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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 435 del 07/10/2010


BERTOLASO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, onorevoli senatori, il terremoto del 6 aprile 2009, come è noto, ha avuto caratteristiche uniche rispetto a tutti gli altri eventi sismici che hanno colpito il Paese negli ultimi decenni. Ha interessato una zona non particolarmente vasta, provocando tuttavia 308 morti e migliaia di feriti, con la devastazione di decine di piccoli centri abitati e, soprattutto, con la distruzione di gran parte del centro storico della città capoluogo. Il collasso degli edifici pubblici e l'inevitabile crisi delle amministrazioni, degli uffici e degli enti attivi nel capoluogo della Regione hanno provocato una situazione estremamente critica. Abbiamo dovuto inoltre gestire una popolazione di sfollati superiore alle 70.000 unità.

Come ho avuto modo di segnalare nella mia relazione annuale al Parlamento sullo stato di avanzamento del processo di ricostruzione post-sismica, inviata ai Presidenti delle Camere il 1° aprile 2010, il Governo, lo Stato, la Protezione civile hanno immediatamente reagito, attivando, sin dalle prime ore del 6 aprile 2009, tutto il sistema nazionale di Protezione civile, organizzando in modo efficace e tempestivo i soccorsi, con la mobilitazione di migliaia di persone inquadrate nelle diverse strutture operative che fanno parte del nostro sistema: dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco a tutte le Forze armate, dalle forze dell'ordine alla Croce rossa italiana, al Soccorso alpino, alle Regioni, Province, Comuni e Comunità montane, a tutto l'articolato e vastissimo mondo del volontariato, il che ha fatto sì che, nel corso dei 10 mesi della gestione della prima emergenza, si siano alternati all'Aquila oltre 50.000 rappresentanti del complessivo sistema di Protezione civile.

Nei giorni immediatamente successivi alla catastrofe, appena superata la primissima fase dell'intervento di emergenza, il Governo ha messo mano ad un intenso lavoro normativo, iniziato con l'adozione del decreto-legge n. 39 del 28 aprile 2009 (intervenuto, quindi, a meno di un mese dalla tragedia), convertito con modificazioni nella legge 24 giugno 2009, n. 77. Tale atto legislativo primario ha rappresentato la cornice che ha permesso, poi, attraverso lo strumento delle ordinanze di Protezione civile, adottate dal Presidente del Consiglio di concerto con il Ministro dell'economia e, ovviamente, con il presidente della Regione Abruzzo, tutte le iniziative riguardanti gli interventi da mettere in atto.

Infatti, nel corso dei primi 10 mesi di emergenza sono state 36 le ordinanze di Protezione civile che sono state adottate per regolamentare, di volta in volta, tutte le attività, non solo finalizzate alla gestione dell'emergenza, ma anche a porre le basi di quella che doveva essere la fase della ricostruzione (la prima ricostruzione leggera, ma anche la ricostruzione cosiddetta pesante).

Un secondo atto normativo primario è stato poi adottato con il decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, che ha disciplinato anche il subentro come Commissario delegato per la ricostruzione del presidente della Regione Gianni Chiodi e, come Vice commissario, del sindaco dell'Aquila. Esso ha definito una serie di ulteriori provvidenze e norme destinate ad accelerare e rendere più incisiva l'attività di ricostruzione.

Anche in questo caso, oltre alle 36 ordinanze emanate nel corso dei primi 10 mesi, registriamo che altre 14 ordinanze sono state poi adottate nel corso degli ultimi mesi per consentire al presidente Commissario delegato per la ricostruzione tutte le misure da mettere in pratica per andare avanti con la non facile, complicata, attività di ricostruzione.

Per quanto riguarda la componente finanziaria, per il finanziamento di tutti gli interventi - sia quelli di emergenza che quelli poi finalizzati alla ricostruzione - sono stati, di fatto, stanziati dal Governo circa 14 miliardi di euro per il periodo che va dal 2009 al 2012, variamente suddivisi.

Per l'emergenza (quella gestita da noi ai sensi dell'articolo 7, comma 1, del decreto legge n. 39 del 2009, adottato poche settimane dopo il terremoto, integrato anche con l'assegnazione straordinaria di 100 milioni di euro da parte del Ministro dell'economia) sono stati utilizzati 1.380 milioni di euro per la prima fase emergenziale e per la realizzazione dei primi moduli abitativi, di cui dirò dopo.

Per la prosecuzione della gestione emergenziale - quella che è ancora in corso - l'articolo 14, comma 5, stanzia 667 milioni di euro. Per quella che, invece, è la ricostruzione vera e propria, sempre l'articolo 14 del decreto-legge n. 39 del 2009, al comma 1, stanzia 4.453 milioni di euro (che sono stati tra l'altro deliberati dal CIPE il 13 maggio di quest'anno), ripartiti in tre capitoli: il fondo FAS (Fondo per le aree sottoutilizzate) del cosiddetto Fondo Letta, il fondo FAS del cosiddetto Fondo Matteoli, e 90 milioni di euro per la zona franca urbana dell'Aquila.

