Allegato B
Testo integrale della dichiarazione di voto della senatrice Incostante sul disegno di legge n. 2038
Questo provvedimento interviene in un campo molto delicato che attiene alla legalità, ma anche e strettamente all'esercizio della democrazia nel nostro Paese; mi riferisco al possibile condizionamento politico - mafioso del voto elettorale.
Da molti anni le indagini della magistratura, le inchieste giornalistiche, i fatti e i fenomeni riscontrati oggettivamente ci dicono delle varie forme e dei vari modi in cui si esercita e si è esercitato tale condizionamento.
Purtroppo, il fenomeno è solo apparentemente - forse in modo più vistoso - osservato nel Mezzogiorno, ma colpisce in modi e forme diverse molti territori apparentemente tranquilli del nostro Paese e alcuni luoghi di Europa che sono stati teatri di infiltrazioni della criminalità organizzata, così come abbiamo avuto modo di vedere alcuni mesi fa.
Il rapporto tra mafia e politica è antico e inquietante per l'Italia e rischia di diventarne un tratto endemico. Numerose sono state le inchieste giudiziarie e gli interventi delle varie Commissioni antimafia; il tema interpella profondamente le basi e il senso della politica oltre che del nostro essere legislatori e cittadini.
Questo rapporto è da spezzare: questa è la vera battaglia democratica per restituire dignità alla politica, affinché essa si adoperi per il bene comune per liberare soprattutto alcuni territori da una morsa che li stritola, perpetrando sottosviluppo, illegalità dipendenza, manipolazione del consenso restituendo a tanti la dignità di cittadini e non di sudditi.
Abbiamo un'occasione per dare un piccolo, parziale ma anche concreto, significativo contributo a tale percorso con questo provvedimento, che certo non può essere l'unico - e peraltro sarebbe sicuramente perfettibile - ma è un passo in avanti.
Intervenire ora, subito, senza indugi, dopo che la Camera ha approvato a larghissima maggioranza questo disegno di legge, è importante. La prossima tornata elettorale potrà giovarsi di una legge utile sulla quale già in Commissione abbiamo manifestato il nostro consenso.
Nella attuale legislazione vi è un paradosso dovuto ad un vuoto normativo che noi andiamo a colmare. Infatti, a legislazione vigente, i soggetti sottoposti a misure di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza sono privati del diritto dell'elettorato attivo e passivo, ma ciò non costituisce ostacolo né divieto al fatto che essi possano partecipare alla campagna elettorale, anche in modo esplicito, in favore di candidati esercitando pressioni e condizionamento nell'espressione del voto.
Tali soggetti sono dediti ad attività delittuose e spesso sono indiziati di appartenenza ad associazioni del tipo o di stampo mafioso: per esercitare la loro funzione ed espandere il proprio potere e controllo esercitano o una scelta diretta dello stesso candidato, da presentare alle elezioni come loro rappresentante, ne soggiogano altri affinché siano poi rappresentati i loro interessi nelle pubbliche amministrazioni.
Questa è la porta dell'infiltrazione dentro le istituzioni, questa la connessione che lega concessione di appalti, lavori pubblici, controllo e indirizzo della spesa. Si piega, così, quella che dovrebbe essere l'azione volta all'interesse e ai bisogni delle comunità agli interessi economici e politici di gruppi mafiosi. Per far questo, non solo rappresentanti politici, ma pubblici funzionari vengono resi complici, o quanto meno impotenti e dequalificati, per poter raggiungere più facilmente l'obiettivo del malaffare. Questo è il male oscuro e profondo del rischio di corrompimento delle nostre istituzioni; questo è un grimaldello che può minare profondamente la vita di una comunità, e nessun territorio se ne senta fuori poiché, come è dimostrato, i legami e le catene della filiera sono molto lunghi e molto più complessi del passato.
Con questo provvedimento, che, ripeto - è un piccolo tassello di un'azione più complessa che va svolta alla radice e non solo all'apice di tanti fenomeni mafiosi, si prevede una pena da 1 a 5 anni per il sorvegliato che eserciti attività di propaganda (pena che viene estesa anche al candidato che si serva di tale propaganda); la pena comporta l'interdizione dai pubblici uffici per il periodo comminato e tale misura permane anche nel caso di patteggiamento.
Il provvedimento in questione nasce da molti disegni di legge presentati sull'argomento, alla Camera si è lavorato per raggiungere una larga intesa anche su alcune perplessità iniziali, sui rischi relativi alla posizione del candidato che possa essere in modo ingiusto e inconsapevole coinvolto e sulla necessità di ancorare ad una fattispecie oggettiva il concetto di campagna elettorale, evitando una genericità della norma che avrebbe rimesso al potere giudiziario ciò che è necessario che la politica e il legislatore si assumano come responsabilità.
Il lavoro in Commissione è stato lungo e, ripeto, si è giunti ad una larghissima intesa. Il traffico di voti, il condizionamento del voto di preferenza, che non a caso si esprime in modo consistente nelle Regioni a maggiore infiltrazione mafiosa (con una percentuale intorno all'80 per cento, a differenza della media - sottolineo - nazionale che è del 51 per cento, dovrebbe farci riflettere su questo e su altri provvedimenti anche quando parliamo di modelli e sistemi elettorali. Ormai le mafie non scelgono un partito ma lavorano sui candidati, talvolta anche su più fronti, come ci dicono alcune relazioni delle procure distrettuali antimafia per controllare il territorio, seguire il flusso del denaro, accrescere il loro potere sociale ed economico. Dovunque si sono sviluppate indagini su tali filoni, il cuore del problema appare ed è il condizionamento politico-mafioso del voto.
Con questo provvedimento - ripeto - noi mettiamo in campo un antidoto che potrà essere da subito attivo per le prossime consultazioni.
È evidente a tutti, cari colleghi, che nessuna legge, nessuna pena potrà bastare a debellare questi fenomeni che avvelenano la politica e la vita pubblica; determinano spreco di risorse, mancato sviluppo, perdita di opportunità competitive per tanti territori; soggezione e sottosviluppo culturale e civile, in sostanza diseconomie enormi per il sistema Paese. Infatti, dovrà essere la politica, o meglio una buona politica, a vincere nelle modalità di costruzione del consenso, nel senso di responsabilità verso i cittadini, nell'esercizio della funzione amministrativa sulla qualità della proposta politica e della rappresentanza degli interessi sociali.
I principi invocati dall'articolo 97 della nostra Carta costituzionale di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione non sono antiche parole nostalgiche, ma principi da tenere fermi in modo saldo, perché attraverso questi si tiene insieme una comunità nella condivisione delle sue regole e si dà senso e autorevolezza alla delega che viene attribuita all'esercizio del mandato politico ed amministrativo, ridando dignità a tanti seri competenti e onesti amministratori del nostro Paese che ogni giorno lavorano in modo trasparente e nell'interesse delle loro comunità. Non li dobbiamo ringraziare, perchè sono anche loro che fanno ancora forte il nostro Paese ed è su questa strada, e solo su questa, che possiamo sfuggire al qualunquismo o al populismo, che nei fatti sono due facce della stessa medaglia, e restituire dignità alla politica.
Anche per queste motivazioni, esprimiamo come Partito Democratico il nostro voto favorevole.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Congedi e missioni
Sono in congedo i senatori: Alberti Casellati, Augello, Battaglia, Caliendo, Carofiglio, Carrara, Castelli, Ciampi, Ciarrapico, Davico, Dell'Utri, Donaggio, Giovanardi, Malan, Mantica, Mantovani, Palma, Pera e Viceconte.
Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Ceccanti, per attività della 6a Commissione permanente; D'Ambrosio Lettieri, per attività della 12a Commissione permanente; De Gregorio, per attività dell'Assemblea parlamentare NATO; Contini, per attività dell'Unione interparlamentare; Boldi, Crisafulli, Giaretta, Marcenaro, Nessa, Russo, Santini, Saro e Tofani, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa - UEO; Baio, per partecipare ad una Commissione di concorso.
Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale, variazioni nella composizione
Il Presidente della Camera dei deputati, in data 5 ottobre 2010, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale il deputato Antonello Soro, in sostituzione del deputato Dario Franceschini, dimissionario.
