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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 437 del 13/10/2010


RESOCONTO SOMMARIO

Presidenza del presidente SCHIFANI

La seduta inizia alle ore 10.

Il Senato approva il processo verbale della seduta antimeridiana del 6 ottobre.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B ai Resoconti della seduta.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverte che dalle ore 10,04 decorre il termine regolamentare di preavviso per eventuali votazioni mediante procedimento elettronico.

Informativa del Ministro della difesa sui più recenti sviluppi della situazione in Afghanistan e conseguente discussione

LA RUSSA, ministro della difesa. Esprime profondo cordoglio per i quattro alpini, Francesco Vannozzi, Gianmarco Manca, Sebastiano Ville e Marco Pedone, uccisi sabato scorso in Afghanistan e rivolge auguri di pronto ristabilimento al militare Sergio Luca Cornacchia, rimasto ferito. Ricostruita la dinamica dell'attentato e del conflitto a fuoco con gli insorgenti, ribadisce che non esistono mezzi blindati capaci di eliminare i rischi e che la protezione dei soldati dipende da un complesso di elementi, tra cui l'attività di intelligence e di ricognizione del territorio per mezzo dei velivoli senza pilota, l'addestramento e le relazioni con la popolazione locale. Le missioni di pace comportano operazioni militari e anche il Presidente della Repubblica ha ribadito che la missione in Afghanistan, intendendo assicurare pace e giustizia e svolgendosi sotto l'egida di organizzazioni internazionali, è legittimata dall'articolo 11 della Costituzione. La discussione sulla natura della missione ISAF è dunque sterile; è invece utile parlare di dotazione di armi e di durata della missione. I mezzi di sicurezza e le armi sono aumentati nel corso degli anni perché le minacce sono cresciute, ma i soldati italiani non hanno mai arrecato danni alla popolazione civile. La proposta di dotare di bombe i caccia AMX operanti in Afghanistan nasce dall'esigenza di tenere conto delle mutate condizioni operative e di adeguare le dotazioni del contingente italiano a quelle degli altri contingenti, sollevando i soldati dall'imbarazzo di chiedere l'intervento dei bombardieri di altri Paesi. La proposta sarà sottoposta al parere delle Commissioni parlamentari competenti, ma l'obiettivo prioritario è quello di non alimentare divisioni nel mondo politico e di garantire un voto unanime al rifinanziamento delle missioni internazionali: il pieno sostegno della comunità nazionale costituisce infatti il fattore di maggiore garanzia per i soldati italiani. Quanto alla durata della missione va sottolineato anzitutto il mutamento di strategia intervenuto negli ultimi due anni: si è passati dall'obiettivo di presidiare il territorio, senza limiti temporali, all'obiettivo di controllare effettivamente il territorio al fine di riconsegnarlo al legittimo Governo afgano entro il 2013. Il contingente italiano ha già riconsegnato alle autorità afgane la provincia di Herat; intensificando le operazioni è possibile che la zona ovest sia riconsegnata nel 2011. Gli assetti successivi alla transizione saranno oggetto di discussione a Bruxelles e con il generale statunitense Petraeus: il Governo italiano è favorevole all'ipotesi di ridurre l'impegno operativo e di aumentare l'impegno per addestrare le forze militari e di polizia afgane, un compito che il contingente italiano ha sempre svolto in modo eccellente. Sottolinea infine la peculiarità italiana dei funerali di Stato per i caduti e della partecipazione collettiva al lutto, una specificità che riflette la sensibilità del Paese e di tutte le forze politiche e la comune consapevolezza del significato, del valore e dell'importanza dell'impegno dei militari italiani nelle missioni internazionali di pace. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP, FLI, PD, UDC-SVP-Aut: UV-MAIE-IS-MRE e dai banchi del Governo. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiara aperta la discussione sull'informativa del Ministro.