In aggiunta a questi 4,5 miliardi di euro circa, con vari articoli del decreto‑legge n. 39 del 2009 sono stanziati altri 5 miliardi di euro, di cui 3.165 milioni di euro per crediti d'imposta, 700 milioni di euro per investimenti degli enti previdenziali, 300 milioni di euro per reti viarie e ferroviarie, 214 milioni di euro per l'edilizia scolastica, 95 milioni di euro per provvidenze ai lavoratori e alle famiglie, 36 milioni di euro per la ripresa dell'attività scolastica e 490 milioni di euro complessivi per tutta una serie di altre misure.

L'articolo 3, comma 3, del decreto‑legge n. 39 prevede inoltre lo stanziamento di 2 miliardi di euro, finalizzato alla concessione di mutui da parte di istituti di credito assistiti da garanzia dello Stato (attivata quindi dalla Cassa depositi e prestiti), in favore di persone fisiche, sempre per la ricostruzione o la riparazione di immobili adibiti, in questo caso, all'uso di abitazione principale.

A queste somme si aggiunge il contributo di 493 milioni di euro che, per la prima volta nella storia, l'Unione europea, nell'ambito del Fondo europeo di solidarietà, ha assegnato a una situazione di emergenza. Questo fondo di solidarietà - si tratta, come ho detto, della cifra più alta mai erogata dall'Europa - è stato utilizzato per la costruzione di alloggi del progetto C.A.S.E (Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili), per la costruzione dei moduli abitativi provvisori e delle scuole e per una serie di spese di prima emergenza di 50 milioni di euro.

Su questo finanziamento, che è stato assegnato al Dipartimento della protezione civile e che è stato integralmente speso nel rispetto della normativa comunitaria di riferimento, il Dipartimento ha già ricevuto un primo audit, e quindi un primo controllo, in data 12 aprile 2010, da parte della Commissione europea, a cui hanno partecipato il responsabile dell'ufficio del controllo interno della Presidenza del Consiglio oltre che il magistrato istruttore della Corte dei conti, incaricati del controllo preventivo di tutti gli appalti, di cui dirò in seguito. Nel corso di quell'audit è stata riscontrata l'assoluta correttezza delle procedure adottate dal Dipartimento per tutti gli affidamenti che sono stati assicurati nell'ambito del terremoto dell'Aquila.

A queste risorse vanno aggiunti anche i 68 milioni di euro relativi a donazioni private di cittadini, di enti, di organizzazioni, dello stesso Senato, che sono stati affidati al Dipartimento e che sono stati già praticamente tutti stanziati: anche su questo dirò poi qualcosa, molto rapidamente.

Sulla situazione della prima fase post-emergenziale dirò poco, ma è ovvio che non posso non sfruttare questa occasione per ricordare le ragioni per cui abbiamo realizzato le case antisismiche e i moduli abitativi provvisori: lo abbiamo fatto proprio per la particolare tipologia di questo terremoto, che è stato contenuto nell'area geografica, ma estremamente devastante proprio per il centro storico della città dell'Aquila, ovvero per il capoluogo della Regione Abruzzo, a differenza dei terremoti che hanno caratterizzato l'Italia nel secolo passato, che hanno colpito numerosissimi piccoli Comuni, senza che - a meno che non si risalga al terremoto del 1908 di Messina e Reggio Calabria - una grande città venisse colpita al cuore, come invece è stato nel caso dell'Aquila.

Ciò ci ha indotto a studiare immediatamente le conseguenze per le attività di ricostruzione di una che è fra le 20 città d'arte del nostro Paese, e a capire quindi quelle che sarebbero state le enormi problematiche relative a tutti gli aspetti dei beni culturali, della messa in sicurezza, dei criteri antisismici e delle nuove regole di urbanizzazione che si sarebbero dovute applicare nel momento in cui si sarebbe poi messo mano alla ricostruzione della città dell'Aquila, con particolare riferimento al centro storico.

Sin dai primi giorni successivi al terremoto abbiamo dichiarato che ci sarebbero voluti 10 anni per ricostruire completamente la città dell'Aquila, soprattutto nella sua parte più importante e significativa. Proprio per evitare che anche dopo 10 anni molti aquilani vivessero nei container o in situazioni estremamente disagevoli, conoscendo bene le caratteristiche climatiche di quel territorio, abbiamo messo mano a un intervento che prevedesse la realizzazione di case antisismiche nel Comune dell'Aquila e la realizzazione di moduli abitativi provvisori nei Comuni che insistevano nel cosiddetto cratere ed anche fuori dal cratere, là dove c'erano famiglie la cui abitazione era stata dichiarata assolutamente inagibile.