Disegni di legge, annunzio di presentazione
Senatore Musso Enrico
Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (2357)
(presentato in data 06/10/2010);
senatore Coronella Gennaro
Introduzione della causa di incompatibilità tra la carica di parlamentare e di presidente della giunta provinciale nonchè di sindaco di comune con popolazione superiore ai ventimila abitanti (2358)
(presentato in data 06/10/2010).
Disegni di legge, assegnazione
In sede referente
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Ceccanti Stefano
Abrogazione della legge 21 dicembre 2005, n. 270, e introduzione di una disciplina elettorale comune per la Camera e per il Senato, basata sul sistema maggioritario con recupero su base proporzionale (2327)
previo parere della Commissione 2° (Giustizia)
(assegnato in data 06/10/2010);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Musso Enrico
Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica (2357)
previ pareri delle Commissioni 2° (Giustizia), 5° (Bilancio)
(assegnato in data 06/10/2010);
1ª Commissione permanente Affari Costituzionali
sen. Coronella Gennaro
Introduzione della causa di incompatibilità tra la carica di parlamentare e di presidente della giunta provinciale nonché di sindaco di comune con popolazione superiore ai ventimila abitanti (2358)
(assegnato in data 06/10/2010).
Governo, composizione
Il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato la seguente lettera:
"Roma, 4 ottobre 2010
Onorevole Presidente,
La informo che il Presidente della Repubblica, con proprio decreto in data odierna, adottato su mia proposta, ha nominato Ministro dello sviluppo economico l'on. Paolo ROMANI, il quale cessa contestualmente dalla carica di Sottosegretario di Stato al medesimo Dicastero.
F.to Silvio Berlusconi"
Governo, trasmissione di atti
Il Ministero dell'interno - Dipartimento per gli affari interni e territoriali, con lettera in data 29 settembre 2010, ha inviato le relazioni - riferite all'anno 2009 - presentate dal comune e dalla provincia di Napoli e dal comune di Palermo per il finanziamento dei lavori socialmente utili nell'area napoletana e per la manutenzione e salvaguardia del territorio e del patrimonio artistico della città di Palermo e finanziati con i contributi erariali di cui all'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 1997, n. 67, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 1997, n. 135 (Atto n. 483).
Le predette documentazioni sono state trasmesse, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a, alla 5a, alla 7a, alla 11a e alla 13a Commissione permanente.
Corte dei conti, trasmissione di documentazione
La Corte dei conti - Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato, con lettera in data 27 settembre 2010, ha inviato la deliberazione n. 21/2010/G concernente gli esiti dell'indagine condotta sulla "Gestione della programmazione negoziata da parte del Ministero dello sviluppo economico".
La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Atto n. 482).
Mozioni
RUTELLI, D'ALIA, PISTORIO, FOLLINI, BRUNO, RUSSO, GUSTAVINO, FISTAROL, POLI BORTONE, MARCUCCI, SERRA, BIANCHI - Il Senato,
premesso che:
è necessario concentrare l'azione del Governo e del Parlamento nella seconda metà della Legislatura su riforme e provvedimenti mirati alla promozione della crescita economica;
senza riforme coraggiose, in una perdurante situazione di difficoltà per le economie occidentali, l'Italia: non sarà in grado di tornare tra i Paesi che accrescono la ricchezza, e continuerà a perdere posizioni nella competitività e nell'attrattività degli investimenti; vedrà peggiorare il tasso e la qualità dell'occupazione; vedrà crescere diseguaglianze sociali e territoriali e ridursi le opportunità di premiare il merito e la qualità; non disporrà di risorse adeguate per la modernizzazione dei servizi e delle infrastrutture; si troverà davanti alla pessima alternativa di dover ridurre il debito attraverso generalizzati ed insostenibili tagli di bilancio, oppure con ulteriori, inaccettabili aumenti della pressione fiscale;
dinamismo economico e sociale e ritorno alla crescita sono le priorità nazionali, e possono essere conseguiti attraverso decisioni condivise tra la maggioranza e le opposizioni parlamentari impegnate per l'interesse generale;
sebbene la parola futuro sia tra le più presenti nel dibattito politico, l'Italia è dominata dall'esasperazione partigiana, che produce quotidiana conflittualità ed una politica di corto respiro;
la presente mozione indica gli obiettivi principali su cui definire un radicale cambiamento rispetto all'immobilismo e ai veti che hanno impedito molte riforme nell'ultimo quindicennio ed aprire una stagione di Governo coerente con la strategia europea per la crescita da perseguire entro il 2020, che dovrà essere adottata dal nostro Paese e diventare la bussola delle politiche nazionali per il prossimo decennio,
impegna il Governo a promuovere iniziative di competenza al fine di realizzare i seguenti obiettivi, che concorreranno a formare l'agenda per la crescita, nonché il programma nazionale di riforma per la strategia europea "per l'occupazione ed una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva" nel decennio 2010-2020:
1) migliorare i servizi e le prestazioni sociali per i cittadini riducendo la spesa pubblica e bloccando l'espansionismo delle amministrazioni pubbliche centrali, regionali e locali. In particolare:
a) la politica deve dare il primo esempio, con il taglio del 35 per cento dei finanziamenti ai partiti politici. Vanno adottati un preciso e inequivocabile programma di riduzione entro il termine della XVI Legislatura dei centri di spesa territoriali e l'applicazione progressiva di costi standard in tutte le amministrazioni;
b) va operata la revisione dei meccanismi di spesa dello Stato (spending review), ma non sulla base di tagli lineari, che spesso provocano impatti negativi, iniquità e inefficienze, come nei comparti della cultura e della scuola. Ad ogni riduzione della spesa e degli apparati burocratici deve corrispondere una riorganizzazione funzionale, e ad ogni riforma significativa devono corrispondere puntualmente le risorse necessarie: si consideri il caso della riforma dell'università, ora all'esame della Camera dei deputati, che sebbene intenda ridurre sprechi ed inefficienze, rafforzando gli elementi di meritocrazia, rischia tuttavia di fallire per mancanza di fondi;
c) va effettuato il taglio dei margini di spreco e inefficienza nella sanità - quantificabili in circa un sesto della spesa pubblica anche a seguito dell'aumento del 50 per cento di spese per acquisti negli ultimi cinque anni - mediante accorpamento delle Aziende sanitarie locali (ASL), centralizzazione degli acquisti, ridefinizione dei fabbisogni sovradimensionati, divieto di nomina politica dei manager;
d) vanno messi in atto: il radicale disboscamento dei finanziamenti pubblici improduttivi alle imprese sino ad oggi distribuiti "a pioggia"; l'accorpamento delle Province e la ridefinizione dei compiti degli enti territoriali, con abolizione delle Province nelle grandi aree urbane;
e) il federalismo deve essere anche competizione tra le istituzioni pubbliche, perché la certezza di adeguate ed eque prestazioni per tutti i cittadini nei campi della salute, dell'istruzione e formazione e dei servizi sia anche frutto dell'esercizio di parametri concorrenziali che consentano agli utenti di scegliere i servizi migliori e comportino premi per le prestazioni più efficaci;
2) migliorare la competitività del sistema-Italia, tenendo conto che:
a) l'accelerazione delle riforme è parte di uno sforzo strategico coordinato per accrescere la competitività del Paese rispetto alle sfide dell'economia globale: è con riforme e competitività che si dà la migliore risposta alla "questione settentrionale";
b) la svolta per la "questione meridionale" va trovata nell'impostazione progettuale definita dalla Banca d'Italia nel novembre 2009; con certezza di risorse, ma spendendo quelle disponibili, finora largamente inutilizzate, per realizzare i progetti che attivino investimenti pubblici, privati ed europei e porre nel prossimo decennio il nostro Mezzogiorno - anche creando zone franche economiche - al centro della crescita del Mediterraneo;
c) la "questione giovanile" - alta disoccupazione, blocco dell'ascensore sociale, sfiducia diffusa - è diventata una drammatica questione generazionale, e non si risolve affatto con provvedimenti settoriali o assistenziali, ma con un'economia più aperta che accresca le opportunità, con particolare attenzione alla riorganizzazione delle professioni e alla formazione;
d) va consolidato e innovato il nostro ancoraggio europeo a partire dalle possibilità di sviluppo che scaturiranno dai nuovi settori del Mercato unico, indicati con precisione nel "rapporto Monti" del maggio 2010;
