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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 433 del 06/10/2010


BONINO, PERDUCA, PORETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:

a seguito dell'entrata in vigore del decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, dai siti ufficiali risultano presentate 294.744 richieste di regolarizzazione da parte di cittadini stranieri, un risultato oggettivamente lontano dalla quota 500.000 preannunciata dal Ministero dell'interno; al 30 giugno 2010, secondo dati del Viminale, erano stati firmati circa 170.000 contratti di soggiorno, l'ultimo passo per accedere al permesso di soggiorno; come già denunciato in una precedente interpellanza (2-00132, presentata il 13 novembre 2009) i tempi per l'ottenimento del permesso di soggiorno dagli aventi diritto appaiono sempre più dilatati, considerando i lunghi tempi di esame della documentazione allegata alle domande, soprattutto nelle città in cui queste sono più numerose (Milano, Roma, Napoli);

risulta, in particolare, che a partire dalla fine dell'estate il sistema informatico di Poste italiane, utilizzato per compilare i moduli, continui ad "incepparsi" rallentando le procedure di immissione dei dati, al punto che la rete dei Comuni d'Italia, Ancitel, ha denunciato in un comunicato che "le problematiche riscontrate dal team tecnico di Poste non consentono la rapida ed efficace risoluzione delle anomalie", rendendo anche noto di aver inviato un dossier per informare il Ministero dell'interno sulle disfunzioni e le ricadute per gli utenti;

all'interno di questa situazione di estrema confusione, lentezza e macchinosità delle procedure individuate per gestire le richieste presentate, unita ad un'insufficiente dotazione di personale qualificato all'espletamento delle procedure (nonostante i 500 euro sborsati dai richiedenti una tantum per ogni domanda, rispetto alla quale una rendicontazione risulta agli interpellanti necessaria), appare inevitabile l'emergere di fenomeni e comportamenti criminosi, legati a vere e proprie organizzazioni truffaldine, che vedono sedicenti agenzie di servizi, in grado anche di avvalersi di avvocati e di intermediari, promettere contratti di lavoro, accompagnati da false documentazioni e nominativi di "datori di lavoro" a lavoratori in condizione di clandestinità in cambio di migliaia di euro. Risultano al momento circa 300 persone denunciate e circa 200 espulse: ma è facile prevedere che si tratti di un bilancio provvisorio e che le indagini tuttora in corso daranno conto di un fenomeno molto più vasto;

a più di un anno di distanza dall'approvazione del decreto-legge n. 78 del 2009, tutte le peggiori previsioni avanzate in sede di discussione parlamentare del provvedimento si sono purtroppo verificate: la cosiddetta "sanatoria per colf e badanti" non ha funzionato nemmeno per le persone che dovevano beneficiarne, a causa dei requisiti troppo rigidi, dell'evidente macchinosità delle norme e dell'inadeguatezza delle risorse messe a disposizione. Lasciando peraltro nella condizione della più assoluta illegalità le altre centinaia di migliaia di persone che svolgono attività lavorativa in vari altri settori produttivi. In poche parole, la regolarizzazione di colf e badanti non ha "asciugato" tutto ciò che era sommerso, anche per i limiti posti dalla legge rispetto alla quale numerose organizzazioni non governative hanno chiesto di apportare urgentemente alcuni correttivi per ampliare la platea ad altri settori dove il lavoro nero è particolarmente consistente, come l'edilizia, l'agricoltura o l'allevamento;

questa grave situazione dunque penalizza in maniera quasi vessatoria le numerosissime persone che vogliono uscire da una condizione di clandestinità, persone che lavorano da anni in nero, loro malgrado, e il cui contributo all'economia nazionale è oramai accertato, oltre che fondamentale; persone che hanno manifestato chiaramente la loro volontà di integrarsi in Italia rispettando le leggi, pagando le tasse, mandando i figli nelle nostre scuole eccetera; persone, soprattutto, che pur di fronte a tante difficoltà cercano in tutti i modi di non cadere in quel meccanismo clandestinità/criminalità in cui questa situazione tende a spingerle;

pochi giorni fa, il 14 settembre 2010, una cittadina albanese, di nome Rudra, che vive a Milano, svolgendo il lavoro di collaboratrice domestica, ovviamente irregolare, si è autodenunciata all'INPS; il 16 luglio 2010, sempre a Milano, si è costituito il "comitato autoemersione", un comitato composto da decine di immigrati irregolari, che hanno deciso di denunciare la propria presenza sul territorio italiano; "un atto dal valore politico, gandhiano" - sostengono - "non privo però di conseguenze legali". Per il prossimo 28 ottobre è prevista l'autodenuncia all'INPS di numerosi altri immigrati;

a questo quadro sconfortante c'è da aggiungere che i dati Istat sulla disoccupazione, recentemente resi pubblici, indicano che nel secondo semestre del 2010 il numero di occupati in Italia è sceso dello 0,8 per cento rispetto allo stesso periodo nel 2009, ovvero 195.000 lavoratori in meno. La contrazione tendenziale è la sintesi di una sostenuta riduzione della componente italiana (pari a 366.000 unità) e di una significativa crescita di quella straniera (con un aumento di 171.000 unità). In altre parole, senza gli stranieri la situazione di malessere del nostro mercato del lavoro sarebbe ancora più marcato, colpendo in particolare - racconta l'Istat - l'industria del Nord,

si chiede di sapere:

se il Governo non ritenga di dover prendere atto del fatto che le norme di cui al decreto-legge n. 78 del 2009, che limitano la possibilità di emersione dal lavoro irregolare a poche categorie di lavoratori, abbiano prodotto effetti positivi ma modesti rispetto alla grande quantità di persone che vivono e lavorano nel nostro Paese in condizione di irregolarità, non solo perché inadeguate tecnicamente e di difficile applicazione, ma perché non sono riuscite ad incidere positivamente rispetto a una realtà, quella del lavoro irregolare da parte di tantissime persone immigrate, che andrebbe valutata e affrontata con un approccio molto più ampio e coraggioso;

se non ritenga che la strada da percorrere sia invece quella volta a favorire l'emersione di tutto il lavoro irregolare, senza discriminazione in base al mestiere - peraltro una fattispecie giuridica sconosciuta nel nostro ordinamento - permettendo una vera e propria emersione totale con conseguente regolarizzazione dei cosiddetti clandestini che lavorano "regolarmente" e notoriamente nelle nostre imprese e nelle nostre case, pur "da irregolari";

se non ritenga che questo porterebbe un grande beneficio all'economia italiana e anche, in maniera considerevole, alle casse dello Stato;

ad un anno dall'entrata in vigore della legge, quali siano i dati in possesso dell'amministrazione relativamente allo stato della gestione delle richieste di emersione avanzate, quanti permessi siano stati effettivamente concessi, quanti rifiutati e in base a quali motivazioni;

infine, quali siano gli intendimenti del Governo rispetto a quei lavoratori stranieri che - in ossequio alle leggi del nostro Paese - hanno coraggiosamente deciso di autodenunciare la loro condizione di lavoratori irregolari.

(2-00267)