BRUNO (Misto-ApI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BRUNO (Misto-ApI). Signora Presidente, come è già stato ricordato sono molti gli anni e le legislature in cui si è provato ad affrontare i temi proposti con questo provvedimento. Io stesso avevo presentato già nella scorsa legislatura un disegno di legge sull'argomento. È da tempo che in particolare i parlamentari del Sud, anche grazie alle sollecitazioni del Centro studi Lazzati e del suo presidente, dottor Romano De Grazia, provano ad introdurre un ragionamento semplice per contribuire a stroncare un intreccio perverso. Tuttavia le resistenze sono state tante e tali che solo in questo ultimo periodo sembra concretizzarsi la possibilità di approvare tali provvedimenti. Resistenze di merito e di principio hanno ostacolato tali decisioni negli anni passati. Ed anche per questo forse vale la pena soffermarsi un attimo di più in quest'Aula sul tema.
Il ragionamento proposto è che non si comprende bene la logica secondo la quale ad un sorvegliato speciale viene sottratto l'elettorato attivo e passivo mentre resta libero di svolgere attività elettorale a favore di candidati o di simboli o di partiti, che spesso sono consapevoli di rivolgersi a personaggi in grado di influenzare il voto elettorale. Parliamo di sorvegliati speciali: di soggetti dediti abitualmente a traffici delittuosi, che vivono con i proventi di attività delittuose, che sono dediti alla commissione di reati e spesso indiziati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso. Per tali soggetti si propone il divieto di propaganda elettorale, mentre si propone una sanzione per quel candidato che si rivolge coscientemente al sorvegliato speciale nella richiesta di sostegno elettorale.
Quello che, in buona sostanza, questo disegno di legge si propone è di spezzare l'intreccio perverso a cui accennavo poc'anzi. Si tratta di rendere più complicata, e sanzionabile, la possibilità che si realizzi un legame tra soggetti e organizzazioni criminali e candidati ed organizzazioni politiche. Si prova cioè a colpire i criminali in una parte del loro patrimonio: nell'influenza che, attraverso metodi coercitivi o meno, esercitano nelle comunità in cui sono insediati. Anche perché il fenomeno ha ormai assunto caratterizzazioni che non solo riguardano pezzi della politica, ma arrivano al complesso delle istituzioni.
A molte organizzazioni criminali non importa chi si afferma durante le elezioni: anzi, se si ravvisa la possibilità che una parte sia nettamente vincente, è proprio verso quella direzione che si appuntano le maggiori attenzioni per stringere, proprio nella fase elettorale, come mostrano molte indagini e risultanze investigative, veri e propri accordi sui futuri comportamenti e atti da adottare.
Oggi - devo dire purtroppo - si sono creati un clima e un'attenzione che forse consentiranno di tradurre in norma l'impegno di tanti che si sono spesi in questa direzione. Dico purtroppo perché, in qualche modo, ci sono voluti episodi come le auto cariche di armi e di esplosivo sul percorso del Presidente della Repubblica, i troppi bazooka ritrovati, gli attentati alla magistratura o alle forze dell'ordine, le intimidazioni agli amministratori, agli imprenditori e ai giornalisti per suscitare attenzione e ascolto sul tema. Ci sono, in sostanza, volute pesanti intromissioni della criminalità organizzata nelle Regioni, nella sanità, nella gestione del mercato clandestino dei braccianti agricoli, negli appalti vinti dalle grandi imprese di Stato, sempre troppo pronte a pagare tangenti anche mediante pratiche di subappalto. C'è voluto tutto ciò per operare un salto di qualità dall'antimafia del chiacchiericcio, delle passerelle e dei convegni all'azione convinta del Parlamento e di tutte le istituzioni nel fronteggiare una piaga e un freno allo sviluppo del Sud.
Io poi ho un altro motivo per sentirmi soddisfatto: questo è un provvedimento fortemente sostenuto dalla classe dirigente politica calabrese. Vedete, la scena della donna e dei parenti che applaudivano il boss mentre la volante della polizia lo portava via ha fatto il giro del mondo. Ha scomodato esperti di sociologia, di antimafia, consulenti tuttologi e perfino illustri antropologi (qualche giornale di qualche forza politica ha fatto scrivere sul tema trattati ad antropologi): tutti ad analizzare il caso Reggio Calabria con un sottofondo particolare: si sussurrava che «nemmeno in Sicilia...». Persino in Sicilia l'opinione pubblica reagiva, mentre a Reggio si applaudivano i boss. Non era affatto vero. Tanto per citarne una, qualche giorno addietro c'è stata una straordinaria manifestazione di piazza contro la 'ndrangheta a cui migliaia e migliaia di calabresi hanno partecipato per sostenere i magistrati e tutti i calabresi onesti e perbene. Peccato sia passato tutto nell'indifferenza dell'opinione pubblica nazionale! Convenienze economiche che sposano precise convenienze politiche ben saldate nelle paure del Nord non trovano né la voglia, né l'onestà per raccontare l'altro Sud: quello che non si arrende e non si piega alla criminalità e alle commistioni tra politica e criminalità.
Oggi quel Sud, probabilmente nel silenzio generalizzato dei media nazionali, registra un altro colpo a suo favore: spinge anche il Senato ad approvare questa legge. Forse è un atto più simbolico che effettivo, ma la nostra società si nutre anche di simboli, oltre che di volontà. Per noi questo è un atto importante. Per noi questo è un ottimo giorno.
In Calabria, signora Presidente, si rischia di finire come in Sicilia ai tempi di Falcone e Borsellino: il Parlamento, il Governo e tutte le istituzioni devono intervenire immediatamente, prima che dalla strategia della tensione si passi a colpire uomini dello Stato e delle istituzioni.
Per questo c'è bisogno che il Parlamento stia accanto alla gente del Sud, per questo c'è bisogno che la Presidenza solleciti i ministri Maroni e Alfano a venire in Aula a riferire sulle questioni che riguardano la Calabria. Per questo noi di Alleanza per l'Italia esprimiamo convintamente un voto a sostegno del provvedimento. (Applausi dai Gruppi UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE ePD e del senatore Astore).