RUTELLI (Misto-ApI). La complessità e delicatezza della situazione afgana fa sì che la missione di pace non possa essere di breve durata: non ha senso quindi parlare di scadenze per il rientro delle truppe, poiché questo dipende dalle decisioni della comunità internazionale e perché sarebbe irresponsabile un ritiro improvviso che vanificherebbe gli sforzi finora profusi. Impegno e sacrifici che sono valsi al contingente italiano un vivo apprezzamento da parte dell'opinione pubblica locale ed in sede internazionale: fatto questo che rende ancora più dolorosa la perdita di quattro coraggiosi militari. È finalmente cambiato l'approccio alla missione in Afghanistan: la nuova Amministrazione americana ha improntato la propria azione ad una maggiore integrazione tra attività militari, diplomatiche e di stabilizzazione istituzionale e civile, finendo per convergere sull'impostazione data alla missione italiana dal Governo Prodi. È anche vero, però, che il quadro complessivo è evidentemente mutato e si è fatto più rischioso per i militari italiani per effetto delle azioni militari degli altri contingenti e delle trattative con le frange più moderate dei talebani, che esacerbano le reazioni degli estremisti. Poiché i pericoli che corrono i militari italiani sono legati principalmente agli ordigni lasciati lungo le strade, la soluzione proposta di armare di bombe gli aerei appare controversa e richiederebbe un pronunciamento tecnico da parte dei vertici militari. È senz'altro condivisibile l'appello alla coesione parlamentare nelle decisioni su questo tema, poiché la politica estera è uno degli argomenti cruciali su cui si misura la tenuta di un sistema politico. Il tema Afghanistan deve dunque essere affrontato con realismo, in un rapporto di franchezza con l'opinione pubblica. Consegna il testo del suo intervento perché sia pubblicato in allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).