BONINO (PD). Esprime sentimenti di profondo cordoglio alle famiglie dei giovani militari deceduti, condividendo le parole di apprezzamento del Ministro per la professionalità e la dedizione mostrata dalle forze militari italiane impegnate in Afghanistan. È velleitario prospettare una soluzione militare del conflitto non convenzionale in atto in Afganistan con l'adozione di strategie convenzionali ed un ricorso alle cosiddette bombe intelligenti, che non servono a proteggere i soldati italiani e che troppo spesso in passato hanno provocato stragi di civili, ottenendo l'effetto di inasprire i rapporti con le popolazioni locali e rendere ancora più difficile il teatro delle operazioni. Controproducente è anche l'indicazione di date del disimpegno, che sono utilizzate dai talebani per programmare la loro azione. Servono soluzioni innovative di natura politica per fronteggiare i problemi concreti che affliggono i territori afgani: in primo luogo il traffico di droga derivante dalle coltivazioni di oppio, principale fonte di sostegno delle popolazioni locali, ma anche di finanziamento dei talebani. Le soluzioni prospettate dal Ministro, come la riconversione di alcune zone dalla coltura del papavero a quella dello zafferano, appaiono irrealizzabili; senza falsa ipocrisia, sarebbe molto più sensato e lungimirante acquistare l'oppio prodotto in Afghanistan per la produzione di morfina. Auspica dal Governo italiano si impegni proficuamente per la ricerca di soluzioni politico diplomatiche a livello regionale, con il coinvolgimento dei Paesi confinanti: la riunione del prossimo lunedì dei 45 inviati speciali può rappresentare un'occasione di confronto per favorire l'avvio di una soluzione politica al conflitto afgano. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Astore e Giai).

Presidenza del vice presidente CHITI

TONINI (PD). Si associa alle parole di cordoglio espresse dal Ministro per le famiglie dei soldati caduti in Afghanistan e di apprezzamento per il valore con il quale tutte le forze militari italiane assolvono al proprio dovere in campo internazionale. La presenza italiana in Afghanistan è la conseguenza di un mandato approvato dal Parlamento e, nel rispetto dell'articolo 11 della Costituzione, ha l'unico obiettivo di promuovere, attraverso un uso misurato della forza, un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia in Afghanistan. La politica ha il dovere di rendere concreto il raggiungimento di questo complesso obiettivo, in primo luogo per confermare e rafforzare nei militari italiani il senso della loro presenza. Ora che finalmente il presidente Obama ha inaugurato una svolta nella conduzione della strategia militare americana, improntata all'uso misurato della forza ed al coinvolgimento della popolazione afgana, l'Italia, che ha fin dall'inizio adottato tale strategia, può assumere un ruolo importante nella ricerca di soluzioni politiche. In tal senso il prossimo vertice NATO di Lisbona potrebbe segnare l'avvio della fase del graduale disimpegno delle forze militari internazionali e di trasferimento del controllo del territorio alle autorità afgane. È un obiettivo che presuppone il successo di tre azioni parallele: la difesa e la conquista di alcune aree strategiche del territorio, il potenziamento degli istruttori NATO e, sul piano politico, il successo del negoziato con i talebani moderati con il coinvolgimento delle potenze asiatiche, a cominciare dal Pakistan, ma senza dimenticare India, Russia, Cina, Turchia e Iran. È una strategia complessa nella quale l'Italia deve fare la sua parte politico-diplomatica, invece di ricorrere alle bombe che rischiano di moltiplicare le vittime civili senza conquistare il controllo del territorio. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Giai).

Presidenza della vice presidente BONINO

PARDI (IdV). L'Italia dei Valori, partito più volte demagogicamente tacciato di disfattismo, esprime nei fatti l'affettuoso sostegno ai soldati italiani operanti in Afganistan impegnandosi innanzi tutto per tutelarne la sopravvivenza. Dal 2001 l'intervento militare in Afghanistan ha provocato un numero impressionante di vittime, molte delle quali civili, spesso sventurate "effetti collaterali" dei bombardamenti. L'intervento in Afghanistan è stato giustificato con un teorema completamente falso, cioè che quel Paese fosse il nucleo dell'offensiva terroristica di Al Qaeda contro l'Occidente, quando è invece evidente che proprio la guerra condotta da ormai nove anni con un uso dissennato della forza militare, l'appoggio indiscriminato al corrotto governo locale, l'impotenza di fronte allo stretto legame tra politica e criminalità ed all'aumento vertiginoso della produzione di oppio, che rappresenta ormai il 93 per cento della produzione mondiale, stanno costruendo le condizioni della crescita di una nuova ondata di terroristi. Non ha senso quindi continuare a dire che si combatte il terrorismo in Afghanistan per impedire che colpisca l'Occidente, né prospettare una miracolosa conclusione a breve della missione dopo anni di guerra tanto sanguinosa quanto infruttuosa, né tanto meno proporre di dotare gli aerei italiani di bombe, che persino autorevoli fonti militari giudicano inutili ai fini della protezione dei militari italiani impegnati nella missione. L'unico modo per proteggere i soldati italiani è portarli al più presto fuori dal teatro di guerra. (Applausi dal Gruppo IdV e dei senatori Veronesi e D'Ambrosio. Congratulazioni).

