra un significativo aumento e, in Italia, si stima che circa il 37 per cento della popolazione vi faccia ricorso, sulla base di presunte garanzie di sicurezza, economicità e anonimato;
il principale veicolo di distribuzione di farmaci contraffatti e illegali è rappresentato da Internet attraverso l'e-commerce farmaceutico;
le fonti ufficiali stimano che oltre il 50 per cento dei farmaci commercializzati tramite il web sia contraffatto;
le competenti autorità di controllo e vigilanza hanno accertato che una percentuale elevatissima di farmaci acquistati attraverso questi canali di vendita ha concentrazioni di principio attivo non corrispondenti a quelle dichiarate, contiene sostanze diverse da quelle dichiarate e, in alcuni casi, non contiene alcun principio attivo;
l'85 per cento dei siti non chiede la prescrizione per la vendita dei farmaci, anche quando è obbligatoria per legge, mentre per l'8 per cento dei siti è sufficiente una ricetta inviata via fax e quindi ad alto rischio di falsificazione;
nel panorama internazionale la rete di distribuzione farmaceutica italiana è considerata tra le più sicure, grazie anche al sistema di tracciabilità del farmaco realizzata attraverso il bollino ottico, che consente il monitoraggio dei farmaci, dalla produzione alla dispensazione in farmacia, garantendo all'utente un elevato livello di sicurezza;
considerato che:
recentemente si registra una sempre maggiore proliferazione in rete delle cosiddette "farmacie virtuali", farmacie illegali, che operano a livello internazionale tramite transazioni commerciali con singoli soggetti;
secondo il servizio di verifica statunitense Legiscript, il 99 per cento delle farmacie on line non rispetta gli standard di legge;
preso atto che:
anche in Italia è stato registrato un aumento del numero di sequestri di farmaci illegali o contraffatti, di integratori alimentari e di cosmetici non autorizzati;
la vendita illecita di farmaci illegali o contraffatti, di integratori alimentari e di cosmetici attraverso il web e gli esercizi commerciali non autorizzati risulta in costante incremento;
preso atto, inoltre, che:
il farmaco è un bene etico di primaria importanza;
l'utilizzo di prodotti farmaceutici provenienti da canali non autorizzati espone al rischio di patolgie iatrogene con conseguenze letali o dannose per la salute per motivi di tossicità o per mancanza degli effetti terapeutici attesi;
ai fini di una campagna informativa sui pericoli derivanti dall'assunzione di farmaci contraffatti, rivolta soprattutto alle fasce di popolazione più esposte al rischio, un ruolo fondamentale potrebbe essere svolto dalla sensibilizzazione del personale sanitario;
l'articolo 440 del codice penale italiano prevede la fattispecie del medicinale contraffatto;
tuttavia, la sentenza n. 1.503 del 17 maggio 1966 della Corte di cassazione stabilisce che «non può considerarsi pericoloso per la salute un medicinale contraffatto solo in considerazione del fatto che si "limiti" a non arrecare danni alla salute, che non reintegri l'organismo malato o con effetti curativi nulli: la pericolosità deve essere evinta dal rapporto di causa-effetto tra assunzione del medicinale e possibile danno»;
ad oggi, quindi, la semplice vendita di farmaci contraffatti rischia di non essere efficacemente perseguibile, con conseguente pregiudizio per le relative attività di contrasto;
in Italia, la dispensazione di alcune tipologie di farmaci è soggetta all'obbligo di prescrizione medica ai sensi degli articoli 87 e seguenti del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, recante "Attuazione della direttiva 2001/83/CE e successive direttive di modifica relativa ad un codice comunitario concernente i medicinali per uso umano, nonché della direttiva 2003/94/CE";
l'importazione di farmaci non autorizzati in Italia è consentita solo previa richiesta del medico e apposita autorizzazione del Ministero della salute (decreto Ministero della sanità 11 febbraio 1997 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 marzo 1997, n. 72);
allo stato la normativa italiana non prevede la vendita di farmaci on line e, pertanto, l'acquisto di piccoli quantitativi per uso personale da farmacie estere parrebbe contrastare con essa;
rilevato che attualmente sono in corso di approvazione (la negoziazione politica è prevista per la fine del 2010 alla quale segue l'iter di recepimento nelle normative nazionali) due importanti strumenti normativi a livello internazionale: 1) la revisione della direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 6 novembre 2001 mirata a rinforzare le norme del settore farmaceutico per impedire ai farmaci contraffatti l'accesso al mercato europeo; 2) la convenzione del Consiglio d'Europa "Medicrime", che prevede la criminalizzazione specifica delle attività legate alla contraffazione farmaceutica attraverso l'introduzione del concetto di crimine farmaceutico;
ritenuto che:
parrebbe opportuno prevedere azioni normative nazionali coordinate con i predetti due strumenti in corso di approvazione ed intervenire, ove possibile, nelle fasi di sviluppo dei testi per facilitare una preventiva armonizzazione delle nuove norme con quelle già vigenti in Italia;
sarebbe auspicabile che le farmacie on line legali, che rappresentano una minoranza dell'offerta disponibile in rete (che comprende anche farmacie false, dedite alla mera truffa informatica, e illegali, dedite alla distribuzione di prodotti non autorizzati e contraffatti), svolgessero la propria attività attenendosi alle normative del Paese dove sono autorizzate e di quelle dei Paesi dove intendono inviare i prodotti;
ritenuto, infine, che:
l'Italia rappresenta in Europa un modello di riferimento per l'approccio cooperativo;
l'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) sin dal 2005 si è fatta promotrice del progetto che ha portato alla costituzione della task force nazionale Impact Italia, della quale fanno parte, oltre all'AIFA medesima, l'Istituto superiore di sanità, il Comando Carabinieri per la tutela della salute NAS, il Ministero della salute e l'Alto Commissariato per la lotta alla contraffazione (oggi disciolto e sostituito con il Dipartimento per l'impresa e l'internazionalizzazione, Direzione generale per la lotta alla contraffazione, Ufficio italiano brevetti e marchi del Ministero dello sviluppo economico), l'Agenzia delle dogane e il Ministero dell'interno (determine AIFA 4 aprile 2007 e 30 aprile 2008);
l'istituzione e le attività della task force intersettoriale Impact Italia, basata sul modello di "singoli punti di contatto (SPOC)" adottato dal Consiglio d'Europa e dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), costituisce una delle più fruttuose esperienze nel settore ed è presa a modello da diverse nazioni europee,
impegna il Governo:
a promuovere l'adozione di una normativa legislativa volta a definire il ruolo di Impact Italia, disciplinandone le funzioni e le attività, e a prevedere, inoltre, al suo interno, la presenza di esperti provenienti dalle amministrazioni competenti in materia di medical devices, di cosmetici e di integratori alimentari e dalle associazioni dei consumatori e di rappresentanti delle categorie professionali sanitarie a maggior contatto con i pazienti;
ad agevolare la sinergia tra le competenze, le funzioni e le attività dei soggetti istituzionali impegnati in materia, definendo adeguate misure per un efficace raccordo tra le Forze di polizia e le autorità regolatorie, e per la centralizzazione e il coordinamento dell'attività investigativa nazionale;
ad incrementare il patrimonio dei saperi scientifici degli operatori nelle materie dell'e-commerce e della contraffazione attraverso l'introduzione nei curricula universitari dei corsi di laurea maggiormente interessati dell'insegnamento della "farmaceutica forense", l'istituzione di analoghi master universitari e la promozione di eventi formativi nell'ambito del sistema di educazione continua in medicina (ECM);
a promuovere adeguate campagne di educazione e di informazione al fine di fornire agli utenti tutte le necessarie notizie sui rischi relativi all'acquisto di farmaci da canali non controllati;
a sensibilizzare i giovani di fascia scolare attraverso lezioni, conferenze, eccetera da concordare con il Ministero dell'istruzione, università e ricerca;
a promuovere a livello internazionale una normativa quadro sulle farmacie on line;
a promuovere l'adozione di leggi nazionali volte a normare il settore della vendita di farmaci on line e a introdurre, nella legislazione nazionale, strumenti normativi ad hoc al fine di rendere tempestivi i sequestri dei prodotti in transito nel nostro Paese o l'oscuramento dei siti sospetti;
ad adoperarsi in sede nazionale e comunitaria per una più efficace azione di controllo, vigilanza e contrasto dell'e-commerce farmaceutico al fine di tutelare la salute pubblica.
(1-00319p. a.)
SOLIANI, ZANDA, BASSOLI, ADAMO, AMATI, ANDRIA, ANTEZZA, ARMATO, ASTORE, BAIO, BARBOLINI, BASTICO, BERTUZZI, BIONDELLI, BLAZINA, BOSONE, BUBBICO, CARLONI, CAROFIGLIO, CASSON, CECCANTI, CHIAROMONTE, CHITI, CHIURAZZI, D'AMBROSIO, DE LUCA, DE SENA, DEL VECCHIO, DELLA MONICA, DELLA SETA, DI GIOVAN PAOLO, FERRANTE, FILIPPI Marco, FONTANA, FOSSON, GARAVAGLIA Mariapia, GARRAFFA, GHEDINI, GIARETTA, GUSTAVINO, INCOSTANTE, LIVI BACCI, LUSI, MAGISTRELLI, MARINARO, MARINO Mauro Maria, MARITATI, MAZZUCONI, MOLINARI, MUSSO, NEGRI, NEROZZI, PAPANIA, PASSONI, PEGORER, PERTOLDI, PETERLINI, PIGNEDOLI, PINOTTI, PORETTI, PROCACCI, RANDAZZO, ROILO, ROSSI Paolo, SCANU, STRADIOTTO, VITA - Il Senato,
premesso che:
il 21 settembre 2010 è stata celebrata, a livello mondiale, la XVII giornata mondiale dell'Alzheimer, istituita nel 1994 dall'Organizzazione mondiale della sanità e dall'Alzheimer's disease international (ADI);
l'obiettivo è quello di sensibilizzare le istituzioni con una campagna che ha come slogan "Alzheimer. È tempo di agire insieme!";
in occasione della giornata mondiale, l'associazione ADI ha pubblicato un rapporto secondo il quale nel 2010 i costi relativi alla demenza senile si sono aggirati attorno ai 460 miliardi di euro, corrispondenti all'1 per cento del PIL mondiale;
i malati di Alzheimer e di altre demenze sono oltre 36 milioni nel mondo, più di 6 milioni in Europa e un milione in Italia;
ogni anno in Italia si registrano 150.000 nuovi casi di persone ammalatesi di Alzheimer;
in Italia il costo sanitario annuo varia, secondo lo stadio di evoluzione della malattia, da 15.000 a 50.000 euro pro capite, con un costo a carico delle famiglie fino a 30.000 euro;
secondo le previsioni dell'ADI, la demenza e la sua forma più diffusa, l'Alzheimer, sono destinate ad aumentare sempre di più nel corso degli anni fino a raddoppiare entro i prossimi 20 anni, fino a toccare i 66 milioni nel 2030, i 115 milioni nel 2050, con aumento dei casi soprattutto nei Paesi poveri;
l'Associazione italiana malattie di Alzheimer e la federazione Alzheimer Italia, organizzazioni nazionali di volontariato senza fini di lucro, operano sul piano nazionale e internazionale promuovendo la ricerca e tutelando i diritti delle persone colpite dalla malattia;
è stata elaborata la "carta dei diritti del malato di Alzheimer", che ne tutela la dignità e l'accesso ai servizi sociosanitari e giuridici;
premesso inoltre che:
il morbo di Alzheimer è una patologia del sistema nervoso centrale che colpisce l'individuo anche in età presenile provocandone la demenza precoce;
non essendoci un censimento puntuale sull'incidenza annuale del morbo di Alzheimer è difficile stabilire l'insorgenza dei nuovi casi;
le persone portatrici di questa malattia presentano problematiche complesse per la cui soluzione, seppure parziale, è necessaria l'attività coordinata di specialisti medici e paramedici, oltre ad operatori socio-assistenziali;
la quantità di persone colpite da questa malattia e le problematiche ad essa correlate fanno dell'Alzheimer un problema non solo sanitario, ma anche economico e sociale;
sotto il profilo sanitario il problema fondamentale è che, attualmente, non si conoscono i fattori eziologici e la patogenesi; mentre dal punto di vista socio-economico il problema peggiore risiede nel fatto che tale patologia colpisce soggetti anche in età presenile, rendendoli parzialmente o totalmente non autosufficienti, peggiorando la qualità della loro vita e conseguentemente di quella dei loro familiari;
la demenza è un problema sempre più diffuso ed è spesso peggiorata dal senso di solitudine, isolamento e stress psicologico cui sono esposti sia l'anziano che le persone che se ne prendono cura;
sul territorio nazionale le risposte ai bisogni dei malati e di chi li assiste risultano scarse e disomogenee. L'80 per cento dei malati è assistito unicamente dalla famiglia, come purtroppo succede per la maggior parte delle malattie croniche, e la durata della malattia è di 7-10 anni dal momento della diagnosi;
il peso di assistenza, cure, paure e angosce ricade tutto, o quasi, sulle famiglie. Il "Rapporto europeo demenza" (2006) conferma che la maggioranza dei malati di Alzheimer è curato in casa (86 per cento) e che solo una piccola minoranza è ricoverata in ospedale (10 per cento) o in residenze specializzate (1 per cento). Lo stesso rapporto, nel 2008, rileva che in media, in ogni famiglia con un malato, ci sono tre persone che lo assistono. Si può stimare che circa 19 milioni di europei siano direttamente o indirettamente interessati dalle demenze,
impegna il Governo:
a prevedere una forma di censimento, a livello regionale e nazionale, delle persone affette dal morbo di Alzheimer e da altre demenze correlate;
a definire le linee guida per l'istituzione e l'attivazione di una rete integrata di servizi socio-sanitari per la diagnosi, la cura e l'assistenza alle persone affette dal morbo di Alzheimer e da altre demenze correlate, da erogare nelle aziende sanitarie locali in ambito territoriale;
ad adottare provvedimenti di carattere generale che impegnino le Regioni a definire modelli organizzativi di supporto alle famiglie, creando, anche in risposta all'emergenza, servizi di cura ed assistenza domiciliare, servizi socio-assistenziali e semiresidenziali (centri diurni) o residenziali;
a promuovere, con adeguati finanziamenti, la ricerca per la prevenzione, cura e riabilitazione della malattia, anche in relazione con l'università;
a promuovere l'educazione sanitaria alla popolazione circa i primi sintomi della malattia attraverso campagne di informazione, corsi e seminari;
a promuovere corsi di formazione e di aggiornamento dei medici di base e del personale sanitario destinato ad operare nelle strutture specializzate, al fine di garantire la maggiore competenza e specializzazione nell'erogazione dei servizi;
a prevedere un fondo nazionale per un'adeguata assistenza;
a fornire alle aziende sanitarie strutture, personale e strumentazioni in quantità proporzionali all'incidenza epidemiologica del morbo di Alzheimer e delle demenze correlate;
a favorire l'uniformità su tutto il territorio nazionale delle procedure assistenziali allo scopo di superare disparità di diagnosi e di trattamento anche farmacologico;
a prevedere diverse forme di sostegno anche economico e normativo diretto ai familiari sia da un punto di vista del sostegno che dell'informazione e della formazione, avvalendosi anche dell'iniziativa delle associazioni di volontariato.
