Informativa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la Protezione civile sulla ricostruzione post-terremoto in Abruzzo e conseguente discussione (ore 15,03)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la Protezione civile sulla ricostruzione post-terremoto in Abruzzo».
Dopo l'intervento del rappresentante del Governo, ciascun Gruppo avrà a disposizione cinque minuti.
Si fa presente che è in corso la diretta televisiva con la RAI che si protrarrà per un'ora.
Ha facoltà di parlare il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, dottor Bertolaso.
BERTOLASO, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signora Presidente, onorevoli senatori, il terremoto del 6 aprile 2009, come è noto, ha avuto caratteristiche uniche rispetto a tutti gli altri eventi sismici che hanno colpito il Paese negli ultimi decenni. Ha interessato una zona non particolarmente vasta, provocando tuttavia 308 morti e migliaia di feriti, con la devastazione di decine di piccoli centri abitati e, soprattutto, con la distruzione di gran parte del centro storico della città capoluogo. Il collasso degli edifici pubblici e l'inevitabile crisi delle amministrazioni, degli uffici e degli enti attivi nel capoluogo della Regione hanno provocato una situazione estremamente critica. Abbiamo dovuto inoltre gestire una popolazione di sfollati superiore alle 70.000 unità.
Come ho avuto modo di segnalare nella mia relazione annuale al Parlamento sullo stato di avanzamento del processo di ricostruzione post-sismica, inviata ai Presidenti delle Camere il 1° aprile 2010, il Governo, lo Stato, la Protezione civile hanno immediatamente reagito, attivando, sin dalle prime ore del 6 aprile 2009, tutto il sistema nazionale di Protezione civile, organizzando in modo efficace e tempestivo i soccorsi, con la mobilitazione di migliaia di persone inquadrate nelle diverse strutture operative che fanno parte del nostro sistema: dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco a tutte le Forze armate, dalle forze dell'ordine alla Croce rossa italiana, al Soccorso alpino, alle Regioni, Province, Comuni e Comunità montane, a tutto l'articolato e vastissimo mondo del volontariato, il che ha fatto sì che, nel corso dei 10 mesi della gestione della prima emergenza, si siano alternati all'Aquila oltre 50.000 rappresentanti del complessivo sistema di Protezione civile.
Nei giorni immediatamente successivi alla catastrofe, appena superata la primissima fase dell'intervento di emergenza, il Governo ha messo mano ad un intenso lavoro normativo, iniziato con l'adozione del decreto-legge n. 39 del 28 aprile 2009 (intervenuto, quindi, a meno di un mese dalla tragedia), convertito con modificazioni nella legge 24 giugno 2009, n. 77. Tale atto legislativo primario ha rappresentato la cornice che ha permesso, poi, attraverso lo strumento delle ordinanze di Protezione civile, adottate dal Presidente del Consiglio di concerto con il Ministro dell'economia e, ovviamente, con il presidente della Regione Abruzzo, tutte le iniziative riguardanti gli interventi da mettere in atto.
Infatti, nel corso dei primi 10 mesi di emergenza sono state 36 le ordinanze di Protezione civile che sono state adottate per regolamentare, di volta in volta, tutte le attività, non solo finalizzate alla gestione dell'emergenza, ma anche a porre le basi di quella che doveva essere la fase della ricostruzione (la prima ricostruzione leggera, ma anche la ricostruzione cosiddetta pesante).
Un secondo atto normativo primario è stato poi adottato con il decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, convertito dalla legge 26 febbraio 2010, n. 26, che ha disciplinato anche il subentro come Commissario delegato per la ricostruzione del presidente della Regione Gianni Chiodi e, come Vice commissario, del sindaco dell'Aquila. Esso ha definito una serie di ulteriori provvidenze e norme destinate ad accelerare e rendere più incisiva l'attività di ricostruzione.
Anche in questo caso, oltre alle 36 ordinanze emanate nel corso dei primi 10 mesi, registriamo che altre 14 ordinanze sono state poi adottate nel corso degli ultimi mesi per consentire al presidente Commissario delegato per la ricostruzione tutte le misure da mettere in pratica per andare avanti con la non facile, complicata, attività di ricostruzione.
Per quanto riguarda la componente finanziaria, per il finanziamento di tutti gli interventi - sia quelli di emergenza che quelli poi finalizzati alla ricostruzione - sono stati, di fatto, stanziati dal Governo circa 14 miliardi di euro per il periodo che va dal 2009 al 2012, variamente suddivisi.
Per l'emergenza (quella gestita da noi ai sensi dell'articolo 7, comma 1, del decreto legge n. 39 del 2009, adottato poche settimane dopo il terremoto, integrato anche con l'assegnazione straordinaria di 100 milioni di euro da parte del Ministro dell'economia) sono stati utilizzati 1.380 milioni di euro per la prima fase emergenziale e per la realizzazione dei primi moduli abitativi, di cui dirò dopo.
Per la prosecuzione della gestione emergenziale - quella che è ancora in corso - l'articolo 14, comma 5, stanzia 667 milioni di euro. Per quella che, invece, è la ricostruzione vera e propria, sempre l'articolo 14 del decreto-legge n. 39 del 2009, al comma 1, stanzia 4.453 milioni di euro (che sono stati tra l'altro deliberati dal CIPE il 13 maggio di quest'anno), ripartiti in tre capitoli: il fondo FAS (Fondo per le aree sottoutilizzate) del cosiddetto Fondo Letta, il fondo FAS del cosiddetto Fondo Matteoli, e 90 milioni di euro per la zona franca urbana dell'Aquila.
In aggiunta a questi 4,5 miliardi di euro circa, con vari articoli del decreto‑legge n. 39 del 2009 sono stanziati altri 5 miliardi di euro, di cui 3.165 milioni di euro per crediti d'imposta, 700 milioni di euro per investimenti degli enti previdenziali, 300 milioni di euro per reti viarie e ferroviarie, 214 milioni di euro per l'edilizia scolastica, 95 milioni di euro per provvidenze ai lavoratori e alle famiglie, 36 milioni di euro per la ripresa dell'attività scolastica e 490 milioni di euro complessivi per tutta una serie di altre misure.
L'articolo 3, comma 3, del decreto‑legge n. 39 prevede inoltre lo stanziamento di 2 miliardi di euro, finalizzato alla concessione di mutui da parte di istituti di credito assistiti da garanzia dello Stato (attivata quindi dalla Cassa depositi e prestiti), in favore di persone fisiche, sempre per la ricostruzione o la riparazione di immobili adibiti, in questo caso, all'uso di abitazione principale.