Saluto ad una rappresentanza dell'associazione "Crisalide" di Porto Sant'Elpidio

PRESIDENTE. Saluta, a nome dell'Assemblea, i rappresentanti dell'associazione "Crisalide", di famiglie di disabili, di Porto Sant'Elpidio (Ascoli Piceno) che assistono ai lavori dalle tribune. (Applausi).

Ripresa della discussione sull'informativa del Ministro della difesa
sui più recenti sviluppi della situazione in Afghanistan

VACCARI (LNP). In questo momento, il profondo cordoglio per il grave lutto che ha colpito le famiglie dei quattro alpini caduti in Afghanistan nell'assolvimento della loro missione di portare la pace e la stabilità in quelle terre martoriate deve prevalere su ogni altra valutazione, fermo restando l'apprezzamento per l'impegno espresso dal Governo ad avviare un programma di rientro del contingente italiano a partire dal 2011. In particolare, rende il dovuto riconoscimento al battaglione Feltre del 7° Reggimento Alpini della Brigata Julia. Feltre, città che ha dato la cittadinanza onoraria agli alpini, ha partecipato in modo particolarmente intenso al lutto per i caduti e ha reso onore con commozione al loro sacrificio in nome degli alti valori cari al Corpo di appartenenza. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e del senatore Molinari).

DEL VECCHIO (PD). La drammatica perdita che ha colpito il contingente italiano costringe una volta di più a ribadire le ragioni della presenza delle truppe italiane in Afghanistan e la natura della missione. È indiscutibile che la presenza italiana in quei territori non corrisponde ad un atto di aggressione, ma deriva da una decisione assunta in sede ONU e che le modalità operative, che vedono un forte impegno militare, sono condizionate dalla reazione di quanti in quel contesto si oppongono alla realizzazione del percorso di pacificazione. L'ipotesi di un disimpegno anticipato, a fronte di una recrudescenza dell'azione delle forze eversive afgane e nell'attuale impreparazione delle forze di sicurezza nazionali a fronteggiarla autonomamente, appare quanto mai inopportuna. In merito alle misure da assumere per garantire la sicurezza dei militari italiani, sarebbe opportuno che il Governo confermasse la felice scelta di non armare gli aerei italiani con bombe, per scongiurare il rischio di vittime nella popolazione civile, che vanificherebbero la credibilità acquisita nel tempo dal contingente italiano sotto il profilo umano e rischierebbero di isolarlo in quel già difficile contesto esponendolo a pericoli ancora maggiori. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

RAMPONI (PdL). La commozione che accompagna la perdita dei quattro militari italiani caduti in Afghanistan, cui va un sentito riconoscimento, non consente di formulare valutazioni serene ed oggettive sulla presenza italiana in quella terra. Quanti ventilano l'opzione di un ritiro immediato non considerano la funzione pacificatrice che quella missione si prefigge e che gradualmente realizza e i cui risultati sarebbero vanificati da un tempestivo e non ragionato disimpegno. Non soltanto, infatti, l'Italia verrebbe meno agli impegni assunti in sede ONU, ma più complessivamente quei territori verrebbero restituiti al pieno controllo dei talebani e potrebbero divenire luogo di incubazione per nuove azioni terroristiche a danno dell'Occidente. È evidente inoltre che la valutazione in merito all'opportunità di armare gli aerei italiani non può non essere influenzata dall'inasprirsi della minaccia terroristica in quei territori e dalla necessità di dotarsi di autonomi strumenti di reazione. Anche in linea con la exit strategy delineata dalla presidenza Obama, occorre far precedere qualsiasi ipotesi di ritiro da una ferma risposta alla minaccia militare talebana, per poi avviare l'auspicata soluzione politico-diplomatica. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo. Congratulazioni).

