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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 433 del 06/10/2010


ADERENTI (LNP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ADERENTI (LNP). Signor Presidente, colleghi, mi permetto di condividere con voi alcune riflessioni e considerazioni su quanto successo a Novi di Modena tre giorni fa.

Tutti noi abbiamo saputo che un cittadino pakistano ha ucciso la moglie a sassate perché ha osato difendere la volontà della figlia di rifiutare un matrimonio combinato dal padre con un uomo a lei non gradito. Tutti noi abbiamo saputo che contestualmente il fratello di Nosheen ha tentato l'uccisione della sorella a sprangate per dimostrare la determinazione del fondamentalismo a sostenere che il libero arbitrio, che la volontà di decidere della propria vita, non è un diritto riconosciuto, per le donne.

Ho detto bene: per le donne non è un diritto riconosciuto.

Tutti abbiamo preso atto che il Ministero per le pari opportunità si è costituito parte civile nel processo che seguirà a questo terribile doppio reato, iniziativa assunta anche per Hina e per Sanah, ragazze perfettamente integrate nella società civile del nostro Paese, ragazze che avevano maturato la consapevolezza delle grandi opportunità che il nostro Paese offre in termini di integrazione e di successo personale nel mondo lavorativo e sociale. Per questo hanno subito, nel nostro Paese, una condanna a morte per nome e per conto di una religione integralista che si permette, attraverso un ramificato e silenzioso quanto terribile senso di appartenenza ed obbedienza, di mettere in atto ciò che è contro la nostra legge.

La nostra Costituzione sancisce l'uguaglianza tra uomo e donna, sancisce le pari opportunità tra uomo e donna, sancisce che ogni persona può e deve contribuire al benessere della Nazione, sancisce che ciascuno può disporre della libertà di scelta in campo personale e professionale nel rispetto delle leggi. La nostra Costituzione condanna la pena di morte. Lo ripeto: la nostra Costituzione condanna la pena di morte.

Per quanto mi riguarda, affermo con forza che le vittime dell'integralismo non sono figlie di nessuno. Hina, Sanah e Nosheen appartengono a tutti noi e noi abbiamo il dovere di difendere il positivo messaggio di libertà che ci hanno inviato e per il quale hanno pagato pesantemente. Mi auguro che Nosheen superi il dolore fisico e psicologico subito, con la stessa forza con la quale ha difeso la propria libertà.

La Lega Nord da sempre dice che integrazione non è solo lavorare onestamente nel nostro Paese; la Lega Nord ha sempre sostenuto che integrazione significa anche lavorare per implementare, nei cittadini stranieri, il senso delle istituzioni, il senso di appartenenza nella condivisione dei valori che sono alla base del nostro ordinamento giuridico, del nostro «respirare» quotidiano la libertà sancita per ogni persona.

Ecco perché abbiamo sempre sostenuto che chi non accetta tutto ciò è bene che torni a casa sua. (Applausi dal Gruppo LNP). Non accettiamo, qui, coloro che minano la sicurezza personale, che offendono la sensibilità dei cittadini, che non accettano le nostre leggi, che applicano la pena di morte sfidando tutti.

La Lega Nord vuole anche porre l'accento sull'atto di eroismo della mamma di Nosheen che ha dato la vita per difendere le istanze della figlia, le nostre istanze. Dobbiamo riconoscerle che è stata capace di dimostrare a tutti che ci sono donne che, nonostante tutto, alla fine sanno ribellarsi, anche a costo della vita, a ciò che è fuori dalla ragione, alla cruda e gratuita violenza. Ha indicato a tutti noi, questa donna, questa mamma, col sacrificio della sua vita, senza alcuna ipocrisia, senza se e senza ma, qual è la vera strada dell'integrazione dei cittadini stranieri nel nostro Paese. (Applausi dai Gruppi LNP e PdL. Congratulazioni).