e) le liberalizzazioni sono urgenti, e va tradotta in disposizioni legislative la segnalazione al Governo del febbraio 2010 da parte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, riguardante i mercati dei servizi pubblici (postali, ferroviari, autostradali e aeroportuali), energetici (carburanti e filiera del gas), bancario-assicurativi, degli affidamenti pubblici e di tutela dei consumatori. Vanno recepite nella Costituzione le norme dei Trattati UE sulla concorrenza. Vanno rafforzate le norme in materia di servizi pubblici locali: troppi monopoli stanno spingendo verso l'alto le tariffe. La competenza in materia di reti idriche va attribuita all'Autorità per l'energia elettrica e il gas; vanno stabilite quelle per i servizi postali e i trasporti; completati immediatamente i ranghi di Consob e Autorità per l'energia;
f) è tempo di porre fine al conflitto in materia di giustizia: un'alta commissione nominata dal Governo e formata da 15 rappresentanti del Parlamento, della magistratura e dell'Avvocatura dello Stato dovrebbe identificare entro dicembre le riforme fattibili con ampia convergenza in campo civile e in quello penale entro i prossimi due anni;
g) i risparmi di spesa provenienti dalle misure citate precedentemente (si veda il punto 1) della parte dispositiva) dovranno consentire tagli mirati dell'imposizione fiscale per almeno un punto di PIL, con priorità per le imposte sul lavoro, la tassazione familiare, la drastica semplificazione, attraverso accorpamento di differenti tributi, accompagnata da riduzioni selettive di prelievo per le micro e piccole imprese. La riforma del fisco per il recupero dell'insostenibile evasione ed elusione risponderà a principi di contrasto di interesse tra contribuenti, ed esige coinvolgimento e collaborazione da parte delle categorie professionali interessate;
h) il futuro Ministro dello sviluppo economico sarà chiamato a coordinare le azioni prioritarie per i nostri comparti manifatturieri - che con le esportazioni oggi sorreggono la pur debole crescita del PIL - promuovendo le capacità del made in Italy, le produzioni di qualità, il settore energetico e i comparti innovativi. Il Governo deve imporre una riforma della governance del turismo - primo settore produttivo nazionale aggregato, e volano indispensabile per la valorizzazione e la fruizione del nostro patrimonio storico-artistico, archeologico, paesaggistico e per le produzioni tipiche dei territori - che oggi è frammentata in modo fallimentare: la strategia competitiva deve tornare allo Stato, restando alle Regioni la programmazione e agli enti territoriali la gestione;
i) non c'è progresso senza miglioramento della scuola, dell'educazione, della conoscenza: ma più che di continue riforme che riformano altre riforme, c'è bisogno di una stagione di buone direttive, investimenti in innovazione e buona amministrazione;
l) un Paese si addormenta se non si creano nuovi prodotti, nuovi processi, nuovi servizi; vanno orientati e coordinati gli investimenti pubblici per la ricerca, con priorità ai settori dell'innovazione energetica e delle tecnologie; va condivisa un'agenda del digitale per Internet veloce e i servizi di e-government: la rete di nuova generazione per le comunicazioni elettroniche va realizzata subito, per coprire l'intero territorio nazionale, secondo le proposte dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato e dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni;
m) il Governo deve presentare entro due mesi alla Conferenza Stato-Regioni, alla Conferenza unificata e al Parlamento un programma preciso sulla realizzabilità delle piccole, medie e grandi infrastrutture ed opere pubbliche progettate ed avviate, e per incentivare la finanza di progetto; i casi complessi vanno affidati ad uffici di missione guidati da commissari ed integrati con rappresentanti degli enti territoriali;
n) l'economia verde ha grandi potenzialità nei settori della logistica e dei trasporti, dell'efficienza energetica nell'edilizia, delle nuove tecnologie per le fonti rinnovabili. La concentrazione di questi fattori - indispensabili per centrare gli obiettivi vincolanti concordati in sede europea, e per la conquista di nuovi mercati - riguarda fortemente le città, motori dello sviluppo sostenibile. Ma occorre che la regolazione sia resa chiara, semplice, e soprattutto omogenea. L'Italia deve porsi all'avanguardia per migliorare l'ambiente e conquistare i mercati che si apriranno con la direttiva 2010/31/UE, che imporrà nell'arco di un decennio la costruzione di edilizia a zero emissioni;
o) va istituita una commissione composta da 10 personalità indipendenti (economisti, tecnologi, scienziati) che entro quattro mesi metta a disposizione del Parlamento un parere pro veritate sulla fattibilità economica e tecnologica della proposta del nuovo nucleare italiano;
p) la competitività da ritrovare e la coesione nazionale dipendono da due altri fattori principali: 1) il contrasto della corruzione, per cui è urgente la presentazione del disegno di legge governativo e l'approvazione di una legge che contenga proposte già avanzate da numerose forze parlamentari, nonché l'applicazione amministrativa delle principali raccomandazioni contenute nel Rapporto di valutazione sulla corruzione in Italia del Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) del Consiglio d'Europa, approvate nel luglio 2009; 2) la crescita della produttività, che è anche condizione per attrarre investimenti esteri, attraverso nuove regole per le relazioni industriali che tengano conto dell'esperienza di Pomigliano d'Arco e modelli contrattuali che sviluppino la contrattazione decentrata di secondo livello e coinvolgano i lavoratori nei risultati dell'impresa; l'effettiva premialità per la responsabilità e il merito anche nelle amministrazioni pubbliche; un nuovo codice del lavoro semplificato, anche sulla base delle proposte del disegno di legge Senato 1873;
3) un nuovo ordine liberale e il tessuto civile dell'economia. In proposito, occorre tener conto che:
a) le relazioni tra le persone, l'intraprendenza diffusa e il ruolo delle famiglie sono stati gli assi portanti delle stagioni d'oro della crescita italiana. Il nuovo Governo del Regno Unito ha proposto una formula denominata "Big Society"; ma l'Italia ha sperimentato nel dopoguerra una via originale dell'economia sociale di mercato: con difetti e importanti pregi. Oggi, molti pregi stanno svanendo: per i pesi insostenibili che gravano sulle famiglie, per le difficoltà concorrenziali delle nostre piccole imprese, per la diffusione, non solo in ambito politico-amministrativo, di illegalità e corruzione, per le gravi disfunzionalità ed inefficienze delle amministrazioni pubbliche;
b) un nuovo ordine liberale per l'Italia del XXI secolo impone: di mettere doveri di cittadinanza e diritti sullo stesso livello; un paziente e diffuso recupero di efficienza nella pubblica amministrazione; un equilibrato rapporto tra i poteri dello Stato secondo le previsioni costituzionali (Governo forte, Parlamento forte, ordine giudiziario indipendente e non politicizzato, autorità di garanzia e controllo indipendenti); investimenti certi, mezzi moderni ed efficacia organizzativa per i corpi addetti alla sicurezza interna, in particolare per il contrasto delle mafie e del crimine. Il tessuto civile dell'economia è necessario per la coesione sociale ed anche per l'esistenza di una moderna economia di mercato; esso valorizza le esperienze non profit e del "terzo settore"; deve basarsi sulla ripresa competitiva dei sistemi, dei distretti, delle filiere, delle piccole e medie imprese;
c) il ciclo sociale ed esistenziale delle famiglie italiane riceve la spinta positiva dell'allungamento della vita umana, che schiude anche la possibilità del contributo attivo alle nostre comunità da parte di milioni di anziani. Ma mancano risposte e sostegni adeguati e concreti a fronte di trasformazioni dirompenti quali la fine della stabilità occupazionale, la crescita della povertà specialmente nel Sud, il manifestarsi delle malattie degenerative e della non autosufficienza tra gli anziani, la diffusione di droghe, alcol e nuovi disagi tra i giovanissimi, l'afflusso indispensabile e le difficoltà di integrazione delle persone immigrate. Questi cambiamenti profondi hanno bisogno di misure coordinate e innovative su basi di sussidiarietà: non solo di sostegni economici e fiscali, ma di nuove soluzioni organizzative, informative e formative. Non si conosce l'economia e la tecnologia di domani, ma si devono prevedere le esigenze delle famiglie, le conseguenze della crisi demografica, le fragilità dei ragazzi e degli anziani di domani;
d) ripensare il fisco a misura di famiglia e per incentivare la natalità, migliorare e diffondere i servizi che consentano alle donne di poter lavorare senza rinunciare alla maternità (o doverla spingere troppo avanti negli anni) significa accrescere il tasso di occupazione, accrescere il PIL, migliorare la qualità del lavoro: il Governo dovrà presentare al Parlamento entro sei mesi un concreto "progetto-famiglia 2020".
