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Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 432 del 05/10/2010


*VALDITARA (FLI). Signora Presidente, signora Ministro, nel nostro programma elettorale noi abbiamo messo, come primo punto della riforma della scuola, la rivoluzione del merito. Io credo che la rivoluzione del merito sia la vera rivoluzione di cui abbia bisogno la scuola italiana.

Sotto questo profilo e da questo punto di vista, io sono d'accordo con lei e sono d'accordo con l'operato svolto da lei e dal Ministro dell'economia, basato sul presupposto che la scuola italiana avesse bisogno di alcune razionalizzazioni. D'altro canto, non è lei il primo Ministro ad aver avviato queste razionalizzazioni; lo avevano già fatto il ministro Moratti e poi, successivamente, anche il Governo di centrosinistra. Non dimentichiamo che i tagli agli organici vennero già attuati in misura significativa nella passata legislatura.

Una delle cose che ho apprezzato e che noi di Futuro e Libertà apprezziamo in modo particolare è la previsione che una parte dei risparmi derivanti dai tagli di organico sia destinata alla valorizzazione del merito. Ed è proprio su questo punto che io, signora Ministro, le chiedo di proseguire in quella logica meritocratica che è alla base del programma elettorale ed anche delle sue dichiarazioni programmatiche. Quel 30 per cento doveva essere destinato a valorizzare la professionalità dei docenti, cioè a pagare di più gli insegnanti bravi.

Lei aveva anche quantificato - se non ricordo male - una cifra importante, qualcosa come 2 miliardi e 400 milioni di euro o qualcosa di simile. Si trattava quindi di una cifra significativa, che avrebbe potuto e potrebbe, se utilizzata correttamente, rappresentare finalmente una boccata d'aria fresca per la nostra scuola, che è sempre stata molto egualitaria e non ha mai valorizzato chi è bravo, chi si aggiorna, chi fa il proprio dovere fino in fondo e chi ottiene risultati di qualità.

Affermo con molta franchezza che non ho apprezzato (al riguardo le chiedo di intervenire sul ministro Tremonti affinché in prospettiva si possa recuperare tale spirito) il fatto che quel 30 per cento sia stato destinato a liquidare scatti stipendiali ingiustamente tagliati. È evidente che, se usiamo i risparmi destinati a valorizzare chi è bravo semplicemente per pagare scatti automatici di stipendio, non realizziamo la rivoluzione meritocratica.

Signora Ministro, mi consenta di aprire una breve parentesi per chiedere come mai ciò sia stato deciso per la scuola e non anche per l'Università, per la quale invece ritengo si debba agire con eguale convinzione. Noi abbiamo realizzato una rivoluzione autenticamente meritocratica: per la prima volta nella pubblica amministrazione, con riferimento ai docenti universitari, gli scatti non sono più automatici, ma sono legati ai risultati raggiunti. Allora, vorrei capire perché si danno nuovamente gli scatti agli insegnanti (come è giusto e sacrosanto) e ai magistrati (come è giusto e sacrosanto), scatti che peraltro sono automatici, ma non si ridanno integralmente anche ai docenti universitari. Non mi riferisco soltanto ai giovani ricercatori, ma a tutti quei docenti universitari che raggiungano risultati di qualità, che facciano buona ricerca e buona didattica. Concludo qui la parentesi.

Quindi, il fatto di pagare di più gli insegnanti bravi costituirebbe la vera rivoluzione. Al riguardo quest'estate ho letto le valutazioni di alcuni esperti. Cito, ad esempio, Attilio Oliva di "TreeLLLe", il quale ha giustamente sottolineato che questa è la vera, grande, rivoluzione che attende la scuola italiana. Ebbene, io ritengo che dobbiamo avere il coraggio di insistere in questa direzione, un coraggio che nessuno ha mai avuto fino in fondo. Il merito non deve essere inteso infatti soltanto nel senso punitivo, cioè nel senso di dare meno soldi a chi non li merita, ma deve essere finalmente inteso anche in senso di valorizzazione, cioè pagando di più chi - vivaddio! - lo merita.