(1-00320p. a.)
FINOCCHIARO, ZANDA, LATORRE, CASSON, CECCANTI, DONAGGIO, GASBARRI, GIARETTA, D'ALIA, BIANCHI, LEGNINI, PEGORER, INCOSTANTE - Il Senato,
premesso che:
il comma 4 dell'art. 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, recante "Legge di contabilità e finanza pubblica" afferma: "Le disposizioni recate dalla presente legge e dai relativi decreti legislativi costituiscono princìpi fondamentali del coordinamento della finanza pubblica ai sensi dell'articolo 117 della Costituzione e sono finalizzate alla tutela dell'unità economica della Repubblica italiana, ai sensi dell'articolo 120, secondo comma, della Costituzione";
il comma 2 dell'art. 7 della medesima legge afferma tra l'altro: "Gli strumenti della programmazione sono: a) la Relazione sull'economia e la finanza pubblica, da presentare alle Camere entro il 15 aprile di ogni anno; b) lo schema di Decisione di finanza pubblica, da presentare alle Camere entro il 15 settembre di ogni anno, per le conseguenti deliberazioni parlamentari; c) il disegno di legge di stabilità, da presentare alle Camere entro il 15 ottobre di ogni anno, corredato di una nota tecnico-illustrativa da inviare alle Camere; d) il disegno di legge del bilancio dello Stato, da presentare alle Camere entro il 15 ottobre di ogni anno";
il comma 1 dell'art. 10 della medesima legge afferma infine che: "La Decisione di finanza pubblica, come risultante dalle conseguenti deliberazioni parlamentari, contiene gli obiettivi di politica economica e il quadro delle previsioni economiche e di finanza pubblica almeno per il triennio successivo e definisce gli obiettivi articolati per i sottosettori del conto delle amministrazioni pubbliche relativi alle amministrazioni centrali, alle amministrazioni locali e agli enti di previdenza e assistenza sociale. Essa, inoltre, aggiorna le previsioni per l'anno in corso";
in assenza della previa deliberazione del Senato sulla Decisione di finanza pubblica, necessaria per le finalità prima ricordate, il Consiglio dei ministri n. 110 del 14 ottobre 2010 ha approvato il disegno di legge di stabilità per il triennio 2011-2013, eludendo così il prescritto preventivo indirizzo parlamentare, funzionale e necessario ai provvedimenti successivi;
il conflitto di attribuzione (al pari di quanto venne affermato dalla Corte costituzionale in ordine ai decreti-legge, nella sentenza n. 161 del 1995) è l'unico strumento per affermare e preservare tempestivamente la competenza attribuita alle Camere;
nessuno degli argomenti in astratto opponibili a tale tipo di conflitto sarebbe convincente. Il fatto che si tratti della violazione non immediata della Costituzione, ma mediata attraverso una norma autoqualificata come "principio fondamentale" rientra assolutamente nella regolarità come affermato dalla decisione della Corte costituzionale n. 27/1996 che parla di definizione della competenza costituzionale che "può in concreto risultare dall'attuazione che le norme costituzionali abbiano trovato in norme primarie, che con le prime facciano sistema". Il dato per il quale il ritardo dell'organo chiamato ad agire per primo, il Parlamento, legittimerebbe comunque l'intervento di un organo del tutto diverso e separato, il Governo, ignora il dato per il quale in una forma di Governo parlamentare il potere esecutivo è sempre "emanazione permanente (mediante il rapporto fiduciario) del o dei collegi titolari del potere legislativo" (Elia). Il fatto che si tratti di un disegno di legge e non di un atto avente già forza di legge non è dirimente, dato che ai sensi dell'art. 37 della legge n. 87 del 1953 è ammesso ricorso persino in relazione a meri comportamenti, valevoli in quanto tali giacché, come ha scritto Lucifredi, l'istituto dei conflitti "garantisce la consuetudine democratica, evitando la persistente invasione di un potere nella sfera di attribuzione degli altri e la formazione di quelle situazioni di predominio di fatto che, per lunga consuetudine, diventano anche di diritto, le quali turbano l'equilibrio armonico dello Stato democratico ed aprono la via alla dittatura";
inoltre, nel caso di specie (disegno di legge di stabilità), si tratta di un'iniziativa legislativa qualificata dalla indicazione ex lege dell'autore, il Governo, dai termini imposti dalla legge per la sua proposizione alle Camere e dalla stessa cornice costituzionale in cui si colloca, ex artt. 81 e 117 della Costituzione;
secondo la Corte costituzionale (ordinanza n. 334 del 2008) "non è dubbia la legittimazione attiva di ciascun ramo del Parlamento a difendere le attribuzioni costituzionali che gli spettino, quand'anche esercitate congiuntamente",
il Senato impegna la Presidenza ad attivare gli adempimenti necessari per promuovere conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato innanzi alla Corte costituzionale contro il Governo per lesione del potere legislativo con la presentazione di un disegno di legge illegittimo che viola la legge 31 dicembre 2009, n. 196.
(1-00321)
Interpellanze
COMPAGNA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri degli affari esteri e per le politiche europee - Premesso che:
il 18 dicembre 1990 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, allo scopo di integrare la normativa esistente giusta il disposto della Convenzione dell'Organizzazione internazionale del lavoro n. 97 del 1949 e della n. 143 del 1975;
la Convenzione delle Nazioni Unite è un documento internazionale di vasta portata, ispirato da accordi vincolanti già esistenti, dagli studi sui diritti umani delle Nazioni Unite, dal dibattito internazionale, giuridico e sociologico, nonché da risoluzioni sui lavoratori migranti emanate per oltre vent'anni, tra tensioni e compromessi, di talché il gruppo di lavoro, istituito dall'Assemblea Generale nel 1979 ed incaricato di redigerla, si riunì diciannove volte prima di giungere al testo definitivo, nel 1990, dopo dieci anni di approfondimenti;
nel corso di tale periodo, gli sviluppi politici ed economici hanno influito sia sulle migrazioni per motivi di lavoro, che sulla percezione dell'afflusso dei migranti all'interno degli Stati d'immigrazione;
secondo dati delle Nazioni Unite, in Italia circa un residente su venti vi è immigrato, e con noi vive, lavora e produce ricchezza, di cui si giova tutta la collettività nazionale;
di contro, leggi restrittive sull'immigrazione, negli Stati membri dell'Unione europea, tra cui l'Italia, sembrano ignorare quanto l'impiego di un grande numero di manodopera straniera copra carenze strutturali di alcuni settori produttivi, e non consentono a questa monodopera insediamenti definitivi e ciò in un mondo globalizzato, dove circolano beni, capitali ed informazioni, in cui l'85 per cento della popolazione mondiale risiede nei Paesi in via di sviluppo, e deve vivere con una media 3.500 dollari pro capite all'anno, contro 25.600 dollari degli Stati industriali;
dopo oltre dieci anni dall'adozione della Convenzione delle Nazioni Unite, gli Stati che la hanno ratificata hanno superato di poco il numero necessario per l'entrata in vigore, ed altri dieci Stati l'hanno solo sottoscritta, e questo sembra gettare pericolose premesse d'instabilità sociale ed internazionale;
non figura ancora, tra gli Stati che hanno ratificato, alcuno Stato membro dell'Unione europea;
la Convenzione delle Nazioni Unite, per la prima volta, fornisce una definizione internazionale di chi siano da considerarsi «lavoratori migranti», e membri delle loro famiglie, e stabilisce dei parametriinternazionali precisi per il loro trattamento, inquadrandoli come entità sociali e membri di un nucleo familiare, titolari di diritti fondamentali ed inalienabili, come stabilito in precedenza da altre convenzioni internazionali, oltre che, nel nostro Paese, dalla Corte costituzionale, ed a questo fine considera tutte le fasi del processo migratorio, dai preparativi per la partenza al rientro, ed identifica, di volta in volta, quali siano i diritti da tutelare da parte delle rispettive legislazioni nazionali;
la Convenzione prevede, per controllare il rispetto delle sue clausole, l'istituzione d'un Comitato per la protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, che deve redigere un rapporto annuale all'Assemblea Generale sull'applicazione da parte degli Stati parte della Convenzione stessa, dopo aver esaminato i rapporti dei singoli Stati e le eventuali comunicazioni di privati sulle inadempienze da parte degli Stati detti;
circa la lentezza delle procedure di ratifica, è opinione dei funzionari delle Nazioni Unite, della Fédération Internationale des Ligues des Droits de l'Homme e della Lega Italiana dei Diritti dell'Uomo, che la Convenzione sia stata dimenticata in quanto, anche se la ratifica non vincolerebbe gli Stati aderenti a principî diversi da quelli statuiti in altri strumenti internazionali ratificati, comporterebbe comunque un ostacolo politico a provvedimenti dimentichi del valore dell'immigrato, in quanto uomo da rispettare oltre che utile forza lavoro;
al contrario, a giudizio dell'interpellante, la Convenzione delle Nazioni Unite potrebbe configurarsi quale valido strumento per superare molti problemi legati alle migrazioni, in quanto codifica un quadro normativo oggi sparso in varî atti di portata minore, e quindi compie un'indubbia azione di disboscamento della legislazione internazionale e di certezza del diritto;
infine, il Trattato di Lisbona precisa non solo la portata della personalità giuridica dell'Unione europea, ma anche le sue competenze di politica estera comune, relazioni esterne e politica di libera circolazione dei lavoratori al proprio interno,
l'interpellante chiede di sapere se il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri in indirizzo non ritengano opportuno attivarsi affinché la Commissione dell'Unione europea e l'Alto Rappresentante della stessa, viste le disposizioni del Trattato di Lisbona sulla personalità giuridica dell'Unione europea, e le sue competenze in materia di politica estera, relazioni esterne e libera circolazione dei lavoratori al suo interno, si facciano carico, per gli aspetti di reciproca competenza, di predisporre la ratifica della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, adottata il 18 dicembre 1990 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con atto comunitario di autorizzazione alla ratifica e piena esecuzione, nelle forme di una direttiva, che obblighi gli Stati membri a dare attuazione, nei loro ordinamenti nazionali, alle disposizioni della stessa che non abbiano, in sé, pieno contenuto dispositivo.
(2-00269)
COMPAGNA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
il 20 dicembre 1993 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la risoluzione n. 48/134 sulle istituzioni nazionali per la promozione e la protezione dei diritti umani;
il 10 marzo 2010, la signora Navanethem Pillay, Alto Commissario per i diritti umani della Nazioni Unite, nella audizione presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, ricordò l'obbligo dell'Italia di dotarsi di detto organo, obbligo al momento ancora inevaso;
la risoluzione n. 48/134 delle Nazioni Unite precisa: «la composizione dell'istituzione nazionale e la nomina dei suoi membri, sia attraverso un'elezione o altrimenti, saranno stabiliti secondo una procedura che permetta tutte le necessarie garanzie per assicurare la rappresentanza pluralistica delle forze sociali (di società civile) coinvolte nella promozione e nella protezione dei diritti umani, particolarmente con poteri che rendano effettiva la cooperazione che deve essere stabilita con, o attraverso la presenza, di rappresentanti di: (a) Organizzazioni non governative responsabili per i diritti umani e impegnate a combattere la discriminazione razziale, sindacati, organizzazioni sociali e professionali interessate, per esempio, associazioni di avvocati, ricercatori, giornalisti ed eminenti scienziati; (b) Tendenze nel pensiero filosofico o religioso; (c) Università ed esperti qualificati; (d) Parlamento; (e) Dipartimenti del Governo (se questi sono inclusi, i loro rappresentanti dovrebbero partecipare alle deliberazioni solo in veste consultiva)»,
l'interpellante chiede di sapere come il Governo intenda promuovere il recepimento nell'ordinamento della risoluzione n. 48/134 e quali proposte abbia in tal senso avanzato.
(2-00270)
Interrogazioni
LATRONICO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:
all'interrogante risulta che la società Geogastock SpA abbia presentato un progetto di stoccaggio di gas naturale relativo ai giacimenti di Grottole - Ferrandina e Pisticci, nella Valle del Basento (Matera);
i siti in questione, scoperti negli anni Sessanta, furono oggetto di perforazione da parte dell'Eni SpA, assumendo un ruolo strategico nella metanizzazione del Sud;
considerato che:
il progetto della società Geogastock prevederebbe il ripristino, previo adeguamento, dei giacimenti esausti per dar vita ad uno stoccaggio di gas proveniente dal Mar Caspio da 1,5 miliardi di metri cubi;
la sopracitata proposta, se portata a compimento, rappresenterebbe il più grande stoccaggio di gas esistente in Italia;
la realizzazione del progetto, tuttavia, se da un lato può costituire un'opportunità di rilancio e di sviluppo della intera Valle del Basento, dall'altro desta preoccupazioni per le ricadute in termini di impatto ambientale e di tutela della salute pubblica;
l'opera, difatti, può segnare per sempre l'utilizzo ed il futuro di un territorio e delle sue attività produttive;
l'interrogante chiede di sapere se, a quanto risulta ai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza, corrisponda al vero quanto sopra riportato e, in caso affermativo:
a) in quale stato sia la procedura relativa al progetto di stoccaggio di gas dei giacimenti di Grottole - Ferrandina, Pisticci e Salandra presentato dalla società Geogastock SpA;
b) quale sia la valutazione del progetto sotto il profilo dell'impatto ambientale e di tutela della salute delle comunità interessate;
c) se per la realizzazione dell'intervento siano state previste dalla parti interessate (società Geogastock, Eni ed Amministrazioni locali) azioni ed interventi di rilancio del territorio, compensazioni ambientali, misure in favore dell'occupazione, eccetera.
(3-01651)
CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob), istituita con decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 giugno 1974, n. 216, è un'autorità amministrativa indipendente di importanza primaria, specie nell'attuale fase di crisi economica, dato che la sua attività è rivolta alla tutela degli investitori, all'efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato mobiliare italiano e che le sue funzioni si sono progressivamente sviluppate nel tempo in relazione sia all'esigenza di estendere l'ambito della tutela del risparmio che al progressivo evolversi del mercato finanziario e della legislazione in materia;
la carica di presidente è vacante sin dal 1° luglio 2010 e tale nomina deve essere effettuata con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio stesso;
dalla data di scadenza del mandato del Presidente si sono svolti ben undici Consigli dei Ministri senza che sia stata presa alcuna decisione,
si chiede di sapere quali siano le ragioni di tale grave inadempienza.