(1-00314)
Interpellanze
BONINO, PERDUCA, PORETTI - Al Presidente del Consiglio dei ministri - Premesso che:
a seguito dell'entrata in vigore del decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, dai siti ufficiali risultano presentate 294.744 richieste di regolarizzazione da parte di cittadini stranieri, un risultato oggettivamente lontano dalla quota 500.000 preannunciata dal Ministero dell'interno; al 30 giugno 2010, secondo dati del Viminale, erano stati firmati circa 170.000 contratti di soggiorno, l'ultimo passo per accedere al permesso di soggiorno; come già denunciato in una precedente interpellanza (2-00132, presentata il 13 novembre 2009) i tempi per l'ottenimento del permesso di soggiorno dagli aventi diritto appaiono sempre più dilatati, considerando i lunghi tempi di esame della documentazione allegata alle domande, soprattutto nelle città in cui queste sono più numerose (Milano, Roma, Napoli);
risulta, in particolare, che a partire dalla fine dell'estate il sistema informatico di Poste italiane, utilizzato per compilare i moduli, continui ad "incepparsi" rallentando le procedure di immissione dei dati, al punto che la rete dei Comuni d'Italia, Ancitel, ha denunciato in un comunicato che "le problematiche riscontrate dal team tecnico di Poste non consentono la rapida ed efficace risoluzione delle anomalie", rendendo anche noto di aver inviato un dossier per informare il Ministero dell'interno sulle disfunzioni e le ricadute per gli utenti;
all'interno di questa situazione di estrema confusione, lentezza e macchinosità delle procedure individuate per gestire le richieste presentate, unita ad un'insufficiente dotazione di personale qualificato all'espletamento delle procedure (nonostante i 500 euro sborsati dai richiedenti una tantum per ogni domanda, rispetto alla quale una rendicontazione risulta agli interpellanti necessaria), appare inevitabile l'emergere di fenomeni e comportamenti criminosi, legati a vere e proprie organizzazioni truffaldine, che vedono sedicenti agenzie di servizi, in grado anche di avvalersi di avvocati e di intermediari, promettere contratti di lavoro, accompagnati da false documentazioni e nominativi di "datori di lavoro" a lavoratori in condizione di clandestinità in cambio di migliaia di euro. Risultano al momento circa 300 persone denunciate e circa 200 espulse: ma è facile prevedere che si tratti di un bilancio provvisorio e che le indagini tuttora in corso daranno conto di un fenomeno molto più vasto;
a più di un anno di distanza dall'approvazione del decreto-legge n. 78 del 2009, tutte le peggiori previsioni avanzate in sede di discussione parlamentare del provvedimento si sono purtroppo verificate: la cosiddetta "sanatoria per colf e badanti" non ha funzionato nemmeno per le persone che dovevano beneficiarne, a causa dei requisiti troppo rigidi, dell'evidente macchinosità delle norme e dell'inadeguatezza delle risorse messe a disposizione. Lasciando peraltro nella condizione della più assoluta illegalità le altre centinaia di migliaia di persone che svolgono attività lavorativa in vari altri settori produttivi. In poche parole, la regolarizzazione di colf e badanti non ha "asciugato" tutto ciò che era sommerso, anche per i limiti posti dalla legge rispetto alla quale numerose organizzazioni non governative hanno chiesto di apportare urgentemente alcuni correttivi per ampliare la platea ad altri settori dove il lavoro nero è particolarmente consistente, come l'edilizia, l'agricoltura o l'allevamento;
questa grave situazione dunque penalizza in maniera quasi vessatoria le numerosissime persone che vogliono uscire da una condizione di clandestinità, persone che lavorano da anni in nero, loro malgrado, e il cui contributo all'economia nazionale è oramai accertato, oltre che fondamentale; persone che hanno manifestato chiaramente la loro volontà di integrarsi in Italia rispettando le leggi, pagando le tasse, mandando i figli nelle nostre scuole eccetera; persone, soprattutto, che pur di fronte a tante difficoltà cercano in tutti i modi di non cadere in quel meccanismo clandestinità/criminalità in cui questa situazione tende a spingerle;
pochi giorni fa, il 14 settembre 2010, una cittadina albanese, di nome Rudra, che vive a Milano, svolgendo il lavoro di collaboratrice domestica, ovviamente irregolare, si è autodenunciata all'INPS; il 16 luglio 2010, sempre a Milano, si è costituito il "comitato autoemersione", un comitato composto da decine di immigrati irregolari, che hanno deciso di denunciare la propria presenza sul territorio italiano; "un atto dal valore politico, gandhiano" - sostengono - "non privo però di conseguenze legali". Per il prossimo 28 ottobre è prevista l'autodenuncia all'INPS di numerosi altri immigrati;
a questo quadro sconfortante c'è da aggiungere che i dati Istat sulla disoccupazione, recentemente resi pubblici, indicano che nel secondo semestre del 2010 il numero di occupati in Italia è sceso dello 0,8 per cento rispetto allo stesso periodo nel 2009, ovvero 195.000 lavoratori in meno. La contrazione tendenziale è la sintesi di una sostenuta riduzione della componente italiana (pari a 366.000 unità) e di una significativa crescita di quella straniera (con un aumento di 171.000 unità). In altre parole, senza gli stranieri la situazione di malessere del nostro mercato del lavoro sarebbe ancora più marcato, colpendo in particolare - racconta l'Istat - l'industria del Nord,
si chiede di sapere:
se il Governo non ritenga di dover prendere atto del fatto che le norme di cui al decreto-legge n. 78 del 2009, che limitano la possibilità di emersione dal lavoro irregolare a poche categorie di lavoratori, abbiano prodotto effetti positivi ma modesti rispetto alla grande quantità di persone che vivono e lavorano nel nostro Paese in condizione di irregolarità, non solo perché inadeguate tecnicamente e di difficile applicazione, ma perché non sono riuscite ad incidere positivamente rispetto a una realtà, quella del lavoro irregolare da parte di tantissime persone immigrate, che andrebbe valutata e affrontata con un approccio molto più ampio e coraggioso;
se non ritenga che la strada da percorrere sia invece quella volta a favorire l'emersione di tutto il lavoro irregolare, senza discriminazione in base al mestiere - peraltro una fattispecie giuridica sconosciuta nel nostro ordinamento - permettendo una vera e propria emersione totale con conseguente regolarizzazione dei cosiddetti clandestini che lavorano "regolarmente" e notoriamente nelle nostre imprese e nelle nostre case, pur "da irregolari";
se non ritenga che questo porterebbe un grande beneficio all'economia italiana e anche, in maniera considerevole, alle casse dello Stato;
ad un anno dall'entrata in vigore della legge, quali siano i dati in possesso dell'amministrazione relativamente allo stato della gestione delle richieste di emersione avanzate, quanti permessi siano stati effettivamente concessi, quanti rifiutati e in base a quali motivazioni;
infine, quali siano gli intendimenti del Governo rispetto a quei lavoratori stranieri che - in ossequio alle leggi del nostro Paese - hanno coraggiosamente deciso di autodenunciare la loro condizione di lavoratori irregolari.
