QUAGLIARIELLO (PdL). La lunga durata della missione in Afghanistan ha reso opachi e meno chiari i suoi scopi, i quali andrebbero tuttavia ricordati e perseguiti con convincimento, atteso che la lotta al terrorismo internazionale è funzionale al benessere e alla sicurezza del mondo occidentale, ma anche della stessa popolazione afgana, il cui diritto ad una vita serena è parimenti giusto e legittimo. La situazione afgana merita oggi una riflessione e un approfondimento che non avvengano però, come sovente accade, sull'onda dei lutti e delle polemiche: occorre interrogarsi sulle condizioni oggettive dello scontro in atto, giudicare se le forze italiane e le loro condizioni di sicurezza siano adeguate e se le regole di ingaggio vadano aggiornate, verificare se il Pakistan sia realmente un interlocutore reale, nonché immaginare le tappe di una possibile exit strategy, concordata e condivisa. Non esistono ad oggi risposte precise sul futuro della missione NATO in Afghanistan e lo stesso Presidente degli Stati Uniti e i vertici del Pentagono forniscono risposte diverse, che muovono da punti di vista discordanti. Per tali ragioni, sono da rigettarsi con forza le accuse di mancanza di lucidità e di strategia rivolte al Governo italiano, anche in considerazione del fatto che il contributo dato ha reso l'Italia un Paese sempre più ascoltato e rispettato in ambito internazionale, con la capacità oggi di avanzare idee e soluzioni, e che i militari italiani impegnati sul campo hanno dimostrato professionalità e impegno, guadagnando così un'ottima reputazione. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo. Congratulazioni).