VALDITARA (FLI). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VALDITARA (FLI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi curerò degli insulti, né di chi li ha lanciati: non meritano una polemica personale. Sono i concetti che mi preoccupano. Mi preoccupa che nel 2010 si usino ancora termini, espressioni e un modo di pensare che ci riportano indietro di 66 anni. È stata usata più volte l'espressione "rinnegati", un termine entrato nel lessico della politica con i seguaci dei totalitarismi fascista e comunista. "Rinnegato" equivale a traditore; peccato che ci si rivolgesse a chi aveva appena votato la fiducia al Governo dichiarando lealtà al programma elettorale!
Merita precisare che quando i 35 deputati così pesantemente apostrofati sono stati eletti, il Popolo della Libertà non esisteva ancora ed in gran parte essi vennero indicati direttamente da Fini all'interno delle liste, e da lui dunque sostanzialmente nominati in Parlamento in virtù delle caratteristiche dell'attuale legge elettorale. Altri si sono riconosciuti in quella destra moderna di libertà e di legalità, di diritti e di responsabilità che Fini ha cercato di rappresentare all'interno del Popolo della Libertà prima di essere di fatto espulso. Credo che la libertà di pensiero, nel rispetto del programma elettorale, non sia ancora vietata in Italia.
Curiosa è poi la concezione patrimoniale delle cariche pubbliche che è riecheggiata in quest'Aula. La Presidenza della Camera, nell'intervento qui in discussione, diventa una graziosa e generosa elargizione del Presidente del Consiglio. Questo concetto riporta indietro di 200 anni l'orologio della storia, quando le cariche erano frutto della benevolenza di un principe.
Ho lasciato per ultimo il riferimento più sgradevole, lo sprezzante richiamo al copricapo ebraico che Fini sarebbe reo di aver indossato come gesto di omaggio alle vittime della Shoah. Su questi argomenti non è lecito scherzare, com'è inaccettabile definire traditore chi ha condannato la brutalità delle leggi razziali (perché questo è il tradimento che viene rinfacciato all'onorevole Fini).
Anche in questa denuncia di una pagina ignobile che ha disonorato la storia europea, io sto con Fini, noi stiamo con Fini, come stiamo dalla parte di quella bambina di nove anni, Liliana Segre, il cui racconto mi colpì in modo particolare, che viveva felice in una famiglia borghese di Milano, felice perché il suo papà - un professore universitario, non ostile al fascismo, orgoglioso di essere ebreo ed italiano - le aveva appena regalato una bicicletta. Un giorno quella bambina si vide separare da sua madre, vide sparire i suoi nonni e si ritrovò rinchiusa in una cella a San Vittore insieme a suo padre. Fu poi mandata ad Auschwitz con suo padre, alla cui mano si tenne stretta durante quasi tutto il viaggio in un carro bestiame. Appena arrivati nel campo di concentramento, venne strappata a suo padre, che finirà in un forno crematorio, come vi finirono sua madre ed i suoi nonni.
Chi non capisce l'aberrazione morale di tutti coloro che furono responsabili di quei fatti, ha perso la dignità che deve caratterizzare una persona umana, e lo dico con tristezza sincera. Spiace leggere nel Resoconto stenografico che alcuni colleghi abbiano trovato il cattivo gusto di applaudire le farneticazioni dell'intervento che oggi viene discusso. La politica, se non ritrova rispetto, umanità, saggezza ed equilibrio rischia di portare questo Paese in un baratro oscuro. Non dobbiamo permetterlo; tutti insieme dobbiamo lavorare perché ciò non accada. (Applausi dai Gruppi FLI, UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE, PD, IdV e dei senatori Astore, Musso e Zanoletti. Congratulazioni).