D'ALIA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). La missione italiana in Afghanistan ha una vocazione pacifica, risponde a precisi impegni assunti in ambito internazionale e non contraddice il dettato costituzionale né il diritto internazionale, così come appare evidente che il terrorismo internazionale deve essere contrastato con fermezza e con i metodi più opportuni. Il Governo ha però il dovere di esprimere una posizione netta e non meramente propagandistica e di formulare una proposta chiara al Parlamento circa la posizione che intende assumere a fronte del mutamento del contesto internazionale e della strategia degli Stati Uniti e sulla possibilità che dalla nuova analisi della situazione scaturisca la necessità di correzioni alle modalità operative del contingente italiano e di adeguamento delle stesse regole d'ingaggio. Il prossimo vertice NATO di Lisbona sarà molto importante per la definizione della strategia della coalizione ed è naturale che l'Italia vi giungerà con una sua linea: sarebbe opportuno che questa linea fosse resa nota al Parlamento, il cui sostegno peraltro rafforzerebbe la posizione del Governo. Fino a quando il Governo non chiarirà i suoi intendimenti, sia sotto il profilo del ruolo dell'Italia nella coalizione con gli Stati uniti e gli altri partner e della strategia della missione, sia con riferimento alle condizioni della presenza dei militari italiani in Afghanistan e quindi della loro sicurezza, appare surreale un dibattito tanto sui tempi della missione stessa (il Ministro parla di un disimpegno dal 2011 e intanto annuncia l'aumento del contingente a 4.000 unità) quanto sulla protezione delle truppe. Da tate punto di vista se, come confermato dal Ministro, non cambiano per ora le regole d'ingaggio definite in sede NATO, non ha alcun senso operativo pensare di difendere più efficacemente con i bombardieri i militari italiani da attentati o imboscate effettuati con ordigni esplosivi. Il Governo interloquisca con il Parlamento con atti concreti e proposte chiare e non con dichiarazioni propagandistiche. (Applausi dal Gruppo UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE e PD. Congratulazioni).

VIESPOLI (FLI). Non si può non esprimere dolore per le quattro giovani vite sacrificate alla giusta causa della pace e rendere omaggio alla loro professionalità, al loro altruismo ed al loro coraggio. In questo clima commosso, è senz'altro apprezzabile il richiamo del Ministro alla coesione ed alla condivisione nelle prossime scelte sulla missione in Afghanistan soprattutto sotto il profilo della sicurezza dei soldati: in tale ottica Futuro e libertà condivide l'impostazione del Ministro anche in ordine all'ipotesi di accrescere l'armamento degli aerei, nella consapevolezza tuttavia che da questa decisione deriverebbe una maggiore sicurezza solo in particolari evenienze. Non si può inoltre non concordare con l'atteggiamento responsabile del Governo, che ha scelto di rispettare gli impegni assunti in sede NATO rafforzando il contingente militare italiano. Più che indicare date per l'avvio del disimpegno italiano, è opportuno rafforzare l'idea del processo, della negoziazione, della strategia che individua punti nevralgici d'azione, uno dei quali potrebbe essere quello di colpire le fonti di finanziamento dell'insorgenza talebana. Con il dibattito di oggi si avvia un confronto fra Parlamento e Governo, che potrà assumere contorni più precisi non appena l'Esecutivo sarà in grado di sciogliere nodi ancora aperti, sia per quanto riguarda le strategie, da concordare in sede NATO, sia per quanto attiene alla definizione delle risorse finanziare da destinare alle missioni internazionali di pace. (Applausi dal Gruppo FLI e del senatore Alicata).