Questo è stato il motivo per cui abbiamo sostenuto un'attività di ricostruzione immediata, chiamiamola «leggera», che poteva garantire comunque una permanenza fuori dall'abitazione di appartenenza confortevole mentre si procedeva alle attività di ricostruzione. Abbiamo fatto, come è noto, un censimento per chiedere a tutti i senzatetto con case che rientravano nella cosiddetta categoria E (quelle inagibili che avrebbero richiesto interventi pluriennali per essere ricostruite o ristrutturate nel modo giusto) e a ogni cittadino aquilano della zona del cratere di indicare la soluzione preferita come forma di assistenza, mentre si occupavano loro stessi dell'attività di ricostruzione.

Ciò ha portato a tre modalità di soluzione per la prima fase emergenziale. Quanto alla realizzazione del progetto dei complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili (C.A.S.E.), abbiamo realizzato 185 edifici su piastre sismicamente isolate, per un totale di 4.449 appartamenti, con una capienza di circa 15.000 abitanti. Com'è noto, i primi 400 appartamenti sono stati consegnati alla fine del mese di settembre dell'anno scorso e gli ultimi nel febbraio di quest'anno, nel momento in cui passavamo le consegne alle autorità locali. Tutti gli insediamenti delle case antisismiche sono stati definiti di comune accordo con la Giunta comunale dell'Aquila, così come accaduto per l'indicazione dei terreni da espropriare. Non c'è stata nessuna decisione o intervento che non sia stato condiviso, anche per iscritto, con le autorità locali. I cittadini aquilani inseriti nei 4.449 alloggi sono stati scelti da una commissione che valutava tutti i criteri, famiglia per famiglia, presieduta da una funzionaria del Comune dell'Aquila, coadiuvata da funzionari della Guardia di finanza e, ovviamente, del Dipartimento della protezione civile. Alla data odierna, la spesa complessiva di tale progetto è pari a 809 milioni di euro.

I moduli abitativi provvisori, i cosiddetti MAP, sono stati realizzati, anch'essi con criteri antisismici, in numero di oltre 3.000: 1998 ad un piano, dislocati in 120 aree dei Comuni del cratere e fuori dal cratere, e 1.113 a due piani, in 19 aree delle frazioni del comune dell'Aquila, sulla scorta, anche in questo caso, del quadro esigenziale definito dal sindaco dell'Aquila, e consegnatoci in data 13 ottobre 2009. Su richiesta del sindaco dell'Aquila, in questo momento ci stiamo occupando della realizzazione di 64 nuovi moduli abitativi provvisori nella frazione di Paganica, sempre nel comune dell'Aquila. Il costo complessivo è stato di 238 milioni di euro ed oltre 7.000 sono le persone ospitate in queste case di legno.

In aggiunta ai due suddetti criteri di organizzazione della fase post-emergenziale, oltre 29.000 persone hanno chiesto di poter accedere ai contributi di autonoma sistemazione: ciò consente loro di potersi organizzare in modo autonomo, senza dover richiedere null'altro alle amministrazioni competenti mentre si occupano della fase di ricostruzione e ristrutturazione delle proprie abitazioni.

Pertanto, ad oggi sono 3.300 le persone ancora assistite dalla struttura di missione del Commissario straordinario, ma che comunque non sono state lasciate in mezzo alla strada. Sono alloggiate presso gli alberghi della città dell'Aquila e della Provincia, presso la caserma della Guardia di Finanza di Coppito e nella caserma Campomizzi del Comune dell'Aquila.

Le prime conclusioni degli interventi di recupero degli edifici classificati A, B e C (quelli con meno danni, quindi) e la conseguente liberazione da parte dei nuclei familiari titolari attualmente degli edifici permetteranno ovviamente di prevedere in tempi brevi un'abitazione anche per quelle persone che ancora non hanno ricevuto un'abitazione vera e propria. Si tratta soprattutto di nuclei formati da persone singole e che, ovviamente, tra le priorità hanno avuto l'ultimo posto nella lista formata sulla base dei criteri che erano stati definiti insieme alle autorità locali.

Abbiamo lavorato moltissimo sul piano delle scuole. La sfida era quella di riaprire l'anno scolastico 2009-2010 alla fine del mese di settembre - inizio del mese di ottobre per lanciare un messaggio fortissimo a tutta la comunità di rientro verso la propria città e, com'è noto, a cavallo tra i mesi di settembre e di ottobre dell'anno scorso abbiamo riaperto tutte le scuole: 35 edifici scolastici, che erano lievemente danneggiati e che erano stati messi in sicurezza antisismica e 31 moduli ad uso scolastico costruiti ex novo (i cosiddetti MUSP), che hanno permesso a 17.567 studenti delle scuole di ogni ordine e grado del cratere di tornare a scuola e di non perdere l'anno scolastico passato.