A queste somme si aggiunge il contributo di 493 milioni di euro che, per la prima volta nella storia, l'Unione europea, nell'ambito del Fondo europeo di solidarietà, ha assegnato a una situazione di emergenza. Questo fondo di solidarietà - si tratta, come ho detto, della cifra più alta mai erogata dall'Europa - è stato utilizzato per la costruzione di alloggi del progetto C.A.S.E (Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili), per la costruzione dei moduli abitativi provvisori e delle scuole e per una serie di spese di prima emergenza di 50 milioni di euro.
Su questo finanziamento, che è stato assegnato al Dipartimento della protezione civile e che è stato integralmente speso nel rispetto della normativa comunitaria di riferimento, il Dipartimento ha già ricevuto un primo audit, e quindi un primo controllo, in data 12 aprile 2010, da parte della Commissione europea, a cui hanno partecipato il responsabile dell'ufficio del controllo interno della Presidenza del Consiglio oltre che il magistrato istruttore della Corte dei conti, incaricati del controllo preventivo di tutti gli appalti, di cui dirò in seguito. Nel corso di quell'audit è stata riscontrata l'assoluta correttezza delle procedure adottate dal Dipartimento per tutti gli affidamenti che sono stati assicurati nell'ambito del terremoto dell'Aquila.
A queste risorse vanno aggiunti anche i 68 milioni di euro relativi a donazioni private di cittadini, di enti, di organizzazioni, dello stesso Senato, che sono stati affidati al Dipartimento e che sono stati già praticamente tutti stanziati: anche su questo dirò poi qualcosa, molto rapidamente.
Sulla situazione della prima fase post-emergenziale dirò poco, ma è ovvio che non posso non sfruttare questa occasione per ricordare le ragioni per cui abbiamo realizzato le case antisismiche e i moduli abitativi provvisori: lo abbiamo fatto proprio per la particolare tipologia di questo terremoto, che è stato contenuto nell'area geografica, ma estremamente devastante proprio per il centro storico della città dell'Aquila, ovvero per il capoluogo della Regione Abruzzo, a differenza dei terremoti che hanno caratterizzato l'Italia nel secolo passato, che hanno colpito numerosissimi piccoli Comuni, senza che - a meno che non si risalga al terremoto del 1908 di Messina e Reggio Calabria - una grande città venisse colpita al cuore, come invece è stato nel caso dell'Aquila.
Ciò ci ha indotto a studiare immediatamente le conseguenze per le attività di ricostruzione di una che è fra le 20 città d'arte del nostro Paese, e a capire quindi quelle che sarebbero state le enormi problematiche relative a tutti gli aspetti dei beni culturali, della messa in sicurezza, dei criteri antisismici e delle nuove regole di urbanizzazione che si sarebbero dovute applicare nel momento in cui si sarebbe poi messo mano alla ricostruzione della città dell'Aquila, con particolare riferimento al centro storico.
Sin dai primi giorni successivi al terremoto abbiamo dichiarato che ci sarebbero voluti 10 anni per ricostruire completamente la città dell'Aquila, soprattutto nella sua parte più importante e significativa. Proprio per evitare che anche dopo 10 anni molti aquilani vivessero nei container o in situazioni estremamente disagevoli, conoscendo bene le caratteristiche climatiche di quel territorio, abbiamo messo mano a un intervento che prevedesse la realizzazione di case antisismiche nel Comune dell'Aquila e la realizzazione di moduli abitativi provvisori nei Comuni che insistevano nel cosiddetto cratere ed anche fuori dal cratere, là dove c'erano famiglie la cui abitazione era stata dichiarata assolutamente inagibile.
Questo è stato il motivo per cui abbiamo sostenuto un'attività di ricostruzione immediata, chiamiamola «leggera», che poteva garantire comunque una permanenza fuori dall'abitazione di appartenenza confortevole mentre si procedeva alle attività di ricostruzione. Abbiamo fatto, come è noto, un censimento per chiedere a tutti i senzatetto con case che rientravano nella cosiddetta categoria E (quelle inagibili che avrebbero richiesto interventi pluriennali per essere ricostruite o ristrutturate nel modo giusto) e a ogni cittadino aquilano della zona del cratere di indicare la soluzione preferita come forma di assistenza, mentre si occupavano loro stessi dell'attività di ricostruzione.
Ciò ha portato a tre modalità di soluzione per la prima fase emergenziale. Quanto alla realizzazione del progetto dei complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili (C.A.S.E.), abbiamo realizzato 185 edifici su piastre sismicamente isolate, per un totale di 4.449 appartamenti, con una capienza di circa 15.000 abitanti. Com'è noto, i primi 400 appartamenti sono stati consegnati alla fine del mese di settembre dell'anno scorso e gli ultimi nel febbraio di quest'anno, nel momento in cui passavamo le consegne alle autorità locali. Tutti gli insediamenti delle case antisismiche sono stati definiti di comune accordo con la Giunta comunale dell'Aquila, così come accaduto per l'indicazione dei terreni da espropriare. Non c'è stata nessuna decisione o intervento che non sia stato condiviso, anche per iscritto, con le autorità locali. I cittadini aquilani inseriti nei 4.449 alloggi sono stati scelti da una commissione che valutava tutti i criteri, famiglia per famiglia, presieduta da una funzionaria del Comune dell'Aquila, coadiuvata da funzionari della Guardia di finanza e, ovviamente, del Dipartimento della protezione civile. Alla data odierna, la spesa complessiva di tale progetto è pari a 809 milioni di euro.
I moduli abitativi provvisori, i cosiddetti MAP, sono stati realizzati, anch'essi con criteri antisismici, in numero di oltre 3.000: 1998 ad un piano, dislocati in 120 aree dei Comuni del cratere e fuori dal cratere, e 1.113 a due piani, in 19 aree delle frazioni del comune dell'Aquila, sulla scorta, anche in questo caso, del quadro esigenziale definito dal sindaco dell'Aquila, e consegnatoci in data 13 ottobre 2009. Su richiesta del sindaco dell'Aquila, in questo momento ci stiamo occupando della realizzazione di 64 nuovi moduli abitativi provvisori nella frazione di Paganica, sempre nel comune dell'Aquila. Il costo complessivo è stato di 238 milioni di euro ed oltre 7.000 sono le persone ospitate in queste case di legno.
