GASPARRI (PdL). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho voluto personalmente intervenire a nome del nostro Gruppo per ribadire ancora una volta, se ce ne fosse necessità (ed evidentemente c'era, dal momento che se ne sta discutendo), la chiarezza e la nettezza delle nostre posizioni.
Non voglio nemmeno entrare in una giustificazione con distinguo rispetto agli obiettivi di polemica politica del senatore Ciarrapico, che erano probabilmente altri, come egli stesso ha chiarito, perché le affermazioni fatte hanno sollevato giustamente rabbia, polemiche, e sono dunque affermazioni da condannare e respingere, e che il nostro Gruppo ha censurato con immediatezza, senza entrare in distinzioni che pur si potrebbero fare - ma che a nulla varrebbero - per ricondurre quella discussione ad una polemica tutta di politica interna italiana e non certo rivolta ad offendere storia, sofferenze, drammi, religioni, Olocausto e quanto di così drammatico e importante è scolpito nella storia della comunità internazionale, e che il popolo ebraico ha patito in Italia e nel mondo.
Il presidente del Consiglio Berlusconi, che è il Capo del Governo e il massimo esponente del Popolo della Libertà, già in sede di replica ha condannato in modo chiaro e preciso quelle affermazioni e ha espresso solidarietà al popolo ebraico. Egli ha aggiunto anche considerazioni di politica estera nel rapporto con Israele, ben consapevole - e come lui chiunque di noi - che non sia la stessa cosa, ma che si tratti di questioni spesso collegate anche se distinte: il rispetto delle religioni, il rispetto delle comunità ebraiche, italiane o di ogni altra parte del mondo, e lo Stato di Israele, che è certamente collegato a questa storia, ma interessa altri aspetti. Ripeto che, al riguardo, il presidente Berlusconi è stato estremamente chiaro in sede di replica. Noi credevamo, quindi, che le sue parole fossero sufficienti a scandire le posizioni del Popolo della Libertà.
Inoltre, il giorno successivo vi sono state dichiarazioni tempestive e molto chiare. Mi rivolgo a quei senatori che hanno avuto qualcosa da eccepire nei miei confronti, come Capogruppo del Popolo della Libertà al Senato, visto che l'affermazione è stata fatta in quest'Aula: sottolineo però che, insieme al collega Quagliariello e ad altri esponenti del mio Gruppo parlamentare, abbiamo opportunamente e pubblicamente censurato, criticato e condannato quella affermazione.
Successivamente il senatore Ciarrapico ha diffuso una lettera, che ieri è stata riportata quasi integralmente da quasi tutti i quotidiani. Anche il principale giornale italiano ha pubblicato la notizia: «Ciarrapico, lettera di scuse agli ebrei». Nella sua lettera (che qui non leggo), il senatore Ciarrapico si scusa per le affermazioni, per gli equivoci e per tutto ciò che deve essere condannato. Tale lettera è stata indirizzata al presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane Gattegna, con cui in questi giorni esponenti del Governo ed anche - da quanto ho appreso - il Presidente del Senato hanno avuto contatti e colloqui. Io ho parlato con il presidente Gattegna ed anche con il presidente della comunità ebraica romana Pacifici, i quali ben conoscono le intenzioni, le politiche e le posizioni del Popolo della Libertà. Credo che la lettera del senatore Ciarrapico, divulgata e riportata con ampiezza, rappresenti da parte sua un necessario, doveroso, chiaro e pubblico atto di contrizione, quanto e più di un intervento nell'Aula del Senato (che è comunque auspicabile, quando riterrà di farlo). Ritengo, però, che la posizione del nostro Gruppo, espressa dal suo Presidente, assuma un valore politico e morale a ciò superiore.
Colgo l'occasione anche per rilevare che nella lettera di Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica romana, pubblicata ieri dal «Corriere della Sera», nella quale ovviamente sono state ribadite severissime critiche e censure nei confronti delle parole pronunciate dal senatore Ciarrapico, si sottolineano le posizioni assunte dal Governo Berlusconi e dal Popolo della Libertà nei confronti delle comunità ebraiche, di Israele e di tanti altri.
Quindi, vorrei invitare tutti ad avere una maggiore oggettività di valutazione. Siamo noi che dobbiamo scusarci per le affermazioni fatte e per l'interpretazione che ne è stata data, ma non è questa la sede per aprire discussioni o polemiche sui rapporti internazionali e sulle solidarietà, che in realtà da alcuni settori politici vanno e vengono. Al riguardo si potrebbe discutere a lungo, ma si affronterebbe un tema che riguarda il Medio Oriente e altre vicende che non sono collegate a quella affermazione. Tralascio, dunque, discussioni di altra natura, già affrontate anche in quest'Aula, che riguardano, più che le comunità ebraiche, lo Stato di Israele e la sua politica e gli atteggiamenti equivoci di alcuni settori politici nei confronti di chi vorrebbe distruggere Israele e simbolicamente, attraverso gli annunci di distruzione di quello Stato, minaccia nelle sedi ONU e nelle altre sedi internazionali tutte le comunità ebraiche nel mondo.
Dunque, dopo le parole pronunciate dal Presidente del Consiglio e da ciascuno di noi, dopo la lettera del senatore Ciarrapico, rinnovo formalmente e solennemente nell'Aula del Senato le scuse alla comunità ebraica e a tutti coloro che, in qualsiasi parte d'Italia e del mondo, si siano sentiti giustamente offesi da quelle parole. Lo ribadisco in maniera chiara e netta, senza alcuna difficoltà e con sincerità, perché poi le posizioni politiche di ciascuno di noi sono ben note.
Non mi dilungo perché il tempo è limitato. Ricordo, però, al di là del Popolo della Libertà, vicende politiche precedenti. Ho a lungo militato in Alleanza Nazionale, e ricordo che nel congresso di Fiuggi uno dei punti salienti fu proprio l'inserimento nelle tesi fondanti di quel partito di affermazioni nettissime di solidarietà al popolo ebraico, di condanna della Shoah e dei totalitarismi, che potrei citare letteralmente. Ovviamente, a maggior ragione, dopo, nel partito del Popolo della Libertà, in cui confluiscono culture, appartenenze e le sensibilità più variegate, su questa tematica c'è convergenza, c'è una doverosa unanimità, che è un fatto di civiltà e di rispetto dei diritti di ciascuno.
Riteniamo anche, signor Presidente, con queste ulteriori parole e con le parole, che sono state ricordate, del presidente Schifani, pronunciate ieri in occasione di un convegno che si svolgeva nella Sala Zuccari sui temi della religione, e quindi in una sede assolutamente consona ad una affermazione chiara e forte come quella del presidente Schifani, che la nostra posizione sia chiara, che chi ha sbagliato abbia avuto le dure e pubbliche censure che doveva avere e che le nostre posizioni, come lo stesso Pacifici e altri hanno riconosciuto, siano nella loro sostanza chiare e rispettate da tutti. (Applausi dal Gruppo PdL).