(3-01652)
POLI BORTONE - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
come riportato nel "Nuovo Quotidiano di Puglia" del 12 ottobre 2010, nei giorni scorsi in una intervista al capogruppo del Popolo della Libertà alla Regione Puglia, lo stesso ha testualmente dichiarato "noto che in tutto il Paese e anche in Puglia sono all'opera gli stessi poteri forti (...) del 1994. Quei poteri forti che vogliono morto politicamente Berlusconi e sovvertire la volontà popolare hanno fatto le prove generali in Puglia nei mesi scorsi e ora si sono spostati in Emilia-Romagna e in Umbria". Ed ancora "A volte i poteri forti hanno qualche piccola sponda nel centrodestra";
evidentemente, anche in considerazione dell'autorevolezza della fonte, le affermazioni sono di estrema gravità, al punto da prefigurare un pericolo per la democrazia in Italia e nelle tre Regioni indicate ancor più;
affermazioni del genere gettano sconcerto nei cittadini che amano riconoscersi nei valori della democrazia,
si chiede di sapere:
se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere per ridare serenità agli italiani, a partire dagli italiani pugliesi, emiliani ed umbri;
quanta verità vi sia nelle dichiarazioni di Palese e di quali e quanti diritti i cittadini sarebbero privati a causa dei poteri forti;
quali siano i poteri forti ai quali il consigliere regionale fa riferimento e quanto abbiano inciso e incidano nella vita politica ed economica delle Regioni Puglia, Emilia e Umbria e della nostra nazione più in generale.
(3-01653)
CARLINO, LI GOTTI, LANNUTTI, MASCITELLI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
il 15 agosto 2010, aderendo ad una iniziativa del partito radicale e della II Commissione permanente (Giustizia) della Camera dei deputati (cosiddetto "Ferragosto in carcere"), numerosi parlamentari di differenti schieramenti politici hanno visitato molte carceri italiane, per una ricognizione delle condizioni all'interno delle 206 strutture presenti in Italia;
il carcere di Sulmona (L'Aquila), l'istituto di pena più grande d'Abruzzo, a fronte di una capienza massima di 272 unità, in realtà ad agosto ospitava 420 reclusi, con una percentuale di sovraffollamento del 54,41 per cento;
all'interno della struttura sono presenti, tra gli altri, 105 detenuti comuni, 150 detenuti in alta sicurezza, 2 internati in regime di cosiddetto "41-bis";
tra i detenuti, 172 sono tossicodipendenti, 92 sono affetti da epatite C, mentre 150 sono affetti da patologie di tipo psichiatrico;
dall'inizio del 2010, secondo dati del sindacato Uil-Pa penitenziari, ci sono stati due suicidi, cinque tentati suicidi, 79 atti di autolesionismo, tre aggressioni ad agenti di custodia e un'aggressione ai danni di un medico deputato alla cura dei detenuti;
gli agenti di Polizia penitenziaria in pianta organica dovrebbero essere 328, ma gli assegnati sono 279, di cui solo 196 realmente in servizio;
il carcere di Sulmona prevede 10 educatori in pianta organica, ma quelli assegnati ed effettivamente in servizio sono 7;
a fronte di un oggettivo sovraffollamento e della presenza di detenuti con effettive esigenze di assistenza è prevista la presenza di un solo psicologo, non in pianta organica ma a parcella;
la mancanza di un numero adeguato di agenti, insieme al sovraffollamento delle carceri, comporta una serie di problemi che vanno dall'impossibilità di usufruire quotidianamente dei servizi igienici al non poter svolgere quelle attività lavorative e di socializzazione che dovrebbero essere centrali ai fini della funzione riabilitativa della detenzione, riducendo frequentemente le attività di recupero in atti di premio;
considerato che:
il Ministro della giustizia, in sede di audizione sulla situazione degli istituti penitenziari presso la II Commissione permanente (Giustizia) della Camera dei deputati, in data 14 ottobre 2008, ha affermato: "l'amministrazione penitenziaria ha, tuttavia, avviato un progetto di recupero e di razionalizzazione delle risorse umane esistenti, attraverso processi di rafforzamento delle motivazioni professionali e lavorative, anche con l'adozione di nuovi modelli di sorveglianza, capaci di valorizzare la flessibilità e la dinamicità del servizio istituzionale ancora oggi caratterizzato da schemi rigidi e statici". Ad oggi, sarebbe necessario conoscere gli esiti di tale progetto di recupero e razionalizzazione delle risorse umane del comparto;
il 2010 si è rivelato l'anno più difficile per le carceri italiane con un aumento del numero dei detenuti elevatissimo a fronte dei posti disponibili e una riduzione dell'organico di personale di qualsiasi livello;
in sede di conversione del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, recante disposizioni urgenti per la cessazione dello stato di emergenza in materia di rifiuti nella regione Campania, per l'avvio della fase post emergenziale nel territorio della regione Abruzzo ed altre disposizioni urgenti relative alla Presidenza del Consiglio dei ministri ed alla protezione civile, approvato in prima lettura dal Senato in data 9 febbraio 2010, il Governo aveva introdotto nel provvedimento d'urgenza una disposizione con la quale si affidava alla società Protezione civile SpA un ruolo importante, per quanto improprio, rispetto alla natura stessa del sistema di protezione civile nazionale, in riferimento all'edilizia penitenziaria. Il Commissario straordinario sarebbe stato infatti autorizzato ad avvalersi della società Protezione civile SpA. per le attività di progettazione, scelta del contraente, direzione lavori e vigilanza degli interventi strutturali ed infrastrutturali attuati in esecuzione del programma degli interventi di cui all'articolo 44-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14;
in tale contesto il Governo ha annunciato un "piano carceri" di cui non si conosce la esatta e puntuale articolazione, ma che certamente non potrà avere effetti positivi in tempi rapidi, anche con riferimento all'implementazione dell'organico al fine di assicurare la buona gestione del sistema, sia in termini di dignità del lavoro che di dignità della detenzione;
soltanto pochi mesi fa la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia a risarcire con 1.000 euro un detenuto costretto a stare per due mesi e mezzo in una cella sovraffollata. Una pena che, per quanto simbolica, mette in evidenza una terribile realtà. È stato calcolato che ciascun detenuto nelle carceri italiane abbia mediamente a disposizione meno di 3 metri quadrati di spazio, ben al di sotto dei 7 metri stabiliti dal comitato europeo per la prevenzione della tortura. Ciò significa che normalmente una cella deve ospitare tre detenuti ed oggi nei penitenziari italiani ce ne sono, in media, nove in ogni cella. Tale situazione non può ritenersi compatibile con l'articolo 27 della Costituzione, con cui si sancisce che «l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva» e «le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato»;
ad oggi non si ha alcuna notizia né di nuove assunzioni di personale, né di costruzione di nuove carceri;
nell'agosto 2010 la Corte dei conti ha reso nota un'indagine sugli interventi pubblici nel settore dell'edilizia penitenziaria tra il 2003 e il 2009, definendo tutto il sistema insufficiente e inefficiente e sottolineando la grave carenza di personale,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti riferiti in premessa;
se intenda valutare l'opportunità di adottare iniziative urgenti per lo stanziamento dei fondi necessari al fine di completare l'organico degli operatori, compresi psicologi ed educatori, previsti dalla pianta organica attualmente vigente presso il carcere di Sulmona;
se non si ritenga di dover intervenire con il reclutamento di un numero adeguato di agenti di Polizia penitenziaria, e accertando che le autorità competenti provvedano ad incrementare l'organico degli psicologi all'interno del carcere di Sulmona;
se il Ministro in indirizzo, di concerto con gli altri Ministri competenti, abbia previsto, all'interno del suddetto carcere, interventi volti a favorire i percorsi lavorativi e di reinserimento sociale dei detenuti, anche attraverso l'incremento dell'organico del personale educatore in servizio;
se non si intenda immediatamente stanziare fondi per migliorare la vita degli agenti penitenziari e dei detenuti in modo che le carceri in Italia, anche attraverso pene alternative, non siano solo un luogo di espiazione e di dannazione, ma diventino soprattutto un luogo in cui i detenuti, attraverso attività culturali, lavorative e sociali, possano avviare un percorso concreto per essere reinseriti a pieno titolo nella società.
(3-01654)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
nei giorni scorsi la Banca d'Italia, mediante consuete veline riportate acriticamente da giornali e giornalisti, ha annunciato un taglio del 10 per cento degli stipendi per il Governatore e gli altri vertici;
il Consiglio superiore dell'istituto dovrebbe infatti approvare a novembre la proposta del taglio del 10 per cento degli emolumenti del Governatore Mario Draghi e degli altri componenti del direttorio, in linea con le misure decise dal Governo sul pubblico impiego, ma, con provvedimento autonomo, la Banca d' Italia punta a fare diventare operative le nuove misure già dal 1 gennaio 2011;
tra i capitoli allo studio, alcuni tagli per gli stipendi del personale (per le buste paga più «generose») e un blocco degli adeguamenti economici di carattere generale nel triennio 2011-2013: misure già previste per il settore pubblico dalla manovra del Governo, la quale aveva dato libertà d'azione alla Banca d'Italia, pur invitandola a seguire la direzione dei tagli. Essi, come risulta da un articolo pubblicato su "Il Corriere della Sera" il 14 ottobre 2010, «sono al centro di una lettera interna del direttore generale Fabrizio Saccomanni, che ha giustificato le misure "in ossequio al principio di solidarietà". La Banca d'Italia prevede una limatura del 5% per le retribuzioni superiori a 90 mila euro per la parte fino a 150 mila euro, e del 10 per cento per la quota eccedente. Fuori dal pacchetto di misure, invece, gli aumenti legati al merito e alla produttività. Mentre altri risparmi dovrebbero arrivare sul fronte degli stanziamenti per beni e servizi: anche in questo caso viene prevista una riduzione del 10%»;
mentre lavoratori, pensionati e piccole e medie imprese hanno subito una delle più gravi crisi economiche a memoria d'uomo, con una caduta verticale del potere di acquisto ed una vera e propria falcidia di 13,4 milioni di posti di lavoro cancellati negli ultimi due anni nei Paesi appartenenti all'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), gli oligarchi (quindi anche quelli appartenenti alla Banca d'Italia) direttamente responsabili della crisi, hanno continuato ad aumentarsi i loro già lauti stipendi e le entrate accessorie, i cosiddetti benefit, come risulta sia dai guadagni dei banchieri (ad esempio, Profumo di Unicredit ha recentemente ottenuto 40 milioni di euro di buona uscita, oltre stock option) che si sono accresciuti le buste paga del 25 per cento contro un calo dei profitti del 41 per cento, o dalla tavola 22.1 della relazione annuale, diffusa il 31 maggio 2010 all'assemblea dei partecipanti di Banca d'Italia, che illustra la composizione del personale, con una consistenza pari a 653 dirigenti; 1.450 funzionari; 1.273 coadiutori; 4.147 altro personale; 5.009 uomini e 2.514 donne, le spese per i cui emolumenti nella tabella del conto economico sono addirittura lievitate rispetto al 2008 di ben 18 milioni di euro, a fronte di una riduzione del personale di 232 unità;
tenere in piedi una Banca d'Italia - che, a giudizio dell'interrogante non ha mai tutelato i diritti di risparmiatori e consumatori, ma ha sempre difeso gli interessi delle banche, con tassi più elevati e condizioni più onerose e con i costi di gestione dei conti correnti più alti al mondo, che ammontano, secondo l'ultimo rapporto del Commissario europeo ai servizi finanziari Michel Barnier, a ben 295,68 euro in Italia, contro una media di 114 dei 27 Paesi europei, - è costato nel 2009 ben 798.082 milioni di euro, con un costo medio del personale di 104.611 euro;
ritornando alle notizie riportate dalla stampa, secondo le quali il Governatore avrebbe deciso una riduzione del 10 per cento per tutti i membri del Direttorio, una del 5 per cento sulle retribuzioni oltre i 90.000 euro e del 10 per cento oltre i 150.000 euro, con contratti congelati per il triennio 2011-2013, la Banca d'Italia non ha ritenuto di comunicare alla stampa quale sia l'entità degli stipendi elargiti ogni mese al top management di Palazzo Koch, con particolare riguardo al Governatore Mario Draghi, al direttore generale Saccomanni e agli altri membri del direttorio, nonché al capo della vigilanza dottoressa Anna Maria Tarantola, stipendi per i quali non è prevista alcuna forma di pubblicità;
è infatti lecito sospettare che si tratti dell'ennesima campagna propagandistica, analoga a quella relativa agli annunciati risparmi attraverso tagli alle filiali che tuttavia non risultano dall'ultimo bilancio disponibile, come del resto dimostra il caso della filiale di Savona, che avrebbe persino registrato un aumento di spesa di 5,4 milioni di euro;
ritenuto dall'interrogante che i richiamati amministratori, assimilabili ad oligarchi, direttamente responsabili di omessa vigilanza sulle gravissime sciagure prodotte dagli eccessi di banche d'affari, guidate da veri e propri "bankster", che hanno massicciamente speculato, provocando la crisi del 2007-2008, e che ora hanno ripreso indisturbati la loro attività, non possono continuare ad agire senza tener conto dei diritti spettanti ai consumatori;
considerato che:
secondo l'ultimo rapporto OCSE, nei Paesi Dell'ocse ci sono 13,4 milioni di disoccupati in più come diretta conseguenza delle speculazioni e dei mancati controlli;
a quanto risulta all'interrogante, gli incrementi di spesa dei 7.629 dipendenti della Banca d'Italia, anche con costi elevati per finanziare iniziative destinate al tempo libero dei dipendenti, sono stati pari a circa il 7 per cento della spesa pro capite per dipendente, che nel 2009 ha toccato i 113.400 euro. Per non parlare degli oneri accessori cresciuti di oltre il 5 per cento pro capite da 89.300 euro a 93.800 euro, e di altre spese come quelle relative a diarie per missioni e trasferimenti;
secondo fonti ben accreditate, vi sarebbero enormi spese per la chiusura delle filiali, nonché costi elevati per la custodia degli edifici vuoti; i dipendenti godono inoltre di indennità di trasferimento per il personale inviato in altre filiali e di liquidazioni a chi ha concluso l'attività lavorativa;
spese molto rilevanti vengono inoltre sostenute dalla Banca d'Italia per adattare gli archivi e le apparecchiature di contazione delle altre filiali e per spostare tutto il materiale delle filiali chiuse,
si chiede di sapere:
se, a quanto risulti al Governo, i preannunciati risparmi attraverso i tagli alle filiali, le cui economie non sono evidenziate nell'ultimo bilancio di esercizio, si siano risolti, al contrario, in un aumento dei costi, come nel caso della filiale di Savona, che avrebbe comportato un aumento di spesa pari a 5,4 milioni di euro;
se risulti che la Banca d'Italia, come se fosse una grossa impresa, abbia una sorta di servizio di attività immobiliari composto di circa 300 persone, 50 delle quali effettuano quattro missioni al mese presso le filiali con un guadagno netto mensile di 2.000-3.000 euro oltre allo stipendio e che un funzionario di 1° livello percepisce uno stipendio medio netto di 7.000 euro al mese;
se al Governo risulti che, oltre ai servizi tecnici, per la gestione del patrimonio immobiliare di Roma (la cui assegnazione degli alloggi da parte di un'apposita commissione non sempre è gestita con criteri trasparenti a quanto risulta all'interrogante), operi una società al cui vertice vi sia il dottor Luigi Scimia, ex funzionario generale della Banca d'Italia ed ex presidente Covip; e che la GIAFI Costruzioni, che ha l'appalto della manutenzione a Roma, sia nell'elenco delle società che hanno partecipato ai lavori per il G8 a La Maddalena;
se risulti altresì che il personale dell'istituto, che percepisce una remunerazione media ben superiore a quella del pubblico impiego con oltre 104.000 euro l'anno, continui a beneficiare di finanziamenti ad hoc per attività ludiche che si svolgono nel tempo libero dei dipendenti;
se risulti quale sia l'esatto ammontare degli emolumenti del Governatore Draghi, del direttore generale Saccomanni Fabrizio, della dottoressa Anna Maria Tarantola e degli altri membri del direttorio, ammontare che ad avviso dell'interrogante sarebbe urgente, ai fini della trasparenza, che fosse fruibile on line sul sito della Banca d'Italia dal popolo dei consumatori e dei risparmiatori vessati e frodati, spesso da una omessa vigilanza;
se risponda al vero l'annuncio di un congelamento degli stipendi, ossia un blocco degli adeguamenti economici di carattere generale nel triennio 2011-2013, o se al contrario si tratti di una campagna propagandistica verso la pubblica opinione;
se il Governo, ferma restando l'autonomia formale e sostanziale, non ritenga di adottare misure di competenza coerenti per chiamare anche le autorità indipendenti a pagare gli elevatissimi costi sociali della crisi economica, generata, ad avviso dell'interrogante, dall'avidità dei banchieri, da un'inadeguata attività di vigilanza, se non, addirittura, da una diretta collusione con le banche vigilate, evitando che lavoratori e pensionati, oltre al danno, debbano subire perfino la beffa di prediche ed esortazioni al risparmio, da parte di coloro che non vogliono mai offrire soluzioni reali e concrete, contribuendo in prima persona alla difficile congiuntura economica.