Per quanto riguarda le risorse, sottolineo che esse certamente rappresentano una priorità. Voglio però aggiungere (concludendo la mia brevissima polemica) che, se troviamo le risorse per pagare le multe sulle quote latte, a maggior ragione dovremmo trovare i soldi per pagare gli scatti meritocratici per i docenti. (Applausi dei senatori Soliani, Garavaglia Mariapia e Serra). Ritengo che, da questo punto di vista, si tratterebbe di un investimento senz'altro più giusto e più importante per la collettività.

Signora Ministro, sottolineo che la vera riforma che lei dovrà intraprendere nei prossimi mesi, nei prossimi due anni e mezzo di governo, su cui noi le daremo convintamente il nostro appoggio, è quella del reclutamento: questa è la vera grande riforma, insieme a quella della valorizzazione del merito, che attende la scuola italiana. Tale riforma si accompagna e va di pari passo alla valutazione dei risultati raggiunti da tutte le scuole, ma al riguardo credo che lei abbia le idee molto chiare.

La riforma del reclutamento è decisiva perché per la prima volta segnerebbe un cambiamento di rotta rispetto ad un passato in cui sostanzialmente la formazione ed il reclutamento degli insegnanti erano affidati a meccanismi di matrice sindacale, fino ad una certa epoca, l'epoca delle ope legis, e poi alle Scuole di specializzazione per l'insegnamento secondario (SSIS). Queste ultime hanno rappresentato un primo tentativo di introdurre criteri meritocratici nella formazione e selezione degli insegnanti, ma non hanno - a mio avviso - raggiunto quei risultati che probabilmente una seria riforma, come quella in discussione alla Camera dei deputati, potrebbe assicurare alla scuola italiana.

Vi è poi un tema di grande importanza sociale (è inutile negarlo!), cioè quello del precariato. Considero disonesto chi sostiene che la colpa del precariato sia da attribuire a questo Governo: non è colpa dell'attuale Esecutivo né di quello precedente (proprio il ministro Fioroni chiuse le graduatorie e le mise ad esaurimento). Da questo punto di vista, infatti, il problema del precariato affonda le sue radici in una politica sbagliata avviata nella Prima Repubblica.

In ogni caso, si tratta di un grande problema sociale. Noi dobbiamo avere il coraggio di dichiarare in quanti anni intendiamo assorbire i precari. Innanzi tutto, dobbiamo avere le idee chiare sul loro reale numero perché sento spesso fare affermazioni diverse al riguardo. Ad esempio, oggi ho appreso che sono 220.000 gli iscritti alle graduatorie ad esaurimento; altre volte si parla di 150.000 persone. Insomma, le cifre sono spesso ballerine. Ripeto, quindi, che anzitutto è doveroso fare una precisazione.

E poi bisogna dire quanti e in quanti anni verranno assorbiti perché si tratta di padri e madri di famiglia; di persone che mantengono delle famiglie; hanno necessità di avere una rassicurazione sul proprio futuro. Credo che da questo punto di vista dobbiamo dare delle certezze; dobbiamo iniziare a pensare quante risorse vogliamo mettere sul tavolo per poter risolvere questo grande problema sociale. Quando si parla, infatti, di centinaia di migliaia di persone è evidente che non possiamo scherzare. Non possiamo congedare gli insegnanti dicendo loro che hanno svolto la loro funzione decorosa un po' sottopagati; un ringraziamento e tanti saluti. Credo sia assolutamente doveroso svolgere una funzione di chiarezza e certezza, che credo sarebbe molto apprezzata; se vi assolvessero, il suo Ministero e questo Governo sarebbero i primi nella storia della scuola italiana e ne avrebbero il merito.

Da questo punto di vista nella scorsa finanziaria avevo avanzato la proposta, che ripresenterò nella prossima manovra, dei prepensionamenti volontari (parlo della famosa quota 93) che ebbe uno straordinario successo sia nel mondo degli insegnanti attualmente in servizio che in quello dei precari perché libererebbe molti posti. Si era calcolato insieme ai sindacati che si sarebbero potuti liberare circa 20.000 posti all'anno. Ricordo che lei, signor Ministro, fu personalmente favorevole e mi dette in linea di massima una disponibilità. I calcoli che fece l'economia - mi permetto di dirlo - erano chiaramente sbagliati, tant'è vero che gli esperti del suo Ministero li avevano contestati e credo che da questo punto di vista il costo dell'operazione sarebbe di qualche decina di milioni di euro per il meccanismo delle compensazioni, che è inutile che riassuma qui.