In aggiunta ai due suddetti criteri di organizzazione della fase post-emergenziale, oltre 29.000 persone hanno chiesto di poter accedere ai contributi di autonoma sistemazione: ciò consente loro di potersi organizzare in modo autonomo, senza dover richiedere null'altro alle amministrazioni competenti mentre si occupano della fase di ricostruzione e ristrutturazione delle proprie abitazioni.
Pertanto, ad oggi sono 3.300 le persone ancora assistite dalla struttura di missione del Commissario straordinario, ma che comunque non sono state lasciate in mezzo alla strada. Sono alloggiate presso gli alberghi della città dell'Aquila e della Provincia, presso la caserma della Guardia di Finanza di Coppito e nella caserma Campomizzi del Comune dell'Aquila.
Le prime conclusioni degli interventi di recupero degli edifici classificati A, B e C (quelli con meno danni, quindi) e la conseguente liberazione da parte dei nuclei familiari titolari attualmente degli edifici permetteranno ovviamente di prevedere in tempi brevi un'abitazione anche per quelle persone che ancora non hanno ricevuto un'abitazione vera e propria. Si tratta soprattutto di nuclei formati da persone singole e che, ovviamente, tra le priorità hanno avuto l'ultimo posto nella lista formata sulla base dei criteri che erano stati definiti insieme alle autorità locali.
Abbiamo lavorato moltissimo sul piano delle scuole. La sfida era quella di riaprire l'anno scolastico 2009-2010 alla fine del mese di settembre - inizio del mese di ottobre per lanciare un messaggio fortissimo a tutta la comunità di rientro verso la propria città e, com'è noto, a cavallo tra i mesi di settembre e di ottobre dell'anno scorso abbiamo riaperto tutte le scuole: 35 edifici scolastici, che erano lievemente danneggiati e che erano stati messi in sicurezza antisismica e 31 moduli ad uso scolastico costruiti ex novo (i cosiddetti MUSP), che hanno permesso a 17.567 studenti delle scuole di ogni ordine e grado del cratere di tornare a scuola e di non perdere l'anno scolastico passato.
Oltre a questo, vi è stato un numero abbastanza significativo di interventi nei vari settori: la realizzazione di chiese; la realizzazione del nuovo conservatorio dell'Aquila, che altrimenti non avrebbe potuto portare avanti le proprie attività; la realizzazione di tutta una serie di opere infrastrutturali, soprattutto nel settore della viabilità, che hanno alleggerito il traffico aquilano, che non è mai diminuito, soprattutto nell'ultimo periodo.
Al fine di fornire uno strumento fondamentale per una corretta pianificazione della ricostruzione - di questo aspetto non parla mai nessuno, ma invece è estremamente importante - è stato promosso e realizzato uno studio sistematico di microzonazione sismica, chiamando a raccolta specialisti dei più importanti centri di ricerca per ottenere un quadro conoscitivo dell'area aquilana fra i più approfonditi e maggiori a livello nazionale. Questo patrimonio informativo adesso viene messo, ovviamente, a disposizione di tutte le attività finalizzate alla ricostruzione, che possono godere di una completa mappatura di tutti i rischi non solo sismici, ma anche idrogeologici e idraulici del territorio aquilano.
Per tutte queste attività - il progetto C.A.S.E; i moduli abitativi provvisori, le scuole, le chiese e quant'altro - il Dipartimento ha espletato 472 procedure di gara, nel pieno rispetto della normativa comunitaria vigente e, quindi, dei principi di concorrenza, trasparenza ed economicità, stipulando oltre 600 contratti di appalto con 221 imprese appaltatrici ed oltre 1.550 imprese subappaltatrici. Per la realizzazione di questo mastodontico piano di interventi non sono state utilizzate deroghe alla normativa vigente, fatta eccezione per una generalizzata accelerazione e contrazione dei tempi di gara (presentazione delle domande, esame delle offerte e affidamento dei lavori), sebbene il legislatore con l'articolo 2, comma 9, del decreto-legge n. 39 avesse previsto la possibilità di ricorrere alle procedure negoziate (quindi, alla selezione fra una terna di operatori).
L'importo complessivo degli affidamenti disposti dal Dipartimento della protezione civile è stato di 1.133 milioni di euro, ripartiti in massima parte per le iniziative che ho descritto, e 25 milioni di euro per tutte le indagini geologiche, geognostiche e geotecniche che sono state attivate.
Per quanto riguarda le procedure di gara che sono state svolte, nessun addebito risulta essere stato mosso finora dalla magistratura penale, contabile e amministrativa. Non ci risultano neppure obiezioni per quanto riguarda la registrazione dei contratti da parte della Corte dei conti.
Un altro aspetto importante - del quale non parla nessuno - è la sicurezza nei cantieri. I risultati ottenuti in termini di minimizzazione del numero di incidenti sono sintetizzati dal fatto che in nessuno dei cantieri relativi a lavori gestiti dal Dipartimento si sono verificati incidenti gravi. Gli indici relativi agli incidenti riferiti al numero di ore lavorate (che sono state 26 milioni) sono praticamente di 30 volte inferiori alla media nazionale.
Anche nel campo della prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti possiamo dire che quella aquilana è un'esperienza che oggi è stata ripresa e riutilizzata anche a livello nazionale. A metà agosto 2010 le imprese impegnate per la ricostruzione erano 2.031; sono state verificate le posizioni di 1.271 imprese; ci sono state 14 interdittive antimafia e 33 informazioni atipiche.
Per quanto riguarda le attività relative ai beni culturali, abbiamo messo in sicurezza tutte le opere concernenti i beni culturali nella città dell'Aquila e un più grande piano di ristrutturazione è in questo momento nella responsabilità del commissario Chiodi, con l'intesa del Ministero dei beni culturali.
Quanto alle donazioni, signora Presidente, la donazione che è stata fatta dal Senato, pari a 850.000 euro, ha permesso la costruzione della scuola di Barete che sarà pronta per la fine del mese di ottobre, e mi auguro che una delegazione del Senato possa partecipare all'inaugurazione.
La fase di ricostruzione è di competenza del commissario Chiodi; dirò solo che, per quello che ci concerne, sono state presentate oltre 10.000 domande da parte di cittadini per ricostruire le proprie abitazioni. Tutte le domande sono state accettate; a fronte dei fondi che sono previsti al momento ci sono domande pari a circa 600 milioni di euro, necessari per la ricostruzione degli edifici, così come richiesto dai soggetti privati sulla base della normativa vigente.