(3-01655)
NEGRI, SCANU, PEGORER, AMATI, CECCANTI - Ai Ministri della difesa e dell'interno - Premesso che:
il decreto legislativo 8 maggio 2001, n. 215, recante "Disposizioni per disciplinare la trasformazione progressiva dello strumento militare in professionale, a norma dell'articolo 3, comma 1, della legge 14 novembre 2000, n. 311", all'articolo 18 stabilisce che nei concorsi relativi all'accesso alle carriere iniziali dei Corpi di polizia ad ordinamento civile e militare, nonché nel Corpo dei Vigili del fuoco, le riserve di posti per i volontari di truppe in ferma prefissata e ferma breve sono determinate da quote non inferiori al 45 per cento;
la legge 23 agosto 2004, n. 226, recante "Sospensione anticipata del servizio obbligatorio di leva e disciplina dei volontari di truppa in ferma prefissata, nonché delega al Governo per il conseguente coordinamento con la normativa di settore", all'articolo 16, comma 1, in deroga a quanto previsto dal citato articolo 18, riserva, a decorrere dal 1° gennaio 2006 e fino al 31 dicembre 2020, la totalità dei posti annualmente messi a concorso nelle carriere iniziali dei Corpi di polizia ad ordinamento civile (Polizia di Stato, Corpo di Polizia penitenziaria e Corpo forestale dello Stato) e militare (Arma dei Carabinieri e Corpo della Guardia di finanza) ai volontari in ferma prefissata di un anno ovvero in rafferma annuale e in ferma prefissata quadriennale;
il comma 7 dell'art. 16 della stessa legge dispone che, in relazione all'andamento dei reclutamenti dei volontari in ferma prefissata delle Forze armate, a decorrere dall'anno 2010, il numero dei posti riservati ai volontari possa essere rideterminato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della difesa;
a quanto risulta agli interroganti, di fatto, le norme citate, con l'intento di trovare una soluzione al problema dei volontari delle Forze Armate, cancellano per un periodo di 15 anni i concorsi pubblici per l'accesso alle carriere iniziali nei Corpi di polizia richiamati;
con la storica riforma di cui alla legge n. 121 del 1º aprile 1981, la Polizia diveniva a tutti gli effetti un corpo civile, aperto a uomini e donne e con la possibilità di costituire sindacati interni, avvicinando il Corpo della Polizia di Stato ai cittadini ed alla società civile e gettando le basi per la costruzione di una Polizia democratica e soprattutto più efficiente ed efficace;
risulta palese, a giudizio degli interroganti, la violazione dei principi costituzionali delle pari opportunità e del pubblico concorso per l'accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni, di cui agli articoli 3, 51 e 97, primo e terzo comma, della Costituzione, in quanto i posti disponibili nelle carriere iniziali delle Forze di polizia, non vengono assegnati tramite concorso pubblico, ma vengono riservati in toto ad una categoria precisa, in contrasto con quanto previsto dalla normativa vigente in materia di assunzione di personale nella pubblica amministrazione;
rilevato inoltre che:
quanto richiamato costituisce una palese discriminazione indiretta nei confronti del genere femminile, già fortemente penalizzato in termini percentuali all'interno dei Corpi di polizia citati, anche rispetto alle corrispondenti amministrazioni all'interno dell'Unione europea;
attualmente la presenza del personale di sesso femminile nelle Forze armate è pari a circa il 3 per cento del totale in organico,
si chiede di sapere:
se i Ministri in indirizzo ritengano effettivamente di attivare la procedura di cui al comma 7 dell'articolo 16 della legge n. 226 del 2004, al fine di procedere alla rideterminazione del numero dei posti riservati ai volontari;
quale percentuale, ad oggi, degli appartenenti al Corpo della Polizia di Stato provenga dalle Forze armate, e, in base alla dinamica del turnover, come varierà detta percentuale nel prossimi 10 anni;
se non ritengano utile una revisione delle disposizioni di cui all'art. 16 della legge 23 agosto 2004, n. 226, anche attraverso la rideterminazione dei posti riservati ai volontari ex comma 7 dell'art. 16 della legge 23 agosto 2004, n. 226;
quali azioni intendano comunque intraprendere per rimuovere le discriminazioni segnalate, considerando che quanto evidenziato sta producendo gravi contraccolpi alla concreta realizzazione del principio di pari opportunità.
(3-01656)
LANNUTTI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che:
come si apprende dalla lettura di un articolo pubblicato su "Il Messaggero on line", «partita in sordina, l'inchiesta sull'Enav», che appariva «come una delle tante indagini sulle assunzioni facili; una "parentopoli" simile a quelle che hanno sporcato l'immagine di tante altre società di Stato e persino dei vecchi servizi segreti», sta assumendo contorni pesanti che incrociano «l'inchiesta sulla banda di Gennaro Mokbel (...) e con l'affare Digint, al centro delle indagini del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo sulla mega truffa Fastweb-Telecom Sparkle»;
Guido Pugliesi, l'amministratore delegato dell'Enav», a quanto risulta all'interrogante nominato in quell'importante incarico in una logica spartitoria dall'UDC, a quanto si legge ancora: «sarebbe già stato iscritto nel registro indagati della procura di Roma, dopo che un rapporto della Guardia di finanza avrebbe allungato pesanti dubbi sulle attività sue e dell'intero Cda dell'azienda in occasione dell'approvazione dei bilanci 2006 e 2007. In quegli anni, il decreto-legge sui requisiti di sistema impose all'Enav di abbassare le tariffe, tagliando i suoi costi del 5 per cento, e contenerli - almeno per il 2006 - sotto il tetto dei 487,9 milioni di euro. Un risparmio che avrebbe dovuto consentire alle compagnie aeree in genere, e all'Alitalia in particolare, di pagare meno i servizi di controllo del traffico aereo, favorendo il rilancio del trasporto aereo. C'erano persino dei premi in denaro per i manager, nel caso in cui quel tetto fosse stato rispettato. Che ovviamente sarebbero stati incassati. Ebbene, secondo un rapporto della Guardia di finanza, esistono documenti contraddittori sull'effettiva rispondenza tra costi dichiarati e costi sostenuti. Ad esempio, i segugi della Finanza avrebbero trovato un documento interno dell'Enav in cui accanto alla cifra di 487 milioni indicato come "target" di consuntivo 2006, ne sarebbe annotata un'altra di 498 milioni come "risultato raggiunto". Il pm di Salvo ha incaricato un perito commercialista di verificare nuovamente quei conti; perché se fossero stati incassati i premi previsti dopo aver truccato i conti, potrebbe scattare anche l'accusa di truffa ai danni della società»;
secondo un articolo del quotidiano "la Repubblica" del 18 ottobre 2010, «dopo i giorni della "paura" (in luglio) e quelli dell'apparente letargo (in agosto e settembre), qualcosa riprende a muoversi nell'inchiesta della procura di Roma sui fondi neri di Finmeccanica. Accusato di riciclaggio e arrivato al quarto mese di detenzione, Lorenzo Cola, il "facilitatore" del Gruppo, l'uomo che ha incassato sui propri conti svizzeri gli 8 milioni della provvista con cui la "Banda Mokbel" mise le mani sulla "Digint", società partecipata da Finmeccanica, comincia a parlare. Giovedì scorso, nel carcere di "Rebibbia", alla presenza dei suoi avvocati Franco Coppi e Ottavio Marotta, in un interrogatorio cominciato alle 3 del pomeriggio e chiuso a notte alta, Cola ha risposto alle domande del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dei sostituti Giovanni Bombardieri e Rodolfo Sabelli, cui ha per altro consegnato un "memoriale" cui ha lavorato in cella per oltre un mese. "Una prima apertura - chiosa una qualificata fonte investigativa - Ma non ancora una vera e propria collaborazione". È un fatto che con la rinuncia a tacere, Cola è a un passaggio cruciale. Decidere, nel dare conto delle sue provvigioni milionarie, se afferrarsi o meno al vertice di Finmeccanica, di cui è stato una protesi, pur di rimontare il pozzo in cui è sprofondato. E in questa chiave, il suo interrogatorio suona anche come un tentativo di sondare fino a che punto il Presidente della società Pierfrancesco Guarguaglini, come anche il suo potente e onnipresente capo delle relazioni esterne, Lorenzo Borgogni, abbiano intenzione di continuare a sostenerlo. Tanto più che il loro destino processuale è legato anche e innanzitutto ai segreti che Cola custodisce. Sulla vicenda "Digint", ovviamente, ma anche e soprattutto sulle commesse della "Selex", la controllata di Finmeccanica, di cui Marina Grossi, moglie di Guarguaglini, è amministratrice e di cui Cola è stato assai più che un semplice "consulente". Del resto, a fari spenti, proprio nel mese di settembre, la procura e il Ros dei carabinieri hanno acquisito nuovi elementi che oggi consentono di dire che l'inchiesta sui fondi neri di Finmeccanica non è più costretta nell'angusto confine della sola operazione "Digint". Che l'orizzonte dell'indagine si è allargato ad Enav, alle fatturazioni della "Selex". Decisiva, ancora una volta, la collaborazione di Marco Iannilli (anche lui indagato per "Digint"), che di Cola è stato il "commercialista", lo "spallone", e persino il domestico (tra le sue incombenze era anche quella di sfamare i cani del "principale" nei suoi periodi di assenza). Interrogato nuovamente tre settimane fa, Marco Iannilli ha infatti aperto nuovi squarci sul sistema di relazioni di Cola in Finmeccanica ed Enav, sull'uso dei compensi per le sue consulenze. Iannilli ha confermato l'esistenza di un rapporto simbiotico tra Cola e Guarguaglini e la paranoia con cui i due proteggevano le loro comunicazioni. "Cola - ha detto - aveva un cellulare dedicato alle sole conversazioni con il Presidente di Finmeccanica". E, nel ribadire come Enav fosse il granaio della società "Selex" (da Enav dipende l'80 per cento del fatturato nel settore civile di "Selex"), ha spiegato come quella società fosse "zona di affari" di "esclusiva competenza di Cola", quasi ne fosse l'amministratore di fatto. Ma, soprattutto, Iannilli ha svelato una circostanza che promette di complicare la posizione di Enav e dell'uomo più vicino a Guarguaglini. "Una parte della provvista Digint finita sui conti svizzeri di Cola, pari a 250 mila euro - ha raccontato Iannilli - venne reimpiegata in contanti dallo stesso Cola per il preliminare di compravendita di un immobile di proprietà di Ilario Floresta, consigliere di amministrazione di Enav", nonché ex deputato di Forza Italia già coinvolto in un'inchiesta della procura di Catania sul voto di scambio del clan Santapaola. "Quel preliminare - ha aggiunto - non ebbe alcun seguito". E Floresta, dunque, avrebbe trattenuto quei 250 mila euro. Ma, soprattutto, quel "preliminare" non doveva essere la sola operazione fatta sui fondi esteri di Cola. A dire di Iannilli, era in progetto un secondo "preliminare", "per un valore superiore ai 3 milioni di euro". "Riguardava la tenuta in Toscana di Lorenzo Borgogni", capo delle relazioni esterne di Finmeccanica, e "non se ne fece nulla perché deflagrò il caso Mokbel". Ebbene: per quale (...) motivo Cola si doveva impegnare in "preliminari" di compravendita destinati a non andare a buon fine con interlocutori chiave in Enav e Finmeccanica? Per ridistribuire i fondi neri del Gruppo? Sono due delle domande che ballano nell'indagine»;
considerato che, si legge ancora sull'articolo de "Il Messaggero on line": «le prime indiscrezioni che riguardano il lavoro del perito» nominato dalla Procura di Roma «che dovrebbe consegnare la sua relazione entro novembre, dicono che potrebbe aprirsi un altro capitolo delicato in questa inchiesta sulla gestione Enav targata Guido Pugliesi. Si tratterebbe dell'acquisto, da parte dell'Ente di assistenza al volo, della società Vitrociset, avvenuto a fine 2006. Il prezzo fissato dopo una lunga trattativa che vide alternarsi al tavolo diversi consulenti, fu di 108 milioni. Che tuttavia non furono contabilizzati come "costi operativi" nel bilancio di quell'anno, trattandosi piuttosto di un investimento. Il sospetto della procura è che quel prezzo pagato fosse decisamente elevato per l'effettivo valore di Vitrociset, la società della famiglia Crociani che si occupava di manutenzione del sistema radar delle aree aeroportuali e che sopravviveva essenzialmente grazie alle commesse della stessa Enav. Svuotata di quei contratti, Vitrociset valeva (secondo i primi consulenti interpellati, cioè la Bain&Co) appena 80 milioni, a fronte di una richiesta di 220 milioni da parte dei Crociani. Evidentemente, Pugliesi decise di andare incontro ai venditori: cambiò consulenti e cambiò metodo di valutazione, fino ad arrivare al prezzo pagato di 108 milioni. Annunciando però che quell'acquisto "strategico" avrebbe consentito un guadagno di 12,8 milioni nel 2007 e di altri 14 nel 2008. Invece, a leggere le carte, il guadagno totale del biennio fu di meno di 4 milioni complessivamente. E che la Vitrociset, forse, fu sopravvalutata. Per motivi che la procura intende accertare»;
ad avviso dell'interrogante occorrerebbe conoscere:
se il documento interno dell'Enav, in cui accanto alla cifra di 487 milioni indicato come "target" di consuntivo 2006 sarebbe stata annotata un'altra di 498 milioni come "risultato raggiunto", non costituisca falso in bilancio, false scritture contabili, truffa aggravata a danno della società;
se la valutazione di Vitrociset (80 milioni secondo la Bain&Co), a fronte di una richiesta di 220 milioni da parte dei Crociani, azienda che sopravvive grazie alle commesse della stessa Enav, per arrivare al prezzo pagato di 108 milioni, non abbia occultato costi di intermediazione ovvero "tangenti" ed in caso affermativo a favore di quali soggetti;
se sia credibile che sia il Presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini, che il suo potente e onnipresente capo delle relazioni esterne, Lorenzo Borgogni, non abbiano saputo nulla dei fondi neri, atteso che Marco Iannilli (anche lui indagato per "Digint"), come anticipato, ha aperto nuovi squarci sul sistema di relazioni di Cola in Finmeccanica ed Enav, sull'uso dei compensi per le sue consulenze, confermando l'esistenza di un rapporto simbiotico tra Lorenzo Cola e Guarguaglini;
se risponda al vero che Cola avesse un cellulare dedicato alle sole conversazioni con il Presidente di Finmeccanica Guargaglini per proteggere le loro comunicazioni e se Enav fosse il granaio della società "Selex", posto che da Enav dipende l'80 per cento del fatturato nel settore civile di "Selex", società quale zona di affari di esclusiva competenza di Cola, quasi ne fosse l'amministratore,
si chiede di sapere:
di quali elementi informativi disponga il Governo con riferimento alla richiamata vicenda e quale sia la propria valutazione con riguardo agli aspetti di competenza;
quali misure urgenti di competenza il Governo intenda attivare, compresa l'eventuale revoca del dottor Guargaglini, per evitare che tali gravi fatti abbiano a ripetersi.
