Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (236 KB)

Versione HTML base



Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 435 del 07/10/2010


DIGILIO (FLI). Signora Presidente, ringrazio il rappresentante del Governo. Devo dire che sono "satisfatto" della sua relazione sul terremoto abruzzese, che pongo in contrapposizione a un altro terremoto, quello del 1980. Lei, nella sua relazione, dimostra attraverso le cifre (che possono pure essere contestabili, e probabilmente dobbiamo rivedere anche qualche rapporto con le autonomie locali) che nel giro di un anno e mezzo qualcosa è stato pur fatto. Il confronto è con il terremoto del 1980: nella mia Basilicata, a distanza di trent'anni, la ricostruzione non è stata completata. Anzi - ahimé! - come credo che qualcuno qui presente ricorderà, ancora oggi ci sono baracche abitate da terremotati.

Dovremmo, allora, fare il confronto in modo un po' diverso; dovremmo rivedere il rapporto anche tra di noi e con le comunità locali e dovremmo stabilire qual è il concetto della ricostruzione, perché non riguarda solo e soltanto la ricostruzione di per sé.

Trent'anni fa ero un giovane amministratore; oggi mi avvedo che anche sull'Aquila non ci siamo posti il problema sociale di quelle comunità. Se è vero che i fondi sono stati stanziati, è pur vero che non sono stati spesi. Bisogna allora ricercare, non dico qualche responsabilità, ma quantomeno il nesso tra la ricostruzione e i rapporti nella post‑ricostruzione.

Quello sulle infiltrazioni malavitose, poi - che ci sono, ci possono essere e ci sono state - è un discorso che si ripete sempre in Italia in occasione dei grandi eventi. Faccio sempre il confronto con l'altro terremoto di trent'anni fa: se vi ricordate, in quel caso furono spesi 60.000 miliardi di lire, che però non sono mai stati rendicontati. Il presidente Marini si ricorda perfettamente, perché politico di lungo corso, che quella famosa Commissione presieduta dell'onorevole Scalfaro non portò a niente. La stessa nomina del commissario straordinario Zamberletti a distanza di tanti anni non portò a niente.

Oggi, pertanto, dovremmo considerare che questo Governo ha stanziato dei fondi, anche se sulla carta. Dobbiamo necessariamente fare una legge, anche se sulla carta; però, spendiamo quello che è già disponibile. Se non si riesce a spendere il disponibile, come si fa a pretendere che vi siano ulteriori incrementi di risorse? Se non istituiamo anche una commissione interna bipartisan, per formulare la cosiddetta legge speciale, non possiamo poi dare responsabilità al Governo attuale.

Ecco perché, signor rappresentante del Governo, mi sento "satisfatto" dalla sua informativa sul piano tecnico-amministrativo; sul piano politico, forse era opportuno vedersi più spesso e impostare un ragionamento diverso, se veramente questa Camera Alta vuole dare un contributo alla ricostruzione abruzzese. Se poi dobbiamo limitarci alle logiche politiche e dell'appartenenza, probabilmente continueremo a fare gli stessi errori commessi in occasione di quel famoso terremoto di trent'anni fa, che ancora oggi non ha esaurito i suoi effetti.