Per il resto sono a disposizione per qualsiasi ulteriore informazione possa essere utile per fornire dettagli sulle attività che abbiamo svolto fino ad oggi.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sull'informativa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la Protezione civile.
È iscritto a parlare il senatore Piccone. Ne ha facoltà.
PICCONE (PdL). Signora Presidente, onorevole Sottosegretario, colleghi senatori, è chiaro che in cinque minuti è difficile esprimere compiutamente quello che si può pensare di un argomento così complesso, articolato e difficile. Quindi, esprimerò solo alcuni pensieri che sono relativamente focalizzati su quello che sta accadendo nella macrosituazione aquilana.
Ricordo con assoluta soddisfazione il clima che si creò all'indomani del terremoto: fu un clima che ci prese tutti, un clima di solidarietà che mise al centro della politica non lo scontro, ma l'intenzione di costruire un percorso positivo e prospettico per quella città, per quella Regione e per questo Paese. Ahimè, quel clima è durato poco e ha lasciato lo spazio a una lotta politica intestina, spesso fatta per terze persone, spesso fatta sulla scorta di esigenze dei politici, e tutto ciò ha reso il quadro aquilano più confuso di quello che in realtà è.
Non posso però non sottolineare - e bene ha fatto il Sottosegretario a ricordarlo - la svolta epocale che ci fu a seguito del terremoto, per cui, di fronte alla tragedia immane verticalizzata tutta, purtroppo, su una città, assistemmo ad un cambio di passo da parte di tutte le strutture dello Stato: dalla Protezione civile, coordinata dal sottosegretario Bertolaso, alle Forze armate, ai volontari. In quell'occasione è stata data prova di grande efficienza, di grande tempestività (ricordo che dopo qualche ora non vi era luogo all'Aquila che non fosse presidiato da esperti della Protezione civile o dell'apparato militare là dove vi fosse qualcuno sotto le macerie), tanto che credo che l'eccessiva efficienza abbia un po' spostato anche le valutazioni di carattere temporale.
Ritengo che in seguito tutto ciò in qualche modo sia stato consolidato dal grande progetto C.A.S.E. Chi non lo ha vissuto direttamente forse non si è nemmeno reso conto di quanto fosse importante e coraggioso, di quanto fosse davvero il frutto di uno slancio, del voler lanciare il cuore oltre la siepe per cercare di dare agli aquilani, finalmente, invertendo una storia millenaria, case confortevoli, antisismiche, abitabili piuttosto che baracche, roulotte o altro.
Bene, fin lì tutti eravamo concentrati sul problema dell'Aquila e tutti abbiamo in qualche modo collaborato. Dopodiché quest'azione univoca in qualche modo si è indebolita ed è nato il popolo delle carriole; vi sono state contrapposizioni tra il sindaco e il Commissario per la ricostruzione; ci sono state le urla su ipotetici finanziamenti che non arrivavano (e i dati che il Sottosegretario ha elencato dimostrano che, semmai, il problema è a valle, non a monte, perché spesso i finanziamenti ci sono, ma l'attività sul territorio non permette di utilizzarli e di metterli a disposizione di chi deve ricostruire le case).
In merito, credo che questo ramo del Parlamento abbia fatto comunque la sua parte, e a tale proposito devo pubblicamente ringraziare i colleghi abruzzesi delle opposizioni, che, insieme a noi, con il presidente Marini come primo firmatario, hanno voluto spingere per l'approvazione del famoso emendamento che reintroduceva la zona franca urbana nel comune dell'Aquila. Si tratta di una proposta che ha raddoppiato ilplafond per la zona franca e che darà la possibilità a quella città e a quel territorio di ricostruire anche il tessuto economico, che credo sia distrutto forse al pari, se non di più, delle abitazioni. Al riguardo vorrei sollecitare in modo particolare il Ministero affinché emani i decreti attuativi perché tale provvedimento possa poi seguire il suo corso.
Devo poi rivolgere un invito, senza polemica, al sindaco Cialente, con il quale ho polemizzato per le sue dimissioni e per il fatto che, a mio avviso, si è sottratto ad una parte delle sue responsabilità. Rispetto la scelta, però lo invito ad accelerare i piani di ricostruzione. Oggi non ci sono macerie da spostare - ce lo diceva prima il Sottosegretario - perché il piano di ricostruzione del centro storico dell'Aquila ancora non parte: va accelerato, e chi deve poi sostenere la ricostruzione deve essere messo nelle condizioni di farlo in maniera assolutamente congrua. (Richiami della Presidente).
Finisco, signora Presidente. Un attimo solo per rilevare che il vice commissario Cicchetti, nuovo incaricato, è sicuramente una risorsa in più a disposizione di quella struttura, con la speranza che possa contribuire a tempo pieno con la sua professionalità nel verso e nella direzione che ci auguriamo.
Dopo tanto urlare, tutta questa mafia in Abruzzo non si è vista: sono stati effettuati controlli preventivi puntuali e, a seguito di questa immensa operazione di controllo, pochi sono stati i rilievi in merito alle infiltrazioni
PRESIDENTE. Collega, la prego di terminare.
PICCONE (PdL). Una sola sottolineatura: credo vada preso atto che ci sono 12.000 cantieri in piedi in quel territorio e c'è una ricostruzione che fa fatica. A volte fa più fatica per le operazioni che debbono essere poste in essere dalle autorità locali che non per quelle che derivano dal supporto che il Governo, lo Stato, il presidente Berlusconi e soprattutto il sottosegretario Bertolaso ci hanno dato. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Legnini. Ne ha facoltà.
Colleghi, vi prego di rispettare i tempi.
LEGNINI (PD). Signora Presidente, anche io ringrazio il sottosegretario Bertolaso per l'informativa che ci ha reso oggi, che non ci soddisfa, perché non ci restituisce un quadro veritiero della situazione aquilana, e se non si parte da un quadro di verità i problemi che ci sono, e sono tanti, sono destinati ad aggravarsi.
Sottosegretario Bertolaso, abbiamo apprezzato più volte - lo ha fatto il presidente Marini autorevolmente e lo abbiamo fatto tutti noi - la straordinaria attività emergenziale posta in essere nei mesi immediatamente successivi al sisma. Ma l'emergenza non è ancora chiusa: va chiusa, e il suo carico debitorio è ancora da accertare. Doveva essere depositato qui in Parlamento il rendiconto delle spese, ai sensi del decreto-legge n. 195 del 2009, e ciò non è ancora stato fatto.