(3-01657)
CECCANTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob), istituita con decreto-legge 8 aprile 1974, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 giugno 1974, n. 216, è un'autorità amministrativa indipendente di importanza primaria, specie nell'attuale fase di crisi economica, dato che la sua attività è rivolta alla tutela degli investitori, all'efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato mobiliare italiano e che le sue funzioni si sono progressivamente sviluppate nel tempo in relazione sia all'esigenza di estendere l'ambito della tutela del risparmio che al progressivo evolversi del mercato finanziario e della legislazione in materia;
la carica di presidente è vacante sin dal 1° luglio 2010 e tale nomina deve essere effettuata con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio stesso;
dalla data di scadenza del mandato del Presidente si sono svolti ben undici Consigli dei Ministri senza che sia stata presa alcuna decisione,
si chiede di sapere quali siano le ragioni del ritardo nell'effettuazione della proposta di nomina, ad avviso dell'interrogante talmente incomprensibile sempre che non si voglia ritenere che il Governo voglia attendere un peggioramento della crisi economica prima di procedere, ritenendo al momento la situazione interna e internazionale così tranquilla da non meritare un'azione rapida.
(3-01658)
COLLI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
il 12 ottobre 2010 a Genova, in occasione della partita di calcio tra Italia e Serbia, valevole per i campionati europei, sono accaduti violenti scontri in seguito alla sospensione della gara, in cui sono rimasti feriti alcuni agenti di polizia;
le immagini di detti scontri hanno scosso l'opinione pubblica e provocato rilevanti provvedimenti da parte degli organismi sportivi internazionali preposti;
considerato che:
negli ultimi anni assistiamo con sempre maggiore frequenza ad episodi di questo genere nonostante il Governo e le Forze dell'ordine abbiano profuso il massimo impegno nel tentativo di arginare tali fenomeni di violenza: per esempio, giova ricordare l'introduzione per il campionato in corso della cosiddetta "tessera del tifoso", strumento fondamentale per permettere un immediato riconoscimento e individuazione dei soggetti che si rendono responsabili di comportamenti violenti all'interno e all'esterno di impianti sportivi, nonché la strategia di contrasto alla violenza posta in essere dall'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive che prevede un costante monitoraggio e le decisioni di vietare le trasferte in occasione di alcune gare giudicate ad alto rischio di scontri tra opposte tifoserie;
non di rado diversi agenti delle Forze dell'ordine sono rimasti, tuttavia, feriti durante il servizio di sicurezza prestato in occasione delle manifestazioni sportive;
tali ferimenti non sono più tollerabili e meritano una seria e pacata riflessione da parte delle istituzioni, così come accadde dopo la tragica uccisione del Commissario Filippo Raciti a Catania;
rilevato che in ciascuna attività sportiva, particolarmente nel calcio, sport prediletto dalla maggior parte degli italiani, è insito un immenso valore educativo e culturale che certamente dovrebbe essere tutelato, nel caso di specie, con un maggior impegno affinché gli stadi tornino ad essere luoghi preposti ad allietare famiglie e bambini,
l'interrogante chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo, esclusivamente in occasione di manifestazioni sportive ad alto rischio "sicurezza", ritenga di dover dotare le Forze di polizia di armamenti più efficaci nella lotta al tifo violento, al fine di evitare che accadano episodi del genere e che le citate Forze di polizia incorrano in gravi rischi durante lo svolgimento del proprio lavoro nel corso delle manifestazioni sportive;
se ritenga, in particolare, di dotare gli agenti (oltre che di manganelli o sfollagente e gas lacrimogeni) anche di ulteriori strumenti di difesa-offesa atti a immobilizzare le persone che si rendono protagoniste di atti di violenza all'interno degli stadi, quali, ad esempio, le apparecchiature usate dalle polizie di altri Paesi in grado di trasmettere una lieve ma efficace scossa elettrica oppure altri dispositivi che non consentano il contatto con i violenti e che possano riuscire a bloccarli a distanza.
(3-01659)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
FERRANTE - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:
nel settore energetico l'Unione europea da tempo ha indicato la strada della tracciabilità, una rivoluzione epocale finalizzata a presentare ai singoli clienti informazioni sulla tracciabilità dell'energia elettrica fornita;
quest'operazione trova l'Italia, in realtà, in notevole ritardo: ma se è il risultato che conta, già oggi si può leggere sulle bollette l'indicazione del mix, ossia tutte le fonti primarie utilizzate nel processo di produzione dell'energia consumata;
in Italia si è deciso che l'ente governativo con il compito di pianificare e controllare tutta l'operazione sia il GSE, ente Gestore dei servizi energetici, che sta predisponendo in questi giorni ulteriori direttive sulla tematica;
parallelamente, il Governo italiano ha dichiarato alla Commissione europea che, entro il 2010, saranno da considerare verdi 12 miliardi dei TWh importati, esattamente la cifra che mancava per raggiungere gli obiettivi previsti (direttiva 2001/77/CE, pari al 22 per cento di elettricità verde consumata) e che evidentemente il Paese non è stato in grado di raggiungere;
c'è però una statistica del GSE, che sembra smentire il Governo, indicando già verdi addirittura 32 miliardi di TWh importati, circa il 70 per cento della totale importazione;
se fosse vera la cifra indicata dal GSE, che fra l'altro, corrisponderebbe addirittura al 50 per cento di tutta la produzione di elettricità verde italiana, significherebbe che molti Paesi limitrofi al nostro si sono privati di importanti quantitativi di energia elettrica verde, così preziosa per raggiungere gli obiettivi imposti dall'Europa. Il ragionevole dubbio che sorge è che ciò sia solo apparente e che i 32 miliardi di TWh verdi siano esclusivamente il frutto dei certificati verdi, venduti dai produttori esteri agli importatori, senza alcuna garanzia, in quanto non validati dagli Stati membri, come inseribili nel paniere italiano dell'energia verde;
una situazione che sembra confermata dal fatto che il Governo italiano ha evitato di comunicare tali produzioni verdi importate dall'estero alla Commissione, in quanto non utilizzabili per il raggiungimento degli obiettivi del Paese;
peraltro il Governo, a suo tempo, non ha saputo nemmeno indicare quali centrali estere a fonti rinnovabili stavano realmente producendo, per l'Italia, i 12 miliardi di TWh verdi;
il GSE, in recenti comunicazioni ad organi di stampa - come riportato ad esempio da articoli del "il Riformista" - giustifica gli acquisti dei certificati in quanto essi sono previsti dalla direttiva 2001/77/CE. Ma i proventi di tutta questa operazione sembrano andare ad esclusivo vantaggio dei produttori stranieri, senza alcun beneficio per la politica verde, né italiana, né dei Paesi limitrofi. Questi ultimi Paesi forse non sono nemmeno al corrente dei lauti guadagni che i loro produttori conseguono alle spalle dei consumatori italiani;
tutto ciò ha comportato che gli importatori italiani abbiano dovuto comperare un grande eccesso di certificati inutili, per le forniture "tutte verdi", che non dimostrano affatto, per quanto detto sopra, l'effettiva importazione dei quantitativi, sottesi a tali certificati, determinando quindi un inutile e pesante esborso di danaro da parte italiana, pari a non meno di 40 milioni di euro all'anno, un corrispondente indebito guadagno per gli operatori esteri ed un danno alla politica italiana di sostegno alle fonti rinnovabili;
sembra quindi che il Governo abbia di fatto creato una doppia ed incoerente politica ambientale, una ai fini interni, con statistiche "verdi" di un tipo, ed un'altra di fronte alla Commissione europea, il tutto supportato da una doppia e divergente contabilità "verde",
si chiede di conoscere:
se i Ministri in indirizzo intendano finalmente e urgentemente chiarire se siano attendibili i dati forniti dal Governo italiano alla Commissione europea che individuano, entro il 2010, in 12 miliardi di TWh importati la quota di fonti rinnovabili o se sia invece da considerarsi veritiera la statistica del GSE, che indica in 32 miliardi di TWh la quota importata, che è circa il 70 per cento del totale delle importazioni italiane;
se in ogni caso non ritengano nella imminente riforma del meccanismo delle incentivazioni delle fonti rinnovabili di dover sanare questa stortura.
(4-03861)
ARMATO, ANDRIA, CARLONI, CHIAROMONTE, DE LUCA, INCOSTANTE - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'interno - Premesso che:
da notizie di stampa si apprendono le preoccupanti rivelazioni di Luigi Scotti, assessore alla legalità del comune di Napoli, ex magistrato ed ex Ministro della giustizia, sulle ripetute lettere intimidatorie ricevute per via del suo impegno nella lotta alla camorra, rivolto, in particolare, ad attaccare i patrimoni delle organizzazioni criminali, assegnandoli ad associazioni o enti operanti sul territorio, impegnate nel sociale;
le dichiarazioni dell'assessore alla legalità sono state rese in occasione della presentazione della fiaccolata anticamorra prevista per il 15 ottobre 2010 a Miano e Secondigliano;
il giorno precedente le rivelazioni di Scotti, si è verificato un ulteriore episodio, ugualmente preoccupante. Infatti, Don Luigi Merola, sacerdote animatore della fondazione «'A voce de' creature» e assegnatario di una villa appartenuta e confiscata alla malavita, sede dal 2008 della citata fondazione e divenuta la casa dei ragazzi di Don Luigi Merola, ha denunciato il furto di un camion con gru della ditta che si stava occupando, gratuitamente, della bonifica del giardino della fondazione, per trasformarlo in un campo da calcio i bambini;
a seguito di tale vicenda, il sacerdote ha espresso tutto il suo sconforto, ma allo stesso tempo, la sua determinazione a continuare nella lotta per la legalità e a considerare con estrema serietà l'accaduto, un chiaro segnale nei confronti di chi lotta per la legalità e non un semplice furto;
alla presentazione della fiaccolata, erano presenti molti altri operatori e assegnatari di alloggi sottratti alla camorra, come Domenico Lopresto, segretario regionale dell'Unione inquilini, vittima anch'egli, il 21 settembre 2010, di una violenta aggressione che, come si legge sulla stampa, ha espresso la sua amarezza per le difficili e pericolose condizioni in cui le associazioni sono costrette a promuovere le loro iniziative;
le tante associazioni, intervenute alla presentazione, hanno invocato l'intervento del Cardinale Sepe al fine di coinvolgere nella manifestazione tutti i parroci della zona affinché le eventuali intimidazioni dei clan non mandassero deserta la fiaccolata;
è stata espressa la più ampia solidarietà da parte di tutte le Istituzioni locali e un forte sostegno alla fiaccolata anticamorra, quale segnale di lotta alla criminalità,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga opportuno intervenire al più presto per fronteggiare il grave dilagare di episodi di criminalità;
se non ritenga opportuno adottare, nell'immediato e in via cautelare e preventiva, le misure necessarie e urgenti al fine di placare e arginare l'ondata dei ripetuti attacchi e minacce perpetrati nei confronti di chi lotta contro la criminalità, a favore della legalità e del sociale, predisponendo sistemi di vigilanza e di controllo più efficaci.
