a quanto si legge nell'articolo pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" dal titolo «Nuova P2, Arcangelo Martino: "Lombardi aiutò il premier nell'inchiesta sui voli di Stato"», «Arcangelo Martino, ex assessore del Comune di Napoli scarcerato alcuni giorni fa, è considerato assieme a Lombardi e Flavio Carboni il fondatore dell'associazione segreta che nella Capitale pilotava nomine e interveniva sugli appalti»;
nel citato articolo si legge ancora: «secondo Il Messaggero, Martino nei suoi interrogatori ha chiarito il senso di alcune conversazioni intercettate e ha spiegato: "Lombardi mi diceva che Berlusconi aveva un debito di riconoscenza nei suoi confronti poiché si era adoperato per far archiviare al Tribunale dei ministri l'inchiesta sui voli di Stato utilizzati per portare in Sardegna gli ospiti per le sue feste a Villa Certosa"»;
ed ancora: «si tratta dell'inchiesta partita per gli scatti del fotografo Zappadu della primavera del 2009. Le immagini documentavano l'atterraggio ad Olbia di alcuni aerei della flotta di Stato che trasportavano ragazze e altri ospiti del premier. La procura di Roma aprì un fascicolo per abuso d'ufficio. Gli atti vennero subito trasmessi al tribunale dei Ministri. Ma i magistrati non fecero alcuna indagine e si limitarono a verificare la presenza del premier (o di altri Ministri) assieme agli ospiti sugli aerei fotografati. E decisero di non allargare i controlli agli altri voli di Stato diretti nello stesso periodo in Sardegna. Sempre il Tribunale dei Ministri ha poi archiviato l'inchiesta sui presunti interventi del premier sulla carriera di uno 007 sposato con una delle favorite di Berlusconi, Virginia Sanjust di Teulada»;
nell'articolo di Carlo Bonini a Maria Elena Vincenzi pubblicato su "la Repubblica" il 1° ottobre 2010 si legge: «Martino ricorda che il 19 agosto 2010, ha già spiegato ai pubblici ministeri quale fosse il grado di confidenza tra il sottosegretario Gianni Letta e Lombardi ("Lo chiamava Gianni"). Ha riferito di averli spesso sentiti parlare al telefono (anche se, agli atti, risulta una sola intercettazione tra Lombardi e la segretaria di Letta). Ha aggiunto di essere stato anche lui a Palazzo Chigi, dove Lombardi si intratteneva con Letta discutendo di "candidature" e "carriere". La mattina del 24, la mette giù ancora più spiccia. "Le frequentazioni di Lombardi con il quadro del Partito (il Pdl ndr) erano prevalentemente con Gianni Letta, con Dell'Utri, che conosceva dal '94, e con Verdini. Se poi qualcuno gli avesse chiesto "fai questo", non lo so. Lui lo diceva. Lui diceva: "Al partito non m'hann a scassà (...) Perché ste cose me le devono fare. Perché quando chiedono una cosa io sto a disposizione. E allora loro devono fare queste cose a me"»;
secondo quanto riportato dall'articolo di Vincenzo Mulè pubblicato sul quotidiano "Terra" del 2 ottobre 2010, lo scenario che appare dai verbali di interrogatorio dell'assessore vedrebbe «Silvio Berlusconi e Gianni Letta nelle vesti di registi delle operazioni della presunta loggia d'affari P3. In particolare, nell'interrogatorio del 24 settembre, Martino avrebbe ricostruito le trame che avrebbero preceduto la sentenza della Corte costituzionale sul "lodo Alfano", la controversia fiscale Mondadori e il giro di nomine di magistrati vicini all'organizzazione»;
a quanto si legge nel citato articolo de "la Repubblica", in particolare sul cosiddetto "lodo Alfano", Martino racconta che «Carboni, all'Hotel Eden, il 7 ottobre 2009 consegnò a Dell'Utri "un pizzino" con i nomi dei giudici costituzionali ed il loro presunto orientamento»;
Martino, a quanto risulta dall'articolo, sostiene sul cosiddetto "lodo Mondadori" che «della vicenda si occupò in qualche modo anche l'avvocato Ghedini. Ma non sa dire né come, né quando ("Non so cosa facesse, ma Lombardi quando ne parlava si riferiva anche alla sua attività"). Quindi, aggiunge: "Il trasferimento della controversia fiscale Mondadori alle Sezioni Unite fu un buon vantaggio per loro. Ma fu un ripiego. Loro volevano che la cosa (il ricorso contro la decisione che aveva dato ragione alla Mondadori ndr) venisse bocciata integralmente dalla Cassazione e desse ragione a Berlusconi. A casa di Verdini si parlò di trovare un giudice che decideva in quella direzione là. Poi Lombardi disse: "No, questa cosa non si può fare, il giudice non lo abbiamo trovato. Però abbiamo trovato la soluzione di ripiego. Rinvio alle sezioni unite". Del resto, Lombardi è di casa in Cassazione. E per conto dei suoi amici del Palazzaccio sbriga anche qualche faccenda. Come sistemare il figlio di Antonio Martone, allora avvocato generale in Cassazione. "Martone sosteneva che attraverso il Partito voleva dare una risposta lavorativa al figlio, un commercialista mi pare. Lombardi ne parlò a Dell'Utri che disse: "Vediamo"". O come assicurare una vecchiaia serena all'allora Presidente della Cassazione Vincenzo Carbone: "Voleva un incarico dopo la pensione. Quale non lo so. Ma un incarico importante"»;
l'articolo pubblicato su "Il Fatto Quotidiano" conclude affermando che «oggi, a testimoniare i buoni rapporti tra il presidente Fargnoli e Lombardi, c'è una telefonata in cui il magistrato parla del ricorso presentato contro l'ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti del sottosegretario Nicola Cosentino. Secondo il quotidiano romano "Fargnoli avrebbe rassicurato Lombardi dicendogli che gli farà sapere che esito avrà il ricorso per farlo decadere"»;
tutte le circostanze sono state immediatamente smentite dai presunti responsabili,
si chiede di sapere quale sia la valutazione del Governo sulla vicenda esposta in premessa, con particolare riferimento alla possibilità di ipotizzare la costituzione di una nuova P2.
(4-03800)