Chiedo, signor Presidente, visto che il tempo a mia disposizione sta per esaurirsi, di utilizzare qualche minuto tra quelli concessi al senatore Viespoli che non può intervenire.

Veniamo ora al discorso delle risorse per l'offerta formativa. In Commissione istruzione, approvando il piano dell'offerta formativa presentato dal suo Ministero, abbiamo posto una condizione molto precisa. Le condizioni non possono essere considerate delle parole vuote perché hanno un significato molto preciso nel linguaggio parlamentare. La condizione era che nella prossima finanziaria gli stanziamenti per l'offerta formativa tornassero a crescere di qualche decina di milioni di euro. Non si tratta di cifre enormi perché il capitolo di spesa è relativamente modesto, ma è importante per alcuni settori strategici. Penso, per esempio, alla riforma che lei ha fatto dell'insegnamento dell'inglese nelle scuole elementari. È chiaro che se continuiamo a tagliare i soldi per la formazione di questi insegnanti che non conoscono la lingua inglese, prendiamo in giro le famiglie perché queste si attendono che nelle scuole elementari il bambino impari l'inglese quando, invece, si trova magari davanti un persona che, a parte qualche verbo e qualche sostantivo, non riesce a parlare in inglese di fronte al bambino.

Ritengo che un investimento in questo senso sia assolutamente importante, come lo sarebbe quello per la formazione degli adulti e l'integrazione degli stranieri. Si tratta di temi su cui con qualche piccolo sforzo finanziario in più credo si possano raggiungere risultati significativi. A proposito dei bilanci di istituto, noi siamo d'accordo sulle razionalizzazioni d'organico perché certamente la scuola italiana è stata oggettivamente, per tanti anni, un grande centro di collocamento: va detto con grande chiarezza e bisogna riconoscerlo, amici dell'opposizione, perché tutte le persone serie che si occupano di scuola non possono negarlo -.

Tagliare però sui bilanci d'istituto credo sia un errore, perché è vero che adesso forse qualcuno drammatizzerà in modo eccessivo, ma certamente i soldi a disposizione delle scuole sono molto limitati e credo che la funzionalità delle scuole debba essere sempre e comunque garantita.

Vi è, infine, il tema dell'edilizia scolastica. Quando ero assessore provinciale a Milano feci fare uno studio sulla scuola intelligente e risultò che alcuni accorgimenti rendono molto più efficace l'insegnamento e l'apprendimento dei bambini. Credo che l'investimento nell'edilizia scolastica sia veramente importante. L'anno scorso le proposi di avviare una Commissione d'indagine per vedere come vengono spesi questi soldi soprattutto a livello di enti locali. Mi risulta infatti che in certe Regioni d'Italia vi siano scuole nuove, costruite da tempo e mai inaugurate, che vanno in rovina perché comuni, amministrazioni locali preferiscono affittare da privati, a prezzi esorbitanti, appartamenti ed edifici fatiscenti, anziché utilizzare scuole costruite con i soldi pubblici.

Allora, sarebbe utile cercare di capire come vengono utilizzate le risorse che la comunità, lo Stato, le province e i comuni spendono per realizzare nuove scuole in Italia. In ogni caso, credo che scuole moderne, insieme ad insegnanti motivati, possano realizzare quel salto di qualità e quel grande obiettivo della scuola italiana che è la promozione sociale. Signora Ministro, rispetto ad altri Paesi l'Italia non ha soltanto un deficit riguardo alla formazione dei nostri ragazzi, ma anche un deficit di promozione sociale. In sostanza, mentre altri Paesi utilizzano la scuola e l'università per cercare di elevare e promuovere fasce sempre più diffuse di popolazione giovanile; la nostra scuola, invece, non realizza questa importante funzione sociale.

Per questo, signora Ministro, le chiedo veramente di dare, nella prossima legge finanziaria, un segnale di svolta per la scuola e per l'università - che non sia soltanto un impegno di facciata - a iniziare proprio dal discorso relativo alle risorse perché credo che il tempo dei tagli sia ormai finito. Tagli che si sono rivelati importanti e razionalizzazioni che sono state necessarie; ma credo che ora sia arrivato il momento di investire. (Applausi dal Gruppo FLI).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Garavaglia Mariapia. Ne ha facoltà.