(4-03862)
GIARETTA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e dello sviluppo economico - Premesso che:
il Gruppo Carrier, multinazionale operante nel settore della refrigerazione, ha comunicato alle parti sociali la decisione di chiudere lo stabilimento sito a Torreglia (Padova), che aveva proseguito l'attività della azienda Criosbanc, intendendo trasferire l'attività presso stabilimenti del gruppo situati nella Repubblica Ceca ed in Moldavia;
lo stabilimento di Torreglia opera nel settore della refrigerazione e ha finora lavorato senza problemi produttivi o di mercato, richiedendo anzi anche in tempi recenti alle maestranze la prestazione di lavoro straordinario;
il sistema della catena del freddo è particolarmente significativo nella specializzazione della base produttiva veneta ed un suo indebolimento avrebbe ripercussioni negative anche per altre aziende fornitrici;
la scelta di chiudere lo stabilimento comporterebbe la perdita di 193 posti di lavoro diretti, a tanto assommano i dipendenti dello stabilimento Carrier di Torreglia, a cui andrebbero aggiunti gli occupati indiretti collegati all'attività dello stabilimento;
la situazione produttiva appare difficile anche per il territorio veneto, come dimostra il fatto che nel periodo gennaio-agosto 2010 si sono verificate 954 richieste per l'apertura della dichiarazione di crisi, coinvolgendo oltre 19.000 occupati,
l'interrogante chiede di conoscere:
quali siano le valutazioni dei Ministri in indirizzo e quali iniziative intendano assumere per favorire il mantenimento di un sito produttivo rilevante nell'economia veneta;
quali iniziative intendano assumere per assicurare ai lavoratori l'attivazione di tutti gli strumenti istituzionali di tutela per il superamento della crisi occupazionale.
(4-03863)
DE TONI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
nonostante l'ingente aiuto di Stato ventennale ed il fatturato garantito da commesse di Stato in monopolio legale, l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato non sembra assicurare una gestione efficiente, come richiesto dai recenti atti di indirizzo del Ministero dell'economia e delle finanze;
grazie anche ai frequenti e ripetuti procedimenti avviati dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, conclusi con l'accertamento della violazione del codice dei contratti pubblici di cui al decreto legislativo n. 163 del 2006 da parte del management dell'Istituto Poligrafico, è ben nota la disinvolta tendenza degli amministratori a eludere la normativa vigente, persino - come già descritto dall'interrogante nell'atto di sindacato ispettivo n. 4-03341 - nella gestione della Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, presidio, fino a qualche mese fa, della corretta promulgazione delle leggi dello Stato, ora invece, dopo quasi un secolo, non più garantita né nei contenuti né nei tempi perentori di pubblicazione;
si registra vieppiù una altrettanto disinvolta gestione, che a parere dell'interrogante è chiaramente clientelare, delle politiche del personale;
dall'insediamento del nuovo Consiglio di amministrazione (CDA), che risale a circa un anno fa, sono state distribuite centinaia di consulenze, sotto varie forme (consulenze, incarichi professionali, sponsorizzazioni varie, prestazioni professionali eccetera) oltre a numerosi, e onerosi, incarichi a progetto per un totale di svariati milioni di euro;
alle consulenze si aggiungono assunzioni in serie, senza alcun bando pubblico, che in questi mesi hanno inflazionato i livelli dirigenziali, i quadri, gli impiegati amministrativi, già in soprannumero e di cui a breve è prevedibile un nuovo esodo (a carico dello Stato);
risulta all'interrogante che si tratti, nella quasi totalità, di assunzioni nominative senza alcuna forma di trasparenza, dal curriculum e dal profilo professionale incerto, che vanno a sovrapporsi e a superare, nelle funzioni e nelle retribuzioni, dipendenti in servizio da decenni;
resta poi da chiarire che, per politica aziendale, è tassativamente vietata l'assunzione dei figli dei dipendenti;
una petizione di varie centinaia di lavoratori dell'Istituto, inviata al Presidente e all'amministratore delegato dell'Istituto Poligrafico, e al magistrato della Corte dei conti addetto al controllo, che reclamava il diritto costituzionale dei propri figli a partecipare a bandi di concorso, è rimasta lettera morta: non c'è stata alcuna risposta da parte dell'Amministrazione né alcuna iniziativa da parte della magistratura contabile,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo, che pure risulta aver dato precise direttive in materia di consulenze, invitando in molteplici occasioni ad utilizzare al meglio le risorse interne, sia al corrente delle numerosissime consulenze e prestazioni professionali occultate alla pubblica evidenza, in gran parte relative a competenze e progetti ampiamente disponibili all'interno dell'Istituto;
se sia a conoscenza del fatto che da anni, ma in misura crescente negli ultimi dodici mesi, l'Istituto Poligrafico assume indiscriminatamente, con chiamata diretta, centinaia di persone senza alcun bando pubblico, che vengono scelte con totale discrezionalità mascherata dal filtro virtuale della ennesima società di consulenza, violando le più elementari regole di trasparenza e impedendo la partecipazione di tanti altri giovani, compresi i figli dei dipendenti dell'Istituto stesso.
(4-03864)
LANNUTTI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che:
dopo quasi due mesi dalla singolare morte di Daniele Franceschi, avvenuta nel carcere di Grasse nel sud della Francia, la stampa francese comincia ad interrogarsi sul caso;
come si legge su un articolo del 18 ottobre pubblicato su "la Repubblica", «Libération parla del giovane italiano morto nella prigione di Grasse, "la città dei profumi". Il quotidiano racconta della lettera inviata a Carla Bruni dalla madre del ragazzo, Cira Antignano, che chiede aiuto alla première dame, ma riprende anche le molte zone d'ombra di questa vicenda, finora praticamente ignorata a Parigi e dintorni. La ricostruzione di Libération lascia intendere che, come minimo, dovranno essere chiarite le circostanze in cui un essere umano di 36 anni, senza apparenti problemi di salute, muore in poche ore per un presunto arresto cardiaco. La testimonianza di Gilles, il compagno di cella di Franceschi, lascerebbe pensare a un'omissione di soccorso, scrive il giornale. Ma nell'articolo si parla anche di possibili maltrattamenti denunciati da Franceschi prima di morire e convalidati poi dalle condizioni in cui la salma è stata restituita alla famiglia. Le autorità francesi hanno amputato il corpo di Franceschi di diversi organi. Per settimane, la madre non ha potuto vedere la salma. Quando il corpo è arrivato in Italia, appena quattro giorni fa, ha scoperto insieme al medico legale una frattura del naso, mai refertata. Molti dubbi e sospetti da chiarire, conclude il giornale, che annuncia nuovi risultati clinici dell'autopsia ordinata dalla procura. "Andremo avanti per sapere se sono stati commessi degli errori nel trattamento di questo detenuto" spiega il procuratore di Grasse, Michel Cailliau, responsabile delle indagini. "Non ho l'abitudine di prendere alla leggera una morte che avviene in prigione" aggiunge Cailliau. L'arresto cardiaco, dice, "rimane comunque l'ipotesi più accreditata"»;
si legge ancora sull'articolo di "la Repubblica": «La tensione intorno a questo caso sta salendo. Tanto che altre fonti della procura di Grasse cercano di minimizzare, dicendo a Libération che si tratta solo di "una campagna stampa". Sarà, ma intanto importanti associazioni francesi che lottano contro gli abusi in prigione si stanno mobilitando. Il breve arresto di Cira Antignano mercoledì 13 ottobre davanti alla prigione di Grasse è sembrato una "vergogna" a Milko Paris, Presidente di Ban Public, che si batte da oltre dieci anni per fare luce sulle "morti sospette" in carcere. Gli avvocati della famiglia Franceschi saranno presto a Parigi, dove incontreranno i responsabili delle associazioni per avviare la richiesta di un'indagine indipendente. Anche il settimanale Le Point, vicino alla maggioranza, ha pubblicato ieri sul suo sito la lettera-appello a Carla Bruni Sarkozy, diffusa sabato scorso da Repubblica. "Questa madre vuole sapere la verità" spiega Le Point, ricapitolando i molti punti oscuri della ricostruzione ufficiale»;
considerato che:
il 13 ottobre 2010, la mamma di Daniele Franceschi, che era andata in Francia per avere spiegazioni sulla misteriosa morte del figlio, è stata picchiata dalla polizia francese, gettata a terra e arrestata insieme alla cognata, solo perché protestava davanti al carcere di Grasse per vedere per l'ultima volta suo figlio e per avere giustizia. La madre di Daniele, malmenata e maltrattata dai "gendarmi", avrebbe riportato una sospetta frattura di alcune costole;
come si legge su un articolo pubblicato sul blog "Freedom, libertà di parola", «la signora Cira mercoledì, davanti al carcere di Grasse, durante una colluttazione avuta con alcuni gendarmi che le volevano strappare un cartello di protesta ("Me lo avete ucciso due volte"), ha riportato lesioni a tre costole. "Mi hanno picchiata solo perché chiedevo giustizia", racconta. "Un gendarme mi ha spinto a terra, un altro mi ha presa a calci. Poi mi hanno portato in galera, come una delinquente. Meno male che è intervenuto il console italiano a Nizza e allora mi hanno rilasciato dopo tre ore". Insieme alla signora Cira anche la cognata Maria Grazia, anche lei arrestata e poi rilasciata. Il feretro di Daniele Franceschi, arrestato in Francia per una storia di carte di credito irregolari, è stato trasferito all'ospedale Versilia di Lido di Camaiore dove è stato sottoposto a un primo accertamento autoptico. (...) La famiglia di Daniele è convinta che la morte del giovane non sia da attribuire a "cause naturali" come sostengono le autorità francesi. "L'hanno lasciato morire solo come un cane in una cella di un carcere straniero", ricorda mamma Cira, "e a me, che sono la madre, me l'hanno detto dopo due giorni". La donna ricorda gli ultimi giorni drammatici della morte del figlio. "Dal carcere Daniele mi aveva scritto alcune lettere terribili", racconta la donna. "Aveva paura, mi raccontava che odiavano gli italiani, si sentiva minacciato. Mamma ci trattano peggio delle bestie, mi aveva scritto. E un mese fa, subito dopo l'arresto, era stato colpito dalla febbre, forse un virus. Febbre a 41, ma nessuno lo aveva curato o aiutato. Lo accusavano di non voler lavorare, con lui ce l'avevano guardie e gli altri detenuti, ma nessuno l'ha aiutato". Daniele è morto il 25 agosto 2010. Nel certificato di morte, firmato dal medico del carcere alle 17,30 si parla genericamente di arresto cardiaco. Secondo il racconto dei familiari, Daniele, un verniciatore e carpentiere, separato, padre di una bambino di 9 anni, aveva accusato forti dolori al petto alle 13,30. Aveva chiesto aiuto alle guardie che lo avevano accompagnato in infermeria, ma dopo un elettrocardiogramma lo avevano chiuso nuovamente nella sua cella da solo. Una decisione ritenuta quanto meno azzardata. "Se il ragazzo aveva accusato un malore e c'era il sospetto di problemi cardiaci", denuncia l'avvocato Lasagna, "doveva essere ricoverato in infermeria o quanto meno chiuso in una cella con altri detenuti che avrebbero potuto aiutarlo e, in caso di malore, dare l'allarme"»,
si chiede di sapere:
quali siano le ragioni del silenzio del Governo italiano rispetto ad una morte assurda di un italiano in un carcere francese nel sud della Francia, a pochi chilometri dal confine italiano;
se per il Governo italiano esistano morti di serie "A" degni di interesse ed attenzione, e morti di serie "B", che possono essere oltraggiati anche dopo la morte, come risulta dai resti del cadavere amputato di diversi organi, rendendo così difficile un'autopsia in Italia e l'esatta ricostruzione del decesso;
quali siano le ragioni che hanno indotto le autorità francesi a deturpare il cadavere ed a nascondere la verità, nel disinteresse del Governo italiano e del ministero degli Affari esteri in particolare, che non hanno assunto iniziative per difendere la dignità di un cittadino italiano;
se il Governo, che fa sentire la sua voce per incidenti meno gravi, non intenda attivarsi al fine di chiarire le cause della morte ancora oscure, la ricostruzione fedele dell'accaduto, le ragioni reali per le quali le autorità francesi, nonostante le rassicurazioni offerte al consolato italiano, non abbiano conservato il corpo di Franceschi, per far eseguire la seconda autopsia e poter riscontrare le dichiarazioni del medico del carcere di Grasse, che ha certificato un generico "arresto cardiaco";
se nella misteriosa morte di Daniele Franceschi non vi sia stata omissione di soccorso da parte di coloro che nel carcere di Grasse dovevano garantire la sicurezza di un cittadino italiano, e se gli interventi diplomatici avvenuti solo nei giorni scorsi non siano stati tardivi;
quali misure urgenti intenda intraprendere per garantire l'incolumità e la sicurezza dei cittadini italiani all'estero, per evitare che in futuro possano ripetersi casi come quello della morte in carcere di un cittadino italiano, accusato di aver falsificato carte di credito.
(4-03865)
FASANO - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che Vittorio Emanuele di Savoia ha fatto un appello per riportare in Italia, in occasione dei festeggiamenti per il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia, le salme degli ultimi due re, Vittorio Emanuele III e Umberto II e quelle delle loro consorti;
rilevato che la legge costituzionale 23 ottobre 2002, n. 1, recante "Cessazione degli effetti dei commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione", ha consentito agli eredi di Casa Savoia di fare rientro in Italia;
rilevato, inoltre che:
la possibilità di riportare in patria le salme dei sopracitati re risponde al desiderio non solo degli eredi Savoia ma anche di tanti italiani che ne hanno considerazione;
al di là delle valutazioni storiche sugli ultimi due re e sulle vicende del Novecento italiano, i Savoia sono stati, comunque, gli artefici e i protagonisti della storia italiana più recente e hanno avuto un ruolo determinante nel processo di unificazione nazionale,
l'interrogante chiede di sapere se, in vista delle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia, il Presidente del Consiglio dei ministri intenda attivare le procedure che riterrà più opportune al fine di riportare in Italia le spoglie, a tutt'oggi ancora in esilio, dei reali Vittorio Emanuele III e Umberto II e delle loro consorti, compiendo così non solo un oggettivo gesto di pietas, ma anche rinsaldando una comune appartenenza alla storia italiana.
(4-03866)
LAURO - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
la società TERNA SpA ha sottoposto all'Amministrazione comunale di Sorrento un progetto volto al rafforzamento delle strutture di erogazione energetica della zona, colpita di frequente da black-out, che prevede la pur temporanea attivazione di una nuova linea aerea;
le diverse amministrazioni succedutesi alla guida del Comune si sono adoperate per risolvere il problema legato all'approvvigionamento elettrico ma senza risultati a causa dei ritardi di ENEL SpA che ha elaborato diversi progetti senza riuscire a concretizzarne alcuno;
l'amministrazione comunale in carica ha previsto nel Piano urbanistico comunale un'apposita area destinata alla costruzione di una nuova centrale elettrica che permetta lo smantellamento di quella attuale di Via Marziale situata in una zona peraltro densamente abitata;
la costruzione della nuova centrale dovrebbe finalmente consentire l'eliminazione di tutti i tralicci di alta tensione che costituiscono pericoli per l'incolumità pubblica ed anche, non secondariamente, deturpano uno dei paesaggi turistici più ammirati al mondo;
la sede ENEL di via Marziale e la relativa area di pertinenza acquisita da parte del Comune potrebbero essere utilmente riconvertite per un utilizzo pubblico;
la medesima Amministrazione comunale si è detta disponibile ad una fattiva ed auspicabile collaborazione con TERNA,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo intenda sostenere, presso TERNA, con l'autorevolezza che gli compete, le giuste e legittime rivendicazioni e aspettative della comunità sorrentina.