(2-00267)
Interrogazioni
PEDICA, BELISARIO, GIAMBRONE - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'economia e delle finanze - Premesso che:
il polo cinematografico denominato Cinecittà costituisce, per Roma e per l'Italia, motivo di vanto a livello internazionale, data la rilevanza delle produzioni artistiche realizzate nell'area tramite le infrastrutture, nonché le risorse umane, che il polo mette a disposizione;
la struttura è stata avviata alla privatizzazione nel 1997, con la costituzione di Cinecittà Servizi, a capitale privato, che gestisce l'attività dei teatri e degli stabilimenti; l'anno successivo seguiva la creazione di Cinecittà Studios, all'inizio interamente partecipata dal Ministero per i beni e le attività culturali, quindi passata nelle mani dell'Italian Entertainment Group per l'80 per cento delle azioni societarie, guidato, fra gli altri, da Luigi Abete, Presidente del Consiglio di amministrazione, Diego Della Valle, titolare del 33 per cento del capitale sociale, e Aurelio De Laurentiis;
si è assistito nei recenti anni ad un lento declino della struttura: come denuncia il quotidiano "La Repubblica" in un articolo del 5 ottobre 2010 dal titolo "Cinecittà diventa privata ma il cinema non abita più là", "Italian Entertainment Group, che controlla Cinecittà attraverso partecipazioni azionarie pari a 40 milioni di euro, ha smesso di investire nel cinema, indirizzando i suoi interessi altrove e soprattutto sul parco a tema "Cinecittà World" che sta realizzando a Castel Romano", per cui al momento Cinecittà, sempre secondo il citato articolo, "con 20 teatri di posa, decine di edifici, 80mila metri quadri di superficie, ha smesso di fare film: il grosso della produzione è realizzato all'estero, negli studios in Tunisia e Marocco, mentre l'impalcatura romana si regge su qualche trasmissione televisiva come il Grande Fratello e Ciao Darwin. I dipendenti sono poco più di 150, rispetto agli 8mila degli anni d'oro del cinema italiano, e la maggior parte dei lavori viene data in appalto esterno";
il graduale indebolimento di Cinecittà, con il decremento, quantitativo e qualitativo, delle produzioni cinematografiche realizzate all'interno, sembra pertanto imputabile sia a una mancata valorizzazione delle risorse interne da parte della società che controlla la struttura sia agli scarsi incentivi nazionali, fiscali e normativi, che avrebbero dovuto attrarre la produzione in Italia;
l'articolo citato riporta come, in seguito alle mancanze di cui sopra, "Cinecittà Studios spa ha chiuso il 2009 con una perdita di 1 milione di euro e debiti pregressi pari a 28 milioni. Quello che più colpisce è il valore della produzione passato dai 40 milioni del 2008 ai 24 dell'anno successivo, il 40% in meno";
considerato che:
rimangono invece di capitale pubblico Cinecittà Holding e Istituto Luce: a fronte delle summenzionate difficoltà, il Ministro per i beni e le attività culturali ha inteso sollecitare, nell'aprile 2009, l'amministratore unico di Cinecittà Holding, Gaetano Blandini, il presidente, Roberto Cicutto, e l'amministratore delegato, Luciano Sovena, a programmare e realizzare un progetto di rilancio del comparto cinematografico, al fine di promuovere la massima diffusione del cinema italiano;
a fronte di tale volontà di rilancio dell'area di Cinecittà, si è registrata tuttavia una restrizione delle risorse finanziarie che il Ministero annualmente accorda ai progetti coordinati da Cinecittà Holding SpA e Istituto Luce: il finanziamento pubblico per Cinecittà Luce per il 2010 è stato decurtato di un milione di euro;
considerato inoltre che:
a due mesi dalla fine dell'anno di competenza il Ministero dell'economia e delle finanze non avrebbe provveduto a rifinanziare le provvigioni fiscali di durata triennale, tax credit e tax shelter, che scadono il prossimo 31 dicembre, in quanto nella finanziaria presentata a luglio scorso non sarebbero stati previsti fondi appositi in tal senso;
anche se indirettamente, influisce sulla penuria di risorse anche il recente taglio apportato al fondo unico per lo Spettacolo, nonché gli ultimi provvedimenti restrittivi relativi alle fondazioni lirico- sinfoniche;
il risultato di tale penuria di investimenti nel comparto cinematografico e dello spettacolo ha prodotto come conseguenza che l'attività operativa di Cinecittà è ferma da oltre un anno, e che, anche nella fase di distribuzione si assiste ad un livello di sotto-operatività rispetto alle potenzialità, dato che il capitale a disposizione viene quasi interamente impiegato per coprire le spese fisse di manutenzione e personale;
rilevato infine che:
il Consiglio di amministrazione di Italian Entertainment Group (IEG), riunitosi in data 4 ottobre 2010, sotto la presidenza di Luigi Abete, ha approvato il piano di sviluppo di Cinecittà Studios, oggetto di un accordo di sviluppo e di valorizzazione degli studi cinematografici romani firmato con Cinecittà Luce, proprietaria del sito ed azionista della società medesima al 20 per cento;
tale piano, annunciato in conferenza stampa dalla IEG, senza tuttavia essere stato comunicato ai sindacati e agli addetti ai lavori, prevede, oltre alla realizzazione di un teatro di posa, anche la costruzione, nello stesso complesso immobiliare, di alcuni servizi di ristorazione, sia un albergo, con annessa area benessere-fitness e, secondo quanto anticipato dagli organi di stampa (articolo de "L'Unità" del 5 ottobre 2010, dal titolo "Cinecittà di cemento: via il cinema arrivano i costruttori") anche di un parcheggio sotterraneo a due piani;
secondo il suddetto articolo sarebbero già stati fatti "degli sfratti per liberare l'area edificabile. A De Angelis che da cinquant'anni costruisce sculture per i teatri di posa, non è stato rinnovato il contratto. Avrà almeno 30mila statue che non saprà dove mettere. E così sono stati chiusi una falegnameria e pure altre officine";
appare pertanto chiaro che il piano di rilancio delle risorse culturali, storiche e fortemente imprenditoriali, visto che l'area coinvolge circa 100.000 persone, contando i dipendenti diretti di Cinecittà Studios, Cinecittà Luce e Cinecittà Digital, nonché migliaia fra registi, attori e maestranze specializzate, e 10.000 piccole e medie imprese connesse alla filiera produttiva, ideato dalla dirigenza di Cinecittà, risulta essere un piano più immobiliare che industriale;
la riduzione di Cinecittà ad un mero polo immobiliare appare agli interroganti come la fine della vocazione culturale dell'area nonché la perdita, per i lavoratori e le lavoratrici di Cinecittà e dell'indotto, di un futuro occupazionale nel settore e di professionalità insostituibili;
non si comprende in ogni caso come il summenzionato piano possa risolvere la crisi delle produzioni di Cinecittà, che necessiterebbe di un intervento assai più ampio né, ancor di più, del settore cinematografico italiano, il quale senza incentivi fiscali e riqualificazione delle produzioni non potrà avere un futuro di sviluppo;
considerato, infine, che:
le principali sigle sindacali e gli addetti ai lavori del comparto cine-televisivo hanno indetto una vertenza sul proposto piano di Italian Entertainment Group, chiedendo che le istituzioni locali ed il Ministero competenti convochino un tavolo interistituzionale che affronti in modo organico i problemi di Cinecittà per la difesa del sito produttivo, lanciando una mobilitazione per i giorni 7 e 8 ottobre 2010;
nella 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport) del Senato sono in discussione tre disegni di legge in materia di cinema e audiovisivo (Atti Senato n. 87, 1422, 1429 e 1553), dai quali potrebbe scaturire una reale proposta di rilancio del settore in oggetto,
si chiede di sapere:
se il Ministro per i beni e le attività culturali sia a conoscenza del piano di rilancio presentato da Italian Entertainment Group, comunicato alla stampa in data 4 ottobre 2010, che verte principalmente sull'alienazione del patrimonio immobiliare, e se ne approvi finalità e modalità di realizzazione da parte di Cinecittà Studios;
quali iniziative intenda assumere per favorire realmente il rilancio della attività di Cinecittà Holding e Istituto Luce, con particolare riferimento al programma e alle risorse finanziarie da destinare all'uopo;
se i Ministri in indirizzo intendano accogliere la richiesta di convocazione del tavolo interistituzionale di cui in premessa e con quali obiettivi;
quali siano gli orientamenti del Ministro per i beni e le attività culturali in materia di supporto alla produzione di cinema e audiovisivo;
se il Ministro dell'economia e delle finanze intenda rifinanziare le provvigioni fiscali citate in premessa in favore della produzione cinematografica di durata triennale, che scadono il prossimo 31 dicembre, ed in che tempi, dato che il mancato rifinanziamento sta arrecando già gravi danni alla produzione, la cui programmaticità è a medio e lungo termine e necessita di certezze in materia fiscale ed economica.
