LUMIA (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUMIA (PD). Signora Presidente, penso anch'io che il testo in esame sia un passo in avanti per evitare quello che da svariati anni ci viene segnalato in numerosi territori, e cioè che molti sorvegliati speciali nel momento clou della campagna elettorale sono presenti ed esercitano la loro forza e il loro valore simbolico mettendo a servizio di candidati compiacenti la loro capacità di raccogliere voti e di pressare cittadini onesti in tale direzione.
Sono anche d'accordo a che questo provvedimento sia approvato qui oggi, al Senato, ma anch'io voglio sottolineare che forse alla Camera bisognava prestare maggiore attenzione alle questioni qui sollevate stamattina e che da ultimo ha posto il senatore Li Gotti.
Un aspetto ha bisogno di un ritorno legislativo: quello relativo all'interdizione dai pubblici uffici, perché è vero che c'è una incongruenza e bisogna fare in modo che questa sia superata con un intervento legislativo, e quindi con una correzione normativa, in modo tale da portare in equilibrio l'interdizione prevista in questo caso nei confronti del sorvegliato e del candidato compiacente e quella prevista nei confronti delle altre fattispecie sanzionate con l'interdizione, sia perpetua sia a cinque anni.
Per quanto riguarda l'altra incongruenza, riferita alla tipizzazione delle attività di propaganda elettorale, sono d'accordo con il senatore Bianco che con un ordine del giorno si possa tentare di dare un'interpretazione estensiva autorevole da parte del Parlamento, ma c'è anche un'altra incongruenza che forse alla Camera si poteva superare: quella relativa all'articolo 416-ter del codice penale. Colleghi, in questo momento lo scambio politico-elettorale viene sanzionato quando è in gioco una somma di denaro, mentre per tutte le altre utilità, che sempre più sono il canale intorno a cui si salda il rapporto politico-mafioso in campagna elettorale, non è prevista alcuna sanzione. Ecco perché questa sarebbe stata l'occasione giusta per perfezionare uno strumento importante, e penso che anche su questo occorrerà ritornare.
Colleghi, quest'estate abbiamo acconsentito a votare, nonostante avessimo alcune perplessità di merito, su una questione impropriamente definita Piano straordinario antimafia perché da parte del ministro Maroni ci era stata data garanzia che alla ripresa dei lavori avremmo avuto uno strumento normativo per intervenire e colmare i buchi che c'erano in quel provvedimento, e che adesso registriamo anche qui nel disegno di legge in discussione. Chiedo allora che il Governo e la maggioranza prendano sul serio gli impegni che in Aula solennemente assumono, perché abbiamo bisogno di fare una buona antimafia, e una buona antimafia si fa quando le norme sono prive di così enormi contraddizioni e sono in grado realmente di essere efficaci al momento dell'attuazione. Ecco perché ho voluto sottolineare questi punti: perché vi faremo sentire la nostra voce in Parlamento e segnaleremo le contraddizioni, tutte le volte che si presenteranno. Vi invitiamo sul serio a fare una buona antimafia facendo in modo che il Senato e il Parlamento possano tornare ad affrontare tali questioni per dare un segnale ancora più forte.
Concludo ricordando che questa soluzione ci è stata proposta da tanti anni dal Centro studi Lazzati di Lamezia Terme e dal suo fondatore, il giudice Romano De Grazia. Nel momento in cui in Calabria si sta giocando una partita delicatissima, pericolosissima, in cui magistrati come Di Landro e Pignatone e i loro colleghi sono impegnati al massimo della loro forza e capacità, non possiamo rimanere passivi come sta avvenendo adesso, limitandoci solo a dei proclami. C'è bisogno che il Parlamento faccia scelte che mai nella storia del nostro Paese ha fatto. Ed è possibile farlo oggi, perché ci sono norme che ce lo consentono. Dobbiamo prendere e portare avanti questo impegno con quella coerenza seria che spesso è mancata nella politica e nella lotta alle mafie. (Applausi dal Gruppo PD).