(4-03867)
CECCANTI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
le nuove regole varate per i concorsi che si stanno svolgendo in questo periodo si rivelano, a giudizio dell'interrogante, inutilmente farraginose, sia per le disposizioni legislative sia per le interpretazioni burocratiche suggerite dal Ministero;
in particolare, da parte dei commissari di un concorso a ricercatore, si segnala l'inserimento a verbale delle notazioni seguenti, che sembrano essere del tutto generalizzabili al di là del concorso in questione e che per questo l'interrogante ritiene opportuno riportare per esteso: "Preliminarmente, la Commissione esprime il proprio disappunto e la propria indignazione per l'assurdità dei nuovi criteri concorsuali. Essi costringono i commissari a copiare manualmente le centinaia di titoli e pubblicazioni prodotte, le quali non sono corredate da supporti informatici; a ricercare nelle biblioteche le pubblicazioni non inviate personalmente dai candidati, oppure a fotocopiare le stesse e riportarle nelle sedi di provenienza per poterle leggere, oppure al medesimo fine a soggiornare per giorni nella sede di concorso, con gravi oneri per l'erario e in spregio ai principi di buon andamento, efficienza ed efficacia della Pubblica amministrazione. Evidenzia che i plichi debbono essere aperti solo dopo i colloqui, impedendo quindi ai commissari di poter procedere anticipatamente alla lettura delle pubblicazioni (salvo reperirli nelle biblioteche sulla base dell'elenco presentato). La Commissione reputa inoltre priva di ogni senso logico la valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni, atteso che i candidati presentano decine di titoli irrilevanti ai fini delle procedure concorsuali, sui quali nulla c'è da dire (es.: maturità classica, o partecipazione "passiva" a un convegno, o membro di una associazione), e pubblicazioni di poche righe, come cronache o simili, che assumono un senso per la valutazione dei candidati solo in un contesto complessivo, ma su tutti i quali ciascun commissario deve scrivere un giudizio completo e la commissione redigere un giudizio collegiale. Infine, ritiene incomprensibili le ragioni per cui i colloqui debbano svolgersi sui titoli ("ci racconti di quella volta che è stato a un convegno a Teramo"?), e non sulle pubblicazioni. Stabilisce di inserire a verbale la presente dichiarazione",
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario dover predisporre innovazioni normative o comunque interpretative in modo da evitare il ripetersi di tali gravi problemi, che danneggiano sia i candidati sia gli esaminatori.
(4-03868)
PERDUCA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
il 7 novembre 2010 si disputerà la partita di serie A Lazio-Roma;
l'Osservatorio per le manifestazioni sportive, con determinazione n. 41del 13 ottobre 2010 al termine di una riunione iniziata alle 17.30, ha dichiarato la partita Lazio-Roma connotata da alti profili di rischio e per questo ha rinviato alle valutazioni del Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive (CASMS), ai fini della individuazione di adeguati provvedimenti per la restrizione nella vendita dei tagliandi;
il CASMS, con determinazione n. 40 del 14 ottobre 2010, al termine di una riunione iniziata alle ore 11.00, per la gara Lazio-Roma, valutata positivamente la decisione della Lega A di far disputare il derby in orario pomeridiano, ha chiesto che il Prefetto di Roma, sentito il Questore, valuti la possibilità di adottare la seguente prescrizione: «vendita di un solo tagliando per ciascun spettatore per il settore ospiti; accesso alla Tribuna Tevere in via esclusiva ai soli possessori della "Tessera del Tifoso»;
considerato che:
nell'odierno campionato al settore ospiti possono avere accesso esclusivamente i titolari della cosiddetta tessera del tifoso mentre agli altri, a meno che non intervengano limitazioni decise dal Prefetto, è concesso l'acquisto dei tagliandi di altri settori;
il settore ospiti, durante le partite giocate in casa dalla Lazio, corrisponde al settore distinti sud lato tribuna Monte Mario;
riservando la Tribuna Tevere ai soli possessori della tessera del tifoso, anche ammettendo che tutti acquistassero il biglietto, non solo il settore sarà semivuoto ma migliaia di tifosi giallorossi avrebbero come unica alternativa l'acquisto dei tagliandi di Tribuna Monte Mario (con prezzo intorno ai 100 euro) oppure i più economici tagliandi di Curva e Distinti Nord,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, non ritenga inadeguato l'esiguo lasso di tempo trascorso tra la determinazione dell'Osservatorio e quella del CASMS al fine di una accurata e ponderata valutazione del caso;
quali settori dello Stadio olimpico siano ricompresi nella dizione "settore ospiti" utilizzata dal CASMS nel caso della partita Lazio-Roma e se a tale settore potranno accedere solo i titolari della tessera del tifoso;
se per l'acquisto dei biglietti per accedere ai settori Curva sud e Distinti sud-lato Tribuna Tevere sarà necessario essere titolari della tessera del tifoso;
se per gli altri settori dello stadio, Tribuna Monte mario, Curva Nord e Distinti Nord, sono previste limitazioni all'acquisto esclusivamente ai titolari della tessera del tifoso oppure la vendita è libera ai tifosi di entrambe le squadre;
in che modo il Minsitro in indirizzo ritenga di gestire l'afflusso allo stadio dei tifosi della Roma non possessori della tessera del tifoso;
se ritenga di dover limitare l'accesso allo stadio ai soli abbonati e possessori della tessera del tifoso;
se non ritenga che il miglior modo per gestire l'ordine pubblico in occasione della partita Lazio-Roma non sia non applicare la disciplina della tessera del tifoso, consentendo la vendita libera in tutti i settori ed organizzando un cordone di sicurezza di Forze dell'ordine in Tribuna Tevere.
(4-03869)
PERDUCA, PORETTI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
in occasione della partita Italia-Serbia si sono verificati atti violenti di assoluta gravità, anticipati il giorno precedente da episodi di teppismo commessi nella città di Genova;
è notoria l'esistenza, all'interno delle tifoserie serbe, di frange violente e politicizzate;
il sabato precedente l'incontro si erano verificati a Belgrado episodi di inaudita violenza in occasione della manifestazione detta gay pride;
le manifestazioni sportive sono soggette da anni all'attenzione dei vertici della Polizia italiana, che si avvale della collaborazione ufficiale dell'Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI);
i cittadini genovesi e gli agenti di polizia sono stati esposti a rischi elevatissimi per la loro incolumità fisica;
il Ministro dell'interno Dacic, secondo una notizia riportata dall'agenzia Adnkronos del 12 ottobre 2010, avrebbe dichiarato che «"La polizia italiana sarebbe potuta intervenire in modo migliore. Non avrebbero dovuto permettere ai tifosi di entrare allo stadio portando quelle cose, a Belgrado non sarebbe accaduto" (...). I tifosi serbi hanno costretto l'arbitro ad ordinare lo stop definitivo dell'incontro con un fitto lancio di petardi e bengala. Secondo il Ministro, la polizia italiana non ha chiesto informazioni sugli hooligans che avrebbero raggiunto Genova per l'incontro di ieri sera. "È stata una nostra iniziativa, abbiamo comunicato loro il numero dei tifosi in partenza e l'itinerario che avrebbero seguito"»;
la agenzia Ansa nel medesimo giorno ha riportato quanto segue: «"Abbiamo acquistato i razzi di segnalazione nei negozi di nautica di via Gramsci, li abbiamo messi nella cintura dei pantaloni sotto la maglia e siamo entrati senza problemi allo stadio". Lo ha detto Slobo, un capo tifoso serbo intervistato a microfoni spenti da un giornalista del Tg Rai regionale della Liguria all'uscita dalla Questura. "Non siamo nazisti, siamo nazionalisti - ha detto ancora Slobo al cronista della Rai - siamo contro l'entrata della Serbia nell'Unione europea e contro l'indipendenza del Kosovo, per questo abbiamo bruciato la bandiera dell'Albania. Il palcoscenico di Genova era ideale per fare conoscere le nostre motivazioni, che sono tutte politiche. A Belgrado c'è una dittatura: ha aggiunto il tifoso - e là non possiamo manifestare". "I duri della Stella Rossa erano 50-60 - ha concluso il tifoso - non trecento come avete detto voi italiani. Se fossimo stati di più avremmo avuto la meglio sui vostri poliziotti che sono molto più piccoli di quelli serbi"»,
si chiede di sapere:
quali informazioni fossero state comunicate dalle autorità serbe rispetto alle presenze dei tifosi serbi e di gruppi violenti organizzati;
se l'AISI o altri servizi di informazione avessero analizzato i rischi circa l'utilizzo della partita per episodi di violenza a carattere politico, e, in caso affermativo, quali provvedimenti di prevenzione siano stati assunti;
quali indicazioni fossero pervenute dall'Osservatorio sulle manifestazioni sportive e dal Comitato di analisi per la sicurezza delle manifestazioni sportive (CASMS);
perché non sia stata considerata l'ipotesi di cambiare la sede dell'incontro, essendo notorio che la città di Genova e il suo stadio non si prestano al controllo di gruppi organizzati di violenti;
come sia stato possibile che all'interno dello stadio siano stati introdotti oggetti atti a offendere, materiale pirotecnico e passamontagna.
(4-03870)
ZANETTA - Al Ministro della giustizia - Premesso che il Ministero della giustizia, con decreto ministeriale adottato l'11 giugno 2010, ha deciso di chiudere l'Ufficio esecuzione penale esterna (UEPE) della sede di Verbania;
considerato che:
l'UEPE ha gestito sino ad oggi, nell'ambito della Provincia del Verbano Cusio Ossola (VCO), l'esecuzione delle misure alternative, svolgendo una funzione di consulenza alla Magistratura di sorveglianza di Novara; inoltre, gli operatori assegnati all'UEPE hanno finora svolto un collegamento tra il carcere di Verbania e la società esterna, sovrintendendo all'esecuzione delle pene in misura alternativa e sostenendo le persone condannate nel percorso di reinserimento sociale;
in collaborazione con gli enti pubblici del VCO e del privato sociale, sono stati predisposti progetti individualizzati di trattamento ed inclusione sociale per soggetti in misura alternativa alla detenzione, facilitando così il reinserimento nella vita libera degli ex-detenuti e contribuendo alla crescita del livello di sicurezza sociale;
nel periodo 15 agosto 2009-15 agosto 2010, il servizio ha gestito complessivamente oltre 300 casi tra i quali circa 90 casi di attuazione di misure alternative;
tenuto conto che antecedentemente l'apertura della sede di Verbania, il lavoro sul territorio del VCO era svolto da operatori in missione da Novara con un eccessivo dispendio economico, sia per il lavoro sul territorio che per i contatti con l'utenza ed i servizi di zona;
rilevato che:
la soppressione dell'UEPE arrecherà notevole disagio al carcere di Verbania;
il carcere suddetto, infatti, strutturato per una settantina di detenuti, ne ospita un centinaio e presenta una grave carenza di organico del personale, sia degli agenti sia delle altre figure professionali,
si chiede di sapere quali provvedimenti ed iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per risolvere tale problema, auspicando una soluzione che possa tener conto dell'utilità del decentramento di questi servizi delicati e fondamentali per la comunità.
(4-03871)
ZANETTA - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
a fine luglio 2010 è stata presentata dalla Direzione centrale per l'emergenza del Dipartimento dei vigili del fuoco del soccorso pubblico e della difesa civile una bozza di riordino del settore aereo del Corpo nazionale dei vigili del fuoco (CNVVF), con la quale si prospetta una diversa distribuzione della flotta aerea in dotazione ai 12 reparti volo dislocati sul territorio nazionale;
con la suddetta bozza viene prevista, per il Reparto Volo vigili del fuoco del Piemonte, l'eliminazione dell'attuale linea di volo, costituita da elicotteri AB 412, biturbina, con elevata autonomia operativa, in grado di operare con verricello e di trasportare sino a 15 persone, dislocando, in sostituzione e fino a completo annichilimento dei velivoli, una linea di volo costituita da due AB 206, elicotteri con limitatissime possibilità d'impiego a causa delle piccole dimensioni, la scarsa potenza ed i ridotti limiti operativi;
considerato che:
il nucleo elicotteri vigili del fuoco competente sul territorio del Piemonte, con sede presso l'aeroporto di Caselle, nasce nel 1985 ed ormai da 25 anni assicura il soccorso aereo nell'area di competenza con personale esperto ed altamente professionale;
il suddetto nucleo annovera nel suo organico 21 persone di cui 10 piloti, 10 specialisti di elevata esperienza operativa con centinaia di ore di volo al proprio attivo e decennale esperienza nel settore del soccorso tecnico e numeroso personale aereo-soccorritore; inoltre, ad oggi, ha garantito lo svolgimento di 10.666 missioni operative, tra cui 4.895 missioni finalizzate al soccorso e 764 missioni per incendi e, nel solo 2009, è stato possibile soccorrere, grazie al mezzo aereo, 179 persone;
tenuto conto che:
la privazione dei velivoli AB 412, già effettiva da diversi mesi e motivata con il fine di concorrere al contenimento della spesa, ha fatto sì che, per garantire un intervento di soccorso tecnico urgente aereo nel territorio, sia necessario attendere i velivoli dalla Lombardia o dalla Liguria;
il territorio piemontese presenta una morfologia sostanzialmente impervia e caratterizzata dal insediamenti residenziali di montagna, spesso di difficile accesso per gli ordinari mezzi di soccorso; inoltre il territorio suddetto presenta, con frequenza, fenomeni meteorologici alluvionali o emergenzali, eventi che necessitano, principalmente, di mezzi di soccorso aerei;
rilevato che la diminuzione dei costi non può essere ricercata nella semplicistica riduzione dei nuclei operativi che inevitabilmente porta ad una grave limitazione dell'efficacia del servizio teso alla difesa delle persone in difficoltà,
si chiede di sapere quali provvedimenti ed iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare per risolvere tale problema, auspicando una soluzione che possa coniugare il raggiungimento degli obiettivi di salvaguardia della vita umana con quelli della riduzione dei costi.
