D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Signora Presidente, intanto ci associamo con convinzione - sfortunatamente non è la prima volta che ci troviamo a farlo - al dolore e al lutto delle famiglie dei nostri quattro alpini. Purtroppo, ogni volta che si verificano questi tragici eventi siamo costretti a tenere anche la contabilità dei nostri morti in Afghanistan: sono in tutto 33.
Signor Ministro, abbiamo apprezzato le sue considerazioni di carattere preliminare sulla natura della nostra missione in Afghanistan, sulla corretta interpretazione del ruolo internazionale del nostro Paese e sulla circostanza che questa, come le altre missioni di pace, siano assolutamente in linea con la nostra Costituzione e con i principi e le norme che regolano il diritto internazionale. Non è certamente la disputa o la disquisizione in ordine ai termini di carattere più squisitamente giuridico della vicenda che può indurci a cambiare opinione.
Siamo assolutamente convinti che il terrorismo internazionale sia un male assoluto, che ha bisogno di forme di contrasto che non sono legate solo alla difesa del nostro territorio in senso stretto. Però, cosa sta avvenendo nel nostro Paese? Su questo ci aspettiamo di più e, se ci consente, di meglio. Non solo dopo questa vicenda, ma per l'evoluzione dei rapporti internazionali e anche della posizione del Governo americano nello scenario di guerra in Afghanistan, oggi si pone il tema di quale debba essere il ruolo dell'Italia, che è stato concepito originariamente, con riferimento a questa missione così come a quella che riguarda l'Iraq, come complementare per la ricostruzione civile di una parte di quel Paese in ragione delle attività belliche, che non sono responsabilità del nostro Paese e relativamente alle quali il nostro Paese svolge un ruolo totalmente diverso.
Se così è, è evidente che, nel momento in cui cambia la linea del Governo americano ed anche lo scenario temporale in cui questa missione principale (cioè quella di combattere i talebani) si svolge trova un orizzonte diverso, anche il nostro Paese, che svolge un compito che non è bellico ma di protezione umanitaria, di ricostruzione civile, di assistenza, formazione e costruzione di una parte importante della società civile afgana, si deve interrogare su ciò che deve fare, su come lo deve fare e soprattutto su quale debba essere la linea, non solo di difesa in senso stretto, cioè dell'attività di difesa che noi facciamo in quel territorio, ma la linea di politica estera da seguire.
Non possiamo certamente esaurire tutto questo in un importantissimo dibattito - e la ringrazio - che si svolge in sede di informativa. Ma è chiaro che vi è la necessità che su questo il Governo con chiarezza formuli una proposta al Parlamento dicendo cosa vuole fare, se vi sono dei cambiamenti anche sotto il profilo delle regole di ingaggio, delle modalità di natura squisitamente militare attraverso cui si esplica la nostra presenza in quel territorio e soprattutto qual è la linea che il nostro Paese tiene nel rapporto con gli americani e con la NATO per questa missione internazionale.
Decideremo all'esito di una proposta concreta e articolata che solo il Governo può fare, perché è evidente che esso solo è in possesso di tutti gli elementi, o lo sarà, come lei ha detto nella sua informativa, anche alla luce delle interlocuzioni con gli altri Governi coinvolti in questa vicenda: dopo l'acquisizione di questi elementi, il Governo potrà formulare una proposta al Parlamento su cui lo stesso sia messo nelle condizioni di poter decidere. Altrimenti animiamo un dibattito che non serve né al Governo, né al Parlamento, né al Paese perché alimenta una confusione che su questi temi non è più possibile. È evidente infatti che, quando un autorevole ex esponente del suo Governo, che oggi è Governatore di una delle Regioni più importanti del nostro Paese, il Veneto, dice che l'Afghanistan è per l'Italia come il Vietnam lo è stato per gli americani si rende conto che tutto questo crea un problema, nel senso che noi vogliamo sapere come e cosa dobbiamo fare lì, per quanto lo dobbiamo fare e in che termini.
Lei, molto opportunamente e correttamente, ha detto che le questioni sono due: la prima riguarda la durata della missione, la seconda riguarda la dotazione di mezzi e di risorse e quindi anche le condizioni attraverso cui il nostro contingente opera nella sua missione di pace e ovviamente in condizioni di sicurezza.