RUTELLI (Misto-ApI). La complessità e delicatezza della situazione afgana fa sì che la missione di pace non possa essere di breve durata: non ha senso quindi parlare di scadenze per il rientro delle truppe, poiché questo dipende dalle decisioni della comunità internazionale e perché sarebbe irresponsabile un ritiro improvviso che vanificherebbe gli sforzi finora profusi. Impegno e sacrifici che sono valsi al contingente italiano un vivo apprezzamento da parte dell'opinione pubblica locale ed in sede internazionale: fatto questo che rende ancora più dolorosa la perdita di quattro coraggiosi militari. È finalmente cambiato l'approccio alla missione in Afghanistan: la nuova Amministrazione americana ha improntato la propria azione ad una maggiore integrazione tra attività militari, diplomatiche e di stabilizzazione istituzionale e civile, finendo per convergere sull'impostazione data alla missione italiana dal Governo Prodi. È anche vero, però, che il quadro complessivo è evidentemente mutato e si è fatto più rischioso per i militari italiani per effetto delle azioni militari degli altri contingenti e delle trattative con le frange più moderate dei talebani, che esacerbano le reazioni degli estremisti. Poiché i pericoli che corrono i militari italiani sono legati principalmente agli ordigni lasciati lungo le strade, la soluzione proposta di armare di bombe gli aerei appare controversa e richiederebbe un pronunciamento tecnico da parte dei vertici militari. È senz'altro condivisibile l'appello alla coesione parlamentare nelle decisioni su questo tema, poiché la politica estera è uno degli argomenti cruciali su cui si misura la tenuta di un sistema politico. Il tema Afghanistan deve dunque essere affrontato con realismo, in un rapporto di franchezza con l'opinione pubblica. Consegna il testo del suo intervento perché sia pubblicato in allegato ai Resoconti della seduta (v. Allegato B).

PEDICA (IdV). L'intervento del ministro La Russa, oltre ad essere finalizzato a voler giustificare il fallimento della strategia adottata, brilla per incoerenza e reca dati e considerazioni che vengono ampiamente smentiti dai militari che operano in prima persona nello scenario afgano. Anziché assumersi la responsabilità dei militari morti in Afghanistan, il Governo continua a non voler riconoscere la guerra che di fatto si sta svolgendo in quel Paese e propone addirittura di dotare i mezzi italiani di ulteriori armi, con ciò volendo di fatto imporre al conflitto un'ulteriore escalation di violenza. Anche a causa dell'inadeguatezza delle regole di ingaggio, i militari italiani si trovano ad operare con difficoltà in un contesto assai rischioso, che certo non si caratterizza per quegli elementi che dovrebbero invece essere tipici delle missioni di pace, quali la cooperazione allo sviluppo, la ricostruzione delle infrastrutture e il sostegno alla popolazione. Nel reiterare per l'ennesima volta, a nome del Gruppo, la richiesta di immediato ritiro del contingente italiano dall'Afghanistan, denuncia le imponenti risorse impiegate dal 2003 fino ad oggi nella missione, per un ammontare pari a 3 miliardi di euro, che avrebbero potuto costituire oggetto di impieghi ben più utili ed efficaci per il bene del Paese. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Veronesi).

PRESIDENTE. La Presidenza, pur nel massimo rispetto della libertà di espressione, ritiene però discutibile l'utilizzo di alcuni vocaboli usati dal senatore Pedica. (Applausi dai Gruppi PdL, LNP, PD e del senatore Astore).

TORRI (LNP). Nell'esprimere il più vivo cordoglio per la morte dei quattro militari caduti in Afghanistan, rivolge un apprezzamento al ministro La Russa per la tempestività dell'informativa e per la disponibilità a valutare il parere reso dalle Commissioni parlamentari in ordine all'eventualità di equipaggiare in maniera offensiva gli aerei italiani di stanza in Afghanistan. Il Gruppo della Lega Nord sosterrà lealmente il Governo nelle scelte che verranno assunte in ordine alle missioni internazionali di pace, pur auspicando quanto prima il rientro a casa dei militari italiani: a tal fine, occorrerebbe sollecitare il presidente Karzai ad assumere tutte quelle misure tese a rendere più efficiente lo Stato. In tale ottica va accolta con il massimo apprezzamento la notizia della costituzione di un pool di donne magistrato che, per la prima volta nella storia, si occuperanno dei reati perpetrati a danno delle afgane. E' da escludere che il graduale ritiro delle forze occidentali in Afghanistan possa avvenire per effetto di un accordo con i talebani storici, atteso che una simile soluzione porrebbe problemi circa la gestione della transizione e che un eventuale ritorno del mullah Omar, finanche nel contesto di un Governo di coalizione, susciterebbe reazioni assai ostili. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL e dai banchi del Governo. Congratulazioni).