Oltre a questo, vi è stato un numero abbastanza significativo di interventi nei vari settori: la realizzazione di chiese; la realizzazione del nuovo conservatorio dell'Aquila, che altrimenti non avrebbe potuto portare avanti le proprie attività; la realizzazione di tutta una serie di opere infrastrutturali, soprattutto nel settore della viabilità, che hanno alleggerito il traffico aquilano, che non è mai diminuito, soprattutto nell'ultimo periodo.

Al fine di fornire uno strumento fondamentale per una corretta pianificazione della ricostruzione - di questo aspetto non parla mai nessuno, ma invece è estremamente importante - è stato promosso e realizzato uno studio sistematico di microzonazione sismica, chiamando a raccolta specialisti dei più importanti centri di ricerca per ottenere un quadro conoscitivo dell'area aquilana fra i più approfonditi e maggiori a livello nazionale. Questo patrimonio informativo adesso viene messo, ovviamente, a disposizione di tutte le attività finalizzate alla ricostruzione, che possono godere di una completa mappatura di tutti i rischi non solo sismici, ma anche idrogeologici e idraulici del territorio aquilano.

Per tutte queste attività - il progetto C.A.S.E; i moduli abitativi provvisori, le scuole, le chiese e quant'altro - il Dipartimento ha espletato 472 procedure di gara, nel pieno rispetto della normativa comunitaria vigente e, quindi, dei principi di concorrenza, trasparenza ed economicità, stipulando oltre 600 contratti di appalto con 221 imprese appaltatrici ed oltre 1.550 imprese subappaltatrici. Per la realizzazione di questo mastodontico piano di interventi non sono state utilizzate deroghe alla normativa vigente, fatta eccezione per una generalizzata accelerazione e contrazione dei tempi di gara (presentazione delle domande, esame delle offerte e affidamento dei lavori), sebbene il legislatore con l'articolo 2, comma 9, del decreto-legge n. 39 avesse previsto la possibilità di ricorrere alle procedure negoziate (quindi, alla selezione fra una terna di operatori).

L'importo complessivo degli affidamenti disposti dal Dipartimento della protezione civile è stato di 1.133 milioni di euro, ripartiti in massima parte per le iniziative che ho descritto, e 25 milioni di euro per tutte le indagini geologiche, geognostiche e geotecniche che sono state attivate.

Per quanto riguarda le procedure di gara che sono state svolte, nessun addebito risulta essere stato mosso finora dalla magistratura penale, contabile e amministrativa. Non ci risultano neppure obiezioni per quanto riguarda la registrazione dei contratti da parte della Corte dei conti.

Un altro aspetto importante - del quale non parla nessuno - è la sicurezza nei cantieri. I risultati ottenuti in termini di minimizzazione del numero di incidenti sono sintetizzati dal fatto che in nessuno dei cantieri relativi a lavori gestiti dal Dipartimento si sono verificati incidenti gravi. Gli indici relativi agli incidenti riferiti al numero di ore lavorate (che sono state 26 milioni) sono praticamente di 30 volte inferiori alla media nazionale.

Anche nel campo della prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti possiamo dire che quella aquilana è un'esperienza che oggi è stata ripresa e riutilizzata anche a livello nazionale. A metà agosto 2010 le imprese impegnate per la ricostruzione erano 2.031; sono state verificate le posizioni di 1.271 imprese; ci sono state 14 interdittive antimafia e 33 informazioni atipiche.

Per quanto riguarda le attività relative ai beni culturali, abbiamo messo in sicurezza tutte le opere concernenti i beni culturali nella città dell'Aquila e un più grande piano di ristrutturazione è in questo momento nella responsabilità del commissario Chiodi, con l'intesa del Ministero dei beni culturali.

Quanto alle donazioni, signora Presidente, la donazione che è stata fatta dal Senato, pari a 850.000 euro, ha permesso la costruzione della scuola di Barete che sarà pronta per la fine del mese di ottobre, e mi auguro che una delegazione del Senato possa partecipare all'inaugurazione.

La fase di ricostruzione è di competenza del commissario Chiodi; dirò solo che, per quello che ci concerne, sono state presentate oltre 10.000 domande da parte di cittadini per ricostruire le proprie abitazioni. Tutte le domande sono state accettate; a fronte dei fondi che sono previsti al momento ci sono domande pari a circa 600 milioni di euro, necessari per la ricostruzione degli edifici, così come richiesto dai soggetti privati sulla base della normativa vigente.

Per il resto sono a disposizione per qualsiasi ulteriore informazione possa essere utile per fornire dettagli sulle attività che abbiamo svolto fino ad oggi.