Cito solo qualche esempio: il contributo per l'autonoma sistemazione è fermo a febbraio e il Comune ha dovuto anticipare diverse mensilità; moltissime imprese devono ancora riscuotere il compenso per i lavori fatti; le persone fuori casa sono 48.000 all'Aquila e 55.000 nel cratere, ivi comprese le 14.000 persone ospitate nel progetto C.A.S.E, le 4.000-5.000 nei moduli abitativi provvisori (MAP) e le 1.000 senza alcuna sistemazione. Parlo di persone che devono rientrare nella propria casa: anche quelle sistemate, attenzione!.
I disoccupati sono 12.000, la cassa integrazione è aumentata dell'800 per cento, le misure per il sostegno all'economia sono state pressoché inesistenti, la zona franca urbana non viene attivata da 18 mesi, benché sia stata fatta quella bella operazione bipartisan di cui fu primo firmatario il senatore Marini, ricordata dal senatore Piccone.
Il problema delle tasse è stato affrontato con superficialità ed in modo maldestro e, dopo tante proteste e battaglie, si è arrivati ad una rateizzazione del 100 per cento in dieci anni: una misura assolutamente insufficiente. Dovremmo nuovamente (per la quinta volta) mettere mano a quel problema, perché non è accettabile che si paghino tasse correnti ed arretrate al 100 per cento.
Le macerie sono in gran parte da smaltire - lei lo sa, sottosegretario Bertolaso - nonostante le promesse del ministro Prestigiacomo e del Governo. Legambiente ieri ha stimato che, a questo ritmo, occorrerebbero 69 anni per smaltire le macerie lì accumulate.
Ma, sopratutto, è il modello della ricostruzione suggerito dal decreto‑legge 28 aprile 2009, n. 39, che non funziona. Lo dicemmo in tutti i modi, avanzando precise proposte: in Commissione, io ed il senatore Lusi; qui, in Aula, il presidente Marini; l'onorevole Lolli alla Camera. E poi c'è una pletora di ordinanze. Lei ci ha detto oggi, sottosegretario Bertolaso, che ci sono 50 ordinanze che portano un carico di disposizioni fragili, contraddittorie e confuse; una struttura inadeguata, quella commissariale, con il commissario Chiodi che svolge un'attività inefficace che, certo, non sarà migliorata con la nomina del vice commissario Cicchetti.
Quanto alle risorse, sono incerte ed insufficienti. Mi spiace dover contestare un dato che dovrebbe essere obiettivo, sottosegretario Bertolaso, ma i 14 miliardi di euro di cui parla non trovano riscontro nelle leggi dello Stato. Non ci sono. Ci sono gli 8 miliardi, in 7 anni e in 23 anni, cui si aggiungono le risorse destinate a fronteggiare l'emergenza, che lei ha citato, e quelle dell'Unione europea, che in totale ammontano a meno di 10 miliardi diluiti in un tempo molto lungo.
È buio quanto alla tempistica sulla effettiva erogazione delle risorse disponibili. Anche in questo caso, insieme ai senatori Lusi e Marini, abbiamo presentato una proposta di indagine conoscitiva in Commissione bilancio: aspettiamo una risposta del Governo in merito.
La verità è che occorre una legge speciale nuova per L'Aquila. Noi la presenteremo: faremo la nostra proposta nelle prossime settimane. Occorrono poteri certi per gli enti locali, criteri di trasparenza e risorse certe, regolari nel tempo. Ma, soprattutto, occorre che la ricostruzione torni ad essere una priorità nazionale, poiché tra le priorità del Governo è scomparsa, altrimenti accumuleremo ancora ritardi, chiacchiere, confusione. Alimenteremo nuove e fondate contestazioni. Le dimissioni del sindaco Cialente da vice commissario dei giorni scorsi sono l'ultimo grido di dolore ed un contributo serio a riflettere e a cambiare registro.
Dateci retta, sottosegretario Bertolaso, prima che sia troppo tardi. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mura. Ne ha facoltà.
MURA (LNP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio il sottosegretario Bertolaso per tutte le informazioni che ci ha riferito qui oggi. Purtroppo, i dati sono tanti; tante le cifre e le informazioni che non avremmo voluto sapere, non per voler ignorare l'argomento, ma perché partono da qualcosa che avremmo voluto che non si fosse mai verificato: partono infatti dal dato centrale, dalla data d'inizio, da quel giorno, dai 308 morti e i 17.000 sfollati. Purtroppo, l'uomo è l'unico essere vivente che non è in grado di prevedere i terremoti. Molto si sta facendo (vedremo quanto si farà anche in Italia), ma per ora ci troviamo a doverci confrontare con le azioni del dopo evento.
Di numeri relativi al terremoto ne abbiamo sentiti diversi, e oggi sono stati integrati in parecchi elementi dal Sottosegretario. Vorrei però partire dai numeri che si sono aggiunti ai primi trasmessi a seguito del primo Consiglio dei ministri post-sisma che, ricordo, si tenne proprio all'Aquila quando il Governo varò un decreto‑legge da 8,5 miliardi di euro: 1,5 miliardi di euro per l'emergenza e 7 per la ricostruzione delle zone colpite dal sisma.
Vorrei poi aggiungere alcuni numeri che si apprendono dalla stampa. Un mensile ha pubblicato in questi giorni un servizio dedicato ai terremoti e ai problemi da essi derivanti, quali, ad esempio, quelli legati alla giustizia. Si legge, infatti, che il Gup Giuseppe Grieco ha affermato che saranno 18 gli anni necessari per giungere ad una sentenza definitiva nei confronti di chi ha progettato e costruito senza rispettare le norme di sicurezza i palazzi che sono crollati. Al momento - sempre da quanto si apprende dalla stampa - risultano essere 11, tra progettisti e collaudatori, i responsabili a vario genere. È questo un elemento di cui bisogna sicuramente tenere conto.