CASSON (PD). L'intervento del ministro La Russa è intriso di ambiguità e genericità e la stessa apertura dichiarata nei confronti del Parlamento desta dubbi, posto che il Governo ha fino ad oggi condotto la propria politica nel massimo spregio delle funzioni e delle prerogative delle Camere. L'Esecutivo farebbe bene a chiarire finalmente la vera natura della missione, quali i suoi concreti obiettivi e come essa si inserisce all'interno della cornice costituzionale. Allo stesso modo, andrebbe attentamente ponderata la proposta di equipaggiare con bombe gli aerei italiani di stanza in Afghanistan: ciò, infatti, non soltanto non contribuirebbe ad una maggiore sicurezza dei soldati, ma rischierebbe anche di creare ulteriori vittime e di fomentare l'ostilità delle popolazioni locali. Occorre chiarire gli obiettivi della missione, nell'ambito della quale si dovrebbe passare con sempre maggior convincimento dall'impegno militare ad un impegno politico e civile a favore delle popolazioni. (Applausi dal Gruppo PD).

QUAGLIARIELLO (PdL). La lunga durata della missione in Afghanistan ha reso opachi e meno chiari i suoi scopi, i quali andrebbero tuttavia ricordati e perseguiti con convincimento, atteso che la lotta al terrorismo internazionale è funzionale al benessere e alla sicurezza del mondo occidentale, ma anche della stessa popolazione afgana, il cui diritto ad una vita serena è parimenti giusto e legittimo. La situazione afgana merita oggi una riflessione e un approfondimento che non avvengano però, come sovente accade, sull'onda dei lutti e delle polemiche: occorre interrogarsi sulle condizioni oggettive dello scontro in atto, giudicare se le forze italiane e le loro condizioni di sicurezza siano adeguate e se le regole di ingaggio vadano aggiornate, verificare se il Pakistan sia realmente un interlocutore reale, nonché immaginare le tappe di una possibile exit strategy, concordata e condivisa. Non esistono ad oggi risposte precise sul futuro della missione NATO in Afghanistan e lo stesso Presidente degli Stati Uniti e i vertici del Pentagono forniscono risposte diverse, che muovono da punti di vista discordanti. Per tali ragioni, sono da rigettarsi con forza le accuse di mancanza di lucidità e di strategia rivolte al Governo italiano, anche in considerazione del fatto che il contributo dato ha reso l'Italia un Paese sempre più ascoltato e rispettato in ambito internazionale, con la capacità oggi di avanzare idee e soluzioni, e che i militari italiani impegnati sul campo hanno dimostrato professionalità e impegno, guadagnando così un'ottima reputazione. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo. Congratulazioni).

Sui gravi disordini accaduti a Genova in occasione della partita di calcio Italia-Serbia

BORNACIN (PdL). Insieme ai colleghi Musso e Pinotti chiede un'informativa del Governo sulla guerriglia scatenata ieri dalla tifoseria serba, che ha indotto giustamente l'arbitro a sospendere la partita di calcio Italia-Serbia. (Applausi dal Gruppo PdL e delle senatrici Pinotti e Mariapia Garavaglia).

PRESIDENTE. La presentazione di uno strumento ispettivo può rafforzare la richiesta, che sarà comunque trasmessa al Governo.

Per lo svolgimento e la risposta scritta ad interrogazioni

STIFFONI (LNP). Sollecita lo svolgimento dell'interrogazione 3-01469, che riguarda il contenzioso tra l'Agenzia delle entrate di Treviso e la Cofiloc spa.

SPADONI URBANI (PdL). Sollecita la risposta all'interrogazione 4-03152 sui mancati trasferimenti finanziari al Comune di Marsciano, in provincia di Perugia, per gli eventi sismici del 2009.

PRESIDENTE. La Presidenza trasmetterà le richieste al Governo.

Sulla mancata nomina del Presidente della CONSOB

LANNUTTI (IdV). Mentre aumentano le obbligazioni spazzatura ed i mercati azionari sono in fibrillazione, da cento giorni la CONSOB non ha un presidente: il Governo non riesce a nominarlo a causa di contrasti interni.

PRESIDENTE.Dà annunzio degli atti di indirizzo e di sindacato ispettivo pervenuti alla Presidenza (v. Allegato B) e toglie la seduta.

La seduta termina alle ore 12,36.