(3-01625)
Interrogazioni con richiesta di risposta scritta
BENEDETTI VALENTINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
nella serata di sabato 2 ottobre 2010 a Perugia, poco prima che nella Sala circoscrizionale di via Tornetta si tenesse, per iniziativa dell'associazione CasaPound, la presentazione del libro "Fuori dal cerchio" dello scrittore modenese Nicola Antolini, quando ancora il pubblico non era affluito in sala, un manipolo, composto, a quanto sembrerebbe, da sei individui, con il volto coperto, vi ha fatto irruzione e ha dato luogo ad un delinquenziale pestaggio dell'autore del libro, che ha riportato lesioni non indifferenti, nonché di altre persone che stavano raggiungendo il luogo stesso, e si è poi dato alla fuga;
il grave episodio di violenza, verificatosi nel centro urbano del capoluogo umbro, ha suscitato grande allarme e sdegno, perché, in relazione alla circostanza, alla vittima e alle modalità del fatto, tutto lascia pensare ad un'inqualificabile e preoccupante manifestazione di intolleranza politica, spinta fino ad una lesività con cui da tempo non si realizzavano azioni del genere;
va ricordato, al riguardo, che Nicola Antolini è un giovane intellettuale, già iscritto al PCI e di formazione culturale orientata a sinistra, ma che si è segnalato per la sua attitudine allo studio dei movimenti politici differenti o divergenti da tale orientamento e quindi praticante di quel dialogo tra diverse sponde politiche e culturali che risulta evidentemente inaccettabile per quanti coltivano l'animo e la dottrina della faziosità, dell'astio e della violenza,
si chiede di sapere:
quale sia l'esatta ricostruzione dei fatti di cui in premessa che risulti al Ministro in indirizzo, attraverso gli organi locali del Ministero, e quali siano natura e consistenza delle conseguenze lesive patite dall'Antolini e dalle altre persone aggredite;
come abbiano potuto gli autori dell'aggressione eludere o violare le misure di sicurezza normalmente presenti in occasione di manifestazioni pubbliche di rilievo politico;
quali risultino essere le emergenze, le identificazioni, le responsabilità del fatto delittuoso;
quali provvedimenti e procedimenti eventuali siano stati attivati;
quali direttive siano state impartite perché sia prevenuto e represso, a Perugia particolarmente, come del resto ovunque, ogni episodio di violenza politica e di antidemocratica intolleranza, tanto più quando non del tutto imprevedibile.
(4-03781)
ZANOLETTI - Al Ministro per i beni e le attività culturali - Premesso che:
il patrimonio culturale e ambientale, se opportunamente conservato e valorizzato, può portare benessere sociale ed economico al territorio e all'intero Paese per le conseguenze positive sul turismo, sulle attività imprenditoriali e sull'occupazione;
l'evoluzione dei gusti e la crescente disponibilità dei consumatori a pagare per beni e servizi ambientali-ricreativi e culturali rendono necessarie nuove e adeguate strategie operative che permettano di intercettare queste potenzialità e soddisfare queste esigenze;
rilevato che tale situazione è particolarmente significativa e importante nei periodi di crisi come quello attuale,
si chiede di conoscere:
se il Ministro in indirizzo, per quanto di competenza, non ritenga utile sviluppare ancor più politiche dettagliate ed approfondite affinché i beni culturali ed ambientali diventino risorse economiche del territorio;
se non si ritenga utile fornire ai soggetti pubblici e privati, coinvolti nel processo decisionale e gestionale, prescrizioni e supporti su cui fondare una più consapevole politica di conservazione, di valorizzazione e di gestione per il patrimonio ambientale e culturale del nostro Paese.
(4-03782)
CAMBER - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
gli operatori di "Connecting People", il consorzio che dal 2008 gestisce il CIE (Centro di identificazione ed espulsione) di Gradisca d'Isonzo (GO) hanno ripetutamente denunciato, negli ultimi mesi, le precarie condizioni di lavoro cui sono quotidianamente sottoposti;
infatti all'interno del CIE vi sono state, in un anno, ben 15 aggressioni da parte degli internati nei confronti degli operatori e delle Forze dell'ordine adibite alla custodia, culminate nei casi più gravi con un ricovero in ospedale;
gli operatori hanno denunciato come siano continuamente oggetto di minacce e ritorsioni da parte degli ospiti della struttura; oltre alle rivolte esplose durante l'estate, complice il gran caldo, ogni cosa costituisce un pretesto per gli ospiti per alzare la voce o le mani: il pasto, la richiesta di medicinali senza controllo medico (cosa che peraltro è assolutamente vietata ed evitata) o di sigarette; e tanti cercano il ricovero in ospedale - spesso ferendosi da sé - per tentare la fuga;
già nel passato anche recente le Forze di polizia avevano sottolineato la criticità gestionale della struttura: "senza dispositivi di sicurezza, sensori a infrarossi e telecamere è impossibile - avevano sottolineato - gestire la benché minima tensione";
anche la cronica carenza di personale rende più difficile l'operatività del Cie: secondo quanto comunicato dagli operatori, durante il giorno sono attivi al massimo sei addetti mentre la notte, in quello che rappresenta il turno potenzialmente più pericoloso, capita spesso che ad operare siano soltanto in tre; tale organico risale ancora alla fase in cui la struttura era adibita a centro di prima accoglienza per fare fronte all'emergenza "Lampedusa", ma ora la situazione - affermano gli operatori - è completamente mutata: e sottolineano come più volte Prefettura e Questura di Gorizia siano state sensibilizzate, senza peraltro che venissero adottati provvedimenti risolutivi;
negli ultimi 12 mesi in tutta la penisola le proteste e i tentativi di evasione dai CIE sono aumentati in maniera esponenziale: conseguenza, anche, dell'entrata in vigore della legge n. 94 del 15 luglio 2009 che ha portato da 60 a 180 giorni il termine massimo di permanenza per chi è trattenuto nei CIE;
peraltro anche dagli "ospiti" del CIE giungono segnali di grande disagio, ma ovviamente di segno opposto: vengono denunciati maltrattamenti, insulti e atteggiamenti provocatori da parte degli operatori, sovraffollamento, degrado e inadeguatezza delle strutture, soltanto due ore di "aria" al giorno, cibo di pessima qualità, condizioni igieniche approssimative, eccetera: in sintesi, secondo gli "ospiti" del centro, un trattamento peggiore del carcere,
si chiede di sapere:
quali riscontri oggettivi si abbiano in merito alle situazioni descritte, sia per quanto concerne la qualità del lavoro e la sicurezza degli operatori in servizio all'interno del CIE di Gradisca d'Isonzo e delle Forze dell'ordine ad esso associate, sia per quanto riguarda le condizioni di vita degli internati;
se quanto denunciato dagli operatori ma anche dagli internati trovasse oggettivo riscontro nella realtà quotidiana del CIE, quali provvedimenti urgenti possano essere adottati per migliorare le condizioni di lavoro, di sicurezza e di vita degli operatori e degli agenti di pubblica sicurezza, da un lato, e degli internati dall'altro.
(4-03783)
PERDUCA, PORETTI - Al Ministro degli affari esteri - Premesso che il 15 ottobre 2010 verrà presentato alla Camera dei deputati il disegno di legge recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, (legge finanziaria per il 2011);
considerato che:
negli ultimi anni il Ministero degli affari esteri ha subito gravi tagli che in particolare hanno avuto ripercussioni strutturali circa la partecipazione dell'Italia a organizzazioni multilateriali e il proprio impegno in iniziative di sostegno alla cosiddetta cooperazione internazionale allontanando drammaticamente l'Italia dall'obiettivo europeo dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo da dedicarsi al sostegno ai Paesi poveri o in via di sviluppo;
tra le voci per cui può essere conferito l'8 per mille c'è il sostegno per la lotta alla fame nel mondo nonché le attività di assistenza ai rifugiati,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia in grado di fornire un quadro sinottico dei contributi governativi italiani alle organizzazioni regionali e internazionali e loro agenzie specializzate;
se non ritenga opportuno investire per indurre i contribuenti a destinare allo Stato il contributo relativo all'8 per mille dell'imposta sui redditi delle persone fisiche in un contesto in cui tutte gli altri beneficiari investono somme importanti per pubblicizzare scelte alternative allo Stato.