(4-03872)
MARCUCCI - Al Ministro per i beni e le attività culturali -
(4-03873)
(Già 3-01415)
MILANA - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico -
(4-03874)
(Già 3-00621)
LANNUTTI - Al Ministro della giustizia - Premesso che:
Banca Unicredit, durante la gestione, a giudizio dell'interrogante disastrosa, del signor Profumo, che ha visto la caduta del valore del titolo sui mercati da 7 a 2 euro circa ed un'accentuata riduzione della capitalizzazione di borsa, da 100 a 30 miliardi circa di euro, recentemente benificato, dagli stessi che lo hanno destituito, di una buona uscita di 40 milioni di euro (oltre alle stock option maturate), ha utilizzato a piene mani strumenti derivati e prodotti strutturati;
in alcuni casi, come risulta anche da atti giudiziari e da testimonianze incontrovertibili, dirigenti e funzionari di Banca Unicredit, coperti e protetti dal signor Profumo e dal signor Sergio Ermotti, hanno favorito il collocamento di derivati ad alto rischio a piccole e medie imprese, costrette a sottoscrivere prodotti pericolosi con il ricatto degli affidamenti, successivamente fallite, come la Divania di Bari, oppure manager che, incamerando dal collocamento dei derivati incentivi di milioni di euro, brindavano per aver indotto il Comune di Milano alla rinegoziazione dei derivati, come risulta dalle intercettazioni acquisite dal pubblico ministero di Milano Alfredo Robledo nell'ambito dell'inchiesta sulla truffa subita dal Comune di Milano;
anche il Comune di Acqui Terme (Alessandria) ha subito le attenzioni del Gruppo Unicredit nel collocamento di derivati avariati, oggetto di una approfondita inchiesta penale della Procura;
Adusbef, l'associazione difesa utenti servizi bancari e finanziari, già dal 1998 ha iniziato a denunciare il pericolo dei derivati, la creazione del denaro dal nulla dei banchieri che collocavano prodotti pericolosi e nocivi per la salute delle famiglie e delle imprese, con tecniche analoghe ai falsari con l'esclusiva finalità di incassare prebende e stock option, con circostanziati esposti a numerose Procure della Repubblica;
in data 14 ottobre 2007, andava in onda una puntata di "Report", su Rai 3, che metteva in luce il meccanismo, spesso ai limiti della legalità, dei dirigenti e funzionari di Banca Unicredit, per collocare i prodotti derivati alle imprese affidate, anche con il ricatto di mancato rinnovo del fido in caso di mancata sottoscrizione dei titoli ad alto rischio, strutturati in modo da far conseguire utili alla banca, perdite ingenti agli utenti, come nel caso richiamato della Divania di Bari, florida società che impiegava centinaia di lavoratori, messi in mezzo ad una strada, ed esportava in tutto il mondo;
alla fine della puntata, intitolata "Il Banco vince sempre", Milena Gabanelli, autrice di "Report", chiosava con queste testuali frasi: «Allora solo i clienti Unicredit stanno perdendo con i derivati 1 miliardo di euro. Tanto per fare un po' di storia, il boom dei derivati scoppia nel 2000, quando i tassi cominciano a scendere, e contro la paura, il rischio di un eventuale rialzo le banche propongono saggiamente una tutela assicurativa. Solo che spesso invece di coprirti dal rischio te lo fanno prendere. E loro invece si coprono, si tutelano facendo firmare una dichiarazione con la quale l'imprenditore, il carrozziere o la suora dichiara: "Sono esperto in finanza strutturata". Il testo unico della finanza dice che la banca ha il dovere di verificare se il soggetto che firma un contratto è in grado di comprenderlo, ma la norma è così ambigua che quando gli imprenditori strangolati portano i contratti in tribunale, le sentenze danno ragione a volte all'imprenditore a volte alle banche. E questo fenomeno dei derivati alla politica è noto dal 2004 quando viene fatta un'indagine parlamentare, che però poi è finita nel cassetto. E Il gran ballo va avanti fino a quando ad una Banca non scoppia il petardo in mano. Stiamo parlando di banca Italease quella che regalava le porsche cabrio ai dipendenti che fanno più derivati. Siamo a luglio 2007 e il buco è di 700 milioni di euro»;
in data 15 ottobre 2007, a seguito della puntata di "Report" che aveva documentato la truffaldina prassi di Unicredit di collocare derivati ad alto rischio alla clientela, le associazioni dei consumatori Adusbef e Federconsumatori inoltravano esposti-denunce a 10 Procure della Repubblica, chiedendo di aprire un procedimento giudiziario per accertare se i comportamenti della banca fossero leciti;
in data 17 ottobre 2007, Banca Unicredit SpA nella persona dei signori Sergio Ermotti e Maurizia Angelo Comneno, rispettivamente vice direttore generale e direttore centrale di Unicredit SpA, presentava un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza nei confronti dell'interrogante, presidente di Adusbef, associazione di rilevanza nazionale che si è sempre battuta per la trasparenza e per prevenire frodi, truffe ed abusi dei banchieri a danno dei consumatori e delle famiglie, per l'articolo apparso su "Finanza & Mercati" del 16 ottobre 2007 dal titolo "Profumo esce allo scoperto" riportante l'affermazione "Secondo i nostri calcoli [ovvero dell'ADUSBEF] il mark to market di Unicredit è negativo per 4-5 miliardi. Si tratta di uno scandalo grosso dieci volte quello di Italease", perché offensiva della reputazione di Unicredit ed integrante la fattispecie di cui all'art. 595 del codice penale con l'aggravante di cui al terzo comma;
in data 10 aprile 2010, ben 30 mesi dopo, il dottor Flaminio Forieri della Procura di Monza, notifica un avviso di conclusioni delle indagini del procedimento n. A/10688/07, ai sensi dell'art. 415-bis del codice di procedura penale;
considerato che:
il signor Sergio Ermotti, vicino al signor Profumo, che si accinge a fare carriera ulteriore nella Banca Unicredit, non fa alcun accenno, nella denuncia intimidatoria contro un rappresentante dei risparmiatori sanzionato dalla Consob su preciso mandato di Unicredit, con una multa da 100.000 euro, notificata il 30 novembre 2009, successivamente annullata dalla Corte di appello di Perugia con sentenza del 10 giugno 2010; alla messa in onda della puntata di "Report" su Rai 3 avvenuta la sera di domenica 14 ottobre 2007 - cioè due giorni prima della pubblicazione dell'articolo di "Finanza & mercati" contestato - in cui Unicredit SpA veniva fatta letteralmente a pezzi da un'indagine approfondita e zelante proprio sulla condotta tenuta dal primo gruppo bancario italiano nei confronti dei propri clienti in tema di collocamento di prodotti finanziari derivati;
non si comprendono le ragioni per cui la Banca Unicredit abbia ritenuto di adire il giudice requirente presso il Tribunale di Monza, visto che per costante orientamento giurisprudenziale, affermano che nei procedimenti per reati commessi col mezzo della stampa, la competenza per territorio va determinata con riferimento al luogo di cosiddetta "prima diffusione" (Cassazione sez. I 26 novembre 2002 n. 41038, Cassazione Sez. I 12 giugno 2007-4 luglio 2007 n. 25804) nella ragionevole presunzione che, non appena lo stampato arrivi nelle edicole, si possa consumare l'offesa connessa alla pubblicazione; nel caso di specie risulta che distributore esclusivo per l'Italia del periodico "Finanza & Mercati" sia la Parrini & C. SpA con sede a Milano in V.le Forlanini, 23. Ed anche a voler assumere altri criteri risulta che: 1) la società editrice del periodico è la Editori per la Finanza Srl società unipersonale con sede legale a Milano Via T. Calco, 2 e redazioni a Milano (in Via Tristano Calco, 2) e Roma (Via Umbria, 15); 2) l'asserita persona offesa è la Unicredit SpA che ha sede legale a Roma in via Minghetti 17 e Direzione centrale a Milano, in via San Protaso 3 come da esposto-denuncia; 3) l'autore dell'asserito fatto illecito sarebbe l'interrogante, residente a Montecchio (TR) e presidente Adusbef con sede legale a Roma in Via Farini 62;
non si capiscono le ragioni giuridiche per le quali un magistrato abbia accolto un esposto che l'interrogante definisce superficiale, sciatto, frettoloso e reticente, del signor Sergio Ermotti che lamenta che le espressioni proferite dall'interrogante e contestate - «il mark to market di Unicredit è negativo per 4-5 miliardi» - come un'ipotesi diffamatoria;
nel corso della trasmissione è stata acquisita anche la testimonianza del signor Gianni Coriani, all'epoca direttore generale Unicredit Banca d'Impresa il quale quantificava l'entità dell'esposizione di privati ed enti locali in strumenti derivati in circa 1 miliardo di euro. Da ciò deriva che la banca non contesta l'esposizione in derivati ma solamente l'ammontare;
il tentativo di nascondere al giudice requirente queste fondamentali circostanze, che avrebbero potuto indurlo ad una rapida richiesta di archiviazione giacché le dichiarazioni del presidente Adusbef, lungi dall'integrare una qualsivoglia ipotesi diffamatoria, rientravano pienamente nel diritto di critica e di cronaca costituzionalmente garantiti, rappresenta la prova evidente che, alla base della denuncia temeraria ed intimidatoria del 17 ottobre 2007, vi sia un mero dolo di calunnia;
nel merito poi Unicredit SpA e i suoi esponenti aziendali sono da tempo indagati da numerosissime Procure della Repubblica per i fallimenti di aziende e buchi colossali in bilancio degli enti locali proprio per il collocamento indiscriminato di prodotti derivati;
con atto presentato dall'avvocato Marisa Costelli in data 16 aprile 2010, veniva chiesto di formulare, per le ragioni dedotte in narrativa, richiesta di archiviazione dell'esposto-denuncia presentato da Unicredit SpA nella persona dei signori Sergio Ermotti e Maurizia Angelo Comneno alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza nei confronti dell'esponente per difetto assoluto dei presupposti atti a configurare le fattispecie contestate; in subordine, ove mai implausibilmente non ritenesse di orientarsi in tal senso, si chiedeva l'accoglimento dell'eccezione di incompetenza territoriale del giudice adito e, per l'effetto, la trasmissione degli atti all'autorità giudiziaria competente per territorio rinvenibile ad avviso dell'esponente nella Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano. Presso la Procura della Repubblica di Roma pende un giudizio per gravi reati, che verranno sciolti nell'udienza del 16 novembre 2010, contro l'ex presidente della Consob Cardia, alcuni funzionari della Consob stessa ed i dirigenti di Unicredit che firmarono la denuncia;
considerato altresì che il sostituto Procuratore della Repubblica di Monza, dottor Falminio Forieri, che ha impiegato ben 30 mesi per notificare un avviso di conclusione delle indagini, ad avviso dell'interrogante ha abusato dei doveri di ufficio con la finalità di eseguire i desiderata di Banca Unicredit, in particolare dei signori Profumo ed Ermotti,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo abbia svolto le opportune verifiche, attivando i poteri ispettivi conferitigli dalla normativa vigente, al fine di verificare l'eventuale sussistenza di illeciti da parte dei richiamati magistrati del Tribunale di Monza al fine di esperire le azioni disciplinari di competenza;
se, in caso contrario, il Governo non reputi comunque necessario inviare una urgente ispezione ministeriale per acclarare eventuali responsabilità disciplinari riferite a comportamenti tenuti dalla Procura di Monza, che nel caso di specie potrebbero integrare abuso di ufficio nonché ipotesi di condotte collusive con Banca Unicredit;
se risulti al Ministro in indirizzo che la procura di Monza (che ad avviso dell'interrogante nel caso di specie ha assecondato i desiderata delle banche e dei banchieri) non abbia già tenuto in precedenza comportamenti analoghi volti ad offrire alla banca una sorta di impunità sostanziale di condotte, spesso illecite e fraudolente, nei confronti di risparmiatori, utenti, azionisti.
(4-03875)
BIANCHI - Al Ministro della salute - Premesso che:
l'osteoporosi è una malattia dismetabolica dello scheletro caratterizzata da una diffusa riduzione della massa ossea e dal deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo. Il tessuto osseo perde progressivamente la sua originaria compattezza e acquisisce un'anomala porosità che lo rende fragile ed esposto al rischio di fratture;
l'osteoporosi è stata dichiarata dall'Organizzazione mondiale della sanità una "malattia sociale". La sua diffusione è, infatti, molto alta. In Italia colpisce più di 5 milioni di persone, di cui il 30 per cento sono donne in post-menopausa;
l'osteoporosi, per le modalità di progressione, viene considerata una malattia "silenziosa": lenta e insidiosa e può non farsi riconoscere fino al verificarsi di una frattura;
l'osteoporosi si manifesta con un andamento cronico e con un'elevata predisposizione alle fratture in quanto l'osso diminuisce di consistenza, diventa poroso e fragile e quindi osteoporotico. Esistono varie forme di osteoporosi. Il tipo più frequente colpisce il sesso femminile ed è definito post-menopausale;
secondo i dati dell'ultimo rapporto Esopo (Epidemiological study on the prevalence of osteoporosis), il 23 per cento delle donne oltre i 40 anni e il 14 per cento degli uomini con più di 60 anni è affetto da osteoporosi, mentre il 42 per cento delle donne e il 34 per cento degli uomini in queste medesime fasce d'età è affetto da osteopenia, pertanto a rischio di sviluppare osteoporosi e sue complicazioni;
l'invecchiamento della popolazione comporta un aumento del numero assoluto delle fratture; le fratture più comuni sono quelle del femore e delle vertebre e possono avere conseguenze anche gravi: delle 90.000 fratture annue registrate negli ospedali, quelle del femore hanno mortalità nel 15-25 per cento dei casi e disabilità per la metà dei pazienti nell'anno successivo alla frattura;
mercoledì 20 ottobre 2010 si celebra la giornata mondiale contro l'osteoporosi; oltre 80 Paesi del mondo celebrano questo importante momento di informazione, prevenzione e riflessione,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno promuovere una campagna d'informazione capillare sui problemi dell'osteoporosi, diretta ai medici, ai pazienti e in generale all'intera popolazione al fine di assicurare la prevenzione e la cura come strumento importante per migliorare le condizioni di salute e di vita;
se non ritenga necessario istituire un registro nazionale, al fine di inquadrare la malattia e la diffusione delle sue complicanze sul territorio nazionale ed offrire un servizio pubblico adeguato alla prevenzione e alla cura dell'osteoporosi.
(4-03876)
Interrogazioni, da svolgere in Commissione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:
6a Commissione permanente(Finanze e tesoro):
3-01655, del senatore Lannutti, sull'applicazione da parte della Banca d'Italia del decreto-legge n. 78 del 2010 in materia di tagli delle retribuzioni;
13a Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):
3-01651, del senatore Latronico, sul progetto di stoccaggio di gas naturale relativo ai giacimenti della Valle del Basento (Matera).
Interrogazioni da svolgere in Commissione, nuova assegnazione
A norma dell'articolo 147 del Regolamento, la seguente interrogazione, già assegnata per lo svolgimento alla 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport), sarà svolta presso la Commissione permanente:
10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo):
3-01642, della senatrice Blazina ed altri, sulle difficoltà di quotidiani e periodici italiani in Slovenia e Croazia a seguito dei tagli all'editoria.
Interrogazioni, ritiro
È stata ritirata l'interrogazione 4-03810, del senatore Ferrante.