Quanto alla prima questione è evidente - ripeto - che molto dipenderà anche dal vertice NATO di Lisbona, dove si deciderà, insieme ovviamente agli altri Paesi che sono coinvolti in questa vicenda, cosa si dovrà fare. Ma è altrettanto evidente che a questo vertice, così come alle discussioni di carattere internazionale che nelle prossime settimane e mesi si faranno anche in sede NATO, l'Italia dovrà arrivare preparata e con una propria linea. Noi vorremmo sapere - lei lo ha accennato, ma sarebbe opportuno che venisse consacrato in atti ufficiali asseverati dal Parlamento, perché credo che sia anche questa la migliore garanzia per il Governo di avere un consenso quanto più ampio possibile su un tema così importante per il Paese e per il mondo - la posizione che si ha.
Anche con riferimento alla durata della missione, come lei sa certamente meglio di me, avendo noi assunto l'impegno di incrementare il nostro contingente militare a 4.000 unità nelle prossime settimane e poiché tutto questo nasce dalla circostanza di rendere più sicura Herate quindi anche di affrancare il Governo afgano in un momento difficile nella trattativa anche con i talebani, è evidente che in questo periodo l'incremento del nostro contingente può essere in contraddizione con gli annunci che sia lei sia il ministro degli affari esteri Frattini avete fatto su una ipotesi di chiusura al 2011 della nostra presenza in termini consistenti in quella regione.
E poiché comunque questo incremento di contingente determina anche un aumento della nostra attività e della sicurezza del nostro contingente, l'aumento della nostra attività su quel territorio espone obiettivamente a rischi. Lei, con molta franchezza, nella sua introduzione ha detto una cosa ovvia, da alcuni punti di vista, ossia che le condizioni di pericolo nascono dalla situazione che si vive ad Herat, che si vive in Afghanistan, e quella è oggettiva; non la possiamo modificare. Possiamo tentare in qualche modo di contenerla e possiamo tentare in qualche modo di tamponarla, ma se noi dicessimo all'opinione pubblica che i nostri militari sono in quei luoghi a fare una scampagnata credo che non diremmo la verità e faremmo torto anche al dibattito di questa mattina. Allora, è evidente che bisogna anche fare un'operazione verità, che serve a rafforzare il consenso attorno a questa missione, così come vanno rafforzati sempre il consenso e la solidarietà - su questo siamo d'accordo totalmente con lei - del nostro Paese e del Parlamento nei confronti di tutti i militari che sono impegnati in missioni internazionali all'estero.
L'altra questione che credo sia estremamente importante è quella della sicurezza. Lei ha avuto modo di chiarire oggi nella sua informativa che non vengono e non saranno cambiate le regole d'ingaggio decise e definite in sede NATO, e quindi noi non cambieremo la modalità attraverso cui svolgiamo la nostra missione in Afghanistan. Credo quindi che a questo punto il tema non sia mettere o non mettere le bombe sugli aerei e consentire agli aerei di bombardare o meno. (Richiami del Presidente). Un minuto e ho concluso. Non so il tempo che avevo a disposizione. Il Gruppo aveva venti minuti complessivamente, ma le rubo un minuto solo per concludere.
Così com'è avvenuto con i Tornado, non credo che questo sia il tema dirimente, perché se vediamo la stragrande maggioranza degli attentati che sono avvenuti in danno dei nostri militari, sono avvenuti o con imboscate o con ordigni esplosivi, per cui non penso sia risolutivo ai fini della sicurezza dei nostri militari armare i bombardieri. Ritengo che invece sia opportuno anche su questo immaginare come più complessivamente si garantiscono le condizioni di sicurezza del nostro contingente.
Quindi non possiamo, e non potete, neanche alimentare un dibattito surreale su questa vicenda, perché ciò farebbe torto alla serietà della nostra missione; dovreste quindi venire in Parlamento a proporci un percorso, sia sotto il profilo della linea di politica estera che il nostro Governo deve tenere nell'alleanza con gli Stati Uniti, e quindi nel rapporto con il Presidente degli Stati Uniti e con gli altri partner, sia con riferimento alle condizioni complessive della presenza dei nostri militari in quel territorio, anche con riguardo alla sicurezza. E va fatto in Parlamento, va fatto qui, con atti concreti, con mozioni, con risoluzioni, su proposte chiare, nette e non propagandistiche del Governo. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e PD. Congratulazioni).