Certo è che in questa tragica occasione il nostro Paese ha dimostrato un encomiabile senso di responsabilità e solidarietà. La macchina della Protezione civile, dei Vigili del fuoco, delle Forze armate ha saputo gestire l'emergenza con risultati sorprendenti, come è stato riconosciuto anche a livello internazionale. Ricordo quando nel suo intervento del 7 aprile il collega Pastore ha voluto portare il plauso al lavoro della Protezione civile e di chi l'ha saputa organizzare e valorizzare in occasione di quell'evento. Ritengo che tutto sia stato eseguito con uno spirito di efficiente e trasparente operosità, che si è tradotto nel superamento della prima fase dell'emergenza in poche settimane.
Anch'io sono intervenuto in quella seduta del 7 aprile in quest'Aula ricordando - e lo ribadisco ad un anno di distanza dal terribile terremoto che ha distrutto L'Aquila - come il Governo abbia preso per mano gli abruzzesi e li abbia aiutati a rialzarsi, arrivando anche ad interventi come quelli molto recenti: non più tardi di una settimana fa è stato convertito in legge il decreto-legge 5 agosto 2010, n. 125, recante misure urgenti per il settore dei trasporti e disposizioni in materia finanziaria, conosciuto come il "decreto Tirrenia". L'articolo 3-ter di quel decreto è volto a semplificare ed accelerare l'iter per l'assegnazione e l'appalto di lavori per la ricostruzione degli immobili privati adibiti ad abitazione principale - è il caso, appunto, del terremoto in Abruzzo - distrutti o dichiarati inagibili a causa del sisma. A questo fine, quel decreto-legge chiarisce che i contributi statali sono da considerarsi indennizzo per il ristoro dei danni e pertanto ai relativi contratti non si applica il codice degli appalti.
Non parliamo, però, solo di case. Il terremoto, purtroppo, ha spazzato via tutto, edifici pubblici, chiese, piazze; ha cambiato profondamente l'immagine dei nostri paesi, delle nostre città, della nostra gente, portandosi via tutto ciò che c'era di più caro e lasciando una traccia indelebile nella storia di ognuno di noi, cioè della gente comune che vive nelle piazze e affolla le strade, e che vede quale primo punto di riferimento il proprio paese. C'è quindi un aspetto che mi interessa, in quanto sindaco, come tanti altri colleghi che amministrano i Comuni. Mi piacerebbe cioè sapere quanti sindaci e quante amministrazioni comunali hanno adeguato i loro strumenti urbanistici per fare in modo che la ricostruzione dei centri storici possa partire.
Ad ognuno il suo ruolo. I grandi risultati si ottengono quando si lavora in squadra. Va bene parlare dei compiti del Governo, ma anche il compito degli enti locali deve essere assolutamente centrale per arrivare a definire nei tempi più brevi possibili la ricostruzione dell'Aquila e dei territori circostanti.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Serra. Ne ha facoltà.
SERRA (UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE). Signora Presidente, ringrazio il Sottosegretario non solo per la sua presenza, ma anche per quanto il Governo ha fatto nell'emergenza subito dopo il terremoto. Oggi, dopo un anno e mezzo da quegli eventi, è veramente difficile fare un bilancio perché ogni parte interessata snocciola i propri numeri. Lei rappresenta una realtà alla quale io credo, conoscendola, ma che è fatta di tante promesse future alle quali mi consenta di non credere, date le poche realizzazioni che questo Governo, a seguito di tante promesse, ha fatto.
La sua realtà, inoltre, è anche minata da qualche inesattezza. Lei ha detto che andate tutti d'accordo, ma non è così: basti pensare alle amministrazioni comunali; basti pensare ai cittadini che solo qualche mese fa, solo qualche giorno fa sono venuti davanti a Palazzo Chigi a richiamare l'attenzione del Governo sulle promesse non mantenute.
C'è un'altra realtà oltre quella che lei rappresenta, e con un minimo di obiettività andiamo ad esaminarla, perché l'Aquila e i comuni del cosiddetto cratere sono ancora in stato di grande sofferenza (nessuno può negare questo, se si va all'Aquila a vedere), mentre le istituzioni preposte continuano a dare prova della loro inadeguatezza. Com'è possibile - mi chiedo - che ancora non si sia proceduto alla rimozione delle macerie? Lei dice "faremo".
Le gravi criticità nelle condizioni abitative degli sfollati sono sotto gli occhi di tutti. Le persone che percepiscono il contributo di autonoma sistemazione sono oltre 25.000; circa 18.000 quelle alloggiate tra progetti vari, moduli abitativi, abitazioni in affitto; poco meno di 3.000 quelle che vivono in strutture alberghiere. Insomma, arriviamo ad un numero enorme: 48.000 persone, 48.000 individui, cui vanno aggiunte le 8.000 persone colpite dal sisma nei comuni limitrofi: arriviamo quindi a 55.000 individui, che si preparano ad affrontare un nuovo inverno da sfollati.
Questa precarietà, che si sta prolungando ben più del dovuto, presenta aspetti critici. Basti pensare che i contributi di autonoma sistemazione sono fermi alla mensilità di maggio e che i 64 moduli della popolosa Paganica, la cui realizzazione è stata disposta con l'ultima ordinanza, rimangono smontati e inutilizzati. Vana ad oggi l'attesa dei famosi 122 appartamenti del fondo immobiliare, sebbene il loro allestimento, insieme alla messa in funzione dei 64 moduli, concorrerebbe a risolvere significativamente l'emergenza abitativa. A questa emergenza si aggiunga che Federalberghi minaccia che, se non ci saranno segnali entro il 15 ottobre, cioè entro venerdì prossimo, sospenderà ai terremotati i servizi quali biancheria, pasti, pulizia, camere.
Per quale motivo, signor Sottosegretario, invece di continuare a gestire il post-sisma secondo i criteri di stato di emergenza, ricorrendo all'emissione di continue ordinanze, non si approva - lo chiedeva anche il senatore Legnini - una legge organica, così com'è stato fatto per altre Regioni che hanno subìto terremoti?
I cittadini sono veramente stanchi di commissari straordinari e auspicano che la ricostruzione venga affidata agli organi democraticamente eletti. Grave è la preoccupazione di molti di loro di fronte all'onere delle tasse. Per eventi analoghi e di gran lunga inferiori al sisma dell'Aquila, la popolazione colpita ha visto rinviare tale onere anche di dieci anni: L'Aquila e i Comuni ricompresi nel cratere dovranno subito provvedere al 100 per cento, e chiedono almeno una riduzione del 40 per cento nei prossimi due lustri. Drammatica è la situazione di chi deve far fronte ai mutui, gravati di mora, sebbene la sospensione non sia certo dovuta a mala intenzione. I cittadini veramente ritengono che questa sia una situazione da Paese civile?
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Mascitelli. Ne ha facoltà.
MASCITELLI (IdV). Signora Presidente, signor Sottosegretario, con tutto il rispetto, considero l'informativa che lei oggi trasmette al Parlamento tardiva, incompleta e inadeguata. Per certi aspetti offende anche il ruolo e la dignità del Parlamento nella sua funzione di vigilanza e di controllo, perché quello che lei ci ha riferito, signor Sottosegretario, non è una gentile concessione che il Governo sta facendo al Parlamento.
Era previsto in maniera tassativa, perentoria, che il Governo riferisse al Parlamento (sulla base del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, e del decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 195, entrambi convertiti in leggi dello Stato) nel mese di maggio e nel mese di giugno di quest'anno, e non adesso a ottobre, sulle risorse impiegate nello stato dell'emergenza, sullo stato di avanzamento della ricostruzione e sulle modalità con le quali queste risorse sono state impiegate: sulle modalità, non soltanto sulle semplici finalità. Quindi, dopo tutta questa attesa, noi consideriamo l'informativa assolutamente inadeguata.
Mi lasci dire che, se il progetto C.A.S.E. doveva essere un miracolo, fa acqua da tutte le parti. Fa acqua sui costi. Lei ci ha ricordato un costo presunto di 809 milioni di euro a fronte di 4.400 appartamenti. Parliamo di una incidenza di circa 200.000 euro ad alloggio di 60 metri quadri, che corrispondono a circa 2.300 euro al metro quadro. Fa acqua il miracolo del progetto C.A.S.E. anche sulla qualità. A distanza di 60 giorni dalla consegna di questi alloggi, l'Ufficio tecnico del Comune dell'Aquila ha presentato una relazione dettagliata di oltre 60 pagine, con documentazione fotografica, nella quale sono stati evidenziati segnali di criticità e di degradamento dell'opera, a pochi giorni di distanza dalla consegna.
Fa acqua anche sulla trasparenza, signor Sottosegretario. Vorrei sapere se considera normale che chi è progettista del progetto C.A.S.E. sia anche collaudatore e, nella sua funzione di responsabile del Consorzio ForC.A.S.E., sia anche general contractor che sceglie, per quanto concerne i 7.000 isolatori sismici, le ditte a cui affidarli. Ricordo che sono state due tali ditte e che due terzi degli isolatori sono stati affidati alla ditta ALGA la quale, per pura coincidenza, fa parte dell'elenco delle aziende gold partners, ossia sponsor della fondazione EUCENTRE. Il collaudatore degli isolatori sismici è lo stesso responsabile della fondazione EUCENTRE, cioè il professor Gian Michele Calvi, il quale a sua volta è anche progettista esecutivo dell'opera. Lei ha parlato di criteri di aggiudicazione. Ma su un progetto di queste dimensioni, su una stessa persona concentriamo il ruolo di progettista, di collaudatore e di general contractor. Mi sembra francamente un po' troppo.
Signor Sottosegretario, dico un po' troppo anche alla luce del fatto che, sulle infiltrazioni mafiose, il primo problema non è stato posto da noi, bensì dal Governo quando, con l'articolo 16 del decreto-legge n. 39 del 2009 già richiamato, ha sottolineato la necessità che, con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, entro 30 giorni, il Governo segnasse la tracciabilità dei flussi finanziari e al tempo stesso una White List di ditte che non avessero inquinamento mafioso. Il risultato qual è stato? Il Governo è stato assolutamente silente e omissivo. La Direzione nazionale antimafia e quella distrettuale hanno lanciato un allarme forte su infiltrazioni mafiose, camorristiche e anche della 'ndrangheta. Alcune procure stanno indagando su alcuni punti d'appoggio a Reggio Calabria su quanto sta succedendo in Abruzzo.
Allora, signor Sottosegretario, parliamo di inadeguatezza delle risorse. I 14 miliardi sono virtuali. Lo stesso presidente Chiodi, a luglio, ha lanciato un allarme sulla situazione, assolutamente inadeguata, dei fondi. Aggiungiamo l'incertezza dei diritti e anche strutture commissariali affidate a figure che non hanno credibilità. È bene che gli italiani sappiano che chi è stato mandato in Abruzzo a vigilare come commissario sulla regolarità degli appalti ha già avuto una condanna in appello dalla Corte dei conti per culpa in vigilando.
A questo si aggiunge - ultima considerazione - il silenzio del Governo. Il presidente Berlusconi, nella richiesta di fiducia presentata alle Camere, non ha detto una sola parola in merito all'Aquila. Allora, se la linea politica è quella del silenzio... (Il microfono si disattiva automaticamente).
PRESIDENTE. Senatore Mascitelli, devo garantire il diritto di parola anche agli altri senatori.
MASCITELLI (IdV). Vorremmo che il Sottosegretario venisse a riferire in Parlamento molto più spesso. (Applausi dai GruppiIdV e PD).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pistorio. Ne ha facoltà.
PISTORIO (Misto-MPA-AS). Signora Presidente, signor Sottosegretario, mi trovo un po' in imbarazzo, perché, pur riconoscendo, come unanimemente avviene, l'apprezzamento per l'opera della Protezione civile nella fase iniziale dell'emergenza, che è davvero un dato consolidato, quando mi è stato comunicato che ci sarebbe stata questa informativa in Aula mi sono messo in contatto con i rappresentanti del Movimento per l'Autonomia in Abruzzo, tra cui il vice Presidente del Consiglio regionale che, ovviamente, è omogeneo anche al governo della Regione. E, con mia sorpresa, ho constatato che tutti i dati che mi ha trasmesso corrispondono perfettamente a quanto detto dal collega Legnini (molto meglio di me, in quanto abruzzese) qualche minuto fa.
Allora, il problema si pone perché, se per poter rendere chiara la posizione del mio Movimento - che non ha rappresentanti abruzzesi in Parlamento, ma soltanto in Consiglio regionale - ricevo una serie di dati, e questi corrispondono alle cose dette dal collega dell'opposizione, vuol dire che qualche problema si è determinato. Quindi, partendo dal presupposto che avete fatto benissimo nella fase di emergenza e che tale valutazione è assolutamente condivisa in modo bipartisan, sembra che ancora vi siano macerie da rimuovere e che vi sia un grado di arretramento in ordine alla tempistica per quanto riguarda la ricostruzione. Lei ha fatto riferimento alle persone assegnatarie del progetto C.A.S.E. e dei MAP, a quelle che hanno acquisito il cosiddetto CAS, ossia il contributo per un'autonoma sistemazione dell'abitazione (lei ne ha parlato in termini di scelta e di opzione volontaria), ma si tratta ovviamente, in tutti i casi, di soluzioni assolutamente provvisorie, rimanendo addirittura alcune migliaia di persone alloggiate in albergo o altrove.
Quindi, esiste un problema di tempistica e di ritardi. Inoltre, è emerso anche un altro problema riguardo alle risorse (a parte il fatto che il dimensionamento non è quello che lei ha comunicato, perché io dei 14 miliardi di euro non ho traccia: ci sono questi ipotetici 8 miliardi di euro, in una tempistica molto dilatata). Il problema è che il Ministro dell'economia ha fatto un gioco, che non ha applicato solo in Abruzzo, ma anche in Sicilia, con i fondi FAS. Ma non intendo parlare di questo ora, perché quando lei, signor Sottosegretario, verrà a riferire sull'emergenza di Giampilieri discuteremo di quanto non è stato dato a quella Regione per un'emergenza gravissima, ma ci sarà un'occasione specifica per parlarne.
Ebbene, il Ministro dell'economia ha l'abitudine di spostare con la sua finanza creativa in avanti le erogazioni reali, di ritardare i decreti attuativi sulla zona franca urbana. C'è un meccanismo per il quale, di fronte a tutte le norme prescrittive e vincolanti, si arriva ad annunci futuribili, a scelte dilazionate nel tempo. Ad esempio, la zona franca urbana è una condizione indispensabile per dare un minimo di respiro alle difficoltà economiche vissute da quell'area, perché ovviamente il terremoto ha avuto conseguenze gravissime: quell'elemento può innescare un processo di sviluppo dal punto di vista economico, garantendo una condizione di vantaggio competitivo, che tutti hanno unanimemente condiviso, ma che oggi non è operativa. Inoltre, non può essere sottaciuto il fatto che vi sia qualche difficoltà con il sistema delle autonomie locali.
Al di là delle dimissioni del sindaco Cialente, il tema che si pone è il rapporto con il sistema delle autonomie locali, che non sta funzionando. Si tratta di un problema serio, perché non si può immaginare un modello di ricostruzione svincolato dal rispetto dell'identità, dalla sensibilità di quelle comunità.
Ebbene, credo vi sia necessità di un ripensamento. Il sistema della Protezione civile - e lei ne è il massimo rappresentante, unanimemente apprezzato - accanto all'efficienza manifestata durante la fase dell'emergenza, se poi irradia di sé, con la sua cultura del fare, tutto il sistema della ricostruzione, deve essere più rispettoso dei rapporti con le autonomie locali e più forte all'interno dell'Esecutivo, affinché le risorse annunciate siano effettivamente erogate e la ricostruzione sia qualcosa di più complesso che la semplice e immediata risposta attraverso i moduli abitativi provvisori. Perché, se un sistema funziona, deve funzionare anche nella interlocuzione interna, anche quando pretende che gli impegni assunti con una comunità in difficoltà siano rispettati. E lei è il garante più autorevole di questo rapporto con la comunità aquilana.
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Digilio. Ne ha facoltà.
DIGILIO (FLI). Signora Presidente, ringrazio il rappresentante del Governo. Devo dire che sono "satisfatto" della sua relazione sul terremoto abruzzese, che pongo in contrapposizione a un altro terremoto, quello del 1980. Lei, nella sua relazione, dimostra attraverso le cifre (che possono pure essere contestabili, e probabilmente dobbiamo rivedere anche qualche rapporto con le autonomie locali) che nel giro di un anno e mezzo qualcosa è stato pur fatto. Il confronto è con il terremoto del 1980: nella mia Basilicata, a distanza di trent'anni, la ricostruzione non è stata completata. Anzi - ahimé! - come credo che qualcuno qui presente ricorderà, ancora oggi ci sono baracche abitate da terremotati.
Dovremmo, allora, fare il confronto in modo un po' diverso; dovremmo rivedere il rapporto anche tra di noi e con le comunità locali e dovremmo stabilire qual è il concetto della ricostruzione, perché non riguarda solo e soltanto la ricostruzione di per sé.
Trent'anni fa ero un giovane amministratore; oggi mi avvedo che anche sull'Aquila non ci siamo posti il problema sociale di quelle comunità. Se è vero che i fondi sono stati stanziati, è pur vero che non sono stati spesi. Bisogna allora ricercare, non dico qualche responsabilità, ma quantomeno il nesso tra la ricostruzione e i rapporti nella post‑ricostruzione.
Quello sulle infiltrazioni malavitose, poi - che ci sono, ci possono essere e ci sono state - è un discorso che si ripete sempre in Italia in occasione dei grandi eventi. Faccio sempre il confronto con l'altro terremoto di trent'anni fa: se vi ricordate, in quel caso furono spesi 60.000 miliardi di lire, che però non sono mai stati rendicontati. Il presidente Marini si ricorda perfettamente, perché politico di lungo corso, che quella famosa Commissione presieduta dell'onorevole Scalfaro non portò a niente. La stessa nomina del commissario straordinario Zamberletti a distanza di tanti anni non portò a niente.
Oggi, pertanto, dovremmo considerare che questo Governo ha stanziato dei fondi, anche se sulla carta. Dobbiamo necessariamente fare una legge, anche se sulla carta; però, spendiamo quello che è già disponibile. Se non si riesce a spendere il disponibile, come si fa a pretendere che vi siano ulteriori incrementi di risorse? Se non istituiamo anche una commissione interna bipartisan, per formulare la cosiddetta legge speciale, non possiamo poi dare responsabilità al Governo attuale.
Ecco perché, signor rappresentante del Governo, mi sento "satisfatto" dalla sua informativa sul piano tecnico-amministrativo; sul piano politico, forse era opportuno vedersi più spesso e impostare un ragionamento diverso, se veramente questa Camera Alta vuole dare un contributo alla ricostruzione abruzzese. Se poi dobbiamo limitarci alle logiche politiche e dell'appartenenza, probabilmente continueremo a fare gli stessi errori commessi in occasione di quel famoso terremoto di trent'anni fa, che ancora oggi non ha esaurito i suoi effetti.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione sull'informativa del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri per la Protezione civile.