(4-03784)
GIAMBRONE, BELISARIO - Al Ministro dell'interno - Premesso che:
con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3828 del 27 novembre 2009, concernente «Ulteriori disposizioni urgenti di protezione civile per il contrasto e la gestione dell'eccezionale afflusso di cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea», si autorizzava per una più efficace gestione delle procedure di emersione dal lavoro irregolare dei cittadini extracomunitari, ai sensi dell'art. 1-ter del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, il Ministero dell'interno - Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione - e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ad utilizzare per un periodo non superiore a sei mesi, tramite una o più agenzie di somministrazione di lavoro, prestatori di lavoro con contratto a termine, nel limite massimo rispettivamente di 650 e 300 unità, da ripartire tra le sedi di servizio coinvolte nelle procedure di regolarizzazione;
le unità impiegate con il profilo professionale di coadiutore amministrativo contabile, selezionate dalla società Gi Group, sono state 650, dislocate presso le Questure e le Prefetture d'Italia, a partire dal 1° febbraio 2010, con contratto scaduto il 31 luglio 2010. In alcune città si è ottenuta una proroga fino al 30 settembre 2010;
le pubbliche amministrazioni interessate, attraverso comunicazioni da parte dei Questori e/o dei Prefetti, sostengono che coloro che hanno prestato servizio presso gli sportelli unici per l'immigrazione (Prefetture) e gli uffici immigrazione (Questure) risultano essere indispensabili per lo svolgimento delle attività, nonostante in alcune città siano presenti unità con lo stesso profilo;
vista la mole di lavoro e le ininterrotte procedure di regolarizzazione riguardanti l'emersione del lavoro nero, che non si sono esaurite nemmeno con l'ausilio dei suddetti operatori, che alla scadenza del loro contratto hanno potuto adempiere solo al 50 per cento circa delle pratiche, considerando anche le ordinarie procedure di rilascio dei permessi di soggiorno, le pratiche di ricongiungimenti familiari e di richiesta da parte dei migranti della cittadinanza italiana, i suddetti uffici già oberati di lavoro si ritroveranno altresì gravati in vista dell'attuazione del decreto del 4 giugno 2010 del Ministero dell'interno, che dispone le "Modalità di svolgimento del test di conoscenza della lingua italiana, previsto dall'articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, introdotto dall'articolo 1, comma 22, lettera i), della legge n. 94 del 2009", che prevede l'attività di convocazione e somministrazione test presso le Prefetture e la successiva fase di controllo nelle Questure, riguardante l'effettivo possesso delle certificazioni o dell'attestazione da parte del Dipartimento per le libertà civili e dell'immigrazione del superamento dei test suddetti;
questa nuova procedura incrementerà la mole di lavoro degli uffici di competenza, considerando che sarà necessario: convocare gli stranieri che ne faranno richiesta entro i 60 giorni dalla data della richiesta, e a parere degli interroganti il rispetto di tale periodo sarà impossibile, a causa dell'arretrato delle pratiche già esistenti; somministrare agli stranieri tali test, sia in forma telematica che scritta, qualora lo straniero ne faccia richiesta; attendere l'arrivo dell'esito dello svolgimento dei test, che comporterà anche un nuovo iter, perché la documentazione accertante l'idoneità dovrà essere archiviata e/o protocollata affinché i vari operatori nelle Questure possano procedere all'istruzione delle pratiche che, qualora non vi fosse il superamento dei test, implica la notifica al cittadino straniero del rigetto della carta di soggiorno; va consegnato in ogni caso, a meno che non vi siano fattori ostativi, il permesso di soggiorno;
si consideri inoltre che tali cittadini, ottenendo uno dei due documenti, provvedono a richiedere il ricongiungimento dei familiari e/o i documenti necessari ai congiunti che nel frattempo hanno ottenuto la possibilità di richiedere i permessi. Alla luce di tutto ciò, i rallentamenti previsti non rientrano più in una fase di emergenza bensì di necessità, alla quale si deve provvedere sia nel rispetto del cittadino straniero che degli impiegati civili e dei poliziotti che non possono svolgere agevolmente e nelle giuste condizioni il loro lavoro,
si chiede di sapere:
in che modo si intenda provvedere per garantire i servizi descritti in premessa;
se saranno garantiti i posti di lavoro del personale attualmente impiegato, in vista di un'ulteriore richiesta di lavoro somministrato all'agenzia di somministrazione;
se il contratto di somministrazione preveda garanzie occupazionali per i lavoratori attualmente impiegati, ovvero se vi sia la possibilità per la società di somministrazione di assumere personale nuovo, con ciò creando inefficienze e rallentamenti, mentre il personale già attivo ha maturato adeguate competenze;
se si ritenga di valutare la possibilità di assumere direttamente il personale somministrato che, anche su parere delle amministrazioni utilizzatrici, Questure e Prefetture, risulta essere necessario al buon funzionamento delle attività legate all'immigrazione, cosa che consentirebbe tra l'altro all'amministrazione, in un periodo di grande crisi per quanto riguarda i conti pubblici, di risparmiare il margine di profitto che spetta alla società utilizzatrice.
(4-03785)
ASTORE - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:
l'articolo 62 del decreto-legge n. 112 del 2008, modificato dalla legge di conversione n. 133 del 2008 e da ultimo sostituito dall'articolo 3 della legge n. 203 del 2008, fa divieto alle Regioni, alle Province autonome di Trento e Bolzano e agli enti locali di stipulare contratti relativi agli strumenti finanziari derivati;
negli anni dal 2003 al 2006 la Regione Molise aveva emesso prestiti obbligazionari, i cosiddetti bond, sul mercato inglese. Le emissioni sono avvenute nel 2003 (a seguito della legge regionale n. 22 del 2003) per 100 milioni di euro, nel 2005 (a seguito della legge regionale n. 6 del 2005) per 80,5 milioni di euro e nel 2006 (a seguito della legge regionale n. 4 del 2006) per 86,7 milioni di euro (le cifre sono arrotondate: per l'esattezza l'ammontare complessivo è pari a 267.322.659,36 euro). Non proprio un basso livello di indebitamento, se raffrontato al bilancio annuale della Regione. Per le prime due emissioni la Regione Molise si è avvalsa dell'assistenza dello studio legale Beltramo di Roma, per la terza della società Ruffo & Partners di Campobasso;
la Regione Molise per cautelarsi contro il rischio di rialzo dei tassi ha poi associato ad ogni operazione uno swap ovvero un derivato finanziario, di copertura: tre operazioni di swap, (di circa 90, 85 e 77 milioni di euro) con Deutsche Bank, UBM e UBI, di tipo rispettivamente digi-collar con barriere scalette e IRS plain vanilla, entrambe con scadenza dicembre 2033, e IRS plain vanilla rinveniente da una rinegoziazione con UBI e posta a copertura del bond Dexia. Non si conosce l'impatto finanziario di queste operazioni "esotiche", ma considerato quanto accaduto in altre parti d'Italia, si può pensare che difficilmente avranno favorito la Regione. Per il Molise, l'ammontare degli swap nel 2006 era di 257.817.575 euro (dall'articolo "Enti locali, un macigno chiamato derivati", «Il Sole-24 ore», 7 settembre 2007);
le suddette informazioni sono riprese dal capitolo "La Regione e la finanza creativa" (pag. 247 e segg.) del libro «Il Regno del Molise. Sprechi, scandali e inchieste giudiziarie nell'isola felice governata da Michele Iorio» di Vinicio D'Ambrosio, anno 2009, edizioni Il Chiostro, Benevento. Non si ha alcuna notizia ufficiale da parte della Regione Molise sulla struttura dei prestiti ovvero su che tipo di derivati siano stati sottoscritti, né dei piani di rimborso, con il forte dubbio che l'ente, anche a causa della crisi finanziaria in corso, abbia perso denaro nelle operazioni di swap sui tassi d'interesse;
di tutto ciò, a dispetto dei più elementari principi di trasparenza, non vi è traccia alcuna nella documentazione ufficiale della Regione o sul sito Internet della medesima, né la Giunta regionale ha mai dato risposta e/o posto in discussione le mozioni in merito presentate in Consiglio regionale. Ai consiglieri non è stata mai fornita alcuna informativa, salvo una nota, parziale e del tutto carente, dell'Assessore allo sviluppo economico, bilancio e finanze datata 27 novembre 2008 ma consegnata ufficialmente solo l'8 giugno 2009, ovvero dopo un anno e mezzo;
la magistratura contabile, nella fattispecie la Corte dei conti del Molise, ha aperto da tempo un fascicolo e adottato più deliberazioni:
1) deliberazione n. 26 del 21 aprile 2008 contenente un avvertimento: gli amministratori che fanno ricorso ai derivati per indebitarsi e finanziare spese diverse da investimenti sono "infedeli" alla loro responsabilità amministrativa finanziaria e "gli enti locali non possono cercare di traslare la loro responsabilità a carico delle banche contraenti, protese a realizzare il massimo profitto". Secondo i magistrati contabili, gli amministratori che fanno cattivo uso dei derivati, con mire speculative o per un immediato accredito di liquidità, non possono sottrarsi alla loro responsabilità quando provocano passivi di bilancio. Possono essere chiamati in giudizio dalla Procura su segnalazione della Corte dei conti per aver gestito in maniera non corretta il denaro pubblico;
2) deliberazione n. 32 del 14 ottobre 2008. L'atto è molto critico nei confronti della Regione Molise. Questi, in sintesi, i contenuti: dall'esame sull'utilizzo dei derivati finanziari la Regione Molise risulta firmataria di un contratto stipulato il 23 novembre 2006 (operazione swap) per 86 milioni di euro, e di un contratto stipulato il 20 ottobre 2006 per 77 milioni di euro; le due operazioni di finanza derivata sono state attivate per il tramite di Deutsche Bank, Unicredit banca mobiliare SpA e Unicredit banca d'impresa e i contratti sono stati stipulati in lingua inglese, scegliendo in caso di controversie la legislazione inglese e la giurisdizione estera (ciò potrebbe comportare significativi maggiori oneri); dai controlli esercitati dal magistrato istruttore è spuntato fuori un ulteriore contratto su derivati assunto con Deutsche Bank e Unicredit banca mobiliare SpA nel novembre 2003 per altri 100 milioni di euro che presenta un mark to market negativo per l'ente pari a 3.550.000 euro; la Regione Molise, in base a quanto comunicato dalla stessa, è esposta per 253.984.216 euro con i tre contratti di finanza derivata; nelle conclusioni della deliberazione, la sezione regionale di controllo della Corte dei conti, "ritenuti i comportamenti omissivi, le gravi irregolarità finanziarie, le anomalie, ordina alla Segreteria che copia della deliberazione sia trasmessa alla Procura della Corte dei conti per il Molise per le valutazioni di competenza ovvero per l'accertamento di eventuali illeciti finanziari con danni erariali e responsabilità finanziarie degli amministratori". Ad oggi non si conosce l'esito di questi accertamenti e di eventuali sviluppi;
3) deliberazione n. 43 del 29 settembre 2009, nella quale la sezione regionale di controllo, nel proseguire l'indagine sulla consistenza del fenomeno del ricorso all'acquisto di strumenti di finanza derivata concernente il territorio regionale con l'esame e valutazione della regolarità e della legittimità delle procedure adottate e dell'esposizione a rischio delle finanze pubbliche, rileva come la Regione Molise persiste nella condotta omissiva con la mancata trasmissione dei dati richiesti;
4) deliberazione n. 32 del 7 maggio 2010, che valuta così l'operato della Regione Molise «Va stigmatizzata la condotta della Regione Molise la quale, con nota dell'11 maggio 2009 non seguita da ulteriori comunicazioni, si è limitata semplicemente a dichiarare di aver trasmesso la richiesta inoltrata da questa Sezione al competente Ufficio della Direzione Generale I, con l'invito di fornire le informazioni richieste, senza accertarsi diligentemente che gli elementi conoscitivi richiesti pervenissero regolarmente ed effettivamente a questa Sezione». Per poi evidenziare «per l'ennesima volta e con altrettanto assoluta fermezza, che il comportamento pervicacemente inadempiente ed omissivo tenuto dagli enti territoriali, tra cui spicca la Regione Molise, oltre a qualificarsi apparentemente ingiustificato, costituisce una grave negligenza nell'assolvimento dei doveri di leale collaborazione istituzionale costituzionalmente presidiati (art. 97 Cost.) ed è inidoneo a fugare il sospetto che i comportamenti dilatori tenuti possano essere intenzionalmente preordinati ad occultare condotte censurabili o disinvolte riferite alle pubbliche finanze in grado di configurare elementi di criticità o gravi irregolarità contabili capaci di incidere negativamente sugli equilibri di bilancio degli enti medesimi col rischio, nei casi più gravi, di condurre a dissesti finanziari». In conclusione, la Sezione poi dispone (per l'ennesima volta) di trasmettere copia della deliberazione alla Procura della stessa Corte per le valutazioni di competenza e per l'accertamento di eventuali illeciti finanziari causativi di danni erariali;
la Regione Molise, mentre viene indicata dalla Corte dei conti come quella più a rischio, a seguito del comportamento omissivo è chiaramente venuta meno all'assolvimento di leale collaborazione istituzionale nei confronti della magistratura contabile;
al contrario, ai molisani va data contezza, in ossequio ai più elementari principi di trasparenza, anche di come siano state utilizzate le risorse provenienti da tali investimenti, e conoscere i compensi e le commissioni spettanti ai vari intermediari e consulenti che hanno agito in siffatte operazioni. In particolare, se ci si sia avvalsi di consulenti del tutto indipendenti oppure se gli stessi siano legati a politici regionali, in modo da poter smentire le indiscrezioni giornalistiche, non si sa quanto attendibili, filtrate su due "figli d'arte" di amministratori regionali che avrebbero conseguito lauti guadagni per alcuni milioni di euro, operando per un istituto di credito con sede a Lugano;
considerato che:
l'atteggiamento adottato dalla Giunta regionale sembra dovuto al fatto che, alla fine, l'indebitamento graverà sulle future generazioni dei molisani onesti, con buona pace della crescita e dello sviluppo della regione;
ancora non si conosce l'esito degli accertamenti in corso da parte della Procura della Corte dei conti del Molise, mentre si sa che nel resto d'Italia sono in corso numerose inchieste penali (Milano, Torino, Firenze, Taranto) che hanno comportato, in alcuni casi, l'emissione di misure cautelari reali (sequestri conservativi di beni) nei confronti di funzionari e dirigenti pubblici e bancari. Le indagini concernono anche i pagamenti per commissioni occulte ai consulenti delle banche d'affari a carico degli enti territoriali, liquidate nell'ordine di milioni di euro sui miliardi di euro di derivati sottoscritti in tutta Italia;
v'è la necessità di evitare pesanti esposizioni della Regione Molise, per non gravare ulteriormente sulla popolazione regionale già oppressa da notevoli difficoltà economiche e finanziarie (non ultima, il mancato rientro dal deficit Sanitario),
si chiede di sapere:
quali siano le informazioni in possesso del Ministro in indirizzo sullo stato dell'indebitamento della Regione Molise conseguente alla stipula dei contratti finanziari derivati e in merito ai seguenti profili: costi delle commissioni, esplicite, implicite od occulte; le perdite in generale e quelle derivanti da rimodulazione dei contratti; l'upfront o accredito immediato e la sua eventuale utilizzazione per spese correnti o disavanzi di bilancio; i costi degli interessi sui derivati; l'incidenza dei derivati sulla gestione finanziaria regionale; ogni altra irregolarità contabile;
quali provvedimenti di competenza intenda adottare affinché il Governo regionale trasmetta, senza ulteriori indugi, alla Corte dei conti del Molise le informazioni più